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Full text of "Della fortificatione delle città"

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http://www.archive.org/details/dellafortificatiOOmagg 


F  O  R  T  I  F  I  e  A  T  I  O  N  E 

DELLE     CITTA, 

DI     M.     GIROLAMO     MÀGGI,     E     DEL 

CAPITAN     lACOMO     CASTRIOTTO, 

lngegmerodelChrtfiiam]^,T\eJt  Francia  3  ^ 


*> 


LIBRI 


I     I     I. 


Ne'  quali ,  citrale  molte  inuentioni  di  quefti  Auti^i ,  fi  contiene  tutto  quello  di  più  importanza  >  che  fino 
ad  hora  è  flato  fcritto  di  quefla  materia  ;  con  infinite  cofe ,  che  da  mólti  Signori  j  Capitani  > 

&Ingegnieri  dell'età  noflra  fi  fono  hauute. 

T>ìfcorfo  del  medefimo  M  aogi  [oprala  Fortificaticne  degli  allcggiamenti  degli  efferati . 
Difcorfo  del  Capitan  Francesco  Montemellino  foprala  fortificationc  del  Borgo  di  Roma  . 
Trattato  del!  Ordinati':^ ,  ò  uero  Battaglie  del  Capitan  Giovacchino  da  Coniano . 
Ragionamento  del  fudetto  Castriotto  fopra  le  fortezze  della  Francia . 

C  0  7{^    T  I^I  f^.I  L  E  G  ì  O. 


< 


In  V ernia ,  ^pprejfo  "Battito  Bor gommerò ,  alfegno  di  San 
Giorgio,        M    D    L  X  1  1  I  L 


\. 


ET   GENEROSISSIMO 

SIGNORE.    IL   SIC. 

CONTE     EVGENIO     SINCLlTICa, 

GRAN     SINISCALCO     DI     CIPRO, 

CoHateral  dell'  llliifiripmo  Dominio  Vinitiam , 
RVTILIO      B  O  R  G  O  M  I  N  lE  R  O.    . 


n|  N  Qjv  E  s  T  A  commune  allegrezza  di  tutti  ibuonì,&  d'ogni  ama 
tor  de  gli  Heroi  meriteuoli  di  gloria  &  d'honore  ;  nella  quale  par 
che  unitamente  quefta  Città  nobilifsima  gioifca  di  concorde  e  in- 
finito piacere^  ho  giudicato  non  difconuenirfi  punto  ,  Magnani- 
mo Signore,  che  io ,  come  affettionato  alla  grandezza  &  a  meriti 
di  V .  S .  llluft.  uenga  a  farle  riuerentia,  &  a  rallegrarmi  feco  di 
quefta  nouella  dignità,  che  da  quefti  Signori  llluftrifs.  le  è  ftata 
contribuita .  Percioche,  fé  per  coftume  ordinario  noi  honoriamo  coloro,  c'hanno  al- 
cuna ombra  di  uirtu,o  che  col  mèzo  del  ualore  fono  afcefi  a  qualche  dignità  mediocre, 
chedouremo  faruerfo  V.  S.  llluft.  che  con  tante  lodeuoli  circoftantie  corre  a  quel 
fine  di  gloria ,  che  folo  dà  all'huomo  l'immortalità:  &  al  quale  a  niun'altro ,  che  a  rarifsi- 
ini ,  è  dato  il  poterci  arriuare?Veramente  fé  noi  confideriamo  la  grandezza,&  lo  fplen- 
dor  natiuo  di  V .  S .  llluft.  non  farà  chi  non  refti  ftupido ,  quando  intenderà  la  no- 
bilifsima CafiSincliticòeflere  ftata  per  ogni  fecolo  in  tutto  il  Regno  di  Cipro  ornata 
di  gloriofi  fregi  d'honore,&  di  fplendidezza;  come  quella  c'ha  hauuto  titoli  honorati, 
&  gradi  alti  &  di  fomma  eccellenza .  Ma  fé  noi  difcorriamo  partitamente  intorno  a' 
meriti  di  V .  S .  llluft.  qui  fubito  celTerà  ogni  marauiglia  &  ogni  ftupore;  &  confefte 
ràciafcuno,che  più  innanzi  non  fi  pofta,  ne  procedere,  ne  defiderare.  I  gradi  della 
nobiltà  concorrono  in  lei,  come  in  quel  foggetto,chauendo  confeguito  il  titolo  di 
gran  Sinifcalco  in  quel  Regno  nobilifsimo  ,liapreminentia  honorata  foprai  Baroni; 
&  quelli  della  propria  uirtu  concorrono  in  tal  guifa,  che  mentre  l'una  con  ogni  storzo 
ftudia  d'auanzar  l'altra,  non  fi  può  pienamente  difcernere  a  qual  fi  conuengala  prima 
gloria*    Per  teftimonio  del  uero  bafta  a  dir  quello,  che  ferue  per  ritratto  d  ogni  altra, 

1;     2  come 


come  qucf^ipruc^entiTsimiSìgnorijGiudici  incorrotti  della  non  plinto  adulterata  Vir- 
tù fra  tanti  Baroni  &  Cauallie"ri  chiarifsimijche  fiorifcono  nel  lor  felicilsimo  Dominio, 
hanno  folamcnte  eletto ,  &  giudicato  V .  S .  Illuft.  degna  del  titolo  di  Collateral  ge- 
nerale •  ilqualehonoreèdifuprema  importanza,  &  di  gran  confideratione.  Diche 
uolendomi  con  lei  congratular ,  come  debbo  -,  ne  potendo  con  altro  più  honorato  me- 
zo ,  che  con  quel  delle  llampe ,  ho  uoluto  prefentarle  quelVopera  di  FortificationejCO 
mequella,chea  niun'altro,piu  ch'a  V .  S .  Illuft.  conuiene,  per  rifpctto  della  digni- 
tà &  del  carico,  che  di  prefente  ha  ottenuto.  La  materia  è  non  pur  curiofa  ,  maan- 
chor  neceffaria,  fé  ben  V .  S .  Illuft.  tanto  perfettamente  la  poflede  ,  che  ninno  in 
ciò  le  toglie  il  pregio  ;  &  l'auttor  d'efla  fu  cofi  honorato ,  &  hauuto  caro  da  due  fupre- 
mi  Monarchi,il  gr'an  Carlo  Quinto,  e'I  potentifsimo  Re  Arrigo  di  Fran- 
cia ;c'hauendo  ottenuto  da  amendue  carichi  di  fingolare  importanza, ultimamente 
rendè  l'anima  a  Dio  in  Cales ,  doue  per  commandamento  del  Re  rifedeua ,  con  titolo 
di  General  fopra  le  fortezze  di  quel  Regno.  Io  fonricurifsimo,che  V.  S .  Illuft.  co-  ■ 
me  benii^na&cortefe  l'accetterà  con  lieto  animo,&  non  difpregierà  punto  lamia  de- 
uotione^  fecondo  ch'io  la  prego;  &harà  me  nel  numero  di  coloro,  che  l'ofleruano  & 
riuerifcono;&  le  bacio  la  mano.  A  XV.  di  Maggio,  MDLXIllI. 
In  Venetia. 


TAVOLA     DE'     CAPITOLI,     CHE       NELLA 

PRESENTE     OPERA    SI     CONTENGONO. 


NEL     LIBRO     PRIMO. 


Hiron*ginc,e  cagione  di  edificar  cafè, 
e  citrà;che  colà  (ìa  città,&  il  fine  di 
quella.  cap.  I. 

;>c!la prima  città  che  fu  fatta, e  del 


(ito  e  luogo  della  città.       cap.  2. 


Delle  piante  delle  antiche  cittàjC  quali  hoggi  elleno 


fi  debbon  disegnare. 


cap.  s 


Delle  piante  delle  Città,a!le  quali  debbono  per  me 
zopafiàree'fiumi;  e  di  quelle,  che  s'haucranno 
à  dilegnare  in  monti,  colli,e  piaggerò  fatteui  da 
gli  antichi,s'haueranno  à  fortificare.  cap.  4 
Se  nel  difcgnare  la  pianta  del  la  città ,  fi  deue  cerca- 
re di  chiuder  dentro  terreno  per  (cminarui  ,per 
{occorrere  al  tempo  d'alledio  alla  neceffìtà  del  uit 
to,e  s'egli  e  buono,che  le  città,  e  fortezze  habbia 
no  duc,o  più  ordini  di  muraglia.  cap.  5 

In  che  lato  della  città  fi  dcbbe  di  legnare  la  Rocca, 
ò  nero  il  Caftello,edi  che  forma.che utilità  deflè- 
ro  le  Rocche  àgU  antichi,  e  come  in  alcune  città 
ficoftumòdifarnedue.  cap.  6 

Che  le  Rocche,ò  cittadelle  5  fecondo  l'opinione  d'- 
alcuni, non  fi  deueriano  fare  nelle  città.quello, 
chediciòfidebbe  ftimare.  cap.  7 

Delle  porte,euie  della  città.  cap.  8 

Si  dimoftra  quello,che  debbe  far  l'ingcgniero  p  for 
tificare,ò  per  edificare  una  terra,ò  città.fi  dichiara 
no  molte  noci,  e  molti  termini  appartenenti  alla 
fortificatione ,  è  lì  tirano  e'  lineamenti  di  molte 
membra  d'opere .  cap.  9 

Di  molti  modi  di  principi)  d'opere  difegnate  difo- 
pra,pere' quali  fi  moftra,  come  s'habbiano  àdi- 
fegnare,e  drizzare  le  muraglie,  e  cortine,  e  quali 
difefeà quelle  fare  fidebbono.e  dell'ufo  di  tutte, 
e  d'alcune  altre  difefe.  cap.  io 

Delle  mifure  di  tutti  e' membri  della  fortificatione, 
e  delle  parti  di  quelli .  cap.  1 1 

D  i  uarie  mifure ,  e  proportìoni  di  Balluardi ,  e  delle 
mifure  de'foflì,  e  dell'altre  parti  delle  fortificatio- 
ni  fuori  delle  cortine.  cap.    1 2 

D'alcune  mifure  fecódo  l'usaza  di  diuerfi  paefi',lequa 
li  feruirànop  intédere  ladelcrittióedell'ope.c.i  s 
Pianta,&  alzato  d'una  meza  cortina ,  e  d'un  mezo 
Balluardo ,  e  mezo  caualliero ,  con  molte  piante, 
e  profili  di  muraglie,de*  quali  fi  parla  di  fottonel 
ragguaglio,e  diicorfo  generale.  cap.  14 

Regguaglio  generale ,  nel  quale  fi  parla  della  iperfcc 
tione  delle  fortificationi  communemente  ufate,e 
fi  moftra  il  uero  modo  di  far  le  piùiportati  mébra 
della  fortificatione,e  l'ufo  e  mifure  di  quelle.c.  1 5 
Come  ftcilmente  ogni  perfona  lenza  cognitione 
delle  mathematiche  polla  fapere  le  diftàtiedaun 
luogo  all'altro,  tanto  in  piano,  quanto  da  alto  à 
baflbjòdabafifoinalto.d'uno  inftrumento  da  noi 
ritrouato  p  fimireffetto ,  e  de  gli  infiruméti^e  mo 
di  da  pigliar  piate  di  città,  fortezze,e  di  paefi.c.  1 6 


NEL  LIBRO  SECONDO. 

Delle  fcarpc  delle  muraglie.  •       cap.  i 

Come  con  un  nuouo  inftrumento  fi  poffino  làperc 
le  quantità  delle  fcarpe  delle  muraglie,    cap.  2. 
Cornee  con  che  difefe  s'habbia  à  fortificare  un  fi- 
to quadro.  cap.  ^ 

Pianta,&  alzato  d'un  Balluardo,c  Caualliero,con  la 
moftra  dal  lato  di  dentro;  con  la  pianta ,  e  l'alzato 
d'un  Balkiardo  co'  fuoi  parapetti ,  più  di  quel,  che 
ficoftuma,altiiCon  l'ingegno  da  poterui operar 
dentro  l'artiglieria  fopra  tali  parapetti .  cap.  4 
Alzato  della  fortificatione  in  quadro,  con  quattro 
piatteforme.  cap.  5 

Simoftranopiùmodidi  fortificatione  co  le  cortine 
diritte,e  con  le  piegate  in  dentro,  co'  lorocaual- 
1  ieri  murati,  e  di  terra;  e  con  le  Cannoniere,  che 
fiancheggino.  cap.  6 

Della  fortificatione  d'un  fito  in  quadro,  con  doppia 
difefà,eco'  Cauallieriuicinia'Balluaradi.cap.  7 
Piata  &  alzato  d'un  balluardo  dall'angolo  acuto,co'l 
dilègno  de  gli  alloggiaméti  per  e'  prefidij,accom- 
modati  fotto  a' terragli  delle  cortine.       cap.  8. 
Delle  cortine  oblique,  cioè,  che  fanno  angolo  in 
dentro,&  hanno  e' cauallieri  di  terra  negli  ango- 
li,&  e'  terragli  alti  piedi  otto,lontani  da'  parapet- 
ti piedi  uenti.  cap.  9 
Fortificatione  d'un  fito  da  lei  cantoni,  con  le  corti- 
ne oblique,e  ripiegate  in  détro,  e  con  doppia  dife 
là  di  muraglia,perpoterfificuramente,  perdura  li- 
na parte,ritirare .                                  cap.  IO 
Fortificatione  d'un  recinto  di  fci  cantoni,ridotto  in 
foggia  di  ftella,con  le  cortine  molto  obliqucqua 
li  non  potranno  eftèr  battute  dal  nemico  fcnza 
fuo  grandisfimo  difuantaggio,e  danno .     cap.  1 1 
Fortificatione  d'un  fito  quadro,  facendole  cortine 
oblique,&  alzando  dentro  molti  cauallieri  di  ter- 
ra,                                                     cap.  12. 
Fortificatione  d'un  recinto  fimile  al  precedéte,facé- 
doli  ne  gli  angoli  delle  cortine  le  piatteforme  uni 
te  co'  Cauallieri ,  ò  uero  e'  Cauallieri  à  caual- 
lo.                                                   cap.  ij. 
Della  fortificatione  delle  porte,  e  come  fi  debbe  ac- 
commodare  la  muraglia  doue fi  dubiti  della  fede 
de' Cittadini.                                       cap.   14 
Fortificandofi  una  citta  per  la  fretta  con  opere  di  ter 
ra,e  con  animo  dopo  di  ueftirledi  camilcedimu- 
raglia,quello,chebi(bgni  fare  acciò  tali  opere  di 
terra  nonfiano  fatte  indarno,e  non  riefchino  difu 
tili..                                                    cap.   15 
Fortificatione  d'un  {cfl:'angolo,con  fargli  le  cortine 
oblique,le piattaforme  rouerfe  in  mezo,  &  e'  Ca- 
uallieri pofticci  dietro  a'Balluaidi;&  il  colmo  del 
la  muraglia  tale,  che  non  fia  offefo  dalle  batte- 
rie,                                                 cap.  16, 
Nuouo  modo  da  fortificare  un  fettangolo ,  col  far- 
gli le  cortine  lìnuofe,  &  à  foggia  di  iUna  lenza  Bai 

luardi 


luardi  ma  con  leplattcformc  rouerfe  in  mezo,e 
co' Cauallieri àgli  angoli.  cap.  17 

Pianta  Scalzata  d'una  città  fortificata  con  cortine 
obliquc,c  con  piattcformc,c  Baliuardi  tódi.ca.  i  S 

Fortificatione  d'un  recinto  quadro ,  e  che  pofTa  refi- 
fterc  ad  ogni  gran  Batteria,con  quattro  Baliuardi 
da  gagliardi  orccchioni,c  con  due  Cauallicri  per 
uno.  ^  cap.    19 

Fortificationcfimilcallaprecedétcmacó  Baliuardi 
da  due  facce,c  con  la  piattaforma  rouerfà.  ca.  20. 

Come  Ci  poffino  utilmente  fare  e'  Baliuardi  dalla 
piazza  di  ibpralargha,cconlauia  che  riefcada 
unajel'altra  piazza  da  bafTo.col  rimedio  da  far  na- 
fccre  in  un  tratto  il  fofTo  fra'l  Balluardo,  e  Tango  - 
lo  del  recinto  della  Città.  cap.  21 

Fortificatione  utilifiìma  per  un  luogo  di  cinque  an- 
goli facendo  le  cortine  co'  rifàlti,ò  dcntijCon  nuo 
uafortedimuraglicjedifoffi.  cap.  22. 

Modo  d'una  gagliarda  fortificatióe  fu  la  forma  quafi 
del  forte  dì  Santo  Antonio  furo  alla  Mirandola. 
Figura  della  ofFcfà,chc  può  eflcr  fatta  alle  fortifi- 
cationi  delle  cortine  dirittc,e  dalle  oblique,  e.  2  j 

Fortificatione  d'un'ottagolo ,  con  un'argine  di  terra 
nel  mezo  del  fofTb,comc  ha  la  muraglia  di  Calcs, 
e  con  alcuni  ridotti  per  le  fentindle  fuori  del 
foffo.  cap.  24 

Della  fortificatione  d'un'ottangolo  ,  co'  Baliuardi 
da  gli  orecchioni.della  foffa  brca ,  e  di  che  utilità 
cllafia.  cap.25 

Di  quattro  moftre  di  fianchi  di  Baliuardi.     cap.  2  6 

De'  fianchi  de'  Baliuardi,  e  come  fi  debbono  in  efsi 
accommodare  le  cannoniere,c  di  che  mifura  quel 
le  fare  fi  debbono.  cap.  2  7 

Delle  cannoniere:  fé  gli  antichi  rulauano .  Chi  in(c  - 
gnaffe  à  gli  Italiani  à  far  buone  cannoniere,  e  qua 
le  debbc  edere  la  torma  delle  cannoniere,  acciò 
che,nello  fparare  deU'artiglieriejle  (palle  di  quel- 
Icnonfirouinino.  cap.2S 

Delle  contramine,e  raifure  di  quelle,e  della  uia,che 
s'hà  da  tenere  per  conofcere  quado  il  nemico  ca 

.  uando ,  ucnga  fotto  a'  fondamenti  della  mura- 
glia, cap. 2 9 

Della  fortificatione  d'una  città  antica.       cap.  50 

D'una  fortifluna  forte  di  muraglia  doppia ,  con  fpel^ 
fi  archi  fra  un  contraforte ,  e  l'altro,  e  con  cauallie 
ri uicinià' Baliuardi.  cap.  51 

Si  riferifcono  alcune  leggi,e  conftitutioni  de  gli  Im- 
peratori,appartenenti  alla  fortificatione ,  &  alle 
mura  delle  Città.  cap.  32 

La  pianta,  e  l'alzato  della  terra  di  Sermoneta  in  Cà- 
pagnadiRoma,già  da  noi  fortificata,    cap.  S3 
NEL  LIBRO  TERZO. 

Della  fortificatione  de' porti.  cap.  i 

Pianta,&  alzato  d'una  fortezza,da  farfi  in  acqua ,  e 
delle  palificare  per  fondarla,coldi(cgno  d'un  nuo 
uo  iftrumcnto  da  ficcare  e'  paline'  luoghi  doue  e 
l'acqua  molto  profonda.  cap.  2 

Qualuiateneflcrogliantichipcr  fondare  in  acqua. 
Come  fi  poffa  con  poca  Ipefa  fondar  muraglie  do 


ucnonfi  trouino  pietre  groffc.  modo  da  murar 
fotto  l'acqua.e  da  (caricar  facilmente  in  quella  il 
terreno.  cap.  j 

D'un'altro  modo  da  fondare  in  acqua,  con  un'altro 
difègno  di  fortezza.  cap.  4 

Pianta  Scalzato  d'una  fortezza,©  torre  per  guardia 
di  qualche  pafTo  in  marc,ò  d'un  porto.       cap.  5 

Del  porto  di  Buceolle  nel  regno  di  Francia,  e  della 
fortificatione  di  quello,dondc  ciò,che  in  altri  por 
ti  fimili  conuicn  fare,  Ci  può  comprendere,  cap.  6 

Pianta,&  alzato  d'un'altra  fortezza  da  quattro  lati, 
purinacqua,ecolfuoma(chioinmezo.    cap.  7 

Come  fi  poffa  fondare  in  acqua  un  forte  fopra  bar- 
che ordinaric.pianta,  Scalzato  del  forte, col fuo 
mafchio  in  mezo,e  co  quattro  torrioni  tondi,  e.  8 

Della  fortificatione  di  picciole  terre  pofle  fopra 
monti,òcolli,e  s'egli  è  buono  lafciar  di  fuori  e* 
borghi  da  fortificargli  al  bi  fogno  con  trincee.c.9 

De' fondamenti  delle  muraglie.  .  cap.  io 

Della  materia,che  dcbbc  feruire  per  fabricare  le  mu 
raglie.  cap.  1 1 

Regguaglio,&auuertimenti  fopra  la  fortificatione 
del  Borgo  di  Roma.  cap.   12 

Dell'opere  di  terra.  cap.  ij 

Come  debbino  eflèr  e' forti,ches'hanno  à  farefot- 
to  adunafortezza,òcittà,cheuogliamo  affedia- 
re.  cap.  14 

Pianta  Scalzato  del  primo  forte  di  lànto  Antonio, 
fatto  per  affediare  la  Mirandola.  cap.  15 

Della  utilità,Sc  inuentione  de'  forti,  che  Ci  fanno  per 
affediare  le  Città,e  fortezze,  la  pianta  di  tutto  il 
contorno  della  Mirandolaxon  le  flrade,e  co'for- 
ti  che  ui  furon  fatti,tanto  e'  primi,quanto  e'  fecon 
di.  cap.  16 

Piante  de  gli  altri  forti,  fatti  fitto  la  Mirandola,tato 
de'primi,quanto  de'fecondi.  cap.  17 

Inchemodouoleflèil  Signor  Giouanbattifia  Mon 
te efpugnare la  Mirandola.  cap.  18 

Difcgno  della  Miradola  co  tutti  e' forti  uecchi,  enuo 
uijC  come  fu  lafciata  quàdo  ti  partì  il  capo.cap.  1 9 

Ritratto  di  Monticeli©  dello  flato  di  SicnajConì  'affé 
dio,e  batteria.quello  che  fi  debbc  fare  per  prone 
dere  ad  un  luogo,  che  habbia  ad  afpettare  l'afle- 
dio.  cap.  20 

R  itratto  di  Caftiglione,e  della  Rocca  di  Val  d'Orcia 
nel Senefe,conrafTèdio,e batteria.  cap.  ir 
Ritratto  di  Monte  AIcino,in  quel  di  Siena ,  con  1' 
ancdio,e  la  batteria.  cap.  22 

Quattro  diuerfe  piante  di  forti,da  farfi  per  aficdiare 
Città.e  fortezze.  cap.  2j 

Come  facilmente  fi  poflìno  fare  e'  forti  in  campa- 
gna non  fòlo  di  quattro  cantoni,  ma  ancora  trian 
golarijfi  che  le  cortine  fiano  fiancheggiate  :  e  che 
utile  apportino  in  tal  forte  di  fortificatione  que- 
lle formiche  pigliano  poco  luogo,        cap.  24 

Deirordine,chc  fi  debbe  tenire  per  fabricare  l'ope- 
re di  terra,  cap.  25 

LL    FIN  E. 


DEL   GRAN   PHILlPPO> 

RE  CATHOLICO  DI  SPAGNA. 
Re  di  Napoli,  di  Sicilia ,  del  Mondo  nuouo ,  cScc. 

T{A  ND  ISS IMJ  e  Hat  a  few pr  e  l' affé  tt  ione, e  la  dmota  riueren- 
tia ,  Votentipmo ,  e  CA  TH  OLICO  7{e,  quale  io ,  benché  ti  mi 
nìmo  dt  coloro,  che  ammirano  la  gran  e  afa  d' A  V  S 'TTiJ^A,  ho 
portata  alfrolnuittif imo  padre  CA%L0  V.  Imperatore  deter- 
na ,  e  felici f ima  ricordanz^a .    Del  che  fin  dalla  mia  (  quafi  diro  ) 

fancmllez^z^a  ne  ho  moHrato  qualche  fegno,  col  celebrare ,  quanto  in 

quella  età  mi  fu  conceffo,  e'  marauigltofi  fatti ,  e  le  glorio  fé  untone  di  S.  A/Iaiejìa .  Gran- 
difima  parimente  e  "fata ,  ^  e  alprefente  quella ,  eh' io  porto  al  fuprem.o ,  e  foprahumano 
ualore  dt  V.  Catholica  A/laieHà .  Delia  quale  defiderando  io  darne  al  mondo  un  poco  é 
fegno,  che  pafi  anche  à'  pò  fieri ,  houoluto  confacrare  alla  eternità  del  fuo  nome  quefle 
mie  fatiche  dintorno  alla  Fortificai  ione  delle  Città ,  anz,t  dar  lor  mta  con  la  uiuacttà ,  e 
perpetua  chiarella  di  quello .  E  fé  bene  io  hauerei  potuto  fare  ti  mede  fimo,  con  qualche 


debba  effer  cara.  Auuenght  che  V.  Maiefia,  frale  innumerabili  uirtufue,  che  bene 
al  pia  potente  "Rejcheftafra  Chrifiiani ,  come  ellaè,  facconuengono ,  fempre  grande- 
mente s'è  dilettata  di  quefia  Architettura  militare ,  come  di  co  fa ,  che  molto  s'appartie- 
ne alla  con feruat ione  de  %egm ,  e  delle  prouincte .  Ma^imamente  per  ejfere  alla  facra 
corona  dt  V.  Matefìa  fottopofli  molti  di  quei  paefi,  che  hoggtfono  come  una  trincea  con- 
tra  e  potenti  fimi  nemici  del  nome  ChrtHtano .  Per  la  falute  de  quali ,  infieme  con  quel- 
la di  tutti  e  fedeli ,  V.  Maiefia  dt  continuo  uegghiando,ffende  alcune  dell'Imre  del  gior- 
no megltori  nel  dtfcorrere  co'  ualoroftfitmi  Prencipi,  e  Signori  della  fua gran  Corte ,  [opra 
queHa  necejfaria  profefiione  d  Architettura ,  e  fopra'l  rimanente  delle  co  fé  militari ,  per 
ilmezjo  delle  quali  fi  mantengono ,  e  faccrefiono  e' "Regni,  e  gli  Impertj.  Così  conceda 
mjiro  Signore  IDDIO  lunga  mta  à  V-MateHa^^ algranPrencipe  CA'Kf^O 
fuo  figliuolo  y  come  in  breuejfero  uedere,per  tlfommo  ualorfuo ,  pò  fi  a  in  grandi ftma ficu- 
rel^a  tutta  la  Chrifiiamta,  con  marautgltofa  amplif  catione  della  Cathohcafede ,  e  de 

termini  dei  fuo  larghi  fimo  Imperio .  Al  che  per  auanti  non  filo  da'  'Rèj  &'  Imperatori 

fuoi 


(uot  antccejfori, ma  ancora  dallo  Immortai  CAT{LO  fuo padre  con gloriof, fatti  e 
Sfiata  aperta  la  Hrada .  La  onde  ti  mondo  tutto  confejfa,  che  l'umuerpilfalute  de'  Chn fila- 
rli, da  molti  fé  coli  tn  qua,  eHatapoHa  nelconjtglio  ,  nell'armi,  e  nello  ineUimabd  na~ 
lore della potentipma Cafa d  AVST1{J^;  qual  fempì'e ha  tutte  le [ueforz^e  impie 


xpi 

(ìiì^imo  CA^RJjO  .  V:  flupore  della  noHra  età,  e  dituttt  e  futuri  Jecoli.  Del  quale 
V.  Maiella  con  (rrandi^ima  laude  feguendo  hJfempio,dà  in  un  tempo  'me  de  fimo  kfuoi  re 
mi  cagione  di  marauiglia,e  di  fanti f ima,  e  Catholica  ulta .  Dalle  quai  co  fé  io,  oltra  la  na 
turale  tnchinatione  dell'animo ,  non  leggiermente  commoffo,  fon  sforzato  ad  amare ,  e  con 
hu7nil  diuot  ione  àr  inerir  e  V.  Aiaieììà  .  Et  hauendo  molto  prima  mandato  allo  lUu- 
(ìrif.  ^  Eccel.  Si^.  Duca  di  Sejja ,  e  miei  libri  degli  Ingegni ,  e  fecreti  militari ,  come  ad 
uno  de  piufedeli,^^  affèttionati  Prencipi,  che  laferuono',acciogh  hahhia  ad  oprare  in  uti- 
lità, e  con feruat ione  de  fuoi  regni;  uengo  hora  di  nuouo  a  mofrrare  a  V.  A^laieHa  la  mede- 
fima  diuotione  deU animo  con  queflo  imperfetto  parto  del  -mio  ingegno .  Jl  quale  più  a 
quella,  che  ad  altroli^/  Prencipe  dell'età  nofira  ,  per  il  fine  deljoggetto  s'acconi/iene , 
poi  che  il  difendere  la  Catholicafede,el  fortificare  e  confini  della  Chriflianita ,  e  ufficio  pe- 
culiare del  gran%e  C  ATRO  L  ICO   THILIPPO-,  e  l'edificare  Otta, fi  come 


la  quale  con  humil  diuotione  inchinandomi ,  prego  nofiro  Signore  IDDIO  doni  per- 
petua felicità  ,  e  mttoria  centra  e  nemici  del  nome  ChriHtano . 

Di  Venetiat  il  di  primo  di  Maggio ,        M.    D.    L  X  III  L 


Di  F.  Catholica  Maiefà 


Bumilifimo  ,e  diuotipmo  Seruìtore^ 

CiroUmo  Maggi  dJnghiari, 


f 


FORTIFICATIONE 

DELLE     CITTA 

DI    M.    GIROLAMO    MAGGI 

D'ANGHIARI,  E    DEL   CAPITAN  lACOMO 
FvstoCastriottodaVrbino, 

LIBRO      PRIMO. 

Della  onerine,  e  cagione  di  edificar  cafe,  e  Cit- 
tà i  che  cofafia  città,  &ii  fine  ai  queiia.   Capitolo  primo. 

O  V  E  N  D  o  S  I   in  queft'opra trattare  della  fortificationc  Girolamo 
delle  Città,  parrnicofa  conuenicnte  dir  prima  qualche  co-  M^qqu 
fa  della  origine,  e  cagione  di  edificar  cafe  e  Città ,  che  cofa 
fia  Città,  &  il  fine  di  efTa .    Prefuppofto  Tempre  adunque , 
come  fi  richiede,  per  uerifTimo,  quello,  che  nelle  facrc  lette 
re  fi  legge  della  creatione  dell'huomo ,  e  della  edificatione 
!l  I  della  prima  Città,dico  che,fecondo  i  Gentili ,  che  non  heb 
31  bono,ò  non  uolfono  hauere  la  cognitione  della  uerità,  i  pri 
mi  huomini,  quali  habitarono  la  terra ,  offefi  dalla  ingiuria  dell'aria ,  per  cagio- 
ne delle  mutationi  de'tempi,  e  moflì  dalla  natura,  qual  ci  perfuade  il  fuggir  le  co 
fé,  che  ci  apportano  impaccio,  e  danno;  cercarono  di  fchermirfi,  e  da  quella 
quanto  loro  era  conceflb,  difcnderfi  .  Il  perche  alcuni  fi  mcffero  ad  habitare  le 
grotte,  &  altri  di  legnami,  faffi,  &  terra  con  roza,  e  fconcia  opra  fabricarono  ha- 
bitationi  ;  non  effendo  in  quefto  molto  all'hora  da  più  de  gli  animali  priui  di  ra- 
gione, che  quafi  con  la  medefiraa  induftria  fi  fanno  e'nidi,  e  couili,  e  fi  procaccia 
no  l'habitationi .  Benché  alcuni  non  fenza  errore  uogliono,  che  gU  huomini  fia  TUnionetlib.j. 
no  fiati  da  manco  delle  creature  fenza  ragione,dicendo  che  elfi  impararono  dal-  cap.^  6. 
le  rondine  à  far  le  cafe  di  terra.  Vfaronoancora  difabricarcafediuimini,edile      ...  . 

gnicauati,  efimeffcro  ad  habitare  ne  gli  arbori  dalla  uecchiezza  dentro  uoti,  ^.y^^^ 
donde  diffebcniffimo  Virgilio,  jj     Gensq;  uirimtruncis ,  &  duro  roborenata. 

Conqucftehabitationi  l'humane  genti  menauano  lor  uitaà  guifa  di  feluaggi 
animali .  Auuenne  di  poi,  che  da  nocìue  beftie  moleftate ,  e  da  foperchi  caldi  e 
freddi,  da  piogge,  e  tempcftofi  uenti  noiate,  e  guaftandofi  dalla  humiditàla 
congiontione  del  terreno,  de'legnami  e  delle  pietre,  furono  sforzate  à  penfarc 
gagliardi  ripari,  e  fchermi  dureuoli .  E  perciò  uedendo  che  le  cofc  mal  congion 
te,  e  fenza  fondamento  (  che  fenza  fondamento  da  principio  s'inalzarono  le  ca- 

A  fé) 


Della  Fortif.  delle  Città 

fc)  non  potcìiano  lungamente  durare,  fabricarono  con  miglior  arte  di  legnami, 
terra,  e  pietre  ben  congiunte,  i  fondamenti, e  fopra  di  quelli  inalzarono  le  mura, 
&co(ì  uéneropiù  fidatamente  à  far  l'opere.  Dopo  coperte  le  fommità  delle  mura 
•non  più  triangolari,  che  quadrangolari,  moltilatere,ò  tonde,  ma  come  ueniua 
Jor bene, con  fiondi  d'arbori, legnami,  e laftre,&  per  granfpatio  di  tempoue- 
tifUnp.y-àtllib.  fìendolì  di  pelli  d'animali ,  &  parte  nude,  dimorarono  quà,e  là  difpcrfc  per  mon 
3.  ddlc  Mijulla-  ^j^  ^^ campagne allhora fcluofc  Indi  à poco  à poco  crefcendo  il  numero  delle gen 
**"*  ti,&  non  poflcndo  capire  tutti  e'figliuoli,  e  defcendenti  d'uno  in  una  fola  cafa,ne 

furono  col  medefimo  ordine  fatte  altre  d'attorno,di  maniera  che  in  molti  luoghi 
lì  ucnncro  à  fare  quelle  che  hoggi  chiamiamo  uille,  e  contadi .  Ma  perche,  come 
dice  Arinotele,  l'huomo  e  per  natura  animale  facile,c  nato  allo  accÓpagnarfi  con 
gli  altri  huomini  (come ancora  fi  uedeefTer  coftume  d'alcuni  animali  priui  di 
ragione)  molte  adunationi  d'huomini  cominciarono  ad  habitare  inficine: tra* 
quali  rcgnaua  colui,  che  fi  uedeua,e  prouaua  fra  gli  altri  più  di  forzc,di  giuftitia, 
^rifl.nel libro  t.    e  di  configlio  eccellente .  Donde  non  lenza  ragione  Arillotclc,  Cicerone,  Sallu- 
duìld  poln.ciaio-  dio,  &  altri  hanno  detto,  che  i  primi  huomini  furono  retti  e  gouernati  da'  Rè.  Ef- 
tioìdlib.3.  delie    fendo  di  poi  gli  huomini  dalle  crudelilfime  beftie  molcftati,&  dalla  malignità  d' 
f-':  altri  huomini.cheperuarncafis  erano  da  loro  diuifi,aUahti  pelarono  di  tare  una 

ditela  commune;  &  cosi  circondarono  le  priuute  habitationi  d  un  cotinuo  muro. 
ficnellib.  i. della  Cicerone,  e  Virgilio  uogliono,chc  la  eloquenza,  &  il  dolce  parlare  di  chi  in  que* 
Inucntione.  tempi  era  più  eccellente,  fufie  cagione  di  fare  adunargli  huomini  in  una  ragio- 

Virdio,netmftfo  neuol  compagnia;  donde  fi  (qcq  la  Città.  Le  quai  cofe  non  piacciono  à Lattanti© 
^a'tànr^'n  ll'b  ^^^'^"'^''^"0  •  Arinotele  al  propofito  noftro  parlò  in  quello  fentimento.  Perche  (di- 
é.ejpio.  *  ceegli)noiucdiamo, ogni Cittàeflere  unacertacompagnia,&ogni compagnia 

U,iH.)idlib.u  eflcre  fiata  fatta  per  cagione  di  qualche  bene  (imperò  che  ognihuomofa  tutte 
ddluTolit.  le  cofe  per  cagione  di  quello,  che  par  buono)  è  manifcfto,  che  tutti  confiderano 

qualche  bene,  e  grandiflìmaraente  quella,  che  di  tutte  le  cofe  e  principalilfima,e 
tutte  l'altre  abbraccia .  Quella  è  quella,  che  fi  chiama  Città,  e  ciuile  compagnia, 
(api  che  cofa  fia.  Adunque  la  cafa  è  una  compagnia  d'ogni  di,conllituita  e  fatta  fecondo  la  natura. 
Ma  quella  prima  compagnia,  la  quale  è  fatta  di  più  cafe  per  cagione  d'utilità 
non  d'ogni  giorno,  è  il  Vicinato.  E  grandiilìmamente  fecondo  la  natura  pare 
che!  Vicinato  fia  uno  accrefcimento  di  cafe  di  coloro,quali  diciamo  infiemc  elTc 
LeCittà  da  brinci  ^'^  ^ccrcfciuti  &  cfTer  figliuoli  de'figliuoli .  Laonde  primieramente  le  Città  erano 
CIO  erano  [otto  t   fotto  iRc,  &  hoggi  anche  le  nationi  ;  impcroche  fono  crefciute  di  coloro,  che  era 
J^.  nofòttoilregno.  Elaprimaadunationc(  perdiuidere,fi  cornee  neceifario , le 

cofe  compoftc  fino  alle  femplici  )  fu  quella  dcli'huomo,  &  della  donna  per  con- 
fcruationcdcl  genere  humano,  donde  fu  la  cafa.  Dipoi  fùl'altra  adunationedi 
ferui,  e  miniflri  di  cafii  per  utile  della  prima  compagni  a .  Di  poi  crclcendo,  &aii 
nientandofi  la  generatione,  fi  i'ecc  la  Villa,  o'I  Vicinato,  che  è  di  più  cafe .  All'ul- 
timo per  conferuarfi  più  utilmente  in  tutti  c'bifogni,  e  contra  le  llraniere  ingiu- 
rie, fi  fece  la  Città,  quale  è  di  più  famiglic,«&  adunationi  di  cafe.  Il  medefimo  Ari 
'ìleUiLìJella  flotelein  un'altro  luogo  parlò  cofi,  Ma  quella  compagnia,  che  fi  fàdi  più  uicina- 
:f>elnica,  j.-^  ^  j^  Città,  la  quale  ha  la  ulta  di  tutta  fufficicnza,  fatta  pcrcagione  di  uiucre,ha 

uendo  reflcrc  per  cagione  di  uiuer  bene.  Per  la  qua!  colà  ogni  Città  è  per  natura  j 
auuenghi  che  per  natura  fono  le  prime  compagnie,perche  quella  compagnia  è  il 
fine  di  quelle  per  natura,(5<:  il  fine  e  per  natura .  Per  quelle  cofe  adunque  li  dimo- 
erà, che  la  Città  è  nel  numero  di  quelle  cole,  che  fono  per  natura,  e  che  l'huomo 
per  natura  e  animai  ciuile  ..E  certamente  fecondo  la  natura  in  prima  è  la  Citta 
che  la  cafa,  e  che  ciafcheduno  dinoi,  conciofia  cofa  che  e  neceifario  che'l  tutto 
ila  prima  che  non  è  la  partejperche  fé  ciafcheduno  fcparato,c  da  per  fé  flelfo  noa 
r^llib.iJtlìn  p  lultìcicncCj  è  come  l'altre  parti  inucrfo  il  tutto .  Altroue  il  fu  detto  Philofopho 
i-'ututcu.  +  parlò 


Libro  Primo.  2 

parlò  In  qucftofentimcnto  ^  Adunque  il  fine  della  Città  e  il  uiuer  bene,  eia  Cit- 
à'è  una  compagnia  di  gencrationi,  e  di  Vicinati  di  uita  perfetta,  e  da  fé  fufficien- 
te,  cioè  (come  dicemmo)  uiucrbcne,  ebcatamente.  Adunque  fi  ha  da  dire,  che 
là  ciuil  compagnia  è  per  cagione  di  ben  fare,  e  non  per  uiuere  inficme .  In  un'al- 
tro luogo  l'iftcffo  Arinotele  parlò  in  qucfto  tenorc,La  Cittàè  una  moltitudine  di  7v(t/  lib.uddla 
cafe,abbondantedi  terreno,  e  di  danari  quanto  bafta  per  uiuer  bene.Queftoè  E-comm. 
quanto  dice  Arinotele  à  propofito  noftro,  dal  quale  non  ho  tolto  tuttek  parole 
continuate,  ma  folo  quelle,che  mi  parcuano  degne  d'effer  poftc  in  qucfto  luogo, 
e  ciò  ho  fatto  imitando  Calliftrato  noftro  Giureconfulto,  qual  fece  il  fomiglian- 
teadducendo  certe  parole  di  Platone,  come  fi  uedene*  Digefti,  &  èftatoauuer-  J^' Divedi fxto il 
titodalloAlciato. Platone, qual  meritamente  fii  chiamato diuino, tiene  chela  titolo DeTsiudiìis. 
prima  ragione,  che fpinfc gli  huomini  al  farcle  Città, fuffe  ilbifogno  humano.  L^kiatoiitUiu. 
Laonde  ne'fuoi  fcritti  lafciò  il  fentimento  fottopofto,  FalTi  adunque  la  Città  (co-  X^ntlonL 
me  io  mi  (limo)  perche  ncffuno  di  noi  da  fé  fteflb  èfufficicnteà  fé  mcdefimo,  viatorie ndlib.i. 
ma  hàbifogno  di  molti  :  e  non  fu  altro  il  principio  di  fare  le  Città .  auuenghi  che  dcllaF{ep, 
gli  huomini  cofi  uno  con  l'altro  fi  riceuono,&  uno  per  uno  ufo  pigliano,&  l'altro 
per  un'altro  :  perche  in  molte  cofe  hanno  di  bifogno,&  cofi  anche  adunano  mol- 
ti in  una  habitatione  communicatori,  &  aitatori  :  la  quale  adunatione  noi  chia- 
miamo Città .  fin  qui  Platone .  La  feconda  cagione  appreffo  il  medefimo,  del  fa- 
re  le  Città,fù  la  difcfa,  e  faluezza  cótta  le  beftie,  che  nuocono  à  rhuomo,acciochc 
congregate  molte  genti  infieme,  ecintcdi  muraglie,  facilmente  poteffero  difen- 
der fé  fteife,  non  eifendo  prima  quando  erano  qua,  e  la  difperfe,atte  à  far  quefto. 
11  fentimento  delle  parole  di  Platone  e  il  fottofcritto,  Gli  huomini  da  principio  "Platone  ndvrota. 
ftando  così,  andauano,  &  habitauano  qua  e  la  ;  impero  che  non  haueuano  anco-  ^°^'^' 
ra  fabricato  le  Città  •■,  e  perciò  erano  per  tutto  sbranati  dalle  fiere,  per  effere  egli- 
no i  più  deboli .  Imperoche  la  facoltà  dell'arti  era  fulficicnte  al  procacciar  da  uL- 
nere,  ma  non  già  à  combattere  contra  le  feroci  beftie  :  perche  erano  fenza  cogni- 
tionciuile,  di  cui  una  parte  è  l'arte  militare.  Adunque  per  fortificarfi  contra  quel  . 

la  rouina,  fi  raunarono  nelle  fabricate  Città .  fin  qui  Platone.Meletio  Greco Phi-  ^«rt/o  nelUb.dél 
lofopho,  eChriftianodiceil  medefimo,chehannofcritto  queftiduegrandifTìmi  ^"^'*^'*  '^ 
huomini,  quali  in  tal  cofa  fono  affai  da  cordo  ,  percioche  efll  conuengono  nella 
origine  della  Città;  donde  fi  come  appreffo  Platone  la  Città  è  una  adunationd' 
huomini,  nella  quale  le  perfone  una  con  rakra.s'aiutano,&  in  tal  maniera  difcac- 
ciano  il  bifogno,  e  uiuono  bene,e  fufficientemente  ;  così  anche  appreflo  Ariftotc- 
le,  la  medefima  Città  e  una  communità  fatta  di  molti  Vicinati,  compi'ta  &  ordi- 
nata per  uiuere  àfutfìcicntia,  e  bene.  Solo  fi  deue  auuertirc  d'intorno  alle  cofe 
predette,  che  pare,  che  la  Città  fi  pigli  in  due  modi  ;  cioè  in  uno  per  la  moltitudi- 
ne degli  edifitij  infieme  uniti  :  in  l'altro  per  huomini  infieme  raunati,  che  un  l'al- 
tro s'aiutino  con  ordine  in  uno  fteflb  luogo .  Nondimeno  ogniun  sa ,  che  gli  edi- 
fitij non  fi  fanno  fenza  gli  huomini,  &  fi  fanno  accio  fiano  da  gli  huomini  habita- 
ti  i  e  gli  huomini  infieme  raunati,  quando  fiano  fenza  edifitij,  non  pofTono  uiuer 
bene,  &àfufficienza.  E  quando  noi  diciamo  Città,  non  intendiamo  congrega- 
tion  d'huomini,  che  non  habbia  à  ftar  congiunta  con  edifitij  &  habitationi ,  ben- 
ché fia  coflume  de'Tartari,  come  teftifica  Hippocrate  &  altri  hanno  fcritto,  di  an-  Hippocratendlib. 
dar  qua  è  la  per  i  paefi  con  le  mogli,e  figliuoli,  e  con  tutto  fhauer  loro,habitando  f '^"^J"'  '^'^^"'^  *  " 
in  certi  piccioli  alberghi,  che  portano  fopra  a  carri,  donde  le  loro  Città  erano  e  gerofo'chal.nd 
fono  mobili  .-e  benché  Themiftocle,  come  racconta  Plutarco,  abbandonata  li  uh.^. 
Città  d'Athene,  &  ridottofi  con  tutti  gli  Atheniefi  fopra  l'armata,  ad  uno,  qual  di  Tlutiuo  nella  ui- 
ceua,  che  egli  era  priuato  della  Città,  rifpondeffe  così, Le  dugento  Galee  cifo-  tadiThemin. 

no.per  una  Città  de'Grecigrandilfima,  perche  horafono  alladifefa  dichiuuole  ..      ,^„  ^ .. 
•  1    ri  1-  1    ^^-  ,■        1     1,    I  .      .    ,„  .  Cu.  nel  forno  dt- 

ritener  la  lalute.ueggo  nondimeno  che  Cicerone  dicCjChe  1  adunationi  dhuomi  Scipione. 

A    a  ni 


Della  fortif.  delle  Città 


CiuJlìoTìtì 2lb^  », 


cap.i. 

Gelliondlib.i9. 
cap.  7. per  autorità 
di  yenio  Flocco. 

Bart.mLsihieres. 
^.yicis.^.ieleg.u 
ì.lSn-^-deColleg. 
HÌÌC.&  in  Extra,-;. 
i^ui  fmt  rebel.  in 
uti.  Lombardia. 
Bd.  inJ.ex  hoc  iu- 
re. ff.di'Iujì.  et  iu, 
Clo.inc.pri-inuer. 
Ciuitatibus.delur. 
iur.  in  6 ,  Innoc.  in 
e.  Cùm  ab  ecclefu- 
riim.cxtradcofìic. 
ord.Uf.indJ.Sihx 
res.Io.^nd.inc.Si 
ciujtas.dcSent.ex. 
in  é.sAlciaX.  in.  $. 
yrbs.l.  TupiUus. 
f.deyerb.ftgn. 
Luiio  neUaDeca  4, 
dellib-j^ 


CtROLAMO 
Ai  A  G  0 1. 

yarroneneUa  Tre 
fationedeLU.i.de 
B^e  rujiica. 
Tlinjiellib.j. 


Moisènelcap.^. 
del  Cemft. 
Ciojiphonellib.l. 
delie  ùntic.Giud. 
Ciouanni  .Aìinio 
Com.delBerofo. 
Dionigi  Halic.nel 
lib.i. 

Serofontilib.^. 


Moiiènelcap.jt. 

dclCiìicji. 


Ciofephondlib.i. 
detleantic. 


■ni  da  ragion  ciuileaccompagnati,  fi  chiamano  CitràJaqual  upinionc  fuantici- 
mcntcdcl fu  detto Thcmiftocle,qua!efeccndo  che  tcftiiìca  Giuftino  àbbrcuia- 
torcdiTrogoPompco,neI  pcrfuadcrcàTuoi  ci ttadini,che;abbandona(reroAthc- 
ne,  dilTc^che  le  mura  non  erano  la  Città,  ma  e' cittadini .  Pure  io  trouo  <che  Quin- 
tiliano,d:  altri  hanno  prefo  la  uoce  Città  per  gli  cdifitij  ;  &  è  cofa  chiara  chela  me 
dcfìmauocc  lignifica  il  luogo  con  gli  edifitij,ccinto  di  muraglia,  la  ragione  di 
tutti,c  la  moltitudine  de  gli  huomini  congiunta  in  fieme  con  ragione.  Ma  lafcian 
do  in  dietro  altre  core,ch'io  potrei  addurre  di  quefta  materia,  cioè,  che  communc 
mente  hoggi  fi  chiamano  Città  e'iuoghi,  che  hanno  il  VefcouadoC  nondimeno 
tale  ufanza  non  è  appreflb  e'  Germani  &  i  Sarmati ,  come  fanno  fede  Giouan'an- 
drca,c  l'Alciato)  e  di  piu,che  fecondo  alcuni  Canonifti,e  Legifti,  Città  fi  chiama- 
no e'iuoghi  cinti  di  muraglia,  e  quali  per  autorità  de  gli  antichi ,  ò  in  lettere,  e  re- 
fcritti  dello  Imperatore,  faranno  flati  nominati  Città  ;  dico  che  lafciando  da  par- 
te qucQc  e  fimili  altre  cofe,uoglio  che  pigliamo  la  uoce  Città  per  gli  cdifitij  cinti, 
ò  ancora  da  cingerfi  di  muraglia,dentro  à'quali  no  poffono  uiuere  i  cittadini  bene 
e  ficuramente ,  fé  non  ui  s'aggiugnerà  la  fortificatione  ;  fé  però  il  luogo  non  farà 
forte  da  fefteffo  e  per  natura,  come  Venctia  ancor  che  non  habbia  intorno  mura , 
e  come  è  quafi  d'ogni  intorno  San  Leo  di  Monrcfeltro,  l'una  Città  per  cflcre  in  ac- 
qua, e  l'altra  per  cfìere  fopra  un  faffo,  e  fccglio  cinto  di  balze,  e  ruine;  e  come  era 
in  buona  parte  Lacedemone,  donde  ageuolmcnte  potèmantenerfi  gran  tempo 
permezodclualorc  de'  difcnforificura,  ancor  che  non  per  tutto  (come  alcuni  fi 
penfano)  ma  in  molti  luoghi  man  caffè  di  muraglie^  cioè  (  come  dice  Liuio)  douc 
il  luogo  era  più  alto,  e  difficile  ad  cntrarui . 

Della  prima  Città  che  fu  fatta,  e  delfito, 

e  luogo  della  Città.     Cap.  ij. 

AVENDO  la diuìna natura ( come lafciòfcritto Marco Varronc) 
dato  àgli  huomini  le  campr.gne,  l'arte  humnna  edificò  le  Città. 
Apprefib  de'gcntili  nò  è  certo  chi  fufie  il  primo,  che  edificaffj  Cit 
tà  ;  imperoche  Plinio  dice  chc'l  primo,  che  fece  la  Città,fj  Cccro- 
pe,  quale,  fecondo  Giufl:ino&  altri ,  fuinanzi  a  tempi  di  Deuca- 
lione  (&  qucfla  Città  da  Cccrope  edificata,  fu  poi  la  rocca  d'Athc 
ne)  &  altri  uogliono  che  Argo  fu  (Te  prima  edificata,  alcuni  dicono  Sicione,  5c  gli 
Egittij  Diofpoli .  Ma  fecondo  la  uerità  delle  facre  lettere.  Caino  figliuolo  d'Ada- 
mo fu  il  primo,  che  fabri  caffè  la  Città,  e  quefta  fìi  (fecondo  che  uogliono  alcuni) 
nel  monte  Libano,  di  cui  ancora  fi  ueggono  le  ruine,dctte  hoggi  da  gli  habitato- 
ri ,  la  Città  di  Caino .  Gli  altri,  che  uennero  dopo,  edificarono  le  Cittàin  luoghi 
forti,  quali  hauelfero  d'intorno  tcrreni,che  coltiuati  poteffcro  nutrire  gli  habita- 
tori  i  e  le  faccuano  non  grandi,  ma  picciole,comc  teflifica  Dionigi  Halicarnafleo; 
&chc  perciò  tutte  l'antichiffime  Città  di  Tofcana  erano  picciole.  Babilonia  an- 
cora edificata  da  Gioue  Belo,  fu  (fecondo  che  lafciò  fcritto  il  Berofo  Chaldeo,piu 
torto  caftello,  che  Città  ;qual  di  poi  di  picciola  qualellaera,fu  fatta  grande  da 
Scmirami  :  la  onde  fi  può  dire,  che  effa  più  preflo  la  cdificaflc,  che  l'amphaffe . 
Hannofcritto  alcuni,  che  dopo  il  Diluuio,  gli  huomini  per  timor  dell'acque  co- 
minciarono àritirarfi  in  luoghi  alti ,  e  quiui  fabricarono  le  Città .  Ma  il  tcflimo- 
nio  di  Moisè  ci  dimoftra  tal  cofa  effer  falfa,  dicendo  egli,  che  dopo  il  Diluuio  gli 
huomini  uencndo  dall' Oriente,  trouarono  un  piano  nella  ragione  Sinear,cui 
habitarono,  e  dipoi  cominciarono  ad  edificarui  la  Città  e  la  torre  Babcl,e  qucfto 
àperfuafioncdiNimrodjdondeda  luihebbeilnome.  Sidebbe  credere  chein 

quc" 


Libro   Primo.  3 


quc'tcmpiantlchiauucniflenelfabricarc  le  Città, quello  chefiuedeinterucnire 
nell'altre  cofc,  che  dall'arte  humana  fi  fanno.  Percioche  gli  huomini  fanno  un 
trouato ,  e  riufcendo  quello  olla  pruoua  per  qualche  accidente  in  parte  danncfo , 
ò  fconcio,  cìTi  lo  rimutano,  e  fcmpre  aggiugnendo  rimedi],  lo  fanno  al  fine  pcrfet- 
to,acquiftandofi  la  perfettionc  per  longo  ulb,et  in  molto  tempo.Furono  adunque 
l'antiche  Città  da  principio  fatte  in  que'luoghi,  ne'quali  fi  trouauano  con  l'habi- 
tationi  i  rozi  huomini .  Dopo  foprauenendo  ringiuria,e  l'airalto  de  gU  altri  huo- 
mini, che  facilmente  le  debellauano ,  fi  cominciò  à  penfare  che  era  il  megho  à  ri- 
•  tirarfi al  uaniaggio  del  fito,  e ne'luoghi  alti,  à'quali  difficilmente,& àgran  difuan 
taggio  potefTeauuicinarfi  il  nemico,  &auuicinandofi,ne  potefle  di  leggiero  effe- 
re  fpir.to  in  dietro ,  Di  qui  è ,  che  la  maggior  parte  delle  antiche  Città ,  caftella  e 
rocche  fi  uedeeflferftata  fatta  ne'colli,  e  monti,  ancor  che  in  quelli  fi  patilfe  gran  ^  ,^„  p  j, 
careitia  d'<trqua  ;  donde  leggiamo  nelle  facre  lettere,  molte  Città,c  caftella  eflerfi  ^^.^  s^^nuéhld 
ferui  te  dell'acque,  che  erano  di  fuori  .Homero  ancora  padre  della  anrichità,  par  <.^p  .^.  inGwdena 
landò  delle  figliuole  d' Antifato  Leftngonc,e  d'Irhaca,dimoftra  il  medefimoi&  liò  ndcrj.y.SanGio. 
ciò  notato  ancora  apprcflb  altri"  fcrittori,quaU  per  breuitàlafcio  indietro.  Que-  ndcap.^. 
(te  tali  Città,  terre,  e  rocche  fi  feruiuano  delle  citerne,  &  anche  dell'acque  uicine,  ""^'^^^/it'/J- 
che  erano  fuori  delle  mura;  come  fi  ucdc  per  quello,  chefcriuc  Aulo  Hircio,ò  pu-  jiaHiidolidltb. 
re  Oppio,  parlando  di  Vlll-iloduno  porta  in  monte  ;  e  per  quelIo,che  fi  legge  in  Sa  g-ddU  guerra  Fra 
mueiiodella  Città  dell'acque  uicinaàRaab  Città,  che  non  era  altro  (comeiomi  tefe. 
(limo)  cheunfortc fatto d'intornoàqualcheacqua,della quale  fiferuiua  Raab:  J^dlib.z.cap.ii. 
qualfortificationein  firaili  luos-hi  è  chiamata  da  Vegerio  Borgo.  Et  quando  era  <iiScmzcUj. 
timore  d  afredio,aH  hora  ogn  i  huomo  fi  forniua  d  acqua,come  fi  uede  perle  paro-  ^^,.^^_ 
ìedelProphetaNahum,qual  dicc,Auingi  e  porca  dell'acqua  perl'affcdioi  fortifi-  '^a^'r.r.r.d  ctf. 
ca,crc.D<fpo  lungo  tempo  crefccndo  la moltitudmede'cittadini,quali  commoda  ultimo. 
mente  nonporeuano  iUre  in  luoghi  alti,  che  non  fogliono  haucr  troppo  larghi  fi- 
li, e  confidatifi  neirarte,e  nelle  forze,di  nuouo  ritornarono  al  piano,come  fi  uedc 
clTerauuenuto  à  molte  Città  non  folo  in  Italia,màanche  in  altre  parti  del  mondo. 
Alcune  Città  nondimeno  rimafero  nc'monti^e  luoghi  rileuatij&  à  moke  s'aggiun 
fé  il  piano, 

QvANTO  s'appartiene  alla  bontà  ò  iriftltla  dell'aria,  gli  anrichi  da  principio 
in  ciò  non  pofer  molta  cura;  ma  di  poi  uedendofi  mancar  le  perfonc  per  continue 
malade,  fi  abbandonauano  i  luoghi,ò  trasleriuanfi  le  terre,e  Città  in  parti  me^Jo 
ri,ò  fi  rimediauaal  danno  il  meglio  chefi  poteua.  Racconta  Plutarco,  che  fi  dice-  -x'H^^rdltb.id 
uà  chela  Tua  patriaCherone,  era  già  ftaiain  tal  luogo  edificata,ch'ella  risguarda-  ìaCunofità, 
uà  inuerfo  il  Ponente,  e  da  Parnafo  pigliaua  il  Sole,  che  fé  ne  uà  all'Occafo  :  e  che 
di  poi  da  Cherone  fu  quafi  trapiantata,e  riuolta  all'Orienie.  Di  più,  cheEmpedo 
le  Fhifico  chiufe  la  profonda  apertura  fra  le  ripe  d 'un  monte,  donde  sboccala  la 
cagione  delle  infermità,  uenendo  da  tal  lato  il  fiato  peftifero  del  uento  Ofìro  ne' 
campi  uicini,  perii  qual  fatto  parue,  che  egli  difcaccialfc  la  pefte  di  talluogo. 
Platone  douetrattadcllaedificationedella  Città,  non  prouedcalla  fanità  dell'a-  Tlamer.dDial.^ 
ria,  auuenghi  che  (fecondo  the  diceMarfilio  Ficino)  uoleuaeflermedico  dell'ani  àdcu^gi' 
mo  &  no  del  corpo,ficome  fece  ancora  quando  elelfe  il  fito  per  l'Academia,  facen  ^^^^  -platonico  in 
dola  in  luogo  di  cattiua  aria,  per  hauer  egli  (  come  alcuni  dicono)  rifpetto  folo  al-  fj;sopk}\&  Hgra 
la  commodità  deiranimo,e  della  mente.Truouo  nondimeno  che'l  medefimo  Pia  B^ftUo  nel'op^-a 
tone  uuolc ,  che  la  Città  fi  faccia  in  luoghi  alti  acciò  fia  più  forte,  e  più  monda  ;  &  intnchs.^^DdJeg- 
ogniunsàchelamonditia  della  Città,  gioua  grandemente  à  mantenir  fani  gh  ^ere j Bìì tff  Cen 
habitatori,  &  i  luoghi  alti  fono  più  fani  che  i  baffi .-  ilche  udendo  fignificare  i  Gre  p/.^'^^,.^.^  ne  Tra- 
ci ^edìficaiuznoittmpì]  ad  Efculapio  Dio  della  medicina  e  fanità,  ne'luoghi  alti,  j^^^l^-^ 
Ancora  il  medefimo  Platone  dice,  che  la  Città  fi  debbe  fare,  quanto  fia  polfibile,  •^^bt.r.dDiaL.yet 
nel  mczo  del  pacfc,  in  luogo  che  habbiaia  commodità,  e  gli  agi,  che  s'appart?n-  ^JdUk^i. 
■->  1  gong 


Della  Fortif.  delle  Ckù 

gonoaJ  una  Città,  uuole  nondimeno  ch'ella  fia  lontana  da'mari,e  da'porti  in 
luogo  non  tr  ppo  abb6dantc,acciò  gli  animi  per  lo  ciTcrcitare  la  mcrcatia  &  i  traf 
...         , ,  fichi,  cioè  nci^otij  di  guadagni, non  uenghinoàdiucntar  poco  gcneroH;  tenendo 
cìiiflo.     ^  in  un'altro  luogo,  che  la  Città  fi  confcrua  e  fa  gran  cofc,  non  con  le  ricchcize,mà 

j^d  Dialogo  6Àel  con  la  uirtu.Altroue  nópiglia  molta  cura  delle  muraglie  della  Città,  dicédo,che{i 
UUggi-  cura  poco  ch'cll'habbia  intorno  le  mura ,  e  perciò  uolentieri  accófenteà  gli  Spar- 

tani, che  haueuano  la  Citta  fcnza  muraglia .  benché  (  come  habbiamo  auuertito 
di  fopra)  la  cola  non  ftiacome  il  uolgo  d  penfa. 
'MrlUb.yJtUa  Aristotele,  che  fu  più  accorto  e  di  miglior  giuditio  in  quefta  &inmolt* 

'^*^'^-  altre  cofe,  dice  chela  Città  fi  debbc  fare  in  un  paefe,chc  fia  di  tal  ibrma(fecondo 

coloro,  che  fono  pratichi  nel  mefticro  dell'armi,  à'quali  egli  uuole  che  fi  preftiin 
ciò  fede)  che  non  permetta  ch'ella  fia  facilmentcafì^iltata,  e  dia  commoditàà' 
cittadini  di  potere  ageuolmcntc  ufcirc  fopra  le  cofe  altrui.  Di  più  che'l  paefe  deb 
be  cfler  bafieuole,  e  produrre  abbondantemente  tutte  le  cofe,  fi  che  di  nulla  hab 
bia  Lifogno  ;  e  tanto,  che  pofl^a  nutrire  gli  habitatoriotiofi,  che  uiuino  iniìemc 
liberalmente,  e  con  temperanza .  Appreffo  uuole,  che  quando  occorrira,  fi  po(fa 
facilmente  conofccrla  moltitudine  de  gli  huomini  della  Città,  e  che'l  pacle  fia 
fottopofto  all'occhio,  cioè  che  fcnza  difficoltà  fi  ponaconofcere,&agcuolmentc 
foccorrcre.Inoltre,che'lfito  della  Città,  acciò  fia  commodo, fa  meftieroche  fia 
in  terra  &  in  mare,à  fine  che  da  i'uno,e  l'altro  lato  fi  pofia  hauerc  il  uitto  à  fufficié- 
za ,  e  la  difcfa .  E  che  quanto  al  fito  fi  debbe  haucr  riguardo  alla  fanità,  e  perciò 
TJel  7  dcllaTolit.  bifogna  uoltare  la  Citta  all'Oriente,  .?c  à  que'uenti,  che  indi  fo  ni  ano,  perche  ap- 
(ap.ii.  portano  fanità:  e  che  quella,  che  uolteràle  fpalle  alla  Tramontana,  farà  meglio- 

re  d'inuerno.  Vuole  ancora  Ariftotele  che  la  Città  fi  faccia  in'tal  luogo,  ch'ella  ab 
bondi  di  fìagni(5c  acque  naturali,  e  quando  tali  commodità  manchino, che  fi  fac 
cinocirernc,  e  grandi  adunationi  d'acque  piouanc,  fi  che  peri  tempi  d'affedio 
nonne  polfa mancare. Scriue Giulio  Cefarcche  i Germani  cercauano  d'hauer 
d'attorno  ampie  folitudini ,  e  deferti  terreni ,  guadando  il  paefe  inucrfo  i  confini, 
pcrafficurarfi  in  tal  maniera  contrale  correrie  de'ncmici.H  certamente  s'è  uedu- 
to  appreffo  gli  antichi,  l'afprezza,  e  ftcrilità  de'pacfi  hauer  grandemente  giouato 
àgli  habitatorijperciochcfi  legge,  Seftori  Re  d'Egitto  non  hauer  condotto  l'ef- 
fercito  fopra  l'Ethiopia  per  cagione  della  careftia  del  grano>  e  dell'afprezza  di  co 
tal  paefe;  e  gli  Arabi  perche  fopportano  mancamento  di  frutti,&  acqua, eflcre  fta 
Liuh  nellaDecai.  ti  fecuri.  Lafciò  fcritto  Tito  Liuio  che  fi  diccua,il  contrario  per  contraria  cagione 
delib.  5.  Tlutarco  effere auuenuto  à ritalia,al  quale  acconfentono  Plutarco  e  Plinio.Donde  Yalen- 
incamit.  Tlin.  mi  tiniano,  e  Gratiano  Imperadoii  fecero  una  legge,  che  neffuno  potefle  portare  à* 
lib.  ìì.cap.  I.      Barbariuino,  olio,  ò  liquame,  non  folo  per  ufo  di  detti  Barbari,  mane  ajiche  per 
t'ori  nondtbeatit'.  ^^^^'^  ''^ro  folo  à  guftarc.Vitruuio  uuol  fimilmente  che'l  fito  della  Città  fia  in  luo 
l'^lciatonellibcf.  go  di  buona  aria,  cioè  folleuato,  e  che  manchi  di  nebbie  e  brine,&:  che  risguardi 
dclieDiJp.  cap.ii.  alle  regioni  temperate  del  cielo, e  che  non  habbia  paludi.  Non  giudica  cofa  utile 
che  la  Città  fia  uolta  à  Ponente  ò  à  mezo  giorno,  clfendo  quella  uicina  al  mare . 
Gli  piace  ch'ella  risguardi  à  Tramontana  .  E  che  fé  pur  noi  uorremo  edificare  la 
Città  fopra  qualche  palude  uicina  al  mare,  fa  mcftiero  che  quella  fia  uolta  àTra- 
montana,òallapartedclcielo,  che  è  fra  Tramontana  e  Leuante,  e  chela  palude 
fia  più  alta  che  non  è  il  lido  del  mare,  acciò  quando  il  mare  per  fortuna  gonfia, 
ui  entri  l'acqua  falfa,  &  fi  commoua  la  dolce,  e  così  fi  uieti  che  non  ui  fi  generino, 
e  non  ci  uiuino  animali  paluftri,  che  fogliono  effer  nociui  infettando  co'fiati  l'a- 
ria .  E  che  tai  luoghi  fiano  fani,  allega  per  teftimonio  le  paludi  intorno  ad  Aiti- 
no, à  Rauenna,  ad  Aquilegia,  &  altre  terre,  &  à  Salapia  uecchia  in  Puglia,  quale 
già  fu  da  Marco  Oflilio  trasferita  quattro  miglia  lontano  dal  luogQ  dou'ell'era  pri 
StrabonenelUb.^,  ma,  &  aperto  il  lago  ucrfo  la  marina,  dipcftilentc  dipenne  fanji  .Straboae  anco- 
rai 


Libro  Primo,  4 

fa  lafciò  fcritto  il  medefimo ,  cioè  che  per  cagione  dell'acqua  marina ,  qual  entra  Taludiinchem^- 
nelle  paludi,e  dell'acqua  de'lìumi,  che  nelle  medefime  sboccano,  fi  medica  il  tri-  p^onfumdamo 
fio  odore  delle  tangofe,e  peftiicnti  acque,  e  la  città  diuien  Tana,  il  che  è  cofa'mara 
uigliofa-.comeancoraauuienein  Aleflandria  d'Egitto,doue  il  uitio  dell'aere  della 
palude,  è  difcacciato  l'eftate  dallo  accrefcimento  del  fiume.  Il  medefimoVitruuio 
ha  riguardo  non  folo  alla  fiinità  della  Città,  ma  ancora  al  uiuere  ;  perciò  gli  piace, 
che'lìiiogo  fia  abbódante  di  frutti  da  nutrire  la  Città,e  che  habbia  i  prouedimcti 
delle  uits  ò  le  comodità  dc'fiumi  ò  del  mare  per  cagione  de'traffichi,  fcguendo  in 
queftOjCome  fi  uede,  il  parere  d'Ariftorele.  Donde  à  ragione  AlefTandro  Magno, 
come  racconta  il  fu  detto  Vitruuio,  difprezzò  il  parere  di  Dinocrate  Macedone  vitruuìonel-frot- 
Architctto,  qual  lo  configliaua,ch'ei  fabricafTc  nel  monte  Atos  di  Thracia,hoggi  mioddlib.  i. 
chiamato  Monte  finto,  una  Città,  qual  (aria  ftata  belliiTima,e  d'eterno  ricordo  al 
nome  fuo  ;  e  ciò  non  per  altra  cagione  fé  non  perche  intefe,  che'l  luogo  non  haue 
uà  intorno  terreno  da  poter  nutrire  gU  habitatori,  allegando  quefta  ragione,  che 
fi  come  il  fanciullo  poi  che  è  nato,fc  non  ha  il  latte  della  nutrice^non  può  uiuere, 
ne  crcfccre,cofianchela  Città fenza  campi  abhondeuoli  di  frutti, e  nutrimenti. 
Della  qual  cofa  diuerfamente  parlano  Plutarco,c  Strabone,  cioè  quanto  s'appar-  "^/"y^-  «J'w«'''« 
tiene  al!a  rifpofta  d'Ale{landro,&  a  tal  nome  dello  Architetto.Beche  noi  uediamo  ^^^^.^J'  ^^n^f^ym. 
molte  Città  mantencrfi  in  luoghi  afpriffimi.e  che  al  tutto  niente  producono^eifen  nj^euirtùddme- 
do aiutate folamente dalla  nauisatione, quali  fé  non  hauerannoil  prefidio  di  dcfmo.  Strabone 
grcfia  armata,  facilmente  per  lungo  aifedio  uanno  à  pericolo  di  perderfi.Piaceua  ndlib.  \4> 
à  gh  Egitti]  la  Città,  che  fuffe  in  talluogo  pofta,che  da  un  Iato  haueffe  il  mare,  da  ^j^^^-^-^^  mlVri 
l'altro  Ti  deferto,  dalla  deftra  erti  monti,&  dalla  fineftra  larghe  paludi.ScriueThu    l"" 
cididc,  che  gli  antichi  fi  pofero  a  tabricar  Citta  alquanto  lontano  dal  mare,  non 
per  altro,  che  per  timore  de'Corftri;  ma  che  di  poi  fatti  forti  d'armate  nauah,  fi 
auuicinarono  à'iiti.  A'  molti  piace  che  fi  debbin  fare  le  Città  fopra'fiumi,  e  ciò  per 
commodità  dell'acc|ue .  Ma  noi  uediamo  che  bene  ifpelTole  commodità  fon  ritor 
nate  in  danno,  come  per  elfempio  di  Roma,  e  di  Fiorenza  ultimamente  s'è  pro- 
iiato  ;  hauendo  quefte  fopportato  danni  grandiffimi  dalle  inondationi  l'una  dall' 
Arno,  el'alrra  dal  Teucre .  Di  più,alcunc  Città,per  il  mezo  delle  quaU  paflTano  fiu 
mi,  fono  fiate  prefe  per  il  letto  di  quelli,  deriuatcfacque  in  altra  parte,  come 
jnteruenneàBabilonia,del  che  non  folo  gli  hiftorici,Frontino&  altri  ne  fan  fede,  . 

ma  ancora  le  lacre  lettere,  come  leggendo  Gieremia  il  può  uedere.   ht  non  lolo  ' 

ftanno  fottopofte  à  quefto  pericolo  le  Città,  che  fono  fopra'fiumi,per  fimil  cagio- 
ne, ma  ancora  per  poterle  inondare  il  nemico  quando  le  fìrigne  d'affedio,  col 
chiudere  il  fiume  dalla  parte  di  fotto,  e  far  in  tal  maniera  rouinar  gli  edifitij,  gua- 
flar  le  uittuagUe,  e  con  nauili,  zatte,  &  altre  firaili  machine  auuicinarfi  alla  mura- 
gha,ò  ancora  paffardrento.  Racconta  Senophonte,  che  eficndo  Agefilaoàcam  SenophonteneUib. 
pc  aMàtinea  Città,  per  mezo  della  quale  paffaua  un  fiume,  la  fece  tutta  inondare  ^'àdlecofcdc  Gre- 
col  modo  predetto ,  &  à  quella  apportò  grandiffimo  impaccio ,  e  danno ,  Donde 
(dice  egli)  le  cofe ,  che  in  tal  maniera  d'intorno  à  Mantinea  fucceffero ,  fecero  gli 
huomini  più  prudenti  &  auuertiti,  che  non  faceffero  che  per  le  Città  corrilTero  e' 
£umi.  S'aggiugne  à  quefto  un'altro  danno,  che  è  contra  la  fanità  de'corpi,  mailì- 
mamente  quando  le  ripe  faranno  alte,come  hanno  detto  Vitruuio  &  altri .  impe- 
roche  non  ui  percotendo  il  Sole  co'raggi  dentro  così  prefto ,  n'efce  crudo  uapore, 
:ruda  nebbia,  &  aria,  che  offende  gli  habitatori,  Ariftotele  ancora  lafciò  fcritto,  ^rìfl.nd  proble- 
chela  mattina  de'fìumi  efce  un'aura  fredda,  il  che  non  interuien  già  nel  mare,del  mai6. della  dm- 
che  egli  ne  rende  la  ragione,  qual  non  occorre  in  queflo  luogo  fcriuere .  Le  ualli  fione  zj. 
per  fiti  daCittà,fono  (late  al  tutto  da  huomini  intendenti  fuggite,per  cagione  del 
la  groffa  aria,  delle  nebbie,  e  de'gran  caldi,  che  in  quelle  fi  ridringono .   I  monti 
troppo  alti,  fon  dannati  per  cagione  de' fouerchi  freddi,  e  del  danno,  che  dalla 

troppo 


Della  Fortif.  delle  Citta 

troppo  fottilc  acre  e  crudo,  e  dalle  gran  mutationi  con  nocumcto,ln  quelli  (legno 
no  contru  e'  corpi  humani,  oltra  che  tai  luoghi  hanno  fbmprc  mancamento  d'ac- 
que. Sono  ftari  fchiuatiancora  quc  luoghi,  che  fono  à  piedi  d'altifllmemótagnc, 
&  altri  diuerfi  liti,  de'quali  non  fa  meftiero  in  quefto  luogo  parlare ,  auucghi  che, 
à'di  noflri  non  s'ufa  più  edificar  di  nuouo  Città  (  eccettuando  l'ifole  &  e'pacfi  del 
Mondo  nuoiio)  ne  andare  con  colonie  ad  habitarein  paefi  ftranicri,  màè  aliai  s' 
altrui  (ì  fortifica  e  difende  dentro  alle  Città  uecchie.  Però  lafcio  indietro  molte 
cofe,  ch'io  potrei  addurre  di  quefta  materia,  malfimamente  d'intorno  àl'acre  fccó 
Calerò  nd  Uh.  i.  do  gli  ferirti  di  Galeno,  Auicenna,  &  altri;  e  come,  fecondo  il  parere  di  Giulio 
ddnununir  b  fx  yArmìco  &  altri  della  fua  profcflìone,  gli  infuiffi  di  diuerfe  ftclle  caufmo  in  diucrfi 
"^uic.ndlaFen.z.  '"og'"'^'^  paefi  del  mondo  diucrfi  coftumi  i  od  ilfimile  auuenga,  fecondo  Hippo- 
dcllibi.Dottr.ì.  crate,  Platone,Ariftotele,  Cicerone,  Polibio,  Plinio,  Galeno,  &  alcuni  altri,  per 
ca  j.s.eiMi.       cagione  di  diuerfiafpctti  di  ciclo,  e  diuerfa  forte  d'aere  de'luoghi,douehabitia- 
"!jr«qn"'i  iÙojm'"'  mo  :  le  quai  cofe  diligentemente  s'haueriano  à  confiderare ,  quando  occorrine  d' 
r^^Tcm.lncu'b'ri'ìu  h^ucrc  ad  eleggere  un  bonilfmio  fito  per  fibricarui  la  Città,  auucnghi  che  (fé  noi 
u^i  '}n\ltJrdX  "°"  uogliamo  credere  à  coloro,che  hanno  fcritto  della  forza  de  gli  influffi  celefti) 
Poiic.  C.C.  nel  Uh  ..  fi  ucgga  chc  l'acrc  ha  grandiflìma  forza  in  noi,  perche  di  quello  ci  nutriamo  conti 
brodci  F4to,&  ncii.    nuamente,clIenao  uoi  di  quello  compolti  come  de  sii  altri  elementi  ;  perche,  co- 

dclli  Diuinat.  Polibio  J'        j    A       n  1  i  r    r  •  i  \.         ,../-/-  «    »»■ 

odili.  4.P1.U  iib.i.  me  dice'  AriItotele,tutteIe  coleiono  nutrite  da  queIlo,di  che  fon  fatte.  &Hippo 

d^Mu'^a'n^Tdenl'lnr-  cratc c Ciccronc  ( pcmon  adduiTC  hora  l'autorità  d'altri)  apertamente  teftihca- 

nd  hb;\''àr'Tcmp«;.  no  '^he  noi  ci  pafciamo  anche  d'aerci  e  fapiamo  che  le  qualità  de'nutriraenti  fono 

n.tn.i.ft  nel  libro  imi-  jj  dq^  pjcciol  momcnto  nc'corpi . 

tpaco,  Chc  1  COKumi  '  f 

dcir.nimo.f,cguono  u       LASCIANDO   adunque  da  parte  quefre  cofe,  e  parlando  folo  di  quel- 

complcljiun  del  corpo.    i|,v..  ..  '  '  1  '1  1 

^arifì.ndli.i.dd  lo,  chedi  maggiore  importanza,  e  s'appartiene  alla  fortezza  della  Città,  dico, 
UGen.etcoKcap.  che  quando  mai  s'hauefle  à  far  di  nuouo  qualche  Città,  fi  doueria  confide - 
S.Hippoc.ndlib.  rare  s'ella  debb'eflfer  Metropoli,  e  principal  d'uno  flato,  e  Regno,  ò  nò.  E  s'el- 
fibi.l'lUnat  7t'  ^^  ^ouerà  effer  Città  Regale,  Ducale,  ò  Metropoli  ,  mi  piacerla  ch'ella  (fe- 
Dei.'  '  condoli  parere  di  Platone)  fuflcnelmczodel  paefe,eche  perii  manco  hauef- 

fe d'intorno  tre  altre  Città.  Il  che  recheria  grandiffima  utilità,  perche  uenen- 
dole  à  dofib  quanto  fi  uoglia  grande  sforzo  di'gentc  nemica,  ella  non  potria  mai 
Thucid.ndlib.'ì.  effer  colta  fprouifla.  Scriue  Thucidide,che  uenendol'effercito  della  Morea  à' 
danni  d'Athene,prima  che  cntraffe  nello  Atheniefe,trouò  una  Città  murata  &  af- 
fai forte, detta  E noe,dclla  quale  gli  Atheniefi  fi  feruiuano  come  d'una  fortezza  in 
c^fo  che  fuffe  uenuta  fopra  di  loro  laguerra.alla  quale  il  detto  effercito  apprefen- 
tò  le  machine  da  efpugnare,&  dette  l'affalto,  e  non  la  potò  conquiftare;e  che  in 
quel  mentre  gli  Atheniefi  hebbero  commoditàdi  portar  dentro  alla  Città  ogni 
ccfa,  di  maniera  che  per  cagione  di  Enoc  non  furono  colti  fprouifti.  Lo  lUuftr.Sig. 
Piero  de' Medici  ancora  con  l'aiuto  di  Papa  Aleflandro,  cercando  di  rientrare  in 
Fiorenza,  accompagnato  dal  ualore  del  S.  Vitellozzo  Vitelli,  e  d'altri  fignori,  e  ca 
pitani  ualentillìmi,  con  buon  numero  di  foldati,  e  gran  copia  di  munitioni,  fu  tan 
to  ritenuto  dalla  efpugnatione  del  Borgo  Sanfepolcro,  e  d'Anghiari  mia  patria, 
^nghiari battuto  qual prefeà patti ,  hauendo  prima  fatto  una  giù fta  batteria,  che i  Fiorentini heb- 
iUd'iciT^  ber  tempo  di  prouederfi,  donde  effendo  dopo  fotto  Arezzo,  fu  coftretto  per  la  fo 

pragiunta  de'nemici  di  lui  più  potenti, ritirarfi,  e  sbandare.  Potrei  addurre  altri 
cflcmpij,  ch'io  per  breuitàlafciò  da  parte,  per  i  quali  come  perquefti,fi  uederia 
chiaramente,  che  è  cofa  utile  alle  Città  principali,  hauer  dattorno  luoghi  forti, 
che  ritenghino  e'nemici  fino  à  tanto,che  quelle  fi  polTino  proucdere di  quanto  fa 
loro  di  bifogno,  al  che  non  fi  ha  mai  il  tempo  fi  lungo,  che  non  riefca  fcarfo,  come 
fi  uide  che  fucceffe  àFiorentini,quah  fapendo  gran  tempo  innanzi  la  certezza  del 
futuro  affedio,  non  fi  poterono  tanto  prouedere,  chc  loro  baftaffe.  Benché  alcuni 
cercando  di  pigliar  Città  principali,  s'habbiano  con  felice  fuccelTo  lafciato  indie- 
tro 


Libro  Primo;  S 

tro  Città  nemichc,e  fiano  andati  alla  difilata  ad  affalir  quella ,  che  più  Jefidcraiut 
no.  Ma  da  un  folo  eflcmpio,  e  fuccclfo,  non  fi  dcue  argomentare,  mafTimamente 
quando  gagliarde  ragioni  fono  perla  parte  contraria. 

Advn  ct.VE  farà  cofautililiìma,  che  la  Città  principale  fia  in  mezo  dello  fta-  LaCittàprincipa- 
to,  perciochc  il  nemico,  che  le  uorrà  ucnir  fopra,  hauerà  flitica,  prima  che  (e  l'au  -  lefiain  mf^oddlo 
uicini,  di  Icuarfidauanti  tutti  gli  impedimenti  de  l'altre  Città  e  fortezze,  ch'egli  fl'ito. 
troucrà  perla  ftrada,  ò  à  quella  uicini, per  non  fi  lafciar  dietro  alle  fpalle  il  nemico , 
qualuieti,  che  di  fuori  non  gli  uenghino  di  continuo  le  uittuaglie.  Seperò  non 
uorrà  hauerfpefa  e  hriga  di  tenere  un'altro  eflercito,  che  Tempre  facciala  fcorta  a 
uiuandieri  per  tutti  e'iuoghipcricolofi,  quale  inconueniente  quanto  fia  grande, 
io  può  giudicare  ogni  huomo,  che  non  fia  priuo  di  giuditio .  Ne  feguirà  ancora  al 
la  Città  principale  un'altra  utilità,  quando  fi  faccia  in  mezo  di  pii^i  Città;  cioè  eh' 
ella  non  potrà  mai  eflere  afiediata,  ò  s'ella  pur  farà  cinta  d'alledio,  il  nemico  non 
ui  potrà  mai  ftar  quieto,  fi  che  non  fia  da  diuerfi  lati  afìraltato,c  molcftato  (  benché 
l'ordine  del  chiudere  rcfTercito  affcdiante  ne'Forti,come  alcune  uolte  à'di  noftri  s' 
è  fatto,  apporti  buon  rimedio  àqueftiinconuenienti)  conciofiacofa  che  alle  Cit- 
tà uicine  è  facil  co  fa  il  porgcrfi  fcambieuolc  aiuto.  Perla  qual  ragione  AlefTandro  ^f-'^  'f  ""^^ 
Magno  (come  fi  legge)  edificò  ad  Oxofiumefci  terre  non  molto  lontane,  acciò  u-  ^^^^  ^•'•'^"  ' 
naàl'altra  in  ogni  occorrenza  e  bifogno  al  tempo  di  guerra  potcffer  dar  foccorfo.  * 
Se  non  fi    hauerà  luogo  atto  per  quello,  ch'io  dico,  cercheremo  quanto  più  fi 
potrà  d'auuicinarci  al  mezo.  Chi  farà  altramente,  darà  cagione,  che  uno  fiato  fem 
pre  farà  in  mano  della  fortuna ,  e  fottopofto  ad  ogni  aflalro  nemico.  Percioche  pre 
fa  la  terra  principale,  l'altre  foggettefempre  fi  fogliono  arrendere,  non  fi  mante- 
nendo le  membra  fenza  la  tefl^a .  Quando  ancora  più  terre  faranno  inuerfo  l'efire- 
mità  del pacfc, giudico  che  fia  cofautileaccommodarfial  fito,  ed'auuicinarfilà 
con  la  principale .  Cofi  ancora  fé  larà  qualche  lato  dello  fiato  benché  quafi  cftre- 
mo  ,  quale  per  beneficio  della  natura  non  fopporti  pericolo  dell'affako  de'nemi- 
ci,  non  biafimerò  chi  cercherà  di  fiibri care  in  tal  luogo  la  Città  principale,  pur  che 
da  quei  lati ,  che  concederanno  il  pafi!b  al  nemico,  ui  iìano  altre  terre  à  quella  fot- 
topofl:e,  che  poffino  intertenerlo  quando  cercaife  d'andarla  à  combattere . 

M  A  prefuppofto,  chenon  shabbia  ad  edificar  Città  principale,  terremo  un' 
altro  modo.Cerchcrcmo  per  il  paefefe  ui  farà  qualche  paflb  uerfo  gli  altrui  domi- 
ni], che  per  cagione  d'erte  montagne,  di  larghi  e  profondi  fiumi,  ò  d'altro  benefi- 
tio  di  natura  fia  forte,  e  quiui  in  luogo  non  troppo  lonrano,che  non  manchi  delle 
commodità,  che  ricercano  gii  autori  da  noi  di  ìbpra  allegati,  fabnchcremo  la  Cit- 
tà. E  se'l  paefe  del  Prencipe,  che  cercherà  fare  edificar  la  Città ,  farà  più  in  un  luo- 
go che'n  l'altro  fottopofto  alle  correrie,  &  à  gli  afi^alti  de'nemici  molto  potenti,  ui  fi 
faranno  allo'ncontro  edificar  due  Città,  che  fiano  come  uno  feudo  di  quella  par- 
te, e  che  una  à  l'altra poffin  darfocconb,  come  fece  Alefi^andro  ad  Oxo  fiume. 
Dice  Cornelio  Tacito  che  già  i  Romani  edificarono  Cremona  (  fu  quefiro  al  tem-  com.  Tacito  nel 
pò  diT.  Sempronio,  &  Cornelio  Confoli)  per  una  difefa  contra'Francefi,  che  ha-  lib.9. 
bitauano  di  là  da  Pò,  &  contra  ogni  sforzo  de  nemici,  che  per  l'Alpi  fuffe  potuto 
ucnire.DiiTe  Themiftocle  alla  Signoria  di  Lacedemone,cheArhenc  era  come  un  EinthoTroboneda 
riparo &ofl:acolo  contra'Barbari .  Seguendo  quefta  ragioncil  giuftuTimo  e  potè  ^^ 
tiflìmo  Cofmo  Medici  Duca  di  Fiorenza  e  diSiena,hà  Tempre  cercai  )  di  fortificare 
più  dell'altre  quelle  terre ,  che  fono  a  confini  del  fuo  ftato ,  ò  à  quelli  uicine ,  maf- 
iìmamente  donde  fi  potria  temere  della  uenuta  de'nemici.   Quanto  s'efpetta  più 
particolarmente  al  fito  della Città,cioè  à  quello,che  chiamano  1  noffri  Giurecóful 
ti  luogo  del  luogo,dico  che  quella  fi  può  fare  in  diuerfi  fiti,cioè,in  mòte  ò  colle.  Se 
in  piaggia ,  ò  nel  piano .  Et  in  quefto,  ò  in  luogo  afciuto,  ò  dentro  al  mare ,  ò  pa- 
ciuli,e  laghi,e fopra ò  in  mezo à'fiumi.  Se  noi  ci  metteremo  in  piano,  ci  allìcu-  sito  in  piano  che 
reremo  dalle  mine  ,  e  dalle  tagliate,  e  faremo  manco  pala  delle   muraglie  al  utilità habbia,(dr 
nemico  che  in  monte  ;  patiremo  manco  d'acq  uà -e  tirando  l'arti 'pilerie,  offendere-  ^'^^  '^f  """  appsrti, 

a         mo 


Della  Foitif.  delle  Città 

mo  ad  un  colpo  folo  più  ncmici,chc  non  faremmo  tirando  d'alrOjdondefccndono 
Icpallc  più  debolmente,  e  iianno  à  ferire  (  come  fi  dice  uolgarmentc)  di  ficco,  e 
non  di  punto  in  bianco:  nondimeno  in  tal  fito  faremo  grandemente  oflcfi  da'Ca- 
uallicri  dc'nemici ,  e  dalle  machine  da  muraglia,  che  dagli  antichi  fi  chiamauano 
Hclepoli,  e  torri  ambulatorie;quaU  machine  hoggi  fi  poffon  fare  di  tal  forte,  fe- 
condo la  mia  inucntione  dimoftrata  ;ì  pieno  ne'mici  libri  De  gli  Ingegni  mihtari , 
che  diano  f:ìcilinimafaIitafopraquaIfia  muraglia  dc'luoghi  piani,  ancorché  fia- 
noinmczofoffilarghinimicon  acqua,  ò  anche fcnza.  Apprcffo,  quando  il  ne- 
mico, fatta  la  t>atteria,  uerrà  ad  aflalirci,  farà  più  gagliardo ,  e  s'accofterà  più  uigo 
Sitodimonte,òcf)l  rofo,  che  non  faria  hauendo  à  correre  allo'nsù .  Fabricando  in  monte  ò  colle,  che 
le  che  militi  bah-  non  fiafoprafatto  da  altri  monti  ò  colli,  per  il  beneficio  della  natura  faremo  aflìii 
àpmu'''  '''"""'  P'".^°"''  ^  haueremo  minor  fpefi  di  muraglia,  e  di  terrapieni ,  hauendoli  faldif- 
"Pf»  '•  fimi,  e  fatti  dalla  natura,  accorto  à'quali  baderà  fare  una  fottil  corteccia,  òcami- 

fcia  di  muraglia,  e  non  così  alta,  quanto  fa  mefticro  frabricarla  in  piano,  e  fare- 
mo ficuri  da  Cauallieri,  e  da  machine,anziftando  à  caualIiero,non  lafcercmo  ac- 
codar troppo  uicino  il  nemico  con  gli  alloggiamenti.  Combattendo  ò  per  difefa 
della  muraglia,  ò  in  incaraifciatee  grofib  numero  ailaltando  di  fuori  il  nemico, 
pcrbenefitio  del  luogo  haueremo  (empre  uantaggio;  anzi  un  folo  potrà  offen- 
der molti  nemici,  facendo  rutolare  al  baffo  botti,  pietre,  ò  zocchi  groili  d'alberi, 
come  in  alcuni  luoghi  tal  uolta  e  ftato  fatto:  e  per  hauere  i  monti,  e  colli  con- 
giunte le  ualli,  non  potremo  e/Ter  affediati  così  di  leggiero  come  in  piano  ;  nondi- 
meno faremo  fottopofti  alle  mine,  e  tagliatccrartiglierie  fatano  grandiffimo  effet 
to  battendo  la  muraglia  con  tiri  alJatii,  che  fono  gagliardiffimi  ;  "e  patiremo  dalla 
careftia dell'acqua, maffimamentcne'tempi  alautticd'cilaLe,c  non  potremo  te- 
nir  dentro  caualleria  cofi  commodainente,  e  con  utile,  come  in  piano. 
ruoiv  piaggia, ò       In  piaggia  goderemo  de  l'uno  e  de  l'altro  bcncfitiode'fiti  predetti,  &àgli  uni  e 
luogo  che  pende.     o\[  altri  pericoli  firemo  ancora  fottopofti ,  &  ad  uno  di  più,  che  è,  l'efTer  battuta  la 
Citta  dentro  nelle  cafc ,  e  non  poter  uiucr  quietamente  ne  giorno  ne  notte ,  paten 
do  anche  difficoltà  nel  praticare,  e  nel  paffare  c'cittadini  e  dìfcnfori  per  le  l^rade. 
Siu  dentro  aU'ac-       DnNTR  o  alaghi,e  mari  faremo  ficuri  da  rubamcnti,dallc  mine,e  quafi  anche 
^"''  tJJ'ò  dalle  batterie,come  uediamo  cff-r  Mantoua,Venetia  &  altri  fomiglianti  luo- 

ghi; e  baficrannoci  manco  difenfori,  che  in  altra  forte  di  fito,  eccettuando  però 
quelli  dc'faffi  cinti  di  precipitij  eruine,  comcOruicto,  San  Leo  ,&  altri  tali .  Ma 
e'  luoghi  cinti  d'acqua  dolce,  faranno  pcricolofi  d'inuerno  per  grandifami  freddi , 
quados'agghiaccianograndcmétel'acque.  Et  effiucduto  pigliare  alcune  fortezze 
per  cagione  de'foffi  agghiacciati,come  interuéne  alla  Miradoìa  quàdo  PapaGiulio 
li. la  capcggiaua.Vi  farà  anche  pericolo  in  altri  tépi  de'póti  di  legno  e  fu  le  barche, 
&  di  quelli  fatti  in  foggia  di  zatte,che  con  artificio  fono  alcune  uolte  ftati  fàtti(ben 
che  quefti  nò  uagliano  in  luoghi  di  mare  doue  è  il  fluffo  e  reflufro,c  doue  fono  i  prò 
uediméti  e  gli  ordini  che  fono  d'intorno  à  Venctia  Città  à  mio  giuditio  e  d'ogni  al 
tro,inefpugnabile  e  ficuririma,qualeIddio  femprc  cófcrui  felice)  e  fi  poffon  fare,c 
.    ..^      .    .    ^ping^l'^^^'^fi'^^  poca  fpefà  e  fatica,eséza  molto  pericolo  dell'artiglierie  nemiche. 
Ugo   flitmt.       Se  faremo  la  Città  foprafiumi,ò  in  mezo  di  quelli,  ci  alficurcremo  dalle  mine, 
e  dal  mancamento  dell'acque  in  ogni  tempo  d'affedio,pur  che  detti  fiumi  non  fia- 
nodi  tal  forte,  che  fi  poffmolcuarde'letti  uccchi;  ma  faremo  fottopofli  à  l'inon- 
dationi  naturali  fatte  per  cagion  di  piogge  repentine ,  &  alle  artificiali  fatte  da  gli 
huomini,comeinteruenncàMantinca  di  cui  fi  diffe di  fopra.  E  quando  fi  pollino 
fuoltar detti fiumi,&  habbiano  i letti  fafrofi,efodi,  faremo fottopofti  à quello  che 
già  interucnnc(come  dicemmo  di  fopra)àBabilonia-Benche;i  tutti  quelli  pericoli 
de'fudctti  luoghi    fi  può  con  ingegno  rimediare,  come  dimoftreremo.  A  me  (fé 
alcuno  ricercali  parer  mio)  piacerla  femprepiù  d'ogni  altro,  ilfito  dentroàl'ac- 
Treuigi  luogo  ine-  ^"^  mortc,pur  che  ui  fia  la  fàlubrità  deiraerc,ò  che  à  nofira  pofla  fi  polfaimpadu- 
Jpiigmbile.  !^rc&inondare,comecquellodiTieuigi,luogoper  commun  parere  d'Architetti, 

& 


Libro  Primo .  6 

&InECgnicn,incf|uignabilc.ancor  che  ni  uada  moka  Tpcfa  per  rriutarc  la  fortezza 
data  daìla  natura .  Perche  douc  non  fopporta  il  lìto  che  lì  Faccino  mine,  e  caual- 
lijri,e  non  fi  può  accoftarfi  quanto  bifogna  per  far  batterie,e  dar  aflalti  con  fcale, 
e  per  auuicinaruilì  fa  meftitro  ricorrere  à'  nauili,  ò  fimil  altri  rimedi),  che  fon  co- 
fe  inferme  e  non  fi  pofibn  fare  con  prcftezza,  e  fenza  grandiflìma  fpefi,non  ucg- 
gio  in  che  modo  non  habbia  ad  ogni  giuditiofo  Architetto,  &  à  qual  h  uuole  in- 
tcdcte  del  mefticro  deilarmi  à  piacere  che  fi  debba  edificare  la  Città  in  cotai  luo 
ghi,ma(limamenteinqueftitempi,ne'qualil'aftutiac  l'ingegno  de  Ih  uomo  ha 
l'ultimo  compimento,  &  ha  trouato  tremendi  modi  da  efpugnare  i  luoghi  forti . 
Ture  in  quefta  &  in  ceni  altra  cola  lafcero  giudicare  à  coloro,  che  ne  fanno  piu'di 
me,c  ucrrò  à  dire  delfc  piante  delle  Città,rafciando  da  parte  il  trattare  del  pigliar 
le  p'iante  de'paefi  e  delle  Città,  per  hauerne  à  baftanza  detto  nc'libri  della  Archi- 
tettura, &  elfcndone  ff  ato  fcritto  dal  Tartaglia  Brefciano,  da  M .  lacomo  Lantcri 
inccgnofiflìmo  Architetto  ,  dal  Capitan  C'iouanbattifta  Bellucci  da  fan  Marino 
nc^ll'opra  fua ,  che  non  è  ancora  in  (f  ampa,  ma  molti  anni  ha  che  à  penna  uà  per  le 
mani  de  gli  huomini,  e  da  altri  dell'età  noflra ,  e  parlandone  ancora  qui  di  fotto 
alquanto  il  Capitan  lacomo  Caftriotto . 

Delle  piante  delle  antiche  Città,  tk:  quali 

hoggi  elleno  fi  debbono  difegnare.         Cap.  ih. 

RIMA   che  io  parli  delle  piante  dell'antiche  Città,  parmi  che  s'ac-  Girolamo 
conucnga  dire,  come  in  alcuni  luoghi  s'ufarono  le  Città  fenzamu  ^*°^^' 
raoHadelchecinedantcftimonioThucidide,elefacrelettcre.im  Tiiuad.  nei  Trae 


mio. 


perochc  in  quefte  fi  troua ,  che  molte;  Città  ddR.c  Og  erano  fenza  ^J  Deitterom- 
mura .  Lacedemone  ancora  fecondo  chePlutarco  &  altri  lafciaro-  ^/a. 
no  fcritto,  era  lenza  mura,  per  il  che  Ouidio  dilfe  parlando  di  Tlntar.negU^po 
tal  Città,  «     DimdmsEurotm,immmiitamq; frequentai:  «     Spartcn.  fh. Laconici, Tla- 

Ma,  come  habbiamo  detto  altroue,  fi  ha  da fapere,chcLacedemonc,n6  era  fenza  ^iieTeggL&àl- 
muraglia  d'ogni  intorno,mà,fi  come  Liuio  chiarifce,certilati  di  quella  più  alti  de  t^.ji^ouid.'neUe 
gli  altri,  erano  nudi  di  mura ,  &  fi  difendeuano  da  gli  huomini  armati,  che  ferui-  Trasfor. 
nano  per  muraglia .  Piaceua  molto  àPlatone  il  configlio  de'Lacedemonij  in  que-  Liu.nelkDeca.^. 
fìo,  però  parlò  nel  fentimcnto  fottofcritto ,  Quanto  alle  mura,ò  Megillo,io  accon  delhb.^. 
fento  à  gli  Spartani,  e  facilmente  fopporterò  che  le  mura  giacciano  in  terra.  Impe  ^^^["^''^  "^ 
roche  bene  è  lodato  quel  detto  poetico,  per  il  quale  fiamo  ammoniti  di  edificar 
più  tofto  muraghe  di  rame,  e  di  ferro,  che  di  terreno .  Appreffo  di  noi  ancora  cjue 
fìa  cofa  è  molto  degna  di  tifo,  che  i  giouani  ogni  anno  fiano  mandati  nel  territo- 
rio à  tcnir  difcofto  da'confini  c'nemici,  col  far  gli  {leccati,  le  fofl'e,  e  gli  edifitij .     Fortificationi  del 
E  noi  tiriamo  intorno  le  mura;  il  che  primieramente  non  da  utile  alcuno  à'cittadi  p-iefidMiWie. 
ni  quanto  alla  fanità;  di  poi  fuol  far  mollifi(:are,e  dinerbare  gli  animi  de'cittadini. 
Imperoche  fanno  facilmcntc,che  dentro  ad  effe  mura  mettcndofi,non  difcaccino  Fortificationedel- 
e'nemici ,  ma  penfino  d'cffer  falui,  non  per  uegghiare  alla  guardia  di  giorno,  e  di  k  città  dannata. 
notte,  ma perdormiredentroalrecintoeriparodellemura;come  che  fiano  nati  ap^rejfo  Tlatone . 
alla  poltroneria,  non  fapcndo  certamente  che'I  ripofo  ha  principio  dalle  fatiche , 
e  che  dal  brutto  otio ,  e  dalla  negligentia  fogliono  nafccr  fatiche .  Ma  fé  gli  huo- 
mini hanno  ad  effer  fortificati  d'alcune  muraglie,  fi  dee  in  tal  maniera  da  princi- 
pio edificare  ciafcheduna  delle  cafepriuate,  che  tuttala  Città  per  equalità  e  per 
fimilitudine  uengha  ad  effere  un  muro  iolo ,  e  cofi  che  tutte  le  cafe  habbiano  ficu 
ra  andata  alle  uie ,  fin  qui  Platone.  Vedete  qual  fia  il  parere  d'un  fi  diuino  Philo- 
fopho,  indegno  à  mio  giuditio  non  folo  di  lui,ma  di  qual  fi  uoglia  fcrittore .  Però 

B     a         à  ra- 


Della  Fortif.  delle  Città 

UriH.nelUb.j.àd  à  ragione  fìi  riprouato  dal  Tuo  fcoLirc  Ariftotclc ,  qiial  parla  al  propofito  noftro  in 

Uvolit.  qucfto  fcntimcnto.  Ma  coloro,  quali  dicono  che  non  bifoona  che  le  Città  quali 

fi   /j,,.,,    policst^onouirtu  liabbiano  le  mura,  parlano  troppo  ali  antica, e  ueg^ono  CIO  per 
ra intorno, danna-'  *  r      ^       ■      rr       r,  ■  j    ii    ^-     ^     i       i-      i       r  ^      ■     r     - 

ta  da  ^risiatele,     clpcnentia  eiicrc  Itato  nprouato  dalle  Citra,chc  di  tal  cola  per  gloria  li  uatauano. 

Auucnghi  che  fc  bene  al  certo  none  cofaafTai  honorata  il  uolcrfi  fakuire  per  mc- 
zo  delle  mura  contra  e'pari,  e  che  non  uincono  troppodi  moltitudine  ;  nondime- 
no qualche  uolta  accafcando,e  potendo  intcrucnire  chefoprauenghi  molto  mag- 
gior moltitudine  d'huomini,  e  di  maggior  uirtù,  le  bifogna  faluarfi,  non  perire, 
e  non  patire  ingiurie,  fi  deuepcnfare  che  nella  guerra  iìaboniiTimaunagagliar- 
diflìmafoitification  di  muraglia,  e  fpetialmente  in  quello  tempo,  nel  quale  gli 
flrumcntida  tirare,c  le  machine  fono  fiate  ritrouate  con  ognifottigliezza  per  alle 
diar  le  Città .  Perciochc  il  uolerc,  che  non  fia  circondata  di  mura,è  iìniile  al  cerca 
re  ancor  un  paefcllicile  ad  cirereafralito,&  il  mandare  a  balToi  luoghi  montuoiì, 
&  al  non  circondare  intorno  di  mura  le  priuate  cafe,  quafi  che  gli  habitatori  della 
Città  uenghino  ad  clTer  uili.Mà  non  bifogna  che  lìa  afcofo  quello  ancora,cheà  co 
loro,  quali  fono  circondati  di  muraglie,  è  lecito  in  l'una,  e  l'altra  parte  ufarle,  cioè 
come  che habbiamo  mura,&  come  che  non  l'habbiamo:  ma  à  coloro,chc  non  haii 
no  mura,  ciò  non  è  lecito .  Siano  adunque  le  mura  per  ornamento,  e  per  refillere 
al  tempo  di  guerra .  Non  fi  mettono  e'nemici  ad  efpugnar  coloro,  che  fon  ben  for- 
tificati. Fin  qui  Ariftotcle. E' adunque cofa  chiariifima,  come  anche  ci  moftral'e- 
fperientia,  che  bifogna  che  le  Città  habbiano  intorno  le  mura,  ancorché  molte 
fùrtificatme  del-  genti  barbare,  che  nelle  forze  loro  di  foucrchio  C\  fidano,  come  il  gran  Cane  Re 
le  Citta dijprt^a  de'Tartari  il  gran  Turco,  &  altre  nationi,  ancora  hoggi  non  fi  curin  molto  della 
j,p,-^  rortincationc  di  muraglie  dintorno  alle  habitation  loro;  pero  ieguiremo  il  pare- 

re de  più,  e  uerremo  à  dire  delle  piante  delle  antiche  Città  .Roma,  fecondo  l'upi- 
nione d'alcuni, fii da  Romolo  difcgnatain  tondo, e  perciò  detta  Vrbs,aborbe, 
cioè  dalla  fua  figura  circolare,  la  qual  forma  ellendo  dopo  imitata  da  gli  altri,che 
in  Italia  fondarono  Città,  fu  cagione  che  anche  quelle  fi  chiamaflero  Vrbes  .  Ma 
io  tcpgo  che  quefto  fia  falfo,  percioche  trouo  antichilTimi  fcrittori,  e  di  fin  cera  fe- 
FabioTit.nd  lib.  ^^5  '-^^  dicono  la  pianta  di  Roma  cfiTcre  fiata  difcgnata  quadra .  Fabio  Pittore  par 
t.  landò  del  difegno  di  dettta  pianta,  e  di  Romolo,  dille  cofi,  Hauendp  fatto  ueni- 

re  di  Tolcana  unoindouino  e  facerdote, fece  un  cerchio,  &  confagrò  il  pomerio,  è 
dal  cerchio  nel  borgo  Tofcanomenando  intorno  l'aratro  per  Palazzo,  daimoà 
fommo  il  colle  difcgnò  la  Città  di  forma  quadrata .  Il  medefimo  ancora  dilfe,  Di 
...     ....         più  l'aitar  d'Hcrcole,doue  è  il  cerchio,  &  il  cominciamento  del  facrato  aratro,  fin 

de'f'Ji^!  '  '**    ^"^  F^^i^Pi^O'^^-Quefla  antichità  beniirimofùdaOuid.dinotatadoue. egli  dilfe, 
'  »  ^ptadiesle?ittir,qiiama:niafignet  aratro  t 

»»  Sacra  Tatisfiiberant,  inde  moiietur  opus . 

*»         Fojfafit  adfolidion,  fìugcs  iaciuntur  in  ima, 
»  Et  de  HÌcino  terra  perita  fola  efl. 

»>         Foffa  repleturhumo,  plcnxj,  imponitur  ara^ 
w  Et  nouusacccnfoftinditHr  igne  focus  . 

»         Inde  premensjliuam  dcjìgnat  m  mia /ideo  ', 
I  ,      w  .Albaiiigumniueoctimbouetiaccatulit. 

diHfimolo.  Plutarco  ancora  parlò  del  cerchio  ,  che  fi  tirò  prima  che  fi  facefle  il  difegno 

delia  pianta  della  Città,  e  come  dentro  àquello  fi  fece  una  folfa  ò  buca  tonda, 
qual  folfa  fi  chiamaua  olympo,  e  cosi  e  detto  da  Fabio  Pittore  il  cerchio,  col  qua- 
le efla  fi  difegnaua  .  Il  che  chiaramente  ci  dimollra  clfer  corrotto  il  luogo  di  Var 
JéEw^lii  ^  ^^^^  ^'^^^  ^^^^^  ^^^^  coftume  d'edificarle  Città  nel  Latio,diccndo,  Terram  unde 
mg.  a  ma.  cxcluferant,  uocabant  foffam,  &introrfum  fadum  murum .  Quodq;poli:ea  fie- 
batorbiSj& urbis pnncipium,  &c.  Auuenghi che, fi  ucdcperledetteautorità, 

che 


Libro  Primo.  7 

che  quel  cerchio  detto  orbis  &  olympus,  non  fi  faceua  dopo  il  difcgno  delle  mu- 
ra, ma  inanzi,  e  che.Roma  non  fu  difcgnata  tonda ,  ma  quadra ,  e  perciò ,  quefta  LtiogodiVarrone. 
uoce,  Orbis,  appreflb  Varronc  non  s'hà  da  pigliare  per  il  cerchio  della  pianta  del 
la  Città,  ma  per  il  cerchio,  dentro  al  quale  fi  Tcauaua  la  fofla  tonda ,  fopra  la  qual 
dopo  riempita,  lì  foceua l'altare ,  e  fi  lacrificaua,  e  da  quella  fi  cominciaua  di  poi 
àdifconarcla  città;  donde  ben  fi  può  dire,  che  querto  picciolo  cerchio  fufTe  il 
princrpio  della  città,  cioè  del  dilcgno  della  fua  pianta  ;  del  qual  cerchio  à  mio  giù 
ditiointefeilmedefimoVarrone  quandoegU  dilTedi  fotto,  Quare  &oppida, 
qua;  prius  erant  circumduda  aratro,  ab  orbe,  &  uruo,  Vrbes ,  Et  ideò  colonia  no 
ftrx  omnes  in  literis  antiquis  fcribuntur  urbes,  quòd  item  condita  ut  Roma.  &c. 
cioè,    Perilchcle  terre,  che  prima  erano  ftate intorno  con  l'aratro  difegnate, 
dal  cerchio,  e  dall' uruo  fi  chiamarono  Vrbes.  Donde  tutte  lenoftre  colonie 
nelle  antiche  lettere  fi  fcriuono  Vrbes ,  perche  fimilmente  ibno  fiate  edificate  co-       . . 
me  Roma .  &c.  Ma  di  quefta  colà  habbiamo  più  largamente  detto  nelle  noftre  Mi  Af"'''-3-  f-^P-i  3 
fcellanee .  Che  la  pianta  di  Roma  fufle  du'cgnata  quadra,oltra  l'autorità  di  Fabio 
Pittore,  fi  uede  ancora  per  quello,che  dice  Ennio  anch'egli  antichifllmo  nel  uer-  pefloTomp.  nel 
fo  citato  da  Fello  Pompei© ,  ch'èquefì:o,  tó.i5- 

»         Et  quis  extiterat  B^nits.  regnare  c}Hadrat£  ?  Catone  ne'fragmé- 

Catone  ancora  tcftifica,  che  Roma  fu  da  Romolo  difcgnata  di  forma  quadra,'nel  ti  àelle Origini. 
luogo  detto  Palazzo,  e  cofi  anche  fi  uede  ch'ella  è  fiiata  difcgnata  da  quei  moder- 
ni autori,  chela  defcriuono  come  ell'era anticamente.  Leggafi  fopradi  ciò  quel-  ^qy ^Tacito nel 
lo,  che  lafciòfcritto  Cornelio  Tacito.  Conchiudo  adunque,  che  Roma  fu  dife-  iib.n. 
gnata  e  fatta  quadra,e  cosi  anche  fi  coftumò  nel  Latio  di  difegnar  le  piante  dell'ai 
tre  terre  e  Città,  feruandoe'riti,  eie folennitàdimoftrate,  &infegnateda'nofl:ri 
Tofcani,econferuatene'libri,quaH(cometeftificaFcftoPompeio,  fi  chiamaua-  ff"''J'<"'*P-  "^ 
no  Rituali,  che  oltra  e'riti  dello  edificar  le  Città,  confagrarc  i  tempi)  ,&  altre  cofe, 
conteneuano  ancora  in  chemodofidoueuano  conftituire&:  ordinar  gli  elTerciti, 
&  altre  cofe  appartenenti  alla  guerra  &  alla  pace ,   Babilonia  anche  fu  di  forma 
quadrangola. 

Si  dilegnarono  ancora  anticamente  le  Città  in  lungo,  e  cofi,  fecondo  che  rac    .      ....     ., , 

cóta  Liuio,  fu  difcgnata  Alba,dalla  forma  detta  Alba  lunga.Tal  fùPolimbota  Cit  i^^^ca.i.  ' 
tàd'India,edificata  lungo  un  tìume.Leggefi  che  Memphi  fu  edificata  in  triangolo  io  fcrijfe Megafle 
i  forma  della  lettera  Delta  de'Grcci;&  che  di  tal  figura  anche  era  la  Città  di  Troia,  ne, 
Vitruuio  uuole,che  le  Città  fi  faccino  non  quadre,ne  che  habbiano  cantoni,che 
efchino  in  fuori,  ma  tonde,&  quello  accioche  il  nemico  quando  le  uerrà  a  cam- 
peggiare,fia  da  più  luoghi  ueduto;  auuenghi  che  doue  e'canti  fporgono  in  fuori, 
ditti cilmente  fi  poflòn  difendere,  difendédo  il  cato  più  il  nemico  che  quei  di  dré  yemionellib.  4. 
to.  Vegetio  dice  che  gli  antichi  in  tal  maniera  fecero  le  Città,  che  le  mura  haue  cap.z. 
uano  feni,e  piegamenti,  e  ne'cantoni  fecero  le  torri,  accioche  il  nemico,fe  fi  acco 
flaua,fullèoifefodatronte,  da' lati,  e  quafi  dietro  alle  fpalle.   Cornelio  Tacito  cor.tttcitonellib, 
ancora  lafciòfcritto,  che  le  mura  di  Gierufalemme  erano  fatte  con  arte  torte,  e  zi- 
piegate,  accio  che  i  fianchi  di  chi  l'aflaliua,  fotfero  efpofti  alle  percolfe  de'  difen- 
ibri .  Appre0b,gli  antichi  fecero  le  città  da  molti  lati,  fecondo  che  fiti  comporta- 
uano  ;  come  ho  olferuato  nelle  muraglie,e  rouine  d'alcune  Città  d'Italia;  e  quelle 
fenza  fianchi,  confidandofi  quelli  nella  groffezza  del  muro ,  e  nelle  torri ,  che  ui 
faceuano  fopra(  quelle  ieruiuano  per  cauallieri)  &  di  qua,  &  di  là  dalle  porte,  co- 
me fi  prouerà  al  fuo  luogo.  Per  tal  cagione  le  muraglie  furono  chiamate  da  Oui-  0«»i.ne/"»-3'« 
dio  turrite,  dicendo  egli ,  S''  "«""'  '^'^  7- 

*>         i^id  libi  turritis  incingere  manibus  urbes  ? 
7)         Qjiid  tibi  difiordes  addere  in  arma  manus  ? 

Nel  difegnar  le  mura  delle  Città,  1  Macedoni  non  adoprarono  l'aratro,  mala  ter- 
ra 


Della  Foitif.  delle  Città 


Tlutar.  neHauita 
d:^kfJandro. 
Valerio  MaJJìmo 
ndcap.^dclHb-u 

Curt.mllib.^. 


forma  quadra ,  e 
triangolare, nelle 
piante  delle  Città 
foco  utili . 


la  bianchi,  come  io  ho  oflei uato  apprcfìfo  Plutarco,  qual  dicc,che  uoicndo  Alcf- 
fandro  Magno  fardifegnarla  pianta  d'Alcfllmdria,  mancandoli  la  terra  bianca, 
fece  tirare  un  fc-^no  in  giro  con  la  farina,  douc  eflcndoui  uolati  molti  u  celli ,  non 
uilafciarondiqucllanientcmentreilRè  la  forma  di  tal  futura  Città  rifguarda- 
ua.  Benché  Quinto  Curtio  narri  la  cofa  altri  mente ,  cioè  che  hauendo  ordinato 
Aleffandro  per  le  future  mura  d'Aleflfandna  Città  la  polenta  (quefta  dicono  alcu 
nicheiìfaceuaconfemcdilino,  coriandri,  &orzo)  molti  ucelli  uolandouila 
màgiarono.Mà  hoggi  dì  fi  procede  altramente  al  difegnare  le  muraglie  delle  Cit 
tà,  la  qual  cofa  effendo  manifcfta  ad  ogni  muratore,da  me  fi  palla  con  filentio. 

H  o  R  A  quanto  alle  piante  delle  Città,  che  fi  haueranno  à  difegnare ,  deuete 
fapere,  che  la  forma  triangolare  e  la  quadra  fono  le  più  imperfette,  quanto  alla 
fortificatione,  e  le  più  dannofe  che  fi  trouino  ;  auuenghi  chc,?loucndofi  ne  gli  an 
goli,  e  cantoni  di  tai  forme  difegnare  e"  Balluardi,lc  punte  loro  uengono  ad  elfer 
troppo  acute,malfimamente  nelle  forme  triangolari.  Conciofia  cofa  che  facendo 
fi  il Balluardo  fopra  d'un'angolo  retto,chi  uuole,che le  fue guance,ò  fr()nti,chele 
uogliamo  chiamare,fiano  fcoperte,e  guardate,ò  di  neceffità  ch'elleno  faccino  un' 
angolo  non  retto  &  in  ifguadro,  come  quello  della  muraglia,  iuàfottofquadro& 
acutOj  come  fi  dim.oftra  nc'Balluardi  A  B .  &  in  quei  di  fotto . 


^y^^^^s>!j^^--x-.^^^^is.^?>:^ 


)m^.v.kfevi^^^à.^  ^^:;'^^■^^: 


j|r^;^^?^^^^-^X?^  ^■^W^v^^v^xN-^.^WV^V^ 


Libro  Primo. 


8 


Balluardi  che  non 
hanno  gli  angoli 
ottnft,òalmenoret 


D  O y  E  N  D  O  S  T  il  Balluardo  fabricare  fopra  un'angolo  acuto,  bifogna  necefTa 
riamente,  acciò  le  Tue  facce  fiano  guardate,  farlo  tale,  che  l'angolo  fao  fia  più  acu 
te  di  quello  della  muraolia:et  ogni  huomo  ancor  che  di  niczano  giuditio  in  que- 
fta  profeirionc,sa  che  i  Balluardi,quali  non  hanno  gli  angoli  ottufi,  ò  almeno  ret- 
ti ,  fono  deboli ,  per  il  pericolo  d' cflcr  loro  tagliate  facilmente  le  punte  con  l'arti- 
glierie, quali  come  fono  tagliate ,  il  Balluardo  uà  à  grandiffimo  pericolo  d'effer  ro  ti.Jònodcbjiì" 
uinato,  poflTendp  il  nemico ,  fatta  la  fafcinata,  ftar  dopo  la  parte  tagliata  fenza  fo- 
Tpetto  d'alcuna  offtfa,  che  li  ucnghi  da  tì.mco .  Al  che  s'aggiugnc  ancora  la  ftret- 
tezza  del  fito  e  della  piazza,  caufara  da  l'angolo  acuto:  donde  in  cafo  che'l  para- 
petto ila  rotto  per  batteria, e  confumato,  non  rimane  fpatio  alcuno  da  ritirarfi ,  e 
da  fare  un'altro  parapetto  con  gabbionata  ,ò  trincea  come  fi  coftuma  in  fimili  ca 
fì.Si  fuggiranno  adunque  quefte  figure,c  ccrcherafiì  di  fare  la  Città  per  il  manco,  it  città  fta  perii 
per  picciola  ch'eflcr  de'bba,  di  cique  lati  dalle  cortine  reali.  Di  fei  far^  meglio  e  di  mxico  di  cinque  la 
lette,perche  quanto  più  s'auuicinerà  alla  forma  circolare,  tanto  più  farà  capace  d'  ''  • 
habirationi ,  &  hauerà  gli  angoli  più  ottufi ,  e  per  confeguenza  tali ,  che  daranno 
commoditàdi  tabricarui  fopra  più  accommodati,  e  più  forti  Balluardi .  Ma  quan 
do  il  filo  fconcio,  e  difadatro  non  comporterà  tali  forme,  ò  haueremo  ad  edificar 
fopra  qualche  faffojò  luogo  dirupato,che  non  fia  così  fottopofto  al  pericolo  di  bat 
terie,  come  ilpiano,  ci  accommodcremo  al  fito.  Ancora  quando  il  fito  della  Città 
da  farfi,  hauerà  qualche  lato  pericolofo  più  de  gli  altri,  cercheremo  di  uoltar  uer- 
fo  quello  la  cortina  fatta  à  forbice,  ò  fecondo  altri  il  puntone  del  balluardo,  acciò 
c/fendo  battuto,  fia  battuto  in  isguancio,  e  con  manco  danno,  benché  à  mio  giu- 
ditio, è  più  ficura  cofa  il  uokarc  in  uerfo  il  nemico  la  cortina  à  forbice ,  che  ha  più 
difefe,  &  è  al  certo  più  iicura.  e  quefta  fi  fa  in  due  modi,cioè  femplicemente  come 
nella  prima  figura  fi  ucde,  ò  co'iifalti(che  più  mi  piace)co;Tie  nella  feconda . 


Cafltllijimo  qua- 
dribceri,  ò  à  cin- 
qui, l^i. 


Fortificationt   à 
ficllu. 

Capitan  "Piero 
Manini . 
Antonio  I{icafoli 


Batteria  fi  fa  per  li 
ncanita. 


^     Della  Fortif^.  delle  Città 

L  A  forma  quadra  farà  manco  biafimcuole  ne'caftdli  delle  Città  chiamati  For 
tC7.zc  e  Cittadelle  ;  &  ciò  per  rifpctto,  della  picciolezza  loro,e  per  fuggire  la  fpcfa 
delle  guardie,  che  d'ogni  tempo  conuicn  tcniriii,  auuenghi  che  è  cola  chiara,  che 
manco  guardie,  e  manco  artiglierie  uorranno  quattro  Balluardi,che  cinque  e  che 
fei,benchc  mi  piacerla  ch'ella  fi  faceffe  di  cinque  lati .  Et  se'l  Prencipe  pure  haue- 
rà  da  fpendcre,  farà  il  meglio  confumare  i  danari  nella  grolfezza  &  altezza  delle 
muraglie,  e Balluaidi,  e  nel  cauar  larghifllmi  foflì,che  nel  moltiplicar  Balluardi,ac 
ciò  quelli  non  habbiano  ad  effer  più  uicini,  &  un  l'altro  fi  offendine  nello  fparar  1' 
artiglieria  grofla  contra  le  machine  de'nemici,che  per  cafo  fiano  in  tempo  di  guer 
ra  accollate  alla  muraglia,o  per  altro  bifogno  :  ò  che  faccia  mefticro  (come  s'è  det- 
to )  tcncrui  più  guardie,  che  non  ricerca  la  forma  quadra . 

La  forma  della  Città,chefimigli  una  ftella,  cioè  che  habbia  le  cortine  ripie- 
gate in  drcnto,  mie  fempre  molto  piaciuta,  editai  pianta  la  muentione  nóènuo 
uà, màpenfataalligiornidenoftri  padri  rimperocheMarco  Manini  d'Anghiari, 
huomo  di  molto  ingegno,  già  mi  diffc,  che'l  Capitan  Piero  Manini,quando  i  Fio- 
rentini haueuan  cinto  d'afledio  San  Leo  di  Montefeltro,  fece  uedcre  ad  Antonio 
Ricafoli  capo  quiui  dello  effercito,  una  pianta  di  Città  da  lui  difegnata  della  for- 
ma predetta  cioè  à  ftella,  &  io  già  l'anno  1550.  uidi  àPadoua  una  cortina  ritirata 
in  dentro  con  boniifimo  intendimento,  che  mi  moftraua  in  efrere,argomentando 
dalla  parte  al  tutto,  l'utilità  della  forma  àftella,  che  è  quefta,  che  le  cortine,  uolen 
dole  il  nemico  battere  per Hnea  diritta,  come  s'ufa  per  il  meglio,  bifognerà  farei' 
approccio,e  gabbionata,&  apprefentar  la  batteria  in  lato,doue  farà  oftefo  da  moL 
te  bande,  e  di  più  preffo,  che  egli  non  offenderà  la  muraglia .  E  quando  pure  gli 
uenga  fatta  la  batteria,nel  far  la  fafcinata  fopporterà  maggior  danno,che  fé  le  cor 
tine  fuffero  diritte,  e  nel  dar  l'affalto,  gli  affalitori  da  quattro  diuerfe  bande  faran 
no  feriti,non  leuando  e'fìanchi,  ò  da  tre,  leuandoli,  cioè  da  tutti  due  i  iati,da  fron 
re,  e  di  dietro  alle  fpalle  .  11  tutto  fi  può  comprendere  dalla  fottopofta  figura . 


Libro  Primo . 


QvANTO   alIagrandezzadellaCittà, fihàd'auucrtiredinonlafar  troppoam 
pia,e  (concia,  &  in  ciò  molto  mi  piace  l'upinione  d'Anftotele,qual  dice,che  Città  ^m-nellib-7'aet 
grande  fi  chiama  quella,  ch'è  affai  potente,  non  quella  che  ha  affai  habitatori  ;  co-  **   "'  .caf.^. 
me  fi  diria,  Hippocrate  non  come  huomo,  ma  come  medico,efrer  maggiore  de  gli 
altri  più  alti;  e  che  fé  la  grandezza  s'hà  da  giudicare  dalla  moltitudine,  non  s'hà 
da  giudicare  da  ogni  moltitudine,  come  è  a  dire,  ferui,  foreftieri,  &  altre  perfone, 
ma  di  cittadini^che  fanno  la  Città .  Appreflb  dice  il  medefimo  Ariflotele,  che  ac- 

C        cloche 


«fu 


Della  Fortif.  delle  Città 

cloche  una  Città  fia  beata,  fa  mcfticro  ch'ella  fia  grande  ;  ma  che  fi  come  e  diffini- 
ralagrandezzadcglianimali',  delle  piante,  e  degli  ftrumenti,  che  hanno  illor 
potere  per  ciTcre  ne  troppo  grandi, ne  tfoppo  piccioli(auucnghi  che  fé  faranno  ai- 
re Città  non  pano  trimcnti,  faranno  abbandonati  dalla  hatura,ò  ftaranno  male,ficome  una  naue 
troppo  gra}idi,ne  lunga  un  palmo,  non  fi  potrà  chiamar  naue,  ne  manco  s'ella  farà  lunga  due  fladij) 
troppo picaole.      cofi  ancora  le  Città  non  debbono  effcrc  ne  troppo  grandi,  ne  troppo  picciole . 

Per  il  che  egli  uuole  che  lìa  manifefto,  che  ottima  diterminatione  è,  che  la  molti- 
tudine del  popolo  fia  tanto  abbondante,  che  per  fé  fia  fufficiente  àuiucre,  e  facil- 
mente fra  di  fé  ftcffa  conofcer  fi  poffa .  11  che  è  ftato  fauiamente  detto  da  qucfto 
Inconucnienti.che  Philofopho ,  auu  cnghi  che,  fé  la  Città  farà  grandifiìma,  e  fmifurata,colui,  che  ha- 
ftgiiono  nella  CU-  uerà  il  carico,  e  la  cura  del  gouerno,  e  della  difcfa  di  quella,  non  potrà  mai  proue 
tàtroppo  grande,  ^j^^j.^  ne'tcmpi  d'affedii  à  tutti  e'iuoghi  quando  farà  di  bifogno,  e  non  potrà  inten- 
dere à  tempo  quello,  chequa,  clafuccederà-  efebcnclofaprà,non  ui  potrà  man- 
darprefto  aiuto;  ancorché  infimilicafi,  quando  le  Città  fono  troppo  grandi, 
fi  poffa  prouedcre  col  dare  gli  alloggiamenti  à'difenfori,  uicino  alla  muraglia,  e 
con  fegni  di  giorno  e  di  notte,  e  con  uedettc  ficuriffime,  e  con  caualli  :  di  maniera 
che  fi  faccia  fapere  ogni  minima  cofi,che  interuenga  ò  bifogni  in  qual  fi  uoglia  la 
to .  Di  poi  fé  à  tal  Città  fmifurata,  e  fconcia  uerrà  fopra  in  un  fubito  e  quafi  allo 
improuifo  il  nemico  gagliardo,  non  ci  farà  mai  tempo  baflcuole  da  prouederfi  di 
uittuaglie,  e  difenfori ,  e  di  fortifìcarfi  inrorno  alle  mura  doue  occorrirà .   E  fé  mi 
Terfonechenon     farà  detto,  che  cffcndo  grandiffima  la  Città,  e  non  dishabitata,  farà  di  neceiTità 
funo  pratiche  nel-  cheui  fia  ancora  gràdiifimo  popoIo,che  potrà  ad  ogni  bifogno  foccorrere;  rifpódo 
laguerra,non  Jon^  ^j^^,  coloro,quali  nò  fono  difciplinati  e  pratichi  nella  guerra, non  fanno  mai  quel 
nleOt7à.  ^°  effetto,  che  foglion  fare  i  ueri  foldati,àtalche  diece  non  uagliono  per  uno,ma;Ti 

mamente  nel  difenderfi  centra  uno  affalto,  che  fi  dia  alla  batteria ,  doue  uenghi- 
noà  morir  molte  perfone,  e  doue  faccia  mefiiero  di  difciplina,&  animi  di  br.uii 
foldati .    Ancorché  fi  fia  ueduto  taluoka,  chc'l  popolo  folo  d'una  Città  ha  fatto  in 
tempi  d'affedio  rcfiflenza  miracolofa  contrai  nemico,  e  fi  foglia  dire ,  che  fi  com- 
batte ardentemente  per  la  patria ,  per  la  propria  cafa ,  e  per  i  figliuoli ,  e  come  di- 
^rifl.ncUib.i.del  cono  e'Latini,  prò  aris  &focis.    ScriueAriffotcle,  che  fidiceua  che  quando  fu 
iaTolit.cap.2.      giàprcfa  Babilonia,  una  parte  di  tal  Città  fcctte  tre  giorni  che  non  fapeua  co- 
fa  alcuna  che'l  nemico  fuffe  pafUito  dentro ,  la  qual  cofa  (  benché  hoggi  di  ancora 
Città grar.difime,  fi  dica  del  Cairo  il  medcfimo)  nondimeno  non  fi  ha  da  credere.  Macibaftafa- 
ddunate.  per  foloquefl:o,chefimililuoghigrandiffimi  enelgoucrnare  enelguardare,  fono 

^  fcommodifllmi,  efi  poffono  chiamare  fimili  à  fmifurati  moflri,  quali  cffcndo  fuor 

dell'ordine  della  natura,non  uiuono ,  e  fc  uiuono  per  qualche  fpatio  di  tempo,  la 
fanno  male.  Riferifce  Leo  Battifta  che  Thcbe  fu  larga  ftadij  160.Memphi150.Nini 
uc  480.  Polumbota  Città  (come  dice  Megaflene)  fatta  dietro  ad  un  fiume,  fu  lun- 
ga ftadij  8o.largai5.Babilonia  fu  di  circuito,  come  dice  Curtio  nel  lib.  5,  ftadij 
358.  e  fecondo  Strabene  nel  hb.  16.  ftadij  335.  Hoggi  il  Cairo  è  grandiffimo,  &  in 
Italia  Milano  ha  il  nome  della  maggior  Città  che  uifia,mà  non  è  perciò  troppo 
fuordimifura.  Hora  uenendo  alla  diterminatione  delle  grandezze  delle  pian- 
,       ,      te,  dicoche,  fecondo  che  è  ftato  auuertito  ancora  da  altri,  fi  poffon  fare  in  piano 
irande77a  fiDof-  ^^^^'^'^^^^  fiano  di  due  miglia  e  due  rezi  di  diametro  l'una,  fino  d'un  miglio  &  un 
^infareT  terzo,  che  non  faranno  difconucneuoli .  Se  ci  piacerà  di  fare  la  Città,  che  fia  di 

diametro  braccia  7840.  cioè  due  miglia  e  due  terzi  in  circa,  bifognerà  per  fare  che 
le  cortine  &iBalluardiuenghino  digiuftae  conuencuole  grandezza,  cioè  ogni 
cortina  lunga  braccia  65o.ciafchedun  fianco  del  Balluardo  braccia  45.e  ciafchcd  a 
na  fronte  120.  dico  bifognerà  ch'ella  lìa  d'otto  lati,  e  così  habbia  ancora  otto  bal- 
luardi .  Se  la  uorremo  di  diametro  larga  braccia  6  860.  cioè  due  migha  &  un  quar 
to  in  circa,  conuerrà  farla  di  fette  lati,  e  che  habbia  fette  Balluardi.  Se  la  uorremo 

di 


Libro  Primo . 


IO 


di  diametro  braccia  5S80.  cioè  di  miglia  due  in  circa,  conuerrà  difcgnarla  di  fcì 
Jati,confciBalluardi.Sela  uorremolargitìi  diametro  braccia  4900.CÌOC  miglio  u- 
no,c  due  terzi  in  circa,  fliremo  coftrctti  àf;:tbricarla  di  cinque  lati,con  cinque  Bal- 
ìuardi .  Ma  fé  la  uorrcmo  di  3920. ,  cioè  d'iln  miglio  &  un  terzo  in  circa,  è  cofa  ma- 
nifefta,  hauendo  riguardo  alle  debite  milìlrc  delle  fue  mcmbra,che  farà  meftiero 
farla  di  forma  quadra  con  quattroBalluardi .  Benché,  come  ho  detto,  quefta  for- 
ma s'acconuiene  folo  alle  fortezze  et  à'caftelli,a  quali  non  fi  darà  à  f^ran  pezzo  tan  f'^^^''^'V*'^^^'[f^<: 
to  di  diametro,  ma  poco,  acciò  uenghino  piccioli,  benchela  piccolezza  rechi  do  Mij'^écftuddlT 
bolezza,  per  non  ui  rimaner  troppo  terreno  da  fare  la  ritirata  quando  la  cortina        ' 
fulfe  battuta,  e  non  fi  polfino  bene  adoperar  pezzi  groffi  per  rifruftare  le  cortine, 
perche  offendono  la  muraglia  iftefia  de  fianchi  de'Balluardi,  che  farà  oppofta  all' 
artiglieria,  che  fi  tirerà .  Le  cortine  intendo  che  fi  dcbbin  fare  ripiegate  in;den- 
tro,  come  dimoftra  la  figura  fottopolla ,  ò  condenti  e  rifalti^  come  fi  è  dimoftro  di 
fopra. 


Della  Fortif.  delle  Città 


ClKOt AMO 
if  ACCI. 


yjobilifme  Citti. 
fondate  fopra  e'fiu 
mi. 

Confiderai  ioni  che 
s'hanno  hauere 
quando  conueni 
difegnare  una  Cit- 
tà per  il  me:i^o  del- 
la cjuale  habbia  à 
fajjare  il  fiume. 


L  A  lunghezza  di  ciafcheduna  ucrrà  ad  cfTere  più  di  braccia  650,  ma  s'intenda 
Tempre  che  la  diftaza  da  un  Balluardo  à  l'altro  fia  per  linea  diritta  braccia  650.  che 
quefto  e  giufto  fpatio  nelle  forme  reali, del  che  di  lotto  fi  parlcrà.Sc  fi  farà  la  Città 
ò  fortezza  per  diferulcre  qualche  paflb,ò  frontiera, bifognerà  farla  affai  grande,ac 
ciò  ui  capifca  buon  numero  di  fanteria,  e  di  cauailcria ,  sei  pacfe  non  farà  troppa 
afpro,  per  potere  al  bifogno  ufcire  contra  e'nemici ,  che  altramente  gioueria  poco 
hauere  in  tai  luoghi  di  frontiere  fortezze,  e  piazze  picciole,  chenonfulfcro  ri- 
cetto di  copiofo  prefidio . 

DiTER MINATO  chc haucrcmo della  grandezza  ,  e  del numcrode'Iati della 
Città,  e  del  luogo  del  cafl:cllo,ò  della  rocca,  che  uorremo  fare,  della  quale  dire 
mo  più  à  baflb,  confidercremo  chela  Città  debbe  hauere  più  e  più  forti  di  mem- 
bri, e  parti,  che  la  difendino,  cioè  oltra  le  cortine,  i  Balluardl ,  le  Piatteforme,  i 
CauaIlieri,e"Fofri,  le  Cafe  matte,  le  uie  fuori  de'foifi ,  l'argine  e  fpalto  col  parapet- 
to, quale  alTicurie'foldati  delle  fortitc,  delle  quali  opre  particolarmente  al  fuo 
luogo  parleremo,  s'accommodcrà  il  tutto  col  fuo  debito  ordine,  auuertcndo 
di  non  fi  guidare  in  ciò  con  quel  giuditio,  che  l'occhio  folofenza  la  mifuracimo 
itra,auucnghi  che  rimarremmo  ingannati,  per  chefempreinanzi,  chcfiuenga 
al  murare ,  &  ad  alzar  l'opra,  le  piante  e  le  piazze  paiono  grandiifime ,  e  difconue 
neuoli,  e  dopo  rielcono  picciole,  il  che  molte  uolte  interuicne  nel  difegnare  e'Bal 
luardi  e  fimili  membri  di  fortezze  ;  donde  ho  ueduto  alcuni  Architetti  eflferfi  di 
gran  lunga  ingannati  nel  farei  difegni;  perche  fi  per  cagione  dell'occhio,  che 
inganna,fi  perche  non  haueuano  riguardo  al  riftrignere ,  che  e  caufato  dalle  grof- 
fezze  delle  muraglie,  e  dalle  fcarpe  di  quelle,  hanno  fatto  l'opre  dishoncfìamcnte 
picciole.  però  inanzichequcftcfil^accino,edaconfiderar  la  cofa  molto  bene,  e 
da  difcgnar  prima  il  uano  di  drento  con  le  lue  piazze,  e  fuor,di  quello  il  rimanen 
te  dell'opra,  che  in  tal  modo  non  potrà  fuccedcre  inconucniente  alcuno . 

Delle  piante  delle  Città,  alle  quali  debbono 

pcrmezopaffare  e'fiumi,  e  di  quelle  che  s'haueranno  à  difegnare  in 
monti,  colli ,  e  piagge ,  ò  fattcui  da  gli  antichi ,  s'haueranno 
à  fortificare ,         C  a  P.  1 1 1 1. 


T  I  M  A  N  D  o  alcuni,  chc  fia  util  cofa  il  fabricare  le  Città  fopra  e* 
fiumi,  malfimamcntc quando  fianoabbondantiffinù  d'acqua,  e 
ciò  per  potere  ànoftra  porta  dar  l'accia  à'fofiì  delle  mura,  perla 
nauigatione,  e  per  altre  utilità,che  giornalméte  fé  ne  cauano,qua 
li  anche  da  gli  antichi  furono  con  ficTeratc ,  laonde  ucggiamo  che 
nobiliffime  Città  fondarono Ibpra  e'fiumi,  comcèmanifcfto  in 
Italia  e  fuori  iparmi  che  fi  debba  dire  in  particolare  qualche  cofa  della  pianta  di 
tah  Città,con  animo  di  paffar  dopo  alla  pianta  dellaCittà  da  farfi  in  monte,in  col 
li  e  piagge,  in  laghi,  e  dentro  al  mare.  Dico  adunque,  che  uolcndo  noifabrica 
re  la  Città  fopra  d'un  fiume  abbondantiffimo  d'acqua ,  fa  meftiero  chc  habbiamo 
l'occhio  à più  cofe,  confiderando  beniflìmo  quello,  che  tal  fiume  col  crefcer  fouer 
chio,  ò  conl'elferchiufodallatodi  fotto  della  Città,  polfa  fare;ò  anche  con  l'effe- 
re  fuolto  e  deriuato  in  altro  lato,  che  danno  ci  po/fa  recare,  e  fé  fia  uicino  ò  lonta- 
no dalla  marina,  percioche,  fé  fi  farà  ueduto  per  e'tempi  adictro,  che  tal  fiume  nel 
uenir  groffo,  gonfii  grandemente ,  &  in  una  parte  più  ch'n  altra,ò  per  l'andare  con 
le  forze  unite,  ò  per  nbattimento  della  ripa,  loglia  fpicgarc  il  fuo  impeto ,  tal  par- 
te non  fi  piglieli  per  difegnarui  la  Città.  Se  con  il  chiuderlo  fulle  facil  colà  il  fare 
iondarela  Città  futura,fi  cercherà  per  quella  parte  delle  ripe,che  farà  più  dediue, 

e  più 


■>. 


'.  ; 


Libro  Primo.'  ii 

e  più  caduta  hauerà  ;  e  nel  fare  la  muraglia ,  s'auuertirà  di  fabricarla  più  alta ,  che 
non  fi  faria  in  un'altro  luogo,  che  non  ftcfle  fottopofto  al  pericolo  dell'acque;  &  il 
fìmile  fi  farà  alle  muraglie  dentro  delle  ripe  di  detto  fiumc,&  accommoderannofi 
alle  aperte  delle  fcale,  che  fcenderanno  nel  fiume,  le  Porte  da  potere  in  un  tratto 
quando  bifogni,  ritener  l'acqua  che  non  paflì  dentro .  Et  à  queftc  muraglie  fi  da- 
rà piùfcgrpa  che  à  l'altre .  L' iftenb  fi  farà  anche  quando  piaceffe  al  Prencipe,  che 
laCittàfi  fabricalfcnon  troppo  lontana  dalla  marina,  auuenghi  che  in  tal  ca- 
fo,  fi  può  temere,  che  qualche  uolta  per  fortuna  di  mare,  che  fpinga  l'onde  alla 
focedelfiumcin  tempo,  che  quello  per  abbondantiflìme  e  repentine  piogge  fia 
grolTo,ella  nò  uada  à  pericolo  d'eifer  fommerfa,come  non  una  uolta  uediarno  eflc- 
re  interuenuto  à Roma  .Per  ilche  à  me  pareria ,  che  fi  doucffc'tenirfi  lontano  afilli 
dalmarc,purchenon  fi  perdere  la  commodità  della  nauigatione.  Doue  il  fiume  Muraglia  all' en- 
haueràadentrarc,fi  difegnerà  la  muraglia  à  forbice,  fi  ch'ella  uengaà  ferire  coni'  trata&ufcitadd 
angolo  acuto  delle  lince  delle  cortine  caminati  in  dentro  uerfo  la  Città,dico  uen-  fii^^ne come [t dtb- 
gaàferirein  mczo  al  fiume.Et  ilfomigliantcfaraflì  alla  parte  di  fotto,  doue  il  fiu-  °^t'^^^' 
mchaucral'ufcità,  equefto  acciochefemai  per  cafoil  nemico  ci  togliefl'e  l'acqua 
con  lo  fuoltar  detto  fiume,quando  uerrà  per  palTar  dentro  per  il  letto  afciutto,  co- 
me già  fu  fatto  à  Babilonia  da  Semirami,da  Ciro,  e  da  Aleflandro  Magno  con  lo 
fuoitarc  e  deriuare  il  fiume  Eufrate,  che  le  pafTaua  per  mezo  (della  qual  cofa  Seno  Semphonte  mi  li. 
phonte,Frontino,eGieremia  profeta  ne  fanno  mentione;  fia  da  molti  lati  fin  die-  ^•'^^O'"  T'.«(fw, 
tro  à  le  fpalle  grandemente  offefo.ApprefTo  fi  difegneranno  in  tal  modo  le  mura  j'/'r^f*"^  Ir^' 
delle  ripe,  che  doueranno  elTer  chiufe  dentro  alla  Città,  ch'elleno  faccino  la  figura  remundcat.%  i 
detta  rhombo,  cioè  che  elleno  fiano  ripiegate  indentro  inuerfo  l'una,  e  l'altra  par- 
te della  futura  Città,  come  hanno  da  eflere  quelle  delle  cortine .  Dalla  qual  forma 
ne  nafcerà  doppia  utilità,  runa,che  uenendofi  ad  allargar  molto  il  letto  del  fiume 
nel  mezo,  fé  gli  uerrà  à  fcemar  la  forza  quando  uerrà  groflb;  l'altra,  che  quando  e' 
nemici  pafferan  dentro,  faranno  molto  più  oifefi,che  airentrare,e  cofi  torraifi  loro 
la  fperanza  di  poter  fare  quello,  che,  come  habbiamo  già  detto  di  fopra,  fu  fatto  à 
Babilonia .  Et  ancora  ne  feguirà  qucft'altra  utilità ,  che  effendo  per  cafo  prcfa  una 
parte  di  detta  Città,  l'altra  fi  potrà  per  benefitio  di  tal  ripa  difendere  ;  la  qual  cofa 
acciò  uenga  più  agcuolmente  fatta,  uoglio  che  e'ponti,che  fi  faranno  fopr'al  fiume 
(quefti  debbono  eflere  d  i  fotto,e  di  fopra  doue  farà  minore  la  larghezza) ui  ciao  al  '^°"^'  de' fiumi  dC- 
leripequantoèlalunghe'zzad'unapicca,òanchepiù,  nonfianodipietraemura-  ^JV,  ^  "^it'^'^'''^ 
ti,màdilegname,  acciò  in  un  bifogno  fi  poffinoguaftare.E  benché  quando  altrui  ^^  ' 

hauerà  il  nemico  patrone  della  metà  della  Città,  fia  malageuole  il  difender  l'altra 
parte,nondimeno  s'altro  benefitio  da  tal  forma  non  s'hauerà,al  certo  s'hauerà  que 
fto,di  poterfi  dare  à  patti,  e  no  andare  in  un  fubito  à  difcrettió  del  furor  de'nemici. 

Ancora  quando  il  fiume  farà  troppo  rapido  &  impetuofo,s'auucrtirà  di  farlo  cam-  ^'"P^'^o  de  pumi 

V*     ,      .     j       V        ,         ì  ■  r       ■  j  u    r---         t  I  j   11  come  II  Jminiiijca. 

minareauolteindueotreluoghituoridellaCittaalquanto  lontanodallaentra-         ^ 

ta,  perche  in  tal  maniera,  come  alcuni  dicono,fe  gli  uieneàfcemarela  forza. 

Sh   haueremoàdifcgnarelaCittàin  monte,  cercheremo  di  accommodarcifo-  Città  inmonte. 
praquellaparte,  che  farà  più  forte,  e  che  haueràda  torno  piùualli.  come  èilfito 
di  Perugia,  acciò  il  luogo  non  poffa  mai  effere  affediato,  &  il  nemico,  qual  tente- 
rà di  accamparfi,  habbia  à  metterfi  molto  lontano .  Di  più  fi  eleggeràla  parte  più 
dirupata,  e  più  piena  di  fcogli,  che  uietino  il  fare  le  cane  delle  mine,  &  alla  parte 
che  farà  fignoreggiata  da  qualche  monte  ò  colle  fopraftante,  fi  uolterà  la  punta  di  Fortijicatione  eri 
qualche  Balluardo  accompagnato  dietro  da  alto  Caualliero  di  terra,  e  farafllil  p^rocontrauncol 
fondo  del  fofifo,  che  à  quello  fi  tirerà  dauanti,  non  piano  ma  à  guifa  di  tetto,  ò  co-  ^^fip'^^fi^"(<'- 
me  fi  dice,  à  fchiena  d'afino ,  che  da'lati  di  qua  e  di  la  mandi  con  lo  fdrucciolo  o- 
gni  maceria,  che  uifuflTe  gittata  drento,nelle  ualli  :  ò  uero,come  piace  ad  alcuni,  fi 
uolterà  inuerfo  il  colle  fopraftante,  la  cortina  à  forbice,  chiamata  dal  Capitan  la- 

conio 


Citi  a  in  piaggia,  0 
faldddimonteòdi 
colle . 


I{imcdio  perche  il 
nemico  non  poffa 
batter  dentro  la 
Città. 


Citta  in  acqua 
morta , 


Della  Fortif.  delle  Città 

corno,  coda  di  nibbio,  come  fi  ucdccilcrcftato  fatto  da  lui  allafortifìcatione  di 
SenTioncta,&  come  uolcua  tare  il  Capitan  Francefco  Montemclino  àRoma,quan 
do  alteiTipodiPapaPauloiii.fi  trattaua  di  fortifìcarBorgo.Ilfimilefarafri  quan- 
do farà  nu-ftitro  di  dilegnare  la  pianta  d'una  Città  fópia  qualche  colle,  che  fia  fi- 
gnore,u,iato  da  un'altro  colle  lopraftante.  auuertendo  lempre  di  tirare  in  tal 
modoedilegni,  e  le  diritture  delle  cortine,  ch'elleno  non  fiano  fcopert^  dentro 
dal  nemico,  e  che  più  prefloallo'ngiìi  fiano  battute  per  linea  diritta,  che  allo'nsù. 
Se  alcuno  uorrà  edificare  la  Cittàin  piaggiaò  in  faldadi  colle  ò  monte,  come  è 
Arcefi,ccoinefi  ucggono  altre  terre  (benché  tal  fito  inaiarne  non  è  piaciuto  per 
molti  nfpetti,  e  maflìme  per  il  pericolo  d'eflcr  battute  le  cafe,  e  le  cortine 
offefedal  Iato  di  dentro)©  più  torto  fortificar  c[uella,  che  faràftatada  gli  antichi 
fatta  in  fimiIluogo,conuerràfcoftarli  alquanto  da'colli  fopraftanti,  efaree'rime- 
dij^chefi  fon  dcttiperle  Città  predette,  uoltando  anche  le  cortine  in  tal  modo, 
the  non  fiano  fcopcrti  i  difenfori  da  quei  di  fuori,  benché  à  ciò  al  tempo  di  guer- 
ra fi  prouegga  con  fpeffetrauerfe  di  trincea,  come  feci  io  in  alcune  parti,  gli  anni 
palfati,  in  Anghiari,  quando  infieme  con  alcuni  altri, all'hora  che  l'elfcrcito  Fran- 
ccfe  s'auuicinaua  a  Val  di  Chiana  ,  mi  fu  data  la  cura  della  fortificatione ,  e  dife- 
fa  di  tal  luogo .  Qiianto  allo  inconuenicnte  dell'efll-r  battute  le  calc(ancor  che  ciò 
non  faccia  pigliar  le  terre,  come  s'è  ueduto  à'noftri  di  perl'eflempiodi  Napoli  di 
Romania,,diSanLco,  diMontalcino,  di  Siena,  &  ad  altii  tempi  d'altri  luoghi)  fi 
può  trouar  rimedio  con  unaò  due  trauerfe  di  grofie  muraglie,quali  habbiano  dal 
mezo  in  sii  certe  aperture,  donde  paill  il  uento  &  il  fole,  per  la  i'alubrità  dell'acre  ; 
che  fi  polfino  al  tempo  di  guerra  chiuder  ficilmentc  con  opra  di  terraglio .  Tire- 
ninnofi  adunque  lelinee,&  i  difegni  della  futura  opra  con  ordine,  che  ne  fiegua- 
no  e'benefìcij  e  l'utilità  predette  :  e  quando  per  cagion  del  fito  fconcio,la  fortifica- 
tione non  pofil'a  ucnirc  fecondo  le  milure  reali, all'hora  faremo  il  meglio  che  fi  può 
accommodandoci  al  lìto,difcoftandoci  da  quelle  manco  che  farà  polfibile .  che  di 
quefte  fortificationi  non  fi  può  dare  ordine  certo,  per  eflere  e'iuoghi  incerti,  e  di- 
fadatti,  che  fotto  forma  certa,  e  regola  determinata  non  fi  poflbn  tirare. 

L  A  Pianta  della  Cittàin  luogo  d'acqua  morta,  come  dentro  à  laghi, &in  ma- 
re, fi  douerà  fare  con  quel  ordine,  che  lì  fanno  quelle  di  piano .  D  '  intorno,  acciò 
il  nemico  con  nauili,  Zatte,  e  fimili  altri  edifitij  di  legno  non  s'accofti  ò  per  falir  fo 
prale  mura,  ò  per  battere,  fi  faranno  palificate,e  fcogli  artifitiali,che  fiano  coper- 
ti, e  uietino  il  paffo.  E'porti  fi  accommoderanno  con  l'ordine,  che  fi  moftrerà  al 
fuo  luogo,  cioè  doue  fi  ragionerà  della  fortificatione  di  quelli. 


Se  nel  difegnare  la  pianta  della  Città^fi  deue  cer- 
car di  chiuder  dentro  terreno  per  feminarui,  per  foccorrere  al  tempo  d'affe- 
dio  alla  neceffità  del  uitto,  e  s'i'li  è  buono  che  le  Città,  e  fortezze  hab- 
bianodue,ò  più  ordini  di  mura.         Cap.  v. 


GIROLAMO       l^^^^^^i  L  Tartaglia  Brefciano  s'aflfliticò  già  in  cercare  modo  dafareuna 
■^^  *  ^  *^ ^'  m^-'^  (?^a    (;ittà^  che  haueffe  luogo  dafeminar  di  fuori ,  che  non  fufle  impe- 

dito dal  nemico,  donde  quella  per  fame  non  potefle  elferprefa,e 
fi  pensò  che  tal  cofa  fufse  poffibile. 

I  o  fopra  di  ciò  molte  cofe  nella  mente  rìuolgendo ,  non  mi  fon 
mai  potuto  perfuadere,che  ò  dentro  alla  Città,  ò  di  fuori  fia  poflì- 
-,  bile  con  l'arte  d'ottcnir  tal  cofa ,  le  però  non  fi  trouafse  qualche  monte  cinto  d'o- 

merra' Giudaica    §"^  intorno  di  precipiti)  inaccelfibili ,  che  à  fommo  hauefselargo  piano,  e  frutti- 
ne///t.  7.  wp.  4  4.    fero,  come  era  quello,  che  dice  Giofcpho  efscre  flato  fortificato  da  Erode  con  di- 

ibgno 


Libro  Primo.  iz 

fegno  difemlnaruiemantcniie  i  difcnfori  col  frutto,  che  produccua  quiui  il  ter- 
reno .  Bench£  Quinto  Curtio  dica,  che  dentro  ^Babilonia  erano  flati  lafciati  mol  Curtionellib.i. 
ti  fpatij  per  reminarui,acciochc fé  ftraniera  forza fuife  ueniita  fopra  e'Jìabilonij,  fi 
potefsero  hauercgii  alimenti  dal  terreno,  che  dentro  fi  coltiuaua .  Perciochc  chi 
farà  bene  il  conto  del  terreno  e  de'capi,chc  uuole  un  popolo  per  cauarne  il  frutto, 
chegli  bafti  à  uiuere,  uederàchenon  è  poinbii  tal  cofa^aunenghi  che  tanto  terre 
no,che  produca  il  frutto  bafteuole  à  cino^ue  huomini,e  quaiì  !o  fpatio  della  pianta 
d'una  rocca.    Conixifo  bene  chc'l  fcminarein  tai luoghi  non  occupati  da  gli  e- 
difìtij, haueria in  tempo  d'affedio  potuto  dar  grand'aiuto,  come  dice  Leonardo  'H^lUb.^.ddk 
Arretino,  cheinteruenneàRoma,  quandoeraaflediatadaGottii  mànon  già  del  iI«^''"*"^Co'"- 
tutto  fupplire  al  uitto  di  tutti  gli  habitarori,  ancor  che  pochi  difenfori  bifognaffc- 
ro  perralrifIìma,egrofrifnmamurag!ia,chehaueuatalCittà,maffimamctein  que' 
tempi,  che  non  haucuano  le  potcntinìm'armi  da  battere,  come  hanno  c'noftri . 
Conchiudo  adunque,  che  fé  noi  non  troueremofitofimileà  quello  dcfcritto  da 
Giofcpho,  òqualcheifolettain  mare,  alla  quale  foio  per  uia  di  foci,  e  come  per 
canale  fi  pofsa  auuicinarfi  (  perche  in  tal  cafo  bafteria  folamente  fortificare  le  boc- 
che de'canali,  e  l'intrate)  non  fi  potràmaifarCittà,  ne  fortezza,  che  pofla  uiuere 
del  frutto, ch'ella  ricolga  ò  dentro,  ò  fuori,  in  luogo  che  non  ie  fia  tolto,ne  molefta 
to dal  nemico.  Auuenghi  chefebenfarà  dentro  à  paduli,à  mari, ò  fopra  monti, 
hauerà  di  bifogno  di  muraglie  che  lo  chiudino,  e  di  difenfori  che  lo  guardino ,  e 
bifognando,  che  Io  fpatio  del  terreno  da  coltiuarfi,  fia  molto  grande,  hauerà  an- 
che bifogno  di  gran  numero  di  difenfori .    E  fé  fuflc  polfibile  quello,  che  io  à  ra- 
gione ardifco  negare,  s'hà  da  credere,  che  fra  tanti  fiti,  che  fono  al  mondo,  e  fra 
tanti  Prencipi,  che  fono  frati  defiderofi  d'aflìcurarfi  contra  l'empito,  e  la  uiolenza 
de'nemici,  con  l'ingegno  degli  Architetti  emartri  di  guerra,  fi  faria  fatto  quello, 
che  noi  cerchiamo  di  faper  fé  fi  può  fare.Ma  lafciado  quella  cofa  da  parte,e  uenen 
do  alle  Città  da  piìi  ordini  di  mura,  dico  che  Herodoto  lafciò  fcritto,  che  la  Città 
Cebetanahaueua fette cerchij  di  muraglia.  Vitruuio  diceche  ZamaCittàdegli  ^^/^l^'J^^  ''^^^'^' 
Africani,  fìi  circondata  dal  Re  luba  di  due  ordini  di  muraglia,  tanti  n'haueua  an- 
che, come  dice  Giofepho,  Alàca  Città  uicina  àlotapa.  Gierufalemmc,fecondo  il  ciofepho  nel  cap. 
incdcfimo,nehaueuatre.  PheraCittà,come lafciò  fcritto Liuio,n'haueua  due  or  iS.dellib.^.dellx 
dini.Memphi,fecondoThucidide,cradiuifa  in  tre  parti.  Città  di  Caftello,  come  ^""*^^"''^'     , 
lafciò  fcritto  Ruberto  OrfoAriminefc,haueua  due  cerchij  di  muragha,de'quali  pi^'^i  j^i^^l^'^"' 
anche  hoggi  fé  ne  ucde  qualche  ueftigio  ;  la  mia  patria  fimilmente  n'haueua  due,  Liiuiellib.e.delk 
tante  iljBorgo  Sàfepolcro,perlafciare  indietro  altre  Città  d'Italia,  ch'hannoanche  Deca^^. 
hoggi  più  recinti  di  muraglia .  Ma  il  fecretario  Fiorentino  à  ragione  danna  cotai  Tlmcid.ndlib.  t. 
forti  di  fortificationi,  auuenghi  che  più  di  debolezza,  che  di  fortezza  apportano,  ^^"'^^^  "^^'^^'~ 
perche  fanno  i  difenfori  poco  ardenti ,  e  ualorofi  al  difendere  il  primo  muro,  ha-  ^/^^'^f/cLa.'^  '" 
uendo  la  fperaza  della  faluezza,  e  dello  fcampo  in  quello,  che  hanno  dopo  le  fpal 
le .  Donde  facilmente  abbandonandolo,  fon  cagione,che'l  nemico  fattofi  uicino,  Tiucerchij  dimu- 
e  dando  coperto  piglia  ficuramente  anche  il  fecondo,  chealtrimenti  non  ci  elfen  ragUaalle  Cittifo 
do  fé  non  che  un  muro,s'adopra  ogni  induftria  e  forza  per  difender  quel  folo,non  Podannofi. 
rimanendo ,  perduto  quello,  alcuna  fperanza  di  falute.  Perciò  ucdiamo  che'l  pa- 
rer di  coftui  è  hoggi  approuato  da  tutti  gli  Architetti  &  Ingegnieri,che  non  coftu- 
man  di  farefenon  che  una  fola  muraglia],  fé  ben  Turino ,  e  non  fo  che  altri  luoghi 
fortificati  alla  moderna,  n'hanno  due  ordini.  Nel  difegnare  adunque  le  Città, 
non  ci  cureremo  fé  non  che  d'un  fol  recinto  di  cortine,  d'intorno  al  quale  dipoi 
metteremo  ogni  cura  &  induftria  per  farlo  gagliardo  di  contraforti,di  terrapieni, 
di  piantate  d'arbori  dal  lato  di  drento,  e  dell'altre  difcfcconfuete;  delle  quah  s'è 
detto  di  fopra,  e  fi  dice  di  fotto  più  à  pieno. 

In 


Della  Fortif.  delle  Città 


e  I  I^  O  l  A  M  O 
M  ACCI. 


Le  prime  I\ocche 
da  (juai  popoli  pcn 
fjte,ejabricate. 


Bacche  ptr  che  cofi 
dette . 


Curtio  nel  Uh.  5 . 

■pacche  de  gli  anti- 
chi in  quii  parti 
delle  Città  fi  face f- 

fero. 


^ 


In  che  lato  della  Città  fi  debba  difeanarelaRoc 

o 

ca^  ò  ucio  il  Cartello,  e  di  che  forma .  che  utilità  dcfrero  le  Rocche  à  gli 
antichi,  e  come  in  alcune  Città  lì  coftumò  di  farne 
due.     C  A  r.  vi. 

s  s  E  N  D  o  la  Città  affimigliata  al  corpo  humano,fì  come  quello  nel 
la  più  alta  parte  di  fc  ha  la  refta,  dond'è  gouernato,e  iìgnoreg- 
giato,  così  ancora  fa  mcfticro  che  la  Rocca  lìa  nella  Città,  &  in  tal 
luogo  piantata,ch'clla il  tutto  lìgnoreggi  e  difcuopra^c  fia  più  forte 
della  Città.  Però  gli  antichi  fecero  le  rocche  ne'iuoghi  alti,  delle 
quali  dicono  alcuni  cflcre  flati  inuentori  gli  Arcadi  (e  perciò  da 
quelli  cflcre  fiate  dette  in  Latino  Arccs  )  quali,  come  tcflifica  Solino,  fotto  Euan- 
drooccupauanoe'picciolicollijcquiuifì  fortificauano  .  Donde  anche  le  fommi- 
ta  delle  montagne  non  folo  da'Pocti,  ma  anche  da  gli  altri  fcrittori  furono  chiama 
te  Arces  e  la  fommità  del  cielo  da  Valerio  Fiacco,  da  Virgilio,  &  altri  fu  chiama- 
taArx,  cioè  rocca.  Sono  qucflcflibrichc  chiamate  rocche  in  uolgarc,  dalla  uoce 
Roccia,  che  lignifica  la  fommità  ò  ripa  del  monte,  Dante, 
«  ^^  piede  .1  pie  de  Una^liat.zroccia .  &  altroueilmedefimo. 

«  Che  dietro  ad  ^mnbdpajfaro 

„  V  alpeslri  r accie  "Po,  di  cui  tu  labi . 

e  ciò  meritamentc,pcrchetali  fabriche  fi  faceuano  fopra  monti  ò  in  luoghi  alti . 
Ch  e  le  rocche  fìano  fiate  anticamente  fatte  nelle  Città,fì  uede  per  qucfto,  cheTro 
ia  haueua  la  fua  Rocca  detta  IIio,la  Città  di  Nembrot  hebbcla  rocca  chiamata  per 
nome  di  torre.  Così  Quinto  Curtio  tefìifica  che  Babilonia  haueua  una  rocca,  eh* 
era  di  circuito  fladì)  trenta .  Roma  haueua  il  CapidogHo,  come  è  cofa  manifefla . 
Faceuano  gli  antichi  le  rocche,  quanto  io  ho  potuto  olfcruare,  nel  mc7.o  delle  Cit 
tà,  quando  haueuano  quiui  il  fìto  alto  e  rilcuato,  non  haucndo  confidcration  piìi 
che  tanto  al  foccorfo,  che  in  cafo  che  fi  fuffc  perduta  la  città,biibgnaua  à  quelle  da 
re  da  lato,  che  fuffe  fuori  della  muraglia  della  Città,  ne  alle  genti,  che  per  quelle  fi 
foglion  mettere  dentro  per  cacciare  il  nemico ,  come  fu  fatto  àBrcflli  da  Mons.  di 
Fois,  &è  in  altri  luoghi  auuenuto .  Ma  quando  non  haueuano  fìto  rilcuato  in  me 
?o,Iefaceuanoinqualfìuogliaa!tro  luogo  alto,  acciò  haueffero  iluantaggioe 
la  fortezza  del  fìto,  &  il  tutto  ben  illìmo  guardaffero.  Gli  Architetti  non  cosìanti 
chi,  péfando  beniffimo  à  tutta  l'utilità, che  fi  può  hauere  dalle  rocche,le  fecero  me 
ze  dentro  alla  Città,  e  meze  fuori,  fecondo  chee'fìticomportauano,  e  non  mail' 
edificarono  in  tal  lato,  ch'elleno  non  riufciffer  fuori  della  muraglia,  e  queflo, 
acciò  fi  poteffe  à  lor  pofla  metter  dentro  à  quelle,  e  cauar  genti,fenza  che  chi  fi  fuf 
fc  impadronito  della  Città,  potcflc  ciò  uctarc .  Alcuni  nondimeno  a  miei  di  l'han 
no  fatte  in  due  parti,  cioè  con  una  alquanto  adentro  la  Città  col  corridoio,  che  ar 
riuià  l'altra  parte  che  hanno  fatta  fu  la  muraglia.  Maquefla  foggia  di  fortezze  à 
me  non  piace,perchc  facilmente,ò  con  batteria,ò  co  mina  quel  rouinando,  lì  può 
uictare  alla  parte  di  dentro  il  mettere  ò  cauar  genti  per  il  detto  corridoio .  Però 
io  giudico  chela  rocca  fi  debbe  far  tutta  in  un  luogo,  chefìa  rilcuato,  e  fopra  la 
muraglia  della  Città,di  modo  ch'ella  ferua  per  un  Balluardo  nel  guardare  le  corti 
ne  della  Città  di  qua  e  di  là,  e  non  poffa  effer  olfela  per  lauicinità  da'Balluardi 
di  quella. 

Hassi  ancora  ad  auuertire  nel  pigliare  il  fìto  della  fortezza,  che  ellahabbia 
una ò  più  uie  coperte  da  mettere  in  quella géte  e  munitioni ,  ogni  uolta  che  occor 
rirà ,  e  ch'ella  benilfìmo  fìgnorcggi  la  Città,  &  al  bifogno  la  poffa  battere  ne'iuo- 
ghi doue  più  praticano  le  perfonc,  e  raaflìmamcntc,fe  farà  polfibile,  nella  piazza, 

e  den- 


Libro  Primo.  13 

e  dentro  per  cortina,  ò  per  fianco  una  delle  porte  della  Città,  à  fine  che  quando 

quella  per  calo  farà  prefa  dal  nemico,  ò  fi  ribellerà,  non  folamente  fi  pofia  battere 

la  Città,  e  mettendo  gente  per  detta  tortezza,  ripigliarla,  ma  ancora  fi  pofla  difar 

mare  la  porta,  e  le  cortine  de'loro  prefidij,  dando  gran;commoditàà  gli  aiuti,  che 

ci  ucrranno  di  fuori,  di  poterla  racquiftare.  La  fua  forma,  perche  la  fabrica  ha 

da  cfTcr  picciola,  làrà  di  quattro  Iati,  come  hoggi  fi  coftuma  di  fare  e'cafteili  in  Ita 

lia  e  fuori,  e  non  di  più  di  cinque.  E  non  fi  farà  però  tanto  picciolo  il  fuo  recinto, 

ch'ella  per  tal  cagione  riefca  debole,  tenendofi  per  parere  d'ogni  maftrodiguer-  ^'^'^S.'"  ^^'^^  "^« 

.•     •    r  1      I  AI-  I  •      1      ^1  •/-.,-       -1  ,        ^1      lì^nno  (patio  da 

ra,  edi  cialchcduno  Architetto,  che  tutti  cluoghi  fortificati,  che  non  hanno  da  fami  la  rctirata 

fare  la  ritirata  quando  fon  battuti,  fiano  deboli,  e  facilmente  fi  piglino-  Ma  pev-  fino  deboli. 
che  e'  Prencipi  e  le  republiche  mal  poffon  durare  alla  grande  fpcfa  delle  continue 
guardie ,  che  in  molte  fortezze  conuien  loro  tenire,  uogliono  ch'elleno  fi  faccino 
più  picciole  del  douere,alle  uolontà  de'quali  fa  meftiero  di  accedere,  co  quel  man 
co  danno  nondimeno  che  Ga  pofiìbile .  Douendofi  dunque  hauer  poca  fperanza 
nella  ritiratajchc  per  buó  rimedio  fi  oppone  córra  le  batterie,giudico  che  fi  deano 
difcgnare  le  muraglie  della  fortezza  tato  delle  cortine,quato  che  de'Balluardi,più 
grolfe  affai,  che  non  fi  coftuma  difegnar  quelle  delle  Città;  cofi  ancora  che  fi  deb- 
bin  fare  più  larghi  fofliàquefta,  e  più  profondi  che  alla  Città,  acciò  quefti  fcppor. 
tin  manco  pericolo  d'efier  con  le  fafcinatc  ripieni,  e  quelle  d'efier  dalle  artiglierie 
rouinate .  Benché  fé  bene  fia  gittate  à  terra  il  parapetto  in  qualche  lato,ui  fianp  al 
cuni  rimediifenza  fare  la  ritirata,  da  fchermirfi  da  l'impeto  de'nemici, quali  fi  dira 
no  di  fotto,doue  fi  parlerà  de'ripari  centrale  batterie.  Oltra  di  quefto  fon  di  pa- 
rere, che  dentro  alla  rocca,  nel  mezo  Ci  doueriafarc  un  mafchio,  non  di  muraglia,  '  ^^''''"'  '^  '^■^*"" 
come  per  tutto  fi  coftuma,  ma  di  terreno  dal  mezo  in  su,  fopra'l  quale  per  uia  co- 
perta fi  potefie  d'ogni  tempo  falire,  e  condurui  artiglierìa;  &  incima  inghirlandar 
Io  di  gabbionata,  ò  di  falda  trincea  per  guardare  la  campagna,  che'l  nemico  non  C\ 
pofla  accoftar  con  gabbionate,  trincee,  forti,  e  cauallieri  per  offenderla;  e  per  me- 
glio fignoreggiare  efcoprire  la  terra,  e  poterla,  quando  faccia  di  bifogno,  battere, 
e  grauemente  moleftare .  E  la  ragione  è.quefta,  che  i  mafchi  di  muraglia  facilmen 
te  fi  rouinano,  e  quando  fono  percoffi  dall'artiglierie,  con  le  pietre,  che  sbalzan 
fuori,  offendono  dattorno  e'difenfoii  dell'altre  parti  della  rocca,  che  per  effere  il 
luogo  picciolo,  fono  uicini  à  quello .  liche  rron  auuicne  ne'l  Caualliero  e  mafchio 
di  terra .  Le  punte,ò  fronti  de'Ealluardi  fi  uolteranno  à  quei  luoghi,  chemaggior 
pericoli,&offefe  minacceranno. 

D  I  dentro,  oltra  il  mafchio ,  fi  faranno  pozzi  e  citerne,e  fi  compartiranno  con  4^«i 
buono  ordine  e'iuoghi,  affai  capaci,e  bene  inrefi,  che  habbiano  à  feruire  per  e'pre  ^^P 
fidii,  per  le  munitioni,  e  uittuaglie,  e  per  l'armerie,  e  machine  che  fi  tengono  per 
la difefa .  Auuertendo  di  accommodare  la  ftanza  dalla  poluere  dall'artiglierie  in 
luogo  appartato,  più  de  gli  altri  ficuro  dal  fuoco  ;  e  con  tal  ordine,  che  fé  mai  per 
cafo  ò  per  fraude  d'alcuno  il  fuoco  in  una  parte  s'appiglierà,non  fi  uéea  ad  abbru- 
fciar  tutta  la  poluere,  ma  una  picciola  parte,  e  non  n'habbia  à  feguire  rouina  d'im- 
portanza de  gli  edifitii  e  del  prefidio,  come  gli  anni  à  dietro  interuenne  nella  for- 
tezza di  Maffa  in  quel  di  Siena,  &  è  altre  uoltein  alcuni  luoghi  accaduto.  Ben- 
ché per  ouuiare  à  cotai  pericoli,  mi  piacerla  ch'I  carbone ,  il  Iblfo ,  e'I  falnitro,  de"  Come  fi  tenga  la 
quali  fi  compone  la  poluere  predetta,  macinati  ò  pefti  fi  tenilfero  in  luoghi  fepara  poli^ere  dalle am- 
tiogniunadi  quefte  materie  da  fé,  che  in  tal  modo  farianofecuriffimi  dal  fuoco,  j.'^"^  ■'"■''"' 
&al  bifogno  fi  potriano  mefcolare  &  incorporare  infieme,  fecondo  che  l'occoren 
zerichiedeflero.  Auuertiraffi  ancora  di  fare  che  dentro  alla  Città  non  fia  alcuno 
edifitio  uicinoò  lontano,  che  poffa  offendere  la  fortezza,ne  ancho  fcoprirla.Etfc 
uè  ne  farà  alcuno  edificato,fi  farà  gittate  in  terra ,  come  fece  Papa  Paulo  iii.  in  Pe- 
rugia, &  altri  Prencipi  hanno  fatto  in  altre  Città  d'Italia . 

D        Quanto 


Della  Fortif.  delle  Ciità 


Liuionellib.j'dd 
la  Deca  j. 
Limo  nel  lib.j. del 
LtDeca  I. 
Liu.ltb.^.Dec.i. 

Liu.nellib.i. 
Deca  ?. 
Liu.iitUa  Dee.  ^. 
lib.i. 

Liu.nellib.8. della 
Deca  4. 

Liu.nellib.9.della 

DecA  I . 

I^tl  lib.  2.  di  Sa- 

ì/iuiUocdf.j. 


Tlutar.in  Telopi- 
da. 

yiri.nellib.ì.del 
Utncidc. 


Liu.nellib.SJell^ 
Decai. 
'Jy{eltib.9.deUa 
Kudcjitm  Deca, 


Q  V  A  N  TO  alla  Utilità,  che  haueuano  gli  antichi  dalle  rocche,  dcucft.iuucr- 
tirCjChcqueftcfabricheapportauano  utile  non  picciolo,  il  cheli  ucde  pcrkuoc- 
ca  di  Tarato,  quale  lì  tenne  cinque  anni,  e  diede  aiuto  à  Fabio  nel  ripigliare  quel 
Ja Città.  ScriueancoraTitoLiuio chela  rocca  diRoma,cioè  il  Campidoglio, 
fu  cagione,  che  Roma  non  fi  perde  tutta,  anzi  fauori  nel  ricourarla .  Hauendo  e" 
Romani  prelb  una  terra  de  Volfci, chiamata  Artena,Ia  rocca  lì  tencua.e,co;iic  egli 
dice,  non  poteuacficrprcfa  per  t'orza,  pcrcioche  per  lo  (patio  del  luogo  era  te- 
nuta da  alTai  prclìdio,  &:  haueua  dentro  tutto  il  grano  della  Città^  quale  u'cra  Ha- 
toportatoprima,  che  quella fulìeprefa,  e  per  cagione  del  tedio  c'nemici  s'erano 
per  partir  da  tal  luogo,  s'un  fer  uo  non  tradiua  detta  rocca .  Eflcr.  J.o  prelà  Cosen- 
za da  l'elTercitode'Brutij,  la  rocca  fifaluòcon  alcuni.  Quei  d'Andro  elTcndori- 
chiefti  d'arrenderli,  non  lì  uolfcro  arrendere,  perche  la  rocca  c;a  tenuta  dal  pre- 
lìdio del  Re .  ElTcndo  fiata  prefallìonda  Città  da'Tcrmeflcni,  lù  rimafe  la  rocca , 
che  non  fu  prcfa,  quale  dopo  fu  dai  Confoìo  Romano  foccoria  ^  e  liberata . 

QvANTO  àrhabitare  le  rocche ,  leggclì  apprefibLiuio  che  la  rocca  di  Sora 
non  era  habitata,  ne  guardata  da  alcun  prelìdio.  Per  quello  ancora, che  io  ho 
olTeruato  apprellb  Liuio  medelìmo  &  altri  fcrittori,  il  Campidoglio  non  lì  teneua 
ordinariamente  guardato  con  prelìdii,  fé  non  che  al  tempo  di  guerra .  Per  il  con 
trarlo  trouo  nelle  facre  lettere,  chela  rocca  di  Gierufalemme  era  habitata  da  Da- 
uit.  La  rocca  di Thebc ancora  era  guardata,  come  dice  Plut;.rco, dalla  cohorte 
Pretoria  coftituita già  da  Gorgida.  Quella  di  Troia  lìmilmca:c  era  guardata, 
donde  dice  Virgilio , 

»»  yccifi  e  guardian  de  l'alta  rocca,  ._ 

V  Sjiindi  rapir  lafacra  effìgie,  e  arditi 

»  Con  le  nunfangiiinofe  di  toccare .  &c. 

SidebbeanchefaperechealcuneCittàdcgli  antichi  haueur.nodue  rocche,  co- 
me fu  Orco  deirilbla  di  Negroponte,  fecondo  che  tcHiiica  Liuio,  delle  quali  una 
era  fopra'l  mare,  l'altra  nel  mczo  della  Città .  Altrctantc  n'haueua  Locri,quali,  co 
me  egli  dice,  non  erano  troppo  lontane  una  dall'altra.  Pifa  non  è  molto  tempo 
che  haueua  due  rocche,  delle  quali,  quella  che  era  alla  porta  à  mare,  cerne  difuti- 
le s'è  guaita .  Fiorenza  n'ha  due,runa  già  fatta  fare  dalla  buona  memoria  Del  Du- 
ca AlelTandro,  l'altra  dallo  IJlaftrir;uTio&  Eccellentiflìmo  Duca  Cofmo,nclGi- 
ramonte  à  fan  Miniato,ancorche  lì  porrla  dire  che  uè  ne  fulfero  tre,chi  tcnclfe  con 
to  della  fortezza  uecchia..  Non  danno  duco  più  fortezze  in  una  Città  grande, 
quando  ui  lìano  lìti  gagliardìfiìrai,quali  dal  nemico  che  roccupaflc,potc)fcro  c^^o. 
re  facilmente  fortificati ,  ò  da'cittadini  ad  un  tratto  prclì  per  rcfiilcrc  al  Frcncipe, 
e  per  ribellarli. 

Che  le  Rocche,  ò  Cittadelle,  fecondo l'upi- 

pione  d'alcuni,  non  fi  deueriano  fare  nelle  Città .  Quello  che  di  ciò  fi 
debbe filmare.         Gap.  vii» 


«ItOLAMQ 
ii  A  C  0 1. 


o  N  o  molti  anni,che  leggendo  io  e'iibri  del  Secretarlo  Fiorentino, 
trouai  che  egli  danna  le  Rocche,  Cittadelle,  ò  fortezze,  che  le  uo- 
gliamo  chiamare,  quali  fi  foglion  fare  nelle  Città.  Di  cui  il  pa- 
rere, quafi  perle  medefime  ragioni,  ch'egli  adduce,è  flato  abbrac- 
ciato da  Pietro  Cataneo  Senefe,  huomo  di  molta  diligentia.  E' 
fondamenti,  per  i  quali  il  detto  Secretario  Fiorentino  fi  mone,  fo- 
u^l cappio  "  "°^^'*°  ^*^"  "^i  ricordo)  quelli.  S'è  ueduto  à'di  nollri  il  Sig. Nicolò  Vitelli,disfarq 
f»   f-^  '-      «lue  fortezze  in  Città  di  Callello,perpotertenire  quello /lato.  Guido  VbaldoDu 

ca 


J^elcap.ió.del 
lib.  i .  della  .Archi 
lettura. 


Libro  Primo .  j  4 


cad'Vrblno  ritornato  nel  Tuo  ftato^dcl  quale  era  (lato  cacciato  da  Cefare  Borgia, 
fpiantò  tutte  le  FortC7.ze,chcu'crano,  giudicando  in  tal  maniera  poterlo  meglio 
•difendere. ^E'Bcntiuogluitornati  in  Bologna, uGuono  il  fimile.  Qiiel  Prenci- 
pc,chc  ha  più  paura  de'popoli,clie  de'foreftieri,non  faccia  le  fortezze.  La  miglior 
fortezza  chefia,  cchc'lPrcncipcnon  fìamaluoluto  da'popoli.-auuenglii  che  fc 
bene  altrui  hauerà  la  forr(zza,ct  il  popolo  l'odiarà, quella  nò  lo  fakierà.perciochc 
apopolijChe  hanno  prefo  l'armi,  non  mancano  mai  foreftieri  che  gli  foccorrino.  ^        ti  r      (T 
Alla ContcfTa di  Furli  fece  utile  la  fortezza,  perche  cifcndonato  uccifo  il  Conte  fi^uvlì fi J^ utile 
Girolamo  fuo  marito,  effa  in  quella  li  faluò  da  l'impeto  e  furore  del  popolo,  &  UyoHtx7\t. 
hebbe  agio  d'afpertare  il  foccorfo,che Icuenne  da  Milano,&  in  tal  maniera  ricupe 
rò  lo  ftato .  Ma  ciò  iucccfle,  perche  c'popoli  all'hora  ftauano  in  modo^chc  non  pò 
teualorouenire  ftranicro  foccorfo,  pcrcioche  dopo  interucnendoil  contrario  -'*'■' 

cioèjche'l  popolo  àqucfta  Signora  nemico,s'accoftò  co  CefireBon^ia  chiamato  il 
DucaValentino,  non  le  ualfero  le  fortezze.  Per  ilche  dice  egli, loderò  chi  farà  le 
fortezze,  e  chi  non  le  farà,  e  biaiìmerò  qualunche  fidandoli  di  quelle,  ftimerà  pò-  'K'^lcap.  2A-del 
co  relTcrc  odiato  da'popoli.  Il  medefimo  autore  diflTe  delle  fortezze  cofe  non  diifi  ^''^'-•'^^'^'■fiorfi. 
mili  alle  fottofcritte .  E'  Romani  non  edificarono  mai  fortezze  per  tener  terre  ma 
benefaluarono  alcune  delle  edificate.  Si  debbe  confidcrare  che  le  fortezze  fi  fan 
no ò  per  difenderfi  da'nemicijò  da  (oggetti. Nel  primo  cafo non  fono  ncccfllirie 
e  nel  fecondo  riefcono  dannofe.  Sono  le  fortezze  cagione  che'l  Prcncioc  tratta 
male  e'popoli,  apportandoci  quello  molto  ardire,  e  lìcurezza.   Fanno  utile  ne' 
tempi  di  pace,  ma  non  già  quando  farà  guerra,  auuenghi  che  all'hora  fono  aflà- 
liteda'fudditi,  cda'nemici  ftranieri,  di  modo  che  non  è  pollìbile  ch'elleno  ad  am 
bifaccin  refiftenza.     Sonohoggidilc  fortezze  indcfcnfibili  per  cagione  delle 
Artiglierie,  non  potendo  e'difenfori  di  quelle ,  quando  che  la  muraglia  fia  battu- 
ta, fare  la  ritirata  con  nuoui  ripari, &  ciò  per  cfTcre  il  luogo  troppo  ftretto.  II  Con- 
te Francefco  Sforza  fatto  Duca  di  Milano,ui  fece  una  fortezza,qualc  non  recò  gio  ^'^^''^^.^'  Milano 

uamentoàglihcrediefuccefTorifuoi,  pcrcioche  con  l'animo,  che  da  quella  prefo  ^'^"^'^  "' 
haucuano,comincioronoadofllndere  c'fudditi.  Nongiouanolc  fortezze  per- 
che ole  fi  perdono  per  fraudedi  chi  le  guarda,  ò  per  uiolenza  di  chi  l'alTalta,  ò  per 
fame  .  "Volendo  altrui  ricuperare  uno  flato  perduto,  nel  quale  fi  tcn^hi  per  lui  u- 
na  forteza,  bifogna  hauerc  uno  eflercito  da  potere  andar  contra  colui  che  nel' 
ha  cacciato  .  &  in  tal  cafo  ancora  che  egli  non  ci  hauclle  tal  fortezza,  in  ogni  mo- 
do Io  rihaueria.  Le  fortezze  hanno  di  bifogno  d'uno  eflercito  in  campa'nia  che 
le  difenda .  Papa  Giulio  cacciati  e'Bentiuogli  di  Bologna ,  ui  fece  una  fortezza,  e  Cafltllo  di  Bologna 
di  poi  faceua  aflalfinare  (cofi  dice  tale  autore  )  quel  popolo  ad  un  fuo  Gouernato-  dachifatto. 
re,  per  ilche  Bologna  fi  ribellò,  e  f  jbiro  fi  prefela  fortezza,  e  non  fu  di  giouamen- 
to.  Il  S.Nicolò  Vitelli  ritornato  nella  parria,della  quale  era  ftato  caccìaro,disfe-  p  ■  r  % 

ce  due  fortezze,  che  uihaueua  edificato  Papa  Siftoiiii.  giudicando,  che  non  la  JcShfattcda 
fortezza,  ma  la  beneuolcntia  del  popolo  l'hauefleà  mantenire  nello  ftato.  Nel  Tapx  si(lo,rouhia 
M.  D.  VILGcnoua fi  ribellò  daLuigiXI  LRediFrancia,quaIeinperfonaelfen  te dd sig.-ì^coiò 
doui  uenuto  con  tutte  le  fue  forze,  &  hauendola  ricuperata,  ui  fece  una  fortezza  ^^^^^* 
per  fito,  e  per  ogni  altra  circoftanzainefpugnabile,poftafopra  una  punta  di  col-  ^^^^^    ^  ^     . 
le ,  che  fi  diftende  nel  mare,  chiamata  da  Genouefi  Codefa .   La  qual  fortezza  fa  ^  ciioulfMl 
fignoreggiaua  e  battcua  tutto  il  porto,  e  gran  parte  di  Genoua .  Occorfe  di  poi  nel  dolile  Luigi  %ii. 
M.  D.  XII.  che  eflendo  difcacciati  e'Franccii  fuori  d'Italia,  Genoua  fi  ribellò  e 
prefeloftatodi  quella  Ottauiano  Fregofo,  il  quale  con  ogni  induftria in  termi- 
ne di  fedeci  mefi  elpugnò  la  detta  fortezza  per  fame,e  la  rouinò.  Le  fortezze  non 
giouanopcrtenire  la  patria  d'un  Prencipe,  che  habbiala  republica  ne  ancheal- 
trc  terre  acquiftate,  perche  c'Fioi  entini  hauendo  fatto  in  Pifa  le  fortezze   uenuto  •^^^<»'f«^^<?*'Pi 
il  Re  Carlo,  quelle  fubko  le  li  dettero  ò  per  poca  fede  de'Caftellani,òper  paura  ^cJdo'"''""'^  ^'^ 

L)     1  di         " 


/^l 


Della  Fortif.  delle  Città 

di  maggior  male.  Conchiudo  adunque, che  per  tencrela  propria  patria,  Ja  fortez- 
za è  dannofa,  e  per  tenere  le  terre  acquiftate,  è  inutile .  E'  Romani  nelle  tei-re,che 
^huneCittà  ripi  uolcuano  per  forza  tcnire^rouinausno  le  muraglie,non  uclcfircuano.  Mas'cgli 
gli^tv  per  mc-^o     mi  fj  diràchcTaranto  ne'tempi  antichi, e Brcfcia  ne'modcrni  furono  per  mczo  del 
delle  forte-j^.      j^.  fortezze  ripigliate,rifpondcrò, che  fi  ricuperò  Taranto  da  Fabio  Ma/Timo  con  u- 
no  efrercito,qual  fcnza  fortezza  ancora  l'haueria  ricuperato,benche  fi  feruiife  del 
la  uia  della  fortezza,  perche,  non  ui  cflcndo  fiata  quella, n'haueria  ufita  un'altra. 
Quanto  s'appartiene  à Brefcia ,  dico  chcl Re  haueuaà  Bologna  l'cflcrcito  uicino 
da  poterlo  metter  dentro  alla  Città  per  la  fortezza.    Gli  eserciti  buoni  fcnza  le 
fortezze  difendono  altrui,  ma  non  già  le  fortezze  fenza  c'buoni  efTcrciti.  Gli  Spar 


e 


terra  in unaCnta  raccncloil  l-'rcncipcia  tortezza  in  una  L^ittadircpubuca,  o  in  altra, che  ini  auucz 
amtca,ò confedera  ia  lungo  tempo  à  uiuer  libera,  nò  fi  potrà  aflìcurare  fenza  quafi  la  deftruttionc  di 
^^-^  tutta  la  Città  jeflcndoneceffarioruinar  palazzi, tempii,&edifitij  così  publi ci, co- 

me priuati,  donde  fi  uiencà  concitar  l'odio  dc'cittadini,  e  tanto  più  quanto  che, 
oltrail  danno  de  gli  cdifìtij  guadi,  il  popolo,  uedendofi  cflcr  tenuto  dal  Prenci- 
pe  poco  fidcle,  fempre  ftimerà  douer  eiTerc  tal  fortezza  in  ogni  età  un  giogo  e  car 
cer perpetuo,  afpettandone di  continuo ingiufti, e  crudeli  aggraui.  E  però  an- 
cor che  per  il  temp^paffato  tutti  gli  habitatori  della  Città fuììcro  ftati  uniuerlal- 
mentc  amici, e  confederati  di  tal  Prcncipe,nc  di  uengono  dopo  cfprcifi  nemici  di 
quello,  e  fempre  che  loro  fia  porta  occafionc,  conucngono  in  uno  alla  ruiua  di  tal 
fortezza,  come  egli  proua  perTerfcmpiodi  Piagenza,  e  di  Siena. 
Le  ToYte':^e  alctt       D  I  piìijche  tal  uolra  fuccede,  che  le  fortezze  à  quelli  ftelìì,che  l'hanno  fahrica 
neuoltejondiuen-  te,  &  à'iorofuccelfori  diuentano  armi  nemiche,  allegando  di  ciò  ^li  eflcmpij  del 
^""■YnMtefl  ^^^'-'^^o  ^i  Milano  contra  la  cafa  Sforj.efba,  e  di  queìlo  di  Parma,  contra  la  Farne- 
re'^òàe[uoi\uccef-  ^^  '  Laondeegli  uuole,che'lPrencipc,ò  la  Repubhca  ricorra  più  toftoal  rimedio 
yó,!/.  della  beneuolentia  de'popoli,  conl'accrefcere  lalibertà,  e'priuilegij,  e  l'immuni- 

tà, e  con  l'auuertired'eftirpare  ogni  fedirione,  che  in  quelli  fi  potcffe  nutrire. 
Per  tanto  conchiude,  che  folamente  alcu.ii  Signori  particolari,  che  (\  hanno 
guadagnato  uno  ftato,  e  nonio  poflono  nel  principio  ficuramentc  tenire  fcnza 
briglia ò  freno  di  chi  penfafle  fare  lor  contro,  &  hanno  bifogno  di  rifugio,  e  fcàpo 
da  refifteread  un  primo  impeto,  debbono  fare  le  fortezze,  e  gli  altri  Prcncipi  nò. 
j^dlib.y.della  M  A  AriftotcledicejChe  per  mantenire  l'imperio  d'un  Prencipe,ò  di  pochi, la 
Tolitica.  rocca,  ò  fortezza  è  utile:  ecce  per  il  goucrno  popolare  il  luogo  dcbbe  efferee- 

T^el  Dialogo  s. del  guale.  Et  in  quello  degli  Ottim  ati ,  e  gentil'huomini,  concede  folamente,  che 
«  ^IS.''  nella  Città  fiano  più  luoghi  molto  alti.   Platone  parlando  della  diftributione  e 

.         delle  parti  della  Città,  e  del  territorio,  uuole  che  fi  facciala  rocca,  e  Ci  confagli 
cay  '^dcUib^iJe   ^^^^  ^^^  Vede,  à  Gioue,&  à  Pallade .  Per  ilche  fi  trouano  alcuni,  a  quali  non  pia 
Difi'orft  militari.  ^^  la  fopradettaupinionc,  dicendo,  che  fé  bene  l'amore,  eia  beneuolentia  de'po 
poli  e  una  gran  fortezza  del  Prencipe,  e  della  Republica ,  nondimeno  perche  per 
diuerfe  cagioni  i  capi  delleCittà  foggette  fi  fanno  qualche  uolta  nemici  de'Signo 
ri,  e  confederati  loro,  ò  fi  lafciano  corrompere  da  altri  Signori  e  Prencipi ,  e  con 
Le  Forterrevon  ^'^  adherenti  proprij  poiTono  darele  Città  doue  fono,  in  mano  del  nemico,  e  far 
filo  fono  ut  ili,  ma  ^^  '"  ""  tratto  di  quelle  patrone;  è  cola  non  folo  utile,ma  neceflliria  hauere  le  For 
.ancbenecejfarie.     tezzc,  che  fiano  briglie,  ic  oftacoli  contra  fimili  perfone,e  pericoli.  In  oltre  dico- 
no, che  le  Fortezze  tolgono  l'ardire  à'ibggetti  di  ribellarfi  ,  &  à'traditori  di  far  tra- 
dimenti ,  auuenghi  che  rendono  le  fperanze  de'  fucceflì  più  dubiofe,  che  non  fa- 
riano  quando  le  Città  non  haueflero  Fortezze .    Apprelfo ,  che  il  Prencipe,quale 
habiterà  nella  Città,  fi  può  ritirare ,  e  faluarfi  nella  fortezza  da'tumulti ,  e  furori 
popolari,&  ha  grandiifima  commodità  di  batterCjinquietareje  giorno  e  notte  mo 

leliarc. 


Libro  Primo.  ly 


cftare,  «Sr  offendere  e'  Cittadini .  Può  metter  dentro  alla  Città  gente  per  ricupe- 
rarla ,  che  altrimenti  per  ciò  fare ,  gli  conuerria  à  forza  afìfcdiarla,  batterla,  e  dark 
l'affalto  ;  alle  quai  cole  lunghezza  di  tempo ,  danno  certiilìmo ,  efpefa  necclTaria- 
mente  ui  lìcgue ,  fenza  il  più  delle  uolte  ottenere  il  fine  defiderato .  Ancora  dico 
no,  le  fortezze  fono  cagione  che  l'efpugnationi,  e  prefe  intiere  delle  Città,delle 
quali  fono  parte,  uanno  in  lungo,  donde  il  Prcncipe,  che  ne  flato  priuato,  hi 
commodità  di  ricorrere  ad  altri  Prcncipi  amici ,  e  confederati  per  aiuto,  e  di  farfì 
forte  per  ucnireà  ripigliarle,  &  in  ciò  (ì  sa  di  quanto  grande  ardire,  &  aiuto  fìano 
le  fortezze  fornite  di  buoni  prefidij,  e  d'ogni  forte  di  munitioni  in  paefì  e  terre  oc 
cupate  da'nemici .  Aggiungono  alle  predette  ragioni  anche  quefla,  che  in  tempi 
di  folletto  di  guerra,  oltra  l'altre  commodità,&  utilità,  che  s'hanno  delle  fortezze 
ui  farà  ancora  quella,  chc'l  Prencipefenc  potrà  feruire  per  tenirui, quando  occor- 
ra,e'principali  della  Città,ò  qualche  capo  di  parte  per  hoilaggi.  Alla  fine  dopo  al- 
tre ragioni,  ch'io  per  brcuitàlafcio  in  dietro,  dicono  eiTerc  non  leggiero  argo- 
mento,che  le  fortezze  fenza  quali  alcuna  diftintione  fìano  à'Prencipi  &  alleRepu 
bliche  d'hoggi  di  utili  (  eccettuando  fempre  però  il  Gran  Tuico,&  altre potentic, 
che  folo  nelle  forze  de'proprij  ejTtrciti  per  lo  piìi  fi  fidano)  conciofia  cofa  che  cpm. 
munemente  non  fenza  utilità  quali  per  tutto  s'ufano,  come  anche  perTadietrofi 
fono  ufate. 

Alle  Ragioni  contrarie  rifpondono  così.  Quanto  allo  efiempio  del  S.Nico-  Sirifpondeallera- 
lò  Vitello,  di^GuidoVbaldo  Duca  d'Vrbino,  e  ceT^entiuogli^che  ritornati  ne  giom  dì  coloro, che 
gli  flati  loro ,  guaftarono  le  fortezze,  dicono  ciò  effere  flato  fatto  à£ne,  che  eflen-  nonuoghonocheft 
do  elfi  di  nuouo  diicacciati  cu  fiato,  e  quelle  per  caio  preh  da  nemici  più  pò- 
tenti  di  loro  ;  quando  ò  col  fauore  dc'popoli,  ò  per  altra  uia  uenifTero  à  ricuperare 
gli  flati,  non  hauefferogran  fatica  à  cacciarne  cprciidij  de'nemici,&  à ripigliarle, 
come  interuenne  al  fudetto  S.Nicolò ■Vitdlo,à  cui  fu  fori^a  lungamente  combatte  ^<^  Forte':^:^e  di 

relè  due  fortezze  di  Città  di  Caftcllo,  le  quali  al  fine  prcfe,hauendole  battute  con  P^^'^    / ;  r Ir- 
rrrr     •  ■  '.A   .■    '•     •  r        ìjìì     c-  ■     r  ^-  r      battute  dal  S.W~ 

groflmimi  pezzi  a  Artiglieria  pregiatali  dalla  Signoria  di  Fior;mr,a  per  mezo,  e  ra-  colòFitelli. 

uore  del  Magnifico  Lorenzo  de'?,'Icdici .  Perla  quai  ragione  non  fole  era  loro  uri 
le  il  non  hauer  fortezze,  ma  ancora  il  non  hauer  gagliarde  mura  alle  Cktà,quan- 
dofufferoflateoccupate,  e  tenute  dal  nemico.  Perciò  GuidoVbaido predetto 
fmantellò  ancora  alcuni  c:?.rcelli  del  fuo  flato .  Soggiungono  apprelTo,  chelaforti- 
fi catione  di  quei  tempi  non  era  coli  gagliarda,  com  e  quella  d'i  loggi  di,  e  però  non 
poteuanotenire  gran  fidanza  nelle  fortezze  delle  Città  ch'elleno  haueifcro  à  du- 
rare lungamente  contra  ogni  maggior  forza  de'nemici,  &  in  tal  modo  doueffer  lo- 
ro giouare,  e  dare  aiuto  àripighare  le  Città,  quando  fi  fuffer  perdute,  hauendo 
ancora  in  ciò  riguardo  alia  fouerchiafpefa,  che  uàà  mantenire  ben  fornite  e  ben 
guardatele  Fortezze  .  Dipoi  nonuogliono  che  giouino  quelli  tre  sfrcmpij,ha- 
uendone  moki  più  di  quefli  per  la  parte  loro,  come  de'Signori  di  Pietra  mala,  lamauior  parte 
che  fabricarono,  e  tennero  fempre  guardatele  fortezze  nel  Borgo  Sanfepokro,  in  de  signori  d'ita- 
Anghiari,  &  in  molti  altri  luoghi  del  loro  flato  :  e  de'Signori  Appiani,  amati  gran-  /m  h'^-nno  fatto, 
demente  dafudditijChe  nondimeno  fecero,  e  continuamente  han  tenuto  leroc-  tenuto,  e  guardata 
che  in  Piombino  ;  e  d'altri  Signori  di  conto  della  Romagna,  della  Marca,  e  di  di-  '^M^^K?* 
uerfi  altri  paefi . 

Qv/i  N  T  o  à'Romani,chc  non  cdificaron  mai  fortezzeper  tenire  le  terre,  ben  Le  forte^^^eper- 
chefalualfero  alcune  di  quelle,  che  trouauano  edificate;  dicono  che  la  potentia  chenonfiano^ate 
de'Romani  era  tanto  grande,  e  tremenda  à  tutte  le  nationi,  che  non  faceua  trcp-  /^^^^  da'  Rimani 
pò  mefliero,  che  mettcfTcro  altra  briglia  à  popoli,  che  quella  del  timore,  maffima-  "f^  '^'"'^  '^'^^^'' 
mente  hauendo  quali  di  continuo  nelle  prouincie  gli  cflerciti,  e  molti  Re  amici,e  '^ 
confederati ,  de  gli  aiuti  de'qualj  in  ogni  occorrenza  lì  pKitcuano  feruire . 

p£  K  effere  le  fprtezzc  affalite  da  doppia  forza, cioè  da  quella  de'cittadini,  e  da 

quel- 


f 


Della  Fortif.  delle  Città 

quella  dc'ncmici  ftranicri,  che  fiano  congiunti  infìeme;  fecondo  e'medefimi  non 
fi  pofion  perdere,  quando  elleno  haucranno  le  parti,  e  qualità,  che  lì  ricercano,  e 
faranno  ben  fornite  di  ciò  che  farà  di  bifoi^no,  e  ben  guardate. 

Che  l'Artiglierie  le  faccino  indjfenfibili, dicono  non  effer  ucro  per  infinite  e- 
fpcrienrie,  cheli  (bno  uedute,  e  per  la gagliardilfima fortificazione d'hoggidi, qua 
le  e  cagione, eh  e  non  bifogni  molto  penfare  alle  ritirate  per  rim  cdio  coatra  le  bat 
tjric. 

Che  per  hauerelc  fortezze,  alcuni  Prcncipi  fi  fiano  di  fouercfìioafficurati,  e 
fìanotrafcorfiall'infolentie,  &  alle  opprefTioni,  che  hanno  dopo  fpinio  e'popoli  à 
leuar  loro  gli  ftati;  dicono  per  ciò  non  fi  douer  biafimare  le  fortezze,chc  à  Prenci- 
pi  fauij  fon  caufa  di  bene,  e  non  di  male  ;  fi  come  non  s'hanno  à  dannare  le  molte 
ncchezze,e  la  gran  potentia,per  le  quali  gli  huomini,che  non  ubidifcono  ai  freno 
della  ragione,  s'infuperbifcono,e  fanno  delle  cofe  non  lecite,  e  beneifpcffo  capi- 
tan male,  non  interuenendo  quefto  àTauij  &  à  gli  accorti. 

Pare  à'medcfimi  debole  ragione  quella,  Che  uolendo  il  Prencipe  ripigliare 
uno  flato  perduto,  doue  tenghi  la  fortezza,  bifogna  che  egli  habbia  uno  efferci- 
todaaflfaltare  colui,  che  ne  l'ha  cacciato;  donde  in  tal  cafo  ancora  che  nonciha- 
uelTela  fortezza,  ad  ogni  modo  lo  rihaueria.auuenohi  che  dicono,  Ooniun  sa  di 
che  aiuto  fia  una  fortezza  nel  ripigliare  la  Città,  perche  difarma  didentro  parte 
delle  cortine,  anzi  rifpiarmando  al  Prencipe  ò  alla  Republica  la  fpefa,  la  noia ,  e'I 
pericolo  della  batteria,  e  de  gli  affalti,  mette  dentro  alla  Città  ^enti,come  inter- 
uenne  già  a  Taranto  ne  tempi  antichi, quando  Fabio  Malfimo  lo  ripigliò,  &  à  Bre- 
rciane'moderni,quandodaMonfignordiFois  fu  perula  della  fortezza  ricuperata 
per  Francia.  Laqualcofanonuogliono  che  s'attribuifca,  come  fall  Secretarlo 
Fiorentino,  alla  potentia  e  uicinità  de  gli  efferciti, perche  fi  sa  la  fatica,che  fi  ricer- 
ca a  pigliare  una  Città  fenza  il  fauore  delle  fortezze  ;  e  fé  bene  Mons.  di  Fois  fuffe 
iienuto  di  luogo  più  lontano  che  non  era  Bologna,  haueria  nódimeno  potuto  fare 
il  medefimo,  che  non  l'haueriain  modo  alcuno  ritenuto,  come  all'hora  non  lo  ri- 
tenne,la  gran  copia  dell'artiglierie  uoltate  tutte  alla  flrada,  per  laquale  e'Francefi 
poteuano  dalla  fortezza  far  impeto  nella  Città .  Ancor  che  in  fimili  cafi,  quando 
le  fortc^^T^ealcu-  s'hà  il  tempo  lungo,  &  e'CauaUieri  e  mafchi  delle  fortezze  non  fono  troppo  alti,fi 
neuoltenonpofim  ^^ff^  confofIì,trincee,fianchi,e  cafe  matte  efcludere  e  feparare  la  fortezza  nemica 
nleCittà.  ^^^HaCittà,  edifuoriperlamedefimauiauetare,che  non  ui  palli  dentro gente,co 

me  in  alcuni  luoghi  è  ftato  fatto. 

Nel  tempo  dello  affedio  di  Fiorenza  fu  quafi  per  la  medcfima  uia  prefa  la  Cit- 
ta d'Arezzo.  Imperochetenendofi  la  fortezza  di  tal  Città  per  la  Signoria  di  Fio 
^"^'"r/if^S  ^'^"^^>  P'^''  ordine  di  Giouanmaria  Pilli  Centil'huomo  Fiorentino,  e  d'alcuni  Ca- 
^ezvi'inparteda  P''^^"^  dal  Borgo  Sanfepolcro,  furono  mandate  due  compagnie  di  fanti  (ben- 
nmici  trafior/à.  che  con  poco  configlio)  chepaffando  perla  fortezza,  affaltaffero  la  Città  all'hora 
sfornita  di  difenfori,lc  quali  elfendo  in^qualche  parte  di  quella  trafcorfe,per  effer 
poco  numero,  furono  da  gli  Aretini  fatte  ritornare  in  dietro  con  la  perdita  d'alcu- 
ni huomini  ualorofi,chc  ui  reftaron  morti  :  che  se'l  numero  de'foldati  era  maggio- 
re,la  Città  fenza  alcun  dubio  era  prefa,  e  faccheggiata,  come  è  ad  altre  terre,e  Cit 
tà  di  poi  interuenuto. 

S  E  à'popoli,  quando  hanno  prefo  l'armi,  non  mancano  mai  foreftieri,  che  gli 
foccorrino,  dicono  coftoro  che  non  mancano  ancora  à  Prencipi,  che  haueranno 
perdute  le  Città,  altri  Prencipi,  ò  parenti  e  confederati,  loro  equali,ò  anche  mag- 
giori (  e  dipendendo  da  que{ìi,foghono  anche  effer  più  ficuri  )  che  gli  foccorono , 
maffimamente quando  fi  ricorre  anemici  di  coloro,  che  hanno  à  male,  che i loro 
auuerfarij  fi  faccino  forti,  e  potenti  in  luogo  uicipo,  che  in  ogni  occafione  di  guer 
ra  polfa  recare  disfauore  e  danno .  E  fi  feruono  dello  effempio  di  quello,che  au- 

uennc 


Libro  Primo.  i5 

uenneallaContefladi  Furlì;  pcrcioche  (morto  il  Conte  Girolamo  fuo  confor- 
tcjcflTcndo  ella  fuggita  da  l'impeto  del  popolo  nella  fortezza,/!  faluò,c  potè  afpetta 
reilfoccorfo  da  Milano,  e  ricuperare  lo  ftato.  Dicendo  ancora  che,  fé  quando  le 
uennecontraCefare  Borgia,  ella  haucffehauuto'foccorfo,  e  la  poca  fedede'fuoi 
non  le  fufib  fiata  contraria,  fi  firia  beniffimo  difefa .  E  che  per  rifpetto  della  gran 
potentia  del  Borgia,  e  dell'efler  quella  priua  d'ogni  foccorfo,  benché  ella  haueffc 
hauutoe'popoli  amici,  haueria  perduto  fimilmentclo  ftato ,  come  èinteruenuto 
ad  altri  Prencipi  benché fuflcro  benuoluti  da'fudditi, 

Qv  A  N  T  o  s'appartiene  alla  fraude,  e  poca  fede  dc'Caftellani,  alla  gran  uiolcn 
tia  de  gli  aflalitori,  &  alla  fame,  donde  li  perdono  le  fortezze,  rispondono,  chefi- 
niilmente  per  tali  cagioni  fi  perdono  anche  le  Città  fortifllme,  donde,fe  fulfe  buo 
no  l'argomento,  ne  fcguiria  che  ancora  le  Città  non  fi  doucffero  fortificare,  ma  fi- 
dandofi  nella  fola  beneuolcntia  de'popoli,  fuffe  il  meglio  fmantcllarle ,  non  fi  cu- 
rando che'l  nemico  à  fua  pofta  le  potelfc  pigliare,  e  trafcorrere . 

A' quello  che  fi  dice  della  fortezza  fatta  dal  Re  Luigi  XII.  àCodefidi  Geno- 
ua,  per  freno  di  quella  Città,  che  ribellando  fi  e'Genouefi, quella  fu  prefa,cfpiana 
ta  dal  S.Ottauiano  Fregofo,  e  che  le  fortezze  fatte  da'  Fiorétini  in  Fifa,  alla  uenuta 
del  Re  Carlo  non  fi  tennero,  e  non  furono  d'alcuno  giouamento:  fimilmenteri- 
fpondono,  che  la  fortezza  di  Codefa  fuprefa  per  fame,  che  s'ella  fuffe  ftataben 
proueduta,  come  hoggi  s'ufa  di  tenire  tai  luoghi  di  grandiffima  importanza,  non 
farla  fiata  prefa,  e  forfè  fi  feria  tanto  tenuta,  che  oltra  il  grande  impaccio,  ch'ella 
dette  &  haueria  piùlungamentc  dato  al  nemico,  haueria  potuto  feruire  al  Re  di 
Francia  à  ripigliare  quella  Città;  e  nondimeno  fi  uedeche  tal  fortezza  fi  difefe 
per  fpatio  di  fedeci  mefi .  E  quanto  s'appartiene  à  quelle  de'Fiorentini  in  Pifa,  ri 
fpondono,  che  non  per  forza,  ma  ò  per  poca  fede  de'Caftellani,  ò  per  timore  (  co- 
irle il  Secretarlo  Fiorentino  confeffa  )  s'arrefono  ;per  le  quali  cagioni  in  fimili  cafi 
iì  perdono  anche  le  Città  benchefortiffime, 

A'  l'odio  de'cittadini,  qual  nafce  contra'l  Prencipe,  nel  rouinare  e'palazzi  &  al 
triedifitij  cofipriuaticome  publici,  nonfolo  per  dar  luogo  alla  pianta  della  for- 
tezza, ma  ancora  per  allargare  intorno  à  quella  gli  fpalti,  e  gli  fpatij  liberi  da  po- 
terfi  bene  afficu  rare,  e  guardare,  e  da  poter  battere  le  piazze,  e'iuoghi  frequenta- 
ti; dicono  poterfiageuolmente  rimediare,  fé  fi  affegnerà  qualche  parte  delle  pu- 
bliche  entrate  à  coloro  che  riceuono  e'danni,  o  fé  fi  daranno  loro  immunità  don- 
de in  parte,fe  non  in  tutto,uenghino  riftoraii .  Di  più,  che  per  mezo  della  molta 
giuftitia,  e  benignità  del  Prencipe,  con  accrefcere  la  libertà,  e'priuilegij,  fi  può  _ 
benilfimo  ouuiare  al  timore  delle  future  opprefTioni,  e  de  gli  aggraui,  temperan- 
dofi  in  tal  maniera  la  uiolentia  con  la  dolcezza  del  buon  gouernoe  de'benefitii, 
come  a  fauij ,  che  defiderano  lungamente  mr.nrenire  gli  ftati,  fare  fi  acconuiene . 
E  che  quello  che  da  principio,  per  effere  infolito,  pare  afpro,  col  tempo,  e  con  la 
confuetudinefuol  diuenirepiaceuole  ;eche  non  le  fortezze,  maroppreffioni,eIa 
poca  giuftitia  per  lo  più  fpingono  e'popoli  à  pigliarl'armi,  &  à  ribellarfi .  Donde 
tutta  uia  che  il  Prencipe  fi  porti  bene,e  con  mokaprudentia  guidi  ogni  fua  attio- 
ne.non  s'ha  da  curare  d'un  poco  d'odio,ò  di  timore  de'popoU  in  quc'principij  che 
fi  fabrica,ne  anche  di  maleuolentia  de  potentati  uicini,perche  alla  giornata  fi  ma 
tura  ogni  cofa,  e  con  l'augumento  delle  forze  s'acquifta  perpetua  ficurezza.  E  fé 
bene  alcune  uolte  le  fortezze  fono  riufcite  dannofc  Se  armi  nemiche,  à  chi  l'ha  fat 
te,  ò  à'fuoi  difcendenti  e'  fucceffori,  non  per  ciò  fi  debbono  dannare,interuenen- 
do  ifpeffo  il  fimile  anche  delle  Città,che  fono  da  Prencipi  ftate  fortificatele  dopo 
perqualfiuogliacafouengonoinmanode'nemici;  la  fortificatione  delle  quali 
jion  può  da  alcuno  effere  con  ragione  dannata . 

Di  quefto  parere  è  ancoraM.  GiouanFrancefco  Lottino  Volterrano,  huomo  m.  ciouan  Pran- 
di cefioLot'iiiC. 


G.MAG. 


tklL  Eneide. 


fs[eihb.ii. 


T^elcap.  i.di 
Ciudata, 


Liu.  nel  lib.i. del- 
la Deca- ^ 


Vitru.  nel  lib.  z. 
cap.  9. 

Vegetio  nel  Mp.4. 
dellib.^. 


Saracinefcautilif- 
firmufaiadaFran 
cefi. 


Tiombatoij  fbpra 
leforte,focouiili. 


Della  Fortif.  delle  Città 

di  molto  siuditio ,  nel  difcorfo,  che  egli  corina  il  Secretarlo  Fiorcntino,fa  in  cer- 
te (uc  lettere,  fecondo  elicmi  riferìil  uirtuoiìllimo  M.  Dionigi  Atanagi, chele 
Icflc,  nelle  quali  mi  affermaua,  che  fi  contcncuano  gagliardiflìme  ragioni .  Ma  di 
quello  baftì  hauerc  fcritto  fin  qui. 

Delle  porte ^  e  uie  della  Città, 

e  A  P.      vili. 

I5  0GNAND0  neceflTariamente  lafciare  aperte  alcune  parti  della 
muraglia  per  entrare  àufcire^conuien  quelle  accommodare  in  tal 
maniera  che'l  nemico  non  ui  pofìfa  paflfare^anzi  che  rimanghin  for 
ti  quitto  che  fé  non  ui  fufTerle  porte,  ò  anche  più.  Gli  antichi  per 
tal  cagione  faccuano  di  qua  e  di  la  dalle  porte  torri  per  difefa,don 
de  Virgilio  diffe, 

V  ^pron  la  porta,  la  qual  data  inguardig, 

M  Lorfà  dal  Capitano,  e  confidati 

»»  liS  l' anni  inuitan  di  lor  proprie  uoglie 

»j  .A^  le  mura  il  nemico,  e  dentro  fìanno 

*>  E>aladeJlra,efiniJìfainfuletorri 

w  Col  ferro  in  mino,  e  le  celate  in  fefla . 

Etaltroue  il  raedcfimo, 

fi             Tarte  de  la  Città  l'entrate  forti. 
»5  Faccia,  e  le  torri  pigli 

Nelle  facre  lettere  ancora  fi  uede,  che  in  quc"  te  mpi  benché  rozi ,  s'ufaua 
fortificare  le  porte  con  le  torri.  Due  di  quefte  torri  fi  ueggono  alla  porta  di  Peru- 
gia uecchia,  che  ha  fopra  queftaifcrittione,  Avgvsta  Pervsi  a.  mànonhan. 
no  feritoie  ne'fianchi .  Due  altre  ne  ho  ucdute  ad  una  porta  d'Hifpello  intiere  e 
fanza  alcun  mancamcnto,benche  Sebaftian  Selli  dubita  ch'elleno  fiano  antiche. 
Liuio  parlando  d'Athcne,  fa  mentione  delle  torri  d'una  porta;  &  in  fomma  è  cofa 
manifefta,  per  quello  che  fi  legge  in  molti  fcrittori ,  che  gU  antichi  coftumauano 
di  far  quefte  difefe  alle  porte ,  e  doue  non  uè  le  haueuano  di  muragha,  uè  le  face- 
uano  di  legnami,  come  R  può  uedereper  quello  che  Vitruuio  dice^di  Laringo  ca- 
ftello .  Scriue  Vegetio  che  gli  antichi  alle  porte  faceuano  anche  quefto  prouedi- 
mento,  Difopraal  muro  di  quelle  lafciauano  nelfabricare  certe  buche,  per  le 
quali  fi  potefle  gittar  acqua  per  ammorzare  il  fuoco,  che'l  nemico  gittaffe  per  ab- 
brufciark  ;  &  che  auanti  ancora  fabricauano  una  difefa  che  haueua  nella  entrata 
la  cataratta  da  alcuni  chiamata  faracinefca.che  ftaua  pendente  co  anella  di  ferro  e 
con  funi ,  della  quale  l'ufo  anche  hoggi  non  s'è  tralafciato  ;  ancor  che  i  Francefi  al 
tempo  del  Machiauello  ufaffcro  in  capo  al  ponte  della  porta,dal  lato  di  fuori  la  fa 
racinefca,che  s'alzaua  &  abbafTìtua  ad  ufo  di  uentiera  da  merli,la  qual  foggia  egli 
lodaper  ficura,  auucnghi  che  abbaflandofi  tal  faracinefca  e  calandofi,  non  per  li- 
nea retta,  ma  circolare,  non  puòefierdifotto  appuntellata  come  l'altre. 

S' usò  ancora  nc'tempi  dopo  Vegetio,  di  far  dentro  alle  porte  fopra  quelle,  cer- 
ti torrioni  in  uolta  co'piombatoii,da  potere  offendere  dal  lato  di  fopra  con  pietre, 
coloro  chefuffin  uoluti  paffare,  quali  in  alcuni  luoghi  anche  hoggi  fi  ueggono 
in  piedi. màalmiogiuditio  fondannofi,  percheoltral'effer  poca  difefa  quella 
del  gittate  le  pietre  da'piombatoii,  non  s'offendendo  fenon  chcunhuomoper 
uolta,  e  quello,  folo  quando  farà  alla  derjttura  del  perpendicolo  della  buca  fopra 
ftante  ;  effendo  fimili  torrioni  berzaglio  dell'  Artiglieria ,  nell'eflcr  battuti,  con  la 
rouina  offendono  grandemente  e'piefidij  delle  porte  doiic  fono,fi  che  non  ui  pof 

fono 


Libro  Primo .  1 7 


fono  ftar  punto  ficuri.  Laqualcofa  confidcrata  da  alcuni  Prendpi,  ha  fatto  che 
eflì  hanno  penfato  altra  forte  di  porte,  guadando  fìmili  torrioni .  Dcbbonfi  hos^-  ^^portecome  deb 
gi  fare  le  porte  fempliccmente  fenza  fporger  punto  fuori  delle  cortine,  acciò  non         ^-""'^' 
impedifchino  e'tiri  dell'artiglierie,  che rifruftano  le  dette  cortine;  &  debbonlì 
far  tanto  uicinc  àBalluardi,  che  da  quelli  fiano  con  gli  archibugi  da  braccia  dife- 
fe.  Vuuole  il  Capitan  GiouanibattiftaBcllucci,dcttoper  fopranomeilSanMari 
no,cheiì  faccia  la  porta  fu  lacortina,larga  braccia  fei,  altanoue,&  uicinoà  quella 
una  porticiola  da  fportcllare,  pur  nella  cortina,larga  un  braccio,  e  mczo  dauari,e 
dietro  tre .  La  contraporta  di  dentro  larga  braccia  cinque,  et  alta  otto  :  e  fra  le  due 
porte  uuole  che  fi  lafci  una  piaz7a  coperta  larga  bracia  2i.&lunga32.  con  ducca 
minidafar  fuoco,  unoperogni  banda,c  da  ogni  lato  tre  ftanze  quadre,  di  brac- 
cia otto  per  lato,  per  potcrui  alloggiare  e'foldati  della  guardia,  con  altre  tante  di 
fopralc  uoltedi  quefte,  con  due  fcale,una  di  qua  el'altra  dila  da  detta  fabri- 
ca,  nel  lato  che  guarda  la  Città,  cffcnco  tutta  la  fabrica  quadra,  qual  uuole  che 
dal  lato  di  fopra  faccia  Caualliero,e  per  Caualliero  ferua,  coperta  con  un  coperto 
fopra  e'pilaftroni,  &  habbia  due  altre  fcale  ne'fianchi  uicine  alla  cortina  ;  &  fia  ta- 
le che  non  folo  da  nemici  di  fuori  C\  poffa  guardare,  ma  ancora  da'tumulti  che  po- 
tefser  di  dentro  nuocere.   Ma  fi  deue  confiderare,che'I  far  quefte  fabri  che  alte  fo 
pra  le  porte,  ancorché  le  fronti  loro  fiano  gagliarde,  apporta  nondimeno  (  come 
s'è  detto)  gran  pericolo  quando  quelle  fiano  battute  ;  però  à  me  piacerla,  che  uo- 
lendo  far  di  qua  e  di  là  dalla  porta  ftanze  per  le  guardie  non  fi  fabricafse  punto 
fopra  la  cortina;  e  che  la  fabrica  per  ogni  uerfo  fufse  alquanto  più  larga,  donde 
ui  reftafse  maggior  piazza ,  acciò  inogni  occorenza  ui  potcfsero  capire,  e  maneg- 
giaruifi  molti  loldati .  Apprefso  uorrei  clVe'lati  di  quella  foftcro  alquanto  ripie- 
gati in  dentro  (  e  fé  non  tutti,  almeno  quello,  che  risguarderà  inueilo  la  Citta,  ha 
uendo  gli  altri  due  le  fue  difefe,come  moftra  la  fottopofta  figura,  acciò  fiancheg- 
gìafscro,  donde  que'foldati,che  guarderanno  la  porta,pofrmoftar  più  ficuri  .-ben 
che  quefta  non  habbia  ad  efsere  una  fortezza  da  refifte;  lungamente ,  ma  bafti  che 
lì  difenda  da  leggiera  battaglia  di  mano,  le  mai  alcuni  di  quelli  di  dentro  faceise 
ro  tradimento,  e  corrifsero  ali'improuifo  per  pigliare  la  porta,  e  per  dare  il  pafso 
dentro  anemici.  Il  Capitan  lacomo,  come  fi  uederà  di  lòtto,  uuole,  che  ad  ogni  "^^^t^i^fortc^T^^ 
porta  Cx  faccia  una  picciola  fortezza  per  rimediare  al  detto  pericolo . 

Io  ho  penfato  di  fare  la  porta  col  fuo  foccorfo  non  nella  cortina,mà  più  in  den  jjuouafortedi per 
tro,  facendo  alla  cortina  un  certo  orecchione,  che  uengaà  ftar  dauanti  à  detta  tiifortijJma,&in 
porta,e  prohibifca  che'l  nemico  non  la  pofsa  batter  con  l'Artiglieria  (  conciofia  co  efpugnabUe . 
fa  che  fé  ben  le  porte  fi  fìmno  bafse,e  che  ftiano  coperte  quafi  tutte  dallo  fpaìto  & 
argine,  che  di  fuori  del  fofso  far  fi  fuole,può  nódimcno  il  nemico  alzandofi  co  Ca 
ualliero,  ò  aprendo  con  mina  detto  arginc,batterlej  e  di  più  che  offenda  di  dietro 
alle  fpalle  chi  ui  fi  accofterà,  e  fia  benilfimo  tanto  dai  lato  del  Balluardo  à  quella 
uicino,  quanto  che  dal  feno,  e  piegamento,  che  hauerà  in  dentro  detto  orecchio 
ne,  fiancheggiata .  Ne  mi  contento  di  quefta  difefa  e  ficurezza  ,  perche  uoglio , 
chela  ftrada,qual  da  detta  porta  dentro  alla  Città  fi  ftende,  per  buono  fpatiofia 
larga  più  di  quelloche  fi  coftuma,e  s'allarghi  in  mezo,e  dopo  un  giufto  fpatio,hab 
bia  il  picgamento,nel  quale  fiano  due  cannoniere,che  dirittamente  tirino  inuerfo 
la  porta,  e  dell'altre  anche  ne  fiano  da  fianco ,  accioche  fé  per  forte  il  nemico  paf- 
falle  dentro,  non  pofsa  liberamente  fcorrere  la  Città,  màinquefto  luogo  ritenuto 
lìafacililfimamenteuccifo,ò ributtato.  Etin quefta ftrada  non  uoglio  io  chein 
modo  alcuno  riefchino  porte  delle  cafe  priuate ,  ne  chele  fiano  uicini  edifìtij  d'al- 
cuna forte,  della  quale  la  pianta  è  quella  che  fiuede  qui  difotto,  fatta  folo  per 
dimoftare  tal  fortificationc/ non  hauuto  riguardo  alle  proportioni  &à'lineamen 
ti  dell'altre  parti . 

E        QR.il 


Della  Fortif .  delle  Città 


Q_R.  il  ponte  foprn'I  folTb . 
PP.  le  cannonicrc,c  feritoie. 
Z  VV.  danze  perle  guardie 
d'un' altra  forte  di  porte  in 
fortezza  per  difefa  con  tra 
quei  di  dentro.  SS.  compar 
timenti  delle  ftanze.TT.  feri 
toie.  Z.  la  prima  porta.  XX. 
la  feconda  porca. 


strade  della  Città. 


Sopra  la  legge  jlìt 
Tritar .  jf.de  loco 
fiib.  fruendo . 


Leon  Battijlanella 
jua  .Aicbitct.  6" 
altri. 


L' altezza  della  foglia  della  porta  fopra'l  piano  del  foffo/arà  braccia  5. fino  in  6. 
Non  giudico,  chefìa  utilcofa  difcgnare  Icftrade,  che  uadino  diritte  alla  piaz- 
za, perche  in  cafo,  chc'l  nemico  pafiì  dentro,  fé  la  ftrada  farà  diritta,  egli  più  diffi- 
cilmente (aràritenuto,che  non  uadaà  pigliare  la  piazza,che  non  farla  fé  detta  ftra 
da  haueffe  qualche  piegamento.  Benché  in  tempo  di  guerra  fi  potria  per  ogni 
buon  rifpetto  attrauerfare  fìmili  ftrade  diritte,  con  trincee,  e  ripari ,  quando  fi  te- 
mcfTe  deiraflalto,  qual  fi  delTe  ad  una  porta  ò  batteria  di  poca  refiftenza;  e  ciò  per 
non  andare  in  un  lubito  in  preda  del  nemico ,  ò  anche  per  far  forza  di  ributtarlo, 
come  s'è  ueduto  auuenire  in  alcuni  luoghi,  ch'e'nemici  fon  pafTati  dentro ,  e  do- 
po fono  flati  ributtati  fuori .  Faraflì  che  poche  fìrade  riefchino  alla  muraglia,  e 
quelle,  che uiriulciranno,  per  mio  configlio,  fi  faranno  molto  ftrette  dalmezo 
della  Città  in  uerio  la  muraglia  predetta,  auuenghi  che  le  ftrade  ftrette  fogliono 
cflcr  forti,  e  le  larghe  deboli.  Notò  Bartolo  fopra  e'Digefti,  che  alcune  uolte  è 
dannofo,  chele  uie  della  Città  fian  troppo  larghe,  e  che  uide  nella  Città.di  Ca- 
gli, che  effendo  quiui  le  uie  molto  larghe,  furono  coftretti  coloro ,  che  haueuano 
uicinc l'habitationi,  à  riftrignerlc,  acciò  la  Città  predetta  fufle  più  tacile  al  difea 
derfi .  Molti  nondimeno  hanno  dannatole  uie  ftrette,  per  cagione  della  poca  fa- 
1  ubrità  dell'acre  ;  perche  non  ui  poftcndo  troppo  ben  paflare  il  uento ,  e'I  fole ,  1* 
aere,  che  ui  è  dentro,  diuenta  cattino .  De'quali  il  parere  nondimeno  no  e  indif- 
ferentemente ucro,pcrcioche  ne'luoghi  molto  caldi,&  afciutti,è  ineglio,chei  bor 
ghi  fiano  fìretti  che  larghi ,  effendo  gli  ftretti  più  frefchi.  Lafciò  fcritto  Cornelio 
TacitOjChc  Nerone,  hauendo  allargate  le  ftrade  di  Roma,  fu  cagionc,che  tal  Cit- 
fìi  diuenilTe  più  calda  di  primate  poco  lana .  Benché  la  larghezza  delle  ftrade  ap- 
porti 


Libro  Primo.  i8 

porti  alla  Città  grande  ornamento,  e  magnificenza.  Ne'liioghi  molto  humidifi 
■  cercherà  di  tenerli  netti,  benché  io  non  uoglio,  che  iìano  ftrctti  per  tutto,  ma  (co- 
me ho  detto  )  folo  doue  lì  uanno  aiiiiicinando  alla  muraglia .  Quanto  à'ponti  al-  Tonti  di  legno 
le  porte  tanto  delle  Citta,  quanto  che  delle  fortezze  (quefèe  debbono  hauere  le  alle  porte. 
porte  più  picciole,  e  quafi  fepolte  nel  follo,  e  non  più  di  due,  cioè  una  che  riefca 
nella  Città,  l'altra  che  riefca  di  fuori,  per  poter  metter  dentro  uittuaglie,  e  foccor- 
fo)  lì  auucrtirà  di  farli  in  due  pezzi, con  un  raftello  fui  ciglio  del  folio, e  l'altro  nel 
mezo  del  ponte  ,  e  ciò  per  fuggire  al  tempo  di  pace,  ogni  pericolo  dirubamen- 
to.  Lalunehezzaelarghezza  di  quella  parte  del  ponte,  che  farà  uicina  alla  por 
ta  uorrà  ellcr  tanta,  ch'ella  cuopra  la  porta,  elTendole  lafciato  un  quadro  intor- 
no, dentro  nella  cortina  mezo  braccio  ,  nel  quale  il  detto  ponte  alzato  lì  corchi, 
e  laici  il  diritto  di  quella  libero . 

Si  dimoPcra quello,  che  debbe  fare  Mngegniero 

per  fortificare,  ò  per  edificare  una  terra ,  ò  Città ,  e  Ci  dichiarano  molte 
uoci  emolti  termini  appartenenti  allafortificatione,  e  fi  tira- 
ne i  lineamenti  di  molte  membra  d'opere. 

C    A     P.  IX. 

cciocHE   le  mie  piante  e  figure,  che  fi  uederanno  di  mano  in  Jacomo    Ca- 
mano,  non  fiano  ofi^uicate  dalle  linee  de'tiri,  per  moftrare  le  lor  di  s  r  r  i  o  n  o . 
fefe,  &  i  loro  etietti,  m'è  parfo  per  la  prima  cola  porre  qui  di  fotto 
tutti  li  membri  d'opere,  ne  quali  fi  uede,  per  le  mani,  il  modo  di 
porrei  traguardi,  e  da  l'uno  a  l'altro  di  piantargli  in  terra.    Poi  fi 
uede  per  le  bocche  de'pezzi  tutti  e'tiri  macilri ,  e  gli  fl:raordinariij 
e  quanto  tutte  l'opere,  cialcunaperfe,  pollino  fare:  e  per  elfi  fi  congietturerà, 
quanta  diiferentia  fia  fra  l'opere  dalle  linee  rette,  e  l'opere  dalle  lince  ritirate, che 
formano  l'oblique;  cfiendo  fermo  e  rifoluto,quanto  al  mio  debolilfimo  giudicio, 
che  non  ui  fia  comparatione  dalla  fortezza  della  linea  obliqua  alla  retta .  perciò-  MuroobliqiiO' 
che  gran  difterentia  e,  come  fi  uede,da  quattro  àfedici ,  à  trentadue,  e  di  uantag- 
gioanchora,  fé  bifogna;  come  qui  l'occhio  uimoftra,  oltre  à  quello  ,  che  s'inten-  -  ; 

deràdi  mano  in  mano,  fecondo  ipropofiti.    Euho  pofto  anchora  dueforme, 
l'unaco'Balluardidi  più  facce,  che  non  s'ulà  troppo,  e  l'altra  circolare:  le  quali, 
come  appare,  faranno  difefeà  bafianza.  E  quanto  fia  utile  il  tornarle  in  opera,  saìluardi  di  più 
s'intenderà  benilfimo  a'fuoiluoghi,facendo  io  argomento  per  più  d'una  ragione  facce.   ■ 
ch'addur  nifi  potrebbe,chedi  leggierifilmaiportanza fiano  quelle minutie, che 
in  tali  opere  troualTero  alcuni  non  difefe.  Quello  e  ben  dafapere  che  di  ^rolTo, e  .     , 

•  molto  più  alle  percolle  può  refiliere  l'opera  circolare,che  quella  co  le  linee  rette.  ,.,s      , 
-Horaper  feguitar  l'intento  mio ,  dirò ,  che  nell'  elfercitio  di  guerra ,  la  principale  ,  ^ 

e  più  importante  cofa  e,  checiafcuno  di  quella  profelfione,  emairimamentc  i 
£;randi  c'habbiano  ad  hauer  carichi,  deb bono  hauere  qualche  intelligentia  dell' 
arte  d'Architettura  grolfa,  che  cofi  chiamo  io  quella  de'loldati,  che  uolgarmente  - 

in  ciò  fon  chiamati  Ingegnieri.perche  applicano  il  loro  ingegno  à  cofi  nobile  elTer 
citio.  Dacoftoro,  perconferuaregli  flati,  le  Città, le  terre,  eie  foltezze,  nafco-  opercditrc forti .> 
-no  tre  maniere  d'ordini  d'opere  :  l'una  è  detta  Riparatione,  l'altra  Fortificatione  ; 
jelaterzaEdificatione.  La  Riparatione  s'opera  ogni  uoltachcun  Prencipe  hab- 
-bia  necelfità  di  difendere  una  terra,  per  una  fopraprefa ,  che'l  nemico  fiicelTc  ali' 
improuifo  in  una  careliia  di  tempo  :  nella  quale  è  lecito  aiutarfi  con  l'ingegno,  co 
me  fi  può,  fenza  rifpetto  d'ordine,  ò  regola  di  detta  Architettura.  La  Fortificatio 
ne  s'adoperàj  quando  un  Prencipe  ò  una  Republica  fa,che  a  qualche  tempo,  una 
riv:i:  E     2         fua 


ma  fare. 


Si  conftderi  la  falit 


angoli  doitcfi  deb 
bgn  Holtare. 


Della  Foitif,  delle  Città 

fua  piazza  gli  habbia  ad  cfTcre  afTalita  :  e  qucft'opera,  perche  u'ha  tempo  à  propo- 
Cito  da  poterla  accommodarc,dcbbc  con  ordine  più  d'una  uolta  dentro  e  fuora  eH 
"^uettoVicfidlepri  ^^'^  ui^'t^f^  •  Coitie  poi  fono  ftatc  ben  uedutc  e  confidcrate  l'oftefe  e  le  difefe ,  fi 
dcbbc  difegnare  il  luogo  nel  foglio  con  tutto  il  Tuo  giro  di  muraglia,  &apprcrso 
accómodarui  all'intorno  nc'luoghi  ncccfsarij  i  Balluardi,le  Piatte  forme,& i  Den- 
ti, e  per  dentro  ualcrfi  a  luogo  per  luogo  de  gli  angoli  delle  muraglie ,  facendoui 
.    .         Caual]icriouebifogna,ereruendolì  quanto  fi  può  dell'opere  già  latte.  L'Edifica 
iMcarf^m^aìtre  ''^^"'^  ^  ^^  ^^  ^'^  comodità  del  tcpo,  «S^  fi  mette  in  opeia  con  quella  maturezza  d'in 
qualità!  g^gno,  chel'huomo  fa  e  può  adoperare  in  qucfto  inodo.Debbeli  fpefo  uifitareil 

]uogo,edouefidifegnafarl'habitatjoni  s'hàd'auuertirc  alla  falubrità  dell'aria; 
che  fia  luogo  fcoperto&aerofo,  con  buone  acque  dentro,  &  à buona  uedutadi 
fole  perla  falutede'corpi.Andàdo  per  di  fuora  intorno  al  fito,fidebbehauer  cura 
che  quello  fia  còmodo,  capace,  fcnza  paduli,  non  pur  dentro,ma  ne  ancho  uicini 
^a  fertile  &abbondcuole  per  il  bifognodi  tal  luogo.   Debbcfi  oltradiciò  auuer- 
tirc,  che  in  tal  fito  ui  fia  fiume,  e  quando  poffibil  folfe,  nauigabilc  :  pcrcioche  da 
cfso  fc  ne cauano  infinite  commodità.  Ne  meno  fidebbe  guardare  à'tempi  d' 
hoggi,  che  il  detto  fito  dell'habitatione  non  fia  foggetto  à  montagne  ;  anzi  fi  dee 
cercare  che  fia  in  luogo  più  rilcuato,&  à  cauallicro  di  tutto  il  rcfto.  Dopo  quelli 
auucrtimenti  s'harà  da  mettere  in  carta  il  fito,  difegnando  il  luogo,  fecondo  c'ha- 
là  da  efsere  la  fua  capacità,  &  in  quell'opera  fi  faranno  i  fuoi  Balluardi,le  Cortine, 
le  Piatteforme,  &  i  Cauallieri,  fecondo  ch'òccorrirano,  auuertendo  che  detti  cor 
pi  fiano  polli  à'iuoghi  à  propofito  per  difendere  e  per  oifendcrc,uolgendo  fempre 
la  fronte,e  gli  angoli  à  luoghi  deiroffefe,cercando  di  coprire  i  fianchi  e  le  loro  can 
nonierc  quanto  fi  può .  L'opera  non  fi  donerà  fare  fenza  configlio  di  molti  huo- 
mini  pratichi  in  guerra, à'quali  l'efperientia  ha  moftro  quello  che  fi  debbe  fare ,  e 
perche  ueggono  più  i  molti  che  i  pochi.  Come  poi  tutto  l'edificio  farà  flato  dise- 
gnato nel  foglio,  auanti  che  fi  cominci  l'opera  in  terra,  debbefi  farne  formare  un 
modello  di  legno,  ò  d'altra  materia  foda,  e  dureuole,  nel  qual  modello  fatto,fi  u€ 
de  poi  tutta  la'fuaperfcttione.  In  quelle  fabrichc  occorrono  tutte  le  forti  de'fo- 
pradetti  corpi ,  come  è  à  dire,  un  Balluardo,  il  quale  aflblutamente  è  capo£  prin- 
cipio di  tutte  quelle  compofte  fabrichc ,  per  eflcr  corpo  grande ,  capace ,  e  reale, 
come  il  luo  nome  dinota,chiamandofi  corrottamente  Balluardo,  quafi  Bellùguar 
do,da  bellum,che  fignifica  guerra,cioè  che  guarda  e  difende  dalle  battaglie.  Que 
fio  corpo  uien  fatto  ne  gli  angoli, che  copra  e  guardi  due  parti  àlui  uicine.  In  elfo 
fono  le  guance.    Guancia  fi  chiama  quella  parte,  oue  fi  troua  l'orecchio,  che  co- 
pre l'aperto  delle  cannoniere  :  e  dall'orecchio  è  tratto  il  nome  d  '  Orecchione .  Al- 
tri dicono,  che  la  Guancia  è  una  parte,  nella  qual  fi  troua  la  bocca,  che  fal'aperto 
delle  Cannoniere,  e  della  piazza  da  baffo  e  d'alto,  che  fon  coperte  dal  Mufone, 
onde  è  deriuato  quello  nome:  le  quai  piazze  fono  capaci,  fecondo  che  allor  luo- 
go moflrano  le  piante.  Cannoniera  e  detta  la  bocca,  doue  entra  la  canna  del  pez- 
zo, cofi  del  Cannone,  come  della  Colubrina,  ò  d'altra  artiglieria  ;  e  fono  le  Can- 
noniere di  più  forti,  della  fattura  delle  quali  à'  fuoi  luoghi  fé  ne  uedranno  più  roqi 
niere.  La  prima  e  detta  fiàco,  perche  fi  come  il  fianco  è  pollo  al  mezo  dellbuomo, 
COSI  quella  è  polla  al  mezo  dell'opera,  &  operàdo,batte  per  mezo  e  per  fianco ,  on 
de  è  uenuto  il  nome  fuo  di  fianco .  Vi  fono  apprelfo  le  Clafe  matte ,  le  quali  fi  tro 
uanoà  baffo  al  fondo;  e  fon  chiufe  e  coperte:  e  però  difficilmente  fi  poflbno  ad- 
operare ,  ò  allicurare  che  prefto  non  fi  perdino .    Si  uede  anche  in  Francia  una 
forte  di  Cafc  matte,  che  fi  chiamano  Mincs, le  quali  attrauerfano  in  alcuni  luo- 
ghi le  folfe,  che  fon  fabricate  come  un'  Acquedotto,  che  paffa  per  la  folTa, 
&  entra  nella  fortezza  :  ma  fono  più  grandi  forfè  otto  piedi  di  larghezza,  e  fci  d'ai 
iczza,  fatte  à  fchici]^  d'afinp  ;  ma  con  le  Cannoniere  piccole  à  tutti  i  lati .  Alcune 

fon 


Modelli  della  ope- 
ra futura: , 


Balluardo , 


Guancia, 

Orecchio . 


ìiufone. 


Cannoniere, 


Fianco. 


Cafc  matte^ 


Libro  Primo.  19 


fon  fabricatc&  appoggiate  à  baffo  alle  punte  de' Balluardijò  in  altro  luogo  delle 
muraglie,  e  fono  come  una  piramidetta,ncllc  quali  s'adoprano  archibugi,  &  altri 
pezzetti  da  mano  :  ma  io  le  tengo  fimilmcntc  per  poco  utili.  In  qucftc  guance 
■delle feconde  piazze, ui  Ibno  anchora  Cannoniere  alte ,  le  quali  fi  chiamano  Can 
nonierc  di  Ghirlanda  ;perciocheuanno  nella  Ghirlanda,  che  nell'alto  circonda  cannoniere  di 
ia  piazza  del  fianco.  Trouanfenc  anchora  alcune  in  luoghi  alti  e  baflì;le  quali  per  Ghirlanda. 
non  cfler  in  luoghi  debiti ,  fon  dette  Cannoniere  accattate;  e  uagliono  fimilmen-  Cannoniere accat- 
te  poco:  nondimeno  feruono  per  un  pezzo.  Ma  nell'opere  dadifegnarfifeneuc- 
dranno  di  tutte  le  folte.  HoraildettoBalluardo,  partendo^  da  quefta  guancia, 
fa  l'angolo  conia  coperta  dell'Orecchione  tondo,  òuero  del  mufone  quadro,  ò  Mufone,&orec- 
della  fpalla  con  la  linea  retta,  di  quella  capacità,  e  forza,  chefe  gli  conuiene  -:  di-  chione. 
poi  fa  una  faccia,  ch'arriua  al  fuo  angolo;  e  ui  fa  una  punta ,  èiin  nafo,  e  riuolta 
all'altra  faccia,  facendo  i  limili  membri, come  fi  moftra  nell'opere.  Io  non  mi  ften 
derò  à  ragionare  delie  fatture  delle  loro  altcz2e,delleba(rezze,dellcfcarpe,dc'cor 
<loni,ede'parapetti  ;perciocheà'Ior  luoghi  fé  ne  dirà  à pieno.  Ma  ucnendo  alle  Cortina. 
Cortine,  dico  che  Cortina  è  quella,  che  ferra  da  un  corpo  all'altro .  Piatta  forma  "Piattaforma, 
Ci  dice  ad  un  corpo,  chefomigliail}3alluardoin  tutti  imembri:ma  le  Piatte  forme 
non  hanno  punta,  ne  tanta  forza  per  elTer  cllepofte  in  luoghi  dritti  fra  cortina  e  ^"^ '^^ /^"«^ 
cortina.  VifonoanchoraPiattcformerouefce,  tutte  al  contrario  dell'altre  .-per-     "'J'-'^' 
che  foniabricate  tutte  dentro  alle  cortine.  Il  Caualliero  e  un  corpo,  di'è  pofto  in  Canallitro. 
luogo  alto,  che  uede  e  fignoreggia  dentro  e  fuora  la  campagna  r&à'luo^hi  debi- 
ti fé  ne  uedrà  di  più  forti,  delle  quali  tutti  io  parlerò.  Se  uoleffihora  difcorrere 
che  cofa  è  foffo,  contrafoflb,  ftrada  coperta,  contrafcarpa,  puntone,  dente,  calca- 
gno,&  altri  membri,troppo  faixi  lungo,  okra  che  in  fine  di  quefta  opra  forfè  fi  ue- 
dranno  regiftrate  tut,tc  quefte  forme,  nell'opere  già  fatte  da  me  in  terra  prima,che 
in  carta,  fotto  la  Mirandola,per  non  parlare  bora  di  Roma,  del  fuo  Borgo,di  Palla 
no,d'Anagni,  e  di  Sermoneta;  &  non  toccando  okra  di  ciò  le  cofe  generalmente 
da  me  difegnatc,  &  alcune  fatte  in  terra  nel  Regno  di  Francia,  come  nella  Prouin- 
cia  di  Lingua  d'oca,  in  Prouenza,nel  Lionefe,  in  Campagna,  in  Piccardia,in  Nor- 
mandia, &  ne  gli  altri  luoghi  di  frontiera,  i  quali  difcgni  tutti  fi.trouano  in  mano 
di  fuaMaeftàChriftianifIIma;&  oltre  à'difegni  ui  fono  moki  modelli,  folo  dirò 
per  conchiudere,  che  nell'opere  fatte  da  me  fotto  la  Mirandola  gli  anni  à  dietro,  e 
regiftratc  in  qucft'opera,  fi  uedcranno  quafi  tutte  le  forme  fopradctte . 


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Della  Fortif.  delle  Città 


.■imiiilìum>»<.\S°' 


Libro  Primo. 


20 


S 


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Della  Fortif.  deiJe  Città 


Libro  Primo.  21 

Di  molti  modi  di  principi;  d'opere  difegnati  di 

fopra,  per  i  quali  fi  moftra  come  s'habbian  o  à  difcgnarc,  e  drizzare 
le  muraglie,c  cortinc,c  quali  difcfc  à  quelle  far  fi  debbono; 
e  dell'ufo  di  tutte ,  e  d'alcun  e  altre  difcfc . 

C  A  p.      X.  .  - 

ON   è  dubio alcuno  ,  che  lafortczza  della  muraglia  confiftcpiù  Girolamo 
nella  forma,che  nella  materia  ;auucnghi  che  s'ella  non  firà  aiuta-  Maggu 
ta  dall'ingegno  dell'Architetto  con  dettaforma,  pergroflfa  ch'ella 
Ci  faccia,  e  di  qual  fi  uoglia  forte  di  pietra ,  ò  di  matone ,  che  gar 
gliardamenterefifte  alle  percoffe,  farà  nondimeno  da'colpi  dell' 
artidieria  ò  con  picconi,  ò  con  mine  abbattuta,  ò  con  fcale  e  ma- 
chine  fuperata .  Gli  antichi,quali  furono  più  rozi,di  quelli  che  ucnnero  dopo  di- 
loro,  non  hebbero  confiderationc  alcuna  della  fortezza,  qual  nafce  dalla  forma, 
per^eccro  le  loro  Città,  ò  tonde,  ò  di  molti  lati  non  piegati  in  dentro,  e  fiiiuofi, 
ma  diritti.  Euedendodopo  che  era  facil  cofa  fottentrare  alle  muraglie  di  fimil 
forma,  &  farle  cadere  ;  fopra  d'efie  fecero  alcune  torri, "dalle  quali  lanciauano  cer^ 
ti  dardi,  che  portauano  feco  il  fuoco  artifitiato,  chiamati  Phalariche,  dalle  torri , 
cheerano  dette  Phale  da  Phalando,  che  in  lingua  Tofcana  anticha  fignificauail 
cielo,  come  teftificano  Fedo  eSeruio:  dalle  quai  torri  tirauano  ancora  pietre  &  S(,y,,jf,f^prd9. 
altr'armi .  Dimoftra  Homero,  che  le  mura  di  Troia  haueuano  le  torri .  ancora  di-  dell' Em:ide . 
ce  che  e'Greci  à  quel  forte,  che  fecero  alla  marina  per  difefa  delle  naui,  haueuano  ^«(c/  lib.sJdla 
"fatto  torri  alte  co'tauolati  e'palchi.  FaiTi  mentione  ancora  nella  facra  fcrittura  ^^'^'^f'j:   '' 

delle  torri  delle  muraslie  come  fi  uede  apprcffoIiaia,Nehemia,Ezechie!lo,nc'  '^'^  '  •''•  '^  '^ 
^       ,.  .     „   .       ?   •  I         .  .       ,    •  I  •  V  11  \rr         r  j  lucide. 

Paralipomeni,  &  in  altri  luoghi,  eh  10  per  brcuitanon  adduco.    Vlaronii  dopo  /p,.;„c/f.7p.r-. -^ 

ne'tempi  non  così  antichi  quafià  tutti  e'iupghi,  che  fi  fortificauano,comeapprci-  ^ichmiucap.a,.' 
fo  gli  Hiftorici,  &  altri  è  aliai  manifefto:  &  ad  un  bifogno  doue  non  erano  fatte  di  E^ech.cap.zó. 
muraglia,  fi  faceuano  di  legname,  come  io  ho  ofleruato  apprclTo  Celare,  apprelfo  Taraltp.cpKi^, 
Vitruuio,  Gelilo,  Scaltri.  E  quelle  torri  feruiuano  più  per  Cauallieri,  che  per  ^^^''^^/'y  df«j 
fianchi,  E  checiò  fiauero,  ci  lo  dimoftra  Giofepho,  quale  defcriuendo.  le  torri  ^„gyya Fran'ccfe. 
delle  mura  di  Gierufalemme,  diceche  qu^elle  dal  fondamento  fin  fopra  l'altezza  yum.nellib.i. 
delle  mura  erano  mafiìccie,  màchepoi  più  alto  haueuano  l'habitationi;  come  cap.^. 
cheio  fappia,  che  nhaueuano  anche  molte  Cittadelle  uote  dentro,  per  poter  Gel.nelUb.i^. 

tirar  per  fianco;  ma  per  Io  più  erano  come  s'è  detto.  Quelle  C\  faceuano  quadre    vf/'i*,      ,,-,  . 

1  1  '  *^^-ii  ^-    r     ^       r        ^        j  T  jc       Ciojephonellib.6. 

Scanche  tonde,  come  appreflo  il  detto  Giolepho  fi  puouedere.  Le  tonde  lon  i^.iiaguerraGitid. 

molto  commendate  da  Vitruuio,  perche  meglio  refiftono  allepercolTe,  rompen-  cap.^.  'k 

dofi  nell'altre  forme  i  cantoni  facilmente,  che  in  quefle,  che  mancano  dican-  isiel detto cap.s. 
toni  ,  fono  le  pietre  fpinte  ucrib  il  centro  alla  parte  più  firctra,  donde  non  edifoprandltb.i. 
polfon  cedere,  e  non  lafciano  forare  il  muro.    Vedutofi  con  l'cfperientia,  chele  '^'^P-^7. 
torri  maflTiccie,  e  le  uote,  che  non  haueuano  i  fianchi  forati,  donde  fi  potelfeferirc 
il  nemico,  che  entrauafotto  alla  muraglia,  noneran  molto  utili,  fi  cominciarono 
à  fare  con  le  feritoie  ;  e  con  quelle  fi  difefero  gran  tempo  le  Città, cioè  nno  a'tempi        'f^''  •  ■  v---'-  ^ 
de'noftri  aui,ne'quali  perche  l'arte  non  haueua  ancora  penfato  di  fare  le  tacce  del 
k  torri,  chiamate  anche  torrioni, di  maniera,  che  non  uipotclfeflardopoil  nemi  . 

co  fenza  pericolo,  furono  penfatie'piombatoii  fermati  fule  menfoledi  pietra,  &  ^^^      ..,..,,     , 
anco  di  matoni ,  ch'hoggi  à  molte  Città  fi  ueggono,  da' quali  fi  tirauano  pie- 
tre, &  acqua  bollita  fopra  coloro,  che  andauano  (otto  à  quelle;  &  doue  non  erano 
è  piombatoij ,  fi  metteuano  le  ucnticre  di  legno  à'mcrli,  mantenute  appcfe  con  le  ^..^  .,     ^ 

gni,  che  fiiauano  in  quelli  fitti,  ne'lati  di  qua  e  di  là,  doue  anche  hoggi  fi  ueggono 
fori  lafcia dui  per  tal  ufo  ;percagiqn  delie  quali  e'difenforij  che  acqua  bqUita,.ò 
ì:......1  '"        "  '  F  pietre 


^:J 


& 
I? 


Della  Fortif .  delle  Città 


pietre gittar  uolcuano  fopra e'ncmici,  non  potcuano  cflcr  oflfefi  dalle frcccie  delle 

balcftrc,  e  dalle  piene  delle  machine.  Le[quai  Torridi  difefefi  cominciarono  à 

tralafciarc  poi  che  fu  trouato  il  perfetto  ulodellartiglierie.  Peròall'hora  fi  comin 

Torrioni  in  che  té-  ciarono  àfabricarc  i  torrioni,  chiamati  fino  al  tempo  del  Secretario  Fiorentino 


pò  ufati. 
Tuntoni, 


torri,  al  coftumc  antico,che  erano  di  quattro,o  più  lati,con  l'angolo  di  mezo  acu- 
to, donde  à  tal  forte  di  membri  di  muraglia  nacque  il  nome  di  Puntoni,  che  cofi 
fettanta  anni  fa,  come  intefi  da  Marco  Manini  diligente  oflcruatore  delle  cofe  de" 
fuoi  tempi,  erano  chiamati  quelli,  che  fi  dicono  hoggi  Balluardi.  Tirando  adun- 
que le  cortine  diritte,  fi  daua  loro  la  difefa  di  quefti  puntoni  e  torrioni.  Dopo  gli 
huomini  ammoniti  da  quello,  che  fuccedeua  alla  giornata  nelle  batterie  delle 
Città,  penfarono  e  fecero  i  Balluardi,  che  hoggidi  fi  coftumano  ;  quali  fono  le  ue- 
re  braccia  di  tutto  il  corpo  della  Città ,  e  ne'  quali  confifte la  faluezza  di  quella . 
Ma  perche  non  è  luogo  fatto  forte  dairarte,che  con  l'arre  ifteflfa  non  fi  pofia  guafta 
re,  e  rouinare,  fuccedendo  alle  uolte,  che  le fpalle  de'Balluardi  fono  ftate  gittate 
Cortine  utilijfime  in  terra,  eie  cortine  fon  rimafle  difarmate,pcrò  alcuni  ualenti  huommi  fi  fono  in- 
fitcheformajianof  gegnati  di  prouedere  à  tale  incóueniente  con  le  cortine  ripiegate  in  dentro, quali 
in  mezo  faccino  un'angolo  ^  che  uoki  la  punta inucrfola  Città i  come  moftrano  1? 
prefen ti  figure,. 


Tiatteforme. 


Cauallieri, 


Caferrute. 


Per  bcnefitio  della  qual forma,  effe  cortine,  che  fé  ftefic  fiancheggiano,  ben- 
ché fiano  difarmate  delle  loro  braccia,  cioè  de'Balluardi ,  nondimeno  fi  manten- 
gono ficure  dal  nemico.  Oltraà'Balluardi  hanno  anche  trouato  gli  Architetti  & 
Ingcgnierialtre  difefe  delle  muraglie,  cioè  le  Piatteforme,i  Cauallieri,  eie  Ca- 
fe  matte .  Delle  Piattcforme  fi  fono  feruiti  folo  in  mezo  à'Balluardi  ch'erano  trop 
pò  lontani,  facendo  ne'fianchi  di  quelle  non  due  Cannoniere  per  piazza,  come  à' 
Balluardi,  ma  una  fola ,  per  effer  quelle  fabriche  picciole,  e  che  fporgono  poco  in 
fuori.  I  Cauallieri  detti  cofi.perche  ftano  quafi  à  cauallo  &  alti,fono  fiati  fatti  per 
guardare  le  guance,  ò  fàcce  de'detti  Balluardi,  e  per  fpazzare  la  campagna,  uetan 
do  che'l  nemico  no  s'auuicini  co  gabbionate,  folT^e  trincee,  e  perciò  fi  fecero  den 
tro  alla  cortina  in  mezo  di  quella.  Le  Calematte  furono  ritrouate  per  poter  of- 
fendere il  nemico  quando  egli  difcendelTe  nel  fofifo ,  e  tal  bora  in  mezo  al  foffo  al 
dirimpetto  delie  Piattcforme,  taluoka  dirimpetto  àgli  angoli,  e  cantoni  de'Bal- 
luardi 


Libro  Primo . 


22 


luardi  fi  fonfabricatc .  LcPiatteformc  fi  fon  fatte  in  due  modi ,  l'uno  è  quello ,  "Piatte  forme  di' 

che  s'è  dettole  uedefi  difopra  fegnato  nella  7.  figura;  e  l'altro  come  fi  ucde  nella  fc  '^"^  J^''^'  ' 

conda  figura,  nella  quarta,  undecima,  e  duodecima  :  e  quefta  fi  chiama  Piattafor  ^-^^^^  ^-^^^ 

inarouefcia,qualealmiogiuditio,èmeglior  foggia,  che  la  prima,  per  effer  più  roucfiu. 

iicura  delle  batterie,  e  perche  quella,  cafo  che  le  fiano  guafte  le  fpalle,  donde  ella 

più  non  fi  ferua  delle  piazze,  impedifce  ìi  Balluardi  le  uedute  delle  canoniere  che 

fon  uicine  alla  cortina,  di  maniera  che  quando  per  cafo  fufie  rouinatauna  fpalla 

di  qual  fi  uoglia  de'due Balluardi,  e'nemici  potranno  ftar  dopo  la  detta  Piattafor  Danno,  chepgffbn 

ma,  e  liberamente  praticar  fotto  la  cortina,  che  da  quella  al  detto  Balluardo  offe-  dare  le  Tuutcfor- 

io  fi  ftéderà,c  no  potranno  clfer  offefi  dall'artiglieria  della  detta  cannoniera,  ne  an  f»eordinarie. 

che  da  quell'altra  che  l'è  uicina.  I  Cauallieri  murati  fi  fon  fatti  in  quattro  luoghi,  Caudlieroinquat 

inuno,  come  fi  uededifegnato  nella  fefta  figura,  nell'altro,  alati  de'Balluardi,co  ''■''^'«^5-"  '■  •*"** 

me  fi  uede  difegnato  nella  figura  fottopofta.  Nel  luogo  terzo  è  ftato  il  Caualliero 

à  cauallo,  cioè  che  caualca  fopra  la  cortina ,  come  fé  alla  Piattaforma  della  figura 

fettima  fi  aggiugnclfe  dietro  ilCaualliero  della  fefta,  e  fi  tiraffero'  tuttadue  quefte 

mébra  in  alto  fopra  la  cortina,  come  fi  coftuma  di  fare  ne'Cauallicri  ordinari],  ma  Damo  che pojJQn 

<]uefti,  come  anche  gli  altri,  fono  molto  pericolofi,  perche  battuti,  ucngono  ari- •''"'^ '*''*'"*  "■"* 

empire  il  fofib,  per  il  che  io  già  pcnfai  di  fare  il  Caualliero  lontano  dalla  cortina , 

tanto,  che  fra  la  fua  fronte,  e  la  cortina,ui  rimaneffe  una  uia  affai  larga  per  i  difen 

fori,  che  poteflero  andare  inanzi,  &  in  dietro:  e  di  ciò  parlandone  l'anno  1500.  col 

Chiariffimo  M .  Chriftophoro  Canale,  egli  mi  moftrò  un  modello  di  Città  bellif- 

iìmo  col  Caualliero  come  iole  haucuo  detto,  peni  che  io  fui  confermato  nella  _     ,, j. 

.    .  r-  ^        li-     ■     A      11         •       •    .-X  II        1-  Il  r         r        CaiialUcn  Ut  Cinta 

upmionmia.  E  Caualheri  A-  B.   uicini  a  Balluardi  come  nella  preientengu-^//,, .^,  diquAn 


la  fi  moftra. 


tautilitàfiano. 


fono  molto  utili,  perche  afficurano  la  muraglia  da  quella  parte  douc  fono,  che 
fé  per  cafo  fulfe  prefo  il  Balluardo, il  nemico  per  hauere  il  Caualliero  fopra- 
ftante,  non  ui  potrà  flar  dentro.  Recano  anche  quefta  commodità,  che  efsendo 
abbattute  le  fpalle  de'Baìluardi,  eia  cortina  in  mezo,  feruono  per  fiancheggiare , 
e  difendere  la  ritirata,  che  fi  fuol  fare  in  fimili  accidenti,  ancorché  tirino  di  ficco. 
Benché  fi  potrianfarloroà  baffo  le  Cafe  matte  ne'lati,che  feruifsero  ad  un  bi- 
fognopertal  ufo.  Et  al  tirardi  ficco,  fi  può  rimediare  con  l'adoperare  in  effi  e' 
cannon  pieti'aij,  quali  non  con  le  palle  ordinarie  fi  caricano,mà  con  fcaglia  di  pie 
tra,  e  ghiaia  di  fiume  alquanto  grofsetta,  con  la  quale  in  un  fol  colpo  fifagran- 
diflìma  uccifion  d'huomini .  Debbefi  nondimeno  confiderare,  che  da  fimili  Ca- 
uallieri può  rmfcir  qualche  danno  alle  cannoniere  de'Balluardi  ;  perche  effendo 
■battuti,  con  lerou ine  loro  poffono  impedirle,  e  ferrarle  dauanti  (parlo  di  quel- 
le delle  piazze  da  baflb  )  fi  che  l'artiglieria  non  habbia  la  uia  libera  da  fpazzare,  e 
"rifruftarela  cortina;  e  non  folo  può  riufcir  danno  alle  cannoniere  da  baffo,ma an- 
cora più  alle  piazze  d'alto ,  e  ciò  per  cagione  delle  pietre;  che  battute,  con  grand' 
impeto  uolano  qua  e  là  in  diuerfi  lati.  Benché  àqucfto  inconucniente  iouihò 
penfato  il  rimedio ,  col  fare  la  fronte  del  Cauallicro,dondc  può  nafccr  tal  danno, 
-       •  Fa  non 


Danno  che  po^on 
furequcHi  Caual- 
lieri . 


Della  Fortif,  delle  Città 


Lafo-rma  circola 
re  douejia  utile. 


flon  come  ella  uiendircgnata  nella  precedente  figura,  ma  alquanto  indentro  in- 
uerfo  la  Città,dond.c  ui  rimanga  un  giufto  Ipatio  da  pocerui  al  tempo  di  guerra  al 
zare  una  camifcia  di  trincca,che  ucfta  detta  fronte:  dalla  quale  ne  nafcerà  doppio 
bcnefitio,  cioè  che  non  faràofFefo  il  Cauallicro  dalle  batterie,  che  pcrefTer  alto , 
è  molto  lòttopofto  al  pericolo  di  quelle^à  e'difcnfori  potranno  praticar  ficuri  nel 
le  piazze. 
Sallnardi  di  più  IBalluardidi  più  facce  che  gli  ordinarij,quali  fi  ueggono  difcgnati  difopranel 
fMce.  la  ottaua,nona,decima,undecima,e  duodecima  figura,  nò  mi  difpiacciono,  auué- 

ghi  che  fono  più  forti  de  gli  altri  per  cagione  delle  punte  che  hanno  manco  acute, 
che  non  haueriano  tacendoli  co  le  guance  ordinarie,  e  dirittel  tondi  dell'ulti  ma, 
come  che  fiano  più  capaci, e  per  parere  diVitruuio,di  LeóBattifta,e  d'Alberto  E»u 
rerOjper  la  fortezza,  che  nafce  dalla  rotondità  loro,  non  paiano  biafimeuoli,  à  me 
nondimeno  non  piacciono,  perche  non  poffono  effcr  guardati  per  tutto  da  gli  al- 
tri Balluardi,  rimanendoui  nel  mezo  e  triangoli  fatti  dalle  lince  de'tiri  delle  arti^; 
glierie,  che  gli  defendono,  dentro  à  quali  triangoli  entrandoli  nemico,  non  può 
cffere  offefo,  e  ficuramentepuò  accommodarfi  per  ftare  à  tagliare  il  muro  di  detti 
Balluardi .  Per  il  che  quando  io  m'hauellì  a  feruire  di  tal  forma,  me  ne  feruirei  à* 
Cauallieri,  che  già  penfai  di  fare  dentro  alle  cortine,  ò  anche  per  quelli  che  canal 
cano,ò  fi  fondano  foprala  cortina,  e  per  le  Piatteforme,  nelle  quai  fabrichenon 
fi  può  temere  del  detto  incoueniente,  che'l  nemico  ui  fi  pofia  metter  dauanti . 
Non  dannerei  ancora  tal  forma  tonda  ne'Balluardi,  che  fi  fanno  alle  fortezze  cin- 
te da'laghi,  fiumi  e  mari  ;  perche  non  cofi  di  leggiero  il  nemico  ui  fi  può  auuicina- 
rc;  e  quado  pur  ui  s'auuicini,fe  ui  fi  uuol  ferm.are  appreflo,cioc  dentro  à  quel  trian 
golo,  che  non  uien  guardato  da'difenfori,  fa  meftiero  che  ui  iì  fermi  fopra  qual- 
che nauilio,ò  Zatta,  o  altra  fimil  opra  di  legname  ;qual  pereffcreil  detto  angolo 
poco  capace,  uerrà  da'difenlori  fcopcrta,  e  battuta,  di  maniera  che  tali  parti  de' 
LaCortinanonfia  Balluardi  rimarranno  femprcficure.  Ma  ritornando  alla  cortina, dico  cheinmo- 
éiritta.  do  alcuno  ella  non  fi  debbe  far  diritta,  acciò  la  fua  difefa  non  habbia  à  confifter 

folo  ne'Balluardi, quali  alcune  uolte perle  potentilfime batterie,  che  fi  fumo,  fon 
priuati  dell'ufo  delle  loro  piazze;  ma  ò  ripiegata  in  dentro  con  uno  angolo  in  me 
zo,  come  fi  uede  di  fopra  nella  terza,  nona  e  decima  figura,  ò  uero  con  la  Piatta- 
forma riuolta,  come  appare  nella  quarta  &  undecima  ;ò  come  fi  moftra  nella  figa 
ra  duodecima  con  più  ripiegamenti  indentro,  qual foggia  di  cortina  più  d'ogni 
altra  mi  piace,e  può  piacere  ad  ogni  altro,  che  con  fano  giuditio  difcorra .  Il  Pelo 
re  da  Siena  quando  già  fi  trattaua  della  fortihcatione  di  Milano,  s'imaginò(coine 
mi  dific  il  Capitan  Nicolò  Giudi, &  me  nemoftròildifegno)  di  fare  tutte  le 
cortine  con  fimil  difefa  di  rifalti  in  dentro,  non  col  ripiegamento ,  che  ha  quefia 
del  Capitan  lacomo,  ma  andando  diritto  da  un  Balluardo  àl'altro.  ma,  come  Or 
gniun  uede,qucfta  del  Capitan  lacomo  e  di  più  utilità  perche  ella  fiancheggia  aa 
Cafematte,  cora  con  le  fronti  che  fono  in  fuori .  Quanto  fi  efpetta  alle  Cafe  matte,  quali  ap- 

portano non  picciola  utilità  alle  muraglie,  ancorché  di  leggiero  fi  rendino  difuti- 
li, ò  per  cagionedelfumo,  che  facilmente  in  quelle  fi  richiude,  ò  perche  efiendo 
baffe,  con  ogni  poco  di  materia  che  girti  il  nemico  nel  foflb,  fi  accecano  le  loro  te- 
ritoie,dico  che  alcuni  l'hanno  fatte  à  baffo  ne'fianchi  de'balluardi,&  anche  nelle 
guance  ^  tirando  gli  sfogatoi),  e  camini  diritti  à  piombo  in  su,  fin'fopra'l  mcrlone, 
&  i  parapetti .  altri  (  fi  come  fu  Alberto  Durerò  )  fecero  à  quelle  efshalatoij  e  cami 
ni  non  molto  fopra  le  feritoie,  quali  quando  fuffero  fcoperti  dal  nemico,  dariano 
occafionc  di  nocumento  non  picciolo;  conciofia  cofa  che,efrendo  in  tali  parti  per- 
cofTo  il  m  uro,  facilmente  fi  potria  rompere,  e  quando  bene  ciò  non  feguifse,  non 
fi  potriaficuramente  praticar  dentro  alle  cafe  matte  fenza  pericolo  d'offefa  che 
^enga  dalle  pietre  battute. 

Simìl 


Libro  Primo,  23 

S I M  I L  foggia  di  Cafe  matte  per  rinconuenicnte  del  fumo,  e  comunemente  Cafi  matte  danna' 
dannata,  ma  à  me  non  difpiacc,  non  folo  perche  in  efse  fi  potranno  adoperare  ba-  ^^  ' 
leftrc  da  banco  &  archi,  ma  perche  feruiranno  anche  per  contramina .  Altri  han- 
no fatto  le  Cafe  matte  in  mezo  del  fofso,  come  il  detto  Durero,&  alcuni  noftri  Ita  J^^f^  ^^^^'^ .'»  <^^" 
liani .  Il  Capitan  lacomo  uuole  ch'elleno  fi  faccino  uicine  à  gli  angoli  della  contra  M^/'M"""* 
fcarpa,  e  dice  che  in  alcuni  luoghi  fi  fon  coftumate  à  trauerìo  il  fofso,  come  che  fé 
pafsafse  un  condotto  d'acque  nella  Città.  A'  me  piacerla  ch'elleno  fi  tacefscro  den 
tro  nella  contrafcarpa  di  qua  e  di  là  da  gli  angoli  di  quella,  fenza  punto  occupare 
il  fofso,facendo  à  quelle  le  lor  uie  fecrete  che  di  dentro  da'Balluardi,ò  dalle  corti- 
ne l'andafseroàtrouare.  E  per  rimediare  al  pericolo  d'efscre  accecate  le  feritoie 
di  quelle,dalla  materia  gittata  nel  fofso  da'nemici,uorrei  che  uicino  ad  efse  il  fof- 
fo  fi  facefse  più  profondo  ch'altroue,  con  una  uiada  poter  tirar  dentro  alla  Città  ^rj^^j^iyar dentro 
la  materia,che  per  forte  ui  uenifse  gittata.  Il  fomigliante  fi  farà  à  tutte  l'altre  Cafe  ilriempimcnto  dd 
inatte.  E  fi  debbono  fare  in  più  luoghi  .fimih  uieda  tirar  dentro  la  materia,  che  fofso. 
uiengittata  ne'foifi,  ancoraché  non  fiano  in  quelli  Cafe  matte,  per  aificurarcla 
Città  dalle  fafcinate,  e  da  gU  argini,  comehabbiamo  anche  detto  ne'noftri  libri 
de  gli  Ingegni  militari,  che  fi  è  ueduto  anticamente  più  uo!te,&  uno  anno  fa  han- 
no prouato  i  Portughefi  in  Africa,  afsediati  nella  fortezza  del  Mazacane,  che'l  ti- 
rar dentro  la  materia,  qual  uien  gittata  nel  fofso  (  maffimamcnte  quando  ella  non 
è  tale,  che  fi  pofsa  abbrufciare  )  è  folo  fcampo  contra  fimil  opre  &  otfefe  de'ncmi-  • 
ci  ;  ancorché  alla  fine  detti  Portughefi  con  una  mina  fi  liberafsero  dal  pericolo  di 
detto  argine,  ch'era  crefciuto  fino  al  pari  del  muro . 

Oltra  le  dette  difcfe  delle  Città  e  fortezze,  furono  penfate  anche  le  fofsc    ^#- 

,  V  1  -rr  1  •    u    TT  j-        1    '/^..J  Homeronellib.7. 

inuentionenon  moderna,  ma  antichimma,auuenghi  che  Homero  dica  clic  i(.jie  ^^n^^n^^^^ 

cij  quando  erano  à  campo  ù  Troia,  al  forte,  che  fecero  alla  marina  per  ditefa  del- 
le naui,  h  aueuano  fatto  la  fofsa.  Il  Secretarlo  Fiorentino(come  mi  ricordo  hauer 
letto  già  fono  più  di  15.  anni)  non  uuole  che  dinanzi  alla  muraglia  fi  faccia  il  fof- 

fo,  ma  dentro  alla  Città,  allci'ando  che  cfsendo  il  fofso  di  fuori,fi  può  empire  da  Se'lfojfo  dentro  al 
r        r        ■  ■     r        1       1         ■  r       r  j  j-cc^:]  lamuranialiauti 

un  grolso  elsercito:  e  non  ui  elscndo,  le  ruine  quah  calcano,  aanno  dirncu  ^^^      *    •' 

flilita  al  nemico,  che  altrimenti  andando  quelle  nel  fofso,  fattala  fafcinata,  fi  uà 
à  piano,  e  ciò  quando  la  muraglia  non  haucfseil  terrapieno,  come  à'tempi  luoi 
ficoftumaua.  Per  ilchceL;Ii  giudica  che'l  fofso  fi  debba  far  di  dentro  della  mura 
gha,  e  la  terra  che  di  quello  fi  caua,fi  debba  gittaruerfo  la  muraglia,  ritenendola 
conunmuro, che  forga  dal  fondo  di  quello, qual fia  tanto  alto  fopra  terra, che 
un'huomo  ui  ftia  dopo  coperto .  e  nel  fondo  di  detto  fofso  ogni  200.  braccia  fi  fac 
ci  una  cafa  matta .  L'upinion  del  quale  à  me  non  piace,  auuenghi  che  fé  la  mura 
glia  nonhauerà  dauanti  ilfofso,  per  ufarfi  hoggile  cortine  tutte  terrapienate. 
quand oquelle faranno  battute,  le ruuine faranno fcala da falirlu  la  muraglia> 
Di  poi  in  tempi  di  notte,  e  quando  fiano  piogge  grandilfime,fi  potranno  accoftar 
machine  di  legname,  che  diano  facil  falita  fopra  la  muraglia,  che  niente  l'impedi 
rà  ;  delle  quali  alcune  n'habbiamo  difegnate  ne'noftri  libri  de^li  Ingegni  militari, 
quali  anche  pofsonfcruire  ad  cfpugnar  Città  e  fortezze  doue  fiano  folìi  benché 
larghilfimi  conacqua,ò  lenza.  Apprefso,fc  la  muraglia  non  hauerà  il  fofso  di  fuo 
ri,  fi  potrà  di  notte  fotto  à  quella  praticare,  &  andare  anche  di  giorno  ad  accecare 
le  cannoniere,  eie  picciolc  feritoie  da  bafso.  Più  oltre,  quando  la  prima  mura- 
glia fi  perda,  e'difenfori,  e  l'artiglieria  grofsa  non  potranno  ftardopo  quel  muro 
del  fofso,  che  non  patifchino  grandilfima  offefa  da'nemici,  che  fìaranno  fopra  à 
caualliero. 

Dopo   e'foflì  fono  ftate  penfate  le  uie  coperti  per  le  fortite  di  fuori  del  fofso ,  peperlefortite,e 
per  maggior  difcfe,  egli  Spalti  &  argini,  che  cuoprono  la  muraglia  fi  ch'ella  non  ^''inifnddMo^  ^ 
può  cfscr  battuta  fé  non  che  dal  cordone  insù.  Quali  argini,  e  fpalti  fono  nondi- 
meno 


Della  Fortif,  delle  Città 

m  cno  dannati  dal  fu  detto  Secretarlo  Fiorentino,  perche,fi  come  egli  dice,  ilnc- 
micouifipuòaccoftare,  &aprirli,e  con  duccndoui  l'artiglierie,  quindi  battere  la 
muraglia .  Di  cui  il  parere  anco  in  quefto  non  mi  piace,  perche  tal  argine  hoggi- 
di  fi  fa,  &■  anche  al  tempo  di  quello  fi  fliccua  tale,  che'l  nemifo  non  ui  fi  poteua  au 
uicinare  fenz'cfier  Tempre  fcoperto  dalla  muraglia,  eflcndo  quello  alto  uicino  al- 
la ftrada,  che  fi  lafcia  fuor  del  foflb,&  abbafsandofi  Tempre  in  uerfo  la  campagna. 
Al  che  fi  aggiungono  i  Cauallieri,  quali  efscndo  molto  eminenti,  non  lafciano 
auuicinare  il  nemico  con  trincee,  folfi,  e  gabbionate,ne  apprefentar  batterie  fi  ui 
cine .  Di  poi  nella  parte  più  alta  del  detto  argine,cioè  doue  fi  congiugne  alla  uia 
'che  Ci  lafcia  fra  quello  e'I  fofso,facendofi  un  poco  di  muro  q  uanto  bafta  à  coprir  e* 
ytilità  dalla  uia    foldati  delle  fortite,  che  con  gli  archibugi  guardano  lo  Spalto  e  la  campagna  uici 
ddlefortite.  j^^.  (.  f^^ndo  il  luogo  guardato  non  folo  dalla  muraglia  e  da'  Cauallieri,  ma  anche 

da  quella  forte  di  difefa,  non  s'hà  da  temer  niente  di  quello  che  a' fuoi  tempi  gli 
mcttcua paura,  Oltra  che  facendofi  tal  argine  d'intorno  aduna  fortezza, che 
habbia  le  cortine  ripiegate  in  dentro,  quello  uiene  maggiormente  ad  efser  guar- 
dato per  fianco,  ancorché  non  hauefsc  il  pendere inuerfo  la  campagna,  ma  fuf- 
fe  à  guifa  di  trincea,  come  l]  uede  difegnato  ne'  libri  del  Tartaglia  Brefciano  do- 
ueparladc'gli  argini  da  farfi  fuori  della  uia  del  fofso,  quali  cgfiuuole,chc  fiano 
tanto  alti,  che  ui  pofsa  praticar  dopo  coperta  anche  la  caualleria  di  quei  di  détro. 
Tagliate  dallato        Oltra  gli  argini,  fi  fanno  anche  le  ragliate  degli  arbori  che  fono  d'attorno, 
diiuoriintomoal.eCi  nettala  campagna  anche  d'ogni  forte  d'edifitio,  acciò  le  palle  dell'artiglieria 
ie  muraglie,  habbiano  il  corfo  libero  per  andare  ad  offendere  e'nemici,  e  quelli  non  fi  poirmo 

auuicinar  Con  gabbionate ,  trincee,  forti ,  e  Cauallieri ,  come  fi  uede  efser  ftato 
fatto  alla  Mirandola,  &  in  altri  luoghi.  Benché  doue  faranno  ualcntiigcgnieii 
con  buona  copia  di  guaftatori,  nò  oftanti  le  tagliate,come  fi  uide  nello  afsedio di 
detta  Mirandola,  non  potranno  far  tanto  e'difcnlori,  che'l  nemico  non  s'auuicini 
con  Forti,  e  di  più  che  non  pofsa  auuicinarfi  àqualfi  uoglia  Città,  e  fortezza  in 
■  piano  in  una  fola  notte  con  uno  ò  più  Cauallieri, e  con  gagliardilfima  trincea,fen 

za  il  far  fofseàuolte&  oblique,  efenzatenir  uia  da qual  fi  uoglia  fino  à quello 
di  ufata,  come  ho  dimoflrone'miei  libri  de  gli  Ingegni  militari. 

SS^^^-"       ^  ^  ^  °  ^^^'  ^"'"^^^  ^^"'  P^""  "^'^'^^^  "^^^'^  muraglia  dentro  alle  fortezze,  Caual- 
lieri e  monti  di  terra,  come  fi  uede  à  Rubicra  nello  flato  del  Duca  diFerrara,&  in 
alcuni  altri  luoghi  :&  oltra  à'cotali  monti  di  terra,  quali  in  ueromarauigliofamcn 
te  fcruono  per  oftacolocontrae'Cauallicri,  che  di  fuori  fanno  e'nemici,  fono  fla- 
.  .  te  di  dentro  anche  fatte  uicino  alle  muraglie  le  piantate  de  gli  arbori  chiamati  in 
'^'^^°Ii!'Tolfinl"  Latino  populi,  &  in  Lombardia  pioppi,  e  da'noflri  con  uoce  generale,  alberi  (  co- 
(he utilità  avm-  me  fi  uede  à  Lucca,  à  Fifa,  &  in  altre  Città)  che  fono  un  riparo  boniirimo,  prima 
tino,  perche  con  le  radici  e  barbe  ritengono  il  teri-apicno  unito,e  coUigato  ;  poi  perche 

quando  fia  battutala  muraglia, danno  grandilllmo aiuto à  farcia  trincea  uicina 
al  muro  abbattuto.  Ma  perche,  quando  e  fianchi  de' Balluardi  fiano  per  bat- 
teria fatti  cafcarc,^  la  cortina  manchi  della difefa di  detti  Balluardi,  tal  riparo 
potria  (  uenendoui  dopo  e  fopra  il  nemico}riufcir  dannofo,giudico  che  farla  mol- 
to meglio  piantare  detti  arbori  tanto  lontani  dalla  muraglia,che  ui  rimanefsegia 
fio  fpatio  per  poter  flareà  difenderla,  e  pafsare  inanzi  c'n  dietro  con  fquadrcdi 
foldati,  e  per  fare  il  fofso  della  retirata  che  fi  fuol  fare  communemente  per  riparo 
còtra  le  batterie .  benché  per  commun  parere  di  giuditiofi  Architetti,^  Ingegnie 
ri, non  fi  debbono  mai  abbadonare  c'iuoghi  alti  per  tare  la  ritirata .  Tali  alberi  uor 
ranno  efser  piantati  con  la  medcfima  ragione,che  fi  piantano  quelli  de'Forti,c  de' 
Balluardi  di  terra,  cioè  (come  dicono  i  Latini)  in  Quincuncem,  acciò  fiano  più  ac 
commodati  quan  do  ci  occorra  feruircine  per  far  dentro,  e  d'intorno  à  quelli  li  ri- 
paio,&la  trincea. 

Delle 


Libro  Primo.  24 

Delle  mifure  di  tutti  e' membri  della  Fortifica- 

tione,  e  delle  parti  di  quelli.         C  a  p.  x  i. 

E  R  e  H  E  meglio  il  lettore  intenda  quanto  occorre  fapere  d'intorno  Girolamo 
alla  fortificatione  delle  Città,  parmi  che  in  quello  luogo  s'accon-  Maggi. 
uenga  particolarmente  ,  e  con  ordine  parlare  di  tutte  le  mifu- 
re de'membri  della  fortificatione,  e  delle  parti  di  quelli.  E  per  ef- 
fer  ftate  le  cortine  la  prima  difefa  e  fortificatione,  che  fi  facefle  alle 
Città,  primieramente  parleremo  di  quelle .  Vogliono  alcuni,  che  ^'  SanMarino. 
la  lunshezzadiqueftes'accommodi  alla  quantità  de'tiri  dell'artis^licrie,  cioè  che    ^   .  ,.   .      , 
eflendo  1  artiglieria ,  quale  haueremo ,  reale  e  grofla  (  e  grolla  intendono ,  e  rea- 
le, da  otto  libbre  di  palla  in  sii,  come  Colubrine  rinforzate,Colubiine  ordinarie, 
meze,  e  quarte;  Cannoni  doppi),  Cannoni  ordinarij,mczi,  e  quarti;  Sagri,  & 
altri  pezzi,  picciola  e  non  reale,da  otto  libbre  in  giù,  fino  ad  una  libbra,  come  Sa  •artiglierìa  non 
gripiccioli, Falconi, Mofchetti, e SmerigU)  uogUono  chefi  facciala  lunghezza  ^f1j\    ,,, 
della  cortina  da  fianco  à  fianco  braccia  alla  Fiorentina  (  de  quali  femprc  intendo  j^„^^ 
tjuando farò  mentione  del  braccio  )  dalle  feicéto  alle  fettecento,che  tanto  ne  può 
fpazzare,  e  rifruftare  detta  artiglieria  reale.  Ethauendo  noifolamente  artiglie- 
ria non  reale,  la  faciamolunga  dalle  300.  alle  400.  braccia ,  che  fino  à  quefta  lun 
ghezza  tal  artiglieria  la  può  difendere  .Ma  perche  quefta  diftintione  di  fortificl- 
tion  reale,  e  non  reale  à  me  come  anche  ad  altri,  non  piace ,  &  è  più  facil  cofa  e  di 
minore  fpefa  il  gittare  l'artiglieria,  che'l  fabricar  Balluardi  e  cortine;  e  perche  le 
fortificationi  non  reali  fono  molto  deboli,  doue  la  fortezza  delfitonon  l'aiuti,  fi 
che  non  uenghino;  battute  ;  lafciando  da  partele  non  reali,  parlerò  folo  delle  rea 
li,  e  communi.     Altri  uogliono  che  la  cortina  fia  lunga  braccia  3  io.  alcuni  dico- 
no ch'ella  fi  debbe  fare  di  ^lo.al Tartaglia  piace  di  palli  250.&  anche  di  joo.al  Cap. 
frate  da  Modcna,di  canne  i40.Pare  al  Caftriotto  &  ad  altri  ch'ella  fi  debba  far  tan 
tolunga,chetirandofi  l'artiglieria  groira,non  s'offenda  il  Balluardo  contrapofto.  cortinatroppolu- 
de'qualil'upinioneàme  non  piace,  perciochefefi  farà  la  cortina  tanto  lunga,  ne  ga^èdannofi. 
feguiranno  molti  incóuenicnti,  e  fra  gli  altri  due  importantiflìmi,  cioè,  che  quan 
do  il  nemico  fi  metterà  fotto  ad  un  fianco  de'Balluardi,fe  bene  farà  un  folo,cóuer- 
rà  fparare  un  pezzo  groffo  d'artiglieria  per  offenderlo ,  il  che  fi  farà  con  fouerchia 
fpefa,  e  fcómodo,  e  quàdo  bene  e'nemici  in  buon  numero  fi  metteranno  in  tal  lue 
go,ò  anche  quafiàmezo  la  cortina,  non  fi  potrà  offenderli  con  quella  preftezza 
e  con  quel  numero  di  colpi,  che  s'offenderiano  fé  la  cortina  fuffe  più  corta,  per  pò 
terfiintalcafoadopi  are  archibugi  da  braccia,  da  caualletto,  ò  da  rampo,  quali 
preftamente  fi  caricano,  e  non  fono  difficili,  e  fconci  à  mancggiarfi  comerartiglie 
riagroffa.  L' altra  ragione  degna  di  non  picciola  confideratione  è,  che  quando 
qualche  machina  at'mata  di  balle  di  lana,  fuffe  condotta  fotto  al  fianco  predetto , 
fòche  dalle  cannoniere  di  quello  non  potcfTeeffer  offefa,  l'artiglieria  del  Balluar- 
do oppoflo  non  la  potriafpezzare  per  la  troppa  diftantia.  Però  io  tengo  per  fer- 
mo, che  fia  meglio  fare  le  cortine  più  corte,ancorchc  nella  fortificatione  uada  più 
fpefa,  bifognando  in  tal  cafo  far  più  Balluardi ,  che  non  fi  coftuma  ;  &  in  quello , 
concorro  coni  upinione  del  Lantcri,  huomo  al  parer  mio  e  degni  intendente  di      ^ 
quell'arte,  giuditiofiilìmo.  II  Cataneo  in  uarie  piante  diCitrà  tiene  uarie  mifure, 
e  uuolc  la  cortina  di  brace.  192.232.  240.244.256.5io.nellcCittadeIIebracc.  I49.edi■ 
I52.  IlSccretarioFiorentino,  chefcnffein  tempo,  chela  fortificatione  non  era  in 
quella  perfcttione  ch'ella  e  hogoi ,  tiene  che  la  cortina  fi  debba  fare  lunga  braccia 
2QO.  Leon  Battifta  Alberti  inanzi  di  lui  la  uoleua  più  lunga,  cioè  di  palfi  70.  Io  mi 
ftimo  che  fia  il  meghoaccoftarfi  più  à  quelli,  chea  quegUakri,echefia  da  farla 

lunga 


e- 


Cortina  quanto 
dibbc  cjfcr  graffa. 
Ouinto  Curilo  nel 
/ly.j . 
Strabene  nel  Ub. 

Orofìo  nel  lib.  2. 
cip-  7- 


Gicrcmia  nelcap, 
5'" 

Orofio  nellib.  i  ^. 
cap.  20. 
lìmid.nellib.i. 


J^elcap.i. 

nomerò  nel  lib. 
2 1 ,  della  Iliade . 
Deuteron.  cap.^. 

ifaiacap.  zy. 
Machab.ncllib. 
i.cap.9. 


Della  Foitif.  delle  Città 

lunga"braccia  25o.fino  in^oo.  acciò  fi  pofla  facilmente ,  e  con  grandiffima  rreque"rf' 
ria  di  colpi  oflcndcrc  il  nemico .  Quanto  allo  Iparar  della  Artiglieria  groflfa ,  chc- 
potriaofilndcrc  ilBalluardo.contrapofto, rifpondOjChc  queftaperlo  più  nons' 
adopra  per  guardare  le  cortine,  le  fronti  de'Balluardi,  e  1  follo  da  nemici,  che 
ucni<hin  contra  con  armi  ordinarie;  ma  per  tirare  nelle  machine,  che  fuffero  acco  ' 
(late,  ò  in  lij^ari  di  qualche  importanza.-nel  qual  cafo  tirando  à  quelle  dalla  ghir- . 
landa  delle  piazze  di  fopra,  nò  fi  uiene  ad  offendere  l'altro  Balluardo, andando  è 
colpi  da  alto  àbaflb.    Dipoi  uolcndo  pur  noi  adoperare  l'artiglieria  grolTa,  fi 
può  adoprarla  caricandola  non  con  le  palle  ordinarie, ma  con  ghiaia  e  falTi^che  in 
questo  modo  fi  fa  maggiore  uccifione  che  con  le  palle  predette,  e  non  s'offende  il 
fianco  fpargcndofi  le  pietre  della  ghiaia  qua,  e  là  per  il  follò,  dd  che  in  molti  luo  '■ 
ghi  s'è  ueduta  l'cfperientia .  > 

Qv  ANTO  alla  groflczza  della  cortina,leggiamo,le  mura  diBabilonla effere  fta" 
te  groffe  piedi  32.  di  maniera  che  due  cari  nel  palTarui  fopra,  fc  s'incontraua- 
no,  non  fi  dauano  impaccio  :  e  ch'erano  alte  fopra'l  piano  del  terreno  cento  gomi- 
ti.  Benché  Strabone  dica,  chcl'altezza  di  tale  muraglia  era  fra  le  torri  gomiti  cin. 
quanta,  e  quella  delle  torri  60.  gomiti.  Scriue  Orofio  di  quella  muraglia  medefi-' 
ma  cole  incredibili,  cioè  (  se'l  tefto  1  no  non  è  guaito,  e  fcorretto  )  che  la  larghezza' 
era  di  gomiti  40.  e  l'altezza  quattro  uolte  tanto,  e  di  più,  che  fopra  detto  fpatio 
della  larghezza  della  muraglia,  erano  habitationi  per  e'difenfori  egualmente  di 
fpofte,  e  che  lo  fpatio,  che  riraaneiiain  mczo,poteua  capire  e'carri  da  quattro  ro-. 
te .  Che  la  muraglia  di  Babilonia  fuffe  molto  grofHi,  lo  poflìamo  credere  per  il  te' 
{limonio,  che  ci  ne  lafciò  il  Propheta  Gieremia,  parlando  in  quello  fentimento , 
Quella  muraglia  larga  di  Babilonia ,  farà  rouinata,  e  l'alte  porte  di  quella  col  fuo-" 
00  faranno  arfe.  Scriue  Arriano,  chele  mura  diTiro  erano  alte  piedi  150.  Orofio 
dice  che  le  mura  di  Cartagine  da  un  lato  erano  groffe  piedi  30.  alte  gomiti  ^o.d 
fatte  di  pietra  quadra.  Thucidide lafciò  fcritto,  che  gli  Atheniefi  fabricarono  in-« 
torno  al  porto  Pireo,  hoggi,  fecondo  che  dicono  alcuni,  chiamato  Porto  Leone  ,■ 
muraglie  tanto  grolle,  che  due  carri  portando  lepictrefopradiquelle,  incontrarv' 
dofi,  liberamente  palfauano;  e  che'l  corpo  della  muraglia  eradigroifilfime  pie- 
tre quadre  commell'e  infieme,  &  incatenate  di  fuori  con  ferro  impiombato .  Nel' 
libro  di  Giudetta  fi  legge,  che  la  Città  Ecbatanahaueua  le  mura  alte  gomiti  70. 
elarghe5o.  quali  mura  fece  fare  Arfaiad,  che  quiui  teneualafua  fedia  regale  fo- 
pra'Medi.  Homeropar  che  lodi  le  mura  di  Troia  perla  groffezza.  Nel  Deute- 
ronomio, in  Ifaia,  &  ne'libri  de'Machabei  fi  nominano  le  mura  alte  per  forti .  -; 
Hoggi  alcuni  uogliono  che  la  cortina  fia  in  fondo  groffa  piedi  io.  altri  n.  alcuni 
14.  &  anchora  15. e  quefto  in  luoghi  doue  il  terreno  del  terrapieno  fia  arenofo,fciol 
to,  e  troppo  greuc.  Il  Capitan  Frate  da  Modena  uuole  ch'ella  fia  groffa  folamen- 
tc  cinque  tefle  di  matone. 

Il  Tartaglia  la  uuol  grolfa  piedi  y.fino  all'altezza  di  piedi  dieci, da  indi  in  sù,pid 
dÌ2.Akrifi  pcnfanochebafti  nel  fondaméto  la  groffezza  di  due  braccia,nel  cordo 
ne  d'uno  e  mezo,e  nella  fommità  d'un  fòlo.  più  lottili  di  quefle(s'io  bé  mi  ricordo) 
erano  quelle  cortine  ch'io  uidi  à Pefiro  l'anno  1 55o.quàdo  andauo  à  Venetia,e  uol 
(ì  palfar  per  tal  Città  per  ueder  la  fortification  di  quella.  Ma  benché  tal  forte  di 
fortificatione  in  luoghi  di  buon  terrapieno,  cioè  di  terren  molto  unito ,  e  leggie- 
ro, non  fia  difutile,  non  s'intronando  perle  percoffe,  e  ricerchi  poca  fpefa,  ad  al 
Clini  no  piace,quali  dicono  che  rompendofi  facilmente  tal  forte  di  cortina ,  quale 
lè  come  una  camilcia  ad  opra  di  tcrra,il  terreno  che  è  fra'contraforti,cafca  al  baffo, 
(Scfàfcalaalnemico,  il  chenon  auuiene  cofi  di  leggiero  nelle  cortine  groffe,  che 
difficilmente  fi  rouinano.  Si  terrà  adunque  la  uia  delmezo,&  non  fi  faranno  le 
ftìrtine troppo grolfe , acciò nell'clTer  battute  non  s'intronino  (ballando  quella' 

groffezza 


Libro  Primo 


2/ 


groflfczza^Ciie  fia  da  un  colpo  di  Colubrina,  ò  di  cannone  paflata)  ne  tanto  fotti- 
li,  che  battute,  in  bricuc  fpatiodi  tempo rouinino,  e lafcino andare àbaflbi Iter 
rcnOjChe  haueranno  dentro.  Ma  fé  qualche  Prcncipe  pur  uorrà  fabricare  la  corti- 
na fottile,in  tal  cafo  giudico  che  le  le  debba  far  uicino  il  riempimento  non  di  terra 
fempUccmente,  ma  di  maton  crudi  murati  con  creta, molto  gro(fi,  larghi  e 
lunghi  e  ben  fecchi,ò  che  nel  ten-apieno  Ci  debba  mefcolare  fcope,  e  frafche  di  ca 
fìagno,òdi  quercia,  ò  d'altro  arboro  che  duri  affai  contra l'ingiuria  della  humi- 
dczza,  fin  che  quello  col  tempo  s'alìbdi . 

Auuertiraffi  ancoradi  fabricare  i  contraforti  talmente,  che  doue  fon  più  uicini 
alla  cortina,  fiano  più  groffi,à  fine  che  il  riempimento  del  tetrenofia  alquanto  più 
largo  di  dietro  chedauati,e  no  polfa  cafcar  nel  follo  quado  gli  fia  tolto  l'appoggio  Cortina  con  due  Ca 
della  cortina.  Clii  uolcfle  che  la  fabrica  fufic  più  gagliarda,potria  far  un'altra  corti  >"'fie  di  muraglia 
na  fottilc,lontana  dalla  prima  due  braccia,ricmpicndo  lo  fpatio  di  raezo  con  ere-  Z^"'''^' 
ta  ben  battuta,  e  quello  acciò  il  terrapieno  non  forzi  laprima,ele  palle  dell' 
Artiglieria  che  la  pafferanno  facilmente,  uenghino  dentro  a  quefta  creta  a  perde- 
re il  loro  impeto .  Quali  fé  bene  col  batter  lunoamente,confumeranno  quella  pri 
ma  cortina,  non  fcguirà  però  lo  inconueniente  del  calcare  il  terreno  nel  foflb  co- 
sì Uberam  ente,  come  fé  non  ci  fufse  l'altro  muro  benché  fottile .   Molto  più  uti- 
le ancora  farla  tal  cortina,  facendo  fpefsi  archi  da  un  contraforte  à l'altro ,  e  riem- 
piendo gli  fpatij  di  quelli  con  creta,  fi  come  pensò  che  fi  doucfse  fire  il  Caflriot- 
xo,  comefi  uederàdifotto.  Il  Secretarlo  Fiorentino  lodala  cortina  grofsa  enon 
la  uuol  manco  di  3.  braccia,  non  parlando  di  contratorti  altrimente.  Il  San  Mari- 
no la  uuole  fui  pian  del  fofsogrofsa  braccia  4,  e  mezo  in  5.  che  col  contraforte  di 
braccia4,  emezodilunghezza,uienead  efser  braccia  9.  in  9,  e  mezo:  de'qualile-  cortina  quatodeb 
uandofibracciaj.  perla  Icarpa,rellano  braccia  6.in  6, e  mezo  di  parapetto.  L'altez  bccj[a-alta. 
2a  della  cortina  iarà  dal  piano  del  folso  in  sù,piedi,fecpndo  il  Tartaglia,  54.  fecon- 
do  alcun'altri  27.  &  anco  30.  ma  non  manco  di  23.  Il  San  Marino  uuole  che  la  cor- 
tina fia  alta  dal  fopradetto  piano  del  fofso  braccia  18.  Io  dico  che  fi  debbe  haue^- 
rifpettoà'fiti.  perche  ne'luoghi  alti, non  faràmeftieroalzarfi  troppo  con  le  corti- 
ne, non  ui  efsendo  pericolo  di  machine,ne  di  Cauallieri, donde  balleranno  anco 
quando  elleno  fiano  alte  folo  braccia  16.  Ma  in  luoghi  piani  corranno  efser  alte 
fino  à  20.  braccia^  &  finche  piu,doue  faranno  fignoreggiate  da  qualche  fito_,  ò  col- 
le,chelepof- 
fa  offendere. 
IlCataneo  le 
uuole  d'altez 
za  di  braccia 
uenti,diuen 
tidue,  diuen 
tiquatro  ,  di 
uenticinque, 
di  trétaj&  an- 
che di  trenta- 
due, fecondo 
lediuefità  de 
fiti,e  delle  pia 
te. 

La  forma  de' 
co  traforti  da 
molti, &  an- 
che dal  Ca- 
ftriotto  meffa 
in  operaie  quc 
ita. 


\. 


Della  Fortif.  delle  Città 


yitruuionellib.6. 
cap.  IO. 


Contramia. 


E  fimigliano  qiiafi  le  antaridi ,  ò  crifmc  dcfcritte  da  Vitruuio ,  che  non  fono  al- 
tro che  fpcroni  che  uanno  di  fuori  del  muro,  e  qiicfti  uanno  didentro.  Quali 
contraforti,  fecondo  il  commune  parere  de  gli  Architetti,  uogliono  efser  lontani 
uno  da  l'altro  piedi  diece,  benché  Leon  Batti  fta  Alberti  uoglia  che  G  faccino  lon- 
tani uno  da  l'altro  gomiti  diece,&  àVitruiiio  piaccia  che  le  fue  antaridi  fiano  lonta 
ne  una  da  l'altra  quanto  e  l'altezza  della  muraglia,  il  San  Marino  gli  uuol  lontan  i 
uno  da  l'altro  braccia  6.ad  altri  piacciono  d'8.  quanto  più  faranno  fpe(fi,tanto  mag 
gior  fortezza  s'acquifterà  alla  cortina;  tuttauia  fi  per  fuggire  la  molta  fpefa,fi  an 
Cora  per  non  mi  dilcoftare  dal  parere  de'molto  intendenti,  lodarò  (cmprc  coloro 
che  gli  faranno  uicini  uno  à  l'altro  piedi  io.  fino  in  dodici.Cornmunementc  fi  fan- 
no diritti  .  à  me  piaceria  che  nei  mezo  della  lunghezza  loro  fi  faceffcro  alquanto 
piegati, fi  che  dal  piegamcto  ne  nafcefscro  gli  angoli  ottufi  ,  acciochc  aiutafsero  à 
tencrmeglio  il  pelo  del  terrapieno.  Qiianto  s'appartiene  alla  lunggezza,  alcu- 
ni gli  hannofatti  di  piedi  diece,altri  di  dodici,  di  quatordici,  e  di  i6.il  Tartaglia 
approua  quelli  che  fiano  lunghi  piedi  8.  il  San  Marmo  di  braccia  4,  e  mezo  di  lua 
ghezza,fino  in  5.  io  non  gli  uorrei  manco  di  16.  La  grofsezza  loro  debbc  efseie  di 
piedi  due  fecondo  alcuni,  in  alcune  fortiHcationi  gli  ho  ucduti  della  groisezza 
quanto  occupa  una  lunghezza,e  mezo  di  matone,qual  chiamano  molti  matone  e 
tefta.  Il  Capitan  Frate  da  Modena  gli  uuol  groifi  cinque  tcftc  di  matone.  IlSan 
Marino  un  braccio .  Piacciono  ad  altri, grolfi  per  il  manco  piedi  tre,  &  al  più  pie- 
di 4.  fino  in  5.  A'me  pare  che  fia  àbaftanzala  groffezza  di  piedi  due,  benché  io 
non  dannerei  mai  chi  gli  faceHe  anche  più  groifi .  HaiTi  d'auucrtire,chc  quelli  de' 
Balluardi  fi  come  uorrannoeflcr  più  lunghi  (  eflendo  dignità  la  lunghezza  loro 
da' pratichi  nell'arte-non  manco  che  di  piedi  27,  fino  à  aS.nel  fondamento.e  di  22. 
fino  in  23.  in  cima)  cofi  anche  debbono  elfcre  alquanto  più  grolTi  di  quelli  delle 
cortine.  Vuole  lo  Alberti  che  da  un  contraforte  a  l'altro  fi  tirino  archi,  ò  uoltc  che 
le  uogliam  chiamare ,  &  che  gli  fpatij  fi  ricmpino  di  creta  mefcolata  con  paglia . 
Qual  forfè  dette  occaiìone  al  Caftriotto  di  penfar  quella  fua  belliifima  fortitìcatio 
ne  con  gli  archi  fpeffi  fra  un  contraforte  e  l'altro.  Auuertiranno  e'muratori  di  non 
far  e'iati  di  tali  contraforti  puliti  come  nell'altre  muraglie,  ma  afpri ,  e  con  alcune 
dentate,  acciò  meglio  ritenghino  il  terreno  che anderàin  mezo.  Le  uoke  de'con 
traforti  ne'Balluardi  uerranno  fino  al  piano  di  lopra  gli  archi,  che  cógiugneranno 
e' contraforti,  per  faruifopra  il  muro  del  parapetto,  faranno  grolfi  e' contiaforti 
br.i  \ ,  e  detto  muro  della  medefima  groilczza .  Ma  perche  oltra  le  batterie,lc  cor- 
tine fono  fottopofte  ancora  alle  mine,bi(ognerà  nel  mezo  del  fondamelo  quando 
fi  farà  molto  largo,ò  ucro  alquanto  più  in  dentro  chcl  mezo,&  anche  preflb  al  fon 
damento  di  dentro ,  fatela  Contramina,  la  quale  fi  uede  nella  figura prefcnte  fot 
to  la  lettera  X.  e  nella  precedente  figura  fotto  la  lettera  P. 


Libro  Primo .  26 

Quefta  iiorrà  cfTer  alta  non  manco  di  piedi  6.  e  larga  cinquc,con  li  fuói  sfogato 
ii  larghi  ogniuno  per  tutti  e'uerfi  un  piede ,  che  caminino  accorto  a  contraforti ,  e 
sfiatino  con  le  bocche  alla  tefta  di  quelli  che  rifguardainuerfo la  Città:  impero- 
che  fenzaqucfti  sfogatoi]  le  contramine  non  fariano  di  quella  utilità  che  altrui  fi 
penfa,  ancorché  molti  le  faccino  fenza.  Eflendolemineun  terremoto  ^rtifitia- 
le,non  fi  può  trouare  il  meglior  rimedio  contra  di  quelle,che  fare  fpelfi  sfogatoli, 
che efshalnio, e mandin  fuori ilfiato2a<;liardiirimo& acre caufàto dalla poluerc     ,.  .     ■ 
acceia.  Dice  Plinio,  che  contra  il  terremoto  lon  buon  rimedio  le  rogne,  e  chia-  ^^^in^ , 
uiche  dette  in  Latino  cloacx,  eie fpefie  fpelonche,  e  cane ,  quali  mandan  fuori  il 
fiato  conceputo  e  raccolto  fotto  terra.  Giouando  adunque  contrai  terremotile 
fpelonche  &  i  luoghi,  che  pofTino  mandar  fuori  e'fiati  fottcrranei,  gioucranno  an 
Cora  córrale  mine,  quali  imitano  in  tutto  e  per  tutto  e'terremoti, come  habbiamo        .... 
dimoftrone'noftri  libri  de  gli  Ingegni  militari.  E' flato  parere  d'alcuni  altri,  che    ^   '  *       '^'  ' 
la  Contramina  fi  debba  fare  alta  piedi  7.  e  larga  :5^,  quale  habbia  gli  sfiatatoli, 
cheriefchino  à  piedi  del  terrapieno  inuerfo  la  Città  ;  ma  quelli ,  che  camminano 
insù,perdarrufcitapiùftcile,  all'aria,  &aluento,  cioè  fecondo  la  naturadel 
mouimento  del  fuoco,  molto  più  mi  piacciono.    Ad  altri  pare  che  fi  debba 
fatela  contraminalarga  braccia  5.  &  alta4^  e  non  è  dubio  alcuno,  che  quanto  el 
la  farà  di  maggior  nano,  tanto  farà  megliore.    Si  penfano  alcuni  &  anche  il  Ca- 
fìriotto,  che  doue  farà  l'acqua,  non  occorra  far  contramina .  ma  io  tengo  ch'ella  fi 
debbc  fare  ancora  in  tailuoghijpofiendofi  quelli  minare^conie  habbiamo  dimo- 
firo  in  detti  noftri  libri . 

D  A  p  01  che  noi  parliamo  della  parte  da  baffo  della  cortina, parmi  che  s'accon  Torte  ferie  Sorti- 
uenga  dir  qualche  cofa  ancora  delle  porte  delle  fortitc,  quali  alcuni  uogliono  che  ^'■'  • 
fi  faccino  nefianchide'Balluardi ,  cioè  nella  piazza  dabafib  prefib  alia  cortina. 
Quefte,quando  non  defsero  impediméto  alle  piazze  di  quelli,  e  fufsero  da  luogo 
uicino  guardate^  non  mi  difpiaccriano,  perche  fariano  più  ficure  per  la  guardia 
medefimadelBalluardo.  Secondo  il  parere  d'alcuni  parech'elleno  far  fi  debbino 
nella  cortina  tanto  uicinc  al  fianco  delBalluardo,  che  le  cannoniere  commoda- 
mente  le  fcuoprino.  Vuole  il  Zanco  huomoingegnofiifimoedi  ualore,  che  que- 
lle porte  delle  fortite,  e  uic  che  le  uanno  à  trouare,  fiano  tanto  alte,  e  larghe  che 
quando  faccia  di  bifogno,  per  efse  facilmente  fanti ,  caualli ,  &  artiglierie  ufcir 
polfino .  Ma  alcuni  tengono  ch'clleno,fe,  faranno  d'afsai  uano,e  d'aperta,grande, 
non  fiano  utili,  perii  pericolo  al  quallj^no  à  guifadi  porte  fottopofle,  e  perche 
accrefcerianolafpefadi  molte  guardie,  che  non  bifognano  facendole  picciolee 
ftrette,  non  pofsendo  mai  per  le  ftrette  in  un  fubito  pafsar  gran  numero  di  nemi- 
ci,à' quali  ò  qualche  tradimento  ò'I  proprio  ualore  defse  l'entrata, come  Ci  potriafa  ^y 

re  per  quelle  larghe.  Rifpondendo  quefti  tali,  che  quando  bifognafsecauarfuo-  ,  ( 

ri  artiglieria  (  ilche  di  rado  può  auuenire)  ò  caualli, lì  porrla  feru'ufi  della  uia  ordì 
naria  delle  porte  communi,  ò  de  gli  fportelli  di  quelle,  dalle  quali  per  efser  coper 
te  da  l'argine  che  di  fuori  del  fofso  fi  iuol  fare,  fi  potrà  ufcir  tanto  copertamente , 
quanto  che  per  le  uie  delle  fortite .  Ma  lafciando  ad  altri  il  diterminar  di  tal  cofa, 
dico, ritornando  alle  uie  delle  fortite,  ch'elleno  uogliono  cfsere  alte  tre  braccia ,  e 
mezo  finno  in  quattro,e  larghe  due  e  mezo ,  andando  dirittamente  di  dentro  dal 
fine  della  fcefa  del  terrapieno,  al  fondo  del  fofso,  fé  farà  fenz'acqua  (  che  alle  mu- 
raglie folo  che  hanno  c'foifi  afciutti,  fi  foglion  fare  le  picciole  porte  e  uie  per  le  for 
tite  )  &  quello  acciò  che  ui  fi  polla  paflar  con  le  picche ,  che  altrimenti  ciò  non  fi 
potria  fare ,  e  conuenia  prima  metterle  fuori  nel  foflb  dalle  cannoniere  da  balTo 
de'Balluardi,  come  fi  fuol  fare  doue  malamente  fi  pofTon  condurre  fimil'armi. 
Vogliono  hauere  le  porte  larghe  da  un  braccio  e  mezo  fino  in  due,&  alte  al  più  tre 
braccia,cioè  facédo  una  porta  di  dentro  all'entratale  l'altra  nella  cortina  all'uicita. 

G     2  Si 


Della  Forrif.  delle  Città 


sfogatoi]  delle  con 
tramine  utilijftmi. 


Liuto  nel  lib.^. 
della  Deca.^. 
Scarfa . 

Cordone, 

Bafe  è  panca  del 
fondamento. 


Tarapetto  delk 
Cortina. 


Ouidio  Triflium 
lib.i.Elegia.ì. 

Sillionellib- 1- 


Merli  alla  France 
fi- 


Si  potriano  accommodarc  gli  sfiatatoi]  delle  contraminc,  che  alcuni  uoglio- 
nOjfi  che  ricfchino(come  s'è  detto  )  nel  fine  del  terrapieno,tato  larghi,  che  in  qual 
chelatoferuifTcro  perle  uie  dafortirc.  Ancora penfo che fariautil  cofa  fargli lar 
ghi,e  che  dolcemente  rcendcfTero  in  due,  ò  tre  lati  alla  cortina,&  anche  nel  piano 
dei  fbfTo,  doue  hauciTero  certe  porte  poco  maggiori  di  quelle  delle  fortite,  e  que 
fte  fu (Tero  murate}  acciò  ogni  uoltachc  il  nemico  s'auuicinaffe  allo  Spalto  con 
foflì,  gabbionate ,  ò  trincee,  e  uoleffe  con  l'argine  riempire  il  fofTo  (come  fi  coftu- 
mauadifareanticamente,  fenza  adoprar  molti  ri^pari  contra  e'difenfori,  e  non 
ha  molti  mefi  fecero  Icgenti  del  Sceripho  in  Africa  alla  fortezza  del  Re  di  Portu- 
gallOjChiamata  il  Mazacane)  ò  co  la  fafcinata ordinaria  tentaffe  fare  il  medefimo, 
lì  poteflc  fmurate  le  porte ,  fcender  nel  foflb ,  &  ò  col  fparger  per  quello  la  materia 
gittataui,  ò  col  portarla  dentro,nó  lì  lafciafle  riépirio,come  fecero  alcuna  uolta  in 
limili  cafi  gli  antichi,ilche  appreffo  Liuio,&  altri  hiftcrici  è  ftato  da  me  offcruato. 

La  Scarpa  della  cortina  terminerà  con  quella  de' Baliuardi  d'intorno  à  brac- 
cia 14.  ouer  15.  che  altramente  facendoli  il  fuo  cordone  più  baffo  di  quello  dc'Bal 
luardi ,  l'opra  pareria  brutta .  Sara  il  cordone  di  pietra  morta,qual  manco,  che  la 
uiua  s'introna  quando  è  battuta,  e  non  più  groflodi  mezo  braccio,  ò  d'un  pie- 
de, benché  il  San  Marinolo  uoglia  di  piedi  duc,e  le  pancheò  bafijalcuncdi  brac 
eia  uno  e  mezo  l'una,  altre  di  tre  quarti.Lafccranfi  alla  cortina  nel  principio  della 
fcarpa, quelle  panchette  del  fondamento,  quali  danno  alquanto  d'ornaméto,  nò 
folo  alle  cortine,mà  anche  à'BaIiuardi,&  allePiatteforme,&  nò  fo  che  di  formida 
bile  quando  rozamente  fono  lauorate.  Il  San  Marino  s'affatica  affai  àmoftrare 
uarij  modi  di  queftc  panchette,©  bafi  che  le  uogliamo  chiamare.auuenghi  che,fe 
bene  la  fortificatione,  e  quella  forte  d'Architettura  groffae'militare  non  richiede 
molto  gli  ornamenti,  dcuendo  l'Architetto  hauer  l'occhio  folo  alla  robuflezza ,  e 
gagliardia  dell'opera  ;  nondimeno  pare  à  molti  che  quando,anche  à  quella  fi  pof- 
la  acquillarc  con  mediocre  fpcfa  qualche  poco  d'ornamento,  quale  più  rollo  fia  à 
l'occhio  formidabile  che  uago,  come  fono  quelle  bafi,  ò  panche,  &  e" cordoni  con 
le  loro  fafcc  fotto,  eie  cantonate  dc'Balluardi,  delle  Piatteforme,  e  de  Caualicri , 
tuttelauorateallarufiica,  e  non  molto  in  fuori,  che  non  fi  debbe  ciò  difprezza- 
re.  La  cortina  dal  cordone  in  su  farà  alta  piedi  otto  ò  none,  fecondo  che  fi  fa- 
rà la  fcarpa  alta;auuertendo  di  non  far  quella  parte  troppo  alta,perche  dal  cordo- 
ne in  su  è  facil  cofa  il  rouinare  la  cortina . 

Qj.^  ANTO  al  parapetto,  gli  antichi  lo  faceuanofottile  d'un  braccio,  &  an- 
che d'un  mezo,  llando  alla  ditela  delle  cortine  dopo  à'merli,  graticci,  cihtii,  &  ul 
timamentc  dopo  alle  uentiere,  che  non  fono  70.  anni  che  in  alcuni  luoghi  iì  trala 
fciarono.  E  quello  fu,perche  nò  erano  anche  in  ufo  machine  che  molto  gagliarde 
fuffero,  ma  briccole,  ballille,  catapulte,  ancorché  iohabbia  olferuato  apprelfo 
OuidiOjChe  le  ballille  grauemente  percotelfcro  le  muraglie,  imperoche  egli  dice, 
«  T^ec  kuius  laterim  tabuU  feriimtur  ab  undis, 

i>  Quàm  graue  ballifla  mania  pulfxt  onus . 

E  ciò  era  perche  tirauano  pietre  grofTiffime ,  chiamate  molari',  donde  Sillio  par- 
lando dello  afsedio  di  Sagonto,  difse . 
»•  l^bocais  ejfudit  mHos  ballifla  molares . 

E  benché  fi  ucgga  appreffo  Giofepho  ne'libri  della  guerra  Giudaica, che  tal  uolta 
quelle  machine  gittauanoà  terra  e'merli  delle  muraglie.  Tcllifica  il  Secretarlo 
Fiorentino,  che  inanzi  che  il  Re  Carlo  di  Francia  nel  1494.  palfalfe  in  Itaha,  e'mer 
lififaceuanofottiliun  mezo  braccio,  e  che  da'Francefi  s'imparò  à  farli  larghi  e 
groffi.  Però  fentiamo  anche  hoggi  chiamare  in  alcuni  luoghi,  merli  alla  Fran- 
cefe,  quelli  che  fono  affai  groffi,  &  hanno  il  colmo  quafi  d'un  mezo  tondo ,  qua- 
li difficilmente  fi  fcalano . 

Pare 


Libro  Primo. 


27 


<ti 


Pare  al  Capitan  lacomo  Caflriotro,  che  al  piano  del  cordone  fi  debba  lafcia 
reunrifalto,  ò  uero  grado,  come  li  moftra  per  le  lettere  E.  D.  nel  quale  lì  pofla 
al  tempo  di  guerra  fare  una  trincea,  che  refifta  alle  batterie  megHo  che  non  fa  la 
muraglia .  O  uero  che  ui  fi  muri  con  matoni  crudi,  facendo  dal  lato  di  tuori  e  nel 
colmo  una  fottilefcorcia,òcamifcia  di  matoni  cotti  per  difendere  l'opra  dalle 
piogge ,  e  da'ghiacciati .  il  che  à  me  non  difpiace .   P.  Qui  fi  moftra  la  contrami 
na,  della  quale  se  detto  di  fopra.    Q^Quifimoftralacontrafcarpaelauia  delle 
fortite  col  fuo  parapetto,  con  le  uolte  per  le  ritirate  di  quelle  fecódo  il  medefimo. 
Il  Tartaglia  uuole  che'l  Parapetto  della  cortina  fi  faccia  groflb  piedi  lo.cioè  con 
giugnendo  e'  due  piedi  della  grolTezza  della  fua  cortina  co  gli  otto  della  lunghez 
za  de'cótraforti.  il  Cataneo  lo  uuole  di  br.8.  Il  Sa  Marino  s' accótéta  della  grolTez 
za  di  braccia  fei .  Altri  hanno  fatto  quefti  parapetti  groflì  piedi  9. 14.&  anche  i6.e 
18.  quefta  ultima  mifura  mi  piace.  L'altezza  di  dentro  del  parapetto  farà  due  brac 
eia  &  un  quarto,  ò  due,  e  mezo,  per  potere  al  bifogno  non  folo  affacciarfi  con  1  ar- 
chibugio, ma  ancora  con  la  picca,  e  con  altre  armi  quando  fi  darà  aflalto  di  fcale . 
tal  parapetto  haueràla  panchetta,  il  rondo  ò  pendio  del  parapetto,  farà  braccia  i, 
emezo,cioèpiùaltofaràncl  filo  didentro,  che  in  quel  di  fuori,  &quefl:o  accio 
che  le  palle  della  artiglieria  non  ui  polTìn  colpire  à  pieno  per  lo  sfuggir  del  luogo, 
e  l'acqua  non  pi  fi  fermi  e  la  muraglia  non  immarcifca.  Vuoleil  San  Marino  che"! 

terzo 


j^oua  forte  di 
farapetto . 


Tarapetto  quanto 
grojfo. 


^Itexja.  del  Ta- 
rapetto  chiamato 
da  alcuni  merlatit 
ra. 


Della  Fortif.,  delle  Città 

terzo  di  qucfto  pendio  e  colmo,  fìa  piano,cioc  dal  Iato  di  dentro,  acciò  'e  Ter  tinel 
le  Ili  pofllno  paflcsqiare .  EfTendo  tal  parte  piana,s'acqiiiftcrà  anche  fotc.v  al  pa 
rapctto  perche  ak'iTmente  faria  facil.cola  romperlo  nella  cima,doue  ucrria  d  effcr 
troppo  lottile. 


llTomerio. 


Tiano  del  Terra- 
pieno . 


r 


Tiano  del  Terra- 
pieno quanto  deb- 
ba ejjer  largo. 

Salita  del  Terra- 
pieno . 


Strada  fra'l  Terra 
fieno,  e  le  cafe  del 
la  Città. 


Liuto  nellih'j. del 
la  Deca.  3. 


Il  Pomerio,  cioè  Io  fpatio  che  fi  lafcia  fra  la  muraglia,e  la  Città,dimoftrato  per 
la  prcfcntefigura,fidiuide  in  tre  parti,  delle  quali  una  è  il  piano  del  terrapieno 
AB.  della  Cortina. -l'altra  èia  fua falda  òfalita  che  dolcemente  fi  uà  abbaffando 
inucrfo  la  Città,  fegnata  con  B  C.  :  e  la  terza  è  la  ftrada  CK.  che  fi  lafcia  fra  le  cafe, 
&ilfinediquefta.  Il  piano  del  terrapieno,  che  ferue  per  corridoio,  e  piazza  della 
cortina,  debbc  effcre  di  giufla  larghezza  per  poterui  liberamente  paflare,  e  prati- 
care commodamente  con  buon  numero  digente,epercondurui  in  ogni  occorrer! 
za,  &adopcraruial  bifogno artiglierie  d'ogni  forte  .per ilche  fi  debbe anche afso 
dare  con  dura  materie,  come  fono  rottami  di  pietra,  e  di  calcina,  che  così  meglio 
in  ogni  tempo  ui  fi  praticherà,e  non  ui  fi  ficcheranno  ne  affonderanno  le  rote  del- 
l'artiglierie, e  l'acque  delle  piogge  non  penetreranno  troppo  fiotto,  ne  apporteran 
no  alcuna  offefi  alla  cortina,  maifimamcnte  quando  fi  darà  un  poco  il  pendere  al 
detto  piano  in  uerfo  la  Città.  Quello  piano  del  terrapieno  alcuni  lo  uogliono 
largo  braccia  2o.altri  piedi 45.  altri  60.  Adaltripiaccdibraccia25.  dÌ28.  di  30.  di 
32.  edijg.  fecondoleuarietà,  e  le  grandezze  delle  piante  della  Città.  Nelle  for- 
tcz^.c  giudicano  che  fi  dee  fare  di  braccia  36. 

L  A  falda,  difccfii,  ò  falita,  ò  pure  lo  sdruccioIo,che  fi  debba  dire,di  quefto  pia 
no,  al  parere  d'alcuni  fi  donerà  fare  di  braccia  2 5.  di  27.  di  30.  di  32.  di  34.  &  anche 
di  56.  fecondo  la  diuerfità  delle  grandezze  de'recinti  dc'luoghi.  Nelle  fortezze 
di  braccia  24. 

L  A  ftrada  che  fi  lafcia  dopo  di  quefta  falda,  piace  ad  alcuni  largha  braccia  17. 
ad  altri  di  IO.  di  12.  e  di  16.  &  anche  di  60.  di  64.  e  di  70.  fecondo  e' luoghi  ò  gran- 
di ò  piccioli. Il  San  Marino  la  uuole  braccia  12.  alcuni  dalle  iS.braccia  fino  alle  30. 
Nel  Pomerio  delle  fortezze  piace  ad  altri  di  bracio.Quefti  fpatii,quando  e'iuoghi 
lo  comportino,  doneranno  effere  affai  larghi  per  potere  al  bifogno  farui  commo- 
da ritirata  contrale  batterie,  &anchora  per  dare  in  quelli  gli  alloggiam.enti  à' 
foldati,il  che  fi  iuol  fare  alle  uolte  per  ouuiare  à'tradimenti  de'cittadini,dclla  tede 
de'quali  ragioneuolmente  fi  dubiti,  e  per  commodità  de'prefidij  quando  il  nemi- 
co uiene  la  notte  à  far  dare  all'armi.  Qual  rimedio  fu  anticamente,  fecondo  che 
Liuioracconta,ufato  da  Fiacco  àCapua,&  adi  noftri  à  Pinaruolo  affediatodal 
MarchefedelGuafto,  fu  ufatodalualorofo  Cauallier  Rinaldo  Marfilij,  edagli 
llluft.  Signori  Malatcfta,  e  Galeotto  Malatcftij  lafciando  nondimeno  un  corpo  di 

guar 


Libro  Primo.  28 

guardia  al  piano  di  qucfla  terra,  e  l'altro  al  monte.  In  quefta  uia  rifpondcranno  i 
tutte  l'entrate  de'Balluardi,  delle  Piatteforme,  delle  uie  da  cauar  fuori  le  fortite, 
ede'CauaUicri,  fé  non  d  darà  la  falitaà  quelli  dal  piano  del  terrapieno, come  fi  co- 
fìuma  quafi  per  tutto .  Vi  riufciranno  ancora  molte  di  quelle  della  Città  per  potè 
re  al  bifogno  efpeditamente  correre  alla  muraglia,  e  condurui  cioche  richiederan 
noleoccafioni. 

AuuertiralTi  di  non  fare  il  terrapieno  troppo  alto,  accioche  fé  mai  per  cafo  il  ne  Terrapieno  non  fu 
mico  fé  n'impadronilfe,  non  ftiaàcaualliero  fopra  la  Città,efopra  il  riparo  della  ri  ''""^P'^'^  °- 
tirata,  donde  ella  uengaàriufcir  di  poco  giouamento.  Benché,  fecondo  che  fa- 
uiam ente  dice  il  Zancho,non  fi  dcbbe  mai  lafciare  il  luogo  alto,  per  ritirarfi  con  ri 
pari  al  baifo  .  Ma  quando  pur  bifogni  fare  il  terrapieno  molto  alto,  per  effere  an 
che  alta  la  muraglia,  cercheremo  di  aiutare  il  fito  di  dentro  con  l'alzarlo  alquan- 
to dopo  la  ftrada  pred  etta,fi  che  quella  rinuiga  quafi  come  un  foflb,  ò  pure  la  fare 
mo  alta,  accioche,  ad  un  bifogno  ci  fcrua  per  riparo  della  ritirata,  e  la  parte  decli- 
ue  del  terrapieno,  ferua  per  foffo . 

Se  la  cortina  non  farà  obliqua,  e  ripiegata  in  dentro,  non  ui  fi  faranno  canno-  Caiwomere nelle 
niere,  auuenghi  che  nelle  cortine  diritte  fono  facilmente  imboccate,  &  inde-  cortine.dM/iojè. 
bolifcono  il  parapetto  .-potendofi  con  l'aiuto  de'caualli  dalle  rote,ritrouati  dal 
Cafl:riotto,  quali  fi  uederanno  difegnati  dalmedefimodifotto,fenza  cannoniere 
à' parapetti  di  quefte,  &  anche  de'Balluardi  commodamente,  efenza  pericolo 
adoprare  ogni  forte  d'artiglieria .  Delle  Porte  della  Città,  s'c  detto  di  fopra . 

Hora  ueniamo  alle  miiure  de'Balluardi .  Si  raràogniuno  de'fianchi  dclBalIuar  Mifure  de" Balluar 
do,lungo,fecondo  il  San  Marino,bracda45.1e  faccedel  medcfimo,cioè  quelle  mu    '" 
ra  che  da  quefti  fi  partono,  e  fi  uannoà  congiugnere  in  mezo,  facendo  un'angolo, 
fatano  ogni  una  br.i:o.benche  di  ciò  non  fi  può  dar  ferma  regola. quali  egli  uuole 
che  fi  faccino  più  lunghe,cioè  braccia  i^o.e  140.  per  acquiftar  dentro  più  piazza, 
quando  bifognaflc  far  dcttoangolo  troppo  acuto.  Mifser  Michel  SanMichel  'Ve 
ronefe,  fu  fempre  d'upinione,  che'l  fianco  del  Balluardo  fi  douelfe  fare  di  pertiche 
19.  cioè  di  piedi  11^.  à  fei  piedi  per  pertica,  e  la  fronte  di  pertiche  25,  cioè  piedi 
i38.uenendo  la  larghezza  di  quello  di  pertiche  43, da  un  fianco  à  l'altro.  Il  Capi- 
tan Frate  da  Modena  non  uuole  che'l  fianco  fia  meno  di  canneS.ela  fronte  di 
canne  21.  e  piedi  8.11  Lanteriftima  che'l  fianco  del  Balluardo  debba  eflcre  piedi 
100.  de'quali  fé  ne  dia  la  metà  alla  fpolla ,  e  l'altra  metà  fi  lafci  per  la  piazza  :e  quan 
do  per  qualche  neceffità  bifognaffe  fare  il  fianco  minore ,  che  in  tal  cafo  più  torto 
fi  fcemi  della  larghezza  della  piazza,  che  della  grofiezza  della  fpalla;e  più  torto 
in  uece  di  due  cannoniere,  fé  ne  faccia  una,  acciò  rimanga  la  ipalla  più  gagliarda, 
nella  quale  confifte  la  faluezza  delle  piazze  e  delle  cannoniere.  Di  cui  il  parere 
parmi  boniflìmo,edegno  d'elfer  abbracciato.  Altri  uogliono  la  fpalla  del  Bal- 
luardo grorta  braccia  19.  .  -   . 

Il  Merlone,da  alcuni  chiamato  dado,  qualfi  fTifra  le  due  cannoniere  delle  piaz 
ze  da  baflb,fecondo  il  San  Marino  uuole  eflcr  lungo  br.  r4.cioè  piedi  25.alto  piedi 
8.  dal  piano  delle  canoniere  in  su .  Ma  quado  al  fianco  fi  faranno  tre  piazze,come 
fi  u  ed  era  difotto  difegnatodal  Caftriotto,  all'hora  conuerrà  fare  il  mcrlonepiù 
baflb,acciò  non  impedifcae'tiri  della  piazza  di  mezo.  Il  fuo  colmo  fi  farà  pioue- 
re  in  fuori.  La  piazza  da  baflb  del  fianco  hauerà  due  cannoniere,  l'uftìtio  delle 
quali  farà  guardar  tutto  il  foflb,  eia  contrafcarpa,  le  cortine,e  la  faccia  oppofta 
del  Balluardo  chea  quelle  rifponde.  La  prima  cannoniera  fi  farà  braccia  uno  e  Cannoniere. 
mezo  fino  in  duclótana  dalla  cortina,equefto  acciò  le  per  cafo  il  nemico  percote 
rà  con  artiglieria  detta  cortina  in  sguancio,le  palle  non  corrino  dentro  alla  canno 
nieia,  ma  trouino  quello  intoppo.  LoIUuftriifimo  Signore  Sforza  Sforzi  Conte  ^f  "/J^^ /^,'.Y,'/o 
diSantafiore,giuditiofi(fimo  in  tuttekcofe  che  all'arte  militare  s'appartengono,  ^g. 

efpe- 


Della  Fortif .  delle  Città 

crpctialmcntcinqiicfta  profcfTionc  delle  fortificationi,uuole  che  alla  fpalla  di 
dentro  di  qiR-na  cannoniera,  e  nello  sdrucciolo,  fi  faccino  due  rifalti,  ne  quali 
le  palle  dell'artiglierie,  che  ui  tufiìno  tirare  per  imboccarla,  s'habbiano  à  fermare  j 
di  cui  il  parere  ueggo  eflcre  (lato  feguitato  da  alcuni  Ardiitetti. 
Urghe-^a  dille  La  larghezza  delle  cannoniere  farà  tanto  di  dentro  quanto  che  di  fuori  al 
Cannoniere.  le  hocche,picdi  otto  fino  in  diece,nclla  gola  in  mezo  piedi  3,  e  mezo  fino  in  4.  Le 

fpalle  di  quefte  cannoniere  per  maggiorfortezza  fi  faranno  à  fcarpa  fi  che  d'ogni 
dicce  mliure  d'altezza  n'habbiano  una  di  fcarpa .  Saranno  alte  dal  piano  del  fof- 
fo  braccia  7.  fino  in  otto,che  fon  piedi  11.  fino  in  J2.  e  non  più  baflc.  Ancorché 
per  offendere  il  nemico,quanto  più  elleno  fufTcr  baffc,  fi  che  iì  pcteflc  tirar  co'  pez 
zi  alliuellati,  e  come  dicono  e'Bombardieri,  di  punto  in  bianco,  tanto  megliori  fa 
riano,  cffendo  cofachiara,che  maggiore  uccifione  fa  l'artiglieria  tirando  à  pia- 
no per  incontrar  più  huomini,  che  tirando  alla  china,  e  quafi  di  ficco,  benché  il 
Tartaglia  fia  di  parere  chele  prime  piazze,  doue  queffc  far  fi  doucranno,  fiano  al- 
te dal  pian  del  foffo  piedi  17.  Ma  chi  hauelle  molto  riguardo!  à  quefta  utilità,  fa- 
ria  fenza  dubio  cagione  che  tali  cannoniere  troppo  baffe ,  con  ogni  poco  di  roui- 
na  della  cortina  che  cadcffe  dauanti,  fuffero  ricoperte,  e  di  maniera  accecate,' che 
Cafinuttefottod  pon  poteffero  fare  l'ufficio  loro .  Chi  non  uorràcfferin  tuttopriuo  di  qucflacom 
le  Cannoniere  de   j^^^jj  j\  ^[  tifare  à  piano,  potrà  fare  fotto  à  quefte  cannoniere  le  Cale  marte  alle 
'"'  '*  qualifill-cndapcrlefcale  delle  fortitc.  benché,  come  habbiamo  detto  un'altra 

uolta,  ogni  poco  di  fumo ,  che  fi  faccia  nello  fparar  pur  gli  archibugi ,  impedifca 
che  non  fi  poffa  (far  dentro  à  quefte  Cafe  matte  ralle  quali  alcuni  hanno  fatto  gli 
sfogatoi]  per  ilmezo  del  mcrlone,et  in  altri  luoghi  à  quelle  fopraftanri,come  io  ho 
ueduro  in  Tofcana  :  benché  tali  sfogatoi]  rechino  qualche  debolezza  alla  mura- 
F  -t  ie  d  liCitfe  gliaperlaqualpaflano  .  Le  feritoie  di  quefleCafc  matte,  non  uorrano  effcrpiù 
f„^te.  alf^  <^he  un  mezo  piede,e  larghe  uno  &  un  quarto  ;  perche  non  ui  s'haueiu  ad  ado 

prar  dentro  artiglieria  grofTa,  e  non  uorranno  effer  più  che  tre  ò  quattro  per  fian- 
co. Ma  ritornando  alle  cannoniere  maeffre,  e  grandi,  dico  che  elleno  uorranno 
cfferegualialpianodellapiazza,  fino  al  mezo,  cioè  doue  è  la  lor  gola,  e  quefto 
accioche  l'artiglieria,  che  ui  s'hauerà  ad  oprare,  fi  pofTafar  affacciare  innanzi  per 
tirar  nel  foffo  quanto  più  fi  potrà  uicino  al  fiancOjfe  per  cafo  in  tal  luogo  ò  con  ma 
chine,  ò  in  altro  modo  s'accoftaffe  il  nemico,  quando  fuffc  rouinataia  fpalla  del 
Balluardo  contrapoflo .  L' altezza  del  paraperro  della  cannoniera,  farà  un  brac- 
cio e  mezo.fopra  il  piano  della  piazza,acciò  l'artiglieria  groflli  poffa  fopra  di  quel 
Io  liberamente  fporger  la  bocca, e  più  commodaméte  fi  fpari,&  il  fiato  e  tuono  di 
quella  manco  uenga  ànoccre  alle  (palle  della  cannoniera,  perii  qual  fine  ancora 
^5SjP-  à'cantoni  dc'lati  ,  per  parere  d'Alberto  Durerò,  fi  darà  un  poco  di  tondo, 

perche  tal  fiarohabbia  più  libera  ufcira.  A'quefte  fpalle  fi  accommoderannoa- 
ncUi  di  ferro  di  qua  e  di  là  per  poter  ribottare  c'pezzi  fparati,che  fenza  c|uefti  dif- 
ficilmente fi  ribottano,  cioè  riducono  al  luogo  di  prima. 
,  j  fT  Le  Piazze  di  fotto  faranno  lartiheciafcheduna  per  ogni  uerfo  braccia  ;o.&an- 
del  Balluardo.  ^'■^^  P"-^'  ^'^'^^^  meglio  buona  copia  di  loldati,&  aiutanti  de  pezzi  ui  polla  pratica- 
re, e  le  riculate  fiano  più  lunghe.  Altri  uogliono  iluano  per  la  riculata  di  piedi 
50.  in  mezo  al  quale  fi  fabrichi  un  pilaflro  dirimpetto  al  Mellone,  cioè  lontano 
da  quello  piedi  18.  qual  pilaftro  fia  groffo  piedi  14.  e  lungo  30.  e  fu  quello  s'alzi  u- 
na  colonna  che  fbflenghi  la  uolta  che  copra  la  maggior  parte  della  piazza,fotto  al 
|a quale  poffino  cómodamétcflarc  artiglierie,  e munitioni,&i Bombardieri  con 
gli  aiutanti,  eie  guardie .  E  di  queflo  parere  fu  M.  Michel  San  Michele  Veronefc, 
con  alcuni  altri  Ingegnieri,  che  feruiuano  gli  llluflriflìmi  Signori  Venetiani l'an- 
no 1550.  il  che  non  difpiace  al  Caftriotto,  come  fi  uederà  di  fotto  .  Da  una  e  l'altra 
piazza  fi  4e|3be  fare  una  uialargha  piedi  li.  alta  15.  L'entrata  nelle  piazze^  dalla 

uia 


Libro  Primo .  29 


chcs'hàd.i  lafciar  fuori  del  terrapieno, ad  alcuni  piace  rcmplice,  che  riefca  Cotto  f 

in  mezo  à  l'angolo  della  cortina  fui  quale  è  fatto  il  Balluardo,  &  indi  uada  di  qua, 

e  di  là  a  trouare  le  piazzc.-ad  altri  piace  doppia.cioc  che  ogni  piazza  hab  bia  la  fua, 

come  communemente  fi  coftuma  di  farc.È  tale  entrata,  e  uia  non  dcbbc  effcr  man 

co  larga  di  piedi  14.6  dcbbe  hauere  le  fue  porte  da  ferrare.faranno  q  ueftc  piazze  et 

anche  quella  di  fopra,  di  materia  foda,c  fcolcranno  inucrfo  il  terrapicno,c  non  ne' 

parapetti .    Lo  sdrucciolo  ò  la  fcala  da  falire  fui  Balluardo,farà  di  larghezza  br.io. 

L'altezza  dalle  piazze  da  baffo  à  quelle  d'alto,non  farà  manco  di  piedi  14. 
La  larghezza  di  quefta  piazza  d'alto  non  farà  manco  di  piedi  50.  per  lariculata.fi  Tiaxxì'd^ alto  qua 
faranno  le  Ghirlande,  cioè  una  per  piazza,  con  non  meno  di  3.  cannoniere  toUrga. 
per  una,  delle  quali  quella  più  di  dentro,  guarderà  la  campagna,  &haueràc'rifal-  ^  '^'*''  ■  ^ 

ti  nella  fpalla  di  dentro,  &  anche  nel  pendio  del  fuo  parapetto,  acciò  effendoim-  ^  ^^  * 
boccata,  le  palle  trouando  intoppo,  non  corrino  dentro.  Qucfta  ghirlanda  non 
uorrà  cffer  manco  grofla  di  piedi  18.  doue  farà  fcoperta  dalla  campagna,  ancorché 
molti  l'habbin  fatta  di  14.  e  più  fottilc .  Il  Lanteri  la  uuol  groifa  dalli  due  paffa  fi- 
no à  3.  Fra  la  piazza  di  iopra  e  quella  di  fotto,il  Caftriotto  fa  in  uolta  un'altra  piaz- 
zetta donde  fi  poffa  tirare  artiglieria,  quale  benché  uengaad  effereunpoco  baf- 
fa,  nondimeno  per  ch'ella  dà  molta  utili tà,mi  par  che  s'habbia  à  lodare  per  buona 
inuentione,  au  uenghi  che  l'offefe,  che  uengono  al  nemico  da'fianchi  de'Balluar  - 
di,  non  fono  mai  tante  che  badino,  maflìmamente  quando  gittata  in  terra  la  cor- 
tina,e  fatta  lafafcinata,quafi  à  piede  piano  dà  rafsalto(ancorche  ciò  di  rado  inter 
uenga)fprezzando  l'artiglierie  d'un  fiancho  che  egli  non  habbia  potuto  abbaterc. 

Il  Tartaglia  Brefciano  uuole  che  la  piazza  di  fopra  del  Balluardo  fia  nell'entra- 
ta larga  pafsa  16.  in  mezo  28.  e  lunga  25. e  piedi  uno, cioè  piedi  126. 

Quanto  all'altezza,  alcuni  uogliono  che  la  muraglia  del  Balluardo,  fia  braccia  Muraglia  del  Bd- 
18.  ò  anche  20.  cioè  piedi  37.  alta  piedi  3.  iopra  le  cortine.  Il  Caftriotto,come  fi  uc-  "^'^^^'^  quanto  al- 
deràdifotto,la  uuole  alta  dal fódo  del  foiso  fino  al  cordone  piedi  24.  epiediS.dal 
cordone  alla  cima,che  co  un  piede  della  groffczza  del  cordone,  è  in  tutto  dal  lato 
di  fuori  piedi  33.  e  d  i  dentro  ^6.  per  cagione  del  colmo  più  alto  che  non  è  di  fuori. 
Altri  la  uogliono  altapiedÌ3o.  alcuni  26.  Maioinqueftofon  diparerc,che  ne'luo 
ghi  alti  (  come  diifi  delle  cortine)  non  ci  dobbiamo  alzar  troppo,  main  piano,  ò 
douefiamofignoreggiati  da' fiti  pari  ò  più  alti  di  noi,  ci  alziamo  più.  La  fcarpa 
termineràcon  quella  della  cortina  d'intorno  alle  14,  oueri5.ò  17.  braccia.  Sopra 
di  queftafarà  il  cordone  groflb  un  piede  ò  màco,  ancora  che'l  Sa  Marino  lo  uoglia  Cordone, 
di  2.  e  fopra  fi  tirerà  il  parapetto  non  à  perpendicolo, cioè,  come  dicono  e'murato 
ri,  à  piombo,  ma  con  un  mezo  piede  di  fcarpa,  acciò  fia  più  gagliardo .  Altri  uo-  . 

gliono  chele  fcarpe  termi  nino  alli  21.0  22. piedi, &ancoalli  24.edaindi  infus'  ^^^^^P^  1"^°'^  '  > 

alzi  tanto,chesarriui  in  tutto  all'altezza  di  piedi  26.  fino  alh  27.  &  anco  30.  fi  chel  Tarapetto  delBal  \ 

parapetto  fia  dal  lato  di  détto  alto  fopra  la  piazza  braccia  tre,  e  qualche  cofa  più,  hardo  quanto  al-  \ 

facendo  piouere  in  fuori  la  coliT\atura,cioèaItadi  dentro  più  che  di  fuori  piedi  2.  'o* 
i.  e  che  ui  rimanga  il  terzo  della  groflezza  dal  lato  di  dentro  che  fia  alquanto  pia- 
no,acciò  ui  poflìno  pafseggiarc  le  ientinelle,  come  fi  difse  di  quello  della  cortina, 
&  acciò  tal  lòmmita  non  fia  fàcilmente  rotta  dalle  artiglierie .  Il  Capitan  Frate  da 
Modena  uuole,che  la  muraglia  del  Balluardo  dal  cordone  in  fu, fia  alta  piedi  otto, 
€  nelle  cortine  piedi  6.  Altri  uogliono  che'l  parapetto  fia  di  fuori  alto  braccia  5. 
M.Michel  San  Michele,  piedi  7. 

Quanto  s'appartiene  alla  groisezza,dico  che  ella  in  tutte  le  fue  paiti  debbc  cfsc  ^nmazUa  del  Bal- 
ie: alquantomaggiorechc  quella  delle  cortine,  e  debbc  hauere  e' contraforti  più  luardo. 
lughi  e  più  groffi  a  proportione  di  quelli  delle  cortine,  la  qual  lunghezza  dicémo 
di  iopra  doucr  efsere  in  fódo  nò  maco  di  piedi  27.  fino  à  28.  &  in  cima  22.  fino  à  23. 
Il  Tartaglia  uuole  che'l  muro  del  Bal.in  fódo  fi  faccia  grofso  piedi  8.che  fino  all'ai 
tezza  di  pie  io.fi  riftringa  à  poco  à  poco  per  cagione  della  fcarpa  pie  fci ,  eda  indi 
in  fu  fi  faccia  di  piedi  due.alla  quale  uuole  che  fi  faccino  e'contraforti  della  mifu- 

H  ra 


Della  Fortif.  delle  Città 

ra  predetta, quali  cógiuti  con  li  due  piedi  della  muraglia  uéghino  à  fare  una  grof- 
fc7za  di  piedi  24.dcllaqual  groifczzafenedia  al  parapetto  pie  i8.  cfei  perii  cor^ 
ridoio.  M.Michel  San  Michele  Vcronefe  uoleua  che  fi  facefTero  ie  uolteà'contra 
forti,  che  uenifìTero  fino  al  piano  della  piazza  di  foora  di  quelle,  e  fi  tirafife  il  para- 
petto congiunto  con  quello  della  muraglia  in  tutto  groflfo  piedi  i8.  e  chercftafieil 
corridoio  di  piedi  IO.  Il  San  Marino  è  di  parere  chc'parapetti  dc'Balluardi  deb- 
bino efTcrgroffi  da  diece  in  undici  braccia,  cioè  da  piedi  i8. in  20.  ma  non  parla 
della  grofiezza delle  corone,  ò  ghirlande,  ò  merlature  (come  fi  chiamano  inalcu 
ni  luoghi)dclla  piazza  grande  di  fopra.  Il  Lanteri  uuole  che'l  parapetto  delle  fac- 
ce del  Balluardo  non  fia  di  manco  grofl!czza  che  di  piedi  quindici  ,&  alto  quanto 
Tanchetta  al pa-  lavatura d'un'huomo.  Sicoftumadi fareapprcfib  al  parapetto  lafua  panchetta 
rapittoddSalLur  larga  non  manco  che  tre  braccia,  e  tanto  alta,che  l'archibugiero  fi  poflTa  affacciare- 
ào.  à  tirare,  fcoprendobeniffimo  la  uia  coperta  dalle  fortitc  fuori  del  fòlio,  eloSpal- 

,.    -i.pi  to  fino  al  piano  della  campagna.  M 'ero  quafi  dimenticato  di  parlare  de  gli  orec- 
Imrdi.  chioni  de'Balluardi,  chiamati  da  alcuni  Mufoni,&  in  Tofcana  detti  con  noce  dif- 

honefta  coglioni,  quali  fono  flati  ritrouati  per  coprire  le  cannoniere  de'fianchi  : 
benché  il  San  Marino  non  gli  lodi  troppo,dicendo,che  ftando  le  cannoniere  mol 
to  coperte,non  poffono  anche  molto  fcoprire.  Per  il  che  egli  dice ,  che  chi  uol  fa- 
re qucfti,  non  Ichifi  più  del  mezo  tondo,  perche  ufcendopiù,  fa  grande  impedi- 
mento ,  &  chi  uuole  fiat  tanto  coperto,  dcbbe  penfare  che  ancor  egli  non  può  fco 
prire  altri.  Ma  io  rifpondo,che,fi  come  ho  detto  un'altra  uoIta,&  è  parere  di  molti 
intendenti  dell'arte,  che  l'ufficio  delle  cannoniere  delle  piazze  da  baffo,  è  folo 
di  guardar  lo  fpatio,  del  terreno, che  fi  chiude  dentro  alla  contrafcarpa;  però  quan 
do  per  beneficio  di  qucfti  orecchioni  Ci  poffi  fare  che  le  cannoniere  predette  guar 
dando  tanto  di  fpatio  fiano,  coperte,  che  ci  habbiamo  à  sforzar  di  farli .  Il  Cata- 
neo  approua  gli  orecchioni  ò  uero  mufoni  de'BaIluardi,e  uuole  che  fi  faccino  fpor 
,  gerc  in  fuori  del  parapetto  della  piazza  da  baffo  bracciaiS.  Hora  haucndonoià 

.  'vii  '''"*■'  b.aftanza  detto  delle  mifure  de'Balluardi,  ueniamo  alle  Piattcforme/benchcqua- 
11  da  ogni  huomo  tenute  dilutili,  e  dannolc,  eccetto  che  dal  Sa  Manno,  qual  dice 
che  fono  difefc  reali  douelaneceffità(per  ufarlcfuc  parole  medcfimc)sforzi  altrui 
à  farle,  e  che'l  fitol'accópagni ,  e  che  ui  poffino  agiataméte  capire,tirado]aloro  al- 
tezza al  pari  di  quella  de'Balluardi.Tiene  nódimcno  il  medefimo  che  quado altrui 
nò  fia  coftrctto  da  quak'iche  cagione  fi  fia,nó  farà  da  farle.LaPiattaforma,per  quel 
lo  che  io  ne  ftimo,  non  è  altro, die  una  forma  di  Balluardo  piatta ,  cioè  da  l'angolo 
molto  ottufo,e  che  nò  fporge  in  fuori,  e  perciò  quafi  s'appiata  accorto  alla  cortina 
faccndofiinmezodiquella,cnon  ne  gli  angoli.E  da  principio,  fecódo  che  mi  uié 
detto  da  Ar':hitetti  uccchi,  qucffe  fabriche  fi  faceuano  tanto  ottufe  angolo,  che  à 
pena  quello  appariua;(Sc  haucuano  e'fianchi  tato  ftretti,che  à  pena  d'dauano  luogo 
^  ad  una  cannonicraper  piazza, benché  dopo  fi  cominciafl'cro  àfared'angoli  più 

ftretti,c  quafi  della  grandezza  de'Bal.ritenédo  quelle  nódimeno  il  nome  di  prima. 

Perla  qual  co  fa  io  dico,chefacendofi  la  Piattaforma  di  maniera  chelafabrica  me 

riti  tal  nome,  e  che'fianchi,  e  l'altre  parti  habbiano  e'fuoimébri,e  lefuc  parti  che 

faccino  difcfa  reale,  ò  che  quella  non  fia  aiutata  dal  fito,donde  uenghi  poco  fotto 

rianchi  ddUTìat   pofta  al  pericolo  delle  baitcrie,che  non  fi  dcbbe  in  alcun  modo  farla .    Il  Lanteri 

taforma.  uuolc,che  i  fianchi  della  Piattaforma  fiano  ciafchcduno  di  piedi  70. dc'quall  48.  le 

ne  diano  per  la  groffezza  della  fpalla,&  il  rimanente,  che  faranno  22.  fi  diano  alla 

lunghezza  della  piazza,alla  qual  piazza  non  fi  dia  maco  di  piedi  45.  di  riculata,  e 

che  nella  piazza  da  baffo  non  fi  deue  far  più  che  una  cannoniera,  ma  in  quella  di 

fopra  le  ne  debbono  far  due, quando  ui  fi  pollino  accommodarc:  di  cui  l'upinione 

ad  alcuni  nò  piace,auucnghi  che  effendo  più  pericolofa  la  fpalla  nella  parte  alta ,. 

che  in  quella  da  baffo,pcr  cffer  l'alta  più  cfpofta  alla  furia  deirartiglieria,che  quel 

/  la  da  baffo,  dicono  non  fé  le  può  fminuirpunto  della  groffezza,  per  dar  luogo 

ad  un  altra  cannoniera.     Il  San  Marino  uuole,  che  la  grandezza  della  Piatta 

forma 


Libro  Primo 


30 


forma,  tanto  de  Tuoi  fìaiichi ,  quanto  eh  e  delle  cortine,  piazze,  parapetti  e  canno- 
niere, fi  facci  della  medefima  mifura  eh  e  egli  dà  al  Caualliero  à  cauallo,del  quale 
lemifure  fecondo  il  medefimo  San  Marino  fi  metteranno  difetto.  Quanto  all' 
altezza,cdifferentiadipoco  momento  fral  San  Marino,  e'I  Lanieri,  impcroche 
quefti  uuole  ch'ella  fi  faccia  alta  un  piede  manco  del  Balluardo,  &  il  San  Marino 
la  uuol  pari  al  Balluardo.  Le  Cannoniere  della  Piattaforma  fi  f-iranno  alte  dal  pia 
no  del  foffo  piedi  12.  ouer  13.  fino  alli  14.  Il  Caftriotto  uol  la  Piattaforma,  eccetto 
chcncl  fianco,  fimileà'Balluardi  .  •         •  t    r      Mijlm  delCaud- 

II  Caualliero  communementc  fi  fuol  fare  in  mezo  alla  cortina,  tirando  la  fua  /^cko. 
fronte  fopra  di  quella,  come  fi  dimoftra  nella  figura  fottopofta. 


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Cctmoniere  non  ft 
fucino  ntlle  fronti 
di'  Cauallierì . 


Il  San  Marino  huomo  giuditiofilfimo  uuole  che  tal  fronte  fialunga  bracciayo.e 
ciafchedunode'fianchi  braccia  4o.ccheraltezza  fuaauuanzi  fopra  la  cortina  lun 
gadafciinS.  braccia.  E 'fuoi  parapetti  uuole  che  fiano  groffi  braccia  dalli  io.  à 
gU undici.  E  le  cannoniere  fiano  della  medefima  mifura,  che  quelle  de'Balluar- 
di.Qualicanonicre  fi  debbin  fare  ne  fianchi  loro  per  guardare  le  fronti  de'Balluar 
di,  e  per  battere  la  campagna,fopra'I  parapetto  della  fronte.  Ma  benché  co  lui  al- 
cuni altri  tenghino  che  fi  debbin  fare  le  cannoniere  in  quefte  fronti,  io  nondime 
no  fon  d'upinione  ch'elleno  non  ui  fi  debbin  fue,per  effer  molto  efpoftc  al  perico- 
lo d'effere  imboccate,e  guaftc  facilmante,effendo  in  luogo,  di  cui  altro  non  fi  può 
trouarc  più  accommodato  per  rouinarlo  con  artigHeric.Però  in  tal  luogo  adopre- 
rei  il  cauallo  dalle  ruote  del  Caftriotto ,  del  quale  un'altra  uolta  s'è  fatto  raentio- 
ne  ;  e  non  folo  qui,  ma  ancora  alle  fronti,  de'Balluardi,  &  in  ogni  altro  luogo  mol 
to  efpofto  all'cfler  offcfo  dairartiglicrie,perchc  affacciandofi  l'artiglieria  con  que- 
lli cauallihorainqueftahora  in  quella  parte,  non  può  effer  tolta  dal  nemico,  di 
mira  certa ,  perche  prima  fi  fpara,  che  contra  le  le  poffa  uoltare  &  aggiuftar  quel- 
la del  nemico.  Il  Lanteri  e'I  San  Marino  uogliono  che'parapetti  de'Cauallieri  fi 
faccino  grofli  come  quei  de'Balluardi,e  l'altezza  loro  no  ecceda  piè.jó.facédofi  le 
cortine  di  30.  Il  Tartaglia  uuole  che  la  fronte  del  Caualliero  fia  pafia  32-  il  fuo  fiaco 
pafla  iS.efecódo  altri  26-la larghezza  della  fua  piazza  paflì  14.  L'altezza  pie.  44.che 
uégono  ad  effere piedi  lo.fopra  la cortina(iICaftriotto  uuole  che  fiaalto piedi  40.) 
e'parapetti  groffi  piedi  24.  Teftifica  il  medefimo  Lanteri  che  alcuni  fanno  la  fron- 
te del  Caualliero  paffa  28.  altri  20,  altri  24.  e  che  i  maggiori  cauallierì  uogliono  ef- 
fer larghi  in  fronte  non  manco  di  paffa  28.  &  c'minori  12.  e  14.  e  che'l  parapetto  lo- 
ro debbe  efiere  ne'maggiori,  groffo  piedi  25.  &  ne'minori  20.  e  18.  per  il  manco ., 
AuuertiraflTi  di  fare  il  Caualliero  tanto  alto  fopra  le  cortine ,  che  le  cannoniere  de' 
fianchi  di  quello  non  fiano  impedite,  che  non  polfino  liberamente  uedere  le  fron 

H     2  ti 


Tarapetti  de  Ca- 
uallieri . 


Ulte-:i^  del  Ca  - 
ualliero  fopra  U 
cortina . 


Della  Fortif.  delle  Città 

ti  dc'BalIuardi,  e  tanto  larghi,  che  haucndo  c'parapctti  più  grofIì,chc  non  hanno 
c'Balluardi,  ui  rimanga  dentro  una  piazza  larga  per  ogni  ucrfo  braccia^:,  ancor- 
ché il  SaMarino  il  cótenti  della  larghezza  di  br.30.la  quale  inuero  e  poca, perche 
quando  per  cafo  il  parapetto  fuflc  in  qualche  parte  rotto,  malamente  ui  lì  potria 
fare  il  riparo  della  g,abt)ionata.  E' cauallieri,che  fi  faranno  lontani  dalla  cortina 
fui  terrapieno,  acciò  meglio  poffino  fcoprire  quanto  fa  di  bifogno,  fi  faranno  più 
alti  di  quefti  ordinari),  che  non  afcendono  fopra  la  cortina  più  che  braccia  8. fino 
indiccc.  Aj-iucrtirafli  ancora  nel  fare  le  cannoniere,  di  fare  gli  sdruccioli  de' lo- 
ro parapetti  àfcalini,  eie  fpalle  di  quelle  co'rifalti,  acciò  fiano  piùficure  dall'elle 
re  imboccate. 
Mifiire  del  Canal-       Farmi  in  quefto  luogo  di  fcriucrc  anco  le  mifurc  del  Caualliero  à  cauallo,  e  la 
licrodcauallo.       fattura  di  tal  fabrica,  acciò  s'intendino  le  mifurc  della  Piattaforma  del  San  Mari- 
no, quale  egli  uuole  che  fi  regoli  fecondo  quelle  di  tal  Caualliero  :'e  acciò  meglio 
s'intcnda,che  cofa  fia  il  Caualliero  à  cauallo,e  tutto  qucfto  con  le  parole  iftcffe  del 
Sa  Marino,di  cui  il  libro  della  Fortificationc  delle  Cirtà,e  dell'opre  di  terra, ha  già 
molti  anni  che  fi  di  uolgoà  penna,  non  cflcndomai  fìampato,  del  quale  n'hcb- 
S.  untoti  Maria  b'  ^o  ^^^^  ^^^0  ^""i  ^^  copia  dallo  Illuftrc  e  Reuercndo  S.  Anton  Maria  de' 
de  Marchefi  del     Marchefi  del  Monte, uero  amatore  di  tutte  l'honefte  difcipline;  al  quale  era  (lata 
Monte  Santa  M  K  mandata  dallo  Illuftre  S.  Pierfrancefco  Schiantcfco  Conte  di  Monte  Doglio, 

^}  *  •      ,.  huomo  di  grandiffimo  uàlore,e  giuditiofiffimo  in  quefta  profclTione  quanto  altro 

Il  Conte  di  Monte  r-        11  •        .  -r  ta-         j  ■\c       \ì     ■  r-  r     \     \ 

_    ,•  Caualliero  noggi  li  troui .  Dice  adunque  il  San  Manno  cosi.  Calo  che  la  cortina 

andalfc  per  linea  retta,  fi  farà  un  caualliero  à  cauallo,  quale  intendiamo  fia  fatto 
à  quello  modo ,  Che  fi  pigli  la  metà  di  quella  dillanza ,  poniamo  che  fulfe  1200. 
braccia,che  la  fua  metà  faràfeicento.  in  quello  termine  fi  metterà  una  linea  à  fqua 
dra  con  la  cortina  lunga, che  efca  in  fuori  30.  ò  trentadue  braccia,  fopra  la  quale  fi 
farà  la  punta  del  Caualliero  à  cauallo.  Dalla  qual  punta  da  ogni  lato  fi  tireranno 
le  cortine  lughefimilià  quelle  del  Balluardo,  ma  molto  più  fopra  fquadra  di  quel 
le(eirendo  la  cortina  per  linea  retta)  che  fianolunghe  ciafchcduna  70.  braccia .  A 
capo  di  quella  lunghezza  fi  faranno  li  fuoi  fianchi,  tirando  una  linea  per  canto, 
che  arriui  alle  cortine  lunghe,  e  che  torni  à,  fquadra  con  quelle,che  fianlunghe 
ciafcuna  25.  br.che  quelle  feruono  per  i  fianchi  de'cauallieri  à  cauallo.E  la  fua  pun 
ta  in  mczo  farà  piùinfuori  cinqueò  fei  braccia  in  circa.per  aiutare  un  poco  la  piaz 
za  di  fopra,  che  fia  più  larga,  ma  che  non  fia  tanto  che  impedifca  la  cannoniera  fé 
condade'Balluardichegli  Hanno  à'fianchi.  Quelli  fianchi  di  Cauallieri  non  ha- 
ueranno  altro  che  una  cannoniera  fola  per  uno  nella  piazza  di  fotto,la  quale  fi  fa 
ràdifcollodallacortinalunga,  due  braccia  in  circa,  e  quello  fi  farà  della  mifura 
detta  di  fopra  nel  Balluardo.  Il  rello  del  fianco  feruirà  perla  fpalla  di  fuori  che  fa 
rà  da  j  8.  braccia.la  piazza  di  quelli  Cauallien  fi  farà  di  25.braccia  di  uoto  dentro , 
lunga  e  larga,  della  quale  una  parte  uiene  ad  entrare  détto  alla  cortina  lunga  per 
hauer  più  lunghezza.  II  parapetto  di  quelli  fi  farà  alla  reale,  &  anche  la  lua  al- 
tezza fcguirà  l'ordine  detto  di  fopra  nel  Balluardo,  e  così  l'altezza  delle  canno- 
niere di  fotto.rifcontro  alla  punta  di  mczo,  di  dentro,  ma  alquanto  difcollo  dalla 
cortina  lunga  da  20.  braccia  in  circa,  fi  farà  un  cauallier  mezo  tondo,  fi  come  s'è 
dettonelBalluardo,  delle  medefimemifure,  qual  farà  il  m  ed  efimo  effetto.  Ap- 
prcllo  al  quale  da  ogni  lato  dc'fuoi  fianchi  ui  rellerà  lofpatioper  dar  l'entrate  ne' 
cauallieri  di  fuori,tanto  alle  piazze  di  fotto  quanto  à  quelle  di  fopra.  &à  quello 
modo  intendo  elTerc  il  Caualliero  à  cauallo .  Il  qual  modo  di  Caualliero  ha  da  fer 
uire  in  que'luoghi,che  haueranno  bifogno  di  fianchi,e  di  fcoprire  airintorno,per 
che<>  feruendo  per  l'olfitio  del  Caualliero,cioè  per  fcoprir  di  lontano,e  per  offende 
re  c'nemici  difcollo, quella  parte  che  reità  fuorijaiuta  à  fianchar  le  cortine  lunghe 

di 


Libro  Primo.  31 

di  poco  ,  e  con-ifpondc  à'fìanchi  dcBalIuardi .  Ma  auucrtirafli  di  far  che  non  fpor 
tino  tanto  in  fuori,  che  le  feconde  cannoniere  de'Balluardi  non  lo  poflTmo  ftrifcia 
re  che  à  quello  è  d'haiierrifpettoanai,&c. 

'Quanto  alle  mifurc  di  quelle  forti  di  muraglie,che  fi  chiamano  Denti,  Forbici,  Denti,  e  forbici. 
e  ftelk,  quah  sufano  in  luoghi  forti  di  fito,  fi  faranno  le  loro  cannoniere,  fpalle  & 
altezze'allarcalc,ò  almeno,  fecondoalcuni,  la  fpalla  grofia  braccia.  15.  la  recu- 
lata, lunga  braccia.  20.  &haueranno  tali  muragUe  ancora  la  piazza  difopra  con 
i  fuoi  parapetti  alla  reale,ò  poco  più  fottili  ;  facendo  una  cannoniera  fola  per  fian 
eoa  Denti  quali  camminano  àrifalti  come  una  fcala  da  lunghi  fcalini  uoltaper 
taglio  ;  quafi  che  nelle  altezze  degradi  fiano  e'fianchi ,  e  le  cannoniere  . 

Dì  uarie  mifure,  e  proportioni  di  Balluardi, e 

delle  mifure  de'foflì,  e  dell'altre  parti  delle  fortiiìcationi  fuori  delle 

Cortine.         Cap.xii. 

AVENDO   nòifin  qui  dichiarato  le  mifure  delle  muraglie,  edelle     ^  M  AC« 
membra  di  quelle,  prima  che  fi  ucnga  à'foflì,  &  al  rimanente 
della  fortificationc  efteriore,  mi  par  mettere  in  fieme  in  que- 
flo  luogo  le  mifure  de'Balluardi,  quali  fono  ftate  defcritte  dal 
Cataneo;  e  quefto  accioche  il  lettore  habbia  nelle  fatiche  mie, 
&  in  quelle  del  Caftriotto  à  dcfiderar  poche  cofe,ancora  di  quelle, 
che  fino  à  quefto  giorno  fopra  la  prcfente  materia  fono  ftate  dette  da  gli  fcrittori . 
Egli  adunque  dice  che  per  fare  un  Balluardopicciolo,cioè  non  reale,  ma  in  terre  ^^^^.^  ^^^^^^  ^^ 
no  diconu  eniente  bontà,  nel  difegnarlo,fi  lafci  da  l'angolo  del  recinto  del  luogo,  ^aìiuardi  fecondo 
che  s'hauerà  à  fortificare,fino  alla  linea  del  fianco,lo  fpatio  non  minore  che  di  can  ,/  cauneo . 
ne  12.  àbraccia4.  per  canna. 

I L  Fianco  di  tal  Balluardo,fecondo  il  medefimo,  farà  canne  diece,delle  quali , 
canne  cinque  e  mezo,  fino  in  fei,fcruiranno  per  la  fpalla,  e  canne  4.  per  la  piazza 
da  baftb.qual  piazza  da  baffo  haucra  di  ritirata  ò  uero  riculata  per  l'artiglieria  can 
ne  4,  e  mezo  et  il  fuo  parapetto  di  canne  2.  quale  fi  farà  in  quella  di  fopra  di  canne 
i,&  un  quarto. 

Il  Balluardo  reale  haucrà  il  fian  co  di  canne  18.  cioè  la  fpalladi  canne  8.  e  la  piaz 
za  da  baflb  per  il  uerfo  del  fianco,  di  canne  8. 

Il  Balluardo  reale  ad  un  recinto  di  quadroperfetto,hauerà  di  fianco  canne  15. 
cioè  per  la  fpalla  canne  7,  e  mezo,  e  la  piazza  da  baffo  canne  7,  e  mezo .  d  i  cui  la  ri- 
tirata farà  canne  6.  et  il  fuo  parapetto  canne  due  grofto.  Il  parapetto  della  piazza 
di  fopra,  canne  i,  e  mezo.la  ritnata  di  quefta  fino  à l'angolo  del  recinto  della  Cit- 
tà, canne  6,  e  mezo,  ò  poco  meno.  Dal  detto  angolo  al  fianco  fi  lafcerà  lo  fpatio 
di  canne  16.  la  metà  della  fronte  del  Balluardo  farà  canne  45. 

I L  Balluardo  al  recinto  d'un  luogo  di  cinque  lati ,  hauerà  di  fpatio  da  l'ango- 
lo di  detto  recinto  fino  al  fianco  canne  16.  Il  fianco  hauerà  la  lunghezza  di  canne 
15.  cioè  can.  8.  perla  fpalla,  &  8.  perla  piazza  da  baffo,  pigliando  una  canna  den 
tro  alla  cortina .  Della  qual  piazza  la  ritirata  farà  di  canne  6.  &  il  fuo  parapet- 
to groffo  canne  2,e  mezo .  Il  parapetto  della  piazza  di  fopra  farà  di  canne  i,e  me- 
zo, e  la  fua  ritirata  fino  d  l'angolo  del  recinto  canne  6,  e  mezo ,  la  metà  della  fron- 
te di  tal  Balluardo  canne  40. 

A  D  un  recinto  di  lei  lati ,  il  Balluardo  hauerà  di  fpatio  da  l'angolo  di  tal  re- 
cinto fino  al  fianco  canne  17 ,  e  mezo ,  per  il  fianco  canne  16 ,  e  mezo ,  cioè  per  la 
fpalla  canne  9.  e  per  la  piazza  da  baffo  canne  8,e  mezo,  pigliando  una  canna  den- 
tro alla  cortina .  La  ritirata  di  quefta  piazza  da  baflo  farà  canne  y.e'i  fuo  parapetto 


Della  Fortif.  delle  Città 

canne  2.  Il  parapetto  della  piazza  di  fopra,  canne  i,  e  mezo;  la  ritirata  di  tal  piazza 
fino  à  l'angolo  del  recinto  canne  7,  e  mezo . 

Nella  fortificutioned'un  recinto  di  fette  lati,  uuole  che  da  l'angolo  del  re- 
cinto àciafchcdun  fianco  del  Balluardo,iialorpatiodi  canne  14.  emezo, eche'l 
mufonccomc  di  fopra  s'è  detto,  fporga  in  fuori  del  parapetto  della  piazza  del  Bai 
luarciocannc^. emczo,ela  fpalla  tondafìadi  canne9.  diio.  edi  12. 

Doucndofi  fortificare  un  luogo  alto  fopra  fcogli  e  maflT!,  uuole  il  fianco  del  Bai 
luardo  di  canne  7,  e  mezòv^fino  in  8.  cioè  perla  Ipalla  canne4.  fino  in  4,  e  mezo .  E 
perla  larghezza  della  piazza,  quello  che  ui  rimane  del  fianco, e  perla  ritirata  caa 
nefìmilmentC4.  finoin4,emezo:pcrlagro(rcz7.adclparapctrocannc2. 

Ad  un  fito  di  collina  da  l'angolo  del  recinto  à'fianchi  del  Balluardo  picciolo  e 
nonrcalecanne^,  ei.  Il  fianco  del  Balluardo, della  medefìmaliinghezza. 

Ma  quando  s'habbiano  à  fareBalIuardi  ad  un  recinto  d'una  Città  di  diece  lati , 
uuole  che  da  gì  i  angoli  di  tal  recinto, à'fianchi  di  ciafchedun  Balluardo, fiano  can 
ne  19,  &  J,  &  il  fianco  fiacann.e  17.  la  fpalla  io.  la  piazza  da  baffo  8.  pigliando  u- 
na  canna  dentro  alla  cortina,  eia  ritirata  della  medefima  6.  e'I  parapetto  2.  quello 
della  piazza  di  fopra  i,  e  mezo,  eia  ritirata  fino  à l'angolo  del  recinto  can.  8,  &?. 

Sei)  haucrannoà  fare  e'Balluardi  ad  una  Città  maritima,  che  fia  di  nouelatie- 
guali,  fi  lafccràdi  fpatio  da  gli  angoli  del  recinto  di  quella  ad  ogni  fianco  dc'Bal- 
luardi  da  farli,  canne  16,  e  mezo  :  così  anche  ogni  fianco  farà  di  canne  ;6,  e  mezo, 
cioè  perla  fj^alla  canne  9,  e  mezo,  e  per  la  piazza  da  baffo  canne  8,c  mczo,piglian 
do  una  canna  dentro  alla  cortina,  e  per  la  ritirata  della  medefima  piazza  canne  5, 
<:  mezo  fino  in  6. 

Nella  fortificatione,òedificationed'un'altra  Città  maritima  dii2.  Iati,  da  gli 
angoli  del  recinto  à'fianchi  de'Balluardi  uuole  Io  fpatio  di  canne  15.  ogni  fianco  fi 
milmcntc  canne  15. cioè  per  ciafcheduna  fpalla  canne  8.e  perla  piazza  da  baffo  an 
che  canne 8.  pigliando  come  fi  coftuma,una  canna  dentro  alla  cortina.  La fua  ri- 
tirata farà  canne  5,  e  mezo  e'I  parapetto  canne  2.  La  piazza  di  fopra  haucrà  di  riti- 
rata fino  a  l'angolo  del  recinto,  come  quella  da  baffo  canne  5,  e  mezo . 
Balluardi  delle  for  Nella  edificatione  d'una  fortezza  di  cinque  lati,  uuole  che  fi  lafci  dagli  angoli 
te7i:^e.  del  fuo  recinto ,  à'fianchi  de'Balluardi  canne  16,  &  un  quarto,  ciafchedun  fianco 

fia  canne  15.  cioè  per  la  piazza  canne  8.  &  anche  per  la  piazza  da  baffo  canne 
8.  entrando  con  quella  canne  una  dentro  alla  cortina .  La  ritirata  di  tal  piazza  can 
ne  5,  e  ^,  &  il  parapetto  canne  2.e  quello  della  piazza  di  fopra  canne  i ,  e  mezo. 

Ad  un'altra  fortezza  di  quattro  lati  ineguaìlijlafcia  da  gli  angoli  del  recinto  à' 
fianchi  canne  13.  &  ogni  fianco  uuol che  fia  di  canne  13.  ogniuna  delle  piazze  di 
fotto  per  ogni  uerfo  cannc4,  emezo. 

E'  parapetti  dc'recinti  delle  Città  e  d'altri  luoghi  gli  uuole  di  canne  2.  e  di 


2,  e  mezo. 


Vczetionellib.A.       Qh^^i^o  s'appartiene  à'fofT^Vegetio  è  di  parere  che  quelli  fi  debbin  fare  larghif 
fjp,  j.  fimi,  e  profondi/lìmi, acciò  non  poffmo  effere  dal  nemico  al  tempo  d'affedio  riem- 

Mifuredefoffi.      piti,e  conducendoui  dentro  l'acqua,  uetino  il  fare  le  cauefotterranee,con  le  quali 
anticamente  s'ufauarouinarc  c'fondamenti  delle  muraglie,  ò  pafifar  dentro  alle 
Strahone  nel  libro  Città  di  nafcofto.  LafciòfcrittoStrabone.che  Gierufalemme  haueua  e'foffilar- 


19. 


ghi  piedi  250.  e  cupi  piedi  40. 


£> 


Il  Secretarlo  Fiorentino  uuole  che'l  foffo  fi  faccia  largo  per  il  manco  braccia  30. 
cupo  12.  Alberto  Durerò  ad  alcune  fue  fortificationi  fa  il  foffo  largo  piedi  200.  e 
dentro  à  queflo  un'altro  foffo  più  picciolo  uicino  alla  muraglia.  Il  foffo  che 
fi  hauerà  da  fare  di  fuori  alla  muraglia  d'una  Città  fortificata  all'antica,  laquale 
s'habbiaà  fortificare  di  maniera  ch'ella  po(fa  refiftere  all'offefe  che  le  poteffero 
effer  fatte  hoggi  di,  uuole  che  fia  largo  piedi  150.  cupo  piedi  80.  Ad  una  Cit- 
tà 


Libre 


p 


o  rnmo 


32 


in 


tàdclla,  ò  fortezza  fri  due  fedì  :  quel  di  fuori  Largo  piedi  100.  cupo  piedi  50.  e  l'altro 

largo  piedi  So,  e  cupo  fimilmcntc  piedi  50.  le  quali. grandezze  di  foifi, quando  fen 

za  molta  fpcfa  fi  potelTcr  firc,  à  me  molto  piaceriano  ;  percioche  quanto  fono  più 

grandi  e'folìl ,  &  alte,  e  groffe  le  muraglie,  tanto  più,fenza  dubio,  con  forti.  Il  San  ^^rr^  picciolo  ii 

Marino ,  il  Zanco,  il  Lanteri,  &  altri  moderni  dopo  il  Durerò,  uogliono  che  fi  fac-  mtTodel  Magra, 

eia  un  foifo  picciolo  in  mezo  del  grande  ,  quale  non  poffa  effcr  uarcato  dal  de. 

nemico  che  pcrcafoin  quel  lato  fcendclfe  .  E  uogliono  coftoro  che  tal  foffo  fi 

faccia  tanto  cupo,  che  fi  troui  (  fé  ciò  non  farà  troppo  difficile)  l'acqua,  per  affi  cu- 

rarfi  dal  pericolo  delle  Mine . 

A"  me  piacerla  (  come  ancora  ho  detto  nc'miei  libri  de  gli  Ingegni  militari)  che  Helcap.jJdlib. 
fi  faccfferoe'foffi  nò  col  fondo  piano,ma  talmente  che  jielmczojò  anche  alquanto  ,5*         ^  _       ,. 
preflb  alle  cortine  faceffcro  con  le  linee  della  fuperficie  di  detto  fondo  un'angolo  foìTMiiiiJìma. 
acuto  ;  acciochc  faltando  il  nemico  nel  fofib  non  pofla  correre  qua ,  e  là  per  sfuggi 
re e'colpi  della  ajtiglicria,&ogni  altra  offefi  chegli  uenga  contro  non  folo  d.a'fian 
chide'Balluardi?,  cdelleCafcmatte,  ma  ancora  dalle  cortine,  come  fono  fuochi 
arrifitiati,  e  palle  di  bronzo,  ò  d'altra  raateria,che  cadute  in  terra,fubito  con  gran 
d'impeto  uanno  in  molti  pezzi,  e  fanno  grand'uccifione  di  coloro  che  faranno  ui 
Cini.  Imperoche  tutti  coloro  cheincotalfofib  fccnderanno,  per  cagione  del  pen 
dere  del  terreno,  faranno  coftretti  neceffariamente,  à  fcorrere  un  fopra  l'altro  nel 
fudetto  angolo  ;  fopra'quali  anche  da  lor  pofta  corriranno  e  palle  da  fuoco  artifi- 
tiato,  &  altre  materie accefe,  che  fenzaaffacciarfi  alle  cortine  contra  di  quelli  fi 
gittaranno  .  Dalla  qual  forma  nafcerà  anche  quefi:a  utilità  ,  che  le  cortine  non 
faranno  fcalate,  non  fi  potendo  fermare  le  fcale  fé  non  che  nella  più  baffa  parte 
del  folfo,  la  quale  fi  moftra  nella  fottopofta  figura  con  le  lettere  D.C. 


Il  Conte  Guido  Rangonc,  già  in  Piemonte  Capitan  generale,  e  luogotenente 
ilelChrifiianiifimo ile Franccfco, fortificando  Pinaruolo,  nelfir  cauaree'foffi, 
uolfe  che  fi  lafciaffc  fra'l  muro  e'I  fofib  una  panca  di  terreno  larga  da  otto  braccia 
in  circa.Poi  la  fece  tagliare  dal  cominciar  della  muraglia  fino  al  fondo  del  foffo,fi 
che  fi  uéne  à  fare  fcarpa.Per  la  qual  cofa  il  folfo  più  largo  diuéne,ela  muraglia  no 
rimafe  fcalzata.  Alle  muraglie  che  non  fon  di  détto  ben  terrapienate,ò  fé  hanno 
terrapieno J'hanno  troppo  arenofo  e  male  unito ,  laonde  fl:anno  fottopofte  à  gran 
pericolo  delle  batterie,  farei  di  parerc,che  nel  farui  il  foflb,  fi  lafciafie  una  fimil 
panca  di  terra  fenza  tagliarlajaccioche  cafcando  la  muraglia,e  dietro  à  quella  cor 
rendo  parte  del  terrapieno, e  quello,e  le  rouine  fi  uenghino  à  fermare  in  effa  pan- 
ca ,  e  faccino  alzata,  donde  e'nemici  che  uorranno  per  tal  luogo  paffare ,  habbia- 

no 


Fojjo  fatto  fare  dal 
Conte  Guido  {{an- 
cone à  Tinaruolo . 


Tanca  di  terra  ui- 
cino  al  piede  ddlt 
muragliajChe  uti- 
lità apporti. 


Della  Fortif.  delle  Città 


cine  cantra  ie  hat 
ttrie 


Mifure  dcfoffì. 


no  più  aita,  e  più  difficil  falita.  Nel  qual  cafo  bifogncrà  tenirc  ne'BalIiiardi  nuo- 
uo  ordine  di  fianchi,  e  di  cannoniere.  Benché  il  muro  della  fbfTaBrea,  della  qua- 
le tratta  di  fotte  il  Caftriotto,fia  quafi  del  mcdefimo  giouaméto  cótra  le  batterie. 
Moda  iT affiaira  -       Ad  alcune  Città,  che  hanno  hoggi le  muraglie  alla  antica  fcnza  terrapieno,  e 
relè  murazlieun  molto  altc,giudico  chc  farà  cofa  utililTìma  nello  allargare  &  abbacare  efolfi,  por- 
'  """"""  "  '''  rare  il  terreno  nicino  à'piedi  di  quelle,  e  dandoli  qualche fuolo  di  frafca,e  di  ftipa 
acciò  meglio  fi  mantenga  unito,  farlo  battere,  àartodarc,  e  ridurlo  in  foggia  di 
fcarpa,  come  ho  ucduto  effere  ftato  fatto  in  qualche  parte  alla  muraglia  di  Pifa,& 
à  quella  di  Bologna .  Perche  in  tal  maniera  iì  riftrignerà  utilmente  il  fondo  del  fof 
fo ,  s'ingagliardirà  la  muraglia,  e  fi  farà'ch'ella  non  potrà  efTer  battuta  fenon  che 
molto  alto,  cioè  fopra'I  finire  di  quefta  fcarpa  di  terra ,  e  difficilmente  farà  fcalata. 
Chi  uorràfarJ'opiamegliore,e  molto  dureuole,à  cotale  fcarpa  di  terra  ,  fabriche- 
rà  alcuni  contraforti  della  groflTezza  di  matone  e  tcfta ,  che  arriuino  fino  alla  corti 
na,  eueftirà  cotale  fcarpa  di  terra,  d'una  fottilcamifcia  di  matoni.  benché  io  ho 
ueduto,  che  la  carta  dell'hcrba,  che  in  tai  luoghi  nafcc,  mantiene  la  fuperficie  del 
terreno  pulita,  e  foda .   Facendofi  e'  folTi  ad  una  muraglia  uecchia ,  conuerrà  in  al 
ami.luoghi  bucarla,  e  farui  picciole  porte,  perle  quali  fi  conduca  il  terreno  per 
terrapienare  di  dentro .  ilche  alla  nuoua  non  occorrirà,cofl:umandofi  ne'tempi  di 
pace  alzare  il  terrapieno  infiemc  con  le  cortine ,  che  in  tal  modo  meglio  il  tutto  fi 
uicnead  accommodare .  Sogliono  hoggi  gli  Architetti  in  fimili  cafi  ordinare  cer 
ti  ponti  di  legno,quali  ò  lungo  le  cortine,©  dalla  contrafcarpa  dolcemente  afcen- 
dono  à  fommo  di  quelle.per  e'quali  con  caualli  &  altri  animali  da  bafto  fanno  por 
tare  non  folo  il  terreno ,  ma  ancora  la  materie  da  murare,  quali  ponti  hanno  un 
ponticello  leuatoio  uicino  alla  muraglia,che  la  notte  per  ficurtà  fi  tiene  alzato. 

Ma  ritornàdo  alle  mifure  dc'fofiri,dico  che"!  Tartaglia  fi  pcnfa  che  quefti  ii  deb- 
bin  far  larghi  àlbmmo  paffi  i6.  in  fondo  14.  e  cupi  4.II  San  Marino  è  di  parere  che 
àfommos'habbianoà  fare  braccia  45.  in  fondo  40.  e  cupi  braccia  8,òuer9. 
Il  Capitan  Frate  da  Modena  dice  che  la  giuftalarghezzacdipiedi  60.  e  15.  d'al- 
tezza .  Il  Lantcri  dice  che  ne'luoghi  doue  il  foflb  uiene  ad  eficr  più  ftretto  che  in 
altri  lati ,  cioè  dauanti  alle  fronti  de'Balluardi ,  non  uuole  eflfer  manco  largo  che 
piedi  55-&altrouenonpiulargodi  piedi  90.  fino  in  100.  ne' luoghi  piani  però,  e 
che  una  parte  della  larghezza  del  foflb ,  uien  caufata  dall'ordine  de'tiri  dalle  can- 
noniere. Vuole  che  fiacupoda  13.  fino  in  15.  piedi.  Il  mcdefimo  ne'fuoi  dialo- 
ghi lalciò  fcritto  che'lfoffo  non  fi  dee  far  largo  manco  di  paffa  12.  Il  Catane©  in 
alcuni  luoghi  lo  defcriue  nel  più  largo  di  canne  1 9.  cioè  dirimpetto  al  mezo  della 
cortina,e  nel  più  ftretto  cane  14.  e  cupo  due  e  mezo,fino  in  due  e  tre  quarti.Altro- 
uc  lo  uuole  nel  più  largo  canne  20. 625.  &à  mezo  le  cortine  canne  20.  e  mezo.  In 
alcune  fortificationi  di  monte,nel  più  largo  canne  i4.e  nel  più  ftretto  fette  e  mezo. 
L  E  Cafe  marte  che  dentro  al  fofib  fi  faranno,  non  faranno  più  alte  che  la  me- 
tà della  contrafcarpa,  ò  poco  più,  haucndolelor  uolte  fopra,  &i  coperchi  ga- 
gliardi ridotti  in  forma  di  piramide,  ò  meta,  benché  io  le  uorreipiutofloprefsoà 
gli  angoli  della  contrafcarpa, come  ho  detto  un'altra  uolta . 

La  contrafcarpa,  ò  contrafoflb ,  come  la  chiamano  alcuni ,  non  fia  più  alta  chc 
fatala  fcarpa  della  muraglia,  benché  altri  la  uogliono  più  bafladi  quella,  cioè 
un  fettimo  ò  uero  uno  ottauo,dal  piano  del  fofib  in  su.  FarafìTi  il  fuo  mu- 
ro tanto  grofib  che  bafti  à  foftencre  il  terreno  della  uia  coperta  delle  fortite;  e  do- 
ue il  terreno  fi  mantenga  fodo  da  {e  ftcflb ,  alcuni  non  uogliono  che  ui  fi  faccia  il 
muro.  Il  Lanteri  dice  che  l'altezza  della  contrafcarpa  debbe  efler  piedi  1 5.altri  la 
uogliono  di  24-  e'I  Cap.  Frate  da  Modena  di  20.  cofi  il  Caftriotto  ;  quale  nel  fuo  di- 
icorfo  generale  uuole  che  le  contrafcarpc  fiano  alte  al  pari  de*  cordoni  ;  &  anche 
<du.e  piedi  più  alte  di  quelli . 

Fuor 


Cafcmattc. 


La  Contrafcarpa . 


Libro  Firmo. 


34 


FvORi    del  fofTo  la  uia  dalle  fortite  farà  largha  braccia  12.  fino  In  14. 
Il  Lanieri  uuolc  ch'ella  fìa  rato  largha,  che  ni  porta  pafTare  una  fquadra  da  Tei  ò  ot 
to  foldati  per  fila .  il  muro,ò  la  trincea  dello  Spalto  che  la  debbe  coprire,  farà  alto    , 
piedi  4.  fino  in  cinque,  fecondo  altri, piedi  7.  e  groffo  braccia  i.  fino  in  due ,  douc 
pofTino  ftar  dopo  archibugieri  che  guardino  lo  Spalto.    Ad  altri  piace  che  que- 
fto  muro  fia  più  alto,  cioè  facendofi  la  uia  delle  fortite  più  bafla,  ma  con  una  pan- 
chetta larga  due  braccia,da  poterfi  affacciar  per  tirare, come  fi  uede  difegnato  qui 
difetto.  Il  Tartaglia  uuole  lo  Spalto  in  quefta  parte  altiffimo,facendo  la  cortina  o- 
bliqua,fi  che  dopo  ui  pollino  ftare  fanti  e  caualli  per  ogni  bifogno.fenz'effer  uedu 
ti  da'nemici .  Tireraffi  lo  Spalto,ò  argine  che  lo  uoglian  chiamare,inuerfo  la  cam 
pagna  con  una  piaggia  dolce,  che  uadaà  finire  nella  campagna,  lontano  dal  pa-  mpt.òuerome:^ 
rapetto  della  uia  dalle  forti  te,m  anco  che'l  giufto  tiro  dimira  d'uno  archibugiojtal  Mofuorideìh 
mente  che  al  fine  rimanga  nella  c^ra  pagna  il  terreno  alto  braccia  quattro  e  mezo,  ^      ' 
fino  in  cinque ,  accio  che  ucnendo  il  nemico  per  auuicinarfi  al  folto,  fia  quiui  rite 
nuto  da  quefta  ripa,  e  faltandola,  non  poifa  ritornare  indietro .  La  qual  ripa  fi  mo 
ftra  nella  figura  precedente  per  le  lettere  A  B.  e  la  campagna  doue  farà  la  tagliata, 
per  la  lettera  F.  E  tal  luogo,  e  Spalto  farà  guardato  non  folamentc  dal  parapetto 
dello  Spalto,  ò  della  uia  delle  fortite,  ma  ancora  da  quello  delle  cortine,  come  fi 
moftra  per  il  tiro  della  artiglieria  K.  inuerfo  B. 

Il  Caftriotto  uuole,  che  al  parapetto  delle  fortite  fi  faccino  alcune  cafe  picciole 
ctonde,fimili  alle  cafe  matte  .-dentro  ad  ogniuna  delle  quali  polTino  ftare  diece  fortite. 
foldati,  e  che  dopo  à  tal  parapetto  fi  faccino  alcune  uolte,  e  ridotti  per  faluezza 
de'difenfori,quando  ueniftc loro  à  doflb  una  carca  de'nemici,che  non  fi  potelfe  fo 
{lenire .  quali  ridotti  fi  moftrano  nella  prefente  figura  G  H.  infieme  con  la  contra- 
fcarpa,  con  la  uia  delle  fortite,  e  col  parapetto  di  quella  con  la  fua  panchetta . 


Cafelle  al  pdrapet 
to  delU  uia  delle 


li 


•>>i 


Si  faranno  lungo  aUa  contrafcarpa  uie  ò  fcale  pofticcic,da  poter  falire alla  ftra-  ScdtnelU  mtrx 
da  coperta  delle  fortite  ;  e  quando  e'foffi  haueranno  dentro  acqua,s'accommode-  /"*'*"'•. 
ranno  certi  piccioli  ponti  fopra  barchette,  fatti  talmente,  che  fi  polfin  à  noftra  po- 

I        ila 


Della  Fortif.  delle  Città 

fta  faraccoftare  alla  contrafcarpa,edircoftai-  da  quella;  benché  alcuni  non  uoglio 

no  che  fi  tcnghi  acqua  ne'fofli  s'ella  però  non  farà  copiofa ,  e  corrente  ;  quale  non 

,r.i-  •  j 't  rr  I    pare  chefia  d'altro  giouamento  ,  fé  non  che  di  rifpiarmare  la  molta  copia  delle' 
ytilitadefojjiche  r  d  5         .  *     .  -     v  /•  ,v 

guardle,  edidareimpcdimentonon  piccioloal  nemico  nelncmpiree  folli  con 

le  fafcinate,  e  prohibire  che  non  fi  faccino  fotto  le  caue  ordinarie  delle  mine. 

La  tagliata  de  gli  arbori  fi  farà  lontano  dalla  muraglia,  come  fi  coftuma ,  un  mi 

glie,  ò  poco  manco,  benché  quanto  farà  più  ampia,  maggior  ficurczza  recherà . 


habbmo  dentro  ac 
qua 


/ACQUO     C  A ■ 
STRIOTTO. 


P'  alcune  mifure  fecondo  l' ufanza  di  diuerfi 

pacfi ,  le  quali  feruiranno  per  intendere  la  dcfcrittione  dell'opere. 

Gap.  XIII. 


ERC  H  E  fi  dice  ordinariamente;  che  ogni  cofa  fatta  con  mifura, 
torna  benillìmo.però  io  per  cominciare  le  mie  opere  dalle  cofe  pri 
me,&  im  portanti, metterò  alcune  mifure  ;  accioche  fecondo  i  luo- 
ghi fi  poifino operare .  E  per  diftingucrl'una dall'altra,  dico,  che 
nella  riga  fegnata  fotto  le  lettere  ROM.  èfcgnatoilPalmoRoma 
no  antico,  cópartito  in  Polfi  xii.ouero  once  (che  in  amenduc  i  mo 
di  fi  può  dimandare)&  ogni  Polfo  in  quattro  minuti  ;  del  qual  palmo  diece  fanno 
una  canna ,  e  la  canna  è  braccia  4.  Tofcani .  Quella  riga  fegnata  in  tre  partite, 
con  le  lettere,  FR  A.  è  il  Piede  di  Francia,  pofto  in  tre  partite ,  ^  ogni  partita  in 
quattro  Polfi  :  &  ogni  Polfo  in  quattro  Minuti,  del  qual  piede  fé  ne  pongono  fei, 
e  fi  fàuna  Tuefa,òTefa,  che  in  Italia  fi  chiami.  L'altro',  che  è  nella  fquadra  fe- 
gnato  fotto  le  lettere,  V  R  B.  è  il  piede  Vrbinato  ,  ò  diciamo  della  Marca,  com- 
partito medefimamente  in  12.  once,  &  ogni  oncia  in  quattro  Minuti,  di  quefti  pie 
di  IO.  ne  uà  à  fare  una  canna .  L' ultimo  legnato  fotto  le  lettere,  T  O  S.  è  il  raezo 
braccio  Tofcano,  il  quale  è  compartito  in  fei  once,  &  ogni  oncia  in  quattro  minu 
ti.  I  paffi  di  Venetia,  non  mi  occorre  ponerli  in  difegno;  perche  ogni  due  ditali 
pafTì  fanno  giuftamente  una  delle  noftre  cannc.le  quaU  mifure  fon  porte  qui,accio 
che  ogniuna  per  fé,  ne'loro  paefi  poffino  feruire .  E  fé  bene  io  parlerò  à  canne  nelle 
mie  opere,  fecondo  i  luoghi,  quello  c'hauerà  da  fabricare ,  ridurrà  la  fua  mifura  al 
la  noftra  canna,  &  al  piede,  ò  riporterà  quella  alla  fua  ;  percioche  con  quello  ordi- 
ne ogni  cofa  uerrà  beni/fimo . 


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Libro  Primo. 


34 


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DclUFortif.  delle  Città 


Libro  Primo 


Pianta  6c  alzato  d'una  meza  cortina,,-,  mezo  Balkiardo,  e  mczo  Caualliero, 

con  molte  P'-'«"  profilHnnuraglie,£  j,f,„o  neIrassuasUo,edifcorfo  generale. 


3r 


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Della  Fortif .  delle  Città 


f A  COMO  C A- 
S  T  R I O  T  T  O. 

Imperfcttione  del- 
le fortificatione  co 
munementciifite . 


>*<. 


Caiiallicro  perche 
in  mc:^  della  cor- 


tina. 


Ragguaglio  generale ,  nel  quale  fi  parla  della 

impcifcttipne delle  fortificationi  communementeufarCj  e  fi  moftrail 
ucro  modo  di  fare  le  più  importanti  membra  della  fortifica- 
tionCj  d'ufo  e  mifure  di  quelle.     Cap.  xv. 

ON  fi  può  negare,  che iBalluardi,  le  Cortine,&  i  Cauallierichc 
hoggi  di  s'ufano,  non  fiano  molto  fuperbi ,  e  forti,  e  marauigliofi  ; 
nondimeno  feguendo  il  parere  di  Franccfco  Maria  DucallluftrilTì 
mo  D'Vibino,di  qucfta  profcffionc  pcritilfimo  e  Signor  mio,ho  co 
fideratoche  dette  opere  portano  con  loro  molte  impcrfettioni  ; 
perche  aftringono  chilefà,àfabricarle,  non  comeegli  uorreb- 
be,  ma  fi  beqe  come  l'opera  lo  sforza;  e  maflìmamente  uolendo  la  diftantia  diter- 
minata, &  il  fito  fecondo  ilfuo  propofito  capace  ;  onde  ne  fegue  poi,  che  un  fol 
punto  che  manchi  fabricando,rcfta  del  tutto  l'opera  imperfettiflìma.  Però  con- 
lìdcrandochetaldifordine  può  il  più  delle  uoltecccorrere,hopofto  ogni  mioftu 
diointrouar  nuouo  modo,  che  ne  da  incommoditàdi  fito,  ne  da  altra  cagione 
pofiacfrerc impedito;  medianteil  quale  poffailPrincipe,  che  uorrà  fortificarfi, 
giouare  afe,  e  nuocere  al  nemico . 

Hor  dico  dunque,  parlando  dell'opere  moderne,  che  non  ogni  fito  è  d'effe  ope 
re  capace,  pcrcioche  elle  ricercano  la  cortina,  che  fia  di  canne  157.  ne  più  ne  me 
no .  e  quefto  conuien  che  fia,  perche  gli  Inuentori  ui  hanno  ordinato  il  pezzo  Rea 
le  per  difefa ,  confiderando  che  quello  è  molt'atto ,  àleuar  uia  huomini,fcaIe,&  o- 
gn'altro  impedimento, che  s'accoltafie  alla  muraglia  .  il  qual pezzo  Reale  trouaro 
no  che  porto  à  mira  di  punto  in  bianco,  con  la  fuga  uiolcnta,  faceua  elfetto,  e  che 
al  fine  cadeua  la  {)alla  à  piedi  dell'altro Ealluardo  :  e  cofi  non  s'offendeuano  i  Bal- 
luardi  l'un  l'altro,  co  me  appare  di  lotto  ne'difegni.  &  è  da  fapere  che  fé  detta  cor- 
tina fi  faceffe  di  maggior  diftantia,farcbbe  imperfetta,pcrche  i  pezzi  non  giugnc 
rcbbono,  enon  potrebbono  fare  l'effetto  defiderato  .e  le  la  fi  faceffe  di  minor  di- 
ftantia, fimilmente  uerebbe  imperfetta,  per  che  il  detto  pezzo  Reale  portando 
troppo,  offenderla  nel  fcaricarfi,  l'altro  Balluardo.  E  per  che  nell'ordinata  mifura 
delle  canne  157.  il  pezzo  Reaknon  arriuaua  alla  difefa  delle  facce  delBalIuar- 
do,pcrò  ordinarono  di  fare  il  Caualliero  1  mezo  della  cortina:  per  rilpetto  del  qua 
le  determinarono ,  che  le  guance  de  Balluardi  fuffero  di  canne  7,  e  mezo  Tuna  ;  à 
caufache  delie  cannoniere  del  detto  Caualliero,  una  flrifciaffe,  e  l'altra  battefleà 
largo  la  muraglia  ;  il  che  non  farebbe  quando  fimili  guance  non  tencflero  la  detta 
mifura  delle  cane  7, e  mezo,  per  che  s'ellc  foffero  più  flrctte ,  ne  feguirehbono  que 
fti  inconuenien  ti  ;  che'l  luogo  non  farebbe  capace  di  due  cannoni,la  fpalla  s'inde- 
bolirebbe, &  il  CauaUiero  le  batterebbe  troppo  a  largo.  Ancora  fé  le  fuflTerodi. 
maggior  mifura  delle  canne  7,  e  mezo,  il  detto  Caualliero  non  ifcoprirebbe  le  fac- 
ce d'cffo  Balluardo,  e  cofi  reftarebbono  lenza  diffefa;  però  è  neccflario  che  fiano 
di  quefta  terminata  mifura  .  Ancora  è  da  fapere  che  non  fenza  ragione  fu  ordina 
to, che'l  Caualliero  fi  poneffe  nel  mezo  della  cortina  ;  per  che  douendo  difendere 
l'uno, e  l'altro  Balluardo, commodamcnte  fa  il  fuo  effetto, il  che  non  farebbe  quan 
do  non  tencffe  tal  luogo:pcr  che  dall'uno  fi  difcoflarebbe  di  forte,  che  batterebbe 
troppo  àlargo,e  l'altro  s'accofterebbe  tato^che  lo  perderebbe  di  uiffa,e  cofi  uerreb 
be  difutile.  Hor  feguendo  il  mio  intento,  dico,  che  quantunque  lapredett'ope- 
ra  moderna  fia  ftata  ordinata  con  ordine  e  mifura,trouo  nódimeno  c'hà  feco  mol- 
te impcrfettioni  ;  e  prima  dico  ch'ella  può  riceuere  dalle  batterie  danno  grandifli, 
mo  :  perche  la  fua  cortina  per  effer  retta,  fa  pala  di  fé  in  ogni  parte  ;  tal  che  la  pal- 
la battendola  rettamente  ^  e  trouandola  pari  e  lodarla  colpLfcej&  introna  di  forte, 

che 


Libro  Primo.  36 


che  la  fa  facilmente  redere,  e  cadere  à  terra.  &  inoltre  è  cofa  chiara,  che  quefta 
opera  nò  hauendo  fé  nò  che  due  difefe,  fendo  che'l  Caualliero  fi  troua  fabricato  à 
filodellamaragliatiutodentro,  che  non  uede  Cortina,  non  fa  altro  ch'oifendere 
lacampagna,  ò  difendere  le  facce  de'Balluardi:  però  non  le  battendo  perfiari-  '  : 
co,ma  di  ficco,  nò  poflbn  quelle  effer  guardate,  ò  difefe  à baftanza.e  perdute que,!    ■ 
le,  refta  la  muraglia  del  tutto  in  potere  del  nemico ,  il  quale  all'hora  potrà  accodar 
fi,  e  con  tagliate,  e  cauamenti,  uerrà  à  fare  il  fuo  acquirto .  Ancora  non  tacerò  uri' 
altra  imperfettione,  la  quale  è  di  non  piccola  importanza,  che  porto  cafo,  che'l  ne 
mico  nò  perdoni  à  fpefa  di  batteria ,  ne  habbia  riguardo  alla  morte  de'guaftatori, 
e  batta  di  fortela  faccia  del  Balluardo,  ch'ella  in  parte  uada  à  terra,  faremo  sforza- 
ti a  ritirare  indietro  i  pezzi,  che  fono  nella  circonferentia,il  chepotrcmo  fareu-   • 
na  fola.uolta:  onde  feguendo  la  batteria,  farà  rouinato  al  tutto  detto  Balluardo, 
emanimela  parte  opportuna,  e  per  confeguentiareftarà  l'opera  al  tutto  in  mano 
del  nemico. 

Horaeffendo  uere,  come  fono,  le  imperfcttioni  dell'opere  moderne,  hoggi  in  ^-q^^;,^  edichefor 
tanta  confiderationedi  tutti i  Pren.cipi, all'incontro  ion'apprefentouna,  àmio  madcbbono  ejjere 
giuditio,  del  tutto  perfettilfima.  e  dicendo  prima  delBalluardo  comecapo,edi  i  Balluardi ,  eie 
maggior  importanza  di  tutta  l'opera,  non  intendo  che  fia  di  forma  acuta,  come  fo  Cortine. 
no  i.modcrni;  per  che  fendo  quelli  comporti  di  linee  rette,non  folo  riceuono  gran 
d'offefa  dalle  artiglierie  nelle  fpalle,  ma  facilmente  puòlalor  punta  erter  tagliata 
e  porta  à  terra:  e  come  è  chiaro,  fanno  di  loro  bruttilfima  prefentia  nell'opere  del 
quadro  perfettode  quali  imperfcttioni  non  auuerranno  al  mio  Balluardo,  per  che 
intendo  che  fia  di  forma  ottufa,  e  d'alquanto  maggior  circonferentia,  acciochc 
facciamaggior  piazza,  e  renda  al  nemico  maggior  difficultà  in  offenderlo.  Per- 
che non  è  dubio,che  quanto  più  s'accorta  alla  circonferentia,  tanto  più  uien  forte 
&  atto  à  refifterc  alle  percofse .  alla  fua  cortina, per  non  efser  foggetta  à  determina 
ta  mifura,tanto  fi  darà  di  lunghezza,quanto  parerà  all'Architetto.  La  qual  cortina 
uoglio  che  fia  di  forma  obliqua,  per  che  fendo  di  tal  modo ,  non  e  dubio  che  per- 
dute le  due  fuedifefe(cofa  non  poco  difficile,  com'è  all'altre)  non  hauerà perduto 
niente  ;  conciofia  che  ui  rertano  le  dif'efe  del  gomito  (fimili  all'altre  difefe  del  Bal- 
luardo) nel  mezo  d'effe  Cortine,  eciafcunaparte  di  loro  fcopre,  e  difende  in  tut- 
to l'altrajcome  nell'opera  al  luo  luo^o  per  eflempio  fi  dimoftra. Oltre  à  quefto  è  da 
confiderare,che  detta  Cortma  obliqua,non  tanto  può  effer  offefa  quanto  la  retta, 
per  che  percotendola  la  palla,  non  colpifce  à  pieno,  ma  sfugge,c  non  attaccare  lei 
nemico  uorrà  batterla rettaméte,  gli  conuerrà  molto  più  accoftarfi  a'corpi  de'miei 
Balluardi,  che  non  farà  alla  Cortina,  che  difc^nerà  battere,  e  quelcheò  più  da 
confidcrare,&  al  parer  mio  di  maggior  importanza  di  qual  fi  uoglia  altra,  è,  che 
faciliffimamente  potremo  confcruare  i  fuoi fianchi;  enonpurconferuagli  ,ma  ^^^ 

accrefcerneinfiniti.è  appreffo  poi  l'importanza  del  fabricare  con  minore  fpefa  af- 
fai, potendofi  fare  tutte  querte  opere  più  fottili,  per  che  non  hanno  per  li  lor  fian- 
chi una  diterminata  e  fola  difefa,  come  hanno  l'opere  rette  ordinarie,  nelle  quali 
s'hanno  da  metter  tu  tti  gli  ingegni,e  le  forze  per  mantenerle,  il  che  à  querte  obli- 
que confiderò  che  non  occorre  :  ne  manco  tanta  auuertenza,  per  le  caufe  fudette . 

Hauendo  io  detto  delle  dirtanze  e  de'modi  della  fortificatione  con  le  linee  ret- 
te, e  parimente  moflrato  il  modo  delle  oblique,&  affegnato  in  parte  le  loro  ragio 
ni, e  mire,ci  rertarà  à  dire  del  modo  di  fabricarle,parlàdo  di  loro  groflezza,altezza, 
fcàrpe,  e  Parapetti.  E  prima  per  maggior  intelligentia  dicp,ch'io  troùo  tra  gli  al- 
tri due  modi  di  muraglia,  quali  ho  diffegnati  di  fopra  fotto  la  lettera.  C.  che  à  me  Duemodi  dtmura 
nópiacciono  molto,  emaffimamentequellodelD. per  che  béchelafuamuraglia  ^^'^'^^  quduim 
«a  puntata  di  contratorti,  quali  uanno,come  e  noto,di  diece  piedi  in  diece  piedi:   ••'     ■'■' 
nondimeno,  refta  non  folo  molto  fottile  à  baffo,  ma  ancora  piegata  affai:  la  qual 

cofa 


\« 


Della  Fortif.  delle  Città 

cofa,  è  non  poco  pcricoIofa,{ì  per  che  per  Tua  natura  facilmente  cade,fi  ancora  per 
ehc  alla  palla  ncmica,detta  muraglia  può  far  poca  refiftenza.e  fé  tal  muraglia  fi  tro 
uerà  in  terra  arenofa,  farà  fimilmente  in  molto  pericolo,  per  che  il  tremore,  e  l' im 
peto  che  farà  la  batteria,  cauferà  che  infieme  con  la  muraglia  cafchcrà  il  fuo  terra 
glio,  tal  che  farà  al  nemico  tanto  più  commoda  flrada  per  falire  ;  e  maflìme  in  luo 
go  piano  ;  ouc  cafcando,  forza  è  che  fi  fermi  al  fuo  piede,  e  faccia  tal  effetto  :  e  ben: 
ch'ella  dia  ai  nemico  maggiore  fpcfa  (  effendo  di  molta  materia  fabricata  )  nondi- 
meno per  efler  di  linea  retta,  può  facilmente  cadere  à  terra,  e  co  fi  farà  tanto  mag- 
giore fcarpa  ;  il  che  tornerà  in  tanto  fauore  del  nemico,che  farà  di  non  piccola  ini 
portanza .  Ma  per  che  il  modo  dellalinea  retta  pare,  che  fodisfaccia  affai,  fecon- 
do il  defiderio  d'alcuni ,  però  mi  è  parfo  penfarui  fopra  qualche  rimedio;  e  prima 
n'offerifco  uno ,  quale  è  (òtto  la  lettera  G.  fatto  con  quelli  archi  ;  &  accioche  fi  ca 
pifca  bene,  dirò  che  fatto  il  fuo  fondo,  e  datogli  cinque  piedi,  che  ne  porta  la 
fcarpa,  e  li  x  v  1 1 1.  per  il  parapetto,uoglio  che  fé  ne  dia  x  .à'contraforti,e  quefto  fa 
rò  io  accioche  tcnghino  più  unita  tutta  ropera,e  che  à  bifogno  di  ritirata,fe  n'hab 
bia  maggior  ficurczza  per  fondarui  fopra  ò  muraglia,ò  terrapieno,  percioche  non 
e  dubio,  che  non  cffendo  quelli  fé  non  di  cinque  piedi,  come  molti  ufano,  non  fé 
Contramine  ime  nepotràhaueretantaimportante utilitàperli  fopradettirifpetti.  E  uolendofar 
nonjidebbonjare.  ^^^■^^^y  contramine,  fi  deue  molto  bene  auuertire  il  luogo  oue  fi  hanno  da  fare,  per 
che  cauando  il  terreno,  fé  fi  troua  acqua,  non  fa  bifogno  altrimente  farle;  ma  fé  fi 
trouailluogoafciuttoefecco,  non  fi  deue  mancare  di  farle  à  tutti  i  corpi,pere(rer 
cofaimportantiffima, è  tener  quefto  modo, cioè; laffare  vii. piedi  di  groflezza, 
Mifure  della  con-  P^^  ^^  ^""^  larghezza  v.  e  per  l'altezza,  v  i .  come  beniifimo  il  compaflb  moftrerà  à* 
tramna,  profili .  di  poi  fi  deue  feguire  i  contraforti, e  farli  folo  di  tre  tefte  di  matoni  in  grof 

fezza,lafiando  tutto  il  refto  della  muraglia,  e  fra'detti  contraforti  far  archi  d'una 
folateftadi  matone:  i quali  fiano  inaltezza.v. piedi  da  un'arco  all'altro, eia  lor 
uolta  deue  andare  dalla  fronte  à  dietro,  tanto  quanto  arriuato  al  cordone,  fi  tro- 
Legnatni  che  dura  ui  lalarghezza  de'xviii.  piedi .  fopra  i  quali  fi  hanno  da  fare  i  parapetti  ;  ma  però 
no  fitto  terra. .  fj.^  ^^.^^  ^  arco,baftionato  il  tutto,e  ben  pilato  con  buone  fafcine,le  quali  fiano  di 
rouere,  ò  di  caftagno,  ò  di  fcopc,  per  conferuarfi  meglio  di  tutti  gli  altri  legnami 
fotto  la  terra,  e  maffime  la  fcopa ,  e  fiano  di  legnami  giouani,  fottili  e  lùghi,perche 
quanto  più  fono  fottili,tanto  meno  uengono  offefi  dalla  artiglieria.e  quefto  è  qua 
tomi  occorre  dire  fopra  il  modo  predetto  della  lettera G-  Ma  chiuolcfte  fare^ 
un  modello  medefimo  più  Imperiale,  fi  può  aggiugnere  à  quefto  fondo  due 
piedi  nella  fronte;  e  fopra  l'uno  de'duefi  ha  da  tirare  una  muraglia  della  grof- 
fezza  d'un  fol  matone  per  camifcia,  e  l'altro  piede  ha  da  fare  lo  fpatio  fra  runa,er 
altr'opera,  à  fine  che  nel  battere,  la  furia  della  palla  troni  il  luogo  debole,  e  facil- 
mente paflì,  fenza  intronare  la  muraglia  ;  accioche  il  matone  battuto  caggia  nello 
fpazzo  :  e  cofi  la  palla  battendo  il  baftione,  uerrà  à  fare  debole  effetto .  E  prefup- 
pofto  chela  detta  camifcia  caggia  tutta  à  terra  per  effer  fottile,  e  di  poca  materia, 
farà  poco  ingombro  nel  fofro,e  la  fabrica  uerrà  à  reftare  tutta  in  piedi  falda ,  e  buo 
na .  E  quel  che  non  meno  è  da  confiderare,  è  che  le  palle,  delle  diece,  le  otto ,  ne 
anderanno  perdute  :  e  fé  alcuna  pur  trouerà  i  contraforti  ò  gli  archi,  farà  pochiffi- 
mo  effetto  .-per  che  i  detti  archi,  e  contraforti  fono  fabricati  di  materia  molle  ali* 
intorno,  e  cofi  ben  ligati  infieme,  che  battendo  la  palla  nella  fronte  d'uno  di  efiì , 
non  introna,  e  non  rompe,  ma  laffa  la  materia  quafi  che'l  medefimo  :  oltra  che  io 
.conofco  tal  opera  atta  à  refiftere  alla  pala  &  alla  zappa ,  come  ogni  giudiciofo  nel 
«edere  cóprcnderà  beniffimo  :  il  che  non  auuerrà  all'altre  opere  fatte  di  terra  fen- 
za quefta  prouifione  :  per  eh  e  quanto  più  fono  grandi  e  gagliarde,  tanto  più  fono 
ibggcttc  ad  effa  pala,e  zappa,percioche  cauando  fotto,  il  gran  pefo  aiuta  à  dirupa 
-re;  ma  à  quefto  non  auuerrà  tal  cofa . 

E  per 


Libro  Pirmo .  37 


E  per  accrcfcerlc  ancora  qualche  cofa  di  non  minor  perfcttionc  ho  pcnfato  un  Xuoua  forte  di 
modo,  mediante  il  quale  lì  pofTli  refi fterc  all'impero  dell'artiglieria,  che  è  quello  ^'"''■^zl'^  che  mar? 
difegnato  fotto  la  lettera  F.  e  l'ordine  di  fabricarlo  farà  quefto  ;  nel  fondo  del  tbflfo  ^^'^^^^'^^^^«pi'-àof 
intendo  che  fi  faccia  la  muraglia  piedi  cinque  di  grofTezza,  e  quattro  per  la  con-     -^  ^ue  aniglie- 
tramina,  e  due  perii  muro  dentro  .-efalito  in  alto  cinque  piedifihàda  ferrare  ef- 
fa  contramina,  cfeguitareilmurodc'cinquepiedi ,  fino  all'altezza  de' x.  tirando  i 
contraforti  à  cagione  che  fopra  di  eflì  fi  pò  (fa  fare  una  uolta  capace  tanto,  che  fo- 
pra  ui  fi  pofia  tirare  una  groffezzadfiS.  piedi,  e  co'l  piombo  tirare  daUa  parte  di 
dentro  à  filo  del  parapetto ,  per  fino  all'altezza  di  20.  piedi  fopra  il  fuo  cordone:  il 
'qual  uien  porto  al  piano  di  io.  piedi  fopra  à  terra,  e  della  detta  grofiTezzade'  piedi 
18.  fé  ne  darà  alla  fcarpa  7.  per  ogni  10, tal  che  reitera  alla  cima  4.  piedi  di  gro0czza 
per  il  parapetto ,  &  alle  lue  cortine  intendo  che  fi  faccia  ne!  fondo  medcfiinamen 
te  cinque  piedi  di  groflezza:  &  arriuato  al  cordone  all'àkezza  di  io.  tirando  fem- 
prei  fuoi  contratbrti  .  e  fi  porrà  fopr'efsi  ,  la  uolta  di  larghezza  di  piedi  12.  e 
quiui  pofio  il  piombo  di  dentro ,  come  di  fopra,  s'ha  d' arriuare  all'altezza  di  pie- 
di iS.  de'quali  fabricando,  fé  ne  darà  alla  fcarpa  lo.e  cofi  rcftarà  di  parapetto  2. pie 
di, tal  che  quefta  opera  cofi  ordinata, fi  come  bene  fi  potrà  uedere  alfuo  luogo,non 
è  dubio,  ch'ella  farà  ogni  buonarefiftentia  al  detto  impeto  d'artiglierie,  per  che 
nel  batterla,la  palla  non  attacca  ne  colpifce  in  modo,  che  le  pofla  far  offefa;e  que- 
fto  è  quanto  m'occorre  dir  fopra  tal  materia . 

Hora  mi  fouuiene  di  dire  alquanto  fopra  i  luoghi  e  fiti  atti  alla  fabrica  di  forti 
ficatione .  e  prima  è  da  fapere(come  è  noto  à  ciafcuno)  che  la  fortezza  fi  può  fabri 
care  in  monte,&  in  piano  ;  ma  al  giudicio  mio  la  fabrica  del  piano,  non  è  cofi  per- 
fetta come  quella  che  è  poda  nel  monte,  per  quefte  ragioni,  prima,pcr  che  è  affai  Fortipcmone  in 
'    ■  j   Vr       •  •  '^       '  P         "  ",.  -,      piano  non  con  buo- 

piu  atta  ad  eliere  in  ogni  tempo  campeggiatale  con  minor  numero  di  gente  alle-  '^  ^  ' 

diata;edi  più  che  non  fblo  rende  maggior  facilità  al  nemico  di  batteila  ad  untc- 
po  in  più  luoghi, ma  ancora  riceue  più  danno  dalla  batteria  per  il  cadere  della  ma 
teria  ne'foflì,  comedi  fopra  ho  detto  &hauerà  il  nemico  affai  più  commoditàd'al 
loggiare,  e  più  abbondanza  d'acque,  che  non  è  ne'luoghi  montuofi  ;  eccettuando 
però  quelle  che  fuffero  accompagnate  dal  mare,  da'fiumi,ò  dalle  paludi  :  le  quali 
imperfettioni  non  auuerranno  alla  fortezza  pofla  in  monte,per  che  è  difficile  ne' 
tempi  piouofi  campeggiarla  ;  e  per  che  i  fiti  fono  molto  incoinmodi  per  habitar- 
gli;e  difficilméte  ui  fi  accómodal'artiglieria  da  battere:  oltra  che  ui  conuicnc  alTai 
più  gente  per  accàparla,  rifpctto  alla  diftantia  delle  dif^iftre,  e  profonde  ualli;  le 
quali  fon  cagione  che  fi  faccia  più  d'un  capo  ;  e  che  difficilméte  l'uno  foccorra  l'ai 
tro,  e  maffime  ne'luoghi  grandi  ouepoffaftar  dentro  buon  numero  di  gente,  co-  jU«i|% 
me  è  per  cffempio  una  Siena,una  Perugia,un  San  Leo,un  Camerino,  Anagni,hog 
giPaliano,un  Sermoneta,et  un  Vrbino  patria  mia,la  ciuale, tolta  la  naturale  afiet-  Vrbino  Città  for- 
tione,  trouo  in  ueroelferfito  fopra  tutti  gli  altri  fortiffimo;hauendo  confiderato  tijfima. 
che  di  fuora  non  fi  troua  luogo  che  lo  pofla  offendere  pur  con  un  fol  colpo  d' arti- 
glieria, per  cfferfignoreggiato  di  tal  forte  tutto  il  fito  di  fuori  da'cauallieri  della 
terra,che  in  modo  alcuno  non  ui  fi  può  tener  guardia  per  difefa  de'pezzi  ;  e  le  fue 
muraglie  fono  accommodate  di  forte,  et  in  luoghi  tanto  difcommodi,che  per  bat 
taglia  di  mano  fono  ficuriffimc,  e  tutte  terrapienate  dal  fondo  à'cordoni  con  ifpa- 
tio  grande  da  effe  muraglie  all'habitato.Oltra  che  e  còmodo  per  gli  habitanti,e  ài 
acqua  abbódàtilfimo,e  di  fuori  ha  quelle  fue  ualli  difaftrefenza  alcuna  forte  d' ac 
qua,  fé  non  lontano  almen  tre  miglia.  Siche  per  conchiudere,  ogni  luogo  tale 
che  fi  troui  fatto,  ò  da  farfi,  per  le  fopradette  ragioni, è  cofa  chiara  che  farà  affai 
più  f-brte  che  qual  fi  uoglia  altro  luogo  pollo  alla  pianura,  intendendo  però,  che 
la  fua  muraglia  habbia  da  effer  i-atta,  come  moflra  il  profilo  fotto  la  lettera  A.  la 
quale,  fendo  latta  di  buona  compofitione  in  tai  luoghi  montuofi, dico  che  può  re 
fìflere  affai  all'artiglieria,  per  che  battendola  molti  colpi,  leuate  le  fuperficie  fan- 
no fcarpa  nelle  groffezze,  e  cofi  quanto  più  battono,  minore  effetto  fanno,dando 
in  quelle  fcarpe,  &  cadendo  la  materia  della  muraglia  non  fi  ferma  al  piede,  ma 

K  uà 


iKCOMO      C  A- 
«TRIOTTO. 


< 


Della  Fortif.  delle  Città 

«a  al  baflb,.tal  che  fa  fcmprc  bifogno  in  tal  batteria  operami  fcala.  Oltra  che  ba- 
ra il  nemico  cagione  di  far  più  fpefae  perderci  più  tempo,  per  efTcrequeft' ope- 
re molto  gagliarde  e  forti,  onde  occorre  maggior  magifterio  in  ruinarle. 

E  per  non  lafciar  di  dire ,  come  di  fopra,  delle  mifurc  dell'altezza, cofa  al  par  d' 
ocn'altra  importantiifima  in  tutte  le  opere,  dico  che'l  Balluardo  dcue  effcr  dal  fon 
do  del  fbflb  per  infino  al  cordone,  piedi  uentiqiiattro,piedi  uno  di  cordone,  e  pie 
di  otto  dal  cordone  alla  cima  del  parapetto ,  che  faranno  in  tutto  piedi  trentatre, 
e  dalla  parte  di  dentro  piedi  trenta  fei  per  il  rondo .  La  cortina  dal  detto  foifo  al 
cordone,  piedi  uentiquattro,  uno  di  cordone  e  fei  dal  cordone  alla  cima  che  in 
tutto  fanno  piedi  trentuno,  e  dalla  parte  di  dentro,  faranno  piedi  32.  e  mezo 
per  ilrondo.  Il  Caualliero  farà  dal  fondo  del  foffo  alla  cima  in  tutto  piedi  quaran 
ta ,  ti  1  che  il  Balluardo  crefcc  fopra  la  cortina  piedi  dua,  il  Caualliero  piedi  9.  co- 
me i  profili  raoftrano,  cfpetialmente  quello  fcgnato  tutto  à  piedi ,  pofto  fotto  la 
lettera  H. 

Come  facilmente  ogni  peiTona  fenza  cogni- 

tione  delle  mathematiche  pofìfa  lapcre  le  diftantie  da  un  luogo  all'altro 
tanto  in  piano  quanto  che  da  alto à  baffo,  e  da  baffo  in  alto.  D* 
unoinftrumento  da  noi  ritrouatoper  fimil  effetto,  e  de  gli 
inftrumcnti,e  modi  da  pigliar  piante  di  Città ,  e  fortez- 
ze, e  di  paefi.         Cap.     XVI. 

E  R  e  H  E  al  buono  Ingcgniero  s'acconuien  fapcre  le  diftantie  da 
luogo  à luogo,  e  l'altezze,  e  baffczze,  perdiuerfi  ufi  nel  mcftiero 
della  guerra,  cfpetialmente  per  rifpettodel  pigliare  le  piante  de' 
paefi  (della  qualcofa  intendo  darne  qui  un  poco  d'inflruzzio- 
ne)  mi  pare  che  nonfia  fuordipropofito,  fcriueredi  ciò,  quello 
checonlaprouahòin  moltiluoghi imparato. Dico  adunque  che 
fono,  e  fono  flati  molti  ftudiofi  Mathcmarici,  quali  hanno  rnoftrato  aflaiinftru- 
menti  per  tali  effercitij  utiliffimi,  per  quelli  però  chetali  ftudij  intendono .  Ma  io 
per  fcruigio  de*  più,che  come  me  poco  fanno,ho  pofto  alcuni  inftiumcnti,  che  fer 
uirannoà'foldati&Ingegnieri  lenza  alcuna  fcienza  Mathematica.  Il  primo  farà 
quefto,che  per  trouare  una  diftanza,pur  che  fia  nc'luoghi  piani,anchor  che  fiamo 
impediti  da'foffi,  da'fiumi,  ò  da  paludi,  con  una  fquadra ,  &  una  canna  ,  ò  Tefa  in 
mano,  uoglio  che  fi  uada  nella  parte  da  milurarfi  e  facciafi  una  figura  in  terra ,  la 
qualfiafattaàfquadro,tante  canne  ad  una  banda  quant'all'altra.  Poi  piglifiall* 
ulti  mo  punto,  ouc  al  fuo  luogo  moftra  la  mano,  e  guardando  uerfo  il  luogo  da 
mifurarfi ,  fi  farà  porre  una  picca  bene  à  fquadro  all'incontro  del  punto  fcgnato , 
fotto  la  lettera B.  la  qual  picca  fia  accommodara  giufta  nella  linea,  che  tira  dall' 
occhio  al  luogo  da  mifurarfi ,  &  intorno  al  calce  di  efra,ui  fia  fatto  un  fegno  con  la 
lettera  C.da  elfo  fegno  C.  al  fegno  B.  mifurifi  et  appùtifi  come  gli  altri,  e  dette  mi 
furc  poi  notate  in  una  poliza,  faranno  che  con  la  riga,  e  co'l  compaffo,  riportando 
le  in  carta,  fi  troucrannotali  diftantie -giuftiffime,  come  meglio  al  fuo  luogo  l'oc- 
chio e  la  fcrittura  ui  moftrcrà . 

Et  appreflb  perche  mi  fon  trouato  molte  uolte,  che  mi  è  conuenuto  fapereu- 
na  diftanza ,  &  una  larghezza  d'una  riuicra ,  e  giuntoui  all'improuifo ,  difmonta- 
to  da  cauallo,  mi  fon  pofto  da  una  banda,  douc  ho  ueduto  la  fponda  di  cffa  effere 
pianiffima,  fomigliantc  al  luogo  ch'io  guardaua,  e  fermatomi  ne'mei  piedi  faldo , 
con  la  perfona  tutta  intiera,  mi  fon  tirato  il  capello ,  ò  la  berretta,  ò  celata,  che  mi 
fia  trouato  in  tefta,  tanto  baffo  alla  mia  uifta,  che  ho  ueduto  il  luogo,  e  non  più  ol 
tre;  poi  giratomi  tutto  intiero  alla  riua  predetta,  e  doue  la  uifta  ha  portato,  ho 
fatto  porre  un  fegno ,  e  mifurato  da  cffo  à'mici  piedi,  ho  trouato  tal  diftanza  afsai 
giufta.  Ma  pofcia  fopra  cèfi  fatto  modo  m'imaginai  di  uoler  fare  uno  inftrumento 

più 


Libro  Firmo.  38 


più  certo,  e  pigliato  un  foglio  dì  carta  in  mano,  Io  piegai, e  ripiegai,  di  forte  ch'io 
feci  uno  inftrumentOjil  quale  fi  ucdc  al  fuo  luogo  diicgnato  come  deuecfsere  pie 
gato,  e  comporto,  fotto  le  lettere,  A  B.&apprefsoC.  e  D.  Poi  E.  etF.  Il  qual  fatto 
maRi^iore,  e  tagliato  fecondo,  che  le  lince  mofìrano ,  s'accoftcrà  con  cera,  ò  pafta 
lalcttera,  A.  conlalettcraB.  Poiapprefsofi  porrà  la  lettera  C.  all'incontro  della 
D.  eia  ietterà  E.  all'incontro  della  F,  ecofififaràun  traguardo;  il  quale  pofto  fo- 
praunacanna,un'afta,oun  baftoncfpaccato  tanto,  quanto  che  efsa  carta  addop- 
piata nella  parte  dell' A,  e,  B.  ui  entri  dentro,  pofsa  girare  alto,  e  bafso,  come  al- 
trui uorrà.  Il  qualferue  più  certamente  che  non  faceua  il  capello, ola  berretta. 
Il  modo  di  operarlo  è, come  fi  uede,di  porre  il  palo  in  terra  à'fuoi  piedi,nella  fpiag 
già;  e  girando  elsa  carta  nel  palo  alzando  quelle  punte,  &  abbafsando  tanto ,  che 
traguardado  fi  uegga  il  luogo  della  diftanza.Poi  tornado  efso  palo,tenuto  à  pióbo 
fano  com'ho  detto  di  fopra  ch'io  faceua  della  perfona  al  dritto  della  fpiaggia;non 
mouédo  tal  carta,ò  traguardo  come  di  fopra;&  onde  l'occhio  moftra,ui  farai  porre 
un  fegno ,  e  mifura  dal  piede  del  palo  à  quello ,  e  trouerai  la  diftantia'  giuftiilìma . 
Si  può  fare  anche  detto  inftrumcnto,  effcndo  afsai  utile,  di  cofa  foda,  come  di 
legname ,  di  ramerò,  d'altro  metallo ,  feruendo  anchora  nel  pigliare,  fecondo  la 
fopradetta  regola,  un'altezza,&  una  profondità,  come  al  fuo  luogo  fi  comprende. 
Màperdiflinguerl'ordinedatenerfi,dico,  che  pofto  una  picca  diritta  à  piombo 
fopra  il  punto  B.efegnato  in  efsa  i  cinque  piedi,  che  farà  l'altezza  da  terra  al  tuo 
occhio,  alza  la  punta  dcU'inifruméto,  e  traguarda  il  luogo  della  fuperficie;o:  onde 
la  picca  uiene  interfecata  dal  tuo  occhio, co  un  pùto  d'inchioftro,  ò  co  cera  ui  farai 
un  fcgno:poi  cóta  da  cinque  in  fufo  iopra  la  poliza,&  infieme  con  la  diftanza  uede 
rai  tale  altezza,  come  fopra  il  difegno  l'occhio  con  la  fcrittura  comprenderà  tutto . 
Oltre  di  ciò  dico  che  dopo  le  dilfantie,  occorre  trouare  modi  da  porle  in  ficme. 
clafciato  il  moftrare,  che  può  feruircad  un  bifogno  un  foglio  di  carta  piegandolo 
€  ripiegandolo  intorno  ad  una  fortezza ,  e  fecondo  gli  angoli ,  ogni  piegatura  fe- 
gnando ,  à guifa  delle  mifure  de'iartori  per  ritrouarle ,  dico  che'l  medefimo  fa  u- 
nafquadradifnodata,  chefi  chiama  iquadra  zoppa  .-della  quale  ho  ueduto  mol- 
te uolte  cfferfi  feruito  in  RomaM.AndreaBrugone,huomo  di  gràd'ingegno  mafù  ^_  Andrea  Bm- 
maméte  in  materia  di  machine;  nódimeno  per  hauere  le  cofe  più  certe,fi  cofluma  gQfje, 
iarede'boffoli;  &io',  fendomi  un  giorno  trouato  nel  Regno  di  Francia  fenzain- 
ftrumento,&  occorfomi  di  farne  uno  alJ'improuifo,  tolto  in  mano  un  foglio  di  car 
tajodifcgnai,  come  al  fuo  luogo  fi  uede:  poi  condottomi  ad  un  maeflro  di  legna 
mcfeci  far  una  medefima  tauola, fopra  la  quale  incollai  la  detta  carta. Poi  Icuato  il 
picciolo  dal  grade,lo  feci  fare  cócauo,  giuflilfmiaméte.tato  qua:o  la  groffezza  del 
la  tauola  cóportaua.  Quindi  fatto  un  tódo  giufto  co'l  torno,  alquato  più  alto  della 
profondità  del  cauo  ui  pofi  fopra  uno  horioletto  da  fole  bene  incaftrato,e  poffoui 
tiétro  un  pironetto  d'ottone,  l'accomodai  nel  uacuo ,  come  al  fuo  luogo  la  fattura 
«ii  effo  à  pezzo  per  pezzo  dimoflra.come  fu  fabricato,n'andauo  à'fuoi  luoghi  ado- 
perarlo con  una  ftaggia,ò  riga  affai  lunga,appoggiata  alla  muraglia,e  poneuo  lun 
go  tal  riga  il  piano  di  effo  boflòlo .  poi  girando  il  tondo  piccolo,fopra'l  quale  u  i  ha 
ueua  poflo  due  montetti ,  li  quali  aiutauano  alla  mano  à  girarlo,  porta  la  lancetta 
nel  fuo  letto,  uedeuaà  qual  lettera,  à  quanti  punti  il  detto  pironctto  mi  mortra 
uà.  e  cafo  che  detta  lancetta  trouafle  la  Tramontana  uolta,oue  non  fono  lettere 
ne  punti,  uoltauo  il  tondo  all'altra  bada,  &  aggiuftauo  lalàcetta  mcdefimamentc 
nel  fuo  letto,e  notauo  in  carta  dirtinguédo  dalla  terta  alla  piata  della  lancetta,  e  di 
ceuo,Alla  lettera F.à pùti  due,cane  noue,c  piedi  fette.Et  poi  ui  poncua  R.che  uole 
ira  dire  riuerfo  della  lancetta.  E  cofi  di  mano  in  mano  andauafeguitàdo  le  tacce. 
Dopo  querto  le  ne  uede  un'altro,  fatto  pure  fenza  fottigliezza  tutto  di  legna- 
me, ienza  ipefa  nel  medefimo  ordine  del  predetto;  il  quale  anchora  ch'ei  nò  uada 
per  regola  de'uenti,  ad  ogni  modo  la  lancetta  girafempre  per  un  ucrfo,  feguitan- 
dolamano  dritta;  et  è  compartito  inXVl,  lettere,  acciochefia più  facile  il  con- 
tare de  punti  ;  come  effo  proprio  nel  fuo  luogo  mortra . 

Vene  un'altro  anchora  fatto  fecondo  le  ragioni  Mathematiche,  il  quale  ope- 
laco'fuoi  uenti,  e  gradi,  come  è:  e  fenza  eftendermi  qui  più  oltre,  al  fuo  luo- 
go fi  mortrerà,  e  fi  dirà'l  modo  da  operarli  tutti,  ho  fatto  appreffo  uno  inrtrumen- 
10  che  fa  feruigio  affai  per  il  medefimo  effetto  del  rilcuar  le  piante ,  il  quale  fi  uc- 
derà  infieme  co'l  modo  e  la  regola  da  operare. 

K     a 


Èli  1,! 


I 


111*,  il 


Della  Fortif.  delle  Città 


B 


i 


.A 


Hauendo  fino  adhora  parlato  fopra  il  modo  di 
qucito  fqiiadro,  qui  aiircfta  folo  à  moftrarc^in  che 
modo  egli  s'habbia  da  operare  ;  e  dico  che  fatto 
quefta  ibpra  dilegnata  hgura,s'ha  da  notare  in  una 
poliza,  come  Ita  otto  canne  da  una  banda,  &  otto 
ditll'altra  ;  e  tanto  è  à  dire  otto ,  come  trenta .    Poi 
mettere  le  cinque  &  i  due  piedi  di  trauerfo  della  Ice 
terc  B,  alia  lettera  C.&:  in  caia  poi, con  la  medefima 
poliza  e  con  il  medefimo  ordine  porlo  tutto  in  car 
ta  ridotto  à  picciole  canne, e  piedi, facendo  dalla 
lettera  A.  al  B.  una  linea  in  infinito,  e  col  regolo, 
poi  andando  dalia  mano  alla  lettera  C.  quella  li- 
nea andando  oltre,  interfccheràla lunga;  edoue 
uerrà  qiicfta  interlecatione,  farà  il  punto  giufto  del 
la  diftauza.  però  ilcompafTo  dalia  lettera  A.  ad  elfo 
punto  moitra  detta  diftanza. 

Di  quefto  inftrumento  figurato  qui  fotto,  e  fe- 
gnato  con  le  lettere  C.F.  già  ho  detto  moftrando  la 
lua  fattura ,  e  l'ciTetto .  Qui  fi  uede  come  ei^h  torna 
fatto  i  e  come  II  deue  mettere  in  opera. 


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rimo. 


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ilafuperfìcie,  e  profondità,dico  che  per  l'altezza  fi  deue  pigliare  una  picca ,  e  nella  mcdefima  opera  porla  à 

ibo  fopra  l'ultimo  punto,  oue  è  la  letteraB.  e  fegnarc  fopra  efla  picca,  quanto  è  l'altezza  deH'inftrurr.éto  dal 

[dura  à  terra .  Et  efTb  pofto  nel  punto  maeftro  dello  fquadro  ouc  è  fegnata  la  lettera  A.traguardare  il  colmo 

fuperficie,  e  fegnare  la  picca,  oue  uiene  la  ueduta.  Che  da'cinquein  fu  faranno  due  e  mezzore  fecondo  l'or 

predetto  fi  terrà  à mente:  e  fopra  la  carta ,  il  compaffo,  e'I  regolo  lo  troueranno  benifllmo . 

la  profondità ,  fa  la  medefima  forma,  nel  poco  piano,  che  fi  trouerà,  come  fi  uede  qui  fopra  che  fono  pun- 

,nel  medcfimo  fquadro  nel  qual  fello  punto  ui  fi  poferà  il  traguardo  :  &  appre/To  piglia  lapicca,  e  ponila  caa 

':re,  quanto  ch'ella  poffa  feruire ,  e  con  un  filo,  ò  corda  mifura  oltre,  e  fegna  le  tante  canne ,  che  le  ne  aggiu- 

:ei  quattro,e  tre  quartijC  sii  nel  alto  fa  un  fegno  nella  picca  dell'altezza  d'efla  :  ueduto  che  farà  fecondo  il  bi- 

j  j  della  perfona  di  chi  opererà,  tanto  è  à  dire  cinque  come  quattro  e  tre ,  e  con  elfo  inftrumento  traguarda  a. 

.11  .&  oue  tal  ueduta  interfecheràla  picca,farai  un  punto:  poi  mifura  dalle  cinque  canne  in  giufo,  che  faranno, 

in:  uedij  fette,e  mezo  :poi  (come  di  fopra)  nella  carta,  la  riga,  e'I  compaffo  ti  moltrcrà  il  tutto . 


Della  Fortif .  delle  Città 


Libro  Primo. 


40 


Quefto  è  il  modo  del  bolTolo  fatto  più  delicatamente ,  tutto  di  ottone ,  il  quale  feci  fare  in  Parigi  à  mia  fantafìa 
me  ne  fon  fempre  feruito  beniffimo.  e  per  far  parte  di  qucfta  commodità  à  coloro,  che  fc  ne  dilettano  ho  uoluto 
oftrare  qui  la  fua  forma  in  due  partite,  per  maggiore  intelligenza.  Del  modo  poi  dell'operare,  dico  che  tolto 
»  nella  mano,  come  già  ho  detto,e  appogiatolo  alla  muraglia,ui  fi  porrà  apprcffo  la  riga  di  elfo  boffolo ,  e  girato  al 
indo, mentre  che  la  lancetta  farà  giuftanel  fuo  letto  e  fermata,  fi  uedrààqualucnto  là  punta,  che  ftaàfquadro 
l'incontro  di  tal  riga  moftra  ;  e  notando  in  una  poliza ,  fi  dirà  à  M.  à  gradi  45.canne  i7,e  piedi  cinque,  apprcffo  di 
anoinmanos'anderà  feguitando  con  tal  ordine  ogni  cortina  pezzo  per  pezzo  con  quella  memoria  tutto  all'in- 
irno  in  una  tauola  ben  piana  e  foda .  Poi  con  una  carta  capace  fopra,  ben  ferma,  s'ha  da  trouare  la  prima  partita, 
dia  memoria  ;  poi  pigliare  il  boffolo,  e  porre  la  punta  à  quel  uento  in  quel  grado  che  tal  memoria  moftra;  et  affct 
ta  la  lancetta  con  la  ifteffa  riga  del  boffolo  porto  &accommodato  in  un  canto  della  carta,  che  fi  confideri  pote- 
fcguitarc  il  refto,  ui  fi  farà  una  linea  morta,  con  uno  flilo,  ò  co'l  piombino  della  lunghezza  delle  tante  canne,  e* 
edi,&  à'capi  di  tal  mifura  fi  faranno  due  piccoli  punti,&  apreffo  fi  feguiterà  fecondo  la  memoria  dclli  altri  uéti  e 
adi.poi  pofto  la  riga  in  uno  de'ponti, quello  dalla  parte  c'hauerà  da  feguitare,e  girado  detto  boffolo  tutto  intero, 
nendo  fempre  fermala  fua  punta,  mentre  che  la  calamita  porterà  la  lancetta  al  fuo  letto,  &  apprcffo  fi  tirerà  là 
conda  linea  con  le  opportune  già  dette  mifure,  al  capo  delle  quali  fi  faràil  medefimo  punto,  fecondo  l'ordine  e 
>sìla  terza,  la  quarta  di  mano  in  mano,&  ogni  cofa  fi  uerrà  à  condurre  giuftiifima . 


Della  Fortif.  delle  Città 

Qucfti  fono  i  due  bofToIi  fatti  airimprouifo,come  molte  uoltc  occorre  di  fare  a 
foldati,i  quali  come  fi  ucdc/ono  facili  da  farfi,c  com'hò  detto,fenza  fpefa,folo  co 
unohoriolctto,  &  il  refto  tutto  di  carta,  e  di  legnami,  ilprimoco'l  mezo  tondo 
quali  e  uoltato  come  egli  s'ha  da  tenere  nelle  mani  per  operarlo,  appoggiando  la 
iua  linea  alle  muraglie  .  Ma  la  fua  ueduta  per  confidcrarla,  è  al  riuerfo.  Per  que- 
fto  altro  già  ho  detto  il  modo  da  fabncarlo .  Qui  fi  uede  giufto  la  fua  fattura:  ma  è 
disformo  al  operarlo  ;  però  i  giudiciofì  con  la  paffata  fcrittura  gli  confidercranno 
bcniflìmo.  il  modo  dell'operargli,  ben  che'l  Tartaglia  l'habbia  pofto  in  molti  luo- 
ghi prcciiamentc,nondimeno  per  quelli  che  no  l'hanno  uiflo,  ho  uoluto  moftrare 
il  tutto,  &  il  modo  dell'uno  opererà  nell'altro . 


SUV......'....^..,,.^a-.;a;^.,..,j,,,jj.> 


=«S2^^!»«««'««»«*»««9««*«««BS««!É*«C«#5««S*5S!i«a?«!^^ 


FORTIFICATIONE 

DELLE     CITTA^ 

DI    M-    GIROLAMO    MAGGI 

D'ANGHIARI,  E    DEL   CAPITAN  lACOMO 
FvsTO  Castriotto  da  Vrbino, 

LIBRO     SECONDO. 

Delle  fcarpe  delle  muraglie , 


e  A  P. 


I. 


ssENDOSidi  fo.pra  affai  parlato  di  moke  cofe^che  s'appar 
tengono  alla  edificatione,  e  fortifìcatione  delle  Città,  col 
dichiarare  uarij  modi  di  piante,  e  uarie  membra  di  mura- 
glie, con  tutte  lemifure  ;  mi  rendo  certo  che  non  farà  pùto 
inutile  fcriuerein  quefto  luogo  delle  fcarpe,  con  animo 
poi  di  moftrare  altre  cofe,  che  s'appartengono  alla  fortifì- 
catione,e  di  ragionare  della  materia  che  d  ebbe  feruire  per 
fabricare.  Dico  adunque  che  quanto  s'afpetta  alle  fcarpe 
delle  muraglie,  dcuemo  raperc,che  la  natura  iftcfla  ci  moftra  ch'elleno  fi  debbon 
fareje  quanto  erte,ò  piane  debbono  effere  fecondo  e'terreni. Auuenghi  che  fé  noi 
uoremo  fare  un  monte  di  terreno  arenofo,  e  poco  unito  infieme,uederemo  che 
quello  per  natura  afuoi  lati  calando  al  baffo  per  cagion  del  pcfo,  farà  la  fcarpa  fi- 
mile  alla  tauola  di  lotto  fegnata  con  la  lettera  E-  Ma  fé  noi  ammótoneremo  il  terre 
no  manco  arenofo,  e  non  tanto  fciolto ,  quello  fmutinando ,  ò ,  come  alcuni  altri 
dicono,  fmorchiando,  farà  la  fua  fcarpa  fimile  alla  tauola  dalla  D.  così  eflendoil 
terreno  più  unitOje  màco  grcuc,farà  fempre  la  fuafcarpa  più  erta^^come  fi  uede  nel 
le  tauole  CB  A.  Così  anche  chi  iarà  un  argine  à  qualche  campo  non  à  fcarpa,mà 
diritto  à  piombo;  come  uerranno  le  piogge,  e'I  terreno  diuerrà  moUo  più  greuedi 
prima,  e  mollificheraifi  di  fouerchio,  fubito  fmorchiando,  e  fmutinando,  farà  da 
le  ftelfo  lafcarpa .  Moftrandoci  adunque  la  natura  quello  che  dobbiamo  fare,  o- 
gni  uolta,  che  occorrirà  d'hauere  à  dare  la  regola  delle  fcarpe,fi  confidererà  benifli 
mo  la  qualità  del  terreno  del  terrapieno  da  farfi,  e  fé  quello  farà  fciolto  &  arenofo, 
s'adoprerà  la  tauola  dalla  lettera  E- [benché  lafcarpa,  che  conefla  firegolafse, 
potria  forfè  riufcir  troppo  piana,  e  perciò  in  qualche  tempo  diuenir  dannofa, 
perche  caduto  in  terra  il  luo  parapetto,fi  potria  quafi  per  elsa  correre  come  fu  per 
unafcala.il  che  interuiene  ad  una  parte  della  fcarpa  della  muraglia  della  mia  pa- 

L         cria , 


Girolamo 
Maggi. 


La  natura  ci  mo- 
ftra che  fi  debbon 
farete  fcarpe  alle 
muraglie. 


Scarpa  molto  dol 
ce.puòejfer  danno 
fi' 


'.' 


Della  Fortif.  delle  Città 

tria/atta  da  gli  antichi  con  poca  ragione,  in  quellapartedoucgiàil  Signor  Piero 
Medici  per  configlio  del  SignorVitcllozzoX'itclli  fece  fare  la  bacteria;auuéghi  che 
ui  ho  ueduto  molti  lalir  correndo  fino  al  luogo  del  cordone.Mà  fé  Hirà  terreno  ui 
fcoro,&  unitOjChc  per  le  piogge  troppo  no  s  aggreui,è  mollifichi, fi  farà  la  fcarpa  fé 
condo  che  moftrala  taiiola  della  lettera  D.  e  cofi  procederaflfi  à  far  l'altre  fcarpe,  fé 
códo  le  cpaiità  dc'terrcni.  auuertcndo  fempre,benche  il  terreno  fia  molto  à  propo 
fito  per  terrapienare,e  fecondo  il  defiderio  nofh'o,di  non  far  però  la  fcarpa  troppo 
La  fcarpi  troppo  ^^^a,  acciò  la  muraglia  non  riefca  più  debole, fu flétandofi  ella  meglio  co  affai  Icar- 
erta,  fdla  mura-  pa,che  con  poca^e  perche,fe  occorifle  mai  per  cafo  in  tempo  di  guerra  fopra'I  terra 
gliadebole.  pieno  far  qualche  monte  di  terra,  ò  Cauallicio,  il  fouerchio  pefo  non  la  f;ìccia  ca- 

fcare  in  terra.Gli  antichi  non  ufauano  troppo  far  terrapieni  alle  muraglie, benché 
yitruuio  nel  lib.  per  aflìcurarle  da  gli  arieti  e  dall'eflcr  tagliate,  uogliaVirruuio  che  ui  fi  faccino  ar 
i.cap.S'  gini,cccetto  che  doue  da  alto  luogo  à  piede  piano  il  nemico  fi  pofl;i  accodare  à  co 

battere,  eflcndo  cofa  conueniente  (fecondo  il  medefimo  fami  piii  tofto  c'foflj  che 
yegetio  nel  eap.  gli  argini.  E  che  non  ufafier  terrapieni(benche  Vcgetio  infegna  à  full)  fiuedeper 
l-ddlib.^.  gli  antichiflìmi  corridoi)  delle  conine,  e  per  quello  chedi.ce  Vitruuio  de'ponti 

perpafiTar  dalle  mura  alle  torri,  e  della  groffezza  della  muraglia,  uolendo  ch'el- 
la fia  tanta  che  gli  huomini  andando  inanzi  e'n  dietro  fu  perqueila,non  fi  diano 
impedimento  uno  à  l'altro .  Il  che  ci  moftrano  le  mura  delle  antiche  Città,che  an 
che  hoggi  fono  in  piedi.Si  tabricarono  le  mura  fenza  fcarpe,e fopra  di  quelle  al  té 
pò  di  guerra  fi  praticaua  con  l'aiuto  de'corridoij,  e  di  palchi;  doue  la  grofsezza 
del  muro,  che  non  era  occupata  da' parapetti ,  e  da'merli,  che  fin  d'un  brac- 
cio, e  di  mezo  braccio  di  grofsezza  fi  faceuano,  come  fi  uede  alla  muraglia  di  Pi- 
fa,  di  Fiorenza,  di  Padoua  (  parlo  della  uecchia  )  e  d'altre  Città  d'Italia  ;  ancorché 
io  non  mi  faccia  à  credere,  che  le  muraglie  di  tali  Città,  e  d'altre,  fiano  quelle  che 
già  furono  fatte  da  principio  delle  fondationi,efsendo  per  cagione  della  uecchiez 
za,  fi  anche  perche  furono  per  le  guerre  in  alcuni  luoghi  guaite,  più  uolte  fiate  ri- 
fatte, come  quelle  di  Roma,  di  Norfa,  d'Arezzo,e  d'altri  luoghi.  E  quando  ocCor 
rcua  di  fabricar  muraglie  in  luoghi  alti,  alle  quali  andauano  terrapieni,  fi  coftu- 
maua  di  fare  e' contraforti  di  fuori,  come  fi  può  uedere  alla  muraglia  antica  di  Pe- 
rugia uicino  alla  porta,  doue  è  fopra  fcritto,AvGvsT  a  Pervsia,  di  cui  habbia 
mo  fatto  raentione  ancora  doue  parlammo  delle  porte . 

Alle  muraglie,  che  non  hanno  fcarpa,  ancorché  non  tanto  per  la  groffezza', 
quanto  che  perla  buona  colligationeforti(fime,come  è  quella  di  Pifa, fé  uè  la  uor 
remo  fare,doue  s'haueràà  dare  il  terrapieno,s'auucrrirà  di  fare  gli  stogatoij  dall'ac 
qua  nella  parte  più  ba(f.i,e  fparger  nel  terrapieno  (fella  Ripa  che  tega  il  terreno  col 
ligato  fino  à  tanto  che  col  tempo  s'aflodi,eui  fi  pianteranno  fopra  due  ótre  file 
d'arbori,  quali  con  le  radici  habbiano  à  mantenerlo  più  unito .  Ma  quando  la  mu 
raglia  fia  molto  alta,e  pur  uorremo  terrapienarla  fino  à  fommo,e'l  terreno  farà  gre 
Scarpa dafarftaìlc  uilfimo,fi  faranno,come  ho  un'altra  uolta  deìto,dal  lato  di  fuori  piccioli  cótraforti 
muraglie uecchie-  che  con  lefommità  loro  uenghino  à  fornire  à  mezo  la  cortina,  e  riempiti  gli  fpatij 
che  reftano  fra  quelH,  di  terra  ben  battuta  e  calcara,fi  ucfHrà  il  terrapien  loro  d 'u- 
na  fottìi  camifcia  collegata  co'detti  contraforti,  &  in  tal  maniera  fi  uerfà  à  fare  ut 
na  utiliffima  fcarpa . 

wr    j  ìì.  rr,Y        L'ordinaria  fcarpa  che  fi  da  alle  muraglie,fi  è,in  ogni  cinque  braccia  d'altezza 
Mima  delle  Jcar-  n      r         ,         i  t^  f        i         •   ^      i        ■  .•  u 

pe  delle  muraglie,  un  piede,  e  qucfto  hno  al  cordone.  Dal  cordone  in  su  alcuni  non  uoglionocne 

fi  dia  punto  di  fcarpa. ad  altri  piace  indiflintamente  ch'ella  fi  dia .  l'upinion  di  que 

fti  ultimi  è  degna  d'efler  abbracciafa,perche,come  habbiamo  detto  un'altra  uolta, 

la  fcarpa  dà  fortezza  al  muro,  &  il  perpendicolo  l'aiuta  à  rouinare.  Daralfi  adùque 

alla  muraglia  dal  cordone  in  (u  un  mezo  piede  di  fcarpa,ò  qualche  poco  di  più. 

In  oltre  fi  debbe  fapere  che  farà  util  cGfa,,darc  la  fcarpa  alla  muraglia  anche 

dal 


Libro  Secondo. 


42 


dal  Iato  di  dentro,  come  ho  ueduto  che  è  flato  fatto  à  quella  di  Pcfaro,  &  in  altri  luoghi;  e  quefto  acciò  quando 
il  muro  per  batteria  cafchi  al  baflb,rimanga  il  terrapieno  con  la  fua  fcarpa,  e  meglio  lì  mantenga  in  piedi .  Alle 
muraglie  da  farfi  in  luoghi  alti ,  e  douc  e  il  terrapieno  naturale,  e  durro ,  come  è  in  gran  parte  intorno  alla  pa- 
tria mia ,  e  d'intorno  ad  altre  terre,  non  accaderà  dar  molta  fcarpa,  fi  come  anche  non  bifognerà  far  troppo  gran 
contraforti,nefargroiro  muro . 

Le  fcarpe  dell'opere  di  terra,  fecondo  il  parer  mio,c  d'altri  profeflbri  di  queft'  arte ,  debbono  elTer  più  piace- 
uoli,e  manco  erte  di  quelle  delle  muraglie,perchc  più  difficilmente  fi  mantiene  in  piede  la  trincea  che'l  muro  pe 
rò  fi  darà  ad  ogni  fci  piedi  d'altezza  uno  di  fcarpa.  Altri  uogliono  che  à  queftc  opere  fi  dia  manco  fcarpa  che  alle 
murate ,  e  ciò  per  cagione  delle  piogge ,  ritenendo  manco  l'acqua  l'erte,  che  le  affai  piane,  ancorché  noi  uedia- 
mo  che  in  brieue  tempo  la  carta  deirherba,che  nafce  in  dette  fcarpe,le  afibda,  a  uieta  che  tale  opere  non  piglino 
détro  troppo  acqua.  Di  fotto  il  Caftriotto  moftra  come  fi  debbono  accommodare  le  corde  per  le  future  opre  del- 
le muraglie,  e  delle  contrafcarpe,  e  uic  di  quelle . 


[A  COMO      CA- 
irilOTTO. 


Della  Fortif.  delle  Città 
Come  con  un  nuouo  inftrumento  fi  pofsino  fa- 

pere  le  quantica  dcIJcfcarpc  delle  muraglie.     Gap.  ii. 


ERTO  e  che  feruendofi  à  gran  Re,  oltra,  lutile  e  l'honorc,  che  fé  ne 
porta,  ne  uiene  anchora  fodisfattionc  alla  mente,  per  che  fecondo 
ladilcttatione,  eprofelIione,ildefidcriode'moltiferuigij  nelle oc- 
cafìoni  fuegliano  la  mente  à  gli  huomini.  Il  perche  dico  che  tro- 
uandofi  ilgranReHcnricoin  una  Tua  fortezza  di  Piccardia,  perla 
fua  curauigilantiifmia,  uolcuafaperc  minutamente  quanta  fcar- 
pa  haueuano  certe  muraglie:  per  il  qual  dcfiderio  alfhora  mi  uenne  in  animo  di 
fare  uno  inftrumento,e  coli  all'improuifo  tolto  un  cartone  in  mano,ne  tagliai  una 
lifta  da  due  dita  larga,&  addoppiatala,  ui  meffi  un'altro  pezzo  appuntato  co  uno 
fpilletto  in  un  canto ,  acciò  che'l  pezzo  di  mczo  potcffc  giocare  ;  l'altezza  del  qua- 
le comparti)  in  uentiquattro  punti,&  il  mcdcflmo  feci  per  trauerfo  ,  e  co  un  fcgno 
giudo  per  il  mezo,ui  pofi  legato  ad  un  filo  un  piccolo  pióbino,e  ciò  fatto,  per  ope 
rarlOjlo  accodai  alle  muraglie,  tenendo  cffo  piombino  giui]:o,e  cauando  il  pezzo 
di  mezo,  ucdcua  fecondo  i  punti,  che  iì  fcopriuano,  quanta  fcarpa  efse  muraglie 
haueuano,  chefcoprendofene  cinque,  truuauo  hauernc  di  cmque  un  meno  quel 
poco,  e  fcoprendolene  fei,  ne  haueuo  di  quattro  uno ,  e  cofi  di  mano  in  mano  tro- 
uai  tuttele  Icarpe,  onde  ueduto  di  hauere  di  tale  inftrumento  feruigio  afsai ,  arri- 
uato  in  Parigi  ne  feci  comporre  uno  tutto  di  metallo ,  fimile  à  quello  che  fi  uede 
qui  di  fotto,  ilquale  oltra  le  fcarpe,al  bifogno  ferue  per  fquadra ,  per  archipendo- 
lo, e  fa  feruigio  nel  rapportare  le  piante  dalie  grandi  alle  piccole . 


Libro  Secondo .  43 

Come^  e  con  che  difefe  sliabbia  à  fortificare  un 

fìto  quadro.      Cap.     iii. 

ON  uoglioreflarej  per  no  dircontentarl'occhio  nella  prima  uifla,  ^acomo  ca- 
di  cominciarco'l  quadro,  anchora  che  queftafia  fra  tutte  l'altre  la  *t  riotto. 
più  imperfetta  forma  da  fortificare  :  nódimeno  fapcndo  io  che  tal 
figura  è  la  prima,  che  mokeuolteuieneà  proposto  ne'fiti,  uè  ne 
ho  porto  non  pure  una,  ma  molte,  appreflb  poi  tutte  l'altre  forme, 
per  infino  all'ottangola.  fopra  la  quale  hauendo  da  principio  det- 
to àbaftanza,  cioè  delle  diftanzCjgroflczze,  e  contramine,  non  mieflenderòin 
replicarle,  mafolodico  haucrne  pofto  quiauanti  nell'opera,  accioche  il  com- 
pafTo  moftri  quanto  di  effa  opera  ho  fcritto.  E  ui  ho  pofto  anchora  molti  modi  di 
piante  e  di  profili  ;  accioche  fi  come  la  uoglia  de  gli  huomini  è  di  uerfa  nell'opere 
e  nelle  forze,  cofi  habbia  anchora  di  più  Ibrti  di  fatture^  à  fine  che  fi  poffa  feruire 
dei  potere,  e  contentarfi. 

Quefta  forma  ne'luoghi  piccioli  non  s'hà  da  biafimare,  ancorché  e'fuoi  Balluar 
di  neceflariamente,  acciò  le  fronti  fiano  guardate,  uenghino  ad  haueregli  angoli 
acuti .  Per  il  che  communemente  feruc  à  caftclli,e  rocche,  &  ad  alcune  terre  pic- 
ciole,  come  in  molti  luoghi  in  Italia,  e  fuor  d'Italia  fi  uede. 

Non  penfi  alcuno  in  quelle  mie  opere  uedere  modi  ò  regole  di  profpettiua  rl'u 
naperchepernon  eflere  profelTione  di  faldato,  non  le  faprei  fare  :  l'altra  perche 
per  gli  fcorci  che  ui  andrebbono,  l'huomo  leuerebbe  troppo  dalle  piante  ;  però  in 
effe  piante ,  e  profili  confifterà  il  tutto  di  quefte  opere,  e  quefta  fi  dirà  profpettiua 
foldatefca . 

Ho  uoluto  ancora  moftrar  col  difegno  in  quefto  luogo  il  modo  delle  corde  e  fi- 
la che  s'hanno  ad  accommodare  e  tirare,  donde  e' muratori  habbiano  la  regola, 
che  infegni  loro  ad  alzare  le  fcarpe ,  eie  contrafcarpe,  &  il  refto  dell'opera . 


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Della  Fortif .  delle  Città 


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Libro  Secondo.  44 

Pianta  5c  alzato  d'un  Balluardo.e  Caualliero 

con  la  moftra  dal  Iato  di  dentro,  con  la  pianta  e  l'alzato  d'un  Balluar- 
do  con  h  Tuoi  parapetti  più  dì  quel  che  fi  coftuma  alti  :  con  l'in-e- 

gno  da  poterui  operar  dentro  Tartiglieria fopra  tali  pa-    ^ 
rapetti .     C  a  p.  1 1 1 1. 

FFiN  E,cheiBaIluardi,leCortine,etiCauallieri,cheho2<^ifico-  -^^^o^^o  C^- 
flumano,dequalihomoftratoquiàdietrointeraropcra  pofTmo  "'''°"°- 
cllerc  ben  cófiderati,hò  fotto  quefta  uifta  con  le  piante,ddleq  uali 
fitruouerannotuttelemirure.  Gli  alzati  poi  fono  fenza  mifura  i 
quali  icruiranno  per  confiderare  l'opera  come  douerà  effer  fatta  /e 
perche  io  uoglio  che  quefti  Balluardi  fiano  piedi  fette  in  altez- 
za dalla  piazzatila  cuna  del  parapetto,la  quale  altezza  è  fatta  per  poterui  Scura- 
mente tenere  detro  buo  numero  di  foldati  :  onde  farebbe  impoifibile,  fenza  can 
TZl^-dT""'  ?f-T  P^^^^P^òhòfattolaprouifione  de'caualli^che  qui 
*imoIha,dclIaqualedifotto§'intenderàilmodoereffetto.  '        ^ 


Pianta  del  Caualliero , 


fes^S&SOiE^lI- 


Me  ftra  dello  alzato  del  Caualliero  dal  lato  d,  dentro . 


£>eIlaFortif.  deiieCì 


Libro  Secondo 


4/ 


Trouadomi  in  Piccardia  nella  terra  di  Cales  l'anno  1557.0  per  la  disfatta  del  S.L 
Marifciali  diTermes/atta  alli  i3.d'Agofto  dell'anno  fopradetto  tre  leghe  appreffo 
nella  riiiiera  di  Gazzauellino,dubitando  non  hauereTafledio  intorno  à  detto  Ca- 
les^e  ueduto  cffere  impofTibilc  poter  matcnirc le  difcfe  d'aIto,mi  rifoluei  fare  que 
ila  prouifionc,cioè  di  far  fare  una  copia  di  quefti  caualli,qui  fotto  difegnati  nuali 
hauefleroàferuireà'luoghifenzamoftrar  ueftigio  alcuno  di  cannoniere.  Così 
caricati  i  pezzi,  per  farli  battere  appreffo  e  lontano  per  la  tagliata,  come  mi 
occorreua,  haucuo  fatto  fegnare  tutti  li  coni],  o  zeppe,  à  punti  :  e  fecondo  le  lun- 
ghezze, li  faceuo  porre  dentro,  e  fuori .  Poi  portoli  à  cauallo,  e  fpinto  elTì  caual 
lià'luoghi,lì  fparauano,  e  fparando  reculauano,  e reculando  non  fi  uedeuano  più 
ne  loro,  ne  effi  caualli .  Quefta  prouifione  farà  che  tali  difefe  d'alto  fi  manterran- 
no, pcrchel'nemico  non  le  potrà  offendere,  et  offendendole  alle  uolte,  farà  per 
forte,fendo  che'l  nemico  ftà  dubiofo  e  fofpefo,e  no  può  cófiderare  il  modo  ne  tor 
di  mira  il  luogo  ne'l  pezzo  per  offendere  ;  come  che  l'huomo  di  giuditio  qui  può 
confiderai  beniflìmo  .Si  uede  di  fopra  nel Balluardo  precedente  difegnato  come 
quefti  caualli  ci  poffino  per  il  fopradetto  ufo  feruire. 


Alzato 


/ACOMO     CA- 

ITRIOTTO. 


Tiatteforme,  per- 
che così  dette . 


Della  Fortif.  delle  Città 

Alzato  della  fortificatione  in  quadro  con  quat- 
tro Piattcformc.   Gap.  V. 

VESTA  fortificatione  in  quadro,è  fatta  nella  medefima  grandezza 
della  precedente:  ma  in  cambio  de'Cauallieri,ui  ho  fatto  le  Piatte 
forme  nel  mezo  delle  cortine,  cflendo  che  tutti  i  corpi  che  fi  fan- 
no nelle  cortine  diritte,  che  uannofopra  fquadro,fi  nominano 
Piattcforme  ,  perche  in  tai  luoghi  non  pofibno  ufcir  fuori ,  e  mo- 
flrar  quello  acuto,  che  fanno  iBalluardi:  e  queftoho  uolutodirc 
perche  in  Francia  tutti  i  corpi  pofti  in  luoghi  alti,che  da  noi  altri  Italiani  fon  chia 
mati  Cauallieri ,  fon  detti Piatteforme  .le quali  noftre  Piattcforme  non  ueta- 
no  che  l'un  Balluardo  non  uegga  la  punta  dell'altro  .preffo  alla  contrafcarpa,  den- 
tro à  gli  angoli,  che  fono  oppolti  à  gli  angoli  dc'Balluardi,  e  delle  Piatteforme,  fi 
faranno  le  cafe  matte, come  nello  alzato  ui  moftra  il  difcgno.  B  B.  la  pianta  e  l'ai 
zato  della  contrafcarpa,ó  contrafoflb.  A  A.  la  pianta  e  l'alzato  d'una  parte  del  Bal- 
luardo con  li  fuoi  contraforti .  C  D.  la  pianta  e  l'alzato  della  cortina . 

Tutto  l'alzato  è  fatto,accio  che  l'occhio  uegga,  come  torna  l'opera  fatta:  ma  pe- 
rò in  elfo  non  fi  trouano  mifure,  che  ciò  farebbe  flato  tanto  poco  in  altezza,  che 
non  fi  farla  comprefo.  Per  il  che  ho  pofto  qui  le  dette  pi  ante,  &  i  profili,  tanto  de' 
Balluardi ,  quanto  delle  cortine,e  contrafolfi,doue  il  compaffo  ui  moftrerà  tutte  le 
groflezze,  l'altezze,  eie  lunghezze,  auuenghi  che  diecc  piedi  fono  dall'un  contra 
forte  airaltro,come  altroue  ho  detto.  Le  Piatteforme  fi  pofibno  fare  come  l'occhio 
ui  mofl:ra,  e  mcdefimamente  fi  poffono  far  baffc,  ferrate  di  fopra .  benché  in  que  - 
fio  modo  fon  quafi  inutih,  e  quado  anchora  pareffe  al  fabricatore  dì  farle  di  fpallc 
groflc  come  fó  quelle  de'Balluardi,  e  quafi  della  medefima  proportione ,  per  cau- 
fa  della  gradiflatia  dall'u  Balluardo  all'altro,  no  farebbe  difdiceuole,  e  fi  uerria  ad 
acquiflare  molta  ficurezza.  Quelle  fpalle  fi  potranno  facilméte  far  groffe ,  attefo 
che'fianchi  delle  Piatteforme  non  fono  occupati  fé  nò  che  da  una  cannoniera  per 
ciafcun  fianco ,  donde  ui  rimane  quel  luogo  più  daingroffarck  fpallc  ♦ 


I^À^ii^^i^gpfif^ 


1  K 


Libro  Secondo 


-,  mndi  di  rcrRaùonc  con  Ir  cortine  Jirr.tc ,  e  con  le  piepte  m  dentro , 
fiancheggiano.       Gap.  ^  '• 


tT» 


lOlIO. 


IO  UIC  11 


VESTA  "">'>"  di  tre  modi  d'opere  con  le  pian- 

cópr^nda  qu Jntcffctto  t'jccia la  prima  a„ fnr»  f'r ■"-' ,  ' "''  ">" '-«"«c.ò thr l'«,  f 

li  può  conolcerc  p.r  ■  un  deVcz  .  t  peX T  '  '^"''f^')"^'»  la  tcru.ilchcbcni  r   °  ""«''^   ^  -, 

nc'iropcrc  del  <,ua\lro  pcrkuo  "i  o  ma^™  >  ''"'  '^1  '  ''^""'^•''  '"°'l    nulE'''°'"^°"  47 


e 


7a  co  MO    e  A 
STRIOTTO. 


ClKOLAMO 
Ma  COI. 


Della  Fortif.  delle  Città 
Della fortificatione  d'un  fito  in  quadro ,  con 

doppia  difcfa,  e  co'Cauallieri  uicinià'BalIuardi.     Gap.     vii. 

N'altro  modo  in  qucfti  quadri  mi  e  uenuto  in  fiintafia,  di  fare  un'o- 
pra ch'habbia  doppia  difefa;impcrochc  dall'un  Balluardo  all'altro 
nò  fi  eccederà  la  fomma  di  cento  e  uenti  canne,acciochc  l'uno  Bai 
luardo  pofTIi  difender  l'altro, accommodandoui  e'  pezzi  che  ui  uer 
ranno  à  propofito .  &  appreffo  detti  Balluardi,  uoglio fatui  due  ca 
uallieri  per  ciafcheduno,i  quali  faranno  doppio  effettoj'uno  di  di 
fendere  le  facce  (battute  che  fofTcro  tutte  le  fpallc)&  il  foflb:  l'altro,  che  al  bifo- 
gnOjChe  foffcr  perduti  li  due  Balluardi,  uoglio  in  un'inftante  poterne  formare  un' 
altro,  e  fare  dall'uno  all'altro  una  nuoua  cortina,di  maniera  che  s'habbia  da  com- 
battere due  uolte,come  qui  con  l'occhio  fi  comprenderà  beniUìmo . 

QVASi  fimileàquefta  e  la  fortificatione  di  Turino,  che  ha  dietro  alle  mu- 
ra nuoue  ,  la  muraglia  uecchia ,  e  fra  un  muro ,  e  l'altro ,  ogni  Balluardo  ha 
due  cànnoniere,mà  non  già  alte  come  qui  moftra  la  figura  di  quelle  de'cauallicri: 
le  quali  rifruftano  tutto  quello  fpatio ,  che  è  fra  un  muro ,  e  l'altro .  Benché  fi  mili 
dikfe  doppie,fecondo  alcuni,non  paiano  utili,  per  cffer  cagione  la  feconda,  di  fa 
re  abbandonar  facilmente  la  prima  (come  nel  M  C  C  C  C  L 1 1 1.  intcruéne  quan 
do  la  Città  di  Cóftantinopoli  fu  prefa  da  Mahometto)  dando  à'difenfori  fperanza 
di  poterfi  faluare  dentro  di  quella,  ilche  non  auuienc  quando  fi  difende  una  mu- 
raglia fola,  dietro  alla  quale  non  è fcampo alcuno. 

Le  ftrade  che  da'Balluardi,  e  dalle  porte  riefchino  dirittamente  alla  piazza ,  co 
me  qui  fi  uede  nel  difegno  della  pianta,  darano  molta  bellezza,  e  commodità  per 
foccorrere  c'iuoghi  che  faranno  combattutirmà  quando  il  nemico  per  uia  di  batte 
ria  &  aflalto  s'impadroniflc  d'una  parte  della  muraglia ,  faranno  dannofe ,  dando 
à  quello  larga  e  diritta  uia  per  andar  à  pigliare  la  piazza .  Ilche  ne  dal  Caftriotto, 
ne  anche  dal  San  Marino ,  che  uuole  che  le  uie  fimilmente  riefchino  à'Balluardi  & 
à  l'altre  difefe,  non  è  (tato  confidcrato.  A  A. la  pianta,  e  l'alzato  della  contrafcarpa. 
B  B.  &  C  C.  la  pianta,  e  l'alzato  delia  cortina . 


''*>' 


'1f 


Libro  Secondo.  49 


Pianta  Scalzato  ci  un  Balluardo  da  l'angolo  acu- 
to, col  difegno  de  gli  alloggiamenti  per  c'piefidij,  accommodati  lotto 
a terragli  delle  cortine.     Cap.  vììi. 

CCORRE  molteuolre^cheinalcuncfortczzenegliangoli  per  /acomo  Ca 
caiifa  de'  fiumi,  ò  de'  dirupi,  ò  per  altra  caufa  del  (ito  ,  ò  uero  anche  s  i  r  i  o  x  i  o . 
per  fodisfare  al  Prcncipe  nel  ualeriì  di  qualche  Tua  comodità, con- 
uerrà  per  forza  che  l'Ingegniero  difcgni  un  Balluardo,  che  per  dar- 
gli la  forza  conueneuoic  nelle  fue  fpalle,ucrràIungo  di  facce,  & 
acuti/lìmo  :  ilche  porta  all'occhio  mala  fodisfattione,  &  al  bifogno 
pocaficurezza.-e  perche  pure  fc  ne  trouano,  e  come  s'è  detto  conuiene  anche 
fabricarne  di  tal  maniera;  ho  fatto  quefta  forma  di  Balluardo  nella  maggior  fi- 
gura,che'l libro  ha  comporcato,chc  mirando  quedo  &i  modernijUi  fi  troucrà  dif- 
ferenza grandiilìma. 

Lemilurc  faranno,  come  altre  uolte  ho  detto,  e  tutti  i  contraforti  debbo- 
no cflerc  fatti  diftanti  uno  dall'altro,  piedi  diece  di  larghezza,  per  i  quali,  il  com- 
paffo  moftrerà  il  tutto.  Nella  qual'opera  uoglio  che  la  piazza  da  bado  habbia 
un  pilaiìro  nel  mezo  con  le  fue  uolte  fopra,  che  coprano  i  due  terzi  della  piaz- 
za, per  maggior  commodità  di  fopra .  Sotto  le  quali  uolte  uogHo  che  dietro  le  ri 
culate,  ui  fiano  fatte  due  ftanzc  per  commodità  della  poluere,  delle  palle  e  d'altri 
inftru menti .  Et  appreifo,un'altra  cofa  ho  uoluto  moftrare  in  quefta  tal  figura, fen 
do  che  moltiflìmc  uolte  in  una  piazza  da  guerra,  che  fia  di  corpo  picco!a,gli  allog 
giamenti  perii  foldati  ui  fono  fcarfi,  ho  penfato  per  fodisfattione  dcglihabitan- 
ti,  fenza  fcommodargli,  farne  in  abbondantia,  come  nella  pianta  e  nella  figura  fi 
moftra . 

Dopo  i  parapetti  di  qual  fi  uoglia  cortina  di  fortezza,  bifogna  lafciarui  piedi 
uenti  di  ftrada ,  e  piedi  cinquanta  di  terraglio,  à  caufa  che'  fi  poffa  fempre  andare 
in  battaglia  àfoccorrere  le  muraglie  in  qual  fi  uoglia  lato.  I)opoalfined.e'detti 
uenti  piedi,  al  principio  de'cinquanta,  fi  farà  per  trauerfo  una  muraglia  alta  tanto 
quanto  uerrà  la  ftrada  predetta,  e  dalla  detta  muraglia  à  baffo  fi  feguiteranno  i  co 
traforti ,  fopra  i  quali  fi  porranno  le  uolte  che  fcruirano  fotto  per  alloggiamenti. 

E  tal  opera  fatta,  torna  beniflìmo,  come  hoggi  fi  uede  in  alcune  fortezze  di  fua 
Maeftà  Chriftianiffima  da  me  fatte.  E  per  moftrare  il  tutto,  ho  fatto  quefta  opera 
fenza  la  regola  di  profpettiua  ;  confiderando  io, che  uolendola  tenere,  nel  moftra- 
re quefti  alloggiamenti,  le  uedute  dalla  pianta  allo  alzato,farebbono  disformi  af- 
fai ;  però  quefto  feruirà  per  un  certo  lume  del  fabricatore . 

o  N  o  quefti  alloggiamenti  uicinì  alla  muraglia,  molto  utili,  come  Cirolam© 

habbiamo  detto  di  iopra.E  non  è  cofa  nuoua  il  fargli  in  fimili  luoghi, au  M  aooì. 

uenghi  che  noi  leggiamo,  che  fu  le  mura  di  Babilonia  ui  erano  habita-  Oro  fio  nel  li  b.z. 

tioni  per  e'difenfori.-cofi  anche  à  quel  muro,che  dice  Thucidide  che  fé  'Jf'"^',     ,  i-i  . 
cero  già  quei  della  Morea  per  aflediar  Platee .  fcrifle  Liuio,  come  habbiamo  detto  ^;„,(, ^jglUb.  7. 
un'altra  uolta,  che  Fiacco  fece  fareà'foldati  gli  alloggiamenti  d'intorno  ad  una  ddkDecai. 
muraglia  (  haucndoH  canati  delle  cafe)  e  quefti  fi  fecero  di  tauole,  di  graticci,  e 
di  canne,  e  fi  coperfero  di  ftrame.  Cofi  anche  fu  fatto  à'di  noftri  in  Pinaruolo  quan 
do  era  alfediato  dal  Marchefe  delGuafto,fi  come  mi  raccontò  Vincentio  Boda  mio 
compatrioto,e  ualoroib  foldato,che  fi  trouò  dentro  à  tale  afledio .  Se  fimili  allog- 
giamenti fuflero  ftati  in  Arpo ,  le  fentinelle  non  fariano  ftate  coftrette  dalla  piog- 
gia ad  abbandonare  la  muraglia,  e  fuggirfene  alle  cafe.  per  ilche,  come  racconta 
LiuiOjlaCittàtuprefada'Romani.  Donde  fi  nota  che  non  fi  coftumaua  di  fare  Liu.nd.lib.^. 
fopra  le  muragliele  cafelle  picciole,che perle  fétinelle  hoggi  fi  fanno.U  che  fi  può  della Deui. 
comprendere  ancora  da  quello  che  dice  Vegetio  delle  capannuccieda  farfifula  y  e?  etto  nel  cap. 
rnuraglia,e  fu  le  torri  per  le  guardie,e  fentineile^acciò  l'inuerno  fi  difcndino  dalla  zó.deUib,  4. 
pioggia,e  dal  freddo,  e  l'eflate  dai  fole . 

N 


Della  Fortif, 


delle  Città 


Della  Fonif.  de. 


SwCondo 


Wh-'À   SI 


I  '; 


=X 


Delle  corti!  cioè  che  fanno  anaolo  \\\ 
dentrioi  Cauallieri  di  terra 


gli  alti  piedi  otto,  lontani 
piedi 20.  Gap.  ix. 


lAC.  CASTRIOTTO. 

ARMI  coHicliia- 
iillìiiu,chfi^iian 
(lo  alcune  Jiquc 
Ik- opere  iiibrica 
te  con  le  cortine 
"l'Hiiuc,  faranno 
latte  fccoiulo  quella  regola  la- 
ranno  atte  .1  rtli/ìcrc  ad  oqni 
yraricl'  impeto  :  e  tcnqo  cofa  im- 
r-ir.hile  eh  elleno  li  poffino 
molto  offendere,  perche  chiara- 
mente ogn.pcrlona  di  qiuditio 

guardando  qui  lanamente, con' 
'J«ra  quanta  tea  tar opra 
"l-bia  nel  rcliftere  alle  barte- 
■'S&aghadalti,  e  parimente 
q"-'nte  ollelc  ella  polVa  fare  al 

i;™'™-  Laqualoperararàfa! 
"eata  fecondo  lordine  detto 

^«chcfianoaltulaihbnj.ji 

dentrop,ediqu;ut,o,&i,„' 

S!'i^annoalt,p,ed.'o„'o;el 

ìcoflo 


fco/fo  da  elfi  parapetti  piedi  né- 
ri, per  potere  operare  in  quelle 
piazze, e It: ade,  inconiiniian. 
dodalla picca,  ogni  altra  Ione 
d'aimed'afla:c<]uiui  fi  troiicrà 
ancora  quello  utile, che quado  il 
muro fulTe battuto  inqualfiuo- 
glia luogo,  fermata  la  batteria, 
trouandofi  ad  una  banda  il  Bal- 
luardo,&  all'altra  il  Cauallicro, 
quali  faranno  fianchi  l'un  l'altro 
per  dentroictrouandofilaftra- 
da  sbarrata  &  una  altezza  di  ter 
raglio  di  piedi  otto,  coniier- 
ràal  nemico  fare  nuoua  proui- 
fionc,  come  pcnfo  che  qui  ogni 
huomo  giuditiofo  potrà  bcniflì- 
moconliderare.  t  quelli  terra- 
gli  (ì  potranno  ancora  fare  ne' 
Balluardi  grandi,  e  di  larga  piaz 
za     come  (\   ucdc  difc-^nato 
nel  mczo  Baliuardo,  ile  in  altri 
luoghi. 


c 


e 


7 ACOM  O     C  A- 

•  TR.IO  no. 


CIROLAMO 
A/ ACCI. 

j^  Curtio  nel 


Della  Fortif.  delle  Città 
Fortificatione  d'un  fito  dafei  cantoni,  con  le 

cortine  oblique,  e  ripiegate  in  dentro, e  con  doppia  difefa  di  muraglia,  per 
poterf' ficuramente,  perduta  una  parte,  ritirare.     C  a  p.   x. 

VENDO  già  detto,  che  aflai  più  mi  piacciono  le  cortine  torte  che 
le  diritte,  affegnatelemieragioni,  me  parfo  mettere  in  eflcmpio 
qucfto  modo  di  forma ottogona,à  dimoftratione  d'un  miotro- 
uato  :  perche  tal  forma  è  la  magiore  che  fi  pofla  fare  in  qual  fi  uo- 
glia  fito:  e  daquefta  fi  cauano  tutte  l'altre  forme  di  minor  numero. 
Hor  dico  d  u  nque  che  le  diftantic  da  un  Balluardo  all'altro  non  uo 
glionoafcendereal  numero  di  140.  canne,àcaufa  che l'un  Balluardo  poffa  aiutar  1* 
altro ,  poi  tutte  l'altre  mifure  fiano  fatte  à  uolontà  e  bifogno  de'fi ti  :  e  fé  alcuno  di 
ceflc  che  la  poca  diftantia  da  fianco  à  fianco  faccia  cattiuo  effetto ,  che  fparandofi 
i  pezzijl'unofiràoffefa  all'altro,  fi  rifponder  ebbe  e(rcrcofachiara,che  tali  difefc 
non  s'oprano  fé  no  in  cafo  di  ncceffità  ;  &  ogni  u  olta  che  foffero  tolte  le  difefe  de' 
fianchi  dc'Balluardi,  è  lecito  per  difcnderfi,dar  nelle  proprie  ru  ine  co  pezzi  grof- 
fì,  quali  faranno  tenuti  quiui  per  tal  bifogno  ,  dico  da  quelli  che  n'hanno  copia, 
non  fendo  reftato  d'accommodare  ne'fianchi  fecondo  le  di  flantie,  i  pezzi  grandi, 
mezani  e  piccoli .  E  feguitando  l'ordine  mio, dico  che  le  ftrade  delle  canno  niere 
de'gomiti,  fi  faranno  di  piedi  xv.  di  larghezza  per  l'andito  de'duepezzi,i  quali 
potranno  correre  in  ogni  luogo,  ouefuffe  il  bifogno,  e  tanto  fi  ha  da  dare  di  cir- 
confcrentia  a'merloni,  come  nell'opera  fi  dimoftra ,  la  quale  ogni  giudiciofo  com 
prenderà  beniffimo  fono  le  difefe.  doppie,  e  poi  raddopiate,  come  le  linee  de' ti- 
ri dimoflrano. 

Ho  fatto  la  prefente  moftra,  accioche  occorrendo  far  una  Città  fopra  l'antedet 
ta  pianta ,  come  fi  uede,ella  uien  pofla  à  gli  otto  uenti,  à  caufa  ch'ogn'habitante  fi 
poffa accommodare  fecondo  ilfuo  bifogno  ,  e  per  dimoflrare  ancora  come  ciafcu 
nohalafuaflradauoltaaIlapiazza,ecomef1:andouno  nella  tribuna  &  altezza 
che  è  nel  mezo,uede  per  ogni  flrada  tutti  i  Balluardi,  a'qualipuò  mandar  aiuto, 
quando  faceffe  bifogno .  E  deuefi  auuertire  che  qui  fi  troua  doppia  difefa,accio- 
che  quando  fuffe  tolto  uno  dc'Balluardi,  per  grand'impeto,  con  le  due  fue  corti- 
ne, e  col  terraglio,  ci  habbia  ad  effcre  rimedio  ;  perche  trouandofi  la  ftrada  fatta 
perle  cannoniere  de  gomiti  cupa  piedi  15.  con  altretanto  di  larghezza,  e  tagliato 
il  ponte  trouandofi  alquanto  dif  parapetto  nel  muro  dentro  co'l  fauore  de'  Ca- 
uallieri,  e  dc'duc  Balluardi  uicini,i  quali  non  fi  perdono  diuifta,  &  operando  1' 
artiglierie  per  quella  ftrada,fi  darà  tempo  alla  gente  che  ui  refta  di  difcnderfi  tan- 
to, che  accomodatamente  fi  darà  foccorfo  al  luogo  perduto.E  ben  che  molti  dico 
no  fimili  opere  effer  biafimeuoli ,  per  che  fi  fa  combattere  il  foldato  co  due  e  uori, 
dico  che  per  quefto  non  fi  deuelafciar  tal  opera,che  quando  cofi  fuffe,il  caflel  nuo 
uo  di  Napoli  non  uarria  niente,e  conuerrebbe  riempire  il  primo  foffo,  e  fimilmen 
te  quel  di  Milano,  con  molt'altri  fatti  in  tal  maniera,  e  maffime  che'l  Gouernator 
del  luogo  può  ordinar  gente  alle  difefe  di  fuori,&  il  fimile  alle  fecondei&  in  un  bi 
fogno  tagliar  il  ponte,e  cofi  quelli  di  fuori  faranno  sforzati  combattere  con  un 
cuore  fenza  fperanza  di  trouar  fcampo  dietro  alle fpalle , 

GL  I  fpatij  uoti,  che  non  hanno  edifitij,cioc  que'triangoli,  ne'  quali  fono  con 
lettere  appuntate  difegnati  gli  otto  uenti,  potranno  feruire  per  alloggiamen 
ti  de'prefidij,infieme  con  gli  altri  fpatij  che  fi  ucggono  dentro  alle  feconde  dife- 
fe: ò  nero  ad  un  bifogno  in  tempo  d'affedio  fi  potranno  feminare.  Qu^into  Cur- 
tio dicc,che  à  Babilonia  gli  edifitij  non  erano  uicini  alle  mura,ma  lontani  da  quel- 
le per  lo  fpatio  quafi  d'un  iugero  (  era  il  iugero  lungo  piedi  240.  e  largo  120. 
ò  uero  quanto  in  un  giorno  fi  poteua  arare  con  un  paio  di  buoi)  e  che  gli  edifitij 
non  occupauano  tutta  la  Città,  &  erano  lontani  uno  dall'altro .  Imperoche  di  358. 
ftadij  di  terreno  che  abbracciauano  le  mura,  fé  n'habitauano  folamente  fladij  90. 
(&  era  lo  ftadiopaffi  125.  &  otto  ftadij  faceuano  un  miglio)  feruendo  il  refto  per 
ìeminarui,  accioche  fé  tal  Citta  fuffe  fiata  affediata,  gli  affediati  poteffero  hauerc 

gli 


Libro  Secondo. 


Sr 


gli  alimcti  da  qiiefto  terreno  Scriuono  alcuni  che  Numantia  era  nofta  in  un  mon    T..I0  Oror,.  nel 
f  °Ì".°„°'*''u^"^^'''n  ''i  !!-'''"'"^?''^Ì'''^"'^"^  ''5  mila  palli  rbenchc  altri    cap.s.ddlib.l 


uogliono  che  quella  terra fuflepicciola,  fenza  muraglie)  e  chefi  può  credere 


TniLi  'iiwmn'iirr^.'/.'iiJMhJrms»^^ 


Della  Foitif.  delle  Città 

che  così  grande  Aiatio  di  terreno  fuflc  flato  chiufo  dentro  alle  mura  per  cuftodir- 
ui  e  nutrirui  bcftiami,ò  uero  per  feminarui  quando  il  luogo  fufle  aflcdiato  tenen 
doc'tittadinilaiQcc^ipkciolatbrtitìcata dalla  natura.  '    . 


econdo.     jj 


FortiHcatione  d'un  recito  di  Tei  ca 
!  e  ni,ridotta  in  foggia  di  lleIla,con  ]e  cor 
t  re  molto  oblique,  quali  non  potranno 
'  fler  battute  dal  nemico  fcnza  fuo  gran- 
cifsimo  difuantaggio,  e  danno .  Cap, 

/acomo   Castriotto. 
o  fatto  cjuefta  pianta  di  Tei  angoli  con  le  due  corti 
le  ailai  oblique,  parendomi,  che  tali  opere  quan 
to  pu,  Kaueranno  di  fimil  forma,  tanto  più  fUn 
_  nogagharde,&  il  nemico  mai  no potri  batterlo  è 
ttamente,  fenza  fuo  grandifsimo  difuantaggio.  Appr/To 
erchela  larg!iezza    cheuieaenelmezodelfoflo,  foS 
^Icuno  per  la  fpefa  dtfpiacerà  ,dico,che  ad  un  Prencipe  pò 
t^ntetalcofanonhàda  difpiacere  mafs.mamente  uole.^d" 
Il  folio  co  acqua,  come  à  me  piace  per 
<  ualche  efperientia  da  me  ueduta.  Ma 
}ure  quando  altrui  uolefle  fare  il  fofTo 
afcmttodo  potria  fare  à  fchiena  d  afino 
e  ome  al  fuo  luogo  forfè  dichiareremo. 


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Quefto  recinto  di  lei  anj^oli,  ancora  e 


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h ibbia le  fue  cortine  aHai  oblique ,  nondinicno 
quelle  faranno  comeraltre,fccon(io  rordinedel 
le  mifure  ;  otie,oItre  al  fianco  da  bailo  ho  aggiun 
toà  quelli  gomiti  un'altrol'.aco  daaltOjil  quale 
fa  il  medelìmo  eifetto,che  fa  il  Caualliero.  Poi  u' 
ho  aggiunto  qucfti  terragii  per  dentro,  i  quali  hi 
bricati  co"l  loro  ordincjcrcdcrò  che  habbiano  da 
tornare  in  modo,che  porranno  ben  rei iltcre,  co- 
me qui  auanti  ii  cdirà,e  s'intenderà  aliai  meglio . 
Nello  alzato  del  Balluardo  fopra  difegnato  la 
rà  una  nuoLia  foggia  ditìaco  coperto,  &  il  ter 
mglio  con  le  fuc  cannoniere,  qual  terraglio  deb- 
beeflcr lontano  da'parapetti  piedi  uenti,  &  alto 
piedi  ottOjcfarà  di  grandilsima  ntilità.  QlkiI  for 
te  di  lortificationc  li  potrà  anche  tare  alle  torti- 
ne comciiuedc  qui  per  A  B« 


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Libro  Secondo. 


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Fortificatione  d'un  fito  quadrojacendo  le  cortine  oblique^ 

&alzando  dentro  moki  CaualJieri  di  terra.     Gap.  xii. 

VE  STO  quadro,  è  tanto  ritirato  in  dcntro,quanto-ilcompafl!b  Ili  mon:rerà,ogniuoIta  che  haretcfTt  /a  comò  ca, 
toprefuppofito,  chela  guancia,  doue  fono  i  fianchi,  fìa  di  7.  e  did.  cannc,epiu.^emenorecor.  tiRiorry. 
do  la  uolontà  dello  Architetto .   Sopra  la  qua!  guancia  fi  caueranno  tuttele  millirc.  Le  ihadc  i 
fianchi  de'  gomiti  conuien  che  fiano(com'hò  detto)  da'xv.  piedi  in  ciica  :  e  qucfta  fecondo  il  mio 
.^^^jy^x^i   giudicio,è  opera  molto  fpedita.di  poca  fpefa,  &  utiii,Tima  :  per  che  mi  pcrfuado  cfler  cofa  impoffi, 
t^^ — --    bile,  che  i  fianchi  de'gomiti  fi  pofTino  perdere,  fé  le  fpa'lc  fi  faranno  alla  reale ,  e  gagliarde   coai  ; 
irendo  ch'elleno  debbino  eflere  i  n  tutti  e'luoghi,doue  fi  faranno  cannoniere,  in  lati  che  poiTino  dal  nemico  cf- 
fcbattuti . 

Le  contincntie  di  quefto  diritto,  penfo  che  fianoconofciute,  confiderandolo  fanamente:  però  non  m'efren- 
diò  in  replicare  di  ciò  la  fattura  ;  ma  folo  dirò  d'hauer  l'atto  quelli  Cauallieri  di  dentro,  di  terra  condocta  cosi  al 
Ijfcmplice ,  i  quaU  faianno  il  medefimo  efFetto,che  fé  fuifero  fatti  di  quella  grandiflìma  fpefa,  che  fi  fuole,e  faran 
i.molto  più  ficuri,e  fi  potranno  fare  in  ogni  luogo,  e  doue  piacerà  al  fondatore .  Quell'opre  faranno  molto  utili 
xchcil  nemico  non  le  potrà  con  batteria  offendere ,  auucnghi  che  battendo,  non  farà  alcun  profitto . 
^.  la  pianta  della  cortina  obliqua  e  ripiegata  in  dentro . 

3.  Angolo  di  fuori  dello  alzato  di  detta  cortina  obliqua .  C  Angolo  di  dentro  del  medefimo  alzato.queflelet 
x^fono  anche  fegnate  nell'opera  per  maggiore  intelligenza. 


Della  Fortif.  delle  Città 


Libro  Secondo. 


SS 


F 


ortificationed'Lin  recinto  fimilealprecedente, 

facendoli  ne  gli  angoli  delle  cortine  le  Piatteforme  unite  co'Cauallieri,  ò  ucro 
c'Cauallicrià  cauallo.     C^p.  xiii. 


VESTO  quadro  è  come  l'altro  ritirato,  ma  con  le  Piatteforme  ag-  /acomo  ca- 
giunte  nel  mezo,lc  quali  haueranno  fopraogaiunaunCauilliero,  stk.iottu. 
che  fi  diràPiattaforma  unita  àCaualliero-,òuero  Caualliero  à  ca- 
uallo, come  l'hanno  chiamato  alcuni. le  mifure  del  quale  nonm' 
eftendcrò  in  dichiararle,purchc  da  Balluardo  àSalluardoi  pezzi 
pofTIno  arriuare  per  dar  aiuto  l'uno  all'altro  :  e  da  quella  mifura  à 
baffo  faràfecondo  la  commolità  de'fiti . 

Ancora  chel'opere  fiano  difegnatein  molti  modi,  emaflìrae  fecondo  l'ordine, 
dell'obliquo,  nondimeno  ho  uoluto  porre  in  difcgno  ancora  quedo  modo,ael 
quale  fi  ueggono  buoni  effetti ,  che  la  Piattaforma  fa  doppij  fianchi  ,  riem- 
pie quelli  obliqui,c  fa  molto  bello  e  fupcrbo  uedcre  .  L'altezza  di  quelte  debbe 
effere  fecondo  l'ordinarie,  piedi  xxxi.  èosi  la  cortina  dei  Balluardo  xxxvi.  con 
tutto  il  rondo  ;  e  del  Caualliero  piedi  xxxx. 


VEfle  Piatteforme, oltral'aflìcurare le canonierede gli  angoli  contrale  Girolamo 
batterie  dc'nemici,il  che  nò  fi  uede  nella  pianta  preccdentc,n6  daranno  Ma  g  gì. 
impedimento  alcuno  alle  cannoniere  de'Balluardi:  auuenghi  che  le 
Piatteforme  communementc  ufate  nelle  cortine  diritte,  fra  gli  altri  inco 
uenienti, hanno  anche  quefto,ch'elleno  coprono  le  cannoniere  deBalluardi, e  per 
duto  che  hanno  per  cagione  di  batterie  e'fianchi, quando  fia  abattuta  la  fpalla  ad 
uno  de'Balluardijfanno  feudo  al  ncr^jico  che  fottentri  la  cortina,  non  lo  laiciando 
offendere  dall'artiglierie  dell'altro, che  fi  mantenga  intero .  il  che  non  può  in  mo- 
do alcuno  auuenire  nelle  prefenti  Piatteforme .  A.  pianta  della  Piactaforma,ò  pu 
re  del  Caualliero  à  cauallo .  B.  l'alzato  del  mcdcfimo  dal  lato  di  dentro .  C.  moftra 
dello  alzato  dal  lato  di  fuori . 


I  r 


Libro  Secondo 


^^clh  fortifica- 


e 


'^  le  delle  portc,e  come  fi 
^  )be  accomodare  la  mu 
lia,cloueiì  dubiti  della 
ede'cittadini. 

Ca  p.  xiiii. 
lcomo   castriotto, 
NA  terra  che  fu 


,--  j    'y  n.    Lciia  (.11*.  lu 

l^/^i  fé  luogo  di  par- 
ì^^ji  ti,ò  doueipopo 
i^^'^  '  li  fiiffero  poco  a^ 
nu'euoli  al  patrone,©  con 
ti  ainotrinamenti  de'  fol- 
i:i,  faria  buono  eh'  ella 
1  ieflfe  le  fue  porte  fìcurc. 


X6 

cofi  per  conto  di  quelli  di  den 
no, come  anchora  per  o^uelli 
di  fuori;  però  ho  fatto  quefto 
modo,  iltiualefachcalle  mu- 
raglie non  (i  può  andare  ,  le 
non  per  ftradc  de'Bailuardi,ol 
trachejeportereftanoin  for- 
tezza dentro  e  fuori  come  il 
difegno  mofìra  à  pieno fenza 
altradichiaratlonc. 

GIR.  MAGGI. 
Auuertiraffi  di  fatela  fabrica 
di  quelle  porte  poco  eminen- 
te foprale  cortine,  acciò  nel  té 
pò  di  guerra,  ellendo  battu- 


te 


Della  Fortif.  delle  Città 

ta  dal  nemico,  le  rouincnonoffcndinoe'prefidij,cnong!i  faccindiloggiarc.  Si- 
mili forti  di  fbrtifìcationi  furono  già  fatte  da  Guido  Pietramala  Vcfcouo,e  Tiran- 
no d'Arezzo,  alle  porte  della  Città  del  Borgo  San  Sepolchro, quali  hoggi  fono  ro- 
iiinate,etali  fi  uec"ono  anche  à  molte  Città  d'Italia.  lACOMO     CASTR. 

Micparfoper  maggior  intelligentiaaggiugnere  nella  prefente  figura  quelle 
porte  in  forma  grofla:  la  quale  moftra  prima  la  pianta,  poi  il  dritto  dentro  e  fuori . 
la  capacità  della  qual  figura,  fi  troucrà  nella  pianta,percheil  uano  dentro  à'torrigi 
ni,  è  5.  piedi  per  diametro,  eie  fue  altezze  faranno  alla  uolontàdcl  fabricatore. 
Dico  ancora  che  quando  l'huomo  uolelTe  un  Caualliero  tra  le  dette  porte,deue  ac 
crefcercla  grofTezza  delle  mura  in  ogni  parte  con  alcuni  pilaftri,  i  quali  fiano  abili 
à  fopportare  il  pefo  delle  uolte,  e  fopra  di  elle  flir  terrari,  che  ueranno  à  feruire  per 
Cauallieri .  ma  bifogna  che  fiano  molto  gagliardi ,  douendoui  andar  fopra  l'arti- 
glieria grolfa . 


■.Hcmàofi  una  Città  per  lafretta  con  opere  di  terra,  e  con  animo 

;;  di  .cftirlc  di  ca,nifcc  d.  n>u.agl,Ì,  quello  che  bifogni  fare  acciò  tali  opere  d.  terra  non  Cano  fatte  u, 
^F^  damo  e  non  nefchmo  diliuih  .      Cai»,  v, 

-^^^^^'  -i    •    j.iunnirprhpnercarema  del  tépo  non  fi  pofTon  fare  neUcfortificatloni  l'opere  di  mu 

'ra^ur'nL  ch7con    e,  foe'Xe  d"  poi  nel'ueanle,  dà  grandiffin,o  imped,n,ento,  uo 

cndofcTe  fate  e  fuo  contraforti  come  s'ufa,e  che  per  auanti  ho  detto  conuemrli ,  effendo  ch.aro    che 
.nnchehadVeftetediraurad      eper fàbrichcdarefiftereallaforiadellc  percofse  conu.cne  che 
Tt  iuen'adalla  ad  ceòfonda'Jnentofperciòhofattoquellomodo,^^ 
;orta"comranraTelafciatolasroffeLadellarnt,rasUa,hòfcguitatoi  contrafortt  e  Iraluno  e  lai- 


Della  FortiE  delle  Città 


tro,baftionato  come  qui  quefli  profili  e  la  fa  e 
eia  moftiano.laqual  opera  e  <;ià  porta  in  ter- 
mine in  alcun  luogo  del  Regno  di  Francia, 
alla  qual  fatta,  poi  di  tutto,  fi  può  à  poco 
à  poco  andare  fabricando  le  camifcc  di  mura 
glia  lenza  alcune  impedimento .  e  quando  e  I 
la  farà  fatta,  in  luogo  di  buona  terra  grafTa.fa- 
rà  opera  da  matenerfi  qualche  anno,  et  in  la'i 
to  la  tcgo  più  ficura  che  fc  fofsc  accamifciata', 
e  ucdcn4pl.^  npn  difcontcnta  punto  l'occhio. 

GIROLAMO  maggi; 

M  A  quando  non  fi  potranno  fare  c'contia 
forti  di  rnnraglia  con  la  contramina,  s'auuer- 
t'rà  fuori  del  difegno  dell'opra  di  terra  da far- 
il,  di  lalciaie lo  f-patio  libero  perla  cótramina 
e  per  la  cortina.  E  nel  piantare  gli  arbori  per 
detta  opra,s'hauerà  lifpetto  à'iuoghi  doue  uo 
gliono  cfsere  e  contraforti ,  per  non  gli  hauer 
dopo  à  tagliarp  con  fatica  e  perdita  di  tempo, 
e  con  indebolire  il  terrapieno . 


V^iì 


Libro  Secondo.  /8 

';'Ioitincarione  d  un  feft'angolo  col  fargli  le  cortine  oblique,  le 

•':,  ,  piaticformc  roùeife  in  mczo,&  i  Cauallieri  pofticci  dietro  à'Balluardi,  &  il  colmo  della 

muragliatale^  che  non  fiacflcfo  dalle  batterie.     C  a  p.  xvi. 

I  A  C  O  M  O      C  A  S  T  R  I  O  T  T  O . 

<^"^Ttfj  or. ORO  chehannolcctoropcrcdi Vitruuio, non  mi  negheranno, che  per  fuggire  l'impeto  de  gli 
"^  '  inUrumentiadoprati  anticamente  per  battere,  benché  nonfuflciodi  molta  forza,  e  non  faccflcro  tan 
ta  ruina,  comequclti  d'hoggi,  egli  non  aborrifle  molto  le  rettitudini ,  egli  angoli  acuti,  e  che  perii 
contrario  non  lo dalL-  aiTai  l'opere  di  forma  rotonda .  Volcua  ancora  che  dall'una  all'altra  torre ,  cioè 
da  un  fianco  all'altrOj  fuffcrolc  cortine  oblique,  àcaufa  che  fuffero  e  uedute,&  aiutate  da  più  perfo- 
nc  :  però  m'c  parfo  fare  quefto  fciro  angolo,mcno  ritirato  dell'altrOjC  co'luoi  Balluardi  di  tre  facce,  fen 
i:K:o,per  che  tanto  più  mi  ucngo  ad  accofiare  alia  circonferentia,  uengo  meglio  à  difendermi  e  da'nemici,e  dal- 
c)dcirartÌL;lieria. 

orni  eftcndcròin  replicare  le  iatture  di  quefta  opera,  hauendone  in  più  d'un  modo  detto  altroue;  ma folo  dirò 
uft'opera  lì  deue  tenere  ficurilnmadai'impctodcirartiglieria,per  chepcrlafcarpagrande,fuggeleperco(re,c{ì- 
,  e  teperhauereie  cortine  oblique,  non  conofco  modo  co"!  quale  il  nemico  poffa  nocerle,  come^iftefs'operadi- 
.  '2  In  oltre  non  intendo  che  d'altezza  paffi  piedi  xxx,  ne  che  habbia  Caualliero  alcuno,  fé  nonché  i  pofticci  di 
iiui  a  ^ale  effetto  adunata,  la  qual  cofa  lì  può  ftr  con  poca  fpefa. 

rafoiìl  uorrei  chefoffero  come  gli  ordinari)  della  altezza  di  xx.  piedi  dal  fondo  alla  cima;  però  mettendo  alli 
la  ftrada  coperta  come  à  gli  ordinarij.Qu^i  per  quefta  motlra  dell'opera  fi  può  beniflìmo  confidcrar  il  tutto  tan 
fattura  perii  pro{ìli_,che  fi  ueggono,  quanto  della  forza  e  modo  che  di  effe  opere  per  auanti  lungamente 

GIROLAMOMAGGI. 

VESTA  forte  di  muraglia  dalla  fcarpa  riuolta,fi  che  non  ui  fi  polfino  appiccarele  palle  delle  artiglierie,  fu  ^ià 
penfatada  Alberto  Durerò,  come  fi  uede  nella  fua  opera  di  fortificatione  già  molti  anni  fono  ftampata  in 
Latino  da  ChnftianoVuechelo  in Francia.qual  forte  di  muraglia  benché  fia aifai  ficura dalle  batterie,è  nondi 
meno  molto  pericolofa  ne  gli  affliti  difcale,baIlando  al  nemico  hauere  fcalechefolamenteaggiunghino  fi- 
liera dell'altezza, alla  quale  ancora  facilmente  può  arriuare  la  fafcinata  :  e  potendofi  correre  per  quella  fcarpa, e 
l'offefe  de'difenlori .  Pur  doue  fiano  e'folfi  molto  larghi,e  cupi,io  non  la  biafimo .  Il  modo  del  fare  la  colm.atu 
>a  predetta,  tenuto  dal  Durerò,  e  migliore  e  dimanco  fpefa  che  quefto  del  Caftriotto,perche  egli  uuole,  che 
lib  alla  fuperficie  pietre  lunghe  con  le  teftc  in  giù,e  che  fi  uenghi  à  fare  un'opra,che  fia  fi  come  quefta  fcarpa  fuf- 
iro  fatto  delle  dette  pietre  quadrate,  che  giacefte  fui  terrapieno  tagliato  à  fcarpa,  e  fulfe  foftenuto  fotto  da  una 
le  habbia  per  fpalla  il  rimanente  della  muraglia, che  uà  à  piombo . 


P     1 


Libro  Secondo. 


TP 


\T 


uouo  modo  da  fortificare  un  rettangolo  col  fargli  le  cortine  finuo- 

fe,&à  foggia  di  luna,  fcnza  BalIuarcIi,màcon  le  Piatteforme  rouerfcinmezo,cconlÌ  Cauallieri  à  gli 

angoli.         Cap.     xvii. 

A  circonfcrentia  di  quefta  pianta  di  fette  angoli,  farà  in  tutto  canne  Lx.  infiemecon  la  porta,  eia  fac- 
cia d'effa  porta  farà  canne  x.  e  le  fue  guanceììmilmente  canne  v.  i  Cauallieri  faranno  di  quella  mifura 
che  piacerà  all'ifteffo  fabricatore .  * 

E  tal  modo  è  molto  ficuro,e  ben  difpofto  à  far  affai  buoni  effetti,  percioche  qui  fi  può  tenere  per  di- 
fefa  ogni  forte  di  pezzi,  e  le  palle  loro  (come  fi  uede)  anderanno  rotolando  per  quelle  circonferende 
togliendo  uia  tutti  gli  impedimenti  che  ui  fi  accoftaffero  per  fare  offefa .  In  oltre  i  Cauallieri  porti  nel 
•  fronti,  faranno  difefa,  e  leueranno  l'animo  al  nemico  di  tagliare  quelle  punte,che  altra  offefa  non  ueg^^o  che  qui  fi 
I  offa  fare,  e  tal  opera  potrebbe  uenire  à  propofito  in  qualche  fito,ò  per  caufa  de"fìumi,ò  di  fpiaggiajò  di  ualle  ò  di  qua 
l 'inque  altra  cofa  che  apprefentaflc  la  natura,  efarebbe  allegra  dentro  e  fuori. 


f.  I  R  O  L  A  M  O 
yt/  A  G  G  I . 


Della  Fortif ,  delle  Città  | 

ONDI  M  F.Ko  fi  può  opporre  àquefta  forma  di  fortificarione,oItralafouerchia  acutezza  de  gli  angoli 

gnuTicnto  del  fito,  &  il  non  poter  dirittamente  ftrifciai-e  le  cortine  con  Tartiglieria  ;  auucnghi  che  le  Pi 

Hanno  rotolando  giuftamentc  dietro  alla  curuità  e  piegamento  di  quelle,  ma  percotendo  in  una  part 

zanodihmo  molto  lontano  dal  li.cgo  pcrco/To,  difcoftandofl  dallamuraglindondenon  tanno  l'effe  • 

Jiombardjcro  dcfiderato.  E  come  che  quefta  fia  ragione  gagliarda,  tuttauia  è  molto^iù  potente  quella  del  ri  • 
mento  del  fito,  auuenghi  che  doue  farà  gittato  in  terra  il  parapetto,  non  ui  farà  fpatio  da  farui  nuouo  riparo  la  e, 
ia  quando  non  fi  può  tare,  la  fortificatione  non  cmoltoda  gli  Architetti,  &Ingegnicri  approuata.  Perii  cheic, 
per  cofi  certiliima,  che  fia  ,1  meglio  fare  le  fronti  di  quefti  Balluardi  (  fé  Balluardi  fi  debbono  chiamare)  diritte, 
che  dalle  Piatteformerouerfciefiano  meglio  difefe,e  l'opera  habbia  più  fpatio  dentro.E  quando  qucfto  fi  faccia] 
che  fimil  forte  di  fomficatione  fia  niolto  gagliarda,  non  folo  per  cagione  de'molti  fiancheggiamenti,  ma  etiand, 
ccauallicri,qualilc  fi  accommoderanno  talmente,  chequella parte, che  potrà  effere  fcoperta  dal  nemico  , 
ftita  di  trincea  o  ad  un  bilogno  facilmente  fi  poffa  con  opra  di  tcrragliofafciare,accioche  le  pietre  battuteci 
Iiglicna,nonolicndinoe^if(pnfori,iltutrp/ìaràbcnifrimo,  o  ,  t 


Secondo. 


Pianta  5c  alzato  d'una 

Città  fortificata  con  cortine  oblique  e 
con  Piattcforme,  e  Balluardi  tondi .  ' 
C  A  P.   X  V  I  n. 

lAC.  CASTRIOTTO. 

ER  qualche  efpericntiaue- 
duta,ho  pcfato  che  i  corpi  cir 
colati  uniti  alinea  retta  fiano 
flati  lafciati  per  non  trouar/ì 
modo  che  à  baftanza  gli  pofla  difende 
re  i  onde  confiderando  io  la  lor  fortez- 
za ,  e  quanto  farebbe  cofa  utile  il  tor- 
narli in  ufo,  houoluto  porre  qui  una 
pianta ,  la  quale  ha  la  medefima  fecon 
da  difefa  che  ha  la  pianta  ottogona .  E 
deuefi  fare  con  queft'  ordine  e'mifura 
che  da  ogni  cortina  del  Balluardo  alL 
Piattaforma  fia  cane  6o.e  co  quella  mi- 
fura  fi  ha  da  pigliare  tutto  il  relT:o,eccet 
to  chele  ftrade  delle  cannoniere  de'go 
mitije  quali  farano  uicine  pie.so.c  qu 
fte  arriuerano  alle  canoniere  da  baffo 


Qucfto  diritto  ha  da  e  Ter  fatto  ne]  modo  che  nioAra  il  proiì'c^  e  la  prcfcntc  %ura.  il  o^udc  cficnio  fa- 

brjcaio  di  buona  ccmpclìtionc,  farà  molto  gr.gliaido,e  nò  haqcra  brutta  prclcntia.c  dcuci:  aLiucr[iic,LÌ:c' 

ueCttPiattcibrmc  hanno  da  cflcr fatte  della  mcdefiinaniilurachc  fono  i  BaiiuaRliin  alte.:za,  co  loio 

aneli  dabaifo  diiinipcttoàqudicfìradeic  lotto  buoneuoltc, a  quali  fi  hadalaflàre  uno  aperto  dalia 

bocca  della  cannoniera  dietro,  di  larghezza  una  canna,per  la  cflalationc  del  fumo .  di  Ibpra  hanno  daicr- 

uirclc  piazze  come  quelle  d c'Ballu ardi. A.fuco  dei BJ.u.deUa  i'iituior. 


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CIFOLAMO  MAG 

La  foimacircclarenc'fiachi,  eBàl 

J.uaivi,è }'  aciuta  non  folo  a  Vitruuio, 

ùLcon  Batti (ta  Alberti,  &  ad  altri  Ar 

chirerri,  ma  ancora  ad  Alberto  Dure- 

io.pci  ],i.  molta  fortezza  che  da  quefta 

nafcf.!;ac,  .aie  pare  tanto  più  degna  d' 

t  fi  QQ  2  pp  rp  u  a  ta,  q  u  a  n  to  i.  h  e  lì  u  ed  e , 

Ja  nauira  nei!  opre  lue  leruirfene,auué 

^h;  cLc  i  ocdah, erami  de  gli  arbori, et 

i  nìC.  ride  gli  animali  fon  formati  in 

.  tomo   .i.dih?  Anliotele  nel  probi.  9, 

.,  <i<.i|a,pi.'rtc;'i6.  rende  la  ragione)  non- 
filine  ;u.  come  habbiamo  detto  un'al- 
tra lu  ;c..,  perche  le  lince  de' tiri  che 
.uengoiio  da'nanchi,  nò  ihifciano  tut 
^oili).illuardo,io  non  lodo  quefta  for 

,  ina,lenó  che  per  Piatteformc  che  li  fac 
-cinodétro  a  cortine  oblique,ù  per  Bai 
luardi  di  fortezze  che  fi  faccino  in  ac- 

^qua,  per  la  ragione  altre  uoke  detta . 


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Libro  fecondo 


6i 


Fortihcatione  d' un  recinto 

quadrojcchepoflarefiftercad  ogni  gran  batteria, 
cori  quattro  Balluardi  da  gaglia'-di  orecchioni ,  e 
coiidue  cauallieriperuno.     Gap.  xix. 

lACOMO  CASTRIOTTO, 

ONslDERANDO  lo, chc l'ope'-' niodernc con gll.ango 
li  retti  per  la  lor  pocamatcria  polTono  lar  poca  refiftcnza, 
e  parimente  confìderato  ad  una  forza  reale,che  col  turo- 
redi  grolTo  numero  di  canoni,eguaftatori  può  nocereaf 
fai,  occorre  per  fortificare  un  luogo,far  maggior  prouifio 
ne  che  la  ordinaria;per  ciò  ho  fatto  qucfca  piata  co  quefti 
orecchioni  ò  uero  mufoni,  e  due  Cauallieri  per  banda .  La  fattura  della 
quale,uoglio  che  fìa  fecódo  le  ordinarie,che  ho  detto,  e  raoftro  da  princi, 
pio,efegnatofoi:tolalctteraC,macheui  fia aggiunto  di  groffezza  ne 
fondi  per  infin.o  àleio.  eie,  12.  e  le  20.  canne,  fé  tanta  forza  il  fabricatore 
haueffe.la  qual  fon  certo  che  refifterebbe  alla  forza  delle  artigUerie .  Ma 
èd'auuertire  chela  lunghezza  da'fianchi  alle  punte  de'Balluardi,  non 
ecceda  la  fomma  di  canne,  150.  come  per  auanti  ho  detto  ;  e  quefto  è  che 
hauendofi  à  difendere  l'un  l'altro, i  pezzi  polTino  arriuare  àfare  il  loro  ef- 
fetto .  E  per  che  in  cofi  poco  luogo  è  difficile  moftrare  le  mlfurc,hò  fatto 
tal  pianta,  e  fua  poca  figura ,  fenza  alcunaregola  di  mifura,  ri.nettendO' 
mi  à  quello,  che  di  ciò  ho  detto  in  altri  luoghi , 


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Della  Forti£  delle  Città 


Forrificatione  fimile  alla  prece- 

dcnre,ma  co'BalIuardi  da  due  facce,  e  eoa  la  Pia^ 
taformarouerfa.    Cap.  xx. 

lACOMO  CASTRIOTTO. 


/tSTA  pianta  è  nel  medcfimo  quadro  con  le 
linee  recce,  eccetto  che i Balluardi,  come (ì  ue- 
le^fono  di  due  facce,  qual  ho  fatto  per  occa- 
sione dello  acuto,&  incambio  de'Cauallieri,ho 
I   fatto  quefta  Piattaforma  rouerfa,e  tolto  i  fuoi  fianchi  da 
baffo,  i  quali  faranno  molto  più  utili,  e  ficuri,  che  quelli 
de'Cauallieri.  la  fattura  della  quale  farà,  come  qui  adie- 
tro  ho  detto,  eccetto  che  per  la  groffezza  del  parapetto 
crefcerà  dietro  alcuni  piedi  per  U  rondo . 


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Libro  Secondo . 


6i 


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Come  fi  polTono  utilmente  fare  e'BalIuardi  dal 

la  piazza  di  fopra  largha,  e  con  la  uia  che  ricfca  da  una  e  l'altra  piazza  da 

baflb  ;  col  rimedio  da  far  nafcerc  in  un  tratto  il  foiTo  fra'l  Bal- 

luardo  d'angolo  del  recinto  della  Città. 

C  A  P.       XXI. 

lACOMO      CASTRIOTTO. 


^^  ,  che 


VESTA  pianta  e  figura  uoglio  che  fia  fatta  in  tal  manicr 
nella  uia,  e  piazza  da  baffo  ui  fìano  fatti  pilaflri,  incominciandoli 
apprcffo  alle  cannoniere  circa  quindici  ò  uenti  piedi,  che  tale  aper 
to  farà  affai  per  la  effalatione  del  fumo . 

Poi  fopra  tali  pilaflri  ui  fìano  pofte  buone  uolte  con  le  loro  cro- 
ciere; le  quali  caufcranno  buoni  effetti,  l'uno  che  s'accrefceràla 
piazza  delBalIuardo  dalla  banda  di  fopra; l'altro  che  ui  fi  potranno  tener  molti 
pezzialcoperto,  con  akriinflrumenti  cmunitioni  da  guerra,  le  quali  uoltc- per 
«ffere  in  luogo  fi  curò,  ui  ftaranno  benifTìmo,  fendo  che  doue  non  e  queftà  proui- 
lìone,  ho  uedutoilpiu  dc'pezzialdifcoperto ,  iqualiper  non  potere  per  l'impeto 
de'uenti  tener  fopra  matelletti,e  qual  per  l'una  occai'ìone,&  qual  per  l'alira  ftando 
jsì  fereno,&  alla  pioggia,e'  loto  legnami, e  ferraméti  s'immarcifcono,tal  che  al  bil'o 
gno  dell'operargli,  fi  rompono  le  ruote  ronde  fi  refta  impedito  con  grandiiTimo 
danno  e  pericolo.  L'occhio  ndla  figura,et  il  compaffo  nella  pianta  ui  modreraii- 
jio  à  pieno  la  fattura  di  quefl'opera. 

GIROLAMO     MAGGI. 

I  ueggonoBalluardi  di  quefla  forte  ad  alcune  Città  diTofcana,'5r  uno  n'è 
bellifftmo  in  Padoua  alla  porta  Liuiana,  qual  fi  fabricaual'annoi55o.  di 
Cui  il  difegno  fu  dato  da  M.  MichefSan  Michele  Veronefe .  Quale  ha  an- 
che queflo  di  bello,  che  la  uia  uà  da  una  à  l'altra  piazza  da  bailo,  parten- 
dofì  da  gli  angoli  de'fìanchi  dal  lato  di  dctro.qual  uia  oltra  la  commodità  d'anda 
re  da  una  à  l'altra  piazza,può  anche  feruire  per  contramina . 

S  1  debbe  in  oltre  fapere,  che  àfimiliBalluardi,fì  può  fare  una  fòrte  di  fcampo, 
pere'cafì  di  ncceffità,  che  farà  utiliflima,  la  quale  in  parte  fi  uedcne'miei  libri  de 
gli  Ingegni  militari,  ha  già  più  d'uno  anno  da  me  mandati  allo  Illuflriirmio  &  Ec- 
ccllentiìiìmo  Signor  Duca  di  Seffa^e  non  ancora  dati  alle  flampe  ;  &  è  ftata  anche 
penfata  dal  ualorofo  Capitano  Alphonfo  Romano  mio  amico,  fenza  che  egli  fa- 
peffecofaalcuna  della  mia inuentione.  Voglio  adunque  cheà'pilaftrichc  foften- 
gono la uolta, quale  fa  laflrada  da  una  à  l'altra  piazza  da  baffo  del  Balluardo 
(alcuni  di  quefiipilaflri  gli  ho  fegnati  con  la  lettera  B.)  fi  mettino  ball  di  pietra  al 
quantofcauate  dentro,  fi  chene'uacui  poflli  capire  buona  quantità  di  poluere  :à' 
quali  pilaflri  dal  lato  di  fopra  fi  lafci  ad  ogni  uno,un  foro  da  poterui  al  bilbgao  far 
andare  la  poluere  d'artiglieria  dentro  à'uacui,  con  difegno,  che  quando  per  forte 
il  Balluardo  perda  e'fuoi  fianchi,  &  i  parapetti,  e  che  conucnga  à  forza  abbando- 
narlo, fi  poffinoin  un  tratto  caricareque'uacui,  e  fornelli  de'pilaftri,  e  fi  ritiri  l'ar- 
tiglieria delle  piazze  di  fopra  dentro  da  luoghi  DD.  efì  dia  in  un  tratto  fuoco,  do 
de  la  uolta  uada  in  rouina,  e  fi  uenga  fubitò  à  fare  un  foffo,  per  il  quale  fi  ueti  al  ne 
mico  la  flrada  da  paffare  nella  Città.  Nei  luogo  E  E.  òquiui  alquanto  uicino  fi  pò 
tra  fare  un  Caualliero  di  terra,  che  ferua  per  battere  la  campagna,  «Se  ancora  per  ri 
fruflare  tutta  la  piazza  del  Balluardo  per  cacciarne  il  nemico  . 


/ 


Della  Forti£  delle  Città 


Libro  Secondo. 


<?/ 


Fortificationeutilifsima  per  un  luogo 

di  cinque  angoli,  facendo  le  cortine  co'rifaltijò  denti, con  , 
nuoua  forte  di  muraglia  e  di  foflì.     Gap.  xxii. 
lAC  CASTR. 

.VESTO  pentagono  intendo  fia  fatto  fecondo  che  moflra 
la  lettera  F.  e  tengo  che  fia  di  molta  refiftentia,  come  à 
pieno  ho  detto  un'altra  uolra.  E  per  efìfer  quafi  di  li- 
^j^iS^  nea  retta ,  gli  ho  aggiunto  per  maggior  fortezza  due  fian- 
chi per  ciafcuna  banda,  i  quali  faranno  nominati  denti .  e  per  eife- 
re  opera  di  non  piccola  importanza,  intuendo  che  ui  s'aggiunga  per 
maggior  fortezza,  oitra  l'ordine  già  detto,  piedi  otto  di  fcarpa,  che 
elTa  Icarpa  farà  in  tutto  piedi  ucnti;c  piedi  u  enti  farà  la  fua  altezza. 
A^iunqueperfare  il  parapetto s'aggiugrferanno  piedi  cinquealla 
lunghezza  dc'contraforti.e  piedi  cinque  per  la  bancha^come  à'pro- 
fili  qui  auanti  fi  comprcnderà-beniilìmo . 

Quefto  diritto  molerà  il  modo  come  debbecffcr  fabricatal'ope- 
ri,qualeè  fortisfima,fuperba  edibella  prefentia.  Ifuoi  contra- 
fo!fi,dctti  da  altri  cótrafcarpe,debbono  efferc  fabricati  fecódo  l'or 
dinario,chec  di  piedi  xx.  il  foffo  ha  da  efferc  in  larghezza  dalla  co 
t/afcarpa  alla  muraglia  canne  y.cqucfto  fi  ha  da  far  cócauo  nel  me 
zo^  perche  eflcndo  la  liia  muraglia  di  poca  altezza,  e  la  fcarpa  affai 


l\* 


Libro 


Secondo. 


comoda  al  falirc,farà  quefto  effetto  che  terrà  lontano  da  efTì 
muraglia  il  nemico,e  pur  quando  alcuno  ui  entraflfe  dentro, 
farà  sforzato  andarfcne  al  fondo,e  quiui  Ilare  con  grandiflì- 
rao  finiftro  e  pericolo  delia  uita ,  e  coloro  che  ui  fcenderan- 
nOjftando  tutti  à  forza  per  una  linea ,  faranno  più  facilmen- 
te daU'artiglieria  offefi .  GIROL.  MAGGI. 

N  e  o  R  A  hauerà  queft'  altra  utilità,  chegittandoft 

fuochi  artifitiati  dalla  muraglia  fopra  e'nemici,che 

faranno  fcefi  in  tal  foffo,correrano  à  dolTo  à  quelli, 

e  non  potranno  eflere  sfuggiti .  e  tal  forte  di  fofìfa 

fu  ancora  da  me  penfata,e  già  molti  anni  fono  moftrata  alla 

felicifllma  memoria  del  Duca  di  Ferrara.  Quelle  cortine  co 

rifalti  in  dentro,ordinò  anche  il  Peloro  da  Siena ,  che  fi  do- 

uefler fare  à Milano,  quando  fi  trattaua di  fortificarlo.   Le 

fpalle^che  cuoprono  le  cannoniere  de'denti,ò  rifalti,fi  faran 

no  groffe  alla  reale,  auuenghi  che  quando  due  di  quefte  fii 

no  abbattute  (come  per  effempio  fé  fuffero  rouinate  le  fpal- 

le  G  H.)il  nemico  ficuraméte  potria  Ilare  fotto  alle  cortine , 

cioè  fotto  la  parte ,  K.  e  la  parte ,  L. 


Modo  d'una  gagliarda  for- 

tificarionc  fu  la  forma  a  uafi  del  forte  di  Santo 
Antonio, furo  alla  Mirandola.  Figura  della 
olfefa  che  può  cflcr  fatta  alle  fortifìcatio- 
ni  dalle  cortine  diritte  e  dalle  obli- 
c|ue.     Gap.  xx  i  i  i. 

lACOMO  CASTRIOTTO. 

N  unnnedefimoc]uadroè  qucftapia 
ta;ma  ritirata  co  le  fue  linee  oblique 
quali  come  furono  quelle  del  forte 
di  Santo  Antonio  fatto  giàfotto  la 
Mirando  a  E  Iccondoil  mi.oparere,facendó- 
lì  un'opera  di  tal  forte  co  quella  difegnata^ro 
fczza  di  Balluar.e  li  apprelìb  quelle  delle  corti 
ne,  certo  lì  potria  nominarla  opra  rcfiilibile 
?d  ogni  impeto. 


Libro  Secondo. 


6s 

Ho  fatto  qucflauifta,  acciò  che'I  foldato  in-.-anofo  ueoa-,  !■„„-,    .  v  i 
quanto  da  principio  ho  detto     coniìderi  bcn?W  .hh?^  '.     ^""^  ''P"''"'  erammcntatofi 

ta ^t ureparabiie  fcnza  alcun  i^medio  iXa  b^t  "rTm^     f    ^^ "^'  °'^^'"'"'  '-"^^'  ^^^""^'-^  '  ^'^^^ P^^^'l"- 
telcfueruincadooniloco    ftando  r/olutL che ^     o^^^^ 
daunabanda,  e  batterla  tu'tra!'"^  ^^'^'-^  "°^^^"^^«^^  o^^^-nJcrc-ta mederò  cominciare 


TOH  fipoffono  battcre/e prima  non  fileua™  ■■  t-rra^li  . 

g-<i.c, ,, ,„a!ifitot!;Zi  ,nr,i? uT„T  f 

->.ef„„„/òS„^'rar^-^=no-à^^^^ 

ò  duna  carica  rIi^P/T;c.u      >-     '^     ^""P^^^^^arme 

iorofia„cha.ojn„  e<,uiui.aèranr«c:n,n,    ;"™' 
GIROLAMO  MAGGI 

diii:euommodo,clKnonrer,,in„„.,"   r       5  "'""'''Sli«mon- 
no„  da„„o .   Arg„/com.  "  Z K/"*;™'  *?'=  '=  «""'^ >)™li io 


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Della  foitincatione  d'uno  ottangolo 

co'Balluardi  da  gli  orecchioni .  Della  fofTa  Brea,  e  di  che  utili- 
tà ella  fia.     Gap.  XXV. 
lACCASTR, 

N  moki  luoghi  del  Regno  di  Francia  ui  fono  ancora  in  ter 
mine  in  alcune  fortezze  certe  fofle  Bree,quali  m'hanno  da 
to  occafìone  di  péfarpurein  quanto  fi  può  al  rimedio  (fa 
bric5do)(ì  una  fortezza)  córra  le  impetuofe  batterie.  Per  il 
che  ho  fatto  quefìo  ottagolo,con  le  linee  rette:&  ancora  ch'io  u'hab 
biaiBalluardi  co'mufoni ,  computato  il  fianco  circa à'cento  piedi, 
ui  ho  fatto  di  più  una  tal  fofTa  Brea, la  quale  uiene  (acciò  s'inten- 
da) ad  eflcr  così,  fi  farà  una  muraglia  difco fio  da'Balluardi,  e  dalle 
ortine  circa  dieci  o  dodici  piedi,  la  qualfarà  tre  piedi  di  groffez- 
za  &  andarà  in  alto  circa  dieci  ò  dodici  piedi,  e  tanto  più  alta  e  lar- 
ga,quanto  che  l'huomo  potrà  confìderare,che  effendo  battuta  la  fu 
pcrhcic  della  muraglia,lc  ruuine  del  muro  battuto  habbiano  à  rima 
ner  tutte  dentro  à  tal  muro,cioè  nello  fpatio,che  rimarrà  tra  quello 
eia  muraglia,  quale  fi  chiama  folfa  Brea:  che  cofi  farà  neceffario,ue 
nendofi  all'aflàitOjfempre  di  operarui  leale,  ò  uero  conuerrà  che  fi 
faccia  nuoua  batteria,e  per  fare  ciò,ui  andrà  per  il  nemico  tépo  e  fpe 
fa  gràdiflìma,auuenghi  che  bifognerà  che  s'auuicini  per  trincee  per 
in  fino  ài'orlo  del  folib,come  qui  guardado  fi  può  confiderare  il  tut 
Xo.  Con  la  lettera  B.  in  molte  parti  fi  moflra  il  muro  della  foffa  Brea. 


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^■^ 


Libro  Secondo. 


j  .Libro  Secondo. 

Di  quattro  moftrc  di  fianchi  di  Balluardi .      Gap .  X  X  V I . 

lACOMO       CASTRIOTTO. 

-f,« da  baffo  dircopcrti,comc  fono quafi  o,-d,navam«e  '"f  '1";^;'  "'\''°    ,.,       i,       ,;,., i  due  terd  d'cffa pmzx, 
;raSunto  uno  pHaft™  nel  „,c.o,fopra  ,1  quale  uog.o  ^^ll'^^^^ZlltT^tTnono  Lo  co  una  foffa  Brea  al.'in.or 

;a..con,e'a.fuo!uosofiued.a    ar    e  ,g,.„^ 


fa  ilecoai  pezzi  Ulti  aiiUL^.i»"" —---'1      ,_   .         ,       T  T  ^.nirauimoltrail  moao,  cut  11  i'uv7 -"- per  tene 

u     .-ome  al  fuo  luogo  li  uedrà ,  faràferu.g.o  §';"''■.■-»  ^^1^"","  e  per  dift.nguere  quello  ehe  intieramente  m  ef- 
\rt-o  ficuro  che  irnpoir.bile  ftrcbbe  che  mai  ,1  ncm  colo  ?«'•";["'    J      1  f  J    ^^me  la  tua  pianta  moftra  ,aUar- 
:    tnpoffònefo  Lftrare  dicod,e  uog.^  c^^^^^^ 
■  l-,  fua  ueduta  al  A.  al  B.  &  al  C.  k-condo  che  lau.a  'uUgn'-"  ^^^         ,   .j,,joio,riducendolo  in  niente  pei  11 

',ìio Te  à  diece  piediiii  lia  fatto  la  fuacaniioniera,&  atal  »'k";^  "X  '  i  fi,  fatto  l'altro  fianco  ordinario  con  le  fu= 
;:  a  iSo  on  a  a^  ótondità  :  Se  all'altezza  poi  di  d-'otto  pied^u^l  o  che  ui  fia  f  tto  1  ^^^^  ^^^  ^.^^^^        ^^^^^^ 

'anioniere  quali  habbiano  à  battere  la  ""="/"'?"'  "^'^jfaifend     eh    fenzatal  p\onifione  del  fecondo  fianco  io 
;nierafo." taWetta  pròu.fione, s'ingannano  digroffo , 


J^^iia  Forni  deJle  Gì 


Libro  Secondo.  69 

De  fianchi  de'BalIuardi,  ecomefi  debbono  in  efsi  accommodare 

le  cannoniere,  e  di  che  mifura  quelle  far  fi  debbono.    Cap.  xxvii. 

I  A  C  O  M  O     C  A  S  T  R  I  O  T  T  O. 

I  è  parfo  porre  qui  quefti  piani  dc'fianchi,con  le  cannoniere  loro,  pofte  tutte  alle  loro  altezze,  per  caufa 
che  habbiano  ad  efTere  fianchi  co  efFetto,&  apprcfso  ui  fi  trouino  le  lor  milure  tato  in  bocca  quanto  in  gola; 
&  in  petto  ;oue  fi  uedrà  parte  delle  fatture,  che  conucngono  in  tali  opere,  tanto  dalla  parte  di  fuori,  co- 
me di  dentro  delle  muraglie;  douc  per  manco/aftidio,oltre  à  quel  che  fi  potrà  uedcre  co'l  compalTojl'Abaco 
moftreràanchora. 


Della  Fortif.  delle  Città 


'    lo  '  ^   '  lo  '    X. 


3- lo 


Libro  Secondo .  70 

Delle  cannoniere.fe gli  antichi  l'ufauano  5  chi  in 

fcgnafTc  àgli  Italiani  à  far  buone  cannoniere,  e  quale  debbe  cfTere  la  forma 

delle  cannoniere,  accioche  nello  fparare  delia  artiglieria,  le  fpalle  di 

quelle  non  fi  rouinino.    Gap.  xxviii. 

GIROLAMO     MAGGI. 

ASCIÒ  fcritto  il  Sccretario  Fiorentino,che  inanzi  che'l  Rè  Carlo  di 
Francia  l'anno  1494.  paflafTe  inltalia, le  cannoniere  chianìate  in 
que'tcmpi  balcftriere,  bombardiere,  e  feritoie,  fi  faccuano  con  pò 
ca  aperta  di  fuori,  e  di  dentro  con  affai .  Dalla  qual  cofa  ne  nafce- 
ua  quefto  inconucniente, ch'elleno  facilmente  s'apriuano  nello 
Iparar  dell'artiglieria.  Di  più  che  i  Francefi  infegnarono  à  gli  Italia 
ni  à  fare  le  cannoniere  larghe  dalla  parte  di  dentro,  e  che  fi  riftringhino  fino  al 
mezo  del  muro,  e  di  poi  di  nuouoàpocoà  poco  s'allarghino  fino  alla  corteccia 
delniuro.il  che  da  cagione.che  co  ditìcultà  poffono  cfler  toltele  difefe,c  nello fpa. 
rar  deHartiglieria,  le  fpalle  delle  cannoniere  inancopatifconooffefadalnato,e 
tuono  di  quella .  Pare  che  l'ufo  delle  cannoniere  anticamente  molto  non  fufl'c  co- 
nofciuto,  imperoche  quando  fi  dc{criue,ch'c'difenfori  delle  muraglie  erano  of- 
fefi, òlcuati  dalle  difefe,  fi  fa  mcntionc dc'mcrli  e  non  delle  feritoie,  come  fi  può 
ned  ere  per  le  parole  di  Quadrigario  recitate  da  Aulo  GcUio.  Mi  confermo  in  quc 
Ita  upinione  per  quello  che  dice  Liuio  effer  fì:ato  fatto  da  Archimede  alla  mura- 
glia di  Siracofa,  A'ruItimo(diceLiuioparlando  d'Archimede)  accioche  i  fuoi 
lenza  efler  feriti,  poteifcr  tirare  a  nemici,  forò  la  muraglia  da  imo  à  fommo  co  bu- 
che quafi  d'un  gomito  l'una  ;  per  le  quai  buche  una  parte  con  le  frcccie,  e  l'altra  co 
piccole  baleftre  di  nafcoftq  fai  utauanoe'nemici.Finqui  Liuio.  Il  prouedimétoan 
Cora,  che  infegna  Vegetio  perfare  che  e'difenfori  della  muraglia  non  fiano  da'ne- 
jnici  offefi,  moftra  fimiimcnte  che  non  s'ufaffcro  le  feritoie. 

Si  faranno  le  cannoniere  (  come  habbiamo  detto  un'altra  uolta)  nel  pendio  de' 
loro  parapetti  à  fcalini,  e  con  rifalti  nelle  fpalle,  acciò  non  fiano  imboccatci  e  que 
fio  doue  elleno  faranno  efpoftp  al  pericolo  dell'artiglierie  grolTe  ò  minute,  ben- 
ché gli  orecchioni  àquefto  affai  giouino . 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

TlO  ueduto  molte  uolte  queflc  cannoniere  in  una  grolTezza  di  uentìquattro  plc- 
■^  ^di,cheeirendoÌagolancl  mezzo  della  groirezza,nellofparar  che  ui  fanno l'ar 
tiglieriejla  forza  della  poluere,<Sc  il  trcmor  di  effcfanno  il  tutto  rifentire,e  crcpare, 
ancorché  l'aperto  fia  di  cinque  piedi  come  hauete  intefo  :  per  che  ho  fitto  quefte 
della  forte  che  fi  ueggono,dimoftrate  per  la  lettera  C.  à  caufa  che  la  bocca  del  pez 
zo  efca  tutta  fuori  di  tal  gola,  che  fìando  in  tal  maniera,  la  muraglia  mai  non  fi 
romperà  ne  intronerà,auuenghi  che'l  fiato  &  impeto  efca  di  quella  ftrectezza,e  tro 
*ji  fempre  maggior  larghezza,  e  mafllmamente,  che  alle  bocche  di  talforte  di  can- 
noniere, fi  può  dar  quel  più  d'aperto,  da  x.  piedi  in  su,  che  fi  coftuma ,  che'l  fabri- 
catore  uorrà ,  effcndo  tal  gola  tanto  uicina  al  fuo  petto,  che  ufcendo  fuori  il  detto 
pezzo,  può  effere  aggirato  tanto  quanto  farà  tal  bocca,  che  in  l'altre  cannoniere 
quanto  più  tal  pezzi  fono  aggirati,  tanto  maggiormente  fi  noce  alle  fuc  muraglie 
intali  goie^  come  di  fopra  ho  detto . 

S     2 


Cannoniere  fecon- 
do U  inuétiene  dfi' 
Franccft. 


Geìlio  nel  lib.  ^, 
capitolo  I. 
Liuio  nel  tib.^.  del 
la  Deca  ^, 


yevetio  nelcap.6, 
ddltb.^. 


Della  Fortif,  delle  Città 


Libro  Secondo. 


Della  Foitif  delle  Città 
Delle  Contramine,  e  miiurecli  quelle,  e  della uia  che  s'hà  da  tenere 

{'Ciconofccrf  quando  il  nciiiico  cauando,  ucnga  (octo  à'fondaraenri  (.iella  muraglia.     Gap.     x  xìx. 
'  I  A  C  (.)  M  O     C  A  S  T  K  I  O  T  T  O. 


ui'L.i.-:-' 


-,  nchf  da  principio  fi  fÌA  ragionato,  che  tutti  i  corpi  dc'J3alluardi,CaualIicri  ,cPiattcformc,che{ì  fondtio 
in  luoghi  afciutri,  non  debbono  cHicr  farti  fenza  contramincja  importanza  delle  quali  àqucftinoftritcmic 
nota  à  tutti  ;&:  ancora  che  elleno  fi  fimo  moftrc  nelle  piante,  e  profili  ;  non  ho  uoluto  mancare  per  lalor  tai 
de  importanza  porre  qui  quefte  moitrc  ;  nelle  quali  fi  congicccurerà  il  lor  luogo,le  lorlarghezzc,  &  altezzcha 
iiendo  io  già  detto ,  che  elleno  debbono  clTcr  fatte,  nel  Fondo  delle  muraglie  al  piano  della  fbfTa;  e  rcplicar||fc 
lelor  larghezze  faranno  di  cinque  piedi,  &  tanto  in  altezza:  però  uedcndo  qui  queftamoftra  dalla  band» 
lentro  dalla  muraglia,  tale  opera  fi  confiderera  benilfimo . 

Poi  qui  di  fotto  fi  comprenderà  turra  J  opera,  uedcndola  dalla  banda  di  fuori  delle  muraglie,  la  quale  ho  compartii 
re  partite ,  per  fare  una  lifb  dell'opera  compita ,  certificando  cialcheduno  che  tutti  i  corpi,  che  faranno  fatti  con  tal  re; 
ara  ditficil  cola  che  fiano  oftefi  da  mine ,  fc  chi  harà cura  di  cffi  corpi,  iiferà  quella  di!!i^enza,che  deuerà  in  tal  cafo.La  fu 
a  farà  quefl.i,  di  andare  per  la  contramina,  fiicendo  cauare  fofic^ò  pozzi  l'uno  ben  uicino  deiraltro,coniequi  l'occhio  ui: 
[■ra.-tenen  lo  qucfla  regola,  fatto  l'uno,  per  cauar  l'altro,  riempir  il  primo,  poi,  il  fecondo,  &  il  terzo,  di  mano,  in  mano:  c( 
inali  forza  fera  che  s'incontri  il  nemica,  &  non  lo  incontrando,  per  non  eifercanchora  arriuato  al  luogo,  quando  chcp< 
ini,  e  uoglia  poffare,  troyando  quella  terra  mofia,pcroccafioneddlc  folle  fatte,  diiii  ci  1  colagli  fera  poter  puntellar  ma 


Libro  Secondo  • 


«che  tal  terra  niofla,  col  calla 
l.floj  chi  hauerìì  li  carico  di 
I  are  il  luogo,non  ne  dia  indi 
.quale  attederà à tutte  l'ho- 
[ilumi,efopratauolepoftefu 
flc  dali'un  lodo  all'altro,  farà 
jgiar  foldatiperefla  contra- 
jOuecon  buona  auuertenza 
lio  nella  terra  moftrerà  fem- 
s'I  nemico  faràfotto  lacaua, 
tal  ordine  s'aflìcureràla  mu- 
a  centra  le  mine.  B  B  B.La  có- 
ina.  t-  La  cortina.  A  A.  Colmo 
leonina. 


GIROLAMO 
MAGGI. 


Tslelcap.z.diCio 
fuè. 

Liuto  nel  Ub.  i  .del 

la  Deca,  i . 

L.  In  muris  .  ff. 

"h^e  quid  in  loco  pu 

hlico . 

C-  De  Operibus 

pub.  /.  1 3 . 

L.  uhttm.jf.  7^ 
quid  in  loco  pub- 
L.  Turres .  C.  de 
Operib.  pub. 


Alberto  Durerò 
nel  Ub. della  Eiific. 
eFortif.delieCit- 
tà,e  Forte^^j^ . 


Della  Fortif!  delle  Città 
Della  fortificatione  d'una  Città  antica .. 

e  A  r.     XXX . 

E  fortifìcationi  femprc  fono  fìatc  fatte  di  maniera,  che  elleno  po" 
tefler  refiftere  alle  oifefc,  che  alle  muraglie  fare  iì  foleuano.  La- 
onde è  inrerucnuto,  chele  fabriche, quali  in  una  età  fono  fiate 
ftimatc forti (lìme,eficuriflìmc,  neiraltra,che  è  ucnuta  dopo,fia- 
noriufcite deboli  ,e  di  pocaò  neffuna  Scurezza.  Il  che  lì  ucde 
hoggi  in  alcune  Città  fortificate  al  tempo  de'noftri  aui  (per  non 
parlare  delle  fortifìcationi  più  antiche)  quali  già  erano  fìimatefortiffimej  e  do- 
po la  perfetta  arte  delle  artiglierie,e  de'modi  d'efpugnare  le  fortezze,  fi  ueggono 
eflere  tali,  che folocontra  battaglia  di  mano  promettono  faluezza.  Equcftopr» 
cede  non  folo  dalle  muraglie  fottili,  fenz  a  terrapieni,contraforti,Balluardi,  cfen 
za  larghi,  e  profondi  folTi  ;  ma  ancora  da  gli  edifitij  priuati,quali  fono  troppo  uici 
ni  alla  muraglia,  «Se  in  alcuni  luoghi  ancora  fono  in  parte  fondati  fopra  torrioni, 
è  parapetti  di  quella .  La  qual  cattiua  confuetudine  fu  antichilfima,  e  s'introduf- 
fe  nelle  terre  molto  popolate,non  per  altra  cagione,  che  per  careftia  di  fito.Percici 
che  coloro,  che  habitauano  preffo  alle  mura,  per  allargarfi ,  fcmpre  con  gli  edifi- 
tij loro  à  quelle  fi  auuicinauanoje  coloro  che  erano  molto  uicini ,  gittauano  dalle 
loro  cafe,  al  muro  publico  archi,  e  con  portici  copriuano  il  pomerio;©  ucro  cerca- 
uano  di  fcruirfi  delle  torri  fatte  per  fiancheggiare  la  muraglia .  E  quefto  fi  ueniua 
à  fare  ne'tempi  di  pace,  nc'quali  poco  fi  fuol  penfare  à'bifogni  che  uengono  nelle 
guerre .  Si  legge  nella  facra  fcrittura,che  in  lerico  Città,  la  cafa  di  Rahab  nieretri-, 
ce  era  attaccata  alla  muraglia,  donde  ella  potè  fpendolar  fuori  di  tal  Città ,  dal- 
la fua  fineftra  i  due  efploratori,  che  ui  haueua  mandato  Giofuè  .Teflifica  ancora 
Tito  Liuio,doue  egli  parla  del  pomerio,  che'luolgo  al  fuo  tempo  coftumauadi 
congiugnere  gli  edifitij  priuati  alle  mura  delle  Città.  Donde  fu  per  legge  prohi- 
bito,  che  non  s'edificaffe  fu  quelle  mura .  Benché  gli  Imperadori  Romani  dopo 
prouedcficro,  che  gli  edifitij ,  che  fono  congiunti  alle  mura,  ò  uero  ad  altre  ope- 
re publiche,  fé  da  quelli  fi  fuffe  potuto  temere  pericolo  d'incédio,ò  d'infidie,ò  uè 
ro  gli  fpatij  delle  piazze  fi  ueniflero  à  riftrignere,  fi  douefl'ero  rouinare,  e  gittare 
à  terra .  e  ii  legga  ne'Digeflii,  chele  mura,e  le  porte  non  fi  poifono  habitare  fenza 
la  licentia  dello  Imperadore.  e  manifeftamente  fi  uegga,  che  gli  Imperadori  Ho 
norio,e  Thcodofio  concefiero  per  ufo  d'alcuni  priuati,le  torri  di  certe  muraglie  d* 
una  Città  nuouamentcfatte,non  per  altra  cagione,fe  non  che  per  eflere  tali  torri, 
e  muraglie  fabricate  nel  terreno  di  quei  priuati . 

Le  Città  adunque,  che  hanno  gli  edifitij  priuati  congiunti  alla  muraglia,  òà, 
quella  troppo  uicini,  fono  debolilfime,  prima  perche  fono  molto  fottopofle  al  pe 
ricolo  de'traditori  ;  di  poi  perche  non  fi  può  tenire  ne  maneggiare  d'intorno  alla. 
Città  artiglieria,  e  giufto  numero  di  difenfori  :  oltra  che,  effendo  dal  nemico  bat 
tuti  quelli  edifitij  priuati  con  le  ruuine  riempiono  il  folfo,  e  con  le  pietre  battu- 
te, che  qua,  eia  uolano,offendono  grandemente  e'difenfori.  Però  fa  meflierodi 
prouedere  alla  ficurezza  di  fimili  Città,e  d'ouuiare  à  fi  grandi  inconuenienti. 

Sogliono  alcuni  Architetti  &  Ingegnieri,  che  ciò  far  cercano,  fenza  punto  ha- 
ucr  riguardo  alle  cofefacre,  5c  al  danno  de'cittadini,  mandare  in  terra  tutti  gli  e- 
<3ifitii  uicini  alla  muraglia,  &  in  uece  di  fortificatione,  partorire  una  rouina  trop- 
po crudele;  di  forte  che  tal  uolta  in  una  terra  picciola  fi  uieneàguaftar  quafila 
rn età  delle  cafe. 

Alberto  Durerò  per  fortificare  le  Città  antiche,  non  uuole  che  in  modo  alcu- 
no fi  rouinino  edifitii ,  ma  che  la  fortificatione  fi  faccia  di  fuori .  Dice  adunque, 

che 


i 


1)4 


Libro  Secondo.  73 

che  tutto  II  fofTo  della  Città,ò  da  quelhparte  douela  Città  ha  bifogno  d'efler  for 
tifìcata,fi  debbe  circondare  co  un'akro  tbffo.cheiìalótano  dal  fofTo  uecchio  piedi 
700.  e  fia  cupo  piedi  So,  &  in  fondolai^o  150.  e  ciò  fe'l  luogo  e'I  fito  lo  fopporterà. 
E  uuole  che  tutto  il  terreno  che  fi  cauerà,fi  ammontoni  per  argine  uicino  al  detto 
foflb  uecchio.  Do  pò,  che  dalfondo  del  foìTo  s'alzi  un  muro,ncl  fondamento  grof- 
ibpàeij^o.  &àfoinino  tredcci,  quale  dal  Jaio  di  dentro  fia  fatto  à  piombo,  e  di 
fuori  àfcarpa.  E -così  le  pietra  nella  parte  di  fiaori  di  tal  muro  fiano  di  maniera 
accommodate,  che  quello  polio  ne'quadrati  degliangoli,fliain  un  certo  modo 
chinatorpercioche  così  fi  uerraàdartanta  fortezza  alla  muraglia,  chela  farà  bafte 
«ole  a  foilen-ereoftinatamentc,  e  gagliardamente  il  pcfo  d  el  terretio,che  fé  le  ag- 
greueràdifopra.L'  altezza  di  quello  muro,  uuole  che  fialterminata  nell'orlo  dei 
foiTojecheTten-eno  canato  del  fofib, faccia  terrapieno,  cfcneportianchc  ionta- 
110  dal  eletto  muro  inucrfo  il  foifo  uecchio . 

E  p\;r  finirla  con  poche  parole,  uuole  ch-c  dapoi  dalla  foramitàdel  muro,  quale 
.dal  fodo<iclfofib  farà  alzato,  fi  tiriuna  corda  fu  per  il  terrapieno,  e  fi  uengaà  fare 
com'è  ima  pia§gia,ò  dolcefalita,  che  ferua  per  colmatura  ò  rondo  dcUa  murag-lia, 
alla  quale  fi  faccia  una  ò  due  <:rofte,ò  camifcie  di  pietre  quadrate  ben  congiunte, 
e  corameffe  infiemc  con  le  tefte  uoltc  in  giracelo  meglio rdìllino  all'ingiuria  del 
le  artiglierie,  e  che  tale  incroflamento  fia  più  alto  del  piano  del  terrapieno  folo 
piedi  4.  acciò  nonimpedifca  illibero  ufo  dell'artigherie.  Dopo,  nel  fondo  del  f. 
fofTo,  uicino  alle  radici  di  quello  muro  &  argine,&  in  moltiluoghi  del  foflfo  uuo- 
le che  fi  faccino  le  cafe  matte,lontane  una  dall'altra  piedi  loo.quali  non  fiano  mol 
to  alte,e  di  fopra  fi  coprino,e  che  fi  faccino  uic  fecrete  d'andare  in  quelle  cafe  mat 
te  ,  le  quali  egli  Hi  ma  eh  e  lì  ano  non  folo  utili,mane<;effiiric  centra  e'nemici,quali 
alle  uolte  fcendono  ne'fbfll,  e  danno  i'affalto  con  le  fcale. 

Quella  forte  di  fortificarioneà  me  in  uero  molto  non  fodisfa,  auuenghi  che  le  Fortificatime  del 
cafe  matte,  quando  il  nemico  facci  una  grofla  fafcinata,  faranno  al  tutto  inutili,  e  ■O'"'"''  nprouata, 
la  muraglia  non  hauerà  fianchi,  chela  difendino,=e  cofi  fottoàquella  potranno 
Ilare  e'nemiciìcnza  alcun  fofpettod'effer  feriti  per  fianco.  Oltra  che,<juando  la 
fafcinatafarà  crefciutafino àfommo  l'orlo  del  folTo,  fenza hauer fatto  batteria ,  fi 
potià  liberamente  palTax  dentrOj  correndo  fu  per  la  pretata  corteccia  di  muraglia, 
fatta  di  pietre  quadrate. 

Però  io  ftimo,  che  à  fimili  fortìficationi  fi  debbono  fare  e'Balluardi  &  i  caualllc 
ri  ordinarii.  E  doue  il  terreno  non  farà  fciolto  ne  greue,  che  à'Balluardi  lì  debbc 
fare  il  muro  con  contraforti  non  molto  groffo  ;  e  che  fia  utile  alzare  e'  cauallieri 
di  terra  ben  calcata,  &  in  molti  luoghi  tramezzata  di  fi:ipa;  e  fare  le  calè  matte  nel 
folfo  (  fé  la  poflìbilità  di  chi  farà  fabricare ,  lo  comporti  )  con  l'ordine  da  noi  al- 
tre uolte  detto  .  Ma  chi  uorrà  fuggire  la  molta  fpefa  dc'BaUuardi,  potrà,quando  il 
(ito  non  lo  ueti,  ridure  tuttala  forma  della  fortificatione  pur  di  fuori  della  Città, 
limile  à  quella ,  che  fi  uede  difegnata  di  fopra  nel  capitolo  17.  ma  non  già  con  pie- 
gamenti delle  mura,  che  ha  quella .  facendo  nondimeno  e'cauallieri  di  terra  ad 
ogni  angolo,  che  fono  di  poca  fpefa,  e  fimile  fortificatione  faràfortiifima.  Se  la 
muraglia  della  Città  s'hauerààtbitificareloloin  uno,ò  due  luoghi,  la  forma  del 
la  fortificatione  fi  farà  con  le  cortine  ripiegate  in  dentro,  8c  à  forbice(benche  fimi 
li  cortine  mi  piacciono  in  tutti  quei  fiti,  a'quali  non  fiamo  collretti  obcdire,  come 
interuiene  bcnefpdlo  in  colline,  (opra  fcogli.  Se  in  montagne)  perche qucfte  da 
fé  ilefle  fi  fiancheggiano,  e  folo  con  gran  difuan  raggio  dei  nemico  fi  poflbn  bat- 
tere &  aiTaltare .  Doue  faranno  due  ordinidi  muraglia,  se'l  primo  muro  farà  uici- 
no affai  al  facondo,  fi  faranno  in  mezo  e'contraforii,  e  con  terreno  fi  riempirà  il 
tutto  ;  e  di  fopra  nel  colmo,  ò  rondo  fi  tirerà  una  corteccia  di  matoni  à  tre  doppii , 
ò  à  due^ò  di  pietra  morta,  ò  fpugnoia^  quadrata  e  ben  congianWj  fi  come  piace  al 

'""* T         Durerò 


Della  fortif  delle  Citta . 

Durerò  nella  Aia  fortificatione.imperochc l'Architetto,  &Ingcgnicro  non  deh 
bemai  mancarceli  far rifpiarmare la fpcfa al  Tuo  fìgnore quanto ìia  poflìbilc,  pur- 
tlicropcre  dagli  antichi'fatte,&i  terrapieni, e t'oflì ci  polfino  ficuran:icnte  con 
ciualchc  poco  di  fatica  e  fpcla  fcruire.  Quando  la  muraglia  uecchia  farà  di  piena 
uiua,  e  molto  facile  ad  efler  combatteria  intronata,  e  rotta,  quella  fi  gua.ftcrà  fino 
al  luogo  àcì  cordone, e  da  indi  insù  fi  farà  di  maroni,  ò  di  pietre  fpj.ignofe, 
e  morte. 

Doue  le  feconde  mura  faranno  molto  lontane  dalle  prime ,  la  parte,  che  ^notrà 
cfTcrefcoperta  dal  nemico,  $'abbaffcrà,ò  fi  ueftiràd'un  argine  ditcrraglio.Lt'ca- 
feuicine  alla  muraglia,  pure  che  nonfiano  molto  alte,  e  fra  quelle  e  la  murag'.Ha 
fiagioftorpatio,non  fi  rouincranno,pcrchc  potriano  in  un  bifogno  di  ritirata, fv'r 
uire  per  trincea,  terrapienandolecome  in  alcuni  luoghi  in  Italia  tal  uolta  è  ftato 
fatto .  E  doue  elleno  fcoperte,  e  battute  dal  nemico  potriano  nocere,s'abbafreran 
no.  Alle  parti  delle  cortine,che  faranno  deboli,ò  minacceranno  rouina,quando 
habbiamo  careftia  di  tempo,  non  faremo  altro  prouedimento,  che  della  ritirata 
iblita  di  tarfi  dietro  alle  mura  battute  .'O' pure  gittando  à  terra  la  parte  difutile, 
quando  quella  non  fia  molta,  ui  faremo  la  Piattaforma  rouerfcia';  che  in  tal  ma- 
niera, con  poca  fpefa  s'acquifterà  gran  ficurezza,  come  ^ià  ordinò  lo  llluftrifiimb 
Sig.  Afcanio  dalla  Corgna,  che  fi  doueffe  fare  ad  una  parte  delle  rtiura  d'Atiniì- 
no.  Se  bifognerà  gittareà  terra  cafc,chicfe,  ò  altri  edifitii  così  publici  come  priua 
ti,  che  fiano  uicini  alla  muraglia,  s'auuertiràdi  lafciare  i n  piedi  quelli ,  che  ci  po- 
tranno feruire  per  farui  dentro  ò  d'attorno  cauallieri  di  terra  ;  imperochè  meglio 
Comcon  poca  jpe  jj  ^^.^J.Q^^  moflb  ù  manterrà  con  l'aiuto  del  muro,che  fcnza.Doue  bifo^ni far  foifi  ò 
ù  IH  alcuni  luoQhi      ,,  ,.    ^  ■  e    ■-         n-  i  -i  •  i 

li  polìÌ7w allargare  ^^'i^rgarli,  le  non  ci  tara  mcltiero  portar  dentro  il  terreno  per  terrapienare  la  mura 

e'fojfi.  c^^^A  haueremo  qualche  fiume  uicino,cercheremo  di  feruirci  dell'acquadi  q[ael 

lo  per  portar  uiailterrcno,conducendo  tal  fiume  ò  parte  di  quello  dentro  al  foffo^ 
edandoglilibera  ufcitacon  molta  caduta;  auuertendo  difarlo  camminare  più 
ftretto  che  lì  pourà,  acciò  non  habbiaàlafciar  fermare  in  parte  alcuna  il  terreno, 
chcui  fi  gittcràdentro.Perciochenoi  uediamone'fiumi,  che  doue  l'acqua  cam- 
mina per  luoghi  ftretti,  ha  molta  forza,  e  con  gran  rapidità  porta  uia  ciò  che  ui  fi 
gittat  ma  doue  poi  il  letto  s'allarga,  quiuifi  uieneàpofare  il  terreno_,  eia  ghia- 
ia,  che  tal  fiume  conduce  al  baffo.    Doue  non  fi  potrà  dare  affai  caduta,  non 
fi  gitterà  nell'acqua  la  terra  molto  groffa  :  il  che  acciò  meglio  uenga  fatto,  fi  farai' 
opra  in  tempi  afciutti,  e  d'eftate,  quando  il  terreno  priuato  dcll'humore,  diuiéne 
Modo  da  far  netta  in  molti  luoiihi  fciolto,  e  facilmente  fi  fmeroola(  per  dir  COSÌ)  e  fi  sfarina.  E  per- 
Ycaafangneaai-  ^hepotria  effere,  che  tal  terrenooer  non  hauere  l'acqua  molta  caduta,  uenifsein 
le  melme  t  canali,     ,         ■  ■,        u-    lì  j         r         j  ii        u      •      n  w- •        r       r  \  ■    u- 

alcuni  luoghi  allamando,  e  facendo  quello,  che  enoltri  Giurelconlulti  chiama- 
no alluuionejall'hora  s'adopreràil  rimedio,  che  ufauano  anticamente  e'Pifani 
per  nettare  il  canale  dell'Oferi  fiume .  Imperochè  intendo,  che  quando  tal  canale 
era  di  fouerchio  allamato,e  pieno  di  fangho,e  melma,fi  che  nori  fi  poteffe  commo 
damente  praticami  con  nauili,ui  metteuano  dentro  gran  copia  di  bufole,  delle 
<^uali  quei  paelc  fu  fcmpre  per  la  qualità  deiraere,e  commodità  delle  paflure,ab- 
bondantiffimo;  quali  commouendo  quel  fango, faceuano intorbidar  l'acqua,  e 
così  à  poco  à  poco  il  fondo  del  canale  fi  ueniuaà  nettare.  Benché  per  far  ciò,  fia 
ancora  da  alcuni  fiato  pcnfato  uno  ingegno  di  rafìielli  grandi/fimi  di  ferro  accom 
modati  fopragrofie  hafte  ^d  alcuni  barchetti,ò  nauicelli,  co'quali  fi  uada  mouen 
do  il  fango  del  fondo  di  fimili  canali  allamati .  In  que'luoghichenon  haueran- 
no  commodità  di  fiumi ,  fi  cercherà  feruirfi  dell' acque  piouane;  però  s'accocc- 
ràniw  talmente  e'foifi  de'campi,  &i  corfi  dell'acque,  che  an deranno  pere'Iuoghi 
uicinijChein  tempi  di  pioggie  tutti  uenghino  à  condurre  l'acqua  nella  parte  del 
foffojchc  uorremo  allarghare  ;  auuertendo  di  farucla  entrare  non  di  fubito  quan- 
do 


Libro  Secondo . 


74 


do  iiìen  torbidiflima,  ma  alquanto  dopo.  E  aòfaraflì  quando  tal  acqua  all'ufcita 
del  foflb  hauerà  molta  caduta.  Col  quale  ingegno  intendo,che  anticamente  fu  ca 
uato  il  foflb  della  muraglia  della  mia  patria,  dalla  parte  che  risguardamezo  gior- 
no, conducendoui  l'acqua  fin  dal  cominciamcnto  del  luogo  detto  il  Faggete . 

D'una  fortifsìma  forte  di  muraglia  doppia  con 

■  fpclfi  archi  fr^  un  contraforte  e  l'altro^e  co'cauallicri  uicini  a'  Balluardi , 

C  A  P.       XXXI. 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

EN  G  o  per  cofa  chiara,  che  quando  un  luogo  lì  fortificherà  co  que- 
fta  doppia  muraglia  col  modo,  che  qui  diiotto  lì-uede,'egli  relìfte- 
rà  ad  ogni  grande  impeto  d'artiglierie,  è  farà  ficuro  da  mine  (  con 
l'ordine  à  dietro  detto  )  e  ficurifllmo  da  pale,  e  zappe .  L  ordine  è 
modo  di  efla  opera  già  s'è  detto . 

Qui  mi  refta  adire  che  l'opera  fia,di  grofTezza  conueneuole,  e 
che'l  caualliero  lìa  pollo  lontano  dalla  prima  muraglia  circa  diece  piedi ,  à 
caufa  che  eflendo  battuto  elfo  caualliero,  tutto  quello,  che  per  tal  batteria  ande- 
rà  a  balfo,s'habbia  da  fermare  fra  l'una  e  l'altra  muraglia,  poi  il  refto  della  feconda 
muraglia  farà  tirato  al  fine  di  eflb  caualliero ,  la  facciata  del  quale  farà  fatta  di  can 
ne  otto,  &  una  tra  quella  che  s'è  data  fra  la  prima  muraglia  &  elfo  caualliero  ;  che 
in  tutto  farà  canne  none  fra  la  prima  e  la  feconda .  e  quando  nel  quadro  tal  opera 
lafciafle  poca  piazza  dentro,  pongali  nel  quinto,  nel  fefto,e  per  infin'all'ottauOjfe 
condo  la  capacità,  che  tal  fortezza  harà  da  haucre  in  effetto;  perche  non  è  poffibi- 
bile,  che  in  piccoli  corpi,  lì  polfa  hauere  capacità,  e  fortezza,e  malfime  in  luoghi, 
che  habbiano  ad  hauer  nome,  &  effetto  di  fortezza . 
La  figura  mollra  uno  de"  caualiieri,che  s'hanno  da  fare  uicino  à'Balluardi. 

GIROLAMO      MAGGI. 

I  s  s  E  R  Antonio  Giuftiniano  S enator  ChiarifIìmo,e  gentil'huomo  quan 
to  altro  n'habbia  la  Città'diVenetia  giuditiofì(lìmo,&  ingegnofiffimo , 
come  dimoftrano  le  molte  fuc  inuentioni  in  materia  di  machine,  ponti , 
fabriche,  e  muraglie;  per  far  quali  il  medelìmo  effetto,  cioè  per  prohibi- 
re  che'l  nemico,  entrato  che  farà  fotto  alla  cortina,  non  polfa  per  forza  di  picconi , 
editagUata  rouinarla,  penfachelì  debba  fare  la  muraglia  di  pietra  quadrata,  fi 
cheinognifuolo,  che  fifaràdital  pietra,  lì  tenga  l'ordined'unauolta  piana,  che 
fia ritenuta  da  gagliardiflìme  fpalle  fatte  nel  principio  de'fianchi  de'Balluardi ,  e 
dentro  à  quelle  ben  iflìmo  debba  efler  ferrata  (e  ciò  quando  le  cortine  nonfiano 
troppo  lunghe, come  fogliono  clfer  quelle  delle  rocche,  ò  cittadelle)che  facendofi 
co  quell'ordine,  fé  bene  la  muragha  farà  fotto  da  un  capo  all'altjo  tagUata,  noti 
potrà  la  parte  di  fopra,ancorehe  ella  fia  greuiifima,uenireal  baflb,fino  à  tanto  che 
no  farà  tagliata  anche  nella  fommità.  La  quale  inuentione  mi-pare  utiliflìma,maf 
fimamente  fé  in  uece  di  pietre  quadrate,  s'adoprino  matoni  d'un  braccio  l'uno  di 
lunghezza,epocosrofsi  A/-f"'^'^fì  con  anelli  più  gagliarda  opera,  e  più  leggieri 
muraglia 


Della  fortif!  delle  Città . 
Si  riferifcono  alcune  leggi,  e  coftitutioni  degli 

Iinperadorij  appartenenti  alla  fortiiicatione,  &  alle  mura  delle  Città . 

C  A  P.    JCXXI  I. 


e.  de  Opcribui  fiu 
bluis  .1.  6. 


J^dlal.  IO.  del  ti 
toio  allegato . 


T^-Uat.  II.  del 
detto  titolò , 


G  I  R  O  L  A  M  O     M  A  G  G  I. 

VANTO  alle  cofc  di  legge,  che  s'appartengono  alla  fortificarlofie, 
o:  alle  mura  delle  Città,  dcbbe  faperc  il  lettore,  che  nel  Codice  di 
Giiiftiniano  Iraperadore  è  fcritto,  che  per  l'opere  de'porti,  de'con 
dutti  dell'acque, e  per  lainftauratione  eriparationedelle  mura 
delle  Città  e  cartella,  agniuno  è  tenuto  àpagarelafua  debita  par- 
te, non  oftanti  e'priuilcgij  della  degnità . 
Di  più,accioche  le  rplendidilTmie  Città ,  e  le  terre  per  cagione  della  uecchiez- 
za  nò  uenghin  meno,  che  nella  riparatione  de'bagni,c  delle  publiche  muragliCjfi 
dcbbcfpcndere  la  terza  parte  dell'intrate  di  quella  Città,  ò  terra,  doue  l'opere  fi 
-doueranno  rafTcttare . 

Ino}tre,cheii  debbono  fare  (fecondo  il  birogno)nuoue muraglie,©  fidebbe 
più  fermamente  rinouarle,  in  quella  maniera,  che  ciafcheduno  habitatore,  et  or 
dine  della  Citta,  fia  tenuto  pagare  per  la  parte  fua  la  fpefa,&  il  prezzo  dell'opera, 
cioè  quanto  farà  la  |ualira. 
L'.AbbatenelCon       Tiene  lAbbatc  di  Palermo,  che  hauendofì  à  fare,ò  rifa  re  mura  ad  una  Città  ò 

figlio  ^.dtluolu-  uilla  c'benide'monafterii  òlimonafterij  non  fono  come  gU  altri obligati  per  ra- 
mc primo.  .      .    -  p 


Tacila. 1.8.  dd  ti- 
tolo citato . 


Isella  1. 1^.  fitto 
il  titolo  citato . 

TslclUl^.deldet 
to  titolo . 


TsldUl.fMnum. 


ta  aiutare  l'edifìcatione  ò  inftauratione . 

Lafciò  fcritto  l'Impcradore,  che  la  licentia  del  guadare  le  cafe  priuate  per  ca- 
gione dell'opere  e  fabriche  publiche,  lì  concede  folamente  quando  le  cafeafcen 
dcranno  alla  ualuta  fin  di  libbre  cinquanta  d'argento .  E  che  effendo  e'priuati  edi 
fitij  di  maggior  ualuta,  fi  debbe  di  ciò  addimandarne  licentia  allolmperadore. 

Seauuiene,chc  qualcuno  impetri  dallo  Imperadore  un'opera  publica,  effendo 
gli  fatta  la  concefsiijne  generalmente,  colui  non  può  hauere  fé  non  cheluoghi  ro- 
uinati,  &  al  tutto  diftrutti,  e  che  poco  feruono  all'ufo  della  Città. 

Colui  3  che  ha  prcfola  cura,  e'I  carico  di  farfare  opere  e  muraglie  publiche, 
f  finoadanni  quindici  in  fieme  con  gliheredi  fuoi  obligatoall'emendatione  di 
tutti  e'uirij,  e  difetti,  che  fra  tal  tempo  appariffero,  ò  nafceflcro  in  detta  opera,  ec- 
cettuando però  e'cali  fortuiti . 

Non  clecito  rifare  le  mura  municipali  fenza  licentia  dello  Imperadore,  òdel 
l.  fiera  loca,  &t.  Prelide,  nead  cfl'e  alcuna  cola  congiugnere,  ò  fottoporre.  Se  alcuno  uioleràle 
K/nwj'.jf.  rft  Ve-"  mura  della  Città,  con  lofcalarle,  ò  in  altro  modo,  debbe  efler  punito  nella  pena 
rumdiuìf.eiielk    j^^u^  ^,ij,j^  Imperochcil  palfar  dentro  alla  Città  per  tal  uia,  è  cofa  da  nemici,  & 

,  '^"^y"  j"  •  '  abomincuole;  donde  non  (òlo  ^li  hiftonci,  ma  anche  i  noftri  Giureconfulti  dico- 
toloìnedejmo.%.  r     ■  \         ■  t,  rr       n.  ■  r       t,     ^  \  i  r 

(anSl^.  no,  per  una  limil  cagione  Remo  eiiereltatoucciio.  Pero  le  mura,  e  le  porte  turo- 

Tlut  arco  nella  ui-  no  (Uniate  fante  (,  benché  fecondoalcuni,  dice  Plutarco,  le  porte  nonfuronoha- 
tadii{omolo,tne  uute  per  fante)cioè  tenute  inuiolabili  per  cagione  della  pena  conftituita  nelle  fan 
frobUmi.  tioni  e  leggi,ò  ucroda'fagmini, che  erano  una  forte  d'herba,qualportauano  feco 

gli  ambalciadori  Romani  per  non  effere  olfefi .  Theophilo  Greco  interprete  del- 
le Inftitutioni  di  Giuftiniano  Imperadore,lafciò  fcritto  non  lènza  errote,effere  co 
fi  ibite  dette  le  mura,  dal  nerbo  fancire,  cioè  fermare,  auuenghi  che  (  dice  egli)  le 
T  lutar  co  ne'yro  mui"a  fermamente  con  ferme  fortiiìcationi  ci  fanno  ficuri .  Mi  pia,ce  affai  l'upinio 
blemi.  :  "-  ..  nediVarrone,qualdilfe,douerfi  tener  le  mura  delle  Città  per  fànte,accioche  per 
difcfa  di  quelle  con  ^'^  ^--^^ -nriibatta,  e  non  fi  sfugga  lamorte. 


Libro  Secondo .  76 

].a  Pian  u  e  l'alzato  della  terra  di  Sermoneta  in  Campagna  di  Remargli 

[vC.  CAS  TR.  da  noi  fortificata.     C  a  p.  xxxiii. 

e  CI  OCHE  i  lettori  compicndino  quanto  da  principio  ho  detto,  ho  poflo  qui  la  pianta,  &  un  certo  lume  della 
M  terra  di  Sermoneta  in  Campagn  a  di  Roma;la  qual  terra  fi  troua  in  un  fito  gagliaidifsimOjafsimigHandolì  la  aion 
t3gn3,doue  ella  è  pofla,ad  un  gra  corfiero  imbar 
datojfopra  la  groppa,e  fchiena  del  quale,  per  fin' 
gprincipio  del  luo  collo.c  fabricata  tal  terrai&  è  cola  chia 
r,  che  efla  fortezza  non  può  elTere  ofFefa  fé  non  che  dalla 
r  rte  dauati  fopra  il  fuo  collo,  uicino  alla  tefla.il  qual  col- 
I  no  è  capace,  più  che  di  cinqucpezzi  di  cannoni, i  qua- 
lufcendo  punto  di  tal  fuperfi  ci  e,le  bande  callano  tanto, 
(lenon  fi  uede  più  niente  di  tal  fortezza.  E  per  quefto 
J  cannoniere  della  coda  di  nibbio  dameritrouata,chc 
V  alcuni  poi  l'hanno  dimandata  tenaglia, 

"^  non  poflbno  eficre  imboccate ,  mafolo 

battute  per  fronte,fa'ccndoui  poco  dan- 
no ,  come  molte  uoltc  haucte  ueduto  Se 
intcfo.  Affai  tempo  è  che  tal  fortezza, 
fu  porta  in  difcgno  j  e  poi  in  opera,  co- 
me 


-/T^ 


u. 


me'fannoque' Signori  II 
luftnfsimi,che  fono  di 
tal  terra  Patroni ,  la  mol 
tacortefia  &  amoreuo- 
Iczza  de'quaU,  mi  tie- 
ne infinitamente  à  quel- 
li obligato. 


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V 


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Della  Fordf.  delle  Città 


Biafciiijsiii 


PORTIFICATIONE 

DELLE     CITTA 

DI    M.    GIROLAMO    MAGGI 

DANGHIARI,   E    DEL   CAPITAN   lACOMO 
FvsTO  Castriotto   da  Vrbino, 

LIBRO       TERZO. 

Della  fortificatione  deporti . 

Capitolo  Primo. 
GIROLAMO      MAGGI. 


ora  diciamo  della  fortificatione  deporti  delle  Città. Pla- 
tone fu  di  parere,  che  la  Città  fi  douefiefarc  per  il  manco 
lontana  dai  mare  diecc  miglia,  non  per  cagione  difanità 
(  come  alcuni  fi  penfano)  ma  accioche  gli  animi  de'cittadi- 
ni  per  eflercitare la mcrcantia,  &  i  traffichi  non  ueniflero  à 
diucntare  poco  generofi.  Ariftotcle  non  dannale  Città 
maritime,e  uuole  che  i  porti  di  quelle  non  fiano  dentro,ne 
anche  troppo  lontani  ;  e  che  fi  cinghino  di  muraglia,  acciò 
(ìano  forti  ;  allegando  ciò  cflcrfi  coftumato  di  fare  anticamente  in  alcuni  luoghi 
che  egli  haucua  ueduti,come  fìi  ad  Athene,doue  il  porto  per  cófiglio  di  Themifto 
eie  fi  fortificò.  Del  qual  porto  famofifsimo,  e  di  grandifsima larghezza  (auuen- 
ghi  che  abbracciaua  in  fé  tre  porti  fatti  dalla  natura)ne  parlano  Platone,Paufania, 
Probo,  Plutarco,  &  altri  fcrittori .  Era  quefto  porto  congiunto  alla  Città  con  due 
braccia  di  muraglia  (  comelafciarono  fcritto,  Liuio,  Giuftino,  Orofio  &  altri)chia 
mate  ancora  ftinchi,  quafi  che  fimigliaficro  due  ftinchi,  che  dalla  Città  al  mare  fi 
flendeffcro.  Quali  muraglie  prima  da'Lacedemonij,cpoi  da  Sylla  furono  roui- 
nate.poteuafi  ben  chiamar  forte  qucfto  porto  fecondo  gii  antichi,  auuenghi  che , 
fi  come  teftifica  Orofio,  era  circondato  di  fette  procinti  ài  muraglia . 

S  I  debbono  in  uero  molto  lodare  e'fiti  maritimi  per  farui  Città,  quando  hab- 
biano  porti  naturali,  ò  ficuramente,  e  con  facilità  ui  fi  poflìn  fare,e  difendere  dal- 
l'onde molto  impetuofe.  auuenghi  che,  oltra  l'arricchirfi  e'cittadini  per  uia  de"con 
tinui  mercati  (  come  dice  Thucidide  efiere  auuenuto  à  Corinto  porta  fra  due  m.a- 
ri,  donde  fu  da'Poeti  detta,la  Città  abbódante)e  per  la  nauigatione,e  l'hauer  com 
modità  di  potere  per  mezo  di  groffe  armate  allargar  l'imperio  (  come  già  interuen 
ncà'Pifani,à'Genouefi,cpiù  che  ad  altri  è  interuenuto  à'Signori  Venetiani,  per 

V        -non 


ThtonenelLialo- 
go  4.  e  5.  delle 


Urifiotele  nellih. 
7.  della.  Tolit.  ca- 
pitolo 6. 

viatorie  in  Gorg. 

Taufania  nella  de- 
fcrittione  del  pae- 
fc  d'^thene.  Tro- 
bo ,  e  Tliitar .  in 
rhemiH. 
Liuio  nel  Uh.  i  •  del 
la  Deca  4.  Ginsìi- 
noncl  lib.  y  Oro- 
fio  nel  z.  cap.  15. 

Orofio  nel  Uh.  6. 
cap.  2. 


Thucidide  nel  proe 
mio . 


Della  Foitif.  delle  Città 

non  parlare  delle  rcpubliche  più  antiche)  e  di  portar  fuori  con  utile  le  cofe  fupcr- 
chic^c  proucdcrfì  di  quelle  che  ci  mancherannojquando  una  potcntia  nemica  cer 
chcrà  d'afi'cdiare  una  Città  fimiJc,  che  della  terra  e  del  mare  partecipi,  le  conuerr 
ra  ncceflTariamcnte,  oltra  l'eflcrcito  di  terra,  hauere  ancora  una  gagliarda  armata 
in  mare,  come  fu  di  neccfììtà  ad  Ale^Tìmdro  Magno  per  afiediarTiro.  Di  più,  co- 
me èrtatoanche  daaltriauuertito, lapcfcagione  farà à quella  ne'tempid'afledio 
di  non  picciolo  aiuto.  Cercherafiì  nello  eleggere  illìto  della  Città,  che  dcbbe  ha 
r.ereil  porto  maritimo,  di  no  fi  porre  in  luogo  douc  il  fondo  del  marefiaherbofo, 
ò  tasofo,  perciochc  nel  abbaffarfi  dell'acque  per  cagione  del  refluffo  del  mare, dal- 
la puzza, e  dal  peftifero  odore,che  nafce  da  fìraili  luoghi, che  uenghino  difcoperti, 
fi  corrompe  l'aere .  La  onde  megliori  laranno  que'lidi,  che  haucranno  lo  fcoglio , 
d'acqucmolto  profonde.  Auuertiraifi  ancora  di  non  fi  mettere  uicino  alletoci 
de'humi,auuenghicheinprocelTo  di  tempo  fi  uerràà perdere  la  commoditàdel 
mare  e  del  porto,  allamandofi  di  continuo  tai  luoghi  per  cagione  del  terreno ,  che 
da'torbidi  fiumi  è  nel  mare  condotto .  come  fi  dice  eflere  interuenuto  à  Fifa,  à  Pa- 
doua,  &  ad  altre  terre,  quali  antichiffimamente  elfendo  uicine  al  mare,  per  tal  ca- 
7>linionellib-i'  gio"^  hoggi  ^o"o  ^a  quello  lontane .  Scriffe  Plinio  chc'l  mare  à'fuoi  di  s'era  fatto 
lontano  dal  porto  d'Ambracia  per  fpatio  di  diece  'mila  paflTi .  e  dal  porto  Pireo  de 
gli  Athenicfi, cinque  mila  :  e  che  già  ad  Ephefo  (olendo  bagnar;  il  tempio  di  Dia 
na,  fé  n'era  allontanato .  Ancorché  la  cagione  di  tal  cofa  fi  pojfa  attribuire,recon- 

^rinotelcndlib.  ^^  Ariftotele,  e  Strabene, al  coftume  della  natura,  ò  alle  particolari  uecchiezze,  e 
l.  delle  Meteore.  -   j    n  ,     i  ■  ni-  i  i  r     •  r- 

Strahone  nel  Uh.  gioventù  delia  terra,  quale  hora  in  quelto,  liorain  quel  luogo  nuiene  alciugan- 

ultmo.  dodall'acque,  &  hora  Mnhumidifce,  e  s'inonda.  DondeOuidio  riferendo  il  pa- 

Quidionellib.  -A-  r.icdiPythagoraPhilofophofapientiirimOjelegantemente  diflc  , 
timo  delle  Trasfor    „     yidicgo,q:wdfi.er.'.tqncnd.imJùlidiJfMatcrra, 
*"'"'*  3j     Ljfcfi-tt!;}»,  uidi  fatlas  ex  xquore  terras , 

?>     Et  froad  à  pelago  conchts  iucusre  marins, 
>j     Et  uettis  initcnta  est  in  niontibus  ancbor^fum'ìis . 
Tompcmo  Mela    Lafciò  fcritto  Hcrodoto  chel  mare  già  arriuaua  fopra  Memohi  per  infino  à'iuoghì 
pellib.  I.  eli  montagna dcH'Ethiopia.  Pomponio  Mela  parlando  diNumidia,racccnta  che 

fi  diceua,  che  in  terra  ferma, &  aifai  lontano  dalla  marina,  fi  uedeuano  fpine  dipe- 
fci,  e  pezzi  d'oltrighe,  e  di  conche  di  murici,  fiilTi  confumati  e  lograti,  come  fuole 
auuenire  dou e  percotono  l'onde,  e  non  differenti  da  quelli,  che  fono  nella  mari- 
na :  di  più,  ancore  ficcate  dentro  à  gli  fcogli,  &  altri  ibmiglianti  fcgni  e  ueftigi  del 
Strahgnenellib.u  mare,che  già  fino  à  quei  luoghi  fi  flédcffe.  Cosi  Strabonèraccóta  fimili  inditi]  del 
mare,  che  fi  fia  ritirato  per  gran  fpatio  indietro,  uederfi  in  Afia,&  inLyhia.  Le 
Solino  nel  cap.Zii.  quai  cofe  Solino,  Paulo  Orofio,  &  altri  attribuifconoal  diluuio  dell'acque,  ben- 
Orofw  nel  cjp.  7.  che  non  fcnza errore,  come  noi  ne'libri  dell' Arfione  del  mondo,  e  del  giorno  del 
TJellib'i  cap      g'"^'"^  (parlando  (blamente  contra detto  Orofio.comequafi  ultimo Vcktore & 
A.    '  •!•    "■'•  iihrmatoreditaleupinione)habbiamoabafìanzadimoftrato. 

Ma  fia  come  fi  uuole.cioè  ò  per  le  cagioni  dette,  ò  perche  il  mondo  s'auuicina  al 
la  fua  arfione,  tornando  al  piopofito,  dico  chc'l porto  debbe  cffere  molto  lontano 
dalle  foci  de'fiumi,auuenghiche  l'efpenentia  cimofìra  in  più  luoghi,  maffima- 
mente  d'intorno  à  Chioggia,  e  Venetia,  che'l  uicino  corfo  de'fiurai  in  mare,ammu 
nifce  &  allama,&  è  di  grandilfimo  danno.  Dd  che  altrui  fi  può  accertare  col  lam- 
biccar l'acqua  marina  di  tai  luoghi,  imperoche  trouerà  che  quella  che  farà  tolta 
molto  difcofto  dalle  loci  de'fiumi,  farà  manco  feccia,  e  pelatura  che  l'altra . 

Hauuto adunque  qucfla  confideratione,  che  e  di  non  poco  momento,  fi  hauc- 
rà  anche  quella  della  fortezza,  e  buona  capacità,  e  ficurezza,  per  poterui  commo- 
damente  tenir  dentro  nauili  d'ogni  forte,  ficuri  dalla  fortuna,  &  acciò  l'armate  de' 
xicmici  non  fi  poifino  impadronire  di  tal:  porti.  Perciochc  fc  anticamente  quando 

non 


Libro  Terza.  78 

»o  erano  trouate  le  molte  arti  da  noccre,  ne  rartiglierie,chc  noi  hoggi  habbiamo , 
s'usò  di  far  forti  e'porti  ;  al  tempo  noftro  quelli  più  che  mai  fortificar  fi  debbono;  e 
fecondo  il  fano  parere  d'Ariftotcle,  nò  dentro  alla  Città  s'hano  àfarc,ne  troppo  da  //  porto  non  debbe 
ouella  lontani  ;  accioche  facendoli  dentro ,  non  fi  riceua  qualche  danno  da'  nau  ili  ^'iì'^'^^  dentro  alU 
forcfticri,  cheui  s'aduneranno,  potendofi  adoperar  molti  inganni,  e  permezo  de*  ^^t-yf-'Opp'^  «•* 
marinaiordir  q-ualchc  rubamento;-&  accioche  eilendoe  porti  troppo  lontani,   '' 
non  apportino  fcommodo  per  la  continua  pratica,  che  in  quelli  hauere  bifo- 
gna,  e  per  eifer  di  foucrchio  difuniti,  non  fiano  facilmente  efpugnati,  per  non  go- 
<ieredel  beneficio  delle  difefo  e  del  Ibccorfo  di  quella.  Le  quai  cole  penfo  io  che 
fufleroconfiderate  da  gliAthcniefi,quando  fecero  le  due  braccia  di  muraglia,che 
«niuano  il  porto  alla  Città  loro.  Prefuppofto  adunqueche'l  porto  fiain  luogo 
<ommodo,  emanco  che  farà  pofllbile,efpofto  all'ingiuria  dc'uenti,e  dell'onde  ma 
line,  e  che  perciò  habbia  il  fuo  molo  fortiifimo,  e  bene  intcfo  ;  fi  farà  la  bocca  tan- 
to larga,quanto  bafti  per  dare  agiata  e  commoda  entrata  &  ufcita  per  due  grofiì/II- 
me  naui,benche  alcuni  la  uoglino  di  canne  60.  allaquale  guideranno  e'nauili  due 
^le  di  baffo  muro,che  fempre  fi  uadin  riftrigncdo.  La  quale  entrata  hauerà  alcuni 
piegamenti,  &  in  quefti  buon  parapetti,  con  le  cannonicrc,dalle  quali  commoda 
mente  fi  poffa  offendere  il  nemico  quando  uoleffe  entrar  per  forza.  Chiuderaffi 
<ietta  foce  (  comeordinariamente  fi  fa)  con  la  fua  catena, talmente  che  fi  pofla  alza 
re  &abbaffare,{<.'condo  il  bifogno  richiederà.  Benché  le  catene  d e'porti  facilmen 
te  fi  rompinOjCome  interuenne  già  nel  porto  di  Palermo,  quando  e'  Pifani  per  for-  Catem  delportodi 
za  uipaffuono  l'anno  del  Signore  MCIX.  del  che  ancora  fi  uede  la  memoria  in  Takrmo^rottAdÀ 
certi  uerfi  intagliati  nella  fronte  del  domo  di  Pifa.&  èauuenutoin  altri  luoghi  in  ^ÌA'"* 
diuerfi  tempi .  Oitradi  quefto  fi  faranno  anche  alquanto  lontano  dalla  focepre  - 
detta  fcogii  artifitiali,  che  non  apparifchino  fuori  dell'acqua,  a  quali  al  tempo  di 
patc  fi  terranno  e'fegni,  acciò  fiano  fchiuati  da'nauili  de'foreffieri,  guidati  da  buó 
piloti, e  nel  tempo  di  guerra,leuati  c'fegni  uenghino  à  far  pericolare  e'nemici,  che 
•con  Galee,ò  altri  legni  c-ercheranno  di  paffar  dentro.  La  muraglia,che  circóderà  il 
porto artifitiale,non  f\  faràfolamente  tale,ch'ella  poffa  rcfifferc  alla  forza,e  uiolen 
2a,chc  le  poteffe  uenir  à  doffo,ma  doppia.donde  refifta  ancora  à  quella  di  détto, fé 
per  cafonauili  nemici  romperanno  la  catena,  e  ciò  faraffi,Iafciando  traruna,el'al- 
tra  muraglia  cammodofpatio,  per  e'difenfori,  e  per  l'artiglierie,  che  u'iiaueranno 
à  ftare;e  facendo  che  ella  habbia  molti  piegamenti, che  non  folo  diano  commodi- 
tà  alle  cortine  di  fcambieuoli  fiancheggiamenti,  fcnza  fatui  Balluardi,  ma  anche 
poffino  battere  tutto  il  porto .  La  parte  di  fuori  fi  farà  angulofa  e  di  molta  fcarpa, 
acciò  meglio  fi  difenda,  e  refifta  allonde  del  mare .  e  dauanti  fi  fonderanno  fcogii  ' 

Grtifitiali  non  molto  lontani  da  quefta  muragliajper  prohibire  à'nauili  nemici  che 
non  s'auuicinino.  S'auuertirà  di  fare  quefta  muraglia  del  porto  alquanto  più  baf 
fa  di  quella  della  Città,accioche  fé  per  cafo  il  nemico  fé  n'impadroniffe,non  fi  dia 

commodità  di  nocerealla  Città.  Per  il  qualrifpetto  ancora,  mi  piacerla,  che  den  .,   ^.    ,-c-it 
11  j-  11       u      T        j  r  A  r  e      re       \       ^  Monti  art tficialtjo 

tro  alle  mura  di  quella,  che  rilponderanno  lopra  detto  porto,»  raceflcro  due  o  tre  py^ipono. 

monti  artifitiali,  ò  cauallieri,che  foprafteffero  alla  muraglia  del  porto, e  fcopriffer 
beniffimo  la  marina .  Quali  ci  afficureranno  da  ogni  pericolo,  e  faranno  di  gran- 
de offefa  à'nauili  nemici, tirando  in  elfi  di  ficco. 

Chi  uonà  fuggire  la  fpefa  di  quefta  forte  di  fortificatione,  potrà  afficurarfi  con. 
una  fortezza  firn  ile  à  quella,  che  è  di  fotto  difegnata  dal  Caftriotto,  la  quale  fia  in 
tal  luogo  fatta,  che  poffa  battere  àgran  uantaggio  tutto  il  porto,  ò  al  meno  che 
guardi  la  bocca  di  quello.  Nonlafciandoperòdi  fare  e  detti  fcogii  artifitiali  co- 
perti , ne'quali  s'habbiano  àrompere  e'iegni ,  che  fi  uorranno  accoftare.  qual  forte 
di  difefa  è  utililfima  ;  ancor  che  l'ingegno  humano  hoggi  habbia  penfato  bonifsi- 
IHO  rimedio  concia  gli  fcoglijColfarei  fondi  dc'nauili  fino  alla  altezza  di  braccia 

V     a        4.  di 


Della  Fortif.  delle  Città 


A.  di  Ic^ni  cornmcfsi  infieme,  come  fc  fuflero  confitte  una  fopra  l'altra  in  rraueiTo 
più  zatte,ò  foderi, che  gii  uogliamo  chiamare.  Dc'quali  ne  uidi  in  cafa  del  uirtuo 
fìfiimoS.  Girolamo  Rulcclli  un  modello  bcllilTìmo,fatto  fare  daM.  Leonardo  Fio 
rauanteBolognefe,  inucnroredi  tai  nauili  fccurifsimi  nonfolo  da  glifcogIi,mà 
ancora  dallcartiglicric, cdaquanto  fi  uogliagran  fortuna  di  mare.  Qii^ando  il 
«orto  f'!a<?randiffimo,  cornee  quello  che  difotto  hàritrattoil  Caftriotto,  per  me- 
glio afllcurailo,  Ci  potranno  far  due  fortezze,che  guardino  la  focene  bocca  di  quel 
lo.  E  fc  non  farà  troppo  grande,  ma  porto  tanto  uicino  alle  mura  della  Città,  che 
poflaefìrcrbcniilìmo  da  quella  guardato, fi  potrà  anche  firefenza  la  rocca;  pur  che 
dentro  alla  muraglia  fi  faccino  e'detti  cauallieri,  emonti  di  terra.  Non  (i  manche 
rà  ancora  di  fare  la  torre  del  fanalc,chein  tempi  di  fortuna  poffa  col  lume  la  notte 
moftrare  à'marinai  il  porro.auuenghi  che  bene  ifpeffo  fenzalaiuto  di  quelli  lumi, 
intcruicnc,  che  Ci  perdono,  e  uanno  male  molti  nauili,  uedendofi  con  chiarilfima 
proua,che  la  boirola,c  la  carta  da  nauigare,  non  guidano  precifamente  à'porti,  ma 
molto  taluolta  uariano  ;  di  maniera  che  fé  non  è  giorno,doue  non  fono  e'fanali,c5 
gran  pericolo  e  fatica  fi  pigliano  le  bocche  deporti.  Ma  diquéfto  baiti  hauer  fin 
qui  detto. 

Pianta  &c  alzato  d'una  fortezza  da  farfi  in  acqua 

e  delle  palificate  per  fondarla:  coldifcgno  d'un  nuouo  inftrumento  da  fic- 
care i  pali  nc'luoghijdouel'acqua  è  molto  profonda.     C  A  P.  II. 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

'E'  ucnutooccafionc  nel  Regno  di  Francia,  di  fare  alcune  fortifica-, 
rioni  in  acqua;  e  per  far  cola  che  refifta  al  tempo,  per  mezo  del 
buon  fondamento,  ho  fatto  palificate  fimili  alla  prefente,  in  af- 
fai profonde  acque,con  l'inftrumento  legnato  della  lettera  F.qualc 
dcbbeelfer  latto  di  metallo  se  di  lunghezza  di  piedi  lei,  e  di  grof- 
fczza  per  diametro  piede  uno  e  mezo .  Quello  anche  fi  farà  uacuo 
da  ogni  banda, à  caula  che  dentro  ui  pofia  entrare  ogni  forte  di  pali,  e  s'opererà  co 
me  qui  la  figura  ui  moftra  ;  &  il  ceppo  che  dcuerà  percotcrc,e  ficcare  i  pali,chiama 
to  mazzacafiello,  fi  farà  medefimamente  di  metallo  :  il  quale  harà  maggior  forza 
di  quelli  di  legname,  e  farà  dureuolc,  efempre  quel  medcfimo  metallo.  Sopì  a 
le  mifure  non  mi  llcnderò,  per  che  già  fé  n'è  parlato  fopra  tanti  altri  fbrti,che  le  mi 
fure  di  quelli  accommodcran  qucfte  in  tutti  i  modi. 

La  forma  che  fi  uede  qui  auanti,  è  fatta  cofi  gagliarda,  à  caufa  eh"  eli'  habbia  da 
feruirinmare, &in  terra,  pcnfandomi  ponerlain  un  fito,oue  potrebbe  efi'cre,che 
co'l  tempo  ella  haueffe  à  rimanere  in  fecco,come  uediamo  à  molti  luoghi  eifere  in 
tcruenuto.  la  fattura  della  prima  muraglia,  intendo  che  fia  fatta  fecondo  che  è  or- 
dinario; ma  il  Torrione  uada  dal  fuo  fondo  apiombo  per  infin'all'altezza  della  pri 
ma  detta  muraglia,  e  da  quella  in  su  uada  à  fcarpa ,  dandone  ad  ogni  diccc  piedi 
otto,  à  caufa  che  le  palle  delle  artiglierie  non  la  pofsino  afferrare. Quella  fuperficic 
uoglio  che  fia  fatta  tutta  di  legname  alla  Francefe ,  e  tutta  coperta  d'ardnes ,  ò  ae- 
ro di  fottililsimi  matoni,acciochepcrcotendoui  l'artiglieria  getti  quattro  ardncs, 
e  rom  pa  un  legno  ;  il  che  farà  poco  male  all'opera ,  &  à'  circonflati ,  che  trouando« 
la  fabricata  di  grolTa  materia^  farebbe  danno  affai . 


I 


GIROLAMO 


|;GIROLAM0  MAGGI, 

^  vvER TIR  ASSI  quanto  à"  pali, 

:^\f  di  non  gli  far  di  legname  facile 

adimmarcirfi^fì  come  fono,  l'cf- 

chio,  il  fugherò,  il  faggio,il  cer- 

(iìmiJi  altri  legnami .  però  fi  ccrche- 

dfarli  di  rouere,  di  quercia,  di  cafta- 

itdi  larice(quc(lo  fi  adoprcràfolamen 

Ij'Iuoghi  d'acqua  dolce,  pcrchc,fecon 

||inio&  altri,  nell'acqua  falfa  tarla  e 

[ijiarcifce;  d'uliuo,  di  pino,  d'alno  ne 

6;  di  nocio,  di  cui  il  legno  fopra  terra 

';rcnonèdureuolc.Giouerà  affai  per 

li  enir  quefti  pali  che  non  fi  corrompi 

).  o  abbruftolargli  alquanto,  auucn- 

li  he  fia  cola  manifcfta,chc'l  fuoco(co- 

:  fciò  fcritto  Santo  Agoftino  nell-ib. 

.fila  Città  di  Dio,  nel  cap.^.'dàà  cor 

Inili  grandifsima  refiftenza  contrai" 

iiiidità,e  contra  la  uecchiezza ,  e  gli  in 

ir  ce,  donde  anticamente  fi  coftumò 

il  foggia  indurar  le  punte  à  l'hafte 

Tie  forafsino,  e  però  diffc  Virgilio,  fu- 

ibsquepr^uftis. 


Della  fortif! 


delle  Città 


Libro  Terzo.  80 

OiialuiatenelTerogli  antichi  per  fondare  inac- 
qua .  Come  fi  polTa  con  poca  Ipefa  fondar  muraglie  doue  non  fi  trouino  pic- 
trcgrolTe.  modo  da  murar  fottol'acquajC  da  fcaricar  facilmente 
in  quella  il  terreno.     C  a  r.    1 1 1- 

GIROLAMO    MAGO  I. 

L  I  antidhipcrfondare  in  acqua,  ufarono  di  far  fodo  il  luogo  con  G'^r^p'^oUb.  i. 
pietre  grofsi  film  e.  ScriueGiolepho,cheHerodeiiolendoflir  certi  '■•^"•^'' 
fondamenti  in  un  porto  di  mare,  ui  i'ece  gitrar  pietre  grandiflìme , 
delle  quali  alcuneue  n'erano  Junghepiedi^o.  groflep.clarghe  io. 
&  alcune  anche  maggiori .  E  uè  ne  fece  gittar  tante,  che  riempì 

-•  fino  al  filo  dell'acq  uà  (eflendo  l'acqua  quiui  alta  pafsi  uenti  )  fopra     ,  „     . 

,  .     .         j         r  I    •      -1  T-i-  Ai  u         1      j     /^-      \.^  Ttutar.  nella  una 

Jequaipictrcdopoiabncoilmuro.  Dice  ancora  Plurarco,  che  uolendo  Cimone  ^^q'^^j^^ 

far  fondar  muraglie  in  certi  luoghi  padulofi,  e  pieni  d'acqua  piouana,  ui  fece  pri- 
magittar  gra  copia  di  groflc  pietre, &  in  tal  maniera  calcò,  &  abbafsò  quiui  il  fóda 
mento, e  lo  fece  buono.Qual  modo  ancor  che  femplice  e  goffo,  non  mi  difpiacena, 
•quado  nel  luogo  doue  s'haueffe  à  fare  la  fortezza, ò  no  molto  lótano  da  quella ,  fuf 
fé  comodità  di  fimili  pietre  grandi, e  ciò  perfuggire  la  molta  fpefa  delle  barche  del 
Caftriotto.  e  quando  mancaiTero  dette  pietre,  fi  potria  farle  giufte  à  fquadra  di 
calciftruzzo,  cauando  in  terra  moltefoffe  quadre,  e  gittandouelo  liquido;  eia - 
fciandolo  dopo  afciugare,&indurii-e;il  che  fi  potria  fare  quando  non  ci  fuffe  trop- 
pa fretta  d'edificare.  E  per  quefta  uiafi  uerriaàrifpiarmarenonfololafpefa  del- 
le barche,  maancora  de  glifcarpeJlini,edelle  congionture  delle  pietre.  Q£cfte 
pietre  artifitiali,  quando  fufiero  affai  indurite,fi  potriano  regolatamente  una  pref- 
fo  all'altra  far  calar  nel  fóndo  del  mare,  tenendo  nel  murarle,l'ordine  che'l  Caftri- 
otto uuoltenir  con  le  barche,  cioè  mettendone  un  fuolopcr  diritto^  e  l'altro  per 
trauerfb.  quali  pietre  artificiali,  ò  d'altra  force,  tanto  faranno  megliori,  quanto 
che  faranno  maggiori.e  più  larghe  ;  auuenghi  che  per  abbracciar  molto  terreno  an 
cor  che  fangofo,& infermo,  fonomcgliofoftenute,  eianno  meglio  foftenireilpe- 
fo,  che  farà  lòprapoflo.  Dondegli  antichi  ne'fondamenti  delle  fabrichefempre  ^l^'^'i'Cap.j. 

metteuano  le  più  grolle  pietre,che  potcuano  hauere,  come  io  ho  offeruato  nelle  fa  /.  ^  ',      ,,., 
I  /r    ^-    ,-     1        o     I     ■  r    •         •       !i  1       r  r         r^     ■  ■     ■       ■   1   .  Giofepho nelle. 

ere  lettere,  appielìo  Gioicpho,  &.altrifcntton.nellaqual  cola  fono  fiati  imitati  da  é.cap.S.  della. 

moderni,  ucdendofi  con  l'efperientia,  chene'luoghifangofi,fono  meglio  foftenu-  guenaCiud. 
ti  i  corpilarghi,  che  gli  flrctti;  come  nel  condurre  l'artiglierie,  manco  s'affondano 
le  ruote  grolle,  che  le  lottili  :  &anchc  nell'acqua  e'iegni  dal  fondo  largo,  fono  me- 
glio foflentati  agalla,  che  quelli  dal  fondo  manco  piano.  Vediamo  ancora  in  Vc- 
netia  farfi  i  fondamenti  delle  cafe  larghiifimi  di  pietre  grofle  quadratelo  dima- 
toni  ,  che  piefto  indurifcono  il lauoro  :  che  s'altrimente  fullc,  le fabriche ,  per  effe- 
re  il  terreno  infermo,  non  fi  manterriano  in  piedi .  Virruuio  dice,che  chi  uuole  e-  Vitrmionelca.^. 
dificare  in  luoghi  padulofi,  uidebbe  prima  ficcar  pali  d'alno,  d'uUuo,  di  falce  òdi  deliib.'^. 
rouere  arficcio,  &  cheue  li  debbe  far  entrare  à  forza  di  machine,e  dopo  cauigliar- 
li  ;  e  gli  fpatii,  che  fra  un  palo  e  l'altro  reftano,  riempir  di  carboni,  &  i  fondamenti 
pareggiare  di  fabbrica  duriflima .  Il  modo,  per  uetare  che  l'acqua  non  dia  impac- 
cio à  fare  i  fondamenti,  ueggafi  appreffoil  medefimo ,  benché  à  me  più  piace  quel 
lo,  che  hoggi  s'ufa  in  Venctia,col  far  doppia  palificata,e  riempiendo  lo  ipatio^  che 
e  fra  una  el'altra,  di  fango,  che  non  laf  ci  palTar  dentro  l'acqua. 

Doue  l'acqua  non  fufle  alta  più  che  18.0  uenti  braccia ,  fi  fonderà  con  queftoor- 
dine.faraffi  una  machina  quadra  di  legno,  alquanto  più  larga,  che  non  douerà  effe 
re  il  fondamentOjmà  alta  quanto  che  farà  laprofondità  dell'acquai  e  quefta  fi  cala- 
faterà 


Della  forti f\  delle  Città 

flitcrà  bcniflimOj  Ci  che  l'acqua  non  ui  pofla  entrar  dentro,  e  lafcerafTì  aperta  dal'u- 
no  e  l'altro  capo .  Poi  facendola  calare  à  pioni  bo,  ò  pur  un  poco  à  fcarpa  fonra  al 
luogo  del  fondamento  dafarfi^calchcraffi  di  maniera,  ch'ella  (ì  ficchi  bcniffimo 
nel  fango.  Ciò  fatto,  (ì  cauerà  l'acqua  che  ui  farà,  e  ficcato  dentro  à  quello  fpa- 
tio  e'pali ,  fi  murerà  tanto ,  che  fia  detta  machina  ripiena  fino  à  fommo  ;  auuerten- 
do  di  la'ciare  alquanto  di  fpatio  a  lati  per  poter,  finita  l'opra, cauare  la  machina  :la 
quale  fi  cauerà  dopo  diecc,ò  quindici  giorni,  quando  la  calcina  hauerà  alquanto 
fatto  la  prefa;  e  [aralìì  il  muro  tutto  di  pietra  quadralo  di  matoni,aui;crtendo  di 
non  adoprar  quelle  forti]di  calcina,  che  fon  troppo  tarde  al  far  la  prefa.  ne  manco 
l'arena  di  fiume, fc fi  potrà hauer di  quella  dicaua.  Così  di  nuouo  preflbàque- 
fìo  muro,  fi  ficcherà  la  machina,  e  fi  farà  un'altro  m.uro,  continuando  finoà  tanto, 
the  farà  fornito  tutto  il  recinto .  E  prima  che  quefto  fia  chiufo,  fi  condurrà  dentro 
co  nauili  tanto  di  terra  e  pietre,che  fi  uenghi  à riempire  il  tutto  fino  al  pelo  dell'ac- 
qua. Etacciochcnon  fi  confumi  lungo  tempo  àuotaree'nauih, fi  faranno  burchiel 
icfimilià  quelle,  che  io  ho  uedutein  Venetia,  fatte  per  portare  in  mare  c'fanghi, 
che  fi  cauano  dc'canaIi,cioè  forate  in  mczo  del  fondo,  con  una  gola  quadra  di  ta- 
uolc,  che  arriua  fino  à  l'altezza  de'lati,  e  uien  femprc  allargando,  à  guifa  della  tre  - 
moggia  del  molino,  donde  il  grano  cafca  dentro  alle  macine .  A  pie  della  qual  go 
la  cioè  nel  fondo  della  burchiella,fono  accommodate  due  tauole,  che  chiudono, 
&  aprono,  come  fi  fa  alle  feneftre,  e  quefte  fon  ritenute  chiuic  da  una  fune,  ò  cate- 
na, qual  s'auuolge  di  fopraad  un  fulo  chiamato  in  Tofcanaburbera.  e  quando  bi- 
fogna  uotar  la  materia,  che  è  dentro,  s'allenta  la  fune,  e  1  a  materia, aprendofi  quel 
la  buca,  cala  al  bado .  Quefte  mura  per  eflere  alquanto  difunite,s'uniranno  poi  fo 
pra'l  filo  deiracqua,chchauendoad  hauer  dentro  il  terrapieno, ciò  non  importerà 
niente .  Doue  il  mare  non  ci  dia  faftidio  con  l'onde,  fi  potrà  prin.a  portare  il  terre 
no,  e  fatto  quafi  un'ifoletta,  fi  caucranno  pozzi,  ne'quali  fi  faranno  e"  fondamenti, 
e  da  uno  à l'altro  fi  gitteranno  uolte  gagliardifsime. 


D'nn'altro  modo  da  fondare  in  acqua,  con 

un'altro  difegno  di  fortezza .     C  a  p.  lui. 


lACOMO     CASTRIOTTO. 

n'  altro  modo  m'c  uenuto  in  fantafia,per  fare  una  fortezza  in  acqua. 
Trouato  il  luogo  e  ucduto  la  capacita  ch'ella  dourà  hauere,  facciali 
fabricare  tante  barche ,  quanto  farà  il  recinto  ;  e  tali  barche ,  faran- 
no fatte  fenza  punta  alle  tefte,  à  modo  di  gran  calTe,  nel  mczo  delle 
quali  fi  laràun  buco,il  quale  fi  ferrerà  con  un  legno  lungo  alquan- 
to più  della  altezza  di  tali  barche.  Poi  in  effe  barche,  con  grofsifsi 
me  e  lunghe  pietre  uoglio  fabricarui  tai  fondamenti,  &  ciò  fatto  accodata  l'una  e  l' 
altra  barca  infieme  giuftamente,  s'inchiaueranno  tali  pietre  &  barche  con  buone 
sbarre  fatte  di  metallo  .  Ma  per  fare  tal  opera,  bifogna  ponere  in  ordine  prima  el- 
le barche,  poi  tutta  la  materia,  &  attendendo  la  uicino  al  maggio,  ad  un  tempo  di 
bonaccia  mettere  poi  in  opera  tanti  maeftri ,  quanti  in  tali  opere  capiffero,»^  empi 
re  dette  barche,&  accoftare  e  ben  inchiauare  à  fieme,  come  di  fopra.  et  occorrédo, 
iì  poffono  aiutare  con  altre  barche,  poftcalle  bande  con  due  lunghifsimi  legni,dal 
l'una  all'altra .  A'  quali  legni  fi  ligheranno  tali  noftrc  caffè,  per  farui  fopra  tanto 
maggior  opera  .-poi  aggiuilatoleà  punto,  ouc  haueranno  daffare,  disligandole 

da. 


Libro  Terzo. 


8 


da  talibarcheficauerannoilor  legni,  cheturanoibuchi,edandogmflamenteI'ac 
quaaiutteinfiemc  fcneandaiannoàba(ro,efararsibonirsimo  fondo,  poi  orcf- 
fo  a  quello  pnmo  ordine,  facciafi  il  fecondo,  ponendolo  al  contrario  delle  prime  ; 
e  cosi  faranno  bonifsima  ligatura  infiemc:  e  non  baftando  il  fecondo  ordine  pon- 
gafi 11  terro,come qui  lopcra  moftra  ;  la fabrica  della  quale,  uoglio  che  dal  fil  deli- 
acqua  tutta  fc  ne  uada  à  fcarpa,  con  lordine  della  palTata,  à  caufa  che  alcuna  botta 
di  artiglierie  non  polla  afferrar  niente . 


\ 


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r-UA 


|m\M\#j^fe^ 


Della  fortif.  delle  Città 


T    -T 

x-.iDro 
?anta  6c  alzato  d-una  fortez- 

s  a^ò  torre  per  guardia  di  qualche  paflb  in  mare 
;  ò  d'un  porto.     Cap.   v. 

GIROLAMO  MAGGI.  ' .. .x 


t^^ercHe  taluolta 

3~;"(;^'^corrc  fortifica - 

'  ' v-^;^l|jre qualche paflb,ò 

^^=^  porto  d  i  non  mol- 
,.  nportanza,  edoue  an- 
/i  il  Signor  del  luogo  non 

aera  troppo  il  modo  da 

(  derc;  però  il  Caftriotto 

I  enfato  qucflo  pentago- 

)[uaIuuolcfifondiin  u- 

Ie'modi  predetti, e  no  fa 
molta fpcfa, perla  fua 
iolezza  ,  e  perche  non  ha  Balli 
anchesgiandofi  da  fé  fteffe  le  corti 
-•  quali  quudo  farano  fopra'l  filo  del 
jua  alte  tre  braccia,©  poco  più,  non 
?rano  gli  angoli  aguz2i,ma  tagliati, 
>  la  muraglia  fia  muco  offcfa  dall'ar- 
erie,baftadoci  che  doue  fi  poteffero 
aare  c'nemici,che  cntraffer  lotto,  l'ar 
leria  intieramente fpazzi, e  rifrufti. 
crche  il  luogo  debbe  effer  picciolo , 
crtiralll  di  fare  le  muraglie  tanto  ga- 
:dc, ch'elleno  poifin  refiftere  ado- 
)atteria,  perche  qui  non  è  fperanza 
na  di  ritirata. 

parti  alte ,  e  piìj  deboli  fi  accom- 
cranno  talmente,  che  al  bifognofi 
ti  fafciare  di  facchi  pieni  di  lana,  di 
ne,  d'alga,ò  di  fimil  altra  materie, 
col  ccdcrg  fuole  refiftere  grande^ 
contra'colpi  d-eirartiglieria,come  in 
i luoghi  per  proua^peffo  s'è  ueduto. 


1  crzo . 


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Del  porto  diBuceolle  nel 

Pvcgno  di  Francia,c  della  fortificatione  di  quello 
■    donde  CIO  che  in.aJtri  porti  liir.ili  conuien  iaic,  ' 

il  può  comprendere.     Cap,     vi. 
Jac.  Castr,  ' 

R  A  molti  altri  luoghi  notabili  ilei 
Regno  di  Francia,  li  troua  llrima 
re  mediterraneo  il  porto  di  Buce- 
ollc,Iuogo  per  certo  degno  di  có- 
hderatione.-pcril  them  eparfo  pò 
nerlo  qui  in  dilcgno  .  La  fua  boc- 

ffT    o  -.r  "'"^«'"efiuedcefraduepuntedi 

laHo,  &  Il  fuo  aperto  e  circa  quaranta  cJne,oue  (!  t.  o 
va  anticamente  fatta  quefta'J  orrc  quadra  alluna  del 
le  bande  :  dall'altra  certe  poche  cale,  e  magazin^    JI 
qual  porto  dentro  alla  fua  entrata,  e  capace  di  e-  a 
numero  di  Vafelli ,    Poi  da  efio  porto  parte  qucl'^o 
canalce  corre  lo  fpatio  di  tre  miglin,doue  al  fine  tro 
uandoqueftctre  uille  appellate  Cioncherà,  Lilla,  e 
i-erc'ia,  ta  un  lago,  che  gira  trenta  miglia:  nelle  cui 
pendici,  fono  molti  bei  uillaggi  abbondartiùimi . 
Nel  qual  luogo,  quando  fua  Ahelià  Chrifìianiisima 
U0Jede,ui  e  da  fare  una  fortezza  come  qui  auanci  l'oc 
chio  ui  moftra,  ouclì  farebbe  un  ricetto,  che à  tutti 
1  tempi  d.  guerra  potrebbe  faluare  galee ,  e  tutti  gii 
altri  Vafelh  d,  Francia,  eper  gli  habitanti  è  Ir.ogo 
ameno  &  abbond.mtifsimo.  queftc  cofc,  che  fi  ue-- 
gono,dentro  d  qucfio  canale,  fono  celti  ardneui 
perpefcane,  quali  danno  bona  rendita  al  Rè 

Mie  parfo  di  difc-nar    qucfio  porto  fi  a  quanti  io 
mai  n  habb.a  ueduti  bellifsimo,e  la  fortibVation  fua 
accioche  le  a  l'Architetto  ne  farà  offerto  un  fimilé 
dafortihcarfi,  uegga  il  parer  mio,  e  di  quanto  «if,, 
radibuono,fipoirafcruire. 


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Pianta  ec 

cluii'altra  fortezza  da  quattro 
lati ,  pure  in  acqua  e  colluo 
malchio  in  mczo .  C  a  r.  vii. 


alzato       Ddla  Fortif.  delle  Città 


lAC.  CASTR. 


ir^W;  V r.  s  T  O  quadi 


ofi- 


1/ K;:>r^\  v  milmcntc  lì  puòfa- 

fe$|i-^1|biicarc  fopra  ogn'u- 
no  di  qucfti  pafTati 

fondi, &  puoiTi  fare  ilpùmo 

giro  conlcfue  piazze,  e  co' 
Balluardctti  apertiic  fiuiilmc 
t  ;  fi  può  tare  come  1  opcra'nio 
lira:  che  ftando  tali  Baliuar- 
dctti  chiufì,  uniti  allbpcra.sc 
do  quella  battuta  in  alto ,  tal 
batteria  non  farà  dano  à  gcn 
ti,  e  pezzi  che  foffero  da  baf- 
fo. E  fi  può  ancora  flirequc- 
fl-o  primo  giro  feparatocon 
quattro  magazini,  che  ferui- 
ranno  per  alloggiamoti  e  cor 
pi  di  guardie  col  foflb  fra  la 
torre  c'I  forte  delle  mifure, 
che  tal  luogo  richiederà ,  ò  grande  ò  picciolo .  fi 
faranno le'guanccdc'Balluardi  di  quattro,  di 
fei,  e  di  otto  canne. 

GIROLAMO  MAGGI. 

Bi  s  o  G  N  E  R  a'  in  quelle  fortezze  prouedcrc  alla  nccefsJ 
tà  ciciracqua,però  lì  farà  nel  mczo  del  mafchio  una  gra 
difsiir.a  citerna,  co'fuoi  colatoi  pieni  d'arena  dolcejchiama 
ti  da  alcuni  fpognc,  come  fi  colluma  in  Vcnctia  ,  e  fi  accom 
modcranno  tutte  le  fupertìcie  della  tabricatalmcntejch'c" 


kno  conducliìno  t 
piouana  alle  fpognc 
E  doiie  fi  uedcrà  i 
per  la  ftrcttczza  pij! 
oua,  fi  ch'ella  non  b; 
renfori ,  s' adoprerà; 
cjualdiceOlaoMa; 
nlcunc  fortezze  di  1 
flri  c'Gotthi,  cioèi] 
der  lucri  da  tutte  Iti 
lunglii  legni  uele,  ci 
conduchin  dcntrol'] 
liana.  Ma  quando 
fé  per  lungo  fpatio  d! 
farà  anche  il  rimedif? 
l'acqua  buona  da  beni 
in  marc,ma  ancora 
tezzafuflein  quant 
tornente,  tenendo i 
noi  infegnato  nel  t( 
denoftri  Ingegnimi; 
cap.i  p. 


Libro  Terzo 


A 


84 


Come  fi  polla  fondare 

in  acqua  un  forte  fopra  barche  ordinarie. 
Pianta  &  alzato  de]  forte  col  fuo  mafchio 
in  mczo,  e  con  quattro  torrioni  tondi . 
C  A  p.  vili. 

lACOMO  CASTRIOTTO. 

1^^^^^^  o  r  R  E  B  15  E  molte  uoltc  na 
E^  ^-Vn'^  fcci-e^  che  per  brcuità  di  té- 
po  accaderebbe  fare  un  for 
re  in  acqua  in  qualche  luo 
go  ,che  farebbe  difficile  ar  . 
nuare  con  le  palificate  al 
fondo  .-perche  m'è  uenuro  in  fantafia  d'ac 
commodarmi  per  una  tal  neceffità,  di  bar- 
che ordinarie,  cioè  di  quelle  da  acqua  dol 
ce,come  quelle  che  i  uiuandieri  conduco- 
no à  Parigi  di  Francia;  emcdeiìmamente 

àMiIano,aPadoua,&  in  molti  altri  luoghi 
buoni  .      Delle  quali  io  ne  prouedcrei 
quella  quantità  di  ch'io  haueffi  bifogno,  fi 
perla  capacità  ch'io  uoleifi  di  tal  force,  co- 
me per  il  fondo,  liuellatoquari  ordini  uè 
n'andercbbono ,  e  ditante  ne  farci  proui- 
fione.  Poi  terrei  il  medeunio  ordine  che 
nell'altra  fattura  ho  detto  :  e  cofi  tal  proui- 
fìonc  rimedieriaà  quefta  tal  neceffità  di 
tempo.  Sopra  le  mifure,ilfabricatore  fa- 
rà prcfuppofito  di  quanta  capacità  le  uor- 
rà,  è  ponera cinque,fci,diece  canne,  il  dia 
metro  delle  quattro  torri;  e  da  quello  le- 
uerà  tutto  il  refto,  auuertendofi  ch'io  in 
tutte  quefte  opere  accommodo  per  la  pri- 
ma e  più  importante  cofa  le  citerne  nel 
mezo,  fendo  che  le  fono  più  ficure  che  al- 
troue,  perche  la  batteria  non  le  può  offen- 
dere,come  ne  gli  altri  luoghi,per  che  nello 
fparare  l'artiglieria ,  il  tremore  le  introna , 
èleuatuttta  l'acqua. 

GIROLAMO  MAGGI. 

O  M  E  già  intcruenne  à  rocca  di  Pa 
pa.  Laonde  per  ouuiareà  tal  peri 
colo, giudico  ancoraché  farà  util 
cofa  mettere  non  folo  fottoalfon- 
do  della  citerna,  ma  ancora  d'ogni  intorno 
à'iati  buona  quatità  di  creta,la  quale  quado 
bene  il  calciftruzzo  che  ritié  racqua,s'aprif- 
fe,  quella  fìa  ritenuta  dalla  creta.  Quello 
ingegno  da  fondarcon  le  barche  ordinarie 
per  due  cagioni  potria  forfè  à  qualche  per- 
lòna  difpiacere,runaè  per  il  troppo  dan- 
no delle  barche,  quali  in  molta  quantità  an 
deriano  male;  l'altra  perla  poca  fermezza 
del  fondo,  che  non  erfendo  le  barche  qua- 
dre e  piane,  in  modo  alcuno  non  fi  polfono 

unir 


Della  Fortif.  delle  Città 


unir  bene,  fi  chcfacdn  buona  fermczza^mafTimamcnte 
cerche  mal  difcgnata  fi  può  confidcrarc.  Ho  detto  m 
femai(comcio  mipenfo)  che  fopra  quat- 
tro barche  benché igrandiflìme 
fareil  forte,  di  che  egli  parla  ;m 
molte .  à  ta!  che  diremo  che  egli 
luto,  che  fi  tenga  qui  il  mcdcfi 
ches'hà  àtenirenelfódareglial 
cedenti, cioè  che  le  barche  fi:ruin 
damenti  foli  delle  muradic,  e  del 


habb 
imo 


con  le  poppe  e  prore,  come  per  la  prefentc  figur  n, 
al  difcgnata,  auuenghiche  il  Caftriotto  nonii 

&  il  redo  del  noto,  che  non  ha  à  foftenirL 
"  fo,  fi  riempia  di  pietre  e  di  terreno  portai 
uicon  le  barche,  efcaricatoui  con  l'ini 
gno,di  cui  di  fopra  nel  Gap.  1 1 1.  abbi 
mo  parlato .  E'  torrioni  ò  Balluardi  toni 
per  cifere  il  forte  in  acqua,non  faranno  di 
nofi,pcr  la  ragione  da  noi  detta  di  fopra  ri 
libro  primo. 


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Libro  Terzo . 


Della  fortificatione  di  picciole  terre  ^  pofìre  fo- 

pra  monti ,  ò  col'il  :  e  s'egli  è  buono  lafciar  di  fuori  e'borghi  da  tomficarJi  al 

Cap.  IX. 


bifogno  con  trincee . 


GIROLAMO     MAGGI. 


V  A  s  I  la  maggior  parte  de'cafìelli  cofi  antichi,come  modcrni^c  pofta 
fopra  piccioli  monti^je  luoghi  rilcuati^à  alti  ;  à'quali  da  gli  edifica- 
tori èftato  lafciaro  poco  fpatio  frale  mura,  egli  cdifitij  priuati.  don 
dee  cola  malageuolc,  anzi  dirò  imponìbile, fenza fargra rouinc, il 
fortificarli  fecondo  l'ufanza  d'hoggi  dì;  fé  però  non  uorremou- 
fcir  fuori  di  quelli^  e  fare  un'altra  muraglia  difcofto  dalla  prima, co 
ine  nel  libro  precedente  habbiamo  detto  doucrfifare,per  fortificare  una  Città  an- 
tica. <^ando  adunque occorriràfimil bifogno; ccrchcràl'Architetto&Ingegnie 
ro  difabricarclanuoua  muraglia,  lontana  dalla  uecchia,piìi  che  farà  poìììbile, 
Jafciando  fpatio  in  mezo,  che  bafti  non  folo  perii  nuouò pomerio ,  che  fi  cofluma 
lafciardentro  frala  muraglia,  elecafc,  màancorapcr  riccuerelerouinedegliedi 
lìtij,edelJc  mura  u  ecc  hi  e^!,|chc  potranno  effcr  battute  dal  nemico:  fi  che  alcuna 
parte  di  quelle  non  pofia  noccre  à'difenfori  della  nuoua  muraglia.  Nel  difegna- 
rclc  cortine,  &iBalIuardì,  fi  auertirà  di  fare  (quanto  farà  poifibile)  chenonbifo- 
gni  terrapienarela  muraglia,  ma  checiferuail  terrapieno  naturale  del  luogo.  Al 
che  fi  prouederà  col  tagliare  à  Icarpa  il  monte  in  torno  in  torno,  di  maniera,  che  fi 
iicngaàfareh  fcmbianza  cfteriore  d'una  fortificatione  tutta  di  terra  fchietta  .il 
che  mi  piaceria  fi  faccffe  ancora  quando  s'hauefle  ad  edificare  da'fondamen- . 
ti  un  caftello  in  fimil  fito ,  abbaffando  in  tal  cafo  'di  dentro  l'aia  del  recinto,  doue 
s'hauefferoàfarelecafe.  La  qualcofa  non  farà  di  molta  fpcfi,  haucndofi  il  luo- 
go d'ogni  intorno  decliuc,  da  gittare  al  baffo  il  terreno,  che  d  taglierà,  donde  non 
conuenga  farlo  portare,  come  fa  mcftiero  nel  piaiio .  Ciò  fatto,  fi  ueftirà  il  tutto 
d'una  camifcia  di  matoni,ò  di  pietra,  fecondo  le  commodità  de'paefi,  quale  per 
maggior  ficurezza,  habbia  alcuni  contraforti,  che  uadino  poco  in  dentro  al  detto 
terrapieno  naturale,  che  farà  gagliardifiìmo,  e  molto  duro,  come  fuoleeffere  in 
luoghi aki;e  perciò  pocoò  niente  s'aggreuerààdoffo  alla  muraglia.  Tuttauianon 
iì  mancherà  nel  tagliarlo,  auanti  che  fi  cominci  la  camifcia,  di  farlo  molto  à  fcar- 
pa ,  e  di  lafciare  à  baffo  al  muro  gli  sfogatoij  dall'acqua.  A'BalIuardi  fi  fcaueranno 
ne'fianchi  commode,  e  bafteuoli  piazze:e  tutta  la'muraglia  fi  farà  più  baffa,che  no 
iì  cofluma  ne'piani.  Se  non  rimarràfuori  della  muraglia  molto  terreno,  non  ui  fi 
faràfoffo,  per  non  dare  à'fondamenti  debolezza,  e  cagione  di  qualche  rouina: 
ma  in  uecedi  quefto,fi  faranno  molte  contramine, con  pozzi  profondi,  comeuidi 
già,  che  fi  fece  alla  fortezza  di  Perugia,  da  quel  lato,  doue  le  fugge  il  terreno,  e  co- 
me uuole  il  Secretario  Fiorentino,  che  fi  faccia  doue  è  pericolo  di  mine.  Lafce- 
raffi  nondimeno  intorno  una  fi:rada,con  un  poco  di  parapetto  di  terra,  quale 
non  folo  ferua  per  le  fortite,  ma  ancofa  per  ritenere  le  rouinc  della  muraglia,quaii 
do  quella  fuffemai  per  cafo  battuta ,  fi  come  fanno  le  mura  delle  foffeBree.  II  re- 
ilo  del  fito  citeriore ,  quanto  più  fi  farà  decliuc ,  tanto  più  fi  torrà  la  commodità  al 
nemico  di  poter  uenire  e  fcrmarfi  in  groffo  duolo  à  combattere  la  muraglia.  Ac-  '. 
commoderaffi  di  fuori  tutta  la  fuperficie,  in  modo  che  dal  parapetto  della  uia  del- 
le fortite,  bcniffimo  il  tutto  fi  fcopra.  E' luoghi,  ne'quali  il  nemico  potcffe  appré-  j 
fentar  batteria,  ò  dopo  à'quali  poteffe  Ilar  ficuramente,  fi  tagheranno,  e  s'abbaffe- 
ranno.  Cofi  ancora  fé  ui  faranno  di  fuori  dalle  porte  borghi  di  cafe,ò  edifitijdi  ' 
qual  fi  uoglia  fortCj  non  folamente  in  quelli,  ma  etiandio  in  altri  fiti,  fi  rouineran 

Y         no. 


Della  Fortif.  delle  Città 

no,  quando  altrui  però  non  gli  pofla  chiuder  di  buona  muraglia,  auuenghi  che 
c'molto  intendenti  di  quefta  profeflìoxiCj  dannano  il  parere  di  coloro,che  uoglio- 
no  che  ad  un  bifogno  in  tempo  di  guerra  limili  borghi  fi  debbino  tenire,  cingen- 
doli di  trincea,  coraegià  fece  in  Piemonte  à  Pinaruolo  il  Conte  Guido  Rangonc, 
per  potere  forfè  ad  un  bifogno,  rifpctto  del  paflb  della  Perofa,  e  di  quel  di  Sufa  ^ 
non  molto  lontani  da  tal  luogo,  per  cagione  delle  uittuaglie,ò  del  foccorfodi 
Franciajriduruil'efTcrcito,  qualeerafparlbquaelà  indiuerfilati  del  Piemonte. 
E  come  già  fece  il  SignorVaroccio  ad  Alba  Regale  d'Vngheriajdi  cui  l'auuifo  non 
fu  buono ,  come  dopo  fi  uide  per  quello  che  fucceffe  ;  auuenghi  che,  eflcndo  flati 
prefi  da'Turchi  tali  borghi,  furono  coftrctri  coloro,  che  difendeuano  Alba  Rega- 
TrcncipediMace-  le,adarrenderfi.  Ilfimilefuccefleancora  nel  1543.2' borghi  di  Monduuì;e  dopo 
^ììia  morto ÀTor  perla  guerra  di  Parma,e  della  Miradola  alle  trincee  di  Torchiara,doue  fu  co  gra  da 
(hisré.  pQ  de  gli  Imperiali  uccifo  il  Sig.  Areanito  Prencipe  di  Macedonia.  Béche  in  tal  luo 

go  lafortifìcatione  non  era  troppo  gagliarda.  Non  fi  chiuderanno  adunquefimili 
borghi,di  baftioni,auuenghi  che  (fi  come  s'è  ueduto,e  comedice  il  Secretarlo  Fio 
rentino)  e'baftioni  fon  prefi  facilmcte,masfimc  eifendouiia fperiiza  della  faluczza 
dietro  alle  fpallc  ;  e  danno  cuore,  &  ardire  al  nemico ,  &  à  chi  perde  il  luogo  Io  tol 
gono .  Per  la  qual  ragione  pare,  che  fi  debbino  anche  dannare  quelle  fortificatio 
ni  di  trincea,  che  fi  fanno  su'colli  e  luoghi  rileuati,  che  fono  di  fuori  delle  Città,  e 
fortezze  ;  fé  però  non  fi  terrà  l'ordine,  e  non  s'adoprerà  il  rimedio  da  noi  detto  ne' 
roftri libri  degli  Ingegni  militari.  Éfiendofi  ribellata  Genoua  dalRe  Luigi  di 
Francia,fecero  c'Gcnouefi  alcuni  baftioni  fu  per  que'colli,che  fono  d'intorno,qua 
li  dopo  facilmente  perdendofi,  fecero  anche  perdere  la  Città .  Il  forte  fatto  da'Se 
ncfifuora  della  porta  di  Camolha  per  cagione  della  uenuta  dello  eflercito  Impe- 
riale, fìi  fimilmcnte  à  di  26.  di  Genaio  l'anno  1553.  con  poca  fatica  prefo  dalle  gen- 
ti dello  Illuftiillìmo  &  Eccellentiflimo  mio  unico.Signore  il  Duca  di  Fiorenza,e  di 
Siena; e  riufcìà  tal  Città  di  grandiflìmo  danno.  E' forti  dipoiTo  Hercole ancora 
in  un  tratto  furono  dalle  genti  del  medefimo  guadagnati, non  fenza  teftimonio  e- 
Sig.  Chiappino  Vi  terno  del  fommo  ingegno,  e  ualore  dello  Illuftriflìmo  Signor  Chiappino  Vitelli , 
t^i,  Marchcfc  di  Cctona,  e  mio  patrone . 

Effondo  adunque  cofaquafi  impoflìbile  tenire  e' borghi,  non  ci  metteremo'à 
fortificarli,  ma  più  toflo  gli  rouineremo,  acciò  non  diano  alcuna  commodità  al  ne 
mico,  e  non  ci  nuochino . 

L' anno  M  D  X  L  V.  paflando  e'Francefi  la  Dora  fiume,  qual  corre  fra  Verna,  e 
Crefcentino  ■■,  il  Sig.  Ccfare  da  Napoli,  che  all'hoia  fi  trouaua  in  Vulpiano,  temen 
do,  che  quelli  non  andalTero  ad  afsaltar  Trino  del  Monferrato  5  e  confidcrando , 
che  i^borghi,  che  erano  fuori  di  quella  terra,  poteuano  effer  di  gran  danno,e  mol- 
to più  la  Chiefa  di  San  Bernardino,  uicina  alla  muraglia  circa  un  tiro  d'archibu- 
gio, nella  quale  fi  faria  potuto  fare  un  caualliero,  che  battefie  dentro  la  muraglia 
toYghi  d'iTmorù  di  Trino  ;  tofto  fi  parti  di  Vulpiano  con  alquanti  caualli,  e  fanti,  &  arriuato  à  Tri- 
M«ati-  no,  fece  rouinare  la  Chiefa  &:c'borghi  predetti,  e  condur  dentro  tutta  la  materie, 

della  qual  fi  fufse  potuto  feruire  il  nemico  ;haucndo  hauuto  agio  di  ciò  fare ,  per 
cflerfi  intertenuti  e'Francefi  quattro  giorni  fotto  Crefcentino ,  quale  prefero  à  pat- 
ti ;  per  il  che  dopo  uenuti  à  Trino,  non  ui  poterono  fareoffefa  alcuna . 

Haueua  Villa  Toletta  in  Piemonte  alcune  caie  molto  uicine  allam.uraglia,den- 
tro  alle  quali  il  Signor  Giouan  Paolo  da  Ceri  ui  iccc  condurre  rartiglicria,e  forato 
il  muro,batteua  il  caftcllo.  Fortificando  e'Francefi  Monte  Rù,  non  finirono  di fpia 
nare  una  chiefa,  quale  era  di  fuori  uicino  un  tiro  di  mano:  e  ciò,  ò  per  careftiadi 
temperò  per  non  confiderare  al  pericolo,che  da  quella  poteua  nafcere.  Perii  che 
CaHoUiero  fatto fo  'dopp,  gli  Inglcfi,  che  haueuano  tal  luogo  affcdiato,  fi  conduifero  à  quella  Chiefa 
fraMonttP^,      Con  una  trincea^  e  ui  fecero  un  Caualli  eroiche  fignoreggiaua  non  folola  terra,  ma 

un 


Libro  Teizo 


8(5 


uncauallicro  di  quella.  Così  con  gran  copia  d'artiglieria  faceuano  grandiffimo 

danno  à'Francciì .  Vedutoli  adunque  per  molte  efpcricntic,  che  i  Borghi  di  fuori 

à'iuoghi  fortificati ,  nonlìpofionotcnire,  eJarciatifenzafortilìcatione,rccanoal 

nemico  agio,  e  comodità  di  nuocere ,  e  che  il  limile  auuiene  de  gli  altri  edifìtij ,  e* 

Prencipl  d'hoggi  di  con  buono  auuifo  gli  fogliono  far  gittarc  à  terra,  come  à  molte 

città  in  Tofcana  ha  fatto  il  noftro  Signor  Duca.  Il  limile  è  flato  fatto  de'poggi 

in  alcuni  luoghi .  In  Piemonte  cflendo  uicino  àMoncaleri  un  poggio,  qual  fopra  Togg'ouicinoà 

iaceua  e  fisinoregsiiaua  la  terra,  &  haueria  potuto  far  gran  danno  con  l'artidieria ,  ^^''""'^"  >  if"'*- 

il  Rè  Francefco  per  coniìglio  de'luoi  Ingegnicri,  e  Capitani  lo  fece  fpianare .  &  il 

iìmile  come  intendo ,  hanno  fatto  e'Signori  Vcnetiani  nella  fortificatione  di  Ber- 

gonio,  per  il  prudcntilfimo  coniìglio  dello  Illufhiflìmo  Sig.  Sforza  Palauicino , 

Dcfondamenti  delle  muraglie. 

e  A  P.    X. 

G  I  R  O  L  A  M  O    M  A  G  G  I. 

ARii  fono  cTuol  ideila  terra  con  mirabile  artificio  un  fopra  l'altro 
ordinati,  e  diipofti  dalla  natura .  Imperoche  ucdiamo,  che  quella 
hàdatopcrfoftcntamentoal  terren  poco  duro,  il  terreno  duriliì- 
mo,  &  il  calciftruzzo  naturale,  chiamato  in  Tofcana  tufo .  Dopo 
à  qucfto,accioche  non  fi  uenga  ad  intronare  e  fendere  da'terremo- 
ti,hà  porto  fotto  la  creta,&  il  terren  manco  fodo  ;  e  così  di  mano  in 
mano  ha  fondato  il  molle  fui  duro,  &  il  duro  fu'l  molle  e  tenero.  Però  douefiail 
terreno  naturale,  e  non  aggiunto,  e  portato  dalle  alluuionidc'fiurai,ò  difceloui 
per  le  piogge  da  luoghi  alti, non  è  cofa  difficile  il  troiiar  prefto  buona  terra  per  fó- 
darui  fopra .  Vediamo  in  Fiorenza,  in  Pifa,  in  Roma,  &  in  altri  luoghi  piani,  e  ui-  //  terreno  crefce 
Cini  à'fiumi,  che  fcauandofi  lòtto,  fi  trouano  edifitij,  che  moftrano  il  grande  accre  uè  luoghi  baffi  e 
fcimento  del  terreno.  Erio  ho  ueduto  in  Fiorenza  in  cafa  dAngelo  Strozzi,mol-  ne'piam. 
te  braccia  fotto  terra  hoggi  anchora  intiero  uno  antico  ponte  di  pietra,tatto  fopra 
un  fiumicello:  e  nel  piano  d'Anghiari ,  &  akrouc  in  ualle  di  Teuere,cauandofi  poz 
zi,  fi  troua  il  letto  uecchio  del  fiume,  fotto  à  diciotto,  e  uenti  braccia.  Benché  da 
fé  ftefiò  à  poco  àpoco  il  terreno  pofticcio  fi  fuole  airodare,maflìmaméte  douelòno 
feguite  per  i  tempi  antichi  molte  rouine,  come  in  Pifa ,  nella  qual  Città  gli  edifitij 
uecchi  fon  fondati  fu'pali:doue  hoggi  chi  non  fcaua  troppo  fotto,troua  terren  buo 
no  per  fondami:  ma  andando  molto  profondo,lo  troua  paduloio,&  infermo. 
Secódo  Vitruuio,&  altii,la  regola  del  fondare  fi  è, che  fi  cominci  à  murare  doue  fi  ^gg„i  ^el  tmen 
troua  il  terren  duro,  del  quale  fi  fuol  far  prona  col  metterne  un  poco  à  mollo  nell'  buono  per  fonda- 
acqua,  e  tenendouclo  per  fpatio  d'un  giorno,  e  d'una  notte,e  fé  no  fi  mollifica  den  wenri . 
tro,  e  non  fi  difcioglie,  fi  comprende,  il  fondo  effer  buono.  Segni  ancora  del  ter- 
ren fodo  fon  quefl:i,  fecondo  che  dicono  gli  Architetti,  fé  quello  è  duro  al  taglia- 
re; fé  nonni  nafcehcrbadacquaftrini  i fé  non  ui  nafcono  arbori;© fé  uinafceran 
no  folo  quelli,  che  da  terren  duro  fon  prodotti .  Se'l  paefc  intorno  farà  fecco,c  faf- 
fofo;  fé  gittandoui  fopra  groffe  pi  etre,ò  altri  pefi  ,  il  terreno  non  tremerà  punto, 
il  che  fi  conofcc  con  un  uafopien  d'acqua;  percotendoperò  la  terrà  affai  lontano 
da  tal  uafo .    Col  cauare  ancora  alcuni  pozzi,  fi  conofce  beniflìmo  il  tutto ,  ueden 
do  gli  ordini,  &  i  fuoli  della  terra.  Caueraffi  il  luogo  de'fondaméti  la  metà  più  lar 
go  che  no  donerà  effere il  muro,  e  ne'terreni  molto  infermi,ancorapiù:e beniflìmo 
fi  metterà  in  piano.  Sopra'l  quale  fi  comincicràà  murare  con  pietre  molto  larghe, 
cgroffe^ò  con  caIciftruzzo,riltrigncndo  femprc  il  muro .  Sc'lluogo  farà  troppo  in- 

Y     2         fermo. 


Della  Fortif.  delle  Città 

fermo,  e  padulofo,  ui  fi  ficcheranno  col  mazzacuftcllafpcflì  pali,  aflai  groflì,  arfic- 
ci  alle  punte,  e  non  manco  lunghi  di  lette,  ò  ueio  ottto  braccia  ;  cauigliandoli  con 
altri  legni  per  trauerfo,  e  maffime  di  fuori ,  e  riempiendo  gli  (patij  con  calciftruz- 
zo  ;  e  di  fopra  con  giolTc  pietre  quadrare ,  ò  con  matoni ,  come  faccuano  gli  anti- 
chi, fi  murerà.  Ma  doue  grandemente  abbonderà  l'acqua,  fi  che  non  fi  pofla  Rc- 
carui  e'pali,  ne  murarui,  le  quella  forgerà  in  grandiifima  copia,  onde  fia  dilficilc  il 
cauarla  con  trombe,  Thcfibiche,  ruote,  chiocciole,  &  altri  inftrumcnti  ;  e  per  fic- 
car ben  nel  fondo  e'  pali,  e  per  murare,  fi  farà  come  s'è  mofl:rato,  e  detto  di  fopra 
nclcap.  2.  cncl3.Doucfaiàcareftiadi  legnami,  fi  fonderà  con  gli  archi,  ferman- 
do fu'pali  lolo  e'pilaftri  di  quelli.  Alcuni  haucndo  copia  di  tauolc  di  legname,  che 
rcfiUa  all'acqua,  le  hanno  e  per  lungo,  e  per  trauerfo  diftefe  nel  fondamento ,  e  io- 
pra  ui  hriuno  murato  ,  rilpiarmando  in  ciò  la  fpefa  del  ficcare  e'pali.  à  me  piaccio 
no  alfai  le  mie  pietre  grosfilfime  artihtiali;  delle  quali  ho  detto  di  fopra  ;  che  co  pò 
ca  fpefa  fi  fmno  lunghe,  e  larghe  quanto  ad  altrui  piace,  e  perla  grandezza  loro , 
fcnza  altra  calcina  ioilengono  benilfinio  quanto  fi  uoglia  gran  pelo.  Con  le  qua- 
li (  le  pur  uorrcmo  adoprar  calcina  )  fi  potrà  anche  fare  la  Iponda  del  fondamento 
di  fuori,  e  quella  di  dentro,  con  alcune  traucrfe,  à  guifa  di  contraforti,  empiendo 
dopo  e'uacui  (  ancorché  ui  fia  l'acqua  )  con  calcina  albarcfc  molto  più  dura  dell'or 
dinaria,  e  con  uiue  pietre  picciole.  Delle  orationi  che  fi  fanno  à  Dio ,  e  delle  ceri 
monic  che  s'ulano  nel  mettere  nel  fondaméto  la  prima  pietra,  e  del  gittarui  mone 
te,e  medaglie,  con  l'imaginedcl  PrencipeòSignore,che  farà  fondare  (  il  che  in 
parte  ancora  s'ofleruaua  da  gli  antichi,  come  mi  ricordo  hauer  notato  appref- 

Corn.  Tacito  nel    jo  Cornelio  Tacito  )  non  dirò  qui  cofa  alcuna,  per  elTer  tal  cofa  notifiìmajC  rcligio 

^'^•i"'  famcntc  per  tutto  ofscruata. 

Della  materie,  che  debbe  feruire  per  fab ricare  le 

muraglie.     C  a  i'.  xi. 
G  I  R  O  L  A  M  O     M  A  G  G  I. 


^nflophanene^li 

Cetili . 

Liuto  ndlih.i.dd 

la  Deca  i. 

T^t/  Gciujialcap. 

II. 


T^ellib.y.de'Com 
menUitj  dilla giicr 
ratranccjè. 

CunioutlUh.-. 

J^'liioghi  citati . 

Vitruuio  mi  cap. 

S.diilib.z. ■l'inno 

mllib-i'). 

li  Diideo  nelle  ^n- 

not.  fopra  le  l\in- 

dette  . 

Titl  libro, de'modi 

Al  patlar  Latino. 


OLEVAN  o  gli  antichi  nel  flircle  ir.uraglic,adoprarein  ucce  di  cai 
cina  la  malta,  cioè  la  terra  tenace,  e  uilcofa  intenerita  con  l'acqua, 
comeiogiàofieruai  appreffo  Arillophane.  Liuio  parlando  della 
Suerrade'Cartaoinefi  fatta àSa^onto  diceche  lamurat^lia  di  tal 
Citta  non  era  fatta  con  calcina,  ma  con  malta,  ò  fango  al  coftumc 
antico .  Lalciò  fcritto  Moisè,  che  gli  edificatori  della  torre  di  Babi 
Ionia  adoprarono  creta,  altri  cipongono,  bitume ,  molfi  forfè  dalla  autorità  de  gli 
fcrittori  Gentili ,  come  di  Vitruuio ,  Quinto  Curtio ,  Giultino ,  e  d' altri,  che  dif- 
fero,  la  muraglia  di  Babilonia  elfcre  Hata  murata  con  bitume.  Giulio  Cefare  di- 
ce, chele  mura  d'Auarico  erano  fatte  di  pietre  e  di  traui^  fecondo  l'ufanza  fcruata 
quafi  comnuinemente  in  Francia. 

Quinto  Curtio  dice,  che'l  muro  di Magaza  giàaffediata,  e  combattuta  daA- 
leflandro  Magno,  dalla  parte  di  lotto  era  fatto  di  pietre ,  e  di  fopra  di  maton  crudi. 
I  maioni  lono  itati  antichilfimaniente  ufati,come  fi  uede  apprelfo  Moisè,&  Arifto- 
phane.  LodanoVitruuio,  e  Plinio  le  muraglie  di  matoni,  dicendo,  che  s'elleno 
fi  tanno  poUte,  ik  a  filo,  fono  molto  durcuoli,&  eterne. 

Adoprauano  ancoragli  antichi  per  fare  le  muraglie,  pietre  quadrate,  cioc'fico- 
mccfponeilBudco)  da'cantoni  retti,  &  a fquadra,quali  chiamiamo  uolgarmente 
pictreconcie.-òueio,  fecondo  Adrian  Cardinale,  pietre  tagliate  con  IcarpcUo  e 
poluCjbcnchc  non  fiano  ucramcntc  quadrate.  Di  cui  il  parere  non  midifpiace,au- 

ucnghi 


Libro  Terzo.  87 


uenghi  che, nelle  muraglie  antiche,  e  dì  pietre  dette  quadrate,  uc  ne  uediamo 
hoggi  poche  quadrate, ma  ben  uè  ne  trouiamo  molte  delle  figure  chiamate  da  Eu 
elide,  Eteromice,Rhoniba,  Khomboide,  e  Trapezio.    Delle  quali  figure  fo- 
no in  alcune  pietraie  fatte  le  pietre  dalla  natura  ,  come  fi  uede  per  la  ftrada  di  Ro 
ma  tra  Montcfiafcone,  eBoHeno,  un  miglio  è  mezo,  ò  poco  più, lontano  daBolfe- 
no;&  alcune  ne  ho  ucdutcin  moki  fiumi  dellaTofcana,  e  maflTimencl  contado  d' 
Anghiari  nel  picciol  rio  della  Tcuerina .  Queftc  pietre  quadrate, tanto  più  piace- 
iiano  à  gli  antichi  per  fare  le  muraglie,  quanto  che  erano  maggiori .  auuenghi  che 
mciiliorefifteuano  alle  machine  dette  arieti,  con  le  quali  fi  faceuano  le  batterie, 
maifimamente  quando  erano  ben  commcfie.  della  qual  forre  Herodiano  dice  effe  Herodiano  nslUb, 
re  iì:ate  fatte  le  mura  di  Coftantinopoli.  Equeftocrapcr  che  t]uelli  più  fi  fidaua-  terT^- 
no  nella  materia,  e  grolTezza  delle  muraglie,chc  nella  forma .  E  perciò  a  ncorauc 
diamo  nelle  muraglie  antichiffime,  fatte  di  quefte  pietre  quadrate,  che  fono  det- 
te molari,  cioè  da  macine,  non  uieffer  ueiìigio  alcuno  di  feritoie,  quali,  co-  Feritoie  ddlemu- 
mc  habbiamo  detto  un'altra  uolta,  erano  poco  in  ufo,  benché  N^itruuio  ne  faccia  ^'^g^'^  sfoconi  ufo 
mentione,  dicendo  che  le  torri  debbono  fporgere  fuori  delle  cortine,  accioche  '^J'J^  """^ 
quando e'nemici fi  uorranno  auuicinareà  quellc^damandeflra,  e  dalla  finiftra 
per  gli  aperti  lati  fiano  feriti . 

Le  megliori  muraglie  che  fu(rero,e  che  fiano  in  ufo, fon  quelle  di  matoni,e  quel 
le  di  pietre  quadrate  :  e  quefte  molto  refiftono  all'artiglierie,  pivr  che  non  fiano  di 
pietra  uiua,  quale  battuta  s'intro  na,  &  à  guifa  di  uetro  uà  in  pezzi .  Vuole  Vitru- 
uio,  chea  trauerfo  perla  groffezz  idei  muro  fi  mettino,  e  murino  certi  trauicelli 
d'uliuo  arficci,  quali  uolgarmcnte  chiamiamo  catene,  à  fine  che  l'una,  e  l'altra  cor 
tcccia,ò  fronte  del  muro  colligata,  meglio  fi  mantenga  .  La  qualcofa  àme  non 
piace  ;  auuenghi  che  il  legname  non  s'unifcc  mai  con  la  calcina,  e  con  le  piecrc ,  e 
non  è  nelle  fabrichefopra  terra  cofi  dureucle  come  la  pietra,  ò  il  matonc.  Leon 
BattiftaAlbertièdiparere,  che  ciò  far  fi  debba  con  lunghe  pietre,  quali  l'una  e  1' 
altra  corteccia  del  muro  abbraccino .  Et  in  tal  cafo  io  giudico,  che  fia  util  cofa 
fare  l'cftremità  di  tali  pietre  alquanto  più  larghe,  che  non  faràilrcfto.  Ma  per- 
che è  dilficil  cofa  trouare  per  tutti  e'iuoghi  pietre  fi  grandi,  e  uà  molta  fpefi  à  ca- 
uarle,e  polirle,io  ho  pcnfato  che  farà  il  meglio  per  qucfto  effetto  fare  matoni  di  tal  7{uoua  forma  di 
forma,  che  alle  tefte  uno  con  l'altro  s'incaftrino,ò  come  uolgarmente  fi  dice,  à  co  ^^^oni. 
da  di  rondine,  òquafi  à  foggia  d'uncini,  pigliandofi  fcambieuolmente  un  mato- 
ne  con  l'altro,  quali  faranno  cagione,  che  lecorteccieò  fponde  del  muro,  per  la 
forza  del  riempimento,  e  del  pelo  non  s'aprano.  Gli  antichi  poneuano  fimili  col 
legamenti  di  pietre  ad  ogni  cinque  piedi  d'altezza ,  accioche,  fé  nel  mezo  il  muro 
calafle,  non  uifcendeffe  dietro  tutto  il  pefo,  ma  fufie  da  quelle  pietre  lunghe  ri- 
tenuto. Queftanoftralbrte  di  matoni  fi  metterà  non  folo  per  il  trauerfo  del  mu- 
ro, ma  ancora  per  il  lungo,  che  in  tal  maniera  quello  farà  come  che  d'un  pezzo . 
Benché  per  refiftere  alle  batterie  fia  meglio  fare  quella  parte  della  muragUa,  che 
potrà  eflerefcoperta  dal  nemico  (chefuoleeffereda'cordoniinfu)  co'matoni  che 
fìiano  per  taglio,©  per  coltello  con  le  tefte  uoltatein  fuori. 

Le  pietre  uiue,  e  che  poco  refiftono  al  fuoco,  fi  metteranno  ne'fondamenti,  e  Le  pietre  uiue,& 

ne'luoghi  molto  humidi:&  il  fimile  fi  farà  de'matoni  bifcot^i.  Quelli  che  firan-  ematonibifcottifi 
■  r  I  •  r       1  •  I      ^ —  murino  ne  iOHAa  - 

no  poco  cotti,  non  laranno  buoni  per  fondamenti,  ne  manco  le  pietre  morte,  qua         ■ 

li  dilouerchioall'humido  fi  mollificano,  e  diftbluono.  ma  bene  feruiranno  per 

riempimento  della  muraglia  fopra  terra,  edoue  non  abbonderà  humidità.  che 

mettendoli  all'aria,  maffimamentein  luoghi  che  risguardano  la  marina,  ò  laghi  ^ 

òfonuolti  al  uento  Oftro,  fi  confumano  àpoco  à poco,  comefefulfero  corrofi,e 

riceuono  danno  da'ghiacci ,  e  dalle  brine ,  che  fogliono  anche  nuocere  à'bifcotti 

&  alle  pietre  uiuCj  cu  etriole,quali  alla  moltadurezzaj  ^alfuonofi  conofcono. 

Però 


Della  foYtìf.  delle  Citta 


Tietre  della  cortec  Però  perle  cortcccic  delle  muraglie  s'eleggeranno  quelle  pietre,  che  faranno  di 
eia  cUccauejCfie  fncglior  tcinpcramcnto,  cioè  quelle,  che  fi  chiamano  morte,  ma  non  fono  troppo 
tenere,  come  fon  quelle,  che  fi  cauano  al  principio,  &  allafcorcia  delle  cane  da 
pietre  bigie,  e  fcrcne;  quali  efiendo  di  colore ,  che  pende  al  .•:crrigno  ,  e  gialliccio , 
quando  fi  cauano  fon  tenere,  e  mcffe  in  opera,  fcmpre  s'indurifcono  più,  e  rcfifto' 
-;  no  à  tutte  l'ingiurie  dell'aria.  Il  riempimento  de'parapetti  Irfarà  di  matonimal 

eotti ,  quale  anche  ad  alcuni  piace  di  maton  crudi  ftaqionati^  cbcn  fccchi,  mu- 
rati à  calcina  (e  qucftodouc  non  fia  pericolo  d'humidità)  per  che  marauigliofa- 
mcntcrcfiftono  all'artiglieria.  Le  pietre  treuertine,  e  quelle  che  fono  della  me- 
yitriiH.nelcap.7.  defimagcneratione,  fecondo  Vitruuio,fopportano  tutte  l'ingiurie  dell'acre,  &o- 


fldlib. 


2. 


gni  gran  pcfo,  ma  tocche  dal  fuoco,  fcoppiano,  e  fi  sgretolano .  Catone  uuolc,che 
le  pietre,  ches'hanno  a  murare,  fi  canino  d'cftate,  e  fi  tcnghino  al  difcopcrto,  edo 
pò  due  anni  quafi  àpoco  à  poco  auuezze  all'ingiuria  dell'acre,  s'adoprinor»  Sono 
per  gli  cdifitij  lodate  più  le  pietre  bianche,  che  le  colorite  :  così  l'afpre  più ,  che  le 
lifcie,  e  luftranti,  e  che  fpruzzatc  d'acqua,  non  fi  fciugano  in  un  tratto,  pcrch  °  que 
fte  non  fanno  prcfa  con  la  calcina  :  il  che  auuiene  ancora  a  quelle,  che  un'altra  uol 
ta  faranno  ftate  in  opra.  Sono  oltra  di  ciò  mcgliori  quelle  di  caua,che  qucHe,ch'c 
Tietre  fì>ugnofe  «-  fi  ricolgono  fopra  la  fuperficic  della  terra,  e  per  c'Ietti  dc'fiumi .  Lepietre  che  ba- 
tiliUlmeperUìnu-  gnate  nell'acqua,  diucngono  molto  gricui,  non  durano  ali'humido.  Lefpugr:o- 
^•^é^'^'  le  benilfimo  fi  collegano  infienie  nella  muraglia,  e  bagnate  dalle  pioggie,  e  colaa- 

dofi  la  calcina,  fanno  la  muraglia  come  tutta  d'un  pezzo  ■■,  il  che  fi  uedc  cffere  inter 
ucnuto nella  muraglia  di  Pila.  Si  conofceranno  le  pietre  buonedallc  cattiuc, 
per  guardarealle muraglie  antiche,  hauendonódimenorifpettoà'uarij  afpcttidel 
cielo,  &à'uenti,mari,e  luoghi, à'quali  tali  muragUe faranno  uoltate,dondc  fuoi  na 
fccre  la  caufa  della  corrofionc  delle  pietre  . 
De'imtoni.  Hora  parliamo  alquanto  de'matoni .  Vitruuio  lafciò  fcritto,  che  i  matoni  non 

Vitntuio  nel  cap.  fidebbonfarc  di  terra  arenofa,  ne  che  habbiapicciolepietruzzcj  perche  fatti  di 
3.  dellib.  z.         tal  materie,  primieramente  fon  gr'eui  ;  di  poi,  quando  dalle  piogge  fon  bagnati 
nella  muraglia,  fi  guaftano  ;  e  quando  fi  tanno,  per  l'afprezza  non  s'impaftano,ne 
s'unifcon  bcnr.  però  dice,  che  fi  dcbbon  fare  di  terra  bianca,cretofa,  ò  uero  roffeg 
'  ^'^'  giantc,  ò  di  fabbion  mafchio:  quali  forti  di  terra  fon  molto  lcggieri,e  ferme,e  non 

aggreuanoropera,efacil;-nentes'unifcono  infieme.  Di  più  dice,  che  e'm atoni  uo 
gliono  eifcre  /tati  fatti  due  anni  auanti,  che  s'adoprino,  e  che  in  Vtica,folo  il  mato 
ne  ben  lecco,  e  di  cinque  anni,  era  approuato  dal  magiftrato,  per  metterlo  in  ope- 
ra. Qual  forte  di  matoni  s'ufa  in  molti  luoghi  d'Italia,  che  non  hanno  commodi- 
tà  di  pietrc,ne  di  legne  da  cuocere  le  fornaci  ;  e  della  quale  erano  fatte  dal  mezo  in 
MuragUadiTon-  giù  le  muradel cartello  di Pontorme  in  Tofcana,  uicinoad  Empoli  :  quali  non  ha 
torme  dal mczo in  molti  anni  furon  fitte  rouinarc  dallo  Illuftrifiìmo  &  Eccellentifs.S.Duca  diFioren 
giH  dimaton  aii-  za  c  di  Siena.  Vfarono  ancora  gli  an  tichi  le  muraglie  di  matoni  cotti,come  fi  uede 
per  le  reliquie,  e  rou  ine  de  gli  antichi  cdifitij .  quali  matoni  hanno  ne'lati  mefco- 
latoalquanto  d'arena  rolfa,  e  di  marmominutamentepefto.  Come  te  IH  fica  Vi- 
truuio, c'matoni  erano  quanto  alla  mifura  di  tre  forti.La  prima  d'un  piedc.c  mczo 
di  lunghezza,  e  di  larghezza  un  picdeda  fecódadi  cinque  palmi  per  ogni  uerfo(èil 
palmo  di  quattro  dita  )  la  terza  di  quattro  palmi .  benché  fé  ne  ucgga  ancora  ne  gli 
cdifitij  antichi  di  quelli  molto  più  piccioli,  che  non  dice  Vittuuio .  Ne  gli  edi  - 
fìtijpublici,s'uiauauo  perlopiù  e'matoni  maggiori, cofi  anche  ne  gli  archi,  auuen 
ghi  che,  fi  come  è  ftato  olferuato  dallo  Alberti,  e  lì  uedc  nelle  rouinc  di  Roma,  ui 
le  ne  trouano  di  quelli,  che  fono  due  piedi  larghi  per  ogni  uerfo.  E  non  ha  tre  an- 
ni,che nel  contado  d'Anghiari  certi  uillani  Icoperfero  un  fondamento  di  mu- 
raglia antichilTimajnel  quale  erano  matoni  lunghi  un  braccio  luno,larghi  circa  un 
picdCj  c'groffi  quattro  dita,&:  anche  più.  E'  matoni^  checommuncmcnte  s'ado- 

prano 


di. 


7{el  detto  cap-^. 


Libro  Terzo.  88 

prano  in  Italia  per  le  muragIie,fono  lunghi  un  picde,chc  è  mezo  braccio  Tofcano; 
larghi  per  la  metà  della  lunghezza,  e  groffi  per  lo  più,  manco  della  metà  della  lar-  Matoni  molto  grò f 
ghczza.  Quando  ci  piacelse  di  fare  e'matoni  molto  grofìì,  infcgna l'Alberti,  che  fi,comcJi  cuochi- 
a  debbino  in  più  parti  forare,  acciò  meglio  fi  cucchino ,  che  altramente  haucria-  nobmijjimo. 
no  più  polpa  che  eroda .  La  qual  cofa  làrà  utililfima  non  folo  per  la  mcglior  cot- 
tura, ma  anche  perla  meglior  colligatione ,  quando  fi  mureranno,  auuenghi  che, 
empiendofi  t]uc'fori  di  calcina ,  quando  quella  fi  feccherà,  ftaranno  faldi  e  ferrati 
infieme,  non  altrimenti  che  fé  fu  fiero  con  molti  chiodi  uno  con  l'altro  conficcati . 
A'  me  in  uero  molto  piaceriano  e'matoni  della  groflezza  ordinaria,Ia  metà  più  lar- 
ghi, che  non  fi  fauno  ;ò  la  metà  più  lunghi,  perche  oltra  il  rifpiarmarfi  molte  ope- 
re di  muratori  nel  metterli  in  opra,  la  muraglia  uerria  molto  meglio  collegaca  con 
queflii,  che  con  gli  altri . 

Hàpenfato  lo  fiircnuo,  &  ingcgnofiflìmo  Capitano  Alfonfo  Ariano,una  forte  di  Vjianafortedìmx 
matoni,£he  di  fuori  fiano  cotti, e  dentro  crudi, donde refiftino  alle  batteriche  non  **""* 
fi  guaflino  dalle  piogge,  e  da'ghiacciati .  Il  che  nonfo  in  che  modo  fi  pofla  fare,  fé 
però  altruinon  uorra  fare  il  matonelungo  un  braccio,  e  grofib  mczo  braccio,  k- 
fciandoloda  una  tellaò  anche  datuttadueaperto,per  em.pirlo  dopo  di  creta  bat- 
tuta, quando  s'hau era  à  murare,  &  à  mettere  in  opra .  nel  qual  cafo  mi  piacerla  che 
iì  facefsero  bucati,  per  potere  ne'tempi  diilatc,  quando  fi  temefse  di  batteria,  col 
dar  di  fopra  alla  muraglia  acqua^  fare  ammollire  la  creta,  auuertendo  nel  murare , 
di  non  ferrare  e'fori  con  la  calcina.  u       ti 

La  terra  per  matoniuuoleelTcrfottile, molto  paftofa,tenace  euifcofa,  echeaf-  /'^^Jq^ì. 
fai  biancheggi:  benché  alcuni  nonlauoglionotroppo  grafia  di  fango  ò  loto,  ac- 
ciò nel  feccarfi  il  lauoro,  non  fi  ritiri  in  fé  fteilò,  e  non  efca  fuori  di  fquadra.  La  ter- 
ra, che  è  piena  d'arena,  «di  pietmz2e,non  è  buona,  perche  nel  feccarfi  fi  fende, 
€  sfarinai&il  fimile fa  nel  aiocerfi;c  quellepietruzze,che  ui  fon  dctro,fatte  calcina, 
come fentono  l'humidità,  fmno  rotture  in  diuerfi  lati .  E'  buona  per  far  matoni 
non  folo  la  creta  bianca,  raà  ancora  l'azzura .  nondimeno  l'azzura  fi  debbe  d'eftatc 
feccare  al  fole,  poi  fi  mette  in  mollo, &  à  guifa  di  calcinas'intenerifce,  e  diuiene  pa 
Hofa.  S'adopra  ancorala  melma  grafia,  che  conducono  alcuni  fiumi,  e  canali  d*  creta  delle  colline 
acque  ;  ma  quefta  fa  il  lauoro  di  poco  neruo,e  molto  facile  à  romperfi.  E^  gran  dif-  „(,„  cosi  buona  co^ 
ferentia  fra  la  creta  da  matoni,  che  fi  caua  nelle  colline,  e  ne'luoghi  alti;  e  quella  me  quella  desiarti. 
che  fi  caua  nelle  ualli,  e  ne'piani .  perche  quella  de'piani  è  più  morbida,e  più  tena- 
ce ;  e  quella  del  le. colli  ne. è  piùafpra,e  manco  uifcofa.però  chi  fé  ne  uuol  feruire  u- 
tilmente^bifognamoltobenriraenarlae  batterla  con  uerghe  di  ferro  (alcuni  per 
rimenarla  meglio,  hauendola  ridotta  in  malta,  ui  fanno  camminar  fopra  buoi,ca- 
uaJJi^  altri  fi mili  animali  grieui  )  e  mefcolarui  dentro  pula  di  grano,ò  fimil  altra 
cofa,  chela  mantenga  unita .  Di  uenta  anche  megliore,  tenendola cauata  all'aria, 
&à'ghiacciati.  Il  lauoro  fatto  di  quefl:a  forte  di  terra ,  chiamata  in  Tofcana,  creta 
forte,  fi  leua. dell'aia  alquanto  ucrde(  come  dicono  e'fornaciai  )  cioè  non  beneaf- 
ciugatoi  efi  mette  ingriccicli  à  fccccare,acciò  non  fi  fpezzi. e  quando  fi  sforna,  fi 
fuol  bagnare  con  l'acqua  più  che  non  fi  bagna  quello,  che  e  di  miglior  terra.  Biso- 
gnando in  cafi  di  neccifità  adoperare  la  creta,  che  habbia  molti  fafietti,  quali  ne 
matoni  diuentano  calcinelli,  e  gii  rompono,  come  s'è  detto,  conuiene  metterla  pri 
ma  à feccare,  poi  pefì:arla,ecriuellarla  per  cauarneli.  ,  ,       ,, 

Vuole!  Alberti,  che  la  terra  da  lauoro  fi  caui  nel!  autunno,  e  fi  tenga  a  macera-  fimacm. 
re  tutto  l'inucrno  ;  e  nel  tempo  della  prima  nera  fi  lauori .  perche  facendone  e'ma- 
toni di  bruma,  ò  d'eilate,per  il  freddo,  e  per  il  caldo,  quelli  fi  difciolgono,  fi  fendo- 
no, e  fi  guaftano .  E  fé  pure  altrui  gli  uorrà  fare  per  e'tempi  freddi ,  fubito  che  gli 
liauerà  fatti,  gli  debba  d'inuerno  coprire  con  arena  afciutta,  e  d'eftate  con  paglia 
bagnata. 

Sì 


Della  fortif!  delle  Città 

Si  fpiana  anche  utilmente  il  lauoro  nell'autunno,  perche  uuolc  il  tempo  tempc 
rato  i  e  nciruno,e  nell'altro  fi  debbeafciugare  all'ombra,  &  al  coperto,  auuerten- 
do  di  non  fpianarc quando  tira  il  ucnto,  perche  quafi  tutto  crepa,  e  fi  fende. 

Quando  e'matoni  fono  bcnifiìmo  fccchi^all'hora  fi  mettono  à  citoccrc.  Il  fegno 
che fiano cotti, fi è,quanào la  uolta,che gli  foftiene,  e diuenuta bianca, e difopra il 
lauoro  è  ro/To  d'un  certo  rofTo,  che  penda  in  giallo,cnclmezo  delhi  fornace  èab- 
bafiaro,  e  calato  quafi  un  mezo  braccio  :  e  la  fiama  cfce  bianca,  ò  gia.lla,  del  colore 
del  ramarro,  e  non  fa  alcun  romore . 

Ricercheria  il  Iuogo,chc  fi  diceffc  delle  mifurc  delle  fornaci  da  matoni,  e  lauoro 
di  terra ,  e  di  quelle  dalla  calcina  j  del  muodo  d'infornare;  del  dare  la  tcinpera  &  il 
fuoco,  e  del  rimediare  às^liinconuenienti, che  fie^uono  nel  cuocere,  e  nello  sfor- 
nare.edi  tuttele  diligentic,che  fi  debbono  ufarcin  fimi!earte:ma  pcrcheion' 
ho  trattato  ne'mici  libri  della  Architettura  ,  raccogliendo  tutto  quello,che  ho  po- 
tuto ritrare  da  diucrfi  artefici,  qui  non  dirò  altro  di  tal  coia . 
De'lxcalina.  Quanto  s'appartiene  alla  calcina,  Vitrnuio  dice,  ch'ella  fi  debbe  fare  di  fafso 

f^itruuio  nel  cap.  bianco,  e  che  quella,  chefaradi  più  faldo,  e  più  duro  fafso,  farà  più  utile  nelle  mu- 
^.dellib.  2.         raglie .  Catone  dannala  calcina  fatta  di  nari  e  forti  di  pietre  quando  fia  mefcola  - 
ta  :  e  quella  che  fi  fa  di  pietra  felice,  dice  efscrc  al  tutto  inutile .    Scrifse  Leon  Bat- 
tifta  Alberti,  che  la  calcina  buona  debbe  efì'crc  il  terzo  più  leggiera ,  ch'ella  non  e- 
Tieirada  calcina,  ra  in  pietra ,  e  che  la  pietra  per  calcina,  debbe  efser  durifsima,  fpcfa ,  e  bianca .  di' 
più,  che  la  pietra  di  caua  e  megliore,  che  l'altra  pietra,  che  fi  raccoglie .  S'adopra  - 
no  per  calcina  communemente  per  lo  più  tre  forti  di  pietre,  cioè  il  Treuertino,  il 
Colombino ,  e  lAlbarefe.  La  calcina  di  treucrtino,ftando  in  luoghi  humiJi,  non 
s'afciuga,  cnon  uifàlaprefa.  Quella  di  Colombino  è  buona  in  tutti  e']uoghi,& 
è  di  gagliardo  ncruo.  L'albarefc,ò  albazano,  meglio  di  tutte  le  calcine  fa  la  pre- 
fa  in  acqua,  e  perche,  ftando  macerato  ,  efpento ,  fi  ftrigneinfiemedi  fouerchio, 
efi  ^uafta,  peròfidebbcadoperarprcfto.  Laonde  per  murar  fondamenti,  con- 
dutti,  e  forni  di  mine  e  adoperato  a/Hii.  La  calcina ,  che  non  fia  troppo  ben  mace- 
rata, è  molto  pcricolola  nell'opere,  mafilmamente  quando  ui  fon  dentro  certe  pie 
•  truzzeldette  calcinelli ,  quali  dopo  macerandofi,fanno  crepare  la  calcina,^  il  mu- 
ro, pure  quando  la  nccclfirà  ci  sforzi  adoprarla,  piace  ad  alcuni,  ch'ella  s'adoori 
ne'fondamcnti,  e  doue  fia  molta  humidità.Ncl  macerarla,  efpegnerla,  fc  le  dia  ab 
bondantemente  acqua,  facendouela  però  entrareà  poco  à  poco,  che  altramente 
.  ella  s'abbrufcia,  e  diucnta  poco  tenace . 
Dellarena,        ^     L' arena  è  di  tre  forti,  cioè  di  caua, di  fiume.e  di  mare.  Quella  di  caua  è  meglio- 
re  di  quella  di  fiume,  e  quella  di  fiume,  èmegliorcdiquella  di  mare,  quale  è  dan- 
!  nata  per  rifpetto  della  (àlfedine  ;  benché  tal  uitio  in  parte  fi  emenda  col  lauarla  ia 
acqua  dolce. 

Nel  mefcolare  la  calcina  con  l'arena,  il  che  e'muratori  chiamano  far  malta,  uo 
gliono  alcuni,  che  cficndo  l'arena  di  caua,  fc  ne  metta  tre  parti  in  una  di  calcina: 
màs'cllafaràdifiume,ò  di  mare,  fi  debbino  mettere  due  parti  d'arena  in  una  di 
calcina .  La  pozzolana,che  fi  caua  in  Campagna,  intorno  al  monte  Vcfiruuio,è  me 
gliore  di  tutte  l'altre  arene,  maflìmamente  fotto  acqua,  doue  fa  preftifTima,  e  ga- 
gliardiflìmaprcfa.  Ma  fi  debbe  auuertire,che  quando  la  calcina  farà  per  il  tempo 
diuenuta  poluere,  è  più  debole,  che  non  era  prima,  e  però  uorrà  manco  arena . 
Manco  arena  ancora  dell'altre  calcine  uuole  quella,  che  farà  di  pietra  porcina,  che 
è  negra .  però  fi  debbe  fare  diftintione  da  una  forte  di  calcina  all'altra,  nel  metter- 
ui  più  ò  meno  arena.  Catone  è  di  parere,  cheper  ogni  piede  di  calcina,  fé  ne  dia 
un  mezo  d'arena  ;  il  cui  parere  difpiace  à  tutti  e'muratori . 

Giona  aflai  alla  faldczza  dell'opera,  mallìme  ne'fondamenti,  &  in  luoghi  humi 
di  &  acquofi,  mefcolare  nella  calcina  minuti  rottami  di  uafi  di  terra  cottage  di  pie- 


tre. 


Libro  Terzo.  pi 


tre,  edimatoni  pcftati,  quali  per  l'aridità,  fccchczza,&arprczza  loro,  afciu  «ano 
'prefto  l'opera,  e  la  fanno  diuenire  come  d'un  pezzo .  Nello  adoprarc  l'arena  s'hà 
d'auuertirealla  qualità  delle  pietre,  che  fi  debbono  murarc.perche  le  pietre  molto 
fccche,  e  fìtibonde,  uogliono  la  calcina  ammaliata  con  arena  di  fiume  che  è  dell' 
altre  ^iìi  frefca  :  e  quelle,che  fono  più  humide,la  uogliono  con  l'arena  di  caua  che 
èpÌLilccai,e  meglio afciuga.  Qucfta fi  troua di  più  colori,cioè negra  bianca  rof- 
fa,  gialliccia,  e  carbonchia .  e  trouafi  taluolta  mefcolata  con  la  ghiaia .  Quanto  al- 
l'arena d'acqua  dolce,  megliore  è  quella  de'torrenti,  e  fiumi  uicini  alle  montacene 
che  quella  de'fiumi  abbondanti,  e  che  corano  per  piani,  che  non  hanno  pietra! 
I  legni  ch'ella  fia  buona,  fono  quelli  cioè,  quando fopra  di quellanon  ui  nafce  her 
ba  ;  quando  ftrigncndola  con  mano,  non  s'attacca  iniìcmc,  ma  disfaccndofi,larcia 
la  mano  netta,  ò  mettendola  in  bianca  tela  di  lino,e  bagnandola,&  alquanto  rime 
nandola,  non  Tene  fcola  acqua  torbida,  e  non  nediuiene  tal  tela  macchiata,  che 
altramente  fi  ha  indirlo,  che  ui  fia  mcfcolato  dentro  fango  e  melma  fottile,  che  fuo 
le  cficr  cagione  non  d'indurire  la  calcina,  ma  di  fneruarla,e  farla  sfarinare  ;  donde 
Je  fabriche  bene  fpeflb  fi  fendono,  e  difcioglicndofi  l'opera,  uanno  in  rouina.  L'a- 
rena di  mare  fecondo  l'Alberti,  non  s'adoprcrà  nelle  fabriche,  che  risguardanoin 
uerlb  Oftro,  ma  più  tofto  in  quelle,  che  doucranno  eflcr  uolte  alla  Tramontana . 
Quella  che  farà  grolfa  e  molto  granita,  s'adoprerà  ne'riempimenti  delle  muraglie, 
nc'fondamcnti,  e  nc'calciftruzzi  ;  che  altrimenti  in  quelle  di  matoni,e  di  pietre  ta- 
gliate àfcarpello,  ella  ricfce  dannofa,  perche  non  lafcia  accofiarc  infiemee'piani 
delle  pietre,  e  de'matoni,  e  dopo  nel  rafciugarfi  la  calcina,rirnàngono  in  mezo  ua- 
cui,  &ilmurouten  quafi  tutto  disligato.  Auuertirano  molto  bene  e'muratori,  di 
non  adoprare  l'arena,  che  habbia  melma,  e  terra:  auuenghi  che,  quella  terra  col 
tempo  fa,  che  nella  muraglia  nafcono  uhui,  e  fichi  filuacichi,&  altri  arbori,  che 
fanno  immarcire,  e  fendere  le  muraglie;  benché  ciò  foglia  anche  auuenire  per  ca- 
gione delle  buche,  e  de'uacui,che  per  in  auucrtenza  fi  lafciano  ne'riempimenti  di 
dentro  ;doue  facendo  e'nidi  diuerfianimalctti,  eportandouifemi,  e  lafciandoui 
fporcitie,  ucngono  dopo  col  tempo  à  nafcerui  fimili  arbori . 

Il  tempo  di  edificare,  debbc  elTer  temperato,però  fi  biafimano  l'inuerno,  eia  fta 
te,  quella  per  la  troppa  fecchezza,  che  non  lafcia  fare  la  prefa  alla  calcina,  e  quello 
per  cagione  dc'ghiacciati,  che  fanno  sfarinare  la  calcina;  e  dell'acque ,  che  fouer  - 
chiamcnte  dilaiiano  il  muro,  el'indebolifcono .  benché  elTendo  noi  collretti  à  mu 
rare  ne'tempi  caldi,  fi  pofsa  in  parte  rimediare  alla  ficcitàcon  lofpcfso  bagnatela 
muraglia,  e  ne'freddi,  fi  pofsa  ouuiare  al  danno  dc'ghiacciati,  con  lo  immaltare  & 
incrollare  di  creta  e  di  fango  la  muraglia  , perche  fi  uede ,  che'l  ghiacciato  non  fa 
danno  troppo  in  dentro,  e  s'è  prouato,che  quello  incrollamento  non  lafcia  punto 


offendere  la  muraglia . 


Y,  Ragguaglio 


Della  Fortif.  delle  Città 
Ragguaglio  fatto  dame  lacomo  Fufto  Caftriot- 

to  alla  Santità  di  noftroS.  Papa  Paulo  III.  fopralafortifìcationc  diBorgo,  per 

un  dubbio,  che  molte  il  Capitano  Francefco  Montemellino,  quando  era 

Capitano  di  Cartello  Santo  Angelo,  prefentando  in  fieme  un  modello, 

all'andata,  che  in  quel  tempo  fece  fua  prefata  Santità  in  Caftel- 

lo.     Auucrtimenti  fopralafortifìcationc  di  detto 

Cartello.     C  a  p.  xii. 

I  A  C  O  M  O     C  A  S  T  R  I  O  T  T  O. 

AVENDO  V.  Santità  per  molti  Ottimi  rifpetti  rifoluto  in  quert' an- 
no 1548.  mandare  ad  eflccutione  la  fabrica,e  fortificatione  del  Bor- 
go di  San  Pietro  di  Roma;  riparandolo  perhoradi  terra  con  utili 
baftioni  .-e  mouendolì  dubbio  foprail  principio  dato  da  me  laco- 
mo Furto  Caftriotto  da  Vrbino,humiliffimoferuo  di  quella,al  luo- 
go detto  Sàto  Antonio  fopra  porta  Pratufa,  Che  il  lieo  prefo  da  me 
in  alcun  luogo  fia  debole,  e  molto  in  potertà  del  nemico,  che  gli  potria  nuocere 
con  pala, e  zappare  maffime  alla  parte  dauantila  porta  detta  da  noi  la  Vafca; 
parendo  ad  alcuni  che'l  baftione  fia  porto,  e  fondato  in  luogho  precipitoso  ;  io 
per  fatisfation  mia ,  e  per  mortrarc  à  Voftra  Santità  tal  cola  da  molti  Capi  rani ,  Si- 
gnori,e  martri  di  guerra  eflcr  mal  con  fi  derata, dico  con  fopportatione  di  chi  potef 
le  uenire  da  me  oifcfo,che  andando  effo  fondamento  dallaVafca,cauato  dal  piano 
di  fopra  in  giù  canne  cinque,  fino  in  lei,  per  hauercbuon  fondo;  mettendomi  io 
dalpiano  per  linea  diritta,  mi  trouerò  di  fodo  canne  noue  in  circa;  e  di  mobile, 
perla  terra  cauata,  da  gittaruifi  canne  noue  in  circa,  che  faranno  in  tutto  la  fom- 
ma  dalle  diciotto  fino  alle  uenti .  i\  che  molto  bene  mi  trouerò  tanto  in  piano,  co  - 
me  in  altro  luogo  da  eJfa  Vafca  alli  Spinelli .  e  per  quefto  dico ,  &  affermo ,  la  con- 
traria upinione  eflerefalfiffima,  e  non  bene  confidcrata. 

Soprailrertodiròanco,  cheelfcndo  ciò  dame ftato molto  bene  confiderato, 
&  in  più, e  diuerfi  modi  meflb  in  difegno,come  lemprc in  mano  mia  fi  poterà  uede 
re,  il  primo  confidilo  mio  fu,  di  fare  due Balluardi,  l'uno  à  Santo  Antonio,  l'altro 
fra  Santo  Antonio  e  lo  Incoronato,  tirando  le  cortine  al  primo  torrone ,  faccendo- 
lo  Caualliero  e  coperta  de'fianchi .  Riuedutolo  poi,  il  rifpetto  delli  dirupi ,  per  la 
mobilità  del  terreno,  mi  fecero  lalfarlo. 

Penfai  ancora  per  la  breuità  del  tépo ,  ualcrmi  delle  muraglie  uecchie ,  metten- 
dole per  prima  difcfamódimeno  trouandomi  à  rtretto,e]e  difefe  uenire  di  poca  ca 
pacità,  inficme  con  lo  allo  ntanarmi  dalla  fupcriorità  del  fito,  quale  è  Santo  Anto- 
nio ;  e  da  detto  Santo  Antonio  adietro  ;  doue  à  commodità  tacendo  tal  ritirata,  pò 
teuano  alloggiare  foldati  con  numero  di  grortb  efsercito,  e  con  molta  fixcilità  ue- 
nirmi  fotto ,  e  battere  ;  &  oltre  al  battere ,  con  pala ,  e  zappa  nocermi  ;  trouandofi 
erte  muraglic,come  di  lopra,per  primo  affronto, mi  rifoluei  lafciarlo  da  parte;efsé- 
do  che  perle  quelle ,  trouauo  perlò  il  tutto  :  ancora  che  hauelfi  penfato  hauer  mo- 
do, trauerfàndo  con  riparo  dal  torrone  di  detta  porta,  al  torroncello  piccolo  ucrfo 
lolncoronato,  per  dar  tempo  al  tempo,  et  al  combattere,  pure  uedutoilfito  fiac- 
co, uicto,  e  di  Ipefa  infopportabile  ,  &i  corpi  per  le  difefe  piccoliràmi,  mi  rifol- 
uei à lafciarlo,parendomi  cofa da  farfi,  quando elso  Borgo  hauefsc hauuto nemici 
uicini  ad  una  giornata. 

Penfai  ancora,  trouandomi  à  tutti  i  pcnfieri, ch'io  facefsi,  cfsere  molto  figncr  ig 
giato  dal  monte  contiguo  à  Santo  Antonip,  mettermi  con  un  folo  Balluardo  a  S  . 
Antonio  proprio,  ritirandomi  conia  cortina  al  torron  grande,  e  quello  unito  ad 

cfTa 


Libro  Terzo.  pò 

efsa  cortina,  metterlo  per  caualliero,  feguitando  del  rc/to  tutto  l'ordine  che  hog- 
giè  meiTo  in  opera.  Il  qiial  difcgno  faceuaqucfticlFctti; prima andauaanimo- 
focon  profontionc^c  frollando  il  luo  nemico  per  ftrada,lotaccua  perdere  d'animo, 
di  poi  s'impadroniua  delia  ualle,ependice,edc'monti  circonuicini,sforzando  il  ne 
mìco  al  ritirarfì  per  alloggiamento.  Faceiiograndiffimofbfso  ponendo  quali  la 
ualleuoltaallcfornacijConquella,  che  fi  troua  lotto  Santo  Antonio.  Il  qual  fof- 
fo  ftaua  benilfimo  guardato  per  tutti  i  modi,  e  da  tutte  le  bande;  &  elTb  baftione  co 
priua  tutto  il  refto  delle  difcre,da  quello  per  in  fino  al  luogo  detto  il  Gallinaro.Del 
qualemcdefimamcnte,  oltrealdifegno,  chefi  troua  nella  carta  fegnato  con  la  let- 
tera R .  ne  m.oftrai  ancora  modello ,  il  quale  al  parer  mio  ftaua  benilfimo .  Non- 
dimeno trouandomi  modo  all'opera,  che  hoggi  e  principiata,  con  argini,  non  con 
argini,  ma  monti,  da  coprirmi,  e  molto  bcnefaluarmi  da  batterie,  oltre  al  com- 
modo del  fignoreggiar  il  paefe,  ftandoli  iuperiore  al  tutto;  penfai  di  dirupare 
Santo  Antonio,  perii  qual  dirupo  tolgo  al  nemico  il  modo  di  comparirui.  che 
non  potendo  con  trincee,  con  gabbionate,ò  altra  prouifione  che  egli  fiiceffe,  in  ai 
cun  modo  tenerui  malfa  di  gente,non  potrà  manco  foftentarui  guaftatori,  che  con 
la  pala  e  la  zappa  mi  pofllno  uenire  à  nocere,  come  alcuni  dicono .  E  maifime,  ftan 
do  io,come  di  (òpra  ;  fi  per  che  per  la  ftrada  del  Balluardo  principale, che  fi:oprédo 
batte  il  tutto;il  Caualliero  d'efla  torre  fcopre ,  e  batte  i  torroni;che  lafciati  à  dietro, 
non  mettendo  conto  al  nemico  batterli,  difcoprendo  anchora  elfi,  fanno  effetto. 
Da  Beluedcremedefimamente  alzatomi  da  terra,  fatto  i  Cauallieri,  come  fi  uede 
nella  pianta,  &  in  modelIo,ancora  efifo  fcopre,  e  batte, 

^^dunque  non  ueggo  donde  habbiano  à  uenire  guaftatori,  che  con  pala,  e  zap- 
pa, come  alcuni  dicono,  poflìno  così  facilmente  mandare  in  rouina  elfo  corpo,  fat 
toà  detta  Vafca.  Ne  manco  ueggo  douepolfinoftar  duefquadredi  fanti  nemici 
per  guardia  di  tali  guaftatori,  e  dirupatoridi  tal  luogho;  che  io  à  tutte  l'hore  non 
polla faltar  fuQia  ^  e  con  fauore  delli  fopradetti  Cauallieri/caramucciando  diftur- 
Jbarli  del  tutto .  '  '-'r     * 

E  quando  bene  per  grande  impeto  e  forza  (  anchora  che  lo  per  cofa  ImpolTibilet 
ciò  tenga  )  fi  faceife  in  detta  Vafca  tal  dirupo,  ò  in  altro  luogho  delle  mie  fortite , 
dico,  oltre  la  commodità  del  ritirarmi,  &  in  molti  modi  aiutarmi,  prima  che  fi  uen 
ga  alla  rifolutione  della  muraglia,  farò  in  detta  muraglia  per  un  rimedio  alli  Torro 
ni  cale  matte,  fianchi,  e  foprafianchi,con  alquanto  di  fofiTo;  e  col  fauor  di  Beluedc- 
re,  donde  poifo  ad  un  bifogno  cauare gente  à  piedi,  &  à  cauallo,  per  la  rifcolfa  di 
tal  luogo,  combattendo,darò  tempo  al  tcmpo,e  facilmente  potrò  ricuperare  il  luo 
go  perduto.che  s'io  mi  fuifii  da  principio  ridotto  à  quefto,uerriano,  come  ho  detto, 
le  difefe  piccolliflìme ,  cofa  grandemente  contraria  all'ordine,  che  uuole  tal  opera; 
elfendo  la  capacità  femprelodeuole,  elaftrettezza  difconueneuole  à  tutte  le  fa- 
briche,non  che  à  quefta  che  è  difefa  d'una  Roma,  che  altramente  fi  mette  al  primo 
in  pericolo  il  tutto.  Però  mi  fon  diterminatamente  rifoluto  alla  prefente  opera; 
con  ordine  dell' Illuftrifs.  e  Rcuerendiflìmo  Card.  Farnefe,  per  hauermene  da- 
to fua  Sig.  Reuerendiifima  carico  di  mandarla  ad  elfecutione,  col  configlio ,  e  pa- 
rere dello  Illuftriffimo  Sig.  Alefsandro  Vitello ,  in  quefto,  et  in  ogni  altra  cofa  ap- 
partenente alla  guerra  giuditiofiffimo;  e  così  ho  dato  principio,  come  manifefta- 
mente  fi  uede.la  qual  opra  refta  fottopofta  al  giuditio  de'maftri  di  guerra,e  Capita 
ni  da  V.  Santità  eletti  alla  difefa  della  Sani  a  Chiefa,  al  quale  fempre  mi  rimetto . 

Piv  oltre,non  uogHoin  modo  alcuno  lafciare,BeatilfimoPadre,difcriuerequaI 
che  cofa fopraCaftello  Santo  Angelo,  Dico  adunque  à  V.  Santità, come  molte 
uolte  ho  detto  al  Vitello,  &  ho  à  quella  moftro  in  pianta,  &  in  modello,  che  elfen- 
do quefta  fortezza  nel  capo  del  Mondo,  e  bellifsima,  è  cofa  conueniente  aggion- 
gerui  più  fortezza,  acciò  fi  pofsa  dire  il  più  bello,  &  il  più  forte  di  tutto  il  mondo. 

Z     2  Et 


13c!!afortÌL  delle  Città 

Et  entrando  colpcnficro  ,  e  co!  mio  debole  difcoifo  nelle  conditloni,  che  in  loro 
uogliono  le  fbrtezzc,lo  trouo  per  ogni  occafione  di  guerra  inabilifsimo  al  relìfte- 
rc  à  gride  impeto  di  forza.  Auuertilca  adunque  V.Santità,chc  detto  Cartello, ò  ma 
fchio  è  dalle  muraglie  tanto  aftretto,  che'l  fiato  à  pena  può  efsha.lare>&  efsc  mura- 
glie in  torno  perla  uicinirà  al  mafchio,  da  le  ftelse  à  ncfsun  tempo  polsono  aiutar- 
li; oltre  refsere  note  dal  bafso  all'alto:  cofa  di  cui  altra  non  può  efser  peggio  alguer 
reggiarc  d'houli, per  rifpetto  della  ruina, che  dalla  grandilsima forza  delle  artitjlie 
rie  procede.  Apprelsoquefto,  fono  i  corpi  de'torroni  piccoli,  inabi.li  àrefiftereà 
quattro  botte  di  cannone, e  fenza  punto  di  piazza,  douc  a!  bifogno  ui  fi  pofsa  fare 
alcunaprouifione.  Adunqueàgrandc  im])Cto  fiamo  chiari  di  non  pcucr  refifte- 
re  e  durarc,per  la  ftrcttczza  de'corpi  delli  torroni, nc'quali  rimedio  non  lù  è  da  fal- 
uarci  fianchi,  e  fapemo,perfi  quelli,  a  che  termine  ftanno  le  muraglic,e  cortine,  e 
malli  me  le  uote  dal  fondoalla  cima. Sopra  il  qual  luogo  faccio  quello  giud.itio,che 
ogni  uolta,che'l  nemico  qual  fufse  intorno, tacelTe  cóto  di  mettcrfi  fotto  (  cernie  be 
nifsimo potrebbe  fare;  all'oftacolo  di  tal  cofa,  non  ui  potrà  efserc  altro  Caual- 
liero,  chclalbmmitàdel  malchiodcl  Caflello,il  quale  difendendo,  manda  rutti 
c'tiri  di  ficco,  tSc ammazza  folo  unhuomo,  rompe  una  rota,  rompe  un  pezo.e  per 
quello  il  nemico  non  refta,e  non  è  coftretto abbandonare l'impreia.  Così  s'accolla» 
&accommodatofi,  batte,  e  con  gagliarda  batteria  fubito  toglie  la  parte  da  bafso, 
qual  tolta  per  la  fopradctta  uicinita,  già  trouafi  accodato  al  mafchioic  con  tcftirudi 
ni  e  gatti,  (Scaltre  machine  fattofi  coperta)  per  lunghezza  di  tempo  col  fcarpello  lo 
taglierà  d'intorno  tutto^e  lo  metterà  in  puntelli .  e  con  fornelli  ancora,che  nel  ma- 
fchio  potrà  fare  fopra  terra ,  unita  la  forza  con  l'ingegno ,  oprerà  tanto,  che  haucrà 
l'intento  fuo. 

Laonde  io  per  li  fopradetti  rifpettl,  e  per  eflfere  particolarmente  affcttionato  di 
quefta  comune  patria,  mi  fon  molfo  à  fare  il  fopradetto  debole  difcorfo;  e  per  leua 
re  tal  debolezza,  &  aggiugnere  forza  alla  bellezza ,  ho  penfato  così  :  Trouando  in 
faccia  al  ponte  un  torrone  filtro  d'aliai  bellezza,  e  non  difutile  à  quello  incontro 
per  guardia,  per  giugnerlo  in  fortezza  &in  utilità,  lo  faccio  coperta  di  due  fianchi 
fnacftri,  quali  faranno  tra  elfo  torrone,  &  il  mafchio,  facendoli  croce  due  cortine , 
l'una  tirata  alla  uolta  di  Sàto  Spirito,e  l'altra  uolta  à  torre  di  Nona:&  ambedue  pei* 
la  liiìa  del  fiume,  nel  fine  delle  quali  iì  troueraniio  due  Balluardi,&  à quelli  nafc« 
ranno  due  altre  mcze  cortine.  Nel  qual  diametro  h  farà  il  gomito  con  due  fianchi, 
dal  qual  gomito,efuoi  fianchi,  corrirannole  altrcdue  meze  cortine.  Alfinedel 
quale, altri  due  Balluardi  fi  haranno  à  fabricarc, Seguitando  l'ordine  dell'altre 
due  curue  cortine,  al  modo  detto .  Al  .fine  di  quelle  fi  faranno  gli  altri  due  Balluar 
di,chc  compiranno  il  fello,  con  giro,  e  capacità  di  fito,  con  buon  corpi  di Balluar- 
di^e con  cortine.  ■'^:^'- •'*  '^I'-'^m'-  ^'  oj.noltv 

oi  Dal  qual  fito  fatto  grande ,  ne  rifulterà  molto  utile  alla  fede  Apoftolica,  che  ad 
ogni  bifogno,e  neceflltà,tutto  il  CÓcifioro  ui  fi  potrà  commodamentc  faluare.  La 
qual  mia  fantafia  difficile  in  uero  farebbe  à  V.Santità  ad  intendere ,  fc  quella  lìon 
hauelfc  da  poter  guardare  alla  piàta,e  figuradieflb  difegno,doue  uederà  nella  car 
ta  legnata  con  la  lettera  B.  dalli  8.  Balluardi,  i  fette  gomiti ,  con  quello  del  terrori 
di  Papa  Alefsandro . 

j>:  L'ordine  del  fabricare  tanto  i  corpi  de'Balluardi, quanto  i  gomiti,  le  cortine  &  i 
fiachi,l'altezze,groficzze,elùghezze,miparehauerlo  moftro  àV.S  antità  nella  car 
ta  della  pianta,alla  quale  mi  rimetto  ;  e  con  debita  humiltà  e  diuotione  bafciando 
à  quella  e'fanxilfimi  piedi,  prego  noftro  Si§.Iddio  che  le  dia  lunghilfima  uita,fi  co 
me  tutto  il  gregge  Chriltiano  defidera. 

33  .\  Dell' 


ASTR. 


Libro  icrzo. 
Dell' opere  di  teira.  Cai 


XIII 


9^ 


OS  iioglio  lafciare  aiporqui  alcune  iràcfantafic  fopral'operc,chc  fi  fannodi  terra;  fendo  che  il  più  delle  iiolte  per  le  occafioni  della 
ra  più  di  terra,  che  di  muraglia  :  i'iina  per  la  brcuità  del  tempo";  l'altra  che  mentre,  ch'erte 


ra,proucdendoiidiftipaeditaicine  della  forte,  che  fi  coftuma  darafsi  à'balHoni  difcarpa,adogmtrc  piedi  uno,  ponendo  la  f 
,1  di  trepiotte  in  tre  piotte,e  l'opera  iierrà  benifsimo.In  un  luogo  di  terra  mediocre  fi  ha  da  proucdere  la  detta  f  ifcina  d'hauerne  in  ab 


guerra,  ii  opera  più  ai  terra,  ciie  a:  muraglia  :  i  una  per  la  oreuita  del  tempo';  l'altra  che  mentre,  ch'ertb  opere  di  terra  durano,  fono  più 
lorci  coiura  i'im|)eto  dell'artiglieria  ;<;  però  dico,  che  fecondo  i  luoghi  e-  lecondo  i  iiti  occorre  di  fare  uarie  opere,  ne'luoghi  di  buona  tcr- 

faicina 

on  il  meglio  gafon  che  in  tal  luogo  iì  polfa  troaare,  ponendo  la  falcina,  e  di  due  piotte  in  due  piottc  mefcolando  de'letami  in  dcVtà  terra . 
che  f  irà  di  terra  arenofa  fchiettame'tcj'hà  da  prouedere  al  tutto  di  fafcine  ia  abbóddtia,&  apprclfo  s'hà  da  cercare  hauer  buone  piotte,  qùn 
tte  fottili ,  d'8.  polfi  in  larghezza,e  1 6.in  lùghezza,  &:  efle  piotte  porte  doppie,  l'una  l'opra  dell'altra,  8c  con  buone  cauiglie  fatte  di  legnami 
lagrofiezza  d'un  pollo,  e  di  lunghezza  un  piede  .  e  tutti  i  corii^  di  due  piotte  fi  cauiglierano,ponendoui  ad  ogni  corfo  la  fua  ftipa  bene  fpef- 
ccro  alla  faccia  di  erto  gafone  circa  t]uattro  polii,  acciò  che  elfo  gafone  fi  porta  tagliare  à  filo  per  ilio,  che  cofiil  baftione  uerrà  di  bellifsi- 
darafsi  però  d'ogni  cinque  piedi ,  due  di  Icarpa ,  melcoi^andoui  per  dentro .  apprello  elfo  gafonc  de  lctan-,i  e  paglicci,ò  altra  limile  materie 
ìhauere,  che  cosi  tal  opera  uerrà  benifsimo,  con  prouilìone  però,  che  come  più  prefto  tutta  fi  debba  accamifciare .  Non  refterò  anco- 
:he  in  tutti  i  luoghi,  che  faranno  fen^zn  legname,  f  huomo  fi  debbe  prouedere  di  paglia,  di  fieni,  e  di  letami,i:acendo  de'mannocchi  è  ftruffi- 

fecon- 
fian- 

^  _ ^  ^^  ^***,      CO-" 

alerone,  tutte  l'opere,  die  hanno  à  fcruirc  à  Tortezza,  debbono  uenire  dal  fondamento.  Adunque  per  ouuiare  à  quefta  fpcfa  fi  potrà  fa- 
tta l'opera  di  legname,  come  in  quelle  mofu-c  li  comprenderà .  di  fopra  lì  uedc  ancora  il  modo  di  fare  delle  camifcc. 


Della  fortif.  delle  Città 


s. 


I 


i;^^^^\^^\\^^^\V^^\^\^^^^^^^^v^vm^^v^v^^^^w^ 


Della  Fortif.  delle  Città 
Come  debbino  efleree'forti^  che  s'hannoà  fare 

fotto  ad  una  fortezza,  ò  Città,  che  uogliamo  afTediarc.     C  a  p.  xinr. 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

ss  END  OSI  fin  quia  pieno  detto  della  fortificationc  delle  Città^ 
hora  mi  pare,  cheli  acconuenga  trattare  di  quella,  che  fi  fuolfarc 
per  gli  cficrciti  in  campagna.  Per  dare  adunque  à  tal  cofa  princi- 
pio, dico  che  hauendo  chiaramente  comprefo  nella  guerra  fatta 
del  1552.  alla  Mirandola,  l'opere  moderne  non  cfier  molto  àpropo- 
fito  in  tutti  i  luoghi:  però  fon  fiato  forzato  porre  in  figura  un  nuo- 
uo  modo  forfè  al  parere  de  gli  intendenti  pcrtettifsimo  .-il  quale  fc  non  i'arà  orna- 
to di  quella  polita,  e  bella  uifta,  che  all'Architettura  fottile  fi  conuiene,  niuno  fc 
ne  dcue  marauigliare,per  che  l'architettura  militare  e  grofia,  non  è  foggetta  alle  re 
gole  della  lottile,  &  anchora  per  che  uolendola  imitare,  ciò  non  paflerebbc  fenza 
gran  danno  de'foldati .  Però  fegucndo  il  mio  propofito  dico,  che  à'forti  di  picco- 
lo 5Ìro,  che  habbiano  à  feruirc  lotto  fortezze,  fa  bifogno  fir  bona  fronte  alla  par- 
te deiroffefa,ehuellata  l'altezza  de'Balluardi  e  de'Cauallieri  del  nemico, ouepolfo 

J  J  È. 

no  tener  pezzi  per  olfefa  della  Campagna,  alzarla  con  la  grofiezza  del  parapetto 
quanto  fia  bifogno;  e  poi  por  mente,  quanto  à  dietro  detta  fronte  cuopra  ;  ele- 
iiatofi  da  quel  quadro,  e  da  quella  bella  uifta,  tirarfi  lotto,  à  caula  che  non  refti  al- 
cuna parte  di  cliì  forti  fcoperta  e  fignoreggiata  dalla  artiglieria,  fi  come  qui  di  l'ot- 
to mofira  il  cifcgno .  Per  che  uolendo  tener  l'ordine  dell'Architettura  di  bella  ui- 
fta,conuerrebber  ripari  contra  ripari,  trauerfe,  e  fuade  indirette,  e  non  baftereb- 
be.  Et  hauendo  confiderato  detti  forti  di  poco  giro,  elfer  co'loro  parapetti  fcoperti 
€  battuti  dalla  campagna;  nifi  è  prouiftodi  quefto  opportuno  rimedio:  che  gli  al 
loggiamenti  fi  faccino  appoggiati  alle  banche  de'parapetti,e  lalfata  la  diftantia  co 
ucniente,  tirare  elfi  alloggiamenti  all'altezza  de'parapetti;  àcaufa  che  ifoldati, 
ftandoalle  uifefe,  non  fiano  d'ogn'intorno  uifti  e  battuti.  PolTonfi  fare  anchora 
glialloggiamentidoppij  perlomezo,  come  fi  moftrerà  nelle  piante  difotto  dife- 
gnate,  e  fecondo  quell'ordine  difegnai  già  fotto  la  Mirandola  i  due  forti,  di  San 
Martino,  e  Santo  Antonio  nella  predetta  guerra.    Ben  che  la  mia  cattiua  forte 
non  permettefl'c, ch'io  mi  trouallì  alla  cftecutione  di  elìi,ouene  fuccelTc  danno 
aitai,  con  la  morte  di  moki  ualorofi  foldati;  per  che  altri  Ingegnieri  di  contrario  pa 
rere,  mutarono  i  miei  dilegni,  allargandofi  dalla  parte  di  dietro,  fenza  confiderar 
que]lo,che  qui  di  fotto  fi  moftra.  Ilche  non  farebbe  auuenuto, quando  fi  fuircfe- 
guito  il  parer  mio:  che  non  folo  fi  farebbono  aificurati  i  foldati, ma  anchora  era  co 
la  tacile  alfai,  che  la  Mirandola  fi  prendclfe,  concioiìa  che  io  intcndeua  di  combat 
tcrla  col  modo  che  difotto  al  luo  luogo  s'accennerà,  per  il  quale  fenza  temerei 
colpi  della  artiglieria,di  mezo  giorno  uoleuo  fabricare  il  forte,  e  riempire  il  folfo. 
e  qucfta  facilita  e  modo  riufcibilefu  comprefo  dipoi  molto  bene  da  tutti  quei 
Signori,cheà  quello  alfedio  fi  ritrouarono. 


,93 

latita,  &  alzato  de!  primo  forte  di  Santo  Antonio,  fatto  per  aiTcdiare 

'  C.  CASTR.  Ja  Mirandola.     Gap.  xv. 

?:f^^^  L  prc-rcntc  forte  non  era  di  mio  ammo(fi  come  manifcftamcntc  diffi  à  tutti  que'Signori,che  fi  ritrouarono  ì 
;  ;i  dilcorrcr  fopra  raffedio  della  Mirandola)  che  fi  lacefTc  nel  loco  detto  Santo  Antonio, per  che  ueniua  ad  cf- 
'^'  -'  fere  troppo  lontano  :  il  che  harebbe  caulato  quefti  mali,  che  i  foldati  non  harcbbono  potuto  <>uardare  tut- 
te le  ftrade  di  clìa  Mirandola  ;  e  che  quella  farebbe  ftata  fcmpre  fuperiore  nella  campagna  eia  fua  artiglie- 
ria ci  haueria  ùzt<i  danni  grandiflìmiana  diifi  che  più  prefto  lì  doucnfefxrc  nel  luogo  dife^nato  per  la  lette 
ra  A.  grandc^nella  pianta  ieguente  della  Mirandola:  il  qual  luogo  non  folo  era  più  uicino  alla  detta  Miran- 
a,  ma  ancora  di  fito  più  eminente,  e  più  commodo  per  difendere  le  Itrade  ;  e  doue  fi  poteuano  fare  molti  buoni  difecni. 
ndimenoparfeà  quelli  Illulhjiumi  Signori  di  farlo  doue  fi  fece,  e  perche  nel  refto,  a  mio  giuditio,  non  fi  può  in  alcun 
dobiafraarc,hò  uoKitoporqui  la  fua  pianta  con  tutto  l'alzato,  comeanchefarò  degli  altri,  tanto  deprimi  quantode' 
jndi,  acciò,  meglio  fi  mantenga  la  memoria  dell'opre  di  quella  imprefa,  che  recò  gran  danno  alla  militiaper  la  morte 
ualorofo  Signor  Giouambatafta  Monte,general  Capitano,^  allo  Illuftnirimo  e  ualorofifsimo  Sig.  Lodouico  Pico  Con 
li  detta  Mirandola  etaiia  gloria,  per  cflerfi  benifsimo  difefo  contra  uno^ftrettifsimo  affcdio . 


Della  Fortif.  delle  Città    ' 

1.2  fottopofla  figura  moftra  tutte Ihabitationi  di  dentro , del  fudctto  forte,  e doue  al]o-->iauono  tnrrJ . 
.Ignori  e  Capitani:  e  per  Ja  pianta  fi  confiderà  nnnnri  .l'naai.m.,,.; .,;  .-./r   '„.......     ^='^^'""°  ^""'  ^ 


Libro  Terzo .  94 

Della  utilità,  6c  inuentione  de'forti,  che  fi  fanno 

per  afìcdiarc  le  Città,  e  fortezze.  La  pianta  di  tutto  il  contorno  della  Miran- 
dol  a,  con  le  ftrade,  e  co'forti,  che  ui  furon  fatti  ;  tanto  c'primi,  quanto 

cTecondi.     Cap.  xvi. 

GIROLAMOMAGGI. 

ELLi  ssiMA  inueroc  fiatala  inuentione  de'fortì,  per  mczodc'qna 
li,  ancorché  altrui  habbia  non  troppo  grande  cfTcrcito,  fi  può  alTe- 
diare  qual  fi  uoglia  luogo,  che  per  cagione  del  larghi/fimo  recinto, 
dc'dirupi,  e  delle  ual]i,ò  de'fiumi,  habbia  di  bifogno  di  molti  efier- 
citi,e  di  quanto  fi  uoglia  gì  an  numero  di  perfone.  Auuenghichc, 
fé  bendo  cfiercito  fi  difunifce,  non  pofsono  però  gli  affediaticon 
tutte  le  lor  forze  unite  afifalire  con  grande  offefa  una  parte  di  quello,eflendobcnif- 
lìmo  tutte  afficuratejcon  ripari,  non  altrimente,che  dentro  ad  un  caftello  murato.E 
quando  ucnghino  uittuaglie,  ò  monitioni  per  foccorrere  le  Città  affediate,  è  faci- 
liffima  cofa  uctàr  loro  la  flrada,  col  tenir  fempre  genti,  che  lafciando  dentro  al  for- 
te bafteuole  prcfidio,  pofiino  ufcirc  à  torre  il  paflb.  E  fé  bene  di  notte  pofsono  paffa 
re  e'  uiuandieri,  che  no  fopra  muli  ò  altre  beftie  facili  ad  efser  prcfe  dentro  alle  ftra 
de  ordinaricma  fopra  le  loro  fpalle  portano  uittuaglie.e  monitioni,come  interueni 
uà  nello  afsedio  della  Mirandola,&  interuenne  ancora  in  quello  di  Siena;  è  nondi- 
meno fi  fcarfo  alle  Città  un  tale  aiuto,che  poco  ò  niéte  rileua  -•  come  s'c  ueduto  per 
quello  ch'è  fcguito  indetti  luoghi.  Gli  antichi  per  afsediar  terre,  &  ancheal- 
loggiamenti  di  nemici, teneuanola  uia  di  cingerli  con  folTì,trincee,e  fteccati;come 
apprefso  Liuio  &  altri  hiftorici  fi  può  uedere.  Cicerone  ad  Attico  dice, Noi  cingc- 
ino  il  caflello  colfofsoconlofteccato,  elatrincea,econuno  ardine  grandiffimo. 
Il  che  era  loro  facilc,non  efscndo  troppo  impediti  dalle  balUfl:e  e  catapulte,che  no 
erano  di  grande  effetto,  e  non  tirauano  lontano  come  fanno  l'artiglierie.  Cefare 
fcriue,che  efsedo  egli  intorno  ad  una  terra  per  pigliarla, temendo  di  non  efscre  af- 
faltato  da'nemici  afsediati,  fi  fece  forte  di  foifi,  d'argine,  e  uallo ,  &  à  tutta  la  forti- 
fìcatione  fece  d'intorno  torri ,  lontane  una  dall'altra  piedi  80.  e  fa  mentione  il  pre- 
detto Cefare  de'forti ,  quali  chiama  cartelli .  Giofepho  dice,  che  i  Romani  fecero 
intorno  à  Gierufalemme  per  afsediarla  meglio ,  un  muro ,  e  dalla  banda  di  fuori 
edificarono  13. forti, de'qualiciafchedunogiraua  dieci ftadii (è  lo  ftadiol'ottaua 
parte  d'un  miglio  )&in  effimcfferoe'prefidii,  e  le  guardie. 

Narra  Thucidide,  che  quei  dellaMorea,&iBeotijaffediandoPlatee,haueuano 
fatto  di  fuori  un  forte ,  che  haueua  due  mura,  uno  dal  lato  della  terra,  e  l'altro  dal 
lato  di  fuori ,  per  chiunque  di  uerfo  Athene  gh  hauefse  afsaHti  ;  e  che  quefti  muri 
erano  uno  dall'altro  lontani  circa  piedi  16.  nel  qual  fpatio  di  i6.piedi  erano  fabrica 
te  l'habitationi  per  le  guardie,  &  à'parapetti  erano  merli ,  e  torri . 

La  figura,  che  fegue,  fatta  dal  Caftriotto,  moftra  la  pianta.e'l  contorno  della  Mi 
randola  con  tutte  le  fue  ftrade,  e  co'forti,  che  ui  furon  fatti,  quando  ell'era  afsedia- 
ta  dallo  cfsercito  di  Papa  Giulio  I  IL  goucrnato  dal  Sig.  Giouambattifta  di  Mon- 
te, nepote  di  S.  Santità.  Detti  forti  fi  fecero  con  querto  ordine.  Il  primo  fu  il  for 
te  di  Santo  Antonio  ;  il  fecondo  quello  di  Santa  Giufl:ina  ;  il  terzo  quel  di  San  Mi 
chele  ;  il  quarto  quel  di  San  Martino . 

Dopo,  perche  alla  giornata,  per  quello  che  fuccede,  fi  fuole  uedere,  e  difcor- 
rere  molto  meglio,  che  non  fi  fa  da  principio ,  il  fudetto  Signor  Giouambattifta,  à 
perfuafione  dello  Illuftrifrimo,e  non  mai  à  pieno  lodato  Signore  Alefsandro  Vitel 
lo,  per  meglio  ftrignere  il  luogo  d'afsedio,  s'auuicinò  con  quattro  nuoui  forti  :  de* 

'  Aa    a  quali 


utilità  de  forti» 


LiU.nel  ti.  4-delU 

Deca  I.  &altro- 

ue. 

Tslel  libro  feflo  , 

dell' Epift.  adatti 

co. 

Lib.  7.  delhx  guer 

r a  Frane. 


I^el  lib.  predetto, 
&  nel  lib.  i.deUa 
guerra  ciuile . 
Ciofep.nel  lib. 7. 
cap.i-ì.dellaguer 
ra  Giud. 
Tbucid.nellib.i, 


Signore  ^lejpoì.» 
dro  FiteUft 


-33 II  "S *  h  AiJiisxcL 


quali  i!  primo, che  Ci  fabricarscPu  Sii 
Michel  nuouo  ;  il  fccódo,, Santa  Giù 
ftinai  il  tcrzOjSan  Martino;  e'iquar- 
tOjSantoAntonio.fi  fecero  e'foliì  dal 
l'uno  all'altro,  come  per  e'punti  d'in-, 
torno  fi  moftra.  Dalia  quale  h^ara,e 
dalle  feguenti,  oltra  l'imparare  il  lec 
tore  quello,  che  in  fimili  cafi  d'afsc- 
clij,e  di  forti  fi  debbefrre,haueràan 
Cora  infiemecon  lapofterità  molta 
fodisfattione  leggcdo  l'hiftoric,  che 
parleranno  di  taleafsedio.nel  ueder 
qui ,  chiarifsimamente  quello ,  che 
non  moftra  così  particolarmente ,  e 
così  bene  l'hiftoria. 

A.B.  Canale  d'acqua,  che  uiene 
daSecchio,"euànel]a  uallefcolaii- 
doui  l'acque  della  Mirandola , 


\\X\ 


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-ì;oM  i'  '.•:  : 


--oo'iib 


■    '■  irioìiiio.,.'!  o- 


ì3cllaforti!\  delle  Città 

ri.irut  ut-  uii  altri  forti  fatti fotto  la Mirandob,  tanto  dcpritni  quanto  dc'fccondi ,     C  a  r.  x  v  1 1. 
IaC  CAS  ì  K. 

C->()N  lakttcrnQ^  ii  modra  In  pianta  del  forte  eli  Qu.irantola  .    J_c  rticmiriircfurr)iio(|iic{lc,cioè,il  rondoingroiTezzapicdi  13. da!  fondo; 
-'piedi /^.'rctlò  iJ  ilio  parapetto  piedi  n .  la  Aia  lunghezza  fi  troucrà  con  le  guancie  de'Balluardi  ;  le  quali  furono  di  canne  3 .  l'una .     S.  T.  Vj 
le  d'acqua  ,  che  uicnc  dalla  Mirandola. 

R.  i.a  pianta  dei  torte  di  San  Michele,  ilqualfu  fatto  per  commodità  di  quella  Chiefa,  e  del  campanile,  e  però  fecondo  il  fuo  fito  fu  difcgn 
fue  inihire  hirono  qucftc,  cioè,  il  tondo  in  groflczza  piedi  1 1.  dal  fondo  allacima  piedi  1 5 ,  rcftò  il  fuo  parapetto  piedi  8.  la  fua  lunghezza  fi  troi 
le  guance  de'mcii  l'alluardi,  le  quali  furono  di  canne  due  l'una . 


Libro  Tcizo. 


S)6 


M.  La  piata  del 

forte  di  S.Giu- 
rtina.Lc  fuemi 
fiiicfuronoquc 
fte .  nel  fondo 
in  f^rolTczzapie 
di  15.  dal  fon- 
do alJa  cima 
piedi  15-  reftò 
il  fuo  parapetto 
piedi  12.  lalun 
ghczza  fi  troiie 
rà  con  le  guan- 
ce de'£alluar- 
di, quali  furo- 
no di  canne  j. 
una .   D.E.F. 
G.Lafciato  ul- 
timamente. 
H.L.   Fatto  da 
principio. 

N.  La  pianta 
del  forte  di  Saa 
^Lirtino .    Il 
qual  fu  fatto 
per  ritrouarfì 
nuiui  una  pof- 
fesfione  co'fuoì 
fofsi  attorno,  e 
fratte  gagliar- 
difsimej&  io  lo 
difegnai  co'l 
gomito  in  que- 
fte  tefte,  ma  l'a- 
nimofità  dique* 
foldati ,  che  lo 
fabricarono , 
fece  queftc 
fronti  feuza 
guardie  :  e  tor- 
nò loro  be- 
ne, per non  ha- 
uer  oftacolo  al 
cuno  :  ma  non 
è  da  farne  fpef- 
fo.lefuemilu- 
reuanno,  come, 
quelle  de  gii  al- 
tri. 


Della  fortif.  delle  Città 
Modo,  che  s'haueua  à  tenire  per  elpugnarelaMi 

randola,  quando  cllcra  afscdiata  dallo  effcrcito  di  Papa  Giulio  HI. 

C  A  P 


1- 


XVIII. 


girola: 

MO  MAC. 
Gì. 


Quinto  Ciirtio nel 
fincddlib.6. 


EcofjHtile,cheft 
fjppianot'modida 
ffjiugnare  Ufor 


Sacchi  pieni  di  ter 
ra ,  adoperati  in 
hece  di  abioni . 


EN  G  o  per  cofaccrtifsima,  che  non  fiaiiiogo  alcuno  così  fo-rte^  eh  cr 
per  uiua  forza  congiunta  con  l'ingcano,  uno  efscrcito  grandilsimo  , 
quale  h:ibb)a  buona  copia  di  guaftatori,  d'ard  Th^-'iie  >  e  di  munitio- 
ni,  non  lo  polsa  debellare  ;  malsimamente  quan.Jo  il  luogo  da  efpu- 
'gnarfi  Tara  in  piano.  Auuenglii  che,le  core,che  daK'o  ingegno,  e  po- 
tere humano  fon  tattejda'mcdefimi  ancora  ion  guafte.e  non  ibio  que 
fìe,  ma  ancora  quellc,chc  fono  opra  d  ella  natura.  Perla  qual  cofa  fi  può  credere,che 
fianouere  le  parole  di  Alcisandro  Magno,  qual  già  difsc,  Non  hàla  natiira  pofìo 
coraalcunatantoaltOjChclauirtìidcH'huomonon  ui  pofsaarriuare.  Molteiono  le 
fortezze  in  Italia,  che  fon  tenute  hoggi  inefpugnabili,  quali  io  non  intendo  qui 
in  alcù  modo  biafmarejauuéghi  che  l'intéto^e  defidcrio  mio  ìi\  Tempre  di  giouarc  al 
mondo  per  quanto  uagliono  le  debolilsime  forze  del  mio  insegno;  e  di  fare ,  chci 
luoghi  fi  potefsero  difendere  dall'altrui  ingiuria^non  che  quelli  fufsero^  prefi:fe  be- 
ne mi  so  lafciato  ufcirdiniano  molte  mie  inuentioni,  che  moftrano  diucrfe  arti  di 
ciò  fare.Il  che  inucro  non  ho  fu  ad  altro  fine,  fé  non  acciò  che,  gli  Archilei  ti,  &  In- 
gegnieri  dell'età  noftra,uedute  roffefe,habbiano  occafione  di  trouare  opportune  di 
Mt^  e  non  fiano  colti  Iprouifti.  Chefcàme  minimo  de  gli  fcnttori,  ^^  hab- 
biano  mai  in  quella  profefsionepofto  la  penna  in  carta,fono  cadute  nella  mente  no 
poche  arti,&  inuentioni  da  efpugnar  Città(per  non  parlare de'nuoui  modi  da .'om- 
pere  facilifsimamcte  efferciti)  approuate  dal  purgatifsimo,&  ottimo  giuditio  ddlo 
Illuflrifsimo  &  Eccellétifsimo  Signor  Duca  di  Sefsa;  e  cofa  credibile,  che  in  l'età  i.io 
lira  fiano  molti  Ingegnieri,Capitani,e  gra  maftri  di  guerra,chc  n'habbiano  penfato 
dellemegliori,e  di  maggiore  importanza.  Et  è  cofa  al  mondo  utilifsima,  che 
tali  cofeuenghinoà luce, acciò s'habbia  da penfarearimedij .  Conia  qual  mente 
mi  faccio  à  credere  che'l  Caftriotto  ponefTe  nella  fua  opera  il  modo,che  egli  haueua 
già  penfato  per  efpugnare  la  Miradola,cioèà  fine,  che  non  fololo  Illuflrilsimoeua 
lorofifsimo  Signore  di  quella;per  e'tempi  da  uenire  non  fuffe  per  tal  uia  danneggia-^ 
to,  ma  accioche  tutti  gU  altri  Prencipi,  e  Signori  haueffero,  quanto  fia  poffibile,  ad 
afficurare  le  fortezze  loro . 

Ma  per  uenire  al  propofito  mio,  dico,  che  quanto  io  poffo  comprendere  dalla  fi- 
gura fatta  dal  Caflriotto,  edaquello,  che  egli  fcriffe  al  Signor  Giouambattifta  di 
Monte  ;  oltra  l'efTer  guidato  da  una  mia  fimile  inuentione,che  fi  Iegge,e  uedefi  figu- 
rata ne'miei  libri  de  gli  Ingegni  militari, [appreffo  il  fudetto  Duca  di  Seffa;  mi  pen- 
fo,  che  egli  uoleffe  fare  prouifione  d'una  grandiffima  copia  di  cefle  quadre, fatte  ài 
uimini ,  e  di  facchi ,  che  s'empiffero  di  terra ,  e  che  dopo  fé  ne  haueffe  à  tabricare 
un  forte  uicino  alla  Mirandola,  cominciandolo  di  notte,  ò  conducendofi  uicino  al 
luogo  dello  approccio,  à  uolte,con  un  foffo  larghifrimo,come  fi  cofluma  in  fi^mili  ca 
fi,  e  quindi  à  poco  à  poco  alzando  il  riparo  co'dctti  facchi  e  cefle, da  metterfi  m  opra 
con  quelli  iflrumenti,che  fi  ueggono  qui  di  fotto  figurati,  con  effe  cefle ,  e  coTacchi 
fofpefi .  e  ciò  per  maggior  ficurtà  di  coloro,  che  doueuano  lauorare .  Penfo  ancora, 
che  egli  uoleffe  riempire  il  foffo  col  gittarui  con  detti  iflrumenti,  fimili  facchi,e  ce- 
fle, pieni  di  terra.  Benché  nella  mia  inuentione  io  non  ponga  tali  flicchi,  già  da' 
Turchi  adoprati  per  parapetto,c  gabbionata  ibpra'l  caualliero,che  eifi  fecero  ad  Al- 
ba Regale,ligadoli  iniìeme  con  funi  ;  ma  folo  cefle  quadre  lunghe,  di  due  braccia  1* 
una,  e  d'uno  di  groffezza,  d?  conficcarfi  una  fopra  l'altra  con  chiodi  di  kgno,  (fa- 
cendo tutta  l'opera  in  tempo  di  notte  ofcurifTima)  eie  machine  da  gittarc  di  luogo 

molto 


Libro  Terzo. 


97 


molto  lontaiio  la  materie  nel  fofTo,  cioè  le  mcdefìmc  ccfle,  fiano  più  gagliarde,  e  da  po- 
terne tiiarcgrandilTima  copia  in  poco  tempo.  Della  qual  cola  io  fono  flato  sforzato  à 
iar  ne  qui  mentionc,  acciò,  fé  mai  detti  miei  libri  fuflTcro  ftampati,  alcuno  non  poffa  di- 
re,chc  io  mi  fia  uoluto  fare  honore  dell'altrui  inuentioni .  Nello  approccio,©  uero  for 
te  figurato  diforto^le  cede  mcffe  in  opcra,fi  mofìrano  per  e'quadri  negri  ^  &  c'facchi  per 
«'bianchi . 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

E  R  dare  ad  intendere,  ò  pure  per  accen  nare  in  parte  il  modo,cli'io  uolcuo  fi  te 
nilfe  per  pigliare  laMirandola  ;  feruando  qui,come  ho  fatto  negli  altri  luoghi 
la  mia  folita  breuità,  metterò  di  fotto  folamente  quanto  io  di  tal  cofa  fcrilTì   e 
mandai  difcgnatoàBologna  al  Signor Giouambattifta  di  Mòte,  Generale  già 
della  Santa  Chiefa,&  appreflb  la  rifpofta  di  quello,  con  animo  di  parlarne  un  giorno  più 
largamente  nc'dilcorfimilitan,  ch'io  difcgno  in  brieuc,  con  l'aiuto  d'Iddio,  fcriuere. 

ALLO  ILLVSTRISSIMO.  ET  ECCELL- 

SIC.    GIOVAMBATTISTA    MONTE, 

CAPITAN  GENERALE  DELLA  SANTA  CHIESA, 
mio  Signore  femprc  olTeruandiflìmo . 

A  Eccellcntia  V.fì  deuericordare,che  fin  da  principio,ch'elIa  fece  por  ma- 
no al  primo  forte,io  publicamente  diiTi,che  mi  pareua  per  molti  euiden- 
tilTimi  rifpetti,  che  fi  faceua  troppo  lontano,  e  che  da  tutte  le  parti  la  Mira 
dola  farebbe  fiata  fempre  fupcriore,  e  patrona  della  campagna  ;  e  che  pri 
ma  chela  gente  del  Campo  fuffe  giunta  à'Iuoghi,  che  non  pure  la  fan- 
teria,magliflefsicaualliharebbonoperfo  lalena.  oltre  che  l'artiglieria 
<le'nem,ici  ad  ogni  borane  farebbe  danni  grandifsimi.  Lequai  cofe  confìderate,  con- 
•chiufì,  che  farebbe  fiata  al  fine  affai  maggiore  la  perdita  che'l  guadagno;  però  à  lei 
parue  di  tirarlo  à  fine  :  con  dire,  che  fi  faceua  per  iaiuezza  del  contado  di  Bologna,  per 
tornarferre  à Parma  con  l'effercito.  Ma  poi  che  fi  dette  principio  àgli  altri  forti,  de'qua- 
'"^  liil  primo  fu  Quarantola ,  le  replicai  il  medefimo,  condirle,  che  tal  forte  era  ibggetto 
più  del  primo  àlbpradettì  inconuenienti,  e  che  per  alllcurarfi  del  tutto,  era  molto  me - 
gIio,che  tanta  fpefa  fi  uolgeffe  fopra  d'un  forte  folo,acciò  con  effo  fi  uenifl'e  all'effetto  dei 
combattere  col  modojche  V.E. fa  che  da  principio  le  moftrai  in  difegno:  poi  che  fattoi 
quattro  forti,  non  fi  può  uictare  l'entrata  a  uiuandieri,  che  tutt,a  uolta  uanno  dentro:  per 
il  che  e  dubio  che  dopo  la  perdita  di  molt'huomini  fegnalati,  à  capo  dell'anno,  non  fia- 
jno  al  rnedefimo  d'hora.  Però  uedendo  pure  fua  Santità  difpofta  à  uoler pigliare  quefla 
fortezza  per  afiedio,  come  fcruo  amoreuole  che  le  fono,  e  p<er  il  carico,ch'io  tengo,  non 
'■    ìioglio  mancare  di  ragguagliarla  in  fcritto  di  quanto  le  molinai  da  principio.   Dicoa- 
<lunque,che  per  fuggire  i  fopradetti  incóuenienti,e  mafsime  confiderata  la  detta  diflan 
tia ,  infiemc  con  l'amoreuglezza  di  quei  popoli  inuerfo  il  loro  Signore,  che'l  doppio  del 
,  fuo  effercito  non  bafleria,  E' però  neceflario  ch'ella  ricorra  per  aiuto  à  fua  Maeflà  Cefa- 
rea,&  ottenga  da  quella  fopra  ilnumerocli'efihà,uentipezzTdi  cannoni  con  le  loro  op- 
portune monitioni  ;  e  da  fila  Santità  che  le  fia  mantenuta  la  gerite,  che  cauò  di  Bologna. 
-  Il  che  fatto  fi  prouegga  di  mille  guaflatori,  facendo  prouifione  nel  contado  di  Bologna 
di  uenti  migliaia  epiùdiquellecefle,  ch'io  le  diffi,  fatte  due  piedi  l'una  di  lunghezza, 
€t  uno  d'altezza  ;  e  tanto  più  quanto  che  un'huómo  le  poteife  piene  di  terra  leuare  nelle 
braccia  ;  con  altre  tanti  facchi  ;  e  groffa  prouifioiic  di  facine^con  le  quali  fi  pofFa  fabrica- 
re  l'opera  difegnata  qui  da  canto.  E  cofi  con  quefla  prouiiione  intendo,  che  fi  uenga  al 
la  conclufione  di  combatterla .  per  che  quanto  più  confiderò  quefl'imprefa,  tanto  più  la 
trouo  riufcibile,  perle  fottofcritte  ragioni .  La  Mirandola  è  luogo  piccolo,  fabncato  al- 
la moderna,con  corpi  de  i  fuoi  Balluardi,  al  bifogno  dell'opera  piccoliflìmi,  atti  ad  elfer 
battuti  per  faccia  rettamente .  il  che  caufa,  che  tanto  più  facilmente  cederanno,  e  s'hauc 

S^  Bb         rà 


r-s 


J-- 


Della  Fortif,  delle  Citta 

rà  rintento  noflro  ;  e  tanto  più,  ch'io  confiderò,  che  la  ma<::^ior  parte  della  forte/za  cofi- 
fifte  in  quella  Tua  bella  foira,alla  qiia!e,tolte  le  difefc  de'fianchi,come  per  il  dilcgno  (i  uc 
decirer  pofiìbilc,  tacilmente  s'entrerà fotto,  e  con  li  noftri  iftru  menti,  Scaltre  proiiifioni 
il  potrà  rompere,  e  fupcrarc  il  rcfto.  E  quando  pureV.  Eccel'entia  àtalmiopenfiero 
non  pofTa  dare  effetto,  per  l'impofTibilità  del  bifogno  fopradctto,  nfoluafi  d'accoftarfi 
con  doppi]  forti  alle  n^uraglie,  e  dall'un  forte  all'altro  far  buoni  folfi,  chefileuerala  pra- 
tica di  quei  popoli  uicini  :  e  maflìmc  appiccandone  alcuni  di  quelli  ch'^  "  piglierannola 
notte  per  que'fo  {fi.  Il  che  facendo,  s'impadronirà  della  campagna,  altu'^menre  giudico 
impoiiibileuietarlorotalipaflì,con  tutteleftragi,e  morti  della  fua  genze.  Equeltae 
quanto  fopra  tal  ncgotio  m'è  occorfo  dirle.  Del  forte  di  Santo  Antonio,  il  Ji  v-d  Ag^ofta. 
M,  D.  LII.         DiV.EcccllcntiaScruitore,         Iacono FuftoCaftriotro. 

Rifpoftadel  fopradetto  Signor  Giouambattifla^  al 

prcfatoIacomoFuflo  CaftriottodaVrbino. 

TRENvo  Capitano  noftro  carifsimo.  Ho  riceuuto  la  uoflra,  infiemc 
col  ragguaglio,  e  co'difcgni,  e  ueduto  minutamente  quanto  fcriuete, 
epeniomi  certo,  che'l  uoìho  parere  fiabeniffimo  dariufcire,  eperinfino 
all'hora,  che  s'arriuò  alla  Mirandola,  e  che  fi  principiò  quel  forte,  io  eoa 
fiderai  ilmedefimo:  nondimeno  pereffer  iofoldato  nuouo,  non  uolfi 
contraaire  al  Signor  Camillo,  ne  manco  lo  uolfefare  il  Signor  AlefTan- 
dro,  ne  il  Signor  Vincenzo,  che  già  ogniuno  di  noi  s'accoftaua  alla  fantafia  uoftra,  in  fa- 
bricarlo  là  più  uicino,  doue  uoi  difegnanate,  al  mezo  di  quelle  ftrade  ;  fi  ancora  in  fare 
quell'un  folo,  c'hora  mi  moftrate,per  ucnire  alla  conclufione  di  combattetela  Mirando- 
la. E  già  al  primo  noi  confiderammo,cheuoiui  metteuatequiuiperfpingeruiauanti  a 
poco  a  poco,  finche  ui  conduceuateinfulafofTa,  maDionon  uolfe,  &  il  rifpctto  eh* 
io  hcbbi  à  quei  Signori  più  uecchi  di  me .,  e  di  tempo,e  di  pratica  in  tal  effercitio:  che  all' 
bora  forfè  Rifarebbe  ottenutoli  bifogno  da  fuaMacftàCefareae  da  fua  Santità.  Hora 
non  potendo pin oltre  dell'auuicinarficon  doppi]  forti,  come  difegnate,  pregate  pure 
Iddio,  ch'io  guarilca  prefto,  che  fé  potrò  con  ogn'uno  d'elfi  prefati,e  che'l  non  uoler  dell* 
uno,  &  il  non  poter  dell'altro  non  mi  fuperi,  uedrò  di  contentami;  e  fc  non  potrò  in  al- 
tro, almeno  di  raddoppiare  i  forti  con  quei  foffi  daU'un  foffo  all'altro  j  che  ultimamente 
qucflo  farà  la  ftrada  da  far  crepare  e'nemici  là  dentroje  mi  rifoluerò  ftar  tanto  lettola  Mi 
randola,  che  fé  morte  non  interrompe  il  mio  difegno,  fpero  hauerla  in  mano,  fendo  che 
di  quei  uillani  ne  farò  impiccar  tanti, che  uerrà  uoglia  al  refto  ftarfi  alle  lor  cafe .  Perfua- 
dendomi,  che  haremo  il  Signor  Aleifimdro  à  tutti  iuori  noftri,  perche  in  quella  terza 
notte,  che  noi  arriuammo  alla  Mirandola,  egli  uoleua  combattere  quel  forte,per  la  rifet: 
ta  che  uoi  gli  facefte,ma  fo  beniflìmo  la  caufa  perche  fi  mancò.  Hor  sii  dico,  che  elfo  Sig. 
Aleffandro  in  quefto  uoftro  difegno  p  perfona  da  uenire  à  i  fatti,più  de  gli  altri  in  digrof 
fo,  però  non  dubitate,&  in  tanto  ftate  fano,  che  Iddio  ci  aiaterà,e  l'opera  noftra.  Di  Bo 
legna  il  dux. Agoflo.    M.' D.  LII.         Per  fatui  piacere,     GiouambattiftaMont?, 


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\W^^  pfeà^^J^^ 


■3EIIMIiiniH^ 


LHl.;i„L[lllll!,IJi;iH!|,llLil.l»T^ 


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1 


DifegnodelIaMirandoIa  (on 
tutti  eforti  uccchi.  e  nuoui,  e 
comefulafciataquado  fi  par- 
tii! Campo.     Ca  I*.  xi>. 

lACOMO  CASTRIOITO. 

TiLL*  .irrìiiar,chererc  il 
Tampo  ccclc/ìa/tifo  I'.ia 
.ini/jj.nelttiritoriodcl 

Miridola, giudicai  tal 

tortezza  cflcre  degnamente  racco- 
mandata ad  un  Ke,  conlidcrando  il 
]uoj,'0  ameno,  abbondante,  e  bcniC 
iìmo  liabitatOjC  dotato  di  tutti  e'me 
gjiori  bcnijche  habbia  la  terra,e  maf 
Inne  d'alberi  con  honorati  calamcn 
ti,  ebeliirsimi  giardini-:  i  quali  neli' 
uJtimo  della  guerra  uidinonTcnza 
gran  dispiacere  e  compafsionc,  dif- 
ilpati,e  rouinati  al  tutto.Jl  qualtcì  ri 
torio  ho  porto  qui  mquel  modo  che 
fu  lafciato .  Doue  il  lettore  raccogli 
endo  in/ìcme  nella  memoria  tutte  le  '   ^ 
piantceglialzatijchediroprafiron 
drictTnaHiiicdrà,  e  comprenderà  bc- 
nifsimo  il  tutto. 


Della  fortif:  delle  Cittì 
La  pianta,  e  l'alzato  del  forte  di  San  Michele  nuouo, 

Lefucmifurc  furonoquefte-.nclfondoin  orrvirr-rv-i  r,;^j-        •      » 


rib 


ro 


Terzo. 


ICO 


La  Pianta,  d'alzato,  del  forte 
di  Santa  Giuilina.nuouo. 


e  -:  I 


P  J  A  N  T  A    DEL    T  O  H'i  E-    DI    SANTO     ANTONIO     N  V  C  V  O , 


Libro  Terzo.  loi 

Pvitratto  di  Monticello  dello  jflato  di  Siena,  con 

raiTediOjC  batteria.  QudlOjChe  fi  dcbbc  fare  per  proucdcre  ad  un  luogo,  che 
habbiaadalpettarcrafTedio.     Cai',  xx. 

eLL'  anno  1553.  fuprefo  Monticello  luogo  de'Senefi;  il  quale  ha-  I  AC.   C  A- 
ucndoioueduto  cfleredifito  gagliardiil!mo,m'hà  dato  occafione  STKJOTTO. 
per  quello, che  ui  fucceflCjdi  confiderarc  quanto  debbe  eflcrc  auuer 
tito  il  Gouernator  di  guerra,  che  fìapoftoalla  conferuacione  d'uno 
ftaco.  Sopra  della  qualcofa  dirò,  quanto  debba  cfìer  benprouiflo 
di  ripari  in  ogni  occorrentia,  che  gli  fuflc  contraria;  per  che  il  fopra- 
detto  luogo  non  fi  può  negare,  che  non  fia  molto  forte,  per  efler  di  fito  gagliardifll- 
mo,  e  pofto  in  un  Monte  tanto  afpro,  che  de  gli  otto  uenti,  che  lo  dominano,  non 
può  Te  non  da  un  folo  eflcre  oftefo  i  e  non  è  dubio,  che  fc  quello  fuflfe  ftato  prouedu 
to  di  tutte  quelle  cofe,  che  fi  richieggono  ad  una  fortezza, ch'afpetta  il  nemico,  non 
fi  farebbe  acquiftato  mai,  ò  pure  ciò  (aria  flato  non  fcnza  collo  di  fua  Maellà  Cefa- 
rea.e  però  mi  par  di  dirc,che  qualunque  huomo  fi  troui  fopra  le  fpallc  un  carco  fimi 
le,  debbe  ufcir  principahnente  fuori  alla  campagna,  e  confiderar  bene  ogni  parte, 
e  luogo  del  firo,  doue  il  nemico  potefle  accamparfi  ^  e  doue  potcfle  apprefcntar  bat 
tcria  :  e  quello  fatto,  tornarfene  dentro,  e  contrapalfar  la  muraglia  di  tal  forte,  che 
conofca  (oltre  un  corpo  di  guardia  conueneuole  )  quanti  foldati  gli  bifognano  per 
difenderla,  dandone  tre  braccia  perciafcheduno,  fenzaeffere  fcarfodi  prefidio. 

Oltra  di  quello  debbe  hauere  tanta  artiglieria,  che  badi  per  difenderfi  ,  e  per  te- 
nireil  nemico  lontano .  Debbe  poi  efler  auuertito  d'hauere  le  debite  monitioni,  e 
uittuaglie ,  acciò  che  per  difetto  d'efle  non  fia  forzato  renderfi.  Per  che,  mancando 
quefte  monitioni,  molto  meglio  farla  fmantellar  il  luogo, che  uenir  in  potere  del  ne 
mico,  e  che  quello  dopo,  tal  cofa  faccia.  Auuenghi  che  ogni  uolta,  che  detto  nemi 
co  faperà  il  difetto,  potrà  alla  ficura  tanto  più  entrar  fotto,  e  fare  ogni  grand'oifefa. 
finalmente  debbe  ufare  quella  debita  dihgentia,  cheal  buonfoldato  fi  richiede, 
donde  cóchiudendo  dico,che  fé  tali  prouifioni  fu  Aero  ftate  cóceffe  à  quelli,  che  di 
fendeuano  il  fopradctto Monticello,  con  difficultà grandiifima  fi  farebbe  conq uifta 
to.  Perciò  che,  non  oftante il  mancamento  di  quefte  prouifioni,  fecero  tal  prona 
«il  loro^maffimamente  lo  lUuftrifllmo  Signore  Adrian  Baglione,ualorofo  caualliero  signore Mrìam 
quanto  altro  n'habbia  l'età  noftra)  che  i  morti  meritano  buona  fama^  &  i  uiui  hono-  Ba^Uone. 
rati  premi] . 

E  prouifioni  d'un  Capitan  Gencralc,ò  Prencipe, che  afpetti  il  nemico, che  GIROL  A- 
gliucngacontracongrand'eflcrcito,  non  fon  mai  tante,  che  baftino, come  j^q  MAG- 
habbiamo  detto  altroue.  Però  grandemente  debbe  quefti  aftaticarficon  q]^ 
la  mente.congiugnendo  al  fuo  difcorfo  e'maturi  configli  di  molti  intenden 
ti  di  guerra,  di  fare  fi,  che  non  pofla  interuenir  cofa,che  cgU  non  l'habbia  antiuedu 
ta.  Quando  adunque  fi  farà  proueduto  d'armi,  uittuaglie,  e  monitioni,  che  fiano 
perlungo  tempo  baftanti,  &  hauerà  confidcrato,  &  cflaminato  bcnilTimo  dentro,  e 
di  fuori  il  luogo  da  difenderfi,  &  afficurate  le  muraglie,  togliendo  uia ,  quanto  gli 
farà  poffibile,  ogni  commodità ,  che  potefle  hauere  il  nemico  per  accamparfi,  e  per 
offenderei  doue  la  muraglia  farà  debole,e  da  refifter  malamente  all'artislieria^ui  a- 
dunerauicino  molta  materia  da  poter  fare  la  ritirata  in  untratto.Tcrrapieneràdoue 
fia  meftiero(fe  la  breuità  del  tempo  non  lo  ueti)maflìmamentc  ne'luoghi  dì  maggior 
pericolo .    Aflìcurerà  con  buone  ferrate ,  e  con  guardie ,  l'ufcite  delle  fogne ,  dette 
in  Latino  cloacx,e  doue  entrano  &  cfcono  l'acque.percioche  per  tah  uie  alcuna  uol- 
ta le  Città  fono  ftate  prcfe.  Farà  accommodarc,  doue  farà  di  bifognOjle  flrade, eie 
falite  alle  mura,  con  le  feritoie,  e  cannoniere,  che'l  tutto  di  fuori  difcoprino  ;  facen- 
do con  traucrfe  di  gabbionate,e  di  trincee,che  c'difenfori  delle  muraglie  non  fiano 
di  fuori  in  alcun  modo  fcoperti,ne  oftefi .  Prouederàfufficiente  numero  di  foldati , 
e  guuftatori  i  di  J3ombardierijaiutanti ,  maftn  di  legname,  muratori,  fabbrij  &  altri 

C  e  fimili 


r 


3 


O 


fi^U,  artefici.  Doue  du^i^^^  ^^«^^^^^"^^^^2  ^S" 
,i  fiano  u,nti  diau mero  dafolda» d.fenfon,  « P  g^^,  -f/J»!, ■     „, 
fa  ilprclidio/ccondo  aIc-un:,tanto  cop.ofo ,  che  ''^3"  ^e     j  ina- 
io gK^nu  al  loia.uo  rocchi  .1  tare  la  guardia,  auuertendo  che  ordina 
iiamcnte  ogni  circuito  crccinto  d  u  i 
miglio,  Iccondo  il  Caftriotto, &  altri , 
uuole  mille  loldati,iiando  tre  braccia 
di  muraglia  per  huo 
aliai  io:  tincuorrann 
rezze  di  frontiera,do 
&  adopiare  caualleria, 
d'ogn  i;opportuno  proi 
chtràd'hàuer  danari  pi 
paghe,  l-ar.-.  fare  la  def( 
tionedituttclc  bocche 
anche  debcftiami,per 
icrcalcularCjefapcrc  i: 
f.igno  delle  uittuaglie,i 
pò  che  potranno  ballar 
I  ifrauciailluogodibocch 
diluiili.  Darà  ad  alcu 
cura  delle  uittuaglic  e 
act]UC,chc  non  lianogu; 
e  conotte,  e  chc'l  luogo 
poHa  in  alcun  modo  efi'e 
appettato  dal  nemico.  Far 
gran  prouilione  di  carbo 


rlpTit  ^'' '"'^'^  ^'^  ''"°^°.  ■-"-neo 
Srd  nera  le^'S''"'?.  ^  P-ufo  deTabbri. 
uidinera  che  fiano  nelluogopanni  e  coia- 

ci,e  diuerfe  medicine  per  infermi  e  per  feri- 

bZiTd'^n''" "■"«''«-'-■"  P-"^ 
io  e  m  nJ^"-'     ''  "'''''^"'  ^  '^S"^™^  S^o( 
auole^e  legnami  da  larnc  quando  ueniffei 
b.logno.Malratutteralt'rccofetaiag^n 
p.oued,metodigratìf.utedìuimi„i,cd,le 
gnami  fottìi,  &  atti  al  piegarh.da  potcre.qua 
co  occorra,  lame  certe  calie  quadre,  da  em- 
pn 11  di  terra,  e  da  cóficcarlì  una  fop, a  l'altra 
co  chiodi  di  legno,per  riparo  fopra  eluoghi 
dc'parapctti,chefullcr  rouinati. 
I  he  no  pcfo.chc  fia  il  più  prefto, 
ne  il  miglior  riparo  di  qucfto  co 
tralebattert-  malllmedoucnó 
u  e  luogo  da  fti  e  la  ritirata.  Qua 
li  grati  lono  più  accommodate 
de'gabbioni,  per  occupare  poco 
iiiogo  nelle  munitioni,e perche 
cfcnteranno  piene  fui  mu 
ro  battuto,(larannome 
glio  unitc[,  e 
j  otrafTcne  ti- 
are il  parapct 
to  più  forte. 


o 


s 


l'o  Terzo.  IO', 

Ritratto  di  Caftiglione,  e  della  Rocca  di  V.il 

d'OrcU  nel  Scncfc^conlaffcdio  e  batterie.     Gap.  xxi. 
lAC,  CAST. 

tr'SSi:  VESTI  due Caftelli fono  inVald'Orciancl  ScncfL-, de' quali  l'uno  e 
wi^?^,  detto  Caftìglione,c  l'altro  la  Rocca  di  Cartiijlionc.hannoil  lito,e  le  «ai 
^^^<'  taglie  per  t'ortihcationi.iU'antica,  aliai  gagliarde,  da  non  temete  ijuat 
t^i?7v^  trOjò  Tei  colpi  di  cannoni.  Benché  coloro,  clie  gli  tcncuano,  l'anno 
x553.f1  refero  forzati  in  quel  principio  iolo  dalla  paura,  bene  è  uero,chcad  un 
impeto  gagliardo,  non  li  potrebbono  tenere,  per  non  tlfet  luoghi  di  tanti  capa 
cita,  che  dentro  ui  fi  pofli  tare  alcuna  ptouifionc . 


l 


■  !!■  rflMicrianc!  luo!»oclinioftratopcrlclctt(.iC.O.cbittcrctii,f,.l.,  r        , 


^ 


Ritratto  di  Monte  Alcino  in  quel  di  Siena,  co  rafledio,e  batteria  Ca  t. 
lAC.  CASTR 


I  >•  .  °"°"pt"ncipio  fatto  perla 

di  tal  luogo,  come  fanno  tutu  quegli  IHuftrilsimi Signori, che  uilìtr 

I  dil'si.  clic  uolcndo  conquiftarlo,  non  era  da  perder  tempo,  ma  di  far  fiibiu"'! 

none  di  combatterlo;  e  chefidoiicffc  uoliar  tutto  il  difcgno  inuerfo  quei  gabbici, 
ciano  p..  ntati  uerfo  la  por:.i,prima  che  fuiTcro  flati  inficmc  con  le  cafe  tcrrapienati  ■'.' 
i  iiatiro  pezzi  d'artii,'Iicria  battere  tanta  co.-tir.a 


■  W ll>»""P!'fhiaro  al  mondo,  che'I  &pcre ,  unito  coli  ranimolità, e  col  ualor^militarc,p..,ò  facilmente  fa" 

^      i--,oiifder  ^"        „.     „,!.  (Enrica. liondenlrt-f»  n  prnnHi  hrtiinn  ^,^««^..1; .  -, 


le 

■Ilo  gran  »'o" 


lare  le  Città, 


r£inS:;:Fiorcnzod,Corhc.Dondeohi.dgrand.honorichepertalipro„e^gl,m;„;n^^ 

''""'n  e  Signori  (limato  degno  d.  ftatue,  e  d.  fopranorae  contrario  a  tjucUo  del  Re  Demetrio  detto  Elbii^natoe  d"  K 


in  ijailla 
gli  flati  . 
bimi;Ki 
Cuti, 


104 


C 


J 


c 


J 


Quattro  diuerfe  piante  di  forti,  da  farfi  per  af 

fcdiar  Città,  e  fortezze.     Gap.    xxii. 

lACOMO     CASTRIOTTO. 

AVENDO  moftrato  molti  forti  nell'opere  della  Mirandola,  contale 
occafione  no  ho  uoluto  reftare  di  aggiugnerui  qucfte  poche  piante  , 
le  quali  mi  paiono  opere  molto  fpedite  da  farfi  in  una  campagna  in 
poco  tempo;  e  per  moftrare  uarij  modi,  acciò  che  ne'fitiilfoldatoft 
poffa  accommodare  di  quello,  che  più  gli  uerrà  à  propofito.  Quelli  con  le  li- 
nee 


^>je^^j^^/^^^^^^^g^^s?^^ 


ncc  rette,  e  gli  angoIi,mi  piacciono  affai,  perche  non  hanno  fianchi  diter- 
ininati,  oue  il  nemico  habbia  da  far  difcgno  per  torli  più  in  un  luogo,  che 
in  un  altro .  perche  fempre  fanno  un  medefimo  effetto ,  &  ancora,  che  le 
cannoniere  non  habbiano  le  contrapofte,che  rifpódino  e  flrifcino*,nondi 
meno  battono,oifendono,euegcrono . 

Quefta  prefente  pianta  non  nu  piace  tanto,per  che  ha  quefle  fue  difefe 
diterminate,  e  nelle  tcfte  le  hù  femplici ,  e  l'occhio  non  le  poffede  tutte .  - 
Ella  anche  non  fa,al  mio  uedere,queireffetto,che  fanno  quelle  da'  lati  an 
gulofi,e  ripiegati  in  dentro;  pure  i  pareri  non  fono  equali,  tal  cofa  pia- 
ce à  mecche  ad  un  altro  difpiacerà. 


L 


loro 


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S.^' 


TTW? 


Il  preséte  quadro  dalle  quattro  Piatteformcncl  mczode' 
lati  per  un  Tortele  per  alloggiamenti  d'eflcrciti  in  campagna 
non  farà difutile,ne  di  catriua  uiftae fodisfattione  all'occhio, 
fé  bene  non  ui  Tarano  quelle  difefc,che  fidano  all'opere  mu- 
rate nelle  quali  fi  cerca  più  fermezza,  che  non  fi  fa  in  quelle. 

Efsendofi  detto  à  baftanza  fopra  quefti  obliqui ,  non  bifo- 
gna  replicare  il  medcfimo:  dico  bene  che  in  una  campagna 
fon  cofe  fpedite,  e  fpeflb fi  trouano  i  fiti  atti  à  quefti, e riceuo- 
nq  gente  affai. 


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Come  racilmente 

fipofsino  farei  forti 
in  capagna  nò  folo  di 
quattro  ratoni,mà  ai» 
Cora  triangolari,  fi  che 
le  cortine  fìano fian- 
cheggiate: e  che  utile 
apportinoin  tal  forte 
di  fortificatione  que- 
ftc  forme,  che  piglia- 
no poco  luogo. 

CaP.    XMiji. 
/AC.    e  A  ST-   , 

, ,,  Ncc'!ac!;e 
^  ■  Il  mango» 

^•^^  Ho  fia  alJa 
uulj  poco  grato,  e 
che ficciaqueUi  acu- 
ti; nódimcno  d  gJi  ef- 
fetti poi  è  molto  uti- 
le, fé  fi  faiannoc]uelli 
acuti  un  poco  alti,  à 
modo  di  cauai.'ieri. 
Ethaueràquefìecon 
tincntie,che'loldati, 
pochi,  ò  affai  che  fia- 
no,ftaranno  tutti  rac 
colti  in(ìcmc,&  adu- 
na occhiata  fi  ucdran 
no  tutti  :&:  un  corpo 
di  guardia,  che  ftcffe 
nel  mezo,oItreà  quel 
li  che  difcndenero  le 
cortine, in  un  fubito 
potrebbe  correre  per 
tutto  ;  e  quelli  delle 
fpóde  potrcbbono  fi- 
nii]n)cntc,:ei)2afcom 
modarfi.ne  moiier  pie 
de,  aiutar  l'uri  l'altro 
doue  fufie  bifogno .  e 
quella  ècofa  sbrigata, 
fi  che  in  ogni  alloggia 
mento  ;iltrui  fi  polla 
mettere  con  poca  gcn 
te  in  f0rtcz2a.il  limile 
è  qucfto  quadragolo , 
eccetto  che  è  più  difu 
nitoin  aiutarfi  quelle 
fpondel'una  ali  altra. 
I  due  ancora  polh  qui 
auanti,  fanno  qual;  il 
medefimo  effetto  eie 
lor  rornij  uerranno  à 
propofito    fecondo 
c'fiti . 


T( 


:o5 


Della  tortif!  delle  Cittàà 

Dell'ordine^  che  fi  debba  tenire  per  fab  ri  care  l'o- 
pere di  terra.   Gap.    XXV. 

GIROLAMO     MAGGI.' 


fjomeronellib.?. 
e  is.ikUa  Iliade . 


nomerò  nel  Uh. 
11. della  iliade. 


Ordine  che  s'hà  da 
tenne  per  al-^re 
l'opere  di  terra. 


Terrenobiionoper 
que^' opere. 


A  inucntionc  dell'opere  di  terra,  e  di  legnami,  che  fi  fanno  perdifcfii 
delle  Città,  e  cafl:ella,e  de'prefidij,&  efrerciti,è  fiata  antichiflIma,co- 
meiì  uedeappreflbHomerodoue  parla  del  forte  fatto  da'Greci  per 
difefa delle nauije fu infcgnata dalla  neceffità nella careftia del  tem- 
po, e  della  materia  dammare.  Del  cheetiandio  è  flato  cagione  il 
pcnlare  d'hauerfi  à  feruirc  di  quefte  fortificationi  per  poco  fpatio  di 
tempo.   Delle  quali  opere,  oltra  quello,  che  rozamenteera  flato  già  moflrato  dal 
Capuano  Giouambatrifta  da  Venafro,  autore  dell'opera  uolgare  intitolata ,  Il  Val- 
lo largamente,  e  con  molto  giuditio,  n'hanno  fcrittoil  Capitano  Giouambattifla 
Bellucci,  detto  il  San  Marino,  e  M.IacomoLanteri  Brefciano.  Per  il  che  io  qui  ne 
tratterò  con  più  breuità,,che  potrò .  E  lafciando  di  dire  delle  palificate  da  farfì  do- 
ue  il  terreno,  nel  quale  s'haueranno  à  principiare  queft'opre,  farà  poco  fodo  (queflo 
dimoftra  Homcro  cflcre  flato  fatto  al  force  fudetto  de'Greci ,  facendo  mentione  de* 
tronchi  di  lcgname,chc  erano  nc'fondamenti  di  quello)e  del  metterui  groffe  tauole 
di  legno,  ò  ladroni  per  meglior  foflentamento  del  pefo,  che  douerà  andar  difopra  ; 
dico  chefcauato  lotto  il  fondamento  un  braccio ò  due, fecondo  chefaranno  e'iìti, 
che  fi  ci  offeriranno  (  auuenghi  che  in  quelli  di  luoghi  rileuati,  ò  che  penderanno , 
firà  mefticro  andar  più  fotto,  che  ne'piani  )  fi  doneranno  piantare  per  diritto  molte 
file  di  traui  afl'ai  groffi,  fecondo  la  futura  grandezza  dell'opera;  facendo  che  gli  or- 
dini per  tutti  e'uerfi  rifpondino  dirittamente,  il  che  e'Latini  diceuano,  plantare  in 
quincuncem .  E  gagliardamente  fermatili,  comincieremo  à  murare,  &  alzar  l'ope- 
ra con  queft'ordine, 

Si  farà  un  fuolo  di  piotta,  chiamata  ancora  da  alcuni  lotta  (  quefla  da'Latini  era 
detta  csfpes  )  ò  uero  fé  ne  faranno  due,  mettendo  la  parte  herbofafopra  l'herbofa ,  e 
quella  dalla  terra  fopra  la  terra,  e  ciò  uicino  alla  parte  di  fuori  un  mezo  braccio,  ac- 
ciò la  terra  meglio  s'unifca,  che  più  à  dentro  s'adopreràil  terreno  con  l'ordine  però 
fottopofto.  Quali  due  fuoli  di  piotte conficcati  con  chiodi  di  legno  non  troppo  grof 
fi,ò  con  le tcfle di  uimini, piegando  ilreflo  dentro  nell'opera,  fi  fpianeranno con 
un  poco  di  terra  minuta,  e  quefla  beniflìmofi  calcherà.  Di  fopra  fi  fpargerà  la  fti- 
pa,  che  ferua  per  mantenire  infiemc  il  tefluto,e  fopra  la  flipa  di  nuouo  fi  gitterà  un 
poco  di  terra  minuta .  Dopo ,  lungo  la  corteccia  dell'opera  fi  metterà  malta  di  cre- 
ta, ò  di  quella  terra,  che  hauerà  il  luogo,  la  quale  fia  manco  fciolta,  che  l'altra,  acciò 
il  terreno  fia  ritenuto,  e  meglio  fi  uenga  ad  unire  ;  facendo  ne'tempi  afciutti  bagna- 
re ii  lauoro,  fi  che  ne  fegua  buona  colligatione.  Poi  fi  metteranno  altri  due  fuoli  di 
piotte,e  fcguiraffi  come  da  principio,  accommodando  peròà  filo  le  piotte  col  ta- 
gliarle con  coltellacci,  che  per  tale  effetto  terranno  e'muratori,  e  col  metterle  infie- 
me  non  altrimenti,che  fi  fa  e'matoni.  Annettendo  fopra'l  tutto  di  far  fempre  andar 
tutta  l'opra  ad  un  piano,  &  egualmente  ben  calcata,e  battuta  :ò  pure  di  far  pendere 
tal  piano  alquanto  in  dentro  ;  fpargendoui  qualche  fuolo  di  frafca,cioè  ad  ogni  tre, 
ò  quattro  mani  di  flipa;  e  facendo,che  quella  non  fi  fopraponghi,ma  Aia  ben  difte- 
fa,  e  che  non  arriui  à  mezo  la  flipa,  donde  non  nafca,  difugualità,  che  non  lafci  ben 
allogatele  murare  la  piotta,  con  la  quale  non  fi  fa  fé  non  che  la  corteccia  di  fuori 
dell'opra .  Il  terreno  debbe  eflere  morbido,uifcofo,e  tenace,  quale,fe  non  fé  n*^ 

hauerà  quantità  bafteuole,  fi  potrà  mefcolarc  con  l'arenofo,  e  manco  buono,  auucr- 
tcndo  di  non  ui  lafciar  dentro  pietre . 
/  Ad 


Libro  Terzo.  107 

Ad  ogni  due  braccia  d'altezza  bene  fpianata,fi  metteranno  le  catene,  cioè  arbori 
groiTi  quanto  la  gamba  d'un'huomo,ò  poco  più,  incrociati,  e  foprapofti,e  ben  ca-  ^'^P^^'^^^^^^  ^ 
uigliati  con  ciiiodi  diduro  legname,  che  refifta  all'humidità,  mettendo  alcune  tra-  ^^^'J^""" 
uerfc  à  gli  angoli  de  gli  incrociamenti, che  uenghino  à  fare  triangoli,che  diano  agia 
to  luogo  àgli  arbori  piantati  per  diritto,  cheui  ucrrannochiufì  dentro.  Auuerten 
do  di  pulire  detti  arbori,  acciò  nello  abbaflarlì  il  terreno  deiropera,dette  catene  no 
lìano  in  modo  alcuno  ritenute,  che  altrimenti  ne  potria  feguire  qualche  male  effet- 
to, e rouina .  Et  ufcraflì,  nello  accommodare qucfte  catene,  affai  dihgentia,auuen 
ghi  che  in  quefte  molto  conlìftc  il  colligamcnto  dell'opera.Errano  coloro,Ghe  fi  pen 
fano,chequeft'operedi  terra  fi  poifino  mnntcnire  in  piedi  fenza  le  catene,  co- 
me fi  uide  per  prouaù  Fifa,  douc  M. Luca  Marini  fece  fare  un  baftione  à  concorren 
za  del  San  Marino .  nel  quale  non  ui  hauendo  mcffo  quefle  catene,  alla  prima  piog- 
gia che  uenne,  un  lato  di  quello  fmutinò.&andò  al  baffo.  Il  che  interuenne  già  BaflionìdiCorfà 
con  maggior  pencolo  a  Cortu  a  tutte  loperedi  terra,  che  uihaueua  fatte  il  ban  Mi-    ^^^  '  * 

cheIe,quaJ.i  per  non  hauer catenese trauamenti, in  una  notte,  per  cagione  della 
pioggia  cafcarono. 

L' op  era  fi  farà  forgere  à  poco  à  poco  à  fcarpa,  accommodatiui  t'regoli,che  diano 
ad  ogn'i  cinque  braccia  d'altezza,  un  braccio  di  fcarpa.  faraffi  fempre  beniffimo  cal- 
care il  terreno,  acciò  col  tempo  l'opera  habbia  ad  abbaffarfi  poco,  e  meglio  refifta  à 
colp;.  dell'artiglierie .  La  fuperficie,e  le  piazze  fi  faranno  di  materia  foda,  e  talmen- 
te^^rhe  non  ui  fi  ritenga  l'acqua .  Preffo  al  fondamento  fi  lafcerà  due  braccia  di  ter- 
rcri  fodo  più  alto  del  foffo,  accommodando  il  tutto  di  maniera, che  l'acqua  non  s'ac- 
coftialtefTutojò  ui  fi  ficcherà  una  fila  di  pali  lótana  per  due  braccia,  e  fra'pali,e'ltef 
ilito  fi  metterà  terra  foda,quale  beniflìmo  fi  calcherà.  E'  parapetti  ad  alcuni  piaccio 
no  di  gabbioni,  perche  l'acque  meglio  fcolino.  Le  fpalle  delle  cannoniere  (i  faran- 
no di  graticci,  che  fono  manco  pericolofi,  che  di  tauole .  Sopra  la  corteccia  dell'o- 
pera fi  fpargeranno  femi  di  prati ,  acciò  ui  nafca  herba,  chela  mantenga  meglio . 
Mancando  quefti,ui  fi  gitteranno  altri  femf,mafsime  doue  la  piotta  ò  lotta  farà  catti 
uà.  Doue  mancherà  la  piottà,  fi  faranno  n^atoni  d'un  braccio  l'uno  di  lunghezza,  e  Marni  crudi  in 
d'un  mezo  di  larghezza,  e  grofsi  quattro  dita  ;  mefcolando  nella  malta,  della  quale  uecedipiotta, 
fi  faranno,  molta  paglia,  ò  altra  fimil  cofa,  che  gli  tenga  più  faldi  ;  e  come  faranno  al 
quanto  afciutti,s'adopreranno,  conficcandoli  con  chiodi  di  legno, ò  affidandoli 
con  uimini  in  efsi  ficcati,j)oi  ritorti,e  fermati  dentro  nell'opera,  come  fi  fa  alle  piot- 
te  •  Doue  mancherà  la  terra  per  farli,  &  il  ierreno  farà  molto  fciolto,  s'adopreranno 
manocchi,  ò  fafcinette  ligate  con  uimini  à  tutte  duele  tcfte,&  affidate  dentro  à  chio 
di  di  legno,  che  cofi  fi  manterrà  il  terreno,che  non  uada  al  baffo .  Doue  il  terreno 
farà  cattiuOj  e'  parapetti  uorranno  effer  piti  grofsi  ;  cofi  e'gabbionì.  Va  cannone  in 
le  trincee  bene  afrodate,fa  paffata  di  piedi  fette  fino  in  otto;  e  la  Coiubrina  d'undici 
fino  in  dodici.  Per  l'affedio  di  Padoua  il  baftione  delia  Gatta  fatto  fare  dal  Zitolo  da  saHione  della  Gat 
PerugiaperbuonoauuertimentodiMarcoManini, fuori  della  porta  di  Coalunga,  taàvadonada 
per  riuellino,e  coperta  di  quella,  col  fódaméto  nel  foffo  fopra  pali,&  affoni  fu  quelli  '^l^f^^^o. 
conficcati ,  per  non  efsere  ben  calcato  per  la  troppa  fretta,  benché  fuffe  groffo  brac- 
cia la.  fu  paffato  da  un  grofsifsimo  pezzo  d'artiglieria  del  campo  dello^Imperadorej 
dal  qual  colpo  uenne  rotta  una  gamba  al  fudetto  Zitolo. 

A  Pirpignano  fotto  il  caftello,  hauendo  le  genti  del  Rè  Francefco  piantato  certi  Gabbioni  fitto 
gabbioni  di  6.  piedi  l'uno  di  diametro,  &  8.  d'altezza ,  fecondo ,  che  ordinariamen-  'Pi'^p'g»ano ,pu  - 
te  s'ufano  (ma  quando  s'haueranno  à  con  durre  pieni  fu  le  ruote,  fi  fanno  minori  )  ■'^J^f^^^^,^"^^^^^ 
perche  furono  empiti  di  terreno  molto  arenofo,e  fciolto,  erano  paffati  dalleartiglie 
rie  de'nemici  à  due  doppij.  Però  fi  debbe  auuertire  benifsimo  alle  qualità  de'terre     , 
ni,  e  calcare  à  baftanza  l'opera,  e  raddoppiare  le  groftezze,  doue  quella  per  cagione 
delle  fcommodità  non  fi  pofsa  fare  troppo  buona . 

Queft' 


Della  Fortif.  delle  Città 

Qucft' opere  quanto  fono  più  (ìcure  dall'artiglierie,  tanto  più  fon  fottopoftc  all' 
offcfe,  che  uengóno  loro  fatte  dalle  pale,  e  dalle  zappe,  &  ancora  à  quella,  che  io  ho 
penfato  di  fare  con  palle  d'artiglieria  grofsa,  uote  dentro,  e  piene  di  poluere  :  quali 
accommodatc  co  rordine,che  habbiamo  dimoftro  ne'noftri  libri  de  gli  Ingegni  mi 
litari  fanno  effetto  di  picciole  mine,  e  poffono  rouinare  ogni  grofso  riparo .  Quan- 
do hanno  troppo  legname,  fono  più  offefe  dall'artiglieria,  e  dal  fuoco,  ma  meglio  re 
iìftono  alla  pala,  &  alla  zappa  :  però  doue  potrà  percotere  la  batteria  (che  fuole  efsc 
re  dal  cordone  in  su)  fi  metterà  manco  legname  grofso,  che  fia  pofsibilc .  E  le  cate 
ne;non  s'inaoceranno,  ma  fi  porranno  à  trauerfo  della  lunghezza  dell'opera  :  &  alle 
teftedifuori,fi  farano  acute,acciò,fe  ui  pcrcoteràrartiglieria,non  le  pofsa  cacciare  in 
dentro.  Si  allogheranno  una  lontana  dall'altra  due  braccia  e  mezo: e  benché  non 
«incrocino,  nondimeno  fi  forerannoin  più  luoghi,  e  ui  fi  conficcheranno  e'chiodi 
di  le'^no,  che  faranno  buono  effetto  ne)  mantenire  unita  l'opera .  Ma  in  tal  càfo  bi- 
fo<^nerà  fare,che  tali  catene  fiano  ritenute  da  alcune  trauerfe  dal  lato  di  détro,e  pof- 
fìno liberamente abbaffarfi  col  pefo  di  tutto  il  teffuto,  auuenghi  che,  doue  fimili 
legnami  fon  punto  ritenuti,che  non  poflìno  feguire  il  teffuto,  e  terreno,  che  f!  uiene 
ferapre  abbacando,  fogliono  far  rouinare  bene  fpeffo  e'baftioni .  Si  potriano  dire 
altre  cofc  appartenenti  à  quefta  materie,  quali  io  lafcio  da  parte,  per  elfere  di  ciò,  co 
me  ho  detto  di  fopr^,  (lato  fcritto  largamente  da  altri . 

ALL'ILLVSTRISSIMO  SIGNORE,  IL  SIC. 

FRANCESCO    DALLA    TORRE> 

LIBERO    BARONE,    CONSIGLIERO    DELLA 

Cesarea  Maiefià,  &  zAmhafciadore  apprcjfo  gli  Illuflrijfimi  Sig.  Venetiani . 

A  grande  afFcttione,  e  la  molti  riuerentia,  ch'io  porto  al  chiaro  ualorc,  &  alle  ra- 
rifsime  doti,  e  uirtù  del  generofifsimo  animo  di  V.  Illuftrifsima  Signoria,finoad 
hora  m'hanno  tenuto  in  non  picciolo  affanno,  per  eflcrmi  fcmprc  affaticato  con 
la  mente,  di  trouare  qualche  lionorato  mezo  da  moftrarle  l'animo  mio,e  da  far  fé 
dcalmondo,quantoiolefiaciuotoferuitore.  Alfine  difegnando  di  fare  una 
aggiunta  alla  mia  fortificatioiie  delle  Città ,  col  Trattato  da  me  fcritto  della  for  - 
tilìcatiohe  de  gli  alloggiamerti  de  gli  eflcrciti  in  campagna,  infieme  col  Difcor- 
fo  del  Capitan  Francefco  Montrmellino ,  fopra  a  fonificatione  del  Tìorgo  di  Roma  ;  con  un  frag- 
mento  dell'Ordinanze ,  e  battaglie  del  Capitan  Giouacchino  da  Coniano ,  hauuto  da  M.Vincen- 
tio  Quiftello,  honorato  e  uirtuofo  gcntilhuomo  e  col  Ragionamento  del  Caftriotto  fopra  le  for- 
tezze della  Francia  e  d'altri  hioghiropere  quafi  laceratc,e  da  me  ripulite, &  in  molte  patti  riformate; 
ho  penfato  per  fodisfare  al  mio  ardentifsimo  deficerio ,  madarja  in  luce  fotto  lo  Illuftrifsimo  nome 
di  V.  Sig.  con  ferma  credenza,  che  quella  habbia  i  riceuere  quello  prefente,benche  picciolo,per  te 
ftimonio  della  mia  ferui  tii,  e  per  hauerlo  caro,  fc  non  per  cagione  di  cjuello,chc  iri  e  di  miq,almcno 
per  gli  utilifsimi  ferirti  di  quefti  tre  honorati  &  ingegnofi  Capitani .  Auuenghi  che ,  so  benilsi- 
mo,  quanto  quella  fi  diletta  (come  ad  honoratifsimo  Barone  fuo  pari  s'accon  uiene)  della  lettio- 
ne  delle  cofe  militari .  E  tanto  maggiormente,  quanto  che  ella  conofce  ,  che  la  uirtù  militare  è  Ita' 
ta  quella,chc  ha  anticamente  à  grande  aliczza  tirato  la  llhiftr.cafi  dalla  T  O  R  R  E,quale,oItra  che 
s'acquiftò  già  il  dominio  di  Milano,  d'anno  15 1  i.difcacciò  di  tal  Città  e'Vifconti  ,  fu  ancora  ba- 
dante (  come  benifsimo  fi  sa  per  la  lettionc  delle  hiftorie)  à  domare,  e  condur  quafi  à  morte  Ezelli- 
no  riranno  crudelifsimo,  meritamente  chiamato  Terrore  d'Italia,  e  fu  patrona  d'Acuileria.  Ha- 


s 

m 


'  è  ancora  ofterta  occafione  da  lar  paicfe  al  mòdo,  come  quella  in  tutte  le  cofe  e  n 
naggiori,  nò  è  però  che  hoggi  non  accrefca  degnità  à  quelh  gran  cafa  con  la  fua 


molto  fimile  à'fuoi 
gnita  à  quelta  gran  cala  con  la  lua  incomparabil  pru 
dcntia ,  e  col  foprahumano  configlio  ,  femprc  con  profperi  auuenimenti  adoperato  in  grandifsimi 
maneggi  dalla  Maicltà  del  gran  FERDINANDO  Imperadore,non  fenza  marauiglia  di  mol- 
ti Prcmipi  dell'età  noflra,  e  de'potentifsimi,  e  giuftifsimi  Signori  Venetiani .  Delle  quai  cofe  ha  - 
uendo  io  hauuto  confiderationc,  ho  anche  penfato  ,  infiemecolfareil  debito  mio,  aggiiignereà 
qiiefto  iiolume  con  la  foprafcritta  del  nomclllulh-ifsimodi  V.Sig.  non  poco  di  dcgnitàjdonde  con 
nioltohonore,  cpiùficuramente  habbia  à  uenire  nelle  mani  de'lettori .  Degnifi  adunque  V.Sig, 
lUuIlrilsimariccucrlocon  quel  buono  animo,  che  io  glie  le  prefento,e  di  tenirlo  come  per  un'arra. 
Imo  à  tanto,  che  con  opra  più  degna  mi  fia  conccnb  meglio  riuerire,  &  honorare  il  fuo  honoratif- 
fimonome.  Di    V.    S.    lll»}ìnjfìmtt  Scrunare  Cjtrolamo  Maggi . 


DI  M^  GIROLAMlO  MAGGI 

JD'  A  N  G  H  I  a!r  I, 

SOPRA  LA   FORTlilCATIONE 

DE    GLI    ALLOGGIAMENTI    DE    GLI 
ESSERCITI   IN    CAMPAGNA. 

E  R  c  HE  uno  eflercito  è  di  ^andiflima  importanza,  fi  debbc 
grandifTiraamente  ingegnali  chi  lo  gouerna  ,  di  mantenirlo 
licurodanemici,mafilmam.''nte  quando  farà  à  quelli  di  nu- 
mero inferiore;  acciò  non  fa  coftretto  àfar  giornata  à  fuo  di- 
fpetto,  e  quando  la  notte  cacherà  di  ripofarfi  (  fé  ben  uegghie- 
rà  unapartedc'foldati)no  fia  facilmente  tagliato  à  pezzi  pri- 

.   ma,  chefi  pofli  drizzare  il  piedi.    E' Romani,  &  alcune  altre 

nationi  anticrmctetennero  gran  cura  della  dilloiìtione  efoitiiìcatione  de  gli  allog- 
giamenti: del  che  fi  può  uedcre  quello,  che  polybio  anticamente,  &  à'di  noftri 
Vol^ango  Lazio,  Medico, &Hiftorico  della  Cifrrea Maieftà  di  Ferdinando,  hanno 
fcritto.  Donde,  fi  come  racconta  Liuio,  fi  dici,  che  PhilippoItedeMacedoni,ue. 
4tnco  da  un  luogo  em.inente  attendato  lo  eflejcito  de'Romani,  fi  marauighò  di  tut- 
tol'aipcttodegli  alloggiamenti  di  quelli,  dejompartimenti,  dell'ordine  de'padi- 
«lioni,  e  delle  uielafciate  dentro  a  quelli.       i  v    r   i 

Ma  ponendo  da  parte  il  dichiarare  qucllo,jhe  frceuano  c'Romani  dentro  a  gli  al 
loggiamenti,  per  efierne  (lato  detto  à  baitan2k  da  altri,  parleremo  folo  della  forti- 

iìcationc. 

Si  uedein  più  d'un  luogo apprcfibLiuio,e  l'altri, chee'Romanifortificauano  in- 
torno l'effercito  con  forri,c  con  pali,  facendo  (ime  uno  (leccato.  Quai  pah  non  era- 
re  molto  groflì,  auuenghi  che  fi  legge  appre^  il  medefimo ,  eh'  e'ioldati  neporta- 
uanoi2.peruno.  Hau'éuano  queiti pah àfojn mola  forcella, nella  quale  fi mette- 
iiano  altri  pali  e  pertiche  per  piano ,  come  fi  Jede  figurato  da  Herone  Greco,  di  cui 
l'opera  Icrittaà  penna  &  ancora  non  ftampat^,  io  lelfi  già  molti  anni  fono  in  Bolo- 
gna nella  libreria  di  San  Saluadore,  e  fi  u(de  (come intendo) in  alcune  altre  li- 
brerie d'Itaha .    Vna  ancora  ne  ha  in  carta  pégamena  il  Sig.  Giouambattjfta  Giral- 
xlo,huomo  di  rariflìmo  intelletto,  e  di  gran  dottrina.  E  che  tai  pali  hauelfero  la  for- 
cella à  fomrao,  Jo  dichiara  anche  Varrone,dicendo,che'l  uallo  era  chiamato  uallum, 
da  quefìipali,chehaucuano  tal  forcella  àionimo,fimilealla  lettera  V.  quali  uolfc 
fignificare  anche  quando  diffe, 
»         Exacmmt  altj  uallos,fiircasq;  bicornes . 
Efoleuanfi  ficcare  qucfti  pah  molto  fpeffi,dondeEnnio(comcriferifceFefto Pompe 

io) chiamò  il  uallo  crcbifuro,à  crebris  iuns,doèda§li  fpcffipali.  Portauanfi  giàin- 

diftc= 


Liuionellib.l.det 
la  Deca  4. 


Liu.nel  lib,i.del 

la  Deca  i . 
T^cllib.:}.  della 
data  Deca . 
J^Hib.irtitolato 

òfydvar  ■  cioè  degli 
iHrumenti  da 
guerra . 

Var.nelUh.^.del 
laling.lat. 


FeHonellih.  3. 


[A- 


L 


ìKQ  Icrzo. 


Z(7.  ntHb.^.dd-    ■difTcrcntcmcnte  da;oKL:ti  c;ucflpali,  coir  e  io  ho  notato  appreffo  Liuio  &  Horatio* 
Uùccup.-iruu.       IlchcdimoftraanchcVirgiJiodocdice, 

"  '\orjfeciis  ac  patrizi  JcaF^maìUis  umis  , 

»  Iniufloj!ibfafiei!!jr)jciafu.}rpiTi-zJr>ofli 

M         ^nteexjpeiìatutì;  p<jiris  fiat  in  agline  mfiiis , 

reget.wlcap.i9.  Benché  ciò  non  umici  riffe  tropo  Vcgctio,  che  citò  tai  iierfi  ne'fuoi  libri, douc 
daub.i.  parla  dc'pefi  daporrnifi  daToIdri,  quando  iianno  in  campagna,  dicendo  folo 

dtlpefo  della  uitn:ag!ia,  e  dell'ami.  Quai  pali  trono  alcuna  uoltaeflcrftati  fatti 
portare  à'ragazzijC  t'amigli  de''Mdati,cdauili  peribne,  chepcr  cagion  del  gua- 
dagno fcguiuano  gli  eserciti  ;  e  d'iòldati  poco  atti  al  combattere,  come  fi  può  Icg- 
Lmionellih.iJcl  %^^^  appreflb  Liuio.  II  portare  ihaIlo,rù  ancora  uffitio  di  foldati  nuoui  e  poco  pra- 
UDcca.ì.  tichi,dondedifìc  colui,  Qo^an.lo  tu  ti  faprai  circondare  con  lafpada,  all'horarefte- 

rai  di  portare  il  uallo. 

Ne'tempi  non  tanto  antichi,er  cofa  ignominiofa  al  foldato  portare  fimili  pah, co 
me  notò  il  mio  precettore  il  dottiimo  Robortcllo  nella  Tua  difputa  Delle  pene,&, 
ignominie  de'foldati . 

Con  quefti  adunqucfi  fortiHcuano  gli  alloggiamenti,  e  con  piotte  di  rerra,chia 

Liuio  nel  lib.^.kl  mate  in  Latino  ca-fpites.come  apfeflb  Liuio  mi  ricordo  già,&  in  altri  autori  hauere 

U  Deca  3.  ofTcruato.E  ciò  ftceuafi  quadolo  fTcrcito  haueua  comodità  &agio,il  che  fi  puòco- 

yegctionclcap.     nofcere  per  qucllo,cheVcgerio  fcr(re,doue  parlò  della  fortificatione  de  gli  alloggia 

i^.ddbb.i.        menti,  fcriuendo in  quefiofcntimnto,  Mao  diuerfa,  edi  trefortilafortitìcatione 

de  gli  alloggiamcti.  Impcroche,re  a  lòuerchia  necefTità  non  preme,  fi  tagliano  piot 

tedi  terra, edi  quehefifà.comeunnuro,  alto  tre  piedi  fiapra  terra, di  modoche'l 

fofib,  del  quale  fono  fiate  cauatc  le  {iotte^fia  dauanti.  Di  poi  fi  fa  in  fretta  il  foffo  lar 

go  piedi  noue,&  alto  piedi  fette.  Maqurtdo  maggior  sforzo  de'nemici  è  per  uenireà 

dofso,airhoia  conuiene  fortificare  incerchio  de  gli  alloggiamenti  con  una  foffa  lar- 

ghifsima,  facendola  piedi  12.  larga,e:upafotto  il  filo  (  come  fi  dice)piedi  noue.E  di 

fopra  di  qua  e  di  là,  fatto  fiepi  &intdruti,fiammontonail  terreno,  che  ficauadel 

la  foffa,  e  crefce  in  altezza  piedi  quatro .  &in  tal  maniera  uiene  ad  efìTer  alta  piedi 

13.  e  larga  12.  fopra  alla  quale  pali  dilgnifortiffimifi  ficcano  auanti,che  fi  foleuano 

portare  da'  foldati .  &c. 

Furono  alcune  uolte  per  maggior  icurezza  circondati  e  ualli  con  arbori,  come 

i.imnvellib.6.dd  .^\l  (fecondo  che  narra  Liuio)fece l'efercito  de"  Volfci,benche  con fuo gran  danno, 

UDua .  I.  aiiucnghi  che ,  eficndoui  fatto  mettce  il  fuoco  da  Marco  Furio  Camillo  Confolo 

de'Romani,  tale  efsercito  fu  sforzato  àIiloggiare,&  andò  in  rotta . 
^j_       Si  meflero  anche  intorno  al  uallcle  picche,  nelle  quali  e'nemici,  che  fuffer 

liDecaX-  "^  "'     i\oluti  uenire  ad  aflalirlo,  urtaffero,  e  i  feriffero  ;  come  io  già  notai  appreffo  il  mede 

l^dlib.  8.  Mli     ^"■'■'o  autore;  quale  anche  dice  in  un  luogo,  che  i  Cavtaginefi  accrebbero  il  lor  uallo 

heca 3.  con  pietre  pofte  una  fopra  l'altra . 

'Hellib.  ^.ddU         Trouo  ancora  appreilò  il  mcdefimo,  che'Romani ,  effendo  in  tal  luogo,  che  non 

Deca.  3.  haueuano  terraperpiotte,ne  altra  materia  per  fare  il  uallo,  fi  fecero  intorno  allo  ef- 

lercito  un  riparo  (benché  ciò  poi  non  gli  difefe)  conbafl:i,e  confome  fopraquelli 
ligate,  e  con  le  bagaglic,mefle  quefte  ofe  una  fopra  l'altra. 

reget.  mi  cip.  Per  fortificare  gli  alloggiamenti,  s'aioprauano  alcuni  iftrumenti  nominati  da  Ve 

z^lddlib.  I.        getiOjCle  dolabre,dondediffeGiuueiale, 

Cinuoule  ndb      „         T^odofxm  pofibxcfrangcbat  iiertice  uitem 

Satyra2.  ^^  Si Icntus pigra  miomet  canradubbra. 

Liiiiondltb.9.del        /^      r  j    1   i  1        '    1 

bDecaunlpri-       ^ali  dolabre  anche  sadoprauano  per  rouinarli,  portate  da' famigli  de'foldati. 

mo,enel!os.dd~  H  feruiuano  per  guafiare  muraglie,  e  per  romper  porte,  come  io  hòofiferuato  ap- 

la  3.  prefso Liuio. 

Liundlib.y.dd       In  oltre  S'usò  anticamente  di  far  due  ualli,c  ripari  intorno  à  gU  eserciti.   Liuio 
U  Deca  ti,  •>       ^  => 

dice 


Libro  Terzo.  109 


elìce  che'l  Re  Antioco  cflcndo  alloggiato  fottoMagncfìa,  fece  d'intorno  al  fuo  cC- 
fercito  un  fofTo  largo  i  2.  gomiti,  e  cupo  fci;  e  di  fuori  piantò  intorno  due  {leccati ,  e 
nel  ciglio  didentro  delibilo  fece  il  muro  con  ipeflc  torri ,  per  poter  facilmente 
uetare  à'  nemici,  che  non  paffai'sero  detto  fofso,  fé  pcrcafo  fufscro  ucnutiadaC- 
faltaregli  alloggiamenti.    Giofepho  ancora  parlando  della  regola  della  militia  Gìofepho  nel  cap. 
Romana,  e  de  gli  alloggiamenti  dell'eflcrcito  Romano  in  campagna   dice ,  che  fa-  ^-  àel  lib.i.  del- 
ccuanoletorrialuallo  .  Ilfcntimento  delle  fucparole,quanto  s'appartiene  al  prò-  ^'^g'^enaciudai' 
polito  noftro ,  è  quefto ,  Ma  il  circuito  del  lato  di  fuori ,  è  fatto  in  forma  di  muro  &  "  ' 
ordinatamente  ha  le  torri ,  lontane  una  dall'altra  con  eguale  fpatio . 
^  Si  foleuano  gii  alloggiamenti  affediarc,  come  proprio  fi  faceua  alle  Città,col  cir 

»  condarli  co'ualli.  onde  fi  legge  apprefloLiuio,  che  e' Sanniti  portauanoe'ualli  per  Limo  nelUb.io. 

affcdiare  gli  alloggiameli  de  Romani.  Nello  aflaltarli  ancora  faceuano  le  fafcinate    ''^/''^ Decax. 
e cauauano e'pali predetti . L'autor medefimo  dice,che'Romani fotto Seruilio  Con  ^"^'^ """''•*•''" 
folo  furono  dentro  à  gli  alloggiamenti  afTaltati  da  Volici ,  quaH  riempirono  e"  fofll 
e  cauauano  fuori  e'  pali  della  fortificatione .    Vergilio  ancora  difle . 
w  Etfojfxsimplereparantt&uellereuallum. 

II  coftume,  e  buono  ordine  di  fortificare  gli  alloggiamenti  tenuto  longhìflìmo  té 
pò  da'  Romani,  al  tempo  di  Valentiniano  Imperadore,e  prima  di  buon  pezzo  s'era 
tralafciato,  come  nedateftimonioVcgetio.  onde  di  notte  e  di  giorno  ancora,  fo-  J^^Z^<^-^elcap.ì\. 
prauenendo  la  caualleria  de'Barbari,gli  eflerciti  de' Romani  erano  mandati  in  roc  ^* 

ta,  e  tagliati  à  pezzi . 

Ma  lafciando  quelle  cofe  da  parte ,  e  uenendo  al  propofito  mio ,  dico ,  che  nel 
fare  gli  alloggiaméti  in  campagna,s'hanno  da  confiderar  più  cofe .  Prima  se'l  nemi 
co  farà  uicino ,  e  potente  con  un'altro  effercito  da  poterci  nuocere .  ò  fé  farà  lonta- 
no. Se  farà  lontano,  fi  potrà  à  grand' agio  con  giuda  larghezza  di  foffi,  e  di  trin- 
cee fortificarfi.  delle  quah  fi  dirà  di  fotto.Se  farà  uicino,conuerrà  ritirarfi  apprefso 
à  qualche  afpra  montagna,  apprefso  à  qualche lago,palude,ò  fiume  grofso,  ò  folto 
bofco,  fi  che  fiano  guardati  due  lati,come  dimoftra  la  prefente  figura  di  mano  del 
Caftriotto . 


.uiftj 


Ff 


V 


Libro  Teizo. 

Oltra  di  qucfto  cerchcrafsi  di  fare  più  preflo,  cheli  potrà,  una  ftrctta  trincea, 
e  fofsa  dalli  due  lari  difaimari,  riferbandofi  ad  allargare  il  fofso ,  &  ad  ingrofTarc  la 
trincea,  quando  fi  hauerà  tempo.  &  intanto,che  fi  fortificheranno  gli  alloggiamen 
ti ,  tuttala  cauallcria,  e  la  metà  della  fanteria,  ftarà  in  armi  inucrfo la  parte  donde 
Vegetio  nel  cap .  fi  temerà  della  uenuta  del  nemico.   Hauendofi  poca  quantità  di  guaftatori,  come 
ì^.ddlib.i.         fpeffoà  noftriiraliani  interuiene,  fi  faranno  anche  affaticare  c'foldati  al  coftume 
antico  à  uicenda,  quali  non  fi  riputeranno à  uergogna  lauorarein  fimil  nego- 
tio  i  auuenghi  che  Augufto  nella  fua  difciplina  militare,  come  fi  uede  per  le  parole 
MirttMo  ne  Di-    fue  riferite  daMartiano  noftro  Giureconfulto,  fìimò  non  effer  cofa  aliena  dalla  prò 
gejìifotto  il  titolo,  feffione  del  Xoldato,  cfTercitarfi  in  opre  fabrili,  e  manuali ,  quando  ciò  fi  faccflc  per 
Denm  itan.       ^jq^  necellìtà  dello  elTercito.  Benché  Vegetio,dica  che  alcuni  per  il  priuilegio  del 
dellib.  2.  ladegnitanonlauorauano.  E  mentre  che  li  lauorera,  detti  tanti,  ecaualli  combat- 

tendo, e  fcaramucciando,  traterranno  lontano  il  nemico,  che  non  ueti,  che  fi  forti- 
fichino gli  alloggiamenti  .  Temendofi  più  della  caualleria,che  della  fanteria,  fi  fa- 
ranno à  trauerfo  la  campagna  fpeffi  folTetti,  larghi  un  piede,  e  cupi  uno  e  mezo  ;  e  fi 
fpargeranno  triboli  dauanti ,  e  ne  gli  Ipatij  di  mezo  fra  un  folTo ,  e  'laltro .  Alcuni 
uogjiono,  che  prima,  che  altro  fi  faccia,  le  ui  farà  copia  di  legnami,  d  piantino  in- 
torno,più  larrlìo  che  non  haueranno  ad  effere  ^li  alloe.criamenti^arboriie  da  uno  all' 
altro  fi  conficchino  grolierrauerfe,  che  habbianoà  ritenere  l'impeto  de' nemici:  e 
che  di  poi  fi  caui  il  fblTo,  flando  dopo  à  quelli  {leccati  e'ibldati  à  ritenire  l'impeto 
de' nemici  con  artiglierie  ,  &  altre  armi  da  combattere  di  lontano,  e  d'appreflb. 
E  ciò  fatto,  fi  comincerà  àcauare  il  fofso,&à  fare  la  trincea.  Ma  se'l  nemico  farà 
lontano,  fi  farà  la  fortificatione,come  ordinariamente  fi  fuolccon  giufta  larghezza 
di  fofso,e  grofsezza  di  trincea  bafteuole .  Se  ui  farà  qualche  colle  uicino,  fi  congiu 
gnera  con  gli  alloggiamenti,  ò  non  fi  lafcerà  fenza  prefidio . 

Haueraffi  ancora  un'altra  confideratione,cioè.  Se  fi  dou  era  ftar  molti  giorni  in  un 
luogo,  ò  poco  tempo .  Douendofi  ftar  molto  tempo,fi  uederà  di  metterfi  in  lato,che 
da  paefi  e  popoli  amici  fi  pofTino  hauer  uittuaglie  facilmente,  fenza  che  ci  fiano  tol- 
te dal  nemico.  Hauercmo  ancora  confideratione  della falubrità  dell'aere,  di  non 
ci  mettere  in  qualche  luogo  peftilente.  Auuertendo  in  oltre  eli  fare,chc  per  fporci 
tie  pofte  ne  gii  alloggiamenti ,  non  fi  uenga  ad  appettare  quello,  che  faràbuono,  e 
-. ,        ,,   ^^.^  falutifero.  Il  quale aiiueriimento,fccondo che dichiaraTheodorerto Greco Theo- 
DÌuttronomio .      ^ogo,fù  hauuto  daMoisè,  qujandoordinò,cheperfarelencceflìtàdeI  corpo,fi  douef 
Theodoretto  nAla.  le  andar  fuori  de  gli  alloggiamenti,e  che  fi  ricoprifsero  gli  efcrementi  con  la  terra. 
Q^efìione  jjfo-       Ne' tempi,  e  luoghi  freddi  ,  fi  cercheranno  quelle  parti,  che  manco  faranno 
fralDeuteron.      cóbattute  da'uenti  :  e  ne'caldi,fi  cercherà  pe'frefchi,acciòl'efsercito  non  habbiaàpa 
tire  di  cofa  alcuna.Appreflb,  s'hauerà  anche  confideratione  deiracque,che  fiano  bo 
ne,  e  tante,  che  baftino.  Cofi  ancora,  che  ui  fia  copia  di  legne,  non  folo  per  e'bifo- 
Uiiuertimtti  per  gni  priuati  deToldati,mà  anche  per  fare  la  trincea.  Mettendoci, come  ordinariamen 
chi  iiorrà  fare  gli  te  fi  fuol fare , lungo  à  qualche  fiume,  auuertiremo, fele  ripe  fiano  bafsc  ò  alte,  e 
allognamemi  luti  f^  ^-j  fiapericolo  della  inondatione,fe  percafo  il  fiume  uenifse  per  le  piogge  grofso . 
*    f  •'■'  Di  più  auuertiralli  di  guardarfi  dal  pencolo  delle  inondationi  ,  le  ci  porremo 

in  luogo,  che  habbia  fiumi  ò  laghi  uicini,  acciò  che'l  nemico  non  faccia  dalla  parte 
di  lopra  andar  l'acqua  ne  gli  alloggiamenti,  donde  felTercito  fia  annegato,  come  fé 
ce  il  Soldano  dell'Egitto  alle  genti  del  Rè  Luigi  di  Francia,rotto  un  ramo  del  Nilo  : 
ò  no  fia  mefsa  in  difordine  la  gente  alloggiata,  e  non  fi  guaftino  le  monitioni,  e'I  ne 
mico  afsaltando  il  capo  in  un  tratto,  non  lo  mandi  in  rotta,  come  fi  legge,che  fece  in 
Pontino  nel  cap.  Spagna  Lucio  Metello  à'fuoi  auuerfarij,  che  s'erano  attendati  in  luoghi  balfi.Coii- 
T.ddlib.  3.  lìdereraflì  ancora  alla  qualità  del  terreno,fe  s'hauerà  à  ftar  lungo  tempo  in  un  luogo, 

perche  fé  farà  atto  à  diuentar  per  poca  pioggia  fangofo,  non^ui  fi  hanno  à  fare  gli  al- 
loggiamenti, acciò  non  interuenga ,  come  interucnne  allo  efsercito  Ecclefiaftico  T 

anno 


Libro  Terzo.  in 

anno  i'552,quando  haueuaarscdiato]aMirandola,perchecfsendoc'tcmpipiouofì, 
c'Ibldati  per  cagione  del  fango  non  potcuanoftare  ncTorti . 

Più  oltres'auuertirà  ancora  di  non  fi  mettere  in  qualche  iiallc,  chechiufa  intor- 
no d'arpretiiontagne,  dia  occafione  al  nemico  d'afsediarci,  fi  che  non  nepoflìamo 
poi  ufcirc  à  noftra  porta .  E  nel  difegnare  il  fito,  fi  ucderà  di  non  pigliar  luogo  trop- 
po (trctto,  ne  anche  troppo  largo,  acciò  fé  farà  troppo  ftretto,  non  ui  fi  ftia  dentro 
con  grandifsima  fcommodità,  e  non  n'habbianoàuenirelc  piazze  d'armi  troppo 
piccole,  fi  che  non  ui  poflìno  correre,  e  capire  e'difcnfori,  fcnza  difturbo,  ne  libera- 
mente maneggiaru  ili.  Etcfscndo  troppo  largo  ,fia  codi  diffìcile  il  poterlo  da  ogni 
lato  guardare,  come  farà  di  bifogno.  Da'quali  inconucnienti  ci  potremo  guardare 
col  far  diligente  conto  del  numero  delle  fanterie,  e  cauallcrie  ;  delle  bagaglic ,  quan 
to  pollino  occupare;  de  gli  fpatij  delle  uie,  e  piazze,e  luoghi  perle  tende,trabacchej 
e  padiglioni,  e  per  l'arti i;lieric.per  ui  uandieri,mercan  ti  &  altri,  chcuanno  dietro  a 
glieflercitiperufoe  bilògno  di  quelli,  d'eftateconuerrà  pigliare  lo  fpatio  più  lar- 
go, che  d'inuerno. 

Quantoalla  forma,  dice Vegetio,chealcuneuoltefifaràilluogoerecinto  degli  yegetio  nel  cap. 
alloggiamenti  quadrato,alcune  uolte  quadro  lungo, e  triangolare,&  altre  uolte  ton  r^.ddlib.x.  e  nd 
do,  òmezo  tondo,  fecondo  chela  qualità  del  fito,  ola  nece/Tità  richiede:  enonfà  loS.del  i. 
troppa  differentia  di  queftefigure;ma  ben  dice  che  fono  più  belli  àuederegli  allog 
giamcnti  più  lunghi  un  terzo  che  larghi.  Io,fi  come  tengo,  che  s'habbia  taluolta 
adaccommodarfi  con  gli  alloggiamenti  alla  forma,  e  natura  del  fito,  cofi  an- 
che uorrei,  che  fi  faceflero  le  trincee,  che  fuffero,  di  più  lati  di  quattro  acciò  deflero 
maggior  capacità .  Et  per  breuità,  perche  fi  efpedifca  l'opera  quanto  piùprefto  fia  Cortine  del recin- 
poffibile,  uorrei  ch'elleno  per  e'ripiegamenti  in  dentro,  fé  ftclTe  fìancheggiallero,  ò  ^°i"^"'^ '■"'^^^  ' 
in  forma  di  ftclla,ò  per  la  obliquità  ;  ancorché  ci  uolemmo  fortificare  in  quadro ,  ò 
col  fare  quella  forte  di  trincee,  che  s'affìmigli  alle  cortine,  che  hanno  per  difefa  den 
ti,  e  calcagni,  cioè  fianchi  che  non  hanno  e'rifcontri.  Auuertendo  di  fare  le  tele, 
cheda'fianchi  haueranno  ad  elTer  difefe,pocolunghejfi  che  congli  archibugio 
poflìn  guardare. 

Le  porte  fi  faranno  in  luoghi  che  fiano  ben  ficuri  e  fiancheggiate,  come  dentro 
à forbici,  ò  fotto  à  fianchi .  E  facédofi  détro  à  forbici,haueràno  dauati  e'ioro  parapet 
tieriuellini,efaranno  tanto  larghe, che  diano  commoda  ufcita  allo  eifercito  in 
ogni  occorrenza.  Secondo  Vegetio,  la  porta  principale,  chiamata  da' Latini  prce  Vem.neUap.A 
toria,  fi  uolterà  al  Leuante,ò  al  lato  del  uiaggio,che  s'hà  da  fare,ò  inuerfo  il  nemico .  dellib.  r. 

Se  fi  hauerà  lungo  tempo  ad  alloggiare  in  un  luogo,  fi  faranno  quefte  fortificatio 
ni  co'loro  fianchi  quafi  in  fimilitudine  della  fortificatione  d'una  Città,  che  altrimé- 
tinonoccorrirà  ufar  quellafomma  diligentia, che  s'ufanelfare  e' forti  d'aflediar 
Città  e  fortezze. 

Quando  potremo  alloggiare  uicino  à  qualche  terra  amica,  ci  metteremo  prefTo  à 
quella,  come  fi  fece  l'anno  1557.  in  Piccardia  fotto  la  terra  di  Compiegno,con  buo- 
no ordine  d'alloggiamenti.  La  figura  de'quali  mi  pare  di  mettere  in  quefto  luogo, 
come  ella  fu  fatta  per  mano  del  Caflriotto . 


Gg 


Libro  Terzo . 

K  fc la  Città  faràliinga ,  fi  faranno  gli  alloggiamenti  tali,  che  un  Iato  fia  guardato 
dalla  muraglia  di  quella.  Quel  lato,  chefaràpericolofo  più  de  gli  altri,  d'clFer  pri- 
ma alTalito  dal  nemico,  farà  il  primo  àfortificarfi,  e  doue  il  fito  ucderalTì  più  debo  - 
le,  fi  faranno  più  gagliardi  ripari ,  e  doue  più  forte,  più  deboli  :  uolrando  Tempre  al 
nemico,fecondo  che  uogliono  alcuni, un'angolo  delle  trincee,  òYccondo  altri, lafor 
Il  e  t    eo  nel      l^ii^^ '-"he  farà  la  trincea,  che  è  molto  forte,  e  meglio  dell'angolo  fé  fteffa  difende. 
cap.  iz. del lib.i.       II  fofso  fi  farà  largo diciotto  piedi,  e  cupo  diece.  IlCataneolouuolclargobrac- 
yeget.nelcap.z4.  eia  8.  e  cupo  3.  Vegetio  dice  che  fi  debbe  fare  di  piedi  9.  d'undici,  di  i2.di  15. e  di  17. 
dellib.  i.enth'  8,  e  cupo  9.  ma  quando  s'ha  d'alloggiar  poco  in  un  luogo,  s'accontenta  del  follo  largo 
7iellib.  5.  piedi  5.  ecup03.Il  Lantcri  fcriue,  che  balta  fare  da  principio  il  folTo  largo  da  dodici 

r  fT  d  r  Ilo?-  fino  in  fedici  piedi,  perche  fempre  fi  può  allargare,  e  profondo  fino  ad  otto.  Quello 
siamentt  di  chf  ^^^  fece ilRe  Antioche,  di  cui  habbiamo  di  fopra  fatto  mentione,  fu  largo  dodici 
rnifura.  gomiti,  e  cupo  fei .     Quando  la  fretta,  e  la  nccelfità  ci  sforci,  lo  faremo  ftrctto,  e  do- 

po ò  in  tempo  di  notte,  ò  anche  di  giorno,  melTì  dentro  in  quello e'guaftatori^jo 
allargheremo,  fino  anche  à  20.  piedi ,  &  à  dodici  di  profondità,  facendo  git- 
tarc  la  terra  fui  ciglio  di  fuori ,  ò  portandola  dentro  per  ingroflare  la  trincea .  E  fi. 
lafceranno  alcuni  luoghi  della  trinceaaperti,per  poter  portar  dentro  la  terra,  co^ 
perti  da  un  poco  d'argine  fatto  dal  terren  gittato  fuori  fui  ciglio  predetto ,  accioche 
c'guaftatori,  che  lo  porteranno,  non  fiano  dall'artiglieria  del  nemico  offefi,  fc  quel- 
lo per  forte  s'auuicinaire,uincendoci  di  numero,  e  di  forzc.ò  per  non  hauerc  a  far  ta- 
yk  da  portar  den  li  argini ,  quali  poi  ci  potefsero  nocerese'nemici  ui  fi  mettelfer  dopo  ;  prima,  che  fi 
$ro:  tu  ano.       {xcà'X  la  trincea,  taglieremo  il  ciglio  di  dentro  del  foflb  in  più  luoghi ,  e  farenvo  uic 
ilrctte,che  leggiermente  afcendino  dentro, e  doue  uerranno  quefti  aperti, ne'fonda». 
menti  della  trincea  ui  metteremo  per  piano  tronchi  d'arbori, ò  Iegnctti,€  fopra  quel 
li  frafca  grofsa,  e  fafcine  da  poterui  poi  alzar  detta  trincea,  e  cosi  quella  uerrx 
tutta  d'un  pezzo,  &  c'guaftatori  cammineranno  ficuri,&  allargheranno  e'foffi  fenza 
■.  che'l  nemico  pur  fc  ne  pofsa  auuedere.  E  queftauia  terrari  anche  nel  fare  e'forti 

debba  Ci  er  vroiìa.  per  ^fsediarelc  Città .  La  trincea  bifognerà  farla  tanto  larga,  ch'ella  pofsarefifte- 
re  all'artiglieria  da  campo,qual  non  fuole  efser  troppo  grofsa.  Che  altrimenti  ha- 
uendo  il  nemico  cannoni  e  colubrine,  bifognerà  farla  più  grofsa.  Fa  un  cannone 
la  paisata  dentro  ad  una  trincea  ben  lauorata ,  piedi  fette  fino  in  otto;  e  la  colubri- 
na piedi  undici  fino  in  dodici.  Ma  quando  le  trincee  fon  fatte  di  nuouo  &in  fret- 
ta,ui  fanno  dentro  queftc  artiglierie  maggior  pafsata,  maffimamentc  quandoil 
terreno  non  ftà  troppo  unito  infieme,&  è  della  qualità,  che  era  quello,  che  adopra- 
rono  e'Francefi  per  riempire  e'gabbioni  fottto  il  cartello  di  Pirpignano  ;  Imperoche 
e'gabbioni  quiui  erano  pafsati  dall'artiglierie  benché  fufser  doppij,  &  di  diametro 
ogniuno  di  piedi  fei.  Lafciò  fcrittoil  Cataneo,  che  la  trincea  fi  debbe  far  grofsa 
braccia  3.  fino  in  quattro,  &  il  medefimo,  ò  poco  più  alta,  dallato  di  fuori  ;  ma  di  de 
tro  non  più  che  à  mezo  petto  d'huomo..  &  e'fianchi  debbino  efsere  di  braccia  fei  fi- 
no in  8.  oucr  io.  Il  Caftriotto  fa  e'fianchi,  doue  ha  difegnate  le  porte,di  cinque  can- 
ne l'unOjdelle  quali  ne  dà  tre  alla  fpalla,  una  al  fianco,  &  una  alla  porta .     Vuole  il 
Lanteri  che  tali  trincee  fi  faccino  groffe  piedi  da  dieci  in  dodici,  potendofi  poi  fem- 
prc  ingroflare,  benché  à  mio  giuditio  quefta  fia  buona  groffezza,  e bafteuole  à  ripa- 
rare contra  e'colpi  d'artiglieria  ;  malfimamenre  quando  nella  trincea  non  fia  troppo 
legname,  &  il  terreno  fia  come  fi  richiede  affodato.  L' altezza  fua  farà  di  braccia  tre, 
acciò  l'eflercito  non  fia  dentro  fcoperto, facendole  un  poco  di  panchetta  intorno,lar 
ga  un  braccio  e  mezo, acciò  gli  archibugieri  fi  polfino  affacciare  per  tirare  anemici . 
Si  ficcheranno  alcuni  arbori,  ma  fottili,  per  mantenire  in  piedi  detta  trincea ,  e  del 
terreno,  che  fi  cauerà  del  foffo,  gittandolo  fempre  dentro,fi  farà  la  trincea  con  fafct 
nette  di  ftipaligate  in  due  luoghi,&  affidate  dentro  con  ftroppe,e  uenchi  à'pali  con 
fìtti  nella  trincea,  quali  fafcinette  riterranno  il  terreno^che  non  cafchi.  fpargeran- 

noiì 


Libro  Terzo.  113 


nofi  p«r  il  mcxo  frafche  groffe,  ma  non  troppo  fpefle  ;  perche  quanto  più  legnami  fi 
metiono  in  queftefabriche,  tanto  manco  s'acquifta  lorodirefìftenza  centra  l'arti-- 
gii^ria,  ftandoii  terreno  non  filTo,  &  afsodato,  maquafi  follcuato,che  facilmente 
dà  luogo  alle  palle.Faraflì  Tempre  tal  trincea  più  alta  dai  lato  di  tuori,chc  di  dentro, 
acciò  non  uenga  à  diraottare,e  cafcare-,e  darafscle  un  mczo  pie  di  fcarpa, perche  ftia 
piùfalda.  Intorno  àquefta  dal  lato  di  dentro  fi  lafcerà  una  continua,  e  larga  pia?.-  .  .. 
za^chiamata  da'foldati  Piazza  d'arme,larga  braccia  23.  qual  no  farà  occupata  in  mo 
<io  alcuno  ne  da  tende,  ne  da  altra  forte  d'impedimento .  nella  quale  pollino  ftare , 
eliberamente  praticare  e'difenfori.douedaognibandariufcirannoleftradcd'ar-  Strade i' arme , 
■mi  diritte,  che  attrauerferanno  per  mezo  lo  fpatio  de  gli  alloggiamenti;  quali  uor-  : 

ranno  cfser  larghe  braccia  32.&  efpedite  per  poter  da  ogni  lato  correre,  e  códurrc  il  -'^' 

foccorfo  doue  bifogni .  ma  quella,chc  risguarderà  inucifo  il  ncmico,farà  più  larga. 

Per  la  monitione  della  poluere  fi  debbe  pigliare  un  luogo  appartato,  doue  trop- 
po non  iì  pratichi,  e  lontano  da  gli  archibugieri  ;  qual  fa  mefticro  fi  cinga  di  ftecca 
to,  e  d'un  poco  di  trincea,  fi  che  alcuno  non  ui  fi  pofsa  accoftare  con  fuoco,ò  corde 
d'archibugio  accefe. 

L'artiglierie  fi  allogheranno  d'intorno,  uicino  alle  piazze  d'armi,  con  tutti  gli  j^-T^T  jT^r» 
iftrumenti,cheferuono  per  condurle:  e  uicino  à  quelle  fi  aficgncrà  il  luogo  ^^'^  e'  alle  trincee, 
©ombardieri.Lo  Illuftrilfimo  Signore  AlefTandro  Vitello  era  di  parere,  che  dopo  à' 
qireflilìmettefieFo  gli  archibugieri,  per  chefuffero  più  commodi  alle  trincee,  ado-; 
perandofi  perla  difefa  di  quelle  più  gli  archibugieri ,  che  i  picchieri ,  quali  fi  deb- 
bono allogare  dopo  quefli  :  tenendo  la  caualleria,  tanto  la  leggiera ,  quanto  che  gli 
huomini  d'arme ,  più  indentro  uicino  alla  piazza  di  mezo .  E  quefi:o  non  folo  per- 
che ella  non  s'adopra  dentro  alle  trincee,  ma  acciò  che, fé  foprauerrà  il  nemico, 
per  Io  fparar  de  gii  archibugi ,  e  per  lo  flrepito ,  e'  caualli ,  malTìme  quelli ,  che  non . 
fono  troppo  auuezzi  ad  udire,  e  uedere  gli  flrepiti  e  gli  armeggiamenti ,  fpauenta- 
si  non  caufino  qualche  difordinc,  e  danno .  S'hauerà  anche  confideratione  del  luo 
§0  de' guaftatori,  de' uiuandieri  e  mercanti,  e  di  tuttala  maeftranza,che  fuolefe- 
guire  l'eflercito.  qual  luogo  debbe  effere  uicino  fimilmentc  alla  piazza  dimezo, 
pcrnon  feruiretal  gente  per  combattere,  e  difendere.  Il  luogo  perii  padiglione 
d<;l  Prenci'pe ,  ò  Capitan  generale,prima  de  gli  altri  fi  difegncrà  in  uno  de'lati  del- 
la piazza  dimezo,  uoltando  la  porta  di  quello  alla  porta  principale  de  gU  alloggia- 
menti inuerfo  il  nemico ,  &  al  luo^o ,  doue  s'hauerà  à  marciare .  Piace  ad  altri ,  che 
tal  padiglione  fi  pianti  nel  mezo ,  e  che  fi  facci  che  le  ftrade  à  quello  rifpondino  di- 
rittamente ,à  fine  che'l  Capitano ,  e  Gouernatore  dello  effercito  in  un  tratto  pofsa. 
uedere  il  tutto ,  e  prouedere  à' bifogni,  che  occorriranno .  Alcune  uolte ,  quando  è 
Rè  &Itnperadori  fono  ftati  nello  efsercito,  dentro  alle  trincee  in  un  lato  più  forte, 
come  uicino  alle  ripe  di  fiumi ,  ò  in  fimili  luoghi ,  fi  è  coftumato  di  fare  per.ftanza^ 
di  quelli  un  picciol  forte,  come  fu  già  fatto  l'anno  1551.  perii  Chriftianiffimo  Rè 
Henricofopr'al  Reno  quattro  leghelontano  da Straburgo.  ,.  .r     •     * 

Ma  tal  cola  (le  la  necelfitanon  ci  sforzi  a  farla)  a  me  non  piace,  perche  fi  intorno  al  padMo 
uiene  à  moftrare  d'hauer  poca  fidanza  non  folo  nelle  trincee  del  campo ,  ma  anco-  ne  delvrencipe  ò 
ranelloefsercito,  e  quello  perciòdiuentafdegnofo,efi  perde  d'animo.  Benché  Generale  ^  nonfi 
rimperador  deTurchi  foglia,quando  è  in  campagna,cingerfi  co  cameli,  e  con  carri  ^c"'^» 
congiunti  con  buone  catene ,  che  pofsono  ritenire  ogni  grande  impeto . 

Quefta  piazza  di  mezo  piace  ad  alcuni  tanto  larga ,  che  ui  fi  polTin  fare  ordinan- 
ze ,  rafsegne ,  e  ui  fi  metta  al  bifogno  in  battagliala  gente . 

Il  luogo  del  Propofto  di  giuflitia,  e  dello  Agozzino,fi  difegnerà  prefso  alla  piaz^ 
za  de'uiuandieri,  per  rimedio  de  gli  inconuenienti,  che  feguono,per  cagione  della 
infolentia  d'alcuni  foldati,  che  bene  fpefso  fogliono  mai  trattare  e'mercanti,  e  ui- 
uandieri . 

Hh        Eflendo 


Libro  Terzo . 

Ersondorcfscrcltoraunato  di  molte  natIoni(  come  per  Io  più  inrcruiene)  Rida- 
ranno c'Iuoghi  d'alloggiare  fcparati  ad  ogni  natione  da  perse ,  acciò  non  nafchino 
qucftionii  mettendo  uicinc  quelle,  che  ordinariamente  roglionoefsere  manco  ae 
miche ,  che  raltre,;&  allogando  le  più  fìdcli,  più  uicine  al  Prencipe,  ò  generale  per 
ogni  bifogno,  che  potcfse  occorrere,  e  per  maggior  ficurczza. 

Lafccrò  di  dire  dell'altre  cofe  appartenenti  di  dentro  à  gli  alloggiamenti  di  cam 
pa?na,  per  non  clTer  l'animo  mio  in  quello  luogo  di  fcriuere  la  dilciplina  militare 
&  il  goucrno  de  gli  efscrciti,  ma  folo  parlare  della  tbrtihcationc . 

Non  uogliopafTar  con  filentioquefto,  che  alcuni  gran  Capitani  fi  fono  penfati 

Trincea  fMa  di   dì  fare  una  trincea  da  chiuderui  dentro  lo  clfercito  quando  alloggi,  la  qua! e  iìa 

carri  cogli jptedi .  portatile ,  e  di  poca  noia .  E  quefta  uogliono,  che  fia  fatta  di  carri  armati  con  fpie- 

di,  lì  come  li  peniarono  di  fare  PietroNauarra,  eloIlluflrifiìmo&Ecccllentifrimo 

Trancefco  Maria  Duca  d'V'rbino,ucromaftro  di  guerra, di  felice ricordanza;etalcu 

ni  altri  con  certe  tauole,  e  con  trauicelli  da  portarli  fopra  a  carri  ;  e  da  congiugnerli 

dopo  infiemc,  piantati  bene  in  terra  detti  trauicclli.  Ma  quelli  rimedi),  come  che 

iìano  buoni  per  refiftcread  un'impeto,  &  in  un  trattoli  faccino,  epoifm  feruire 

pertenireauanti  allo  elTercito  fino  à  tanto,  che  fi  faccia  riparo  megliore;  tuttauia 

non  è  che  percolTi  dalla  artiglieria,  non  fiano  molto  dannofi,  offendendo  molti  co* 

pezzi  di  legnami;  che  qua  e  là  fono  fpin  ti  dall'artiglieria;  e  che  nonfopportinoil 

pericolo  del  fuoco.  A'  tal  che  io  ho  penfato,  che  uolendo  il  Capitan  generale  ado- 

prar  qucfti  carri  per  trincee  portatili,  hauendo  à  paffar  per  luoghi  piani,  potria  ado 

perarli  utilmente, con  l'hauer  fatto  prima  grolH  matarazzi  ripieni  ò  di  lana,ò  d'alga> 

ò  d'altra  materia,  che  facilmente  cede ,  e  coperti  da  un  lato  di  cuoio  crudo,  che  re- 

iìfte  al  fuoco,  e  col  fafciarc  detti  carri  di  tai  matarazzi  ne'lati  donde  fi  temefle  della 

olfcfa dell'artiglieria,  facendo  di  queftimatarazzi  dueordini,  uno  che flelfe fopra 

carri,  ò  altra  forte  di  riparo  di  legno,  e  l'altro  pendente  dauanti,  lontano  un  paflo  ^ 

qua!  farà  il  primo  ad  effere  dalle  palle  dell'artiglieria  incontrato.  E  quello  farla  u- 

^Ib  Tfo  Durerò    no  oEtimo  rimcdio,perche,come  tellifica  Alberto  Durero,e  ci  moltra  l'efperientia, 

nel fuo libri  dello    tali  matarazzi  ben  grolfi  podi  lontani  uno  dall'altro  per  il  detto  fpatio,  rompono  1" 

edificare  Citta,  e-  impeto  e  la  uiolenza  delle  palle.    E  quando  non  farà  mellieroferuirfene  pcrque- 

jorte'^,  fla  forte  di  difefa,uoltati  sul  terreno  con  la  parte  armata  di  cuoio, feruirannocom 

modamente  per  dormire .  Non  uoglio  lafciar  di  dire,  che  douc  uengha  il  nemico 

à  fronte,  prima  che  fi  finifca  d' alzarela  trincea,  e  con  artiglierie  fi  sforzi  difturbare 

l'opera, farà  util cofa  haueretele  di  caneuacci,ò  d'altra  forte,  fi milià quelle,  che 

s'adoprano  alla  cacciaper  guidare  e'cinghiali&  altre  fiere  alle  reti,  per  diftenderle 

dauanti,  acciò  e'guaflatori,  che  lauoreranno,non  fiano  tolti  di  mira  da'Bombardie 

li  ;  e  per  non  clfer  ueduti ,  e  per  non  uedere ,  lauorino  con  più  animo,  e  itiano  piìi . 

li  curi .  Ma  di  quelle  cofe  balli  haucr  detto  fin  qui , 


DEL  CAPITAN  FRANCESCO 

MONTEMELLINO  PERVGINO, 

SOPRA  LA   FORTIFICATIONE 

DEL    BORGO     DI     ROMA, 


mo 


mo 


All'  IH.  6c  Ecc.  Signor  Duca  Ottauio  Farnefe, 

Gonfiilonicfo  della  Santa  Chiefaj  l'anno  M.  D.  XLVIII. 

SSENDO  iiariele opinioni,  circa  lauiachefi  debbe  tenire 
nel  fortificare  il  Borgo  di  Roma ,  &  haucndo  io  fatto  un  dife 
gno,  circa  il  modo,  ch'à  me  pare  tener  fi  doueffe  ;  ho  delibe- 
rato di  moftrare  in  ferirti  le  ragioni,  che  mi  muouonoà  dif- 
fentire  da  alcuni  pcritiflìmi,  e  fingolari  Architetti  non  ad  al 
tro  fine,  fé  non  acciò  che,  effendo  bene  esaminata  la  mate- 
ria, fi  fcguiti  il  piìinecelfario,  &  utile.  Impero  che  io  non 
fono  oftinato  nella  opinion  mia,  ne  prefumo  di  meoltrail 
doucre .  Ma  effendo  io  diuotillìrao  Seruitore  di  fua  Santità,  parmi  d' effer  obli^^a- 
to  di  moftrare  in  tutte  le  cofe,  che  mi  detta  la  ragione.ch'io  le  uorrei  giouare  s'io  pò 
telfi.  Mando  adunque  queftopicciol  difcorfoà  V.  E.  per  effer  quella  di<ynifIlmo 
Prefetto  di  tanta  Città,  e  per  che  affai  più  intende  l'Architettura,  maflìme  quefta 
militare, che  comporti  ogni  grane,  non  che  la  fua  uerd'età;  cofa  ch'è  ben  conuene- 
uole  à  chi  debbe  cffere  Capitan  generale  d'efrerciti,e  Signore  di  Città,  e  prouincie; 
comeogn'uno  fpera  di  uof  tra  Altezza,  qual  prego  fi  degni  accettare  uolenticri  que- 
lla mia  picciola  fatiga . 

Proponefi  in  prima,  qual  di  due  modi  fia  migliore  per  fortificare  il  Borgo  di  Ro  - 
ma,  cio^,òditenerfi  alfalto,  feguitando  la  cominciata  muraglia  e  riflrincerfi  di 
j[ito,per  più  fcoflarfì  da'uicini  monti  ;  ò  uero  tenerfi  à  baffo ,  &  abbracciando  più  fi- 
lo, per  più  accoflarfi  aderti  monti .  E  qual  di  due  modi  fia  più  forte  &  utile;  bello, 
e  di  minor  fpefa. 

Pare  ad  alcuni  Eccellenti  nella  Architcttura,che  fia  meglio  tenerfi  airalto,prima 
perche  le  mura  non  potranno  effer  così offefe  dagli  oppofti  monti,  come  al  baffo  e 
Coloro  che  faranno  pofti  alla  difefa  delle  mura,  e  chefaranno  apparecchiati  per  foc 
correrle,  e  uorranno  andare,  flare,  e  tornare  fpeffo  dalla  terra  alle  mura,  faranno 
manco  efpofli  all'oifefe,  effendo  dette  mura  in  alto . 

Gli  antichi,  per  efser  più  ficuri,fabricauano  air  alto,  &  acciò  lemura  d'arieti 
te(^uggini,&  altri  ftrumenti bellici  non  fuffero  offefe.  Però  Caftro,Oruieto  San 
Leo,  &  altri  fimili  luoghi  fon  riputati  fortiffimi,  per  efferc  alla  montagna . 

Hh     2         La 


Libro  Terzo. 

Ln  precipua  cagione  della  prcHi  di  Rhodi,fìi  il  monte  artifìtialc,  fattoli  prefTocfa 
Turchi .  Ne  e  da  dubitare  che,  s'altri  ucrraa'daiini  di  Koina  (  che  Iddio  non  louo- 
glia)  farà  potente  à  far  monti  per  efpugnarla^  ò  meglio  ti  feruirà  de'monti  naturali , 
chelefonouicini. 

Cingendofi  à  ballo,  le  cannoniere  fu-anno  affai  più  uedute  da'nemici,  che  cin- 
gendoli all'alto.  Pero  faranno  più  facilmente  orfeic,c  quafi  per  dritta  linea  imboc- 
cate. Così  anchora  cBombardieri,  che  dentro  (taranno  alla  difefa,faranno  facil- 
mente offefi:  il  qual  pericolo  non  s' incorre fabricando  all'alto,  per  efler  lungi  da 
gli  oppofti,  monti . 

Pigliandoli  manco  lìto,feguita  minore  fpefa,  l'opera  fi  conduce  più  prcfto  al  fi- 
ne ,  bafta  minor  numero  di  genti  per  guardare  le  mura,  e  manco  pezzi  d'artiglieria 
feruono .  Impcroche  fortificandofi  all'alto,  il  fito  uiene  ad  edere  affai  menore,  che 
fortificando  à  baflb . 

Trouafi  nell'alto  il  terrapieno  forte,  fatto  dalla  natura,  che  à  baffo  bifognerebbe 
fiulo  con  gran  fpefa,  ne  per  un  tempo  laria  così  gagliardo,  come  quel  d'alto . 

La  fabrica  nell'alto  parrà  affai  più  bella,  e  uaga  à'riguardanti,chc  nel  baffo  :  per- 
che nell'alto  il  tutto  fi  ["coprirà  all'occhio,  ancor  da  lontano . 

Finalmente,  prcfupponendo,  che  fi  fcguiti  fempre  la  cominciata  muraglia  d'u- 
na medcfima  groficzza  dalla  cima  al  fondo  oue  fi  troua  f  acqua ,  non  è  dubio ,  che 
potrà  foftenire  ogni  gran  terrapieno,  ch'à  dietro  fé  le  ponga  per  appoggio;  e  quan- 
to farà  più  groffr,tanto  piìi  Ibflerrà  e' colpi  dell'artiglieria.  V  altezza  coprirà  colo- 
ro, che  faranno  alla  difefa.  L'efferfotto  terra  fino  airacc;[ua,  difenderà  dalle  mi- 
ne, e  dalle  tagliate,  le  quali,  quando  pur' haucffcro  effetto,  potrebbono  con  affai 
maggior  fatica  e  lor  danno  e'nemici  entrar  dentro,  per  douer  fiilire  da  baflb  all'al- 
to, e  potrebbono  facilmente  effer  ributtati  da  quei  di  dentro,  à'quali  faria  facile 
con  ogni  picciolo  riparo  difenderfi  da'nemici . 

Ma,  quel  che  non  poco  importa,  è ,  che  fabricandofi  al  baffo,  tuttala  fpefa  fatta, 
nella  cominciata  muraglia,farebbe  perduta . 

QVESTE  fono  Eccellentiflìmo  Signor  Duca  le  più  efficaci  ragioni  di  coloro, 
cheperfuadono,  che  fi  debba  fortificare  nell'alto; le  quali  certo  al  giuditio 
mio  hanno  più  dell'apparente,  che  del  uero  ;  e  del  bello,  che  dell'utile .  Alle  qua- 
li ,  d'una  in  una ,  mi  sforzerò  di  rifpondere,  e  dopo  di  prouare,e  far  toccar  con  ma- 
no, quanto  fia  più  utile,neceffario,  e  forte,  e  di  quanto  minor  fpefa  fortificare  à 
baffo  ;  proteftando  fempre  di  non  muouermi  ad  altro  fine,  che  per  giouare  quanto 
poffo,  e  per  fodisfare  à  parte  del  debito  mio,c  di  molti  oblighi,  che  ho  con  fua  San 
tità,  e  con  la  Illuflriffima  Cafa  Farnefe . 

Per  trattar  meglio  la  materia  prQpofl:a,farà  cofa  conueneuole,ch'io  fcriua  breue 
mente  di  quattro  qualità  di  luoghi . 

Dico  adunque  che  alcuni  luoghi  fono  forti  per  effer  in  cima  d'alti  monti  di  faffo 
ò  pietra  dura  ;  anzi  ch'effendo  in  alti,  e  duri  fcogli,  fono  fortifenza  fortezza,  per  la 
grandifficultà,  ch'èperandarui,  e  di  appreffaruifi  con  genti,  &  artiglieria.  Eper 
che,  anchor  che  per  mine,  &  artiglieria  fuffero  abbattute  le  mura,non  ui  fi  può  fali 
re  fenza  manifeftiffimo  pericolo,  e  danno .  Però  Cafi:ro,  Oruieto,  e  San  Leo  fonc» 
forti,  ne  ui  è  pericolo  d'altro,  fé  non  che  fien  rubati,  ò  prefi  per  tradimento . 

Altri  luoghi  fono  fituati  nel  piano,  e  fono  forti,  perche  hanno  cortine,  fianchi , 
cauallieri,  foffi,  terrapieno,  e  cafe  matte .  E  quanto  il  terrapieno,caualliero,  ò  fof- 
fo  farà  più  grande,  &  alto,  tanto  farà  meno  cfpugnabile  la  fortezza  fatta  in  piano . 

Mac  da  notare,che  alcuni  foffi  hannoacqua,&  altri  nò.ne'foffi  fenz'acqua.fi  può 
entrare,  &  ufcire,  combattere  da  alto,  e  da  baffo ,  come  fi  uuole.  Et  fé  e'nemici  u' 
entrano,  ò  cercano  empirli,  poffono  cflere  ributtati  da  quei  di  dentro, combatten- 
do 


Libro  Terzo.  iiy 


do  col  Kiuore  de'iìanchi  della  muraglia,  e  puoflì  loro  torre  quanto  gittano  nel  fof- 
fo .  e  fc  fono  legno,  lì  abbrufciano,  gittanùoui  fopra  fuochi ,  maffimamentc  quelli 
che  chiamiamo  artificiati . 

Però  Cremona, Piacenza,  &  altri  luoghi  fenz'acqua, fono  fortifllmi  nel  piano. 
Ma  c'follì  con  acqua,  flinno  più  forte  il  fito,de'quali  benché  non  ne  fia  cofi  padro- 
ne il  difcnibrc,  come  degli  altri,  nondimeno  il  nemico  non  ui  può  entrare,  &  en- 
trandouijl'acqua  combatte  contradilui;  però  è  meglio  che  ne'foffi  fia  molt'acqua. 

Ma  forfè  opporrebbe  qualch'uno,  con  dire,  che  fi  trouano  molti  modi,  &  alcuni 
fc-crcti  per  facilmente  riempir  e'foffi,&io  ne  so  alcuni. 

R  ifpondo ,  che  fé  ciò  fufle  commodo,  &  utile ,  molti  moke  uolte,  &  in  molte  oc- 
cafionilohaurebbonofatto,  elo  farebbono.  Màinuero  tantaèladifficultà,  che 
pochis'aflìcuranodi  poterlo  fare.  Imperoche,  òche  le  machine  fatte  per  empire 
e'fpffi ,  faranno  grandi,  ò  piccole .  fé  piccole ,  non  potranno  fare  effetto  ne'foflì  lar- 
ghi ;  e  fimili  machine  piccole  non  potendo  capire  molta  gente,  apporteranno  mag 
gior  danno  à  quei  di  fuori,  chea  quei  di  dentro.  Se  faranno  grandi,  tal  che  deb- 
bano aggiugnere  daU'una  all'altra  riua  del  foffo,  non  fi  potranno  condurre  fé  non 
con  gran  dilficultà,  e  condotte,non  fi  potranno  porre  nell'acqua  :  non  potranno  an 
cor  capire  molta  gente  per  grandi  che  fi  fiano  ;  e  quei,  che  ui  afcenderanno,  faran- 
no berfiglio  de  nanchi,c  cauallieri  delle  mura  :  da'quali  in  ogni  banda  fiiranno  of- 
fefi;  oltra  che  quei  di  dentro  faranno  ripari  in  quella  parte,doue  uedranno  che'l  ne 
mico  uoglia  dar  battaglia.Verrà  anchora  tutto  Io  sforzo  di  quei  di  dentro  all'incon 
tro,  lafciando  l'altre  parti  delle  mura  in  guardia  a  pochi,  perche  fono  guardate,  e 
difefe  dall'acqua  .  Talché  il  uantaggio  farà  di  quei  di  dentro,  perche  faranno  mol 
ti  contra  pochi,  non  ptend'efTere  quelle  machine  pofie  nel  foffo,  capaci  di  molti . 
Ond'io  giudico,  che  fia  afiai  piuficurala  fortezza,  oue  fono e'foffilarghi,e  cupii 
pieni  d'acqua, che  doue fono  noti .  Talkiogo non  può  efser  rubato,  non  ha  bifo- 
gno  di  molta  gente,  che  lo  guardi, che  l'acqua  lo  guarda,&:  apporta  ripofo  à  quei  di 
dentro,  perche  non  potendofi  pafsar  fiicilmente  per  rifpetto  dell'acqua,non  occor- 
re dar  cofi  fpefso  all'arme,  come  quando  e'folTì  fono  fecchi.  L' acqua  afficura  e'ui- 
li,  crefce  animo  a  ualenti,  &  impaurifce  chi  penfa  à  tradimenti,  &  à  cofe  trifte .  Per 
ciò  Ferrara,  Mantoua,Trcuigi,Cremma,  Rubiera,e  la  Mirandola,fono  riputati  luo 


ghi  fortiUìmi . 


Se  Cremona  haueffehauuta  l'acqua  nefoflì,  gli  Spagnuoli  non  l'haurebbono 
perduta,  quando  non  per  artiglieria,  che  non  gli  poteua  offendere;  ma  per  ope- 
ra di  pala  e  zappa,  quei  del  campo  della  Lega  gli  cacciarono  à  palmo  à  palmo. 
Similmente  fé  Cartel  Sant'Angelo  hauea  l'acqua  nel  tempo  delfacco  di  Roma,for- 
fe  che  più  fofteneua  la  fame,  ò  uero  afpettaua  il  foccorfo  della  Lega,  il  cui  campo 
erauicino. 

Laterza  qualità  de'Iuoghi,  è  di  quelli,  che  fi  fabricano  nelle  pendici,  ouer  co- 
fìe  de'monti,li  quali  fé  non  ui  è  il  fafib  dirotto,e  duro,mai  non  polTono  eflere  forti , 
perche  non  polTono  hauere  alcuna  delle  conditioni  de  i  tre  primi  luoghi  detti  di 
fopra.  E  perche  la  fortezza  cominciata  à  Beluedere,  fecond'ii  difegno  d'alcuni  uà 
lenti  Architetti,  debbe  ftenderfi  all'alto,  e  uerrà  a  ftare  di  corta  fenz'efferui  faflb,  e 
fenz'erterui  acqua,ne precipiti©  alcuno,  ò  uero  afprezzadiualle;  talché  da  moke 
bande  i  nemici  accortar  non  fi  portano,  come  à  Perugia  non  ponno,  ne  à  Siena,  ne 
à  Paliano  ;  però  farà  fortezza  debole ,  incommoda,  non  bella,  e  di  grande  fpefa. 
Ond'io  giudico ,  che  potendofi  fortificare  à  bafso  (  come  certo  fi  può  )  con  forti  per 
la  maggior  parte  pieni  d'acqua,  che  ad  ogni  modo  fi  debba  fare .  Dico  adunque , 
che'l  fito  ch'io  dimortrOjfi  reduca  in  piano.Però  che  la  natura  ha  porto  una  uallc  tra 
Santo  Spirto,  e  Santo  Onofrio,  Ja  quale,  chi  la  cauafse  alquanto,  porrebbe Trafte- 
uere  in  piano,con  la  ualle  della  Fornace.  Ne  farebbe  fpefa  uanajperche  della  ter- 
ra 


Libro  Terzo. 

ra  fi  farebbe  terrapieno,  &  ripprcfsofì  farebbe  un  i^ranCaua!liero,che  daquelii 
parte  fignorcggiarebbc  quafi  le  cime  de  gli  oppofti  monti,  e  porgerebbe  occalìo- 
nc  dilareà  bafso  due  fofTì,  l'uno  la  ualle  ùtta  dalla  natura,  e  l'altro  quello,  che  fi  ca 
uafse;  e  farebbe  difefo  dal  Cartello  per  linea  retta.  Cosi  faranno  più  fondan>enti 
di  fortezza,cioè  e'Cauallieri,  il  fofso,  e  contrafofso,  nel  fcguirc  detta  ualIe,comin- 
ciando  da  Santo  Spirto  à  piano,  fin  che  fé  ne  troua  un'altra  ,  trauerfando  ànua  ad 
un  CancellOjOu'cunLcon  di  marmo  porto  nella  uia,  Q^i  bifogna  fare  un  po- 
co di  tagliata,e  del  terreno  fi  farà  un'altro  CauaIliero,chefiirà  padron  dell'altra  par 
tecom'ilprimo.rientrafi  di  qui  nella  ualle  delRcucrcndoMonfignorBlofìo,anda- 
dofi  fcmpre  à  piano  fina  Cartello,  ou'è  fatto  il  terzo  Caualliero,Lhe  fcoprc  tuctala. 
campasna.così  rcfta  tutt'il  fito  in  piano  :  intorno  al  quale  potrebbcfi  quafi  per  tat- 
to mandare  il  Teuerc .  Benché  cauandofi,  trouarebbefi  per  tutto  l'acqua,  e  tanta 
nella  ualle  del  uirtuofiflìmo  M.  Blofio,che  mai  non  mancherebbe,  ne  bifogna 
far  fofso  dalla  banda  del  Teucre,  ch'c  fina  Santo  Spirito.  Querta  fortezza  adun- 
que fi  può  ridurre  in  piano  con  due  foffi,  l'uno  fcnz'acqua  fatto  dalla  natura,  largo 
cinquanta  canne;  l'altro  con  acqua  cupo,c  largo  dieci  canne  in  circa ,  con  cafcraat- 
te  con  tre  grandi  Cauallieri,  quali  pertriangolo  fcoprirannoiltuttoie  con  tutte 
l'altre  qualità,  che  fi  ricercano  à  fare  un  luogo  incfpugnabilc .  E  di  piìi,  ch'ancho- 
ra  la  muraglia  di  Beluedere,  e  di  Porta  Pertufa  feruirebbono  per  Cauallieri . 

Hor  comincio àmortrar  quanto  fia meglio  fortificar  àbafso,  che  ad  alto; ben- 
ché di  molte  ragioni  non  ne  dirò  fé  non  poche,  per  non  infaftidire  V.E.  e  perche  la 
cofa  è  tanto  chiara  all'occhio  per  l'efperienza,  che  fé  ne  uede  liil  luogo ,  e  nel  mo- 
dello,ch'io  ho  fatto,e  prefentato àSua Sant.che  non  fa  meftiero  di  molta  fcrittura . 

PrimieramentedicOjCheaccommodandomialla  ualle  predetta,  b  quale  èat- 
tirtìma  ad  eficr  ben  fortificata,  non  piglio  molto  più  fito,  che  facciano  coloro ,  che 
uo^Iionofabricareall'alto,  capace  di  molto  più  Popolo  .  La  qua]  cofa  importa  af- 
faialla  difefa  d'un  luogo  fimile.  Poi  fortificando  àbafib,  fortifico  il  fondamento 
del  fito,  armandolo  di  contrafoflb  con  acqua,largo  dieci  canne  in  circa  ;  e  facendo 
foffo  delle  uallij  largo  canne  cinquanta,  e  de  gli  opporti  monti,  argini  de'foflì. 

Quali  argini  faranno  quafi  da  ogni  parte  fcbpertida'cauallieri.  e  fi  uede  chiaro, 
la  fpefa  non  effer  grande , per  efferc  una  gran  parte  di  quefte  cofe  fatte  dalla  natu- 
ra, e  perchela  terra,  che  fi  caua,  fi  mette  in  opera.  Quelli  cheuogHono  tenerfi  al- 
l'alto, hanno  la  medefima fpefa  di  cauare  il  foflb,  uolendo  acqua,  &  hanno  di  più  1' 
altezza  ;  che  eifendo  al  monte,  e  uolendo  cauare  fin'all'acqua,  è  fpefa  grandi/fima . 
Poi  sei  loro  foflb  farà  X.  canne  d'altezza,  &  altretante  di  larghezza;  quanto  all'al- 
tezza faremo  pari,  quanto  alla  larghezza  il  mio  farà  canne  60.  benché  il  primo  fof- 
fo di  canne  5o.faràfenz'acqua;manodimenofaràfofi'odigrandiffima  importanza. 

AggiugOjparlando  deiraltezza,che  fabricado  à  baflb,  no  è  necert^ario  erttre  così 
alto,  che  farebbe  la  muraglia  aflai  alta  e  quato  quella  di  Nepe.  Nódimeno  con  mi- 
nor fpefa  fi  può  alzare  quanto  loro,  e  rimaner  coperto.  Perche  cauando,  il  terreno 
4.  canne,  e  gittandolo  à  dietro,  fi  rimane  alto  8.  canere  per  non  far  più  fpefa  in  riem 
pire,  quando  bifognafle  far  piazza  ,  acciò  quei  di  dentro  rimanefsero  coperti,  fi 
tirerà  il  terreno  da  alto  à  bafso,  fpianando  in  modo,  che  con  alzarfi  dinanzi,&  ab- 
baflarfi  à  dietro,  farà  fatta  la  piazza,  e  raltezza,e  fi  rimarrà  coperto,  e  la  fpefa  di  ca- 
nate e  riempire  non  farà  maggior  di  quelia^che  hanno  à  far  loro  per  portar  il  lor 
terreno  in  luogo,  che  non  gioui  à'nemici . 

Rimane  adunque  nulla  la  ragion  di  coftoro,  che  dicono,  efser  meglio  fortifica  - 
re  Iti  alto,  che  à  bafso,  perche  le  genti,  e  battaglie  di  dentro,  non  faranno  uedute 
da  quei  di  fuori,  come  in  piano.  Auuenghi  che  iorifpondOjCome  difopra,che 
nel  piano,  alzando  di  fuore,  &  abbafsando  di  dentro,  l'huomo  facilmente  fi  copre 
come,  e  quanto  uuole .  perche^  cauando  il  fofso  fotto  terra  4.  canne,  e  facendo  ter- 
rapieno 


Libro  Terzo.  116" 

rapicno  del  tei-reno,  che  fi  caua ,  fi  rimane  alto  8.  canne,  e  non  folo  la  Tpcfa  non  farà 
maggiore  della  loro, ma  afsai  menorc  ;  perche  non  (ì  ha  bifogno  à  baffo  di  cosi  grof 
fé  mura,  comcinalto,douc,pcrcheauuanzano  molto  fopraterra^cneceflario  fieno 
molto  groffe  per  refi  fterc  all'artiglierie,  le  quali  coni  colpi  intonanoil  muro,  tal- 
che  dalla  percofla  con  quel  tuono>  il  terrapieno  di  dentro  aiuta  il  muro  à  rouinarc. 
Il  qual  effetto  non  fegue  nel  piano,  doue  no  può  l'artiglieria  battere  quella  parte  di 
muro,  ch'è  fotto  lo  fpaito,nc  anche  quella, ch'auuaza  di  fopra;  come  fi  moftrerà  per 
ragione.  Ma  quando  pure  la  battcflc,  non  rouinarebbe  cosi  facilmente,  per  non 
hauere  di  fopra  l'altezza  di  quel  terrapieno,  il  quale  aiuta  à  rouinare  il  muro  into- 
nato dai  colpi  dell'artiglieria.  Si  che  bafterà,  che  la  muraglia  nel  piano  fia  grofla 
cinque  palmi  in  circa .  La  quale  non  potendo  cffcr  battuta  nel  piede,  ma  folo  dal 
cordone  in  fu, non  può  crollare  come  quella,  ch'è  in  alto  ;  la  quale  effendo  tutta  fco 
perta,  fi  può  battere  al  piede,e  battendofi  croUa^croHando^  il  terrapieno  la  fpinge, 
cpreftocadc. 

Poi  facendofi  il  muro  con  contraforti,  e  tra  li  contrafortl  archi  l'un  fopra  l'altro  ; 
tra' contraforti,  e  gli  archi  fi  tara  il  muro  di  poca  fpefa,  ma  più  forte,fe  ben  parrà  più 
debole,  perche  battendo,  la  palla  in  mezo  e' contraforti  per  lungo  ò  per  taglio,tro- 
ua  il  muro,  che  non  può  crollare,  per  effer  foftenuto  da  ogni  banda  dal  terrapieno; 
ò  uero,  che  pcrelferfottile  il  muro,  lo  palTerà,  e  morrà  nel  terreno  :  e  quegli  archi  1' 
uno  fopra  raltro,foftcngono  per  forza  il  muro,che  non  può  cadere,  ma  quando  pur 
cadefle,  cafcherebbetrai  contraforti,  e  detti  contraforti  non  caderebbono,  ne  il 
terrapieno  calcato  tra  loro,  ma  l'uno  per  l'altro  fi  fofterrebbe,  talché  rimarrebbe  il 
medefimo  riparo  fopra  quella  parte  di  muro,che  femprc  reftarà  falda  fottoterra.Co 
SI  fon  fatte  le  mura  di  Pefaro .  e  fabricandofi  in  quefì:a  maniera  al  piano,  la  fabrica 
liufcirà  affai  più  forte,  ficura,e  di  minor  fpefa,  che  in  alto .  La  fortezza  nell'alto,  fa 
là  più  uicina  à'nemici,  quali  da  diuerfc  bande  entreranno  fotto,coperti  da  quel  ter 
reno,che  refteràtral  lor  foffo,  e'I  fondo  della  ualle  ;  ne  haueranno  d'afcendere  per 
trincee,  ma  fé  la  fortezza  farà  al  baffo,  non  potranno  uenirei  nemici  all'in  giù  co- 
perti, all'incontro  dell'altezza  del  terrapieno,  e  faranno  fcoperti  da  ogni  parte,  & 
efpoffi  à'colpi  d'archibugi,  e  d'artiglierie .  Ma  fortificando  in  alto,  la  ualle  fi  lafcia 
nel  potere  de'nemici,  per  la  qual  poflbno  falirc  da  baffo  ad  alto  coperti,  e  fenz'effe- 
reueduti.  Così  appare,  che  effi  fono  più  uicini  anemici,  perche  e'nemicificura' 
mente  s'auuicinano  à  loro . 

Ma  dicammi  (prego)  coftoro,  doue  porranno  la  terra,  che  caueranno  per  farce*  ' 
fondamenti  delle  mura,  e  per  fare  il  foffo  cupo  fino  all'acqua  ?  e  fé  dicono ,  à  fare  il 
terrapieno,  non  è  dubio,  che  farà  gran  fpefa  à  portarla  tant'alto.  e  fé  uorranno  por- 
la tutta  in  far  terrapieno,  bifogneràfare  le  mura  molt'alte,  che  farà  di  gran  fpefa .  E 
fé  uoranno  feminarla  per  la  ualle  (come  dicono  di  uoler  fare  di  tutto  l'altro  terreno) 
farà  grandiffima  fpefa  ;  e  gioueranno  al  nemico,  e  tanto  più  fi  fpenderà ,  quanto  più 
lungi  la  porteranno;  perche  portandola  da  prcffo,  faranno  cauaIliero,ò  uero  argine 
per  il  nemico  contra  di  loro  mcdefimi . 

Lafcio  di  dire,  che  le  cortine  nel  baffo,faranno  molto  più  coperte  da'uicini  mon 
ti,  perche  quelle  non  auuanzeranno  fopr'al  terrapieno,  come  fi  uedein  molt'altri 
luoghi  fortiflìmi .  E  quefto  fi  fa  acciò  la  muraglia  non  poffa  effere  cofi  battuta,  co-, 
me  le  fofs'in  ako.però  non  può  effer  cofi  facilmente  ruinata,non  /coprendo  la  fua  al 
tezza  à'nemici .  Veramente  chi  confiderà  bene  la  cofa  con  l'occhio  della  ucrità,co- 
nolcerà  ch'è  gran  uantaggio  hauere  quefl:i  monti  oppofli,  hauer  quella  ualle ,  &  il 
foffo  afciutto,  non  troppo  largo ,  che  fi  può  ben  difendere;  che  fono  bcnefitij  di  na- 
tura; &  hauer  fenza  fpefa,  ò  uero  con  poca,il  contrafoffocupo  con  acqua,  che  uieta 
à'nemici  di  minare  e  tagliare  ;  conofcerà  anchora  che  non  poffono  effer  così  battu- 
te k  mura^  come  in  alto . 

Quanto 


Libro  Terzo  ; 

Quanto  alle  cannoniere, eflcndo  nel  piano, non poflbno  clTere  imboccateci* 
quei  d'alto,  perche  non  fono  riuoltein  sii,  come  quelle  d'alto,  che  fonoriuoi'rcia 
giù,  e  poflbno  eflere  imboccate  da  quei  d'abbaffo,  come  tre  uolte  furono  imbokxa- 
tequellc  della  Rocca  di  Paliano .  Ma  per  imboccare  quelle  del  piano,  bifogna  a  e  - 
coftarfì  per  quella  linea  oue  fon  uolte  dette  cannoniere;  che  farebbe  un  uolere  en- 
trar nel  foflb  pieno  d'acqua,  oue  alcune  cannoniere  battono  in  faccia,  &  altre  per 
fianco.  Adunque  ne  di  fotto  in  su,  ne  à  piano,  ne  da  uicini  monti  potranno  cficrc 
ofifefe  le  cannoniere  polle  al  baflb.-oltra  che  il  tirare  all'in  giìi,  è  difficile,  perche  uc 
ncndola  palla  à  piombo,  non  può  dare  fé  non  nella  groifezza  della  cortina,  ma 
non  perciò  imboccherà  le  cannoniere . 

Tra  tutte  le  ragioni,  che  mi  persuadono  di  fortificare  à  baffo,  e  non  nell'ai  to,una 
è  non  leggiera,  che  pofto  cafo,che'nemici  paflaffero  li  due  predetti  folli, e  che  fufse 
abbattuta  la  muraglia,  quei  di  dentro  hanno  fito  commodo  per  potere  prelto  ripa- 
rare,fe  ueggono  fatta  la  batteria,e  riempito  il  fofso,  hanno  fito  per  poter  far  di  dea 
tro  un'altro  fofso:  e  fc  caueranno  una  canna  di  terrcno,firà  il  fofso  cupo  una  canna, 
e  co'l  medefimo  terreno,  gettandolo  à  dietro,  s'alzeranno  due  canne .  L' cfscmpio 
fi  uide  in  Cremona,  quando  gli  Spagnuoli,  che  teneuano  la  Città,  prefero  la  piaz- 
za del  Cartello,  e  con  terra,  e  letame  al  meglio  che  poterono , la  fortificarono,  e  la- 
difefcro  contra  quei  del  Caftello,e  contra  il  Campo  della  Lega,ch"era  di  fuori .  per 
che  poteuano  ftare  contra  l'artiglieria  ben  coperti,  com'anchorftauano  gli  Spa- 
gnuoli fotto  Caftel  Santo  Angelo  al  tempo  dclfaccodiRoma.  le  trincee  di  detti 
Spagnuoli  fu  la  detta  piazza  del  Caftel  di  Cremona,  non  poteuano  efsere  offefe 
dal  Caftclloj&efllftauano  tutti  coperti.  Perii  qualefsempio  fi  comprende  quan 
tofia  meglio  fortificare  à  bafso,  che  ad  alto,  e  come  i  nemici  pofsono  quafi  ficura- 
mente  andar  fotto  le  fortezze,che  fono  all'alto.  Ne  poterono  detti  Spagnuoli  efl'er 
cacciati,  fé  nona  palmo  à  palmo  per  uirtù  di  zappa,  e  pala,  il  qual  modo  ufauano 
gli  antichi,  e  certo  che quefti  due iftrumenti  nella  guerra  fono  molto  necefsarij  & 
atti  a  difendere,  &  ofFendere,e  feruono  in  molt'aftutie . 

Ecco  che  gli  Spagnuoli  non  potendo  efser  cacciati  con  l'artiglieria  della  piazza; 
del  Cartello  di  Cremona,  furono  cacciati  con  pale,  e  zappe  :  e  mentre,  che  d'eflì  u- 
na  parte  cóbatteua  perdendo  il  luogo  à  palmo  à  palmo,  l'altra  parte  faceua  una  uia 
fotterranea,  perla  quale  ufcirono  dietro  à  nemici.e  cosi  e'nemici  credédo  d'hauer  - 
ji  dinanzi, fé  gli  trouarono  dopo  le  fpalle,  con  loro  gran  danno,  che  oltre  che  gli 
Spagnuoli  furono  per  rubare  il  Cartello  con  artutia,ammazarono  le  guardie,&  elTi 
fi  faluarono.  Voglio  per  quefto  conchiudere,  edere  aflai  meglio  fortificare  à  baf- 
fo, perche  perdendole  mura,  quelli  di  dentro  poflbno  con  pale,  e  zappe  cauando 
difcnderfi  in  molti  modi,  li  quali  tutti  mancherebbono  fortificando  adaltoque- 
fìo  Borgo  di  Roma  :&  e'nemici  montano  più  coperti,  tagliando  da  baflb  ad  alto 
(come  fi  falirebbeàquefta  corta  di  BeJuedere)  che  nonfcendono  da  alto,  à  baflb . 
Quellid'alto,  perdute  le  mura,  non  hanno  doueritirarfi,  ne  luogo  per  far  riparo, 
perche  fon  nell'alto,  e  nel  rtretto,e  x.  canne  che  foflero  da  la  cima  al  fondo,  ne  hau- 
lebbono  lafciate  none  nel  ritirarfi,  &  una  fola  ne  rertarebbe  :  la  qual  perduta,  e'ne- 
mici rerterebbono  Caualliero  à  loro .  non  nego  però  che'nemici  non  haueflero  gra 
dilScultà  à  falirui  fopra  ;  ma  affermo  bene,  che  potendo  far  di  meno,  non  è  da  for- 
tificare nell'alto,  oue  tanto  più  fono  uedute,  offefe,  e  rouinate  le  cortine,  quanto  fa 
no  più  alte ,  e  groffe.  Et  oltre  à  ciò  non  p>ofrono  hauere  acqua  intorno,  fé  non  con 
grandiflìn3a,e  quafi  intolerabile  fpefa.  Non  potranno  hauere  quel  folTo  fatto  dalla 
natura,  m  potran  mai  leuar  quel  terreno,  ch'è  tra'l  lor  folfo ,  e  la  ualle,  che  farà  per 
coprir  da  nvolte  bande  e'nemici,  epergiouarloro.  Ne  potranno  impedire  e'nemi- 
ci, che  non  $'accoftino  più  facilniente  à  loro  ;  chcfefoffcro  à  baffo,  in  tal  cafo  quei 
«3/  fore  fi  fortificarebbono  nelle  loro  trincee  Jfotto  il  terrapieno,  ò  uer  cauaUicro  di 
e;:-    ■)  q"" 


Libro  Terzo.  117 

<qnci  di  dentro  :  ne  l'artiglieria  à  quelli  potrebbe  nocerc  :  perche  non  può  co(ì  tira- 
re all'^iù,  ne  offendere  quelli,  che  di  fuori  (tanno  coperti.  Così  fletterò  gli  Spa- 
^nuoli  fbtt'il  Caftello  di  Cremona,c  fotto  Caftcl  Santo  Angelo.  Poi  quei  di  fuore 
pofsonficuramentelauorarefottoterrain  molti  luoghi,&  in  molti  modi,cfopra ta- 
ra, che  quei  di  dentro  non  ne  potran  faper  nulla,  perche  ffaranno  dentro  alla  grof 
fezzadclla  cortina,  &  uolendofl  fcoprirc,  faran  berzaglio  de  gli  archibugieri  afco 
lì  di  fuore  nelle  trincee.  Poi  quei  di  dentro  non  potranno  ufarc  aftutie  contra  quei 
di  fuori,  ne  affaltarli  ;  perche  l'altezza  del  lor  medefimo  foffo  farà  utile  à'nemici ,  e 
tanto  più,  che  quei  di  fuori  gittando  il  terreno  in  giù,  empiranno  facilmente  fen- 
za  pericolo  i  foffià  poco  a  poco;  talché  da  ogni  banda  faranno  coperti  da' fianchi 
COSI  da  bafso  come  da  altoiond'ogni  giorno  crefcera  il  lor  guadagno,  con  gran  dif- 
iiantaggio  di  quei  di  dentro,  i  quali  non  potendo  fapere  quello,  che  di  fuori  facci- 
no, e  poffino  fare  e'nemici,  temono  di  mine,  di  tagliatc,d'afsalti,  e  di  tradimenti, 
per  e'quali  fpaucnti  danno  fpefso  all'arme,  e  diuidono  le  lor  forze  in  più  parti,  per 
guardar  più  luoghi .  din  tali  fofpettie'uili,  che  femprefono  molti,  diuentano  più 
uili,e  tengono  mconfufionce'ualenti,chefempre  fon  manco.  Sichefonoconftret 
ti  e'buoni  à  feguitarele  uoglie  de  gli  impauriti . 

Si  pigliano  per  tali  maniere  fpefsc  uoltele  terre  fenza  combattere.Ma  nefuno  dì 
quelli  difordini  può  accafcare  fortificando  à  bafso.  Erano  in  Rocca  di  Papa  ottimi 
foldati,  e  ben  guerniti  d'ogni  monitione,  &  erano  fìcuri  dall'artiglieria  de'nemici  ; 
nondimeno  fé  arrefcro,come  fu  opinione  di  molti,per  timore  delle  tagliate,  lafcio 
•disdire,  che  nell'alto  l'artiglieria  non  ferue,  che  per  la  diflantia  di  cento  canne ,  il 
colpo  fi  fpezza;  ma  al  bafso  ferue  perducento  canne.  I  Balluardi  d'alto  non  faran- 
no uniformij  ma  fproportionati,&:  alcuni  difefsanta  canne,  alcuni  più,  &  alcuni 
meno .  Quei  da  bafso  faranno  tutti  ad  una  cgual  mifura,  cioè  di  trenta  canne  in 
circa .  Quei  d'alto  faranno  biftorti,  perche  bifogna  feguitare  la  forma  del  fìto,  che 
non  è  eguale .  La  fortezza  nel  bafso  più  preflo  fi  finirebbe,  perche  il  terreno,  che 
5'hà  da  tagliare,  è  poco;  ne  bifogna  portarlo  da  lungi.  Manco  tempo  fi  fpende  nel 
fare  le  mura,  perche  non  s'hanno  da  fare  cofi  grofse,  ne  cofi  alte .  benché  chi  non 
iiolefse  al  prefente  murare,  potrebbefi  fortificare  cauando  il  fofso,  e  del  terreno , 
che  fi  caua,  far  baflioni^cheifi  metterebbono  in  fortezza,e  ciò  ballerebbe  in  quelli 
lempi  fofpetti. 

Ma  forfè  parerà  à  quaIch'uno,ch'io  mi  fia  pofto  troppo  fotto  c'monti  colBalluar 
do  difegnato  uerfo  c'prati,  e  ch'io  habbia  abbracciato  troppo  fito .  Dico  che  non 
è  male  farlo  alquanto  più  a  dietro, ma  non  fenza  ragione  mi  fon  fatt'auanti.  E  pri- 
ma, perche  fé  facendolo  alto,  farebbe  ficuro  da'nemici,  anchor  che  fi  facefsc  fotto 
c'monti ,  tanto  più  ficuro  farà  quello,  che  uiene  ad  ufcir  fotto  la  terra  di  quei  mon 
ti,  e  uiene  à  difcoflarfi  tanto,  che  uoltando  le  cortine  contra  detti  monti,  non  pof- 
fono  e'nemici  fcoprire  la  piazza  di  détro,  ne  pofson  ueder  quelli, che  fono  alle  dife 
fé  dentro  aderte  cortine,  &  à  maggior  cautela  fi  uiene  ad  interrompere  la  piazza 
di  detto  Balluardo  con  farne  due,un  alta,e  l'altra  bafsa .  nell'alta  la  cortina  cuopre. 
Nella  metà  più  bafso,  fi  (là  più  coperto .  Poi  fenza  far  più  fpefa,fi  crefce  afsai  mag 
gior  fito,  s'accommoda  il  luogo  talmcnte,che  fi  potrebbe  condurre  il  Teuere  d'in  - 
lorno,  &  indrizzaruelo  per  linea  retta .  Non  fi  deurebbe  adunque  per  caufa  alcu- 
na lafciare  di  fortificare  à  bafso,  per  rifpetto  de  gli  oppodi  monti,  imperò  che  po- 
llo cafo,  che  fcoprifsero  di  dentro,  fi  può  rimediare  con  parte  di  quel  terreno,  che 
ir  caua  da'fofll,  col  qua!  fi  può  coprire  talmente^che  quelli  di  dentro  pofsono  anda- 
re dalla  terra  alle  mura,  e  ftare,  e  tornare  ficuri  à  fuo  piacere . 
'  Vegga  adunque  V.E.  Signor  mio  EccellentifIìmo,che  fono  tante,etantcleragio 
ni,  e  così  gagliarde,che  modrano,  quanto  fia  meglio  fortificare  à  baffo  che  in  alto, 
e  co  me  fono  pochiifimej  e  deboli  le  ragioni  del  tenerli  all'alto . 

li        Hor 


Libro  Terzo . 

Hor  lifpondo  al  rcflo  Jc-l!col-»bicttioni,chc  mi  Ci  fanno  contra.Qiianto àgli  anti 
<:lii,dico,  clic  sai  lor  tempo  fuflcro  ftatc  rartigIicric,haurcbbon  tabricato  al  balTo , 
per  poterle  commodamcntc  tifare  centra  gli  arieti,  &  altre  machine.  Impero  che 
tirandofi  l'artiglieria  da  alto,non  può  offendere  molte  genti  ad  un  tratto,  ma  un  fo 
lo  per  colpo,  &  à  gran  pena .  Doue  che  tirando  per  la  pianura,  una  fola  palla,  ou' 
e  molta  gente, famolto  dannose  con  pochi  colpi  per  fianco  fgombra'machine. 


e  genti 


Quanto  à  Caftro,Oruieto,e  San  Lco,dico  che  fon  forti  per  effer  fopra  alti,c  faffo 
fi  monti ,  e  fopra  duri  fcogli ,  ma  non  farà  cofì  quefla  fortezza  del  Borgo,  fcguitan- 
do  come  se  cominciato,  perche  farà  alla  cofta  fopra  terreno  mobile,  non  fopra  faf- 
fo ;  anzi  che  coftoro  fanno  il  forte  debole,  lafciando  l'acqua  &  il  piano  ;  ma  fortifì  - 
cando  al  baffo,  diucnta  il  fito  inefpugnabile,  che  forfè  ad  alcuni  non  pare,  per  ca- 
mion del  gli  oppofti  monti  .  non  confiderando,  che  tali  monti  diuentano  argini , 
e  le  ualli  fofli .  e  quanto  faranno  e  monti  più  alti ,  faranno  il  fito  più  fortc,com'hò 
moftrato  di  fopra . 

Ma  dicono  alcuni, che  le  ualli  non  poffono  feruire  per  foffi,per  la  molta  larghez 
za  loro  ;  ne  i  monti  per  agini,  per  la  troppo  altezza,  perche  farebbono  patroni  del- 
la fortezza,  alla  quale  ftarebbonoà  cauallierojlaqual  cofanonfi  uede  in  alcuna 
fortezza  di  piano,  ouc  anchor  che  le  cortine  fliano  afcofc  ne'fbffi,  parranno  pur  al 
quanto  più  alte  de  gli  argini  di  fuorij  e  fé  fono  al  pari,  e'cauaUieri  di  dette  cortine 
fcoprono  tutt'il  piano  de  gli  argini  di  fuori .  equi  parrebb'il  contrario,  che  feruen- 
do  i  monti  per  argini  de'foffi,  coprirebbono  tutta  la  fortezza  iRifpondo  effer  tuttcy 
l'oppofito,  anzi  quanto  un  foffo  intorno  d'una  fortezza  è  più  cupo,  tanto  e  più  for- 
te il  luogo,  oltre  che  la  cortina,  il  terrapieno,  &  i  Cauallieri  di  tal  fortezza,  hanna 
dafopraflare  àgli  argini  di  fuori,  &  il  piano  di  Beluedere,  pigliando  dalla  cima 
delle  cortine  del  terrapieno,  fé  non  farà  fuperiore,  farà  al  meno  eguale  à  gli  oppo  - 
fti  monti.  Ecco  adunque  che  quella  fortezza  in  pianoj  farà  fimileà  quella  di  Pa- 
doua,  la  muraglia  della  quale  in  molti  luoghi  uiene  à  paro  de  gli  argini  di  fuora .  •, 
Hora  poniamo,  che  fortificando  à  baffo,  fi  uada  molto  fotto  à  gli  oppofli  monti, 
quali,  benché  foprafliano  alla  fortezza,  nondimeno  non  poffono  uedere  di  den- 
tro, ne  offendere  quelli,  che  flanno  accoflo  alle  difefe  dietro  à  dette  cortine,  come 
hòmoflrodifopra.  ne  manco  allongiùfi  potrà  battere  detta  muraglia  poftaneL 
baffo,  ne  bifogneràabbaflarfi,  perche  l'artiglieria  gioca  di  paro.  Ecco  che  faran- 
no quei  di  fuori  ueduti  da'foffi  de'cauallieri  di  dentro  diBeluedere,&ofFefi  à  colpi 
d'artiglierie,  &  archibugi . 

Moncalero  è  fatto  fortiffimo  da Franciofi  nella  medefima  maniera  fotto  i  mon- 
ti, come  farebbe  queflafortificatione  ch'io  difegno.  Non  è  adunque  buonoil'ef- 
fempiodiRhodi,che  fu  prefoper  monte artifitiaIe,imperocheGaieta, Napoli, 
Breffa ,  G enoua ,  Fiorenza,  Verona,  e  Pefaro  fono  fottopofte  ad  alti  monti,;e  noti 
dimeno  fono  fortiffime  Città .  Gli  efferciti  quando  uanno  à  campo  alle  terre,folo 
.ttendcrebbono  à  far  monti  per  arte, con  quali,  quafi  fempre  l'cfpugnarebbono.Se 
tanto  ueramentefimili  monti  giouaflero,non  fi  fàriamai  potuto  difendere  Napoli 
di  Romania,  come  fi  difefe  dallo  effercito  Turchefco  fotto  quelli  altiffimi  monti . 
E  la  prefa  di  Rhodo,fe  tu  per  il  monte,  le  cortine  deueuano  effere  fcoperte  dal  baf- 
fo all'alto,  tal  che  quelli,  che  erano  alla  difefa  non  poteuano  ftar  coperti,  e  di  que- 
lla mia  auuicne  il  contrario  :  anzi  che ,  fé  gli  oppofli  monti  fuflero  alti  cento  can- 
ne di  più,  non  potrebbono  fcopiire  di  dentro  ;  perche  per  ogni  canna,chc  s'alzi  da 
quei  di  dentro,  bifognerà,  che  quei  di  fuori  n'alzino  cinquanta,  fé  debbono  uede- 
re di  dentro.  Il  fito  ch'io  dimoflro,  è  fortiffimo  di  fua  natura,  ne  gli  argini,  cioè  e' 
uicini  monti,  pofibno  in  alcun  modo  effer  padroni . 
Ho  detto  di  f()pra,e  confermo  di  nupuo,,  ch'à  baffo^la  fpefa  farà  affai  minore,che 

ad 


Libro  Terzo. 


Il 


8 


ad  ako,  ancor  che  s'haucffcà  perdere  tutt'il  fatto,  ma  fi  potrà  far  fenza  perderlo, 
«'oft  riftringnere  il  fico  uerfo  e'prati  ;  ne  farà  il  luogho  molto  manco  capace  di  genti 
<deì  mio  dilegno,  ne  farà  manco  forte,nemcn  bello.  M'  èparfo  ragioneuole,  mo- 
ftrarc  come  fi  può  accrcfccrc  detto  fito,  8c  acciò  fua  Santità  ucdendo,  &  intenden- 
do il  tutto,  fi  rifolua  del  meglio .  Aggiungendoui,  ch'el  meglio,  al  mio  parere,  fa- 
rebbe, per  non  far  tanta  fpefa,e  non  perdere  il  fatto,  tirar  da  Caftcllo  un  buon  fof- 
fo  con  cortina,  ò  di  muro,  ò  nero  di  terra,  qual  bafierebbe  per  molt'anni  come  for 
ce  muro  in  quefti  tempi  fofpetti,  con  la  quale  andercbbe  à  congiugnerfi  con  la  mu 
raglia  di  Beluedcre  fatta  di  nuouo ,  qual  non  accaderebbc  feguir  più  oltre  uerfo  il 
torrion  di  Nicola,  ne  manco  da  li  andare  à  Caftello,  come  se  difegnato  di  fare . 
h  lenza  molta  muraglia,  e  molt'altra  fpcfa  che  u'andra,  in  portar  uia  tanto  terreno, 
e  cafc,  s'acquifterebbe  tutto  quello  fpario,  che  reftarà  tra  il  corridoio  e  detta  corti- 
na, qual  farebbe  molto  utile,  e  commodo  per  far  cafe,che  fariano  coperte  dal  mon 
te.  Il  chenufciriadi  moka  importanza,  accrefcendofi  la  terra  per  ricorfo  di  tanta 
gente.  Meno  accaderia  far  detta  muraglia  di  Beluedere  più  alta,  ch'ella  li  fia ,  ma 
armandola  di  buon  parapetti,  {bruirebbe  per  caualliero,  come  meglio  affai  fi  può 
«edere  per  il  modello  da  me  fatto;  il  quale  comprende  il  difegno  d'alto  e  da  baf- 
fo; e  come  anchor  fi  uederà  {tendendo  fui  luogo  le  teleinuecedi  mura,  quando 
parerà  à  fua  Santità. 

Horprego  V-Eccellentia  f\  degnifauorire,  e  difendere,  non  me,  che  le  fon  fui- 
Iceratiflimo  Scruitore,ma  la  uerità,  la  qual  uerità  apporta  feco  rhonore,erutile  di 
Roma.  Ch'io  per  me  non  cerco  ne  defidero  altro,  ne  ho  fatto  modello,  ne  fcritto 
per  oppormiad  alcuno,  ch'io  cedo  àtutti;mafolo  per  dire  il  parer  mio  in  una  cau 
fa  di  tanta  importanza.  E  con  qucftobafciolamano  diV.É.  alla  quale  mi  con- 
fermo in  buon  feruitorc . 


mo 


ALLILL.  SIGNORE,  IL  SIGNOR 

FRANCESCO    DALLA    TORRE, 

Libero  Barone,  Configliero della  Cefarea 

Maieftà,  &  Ambafciadore  appreffo  gli  IlluftriiTimi  Sig.  Venetiani, 

GIROLAMO     MAGGI. 

EBBE  fapcreV.Illuftriflìma Signoria, chel'anno  1548.  haucndo de- 
liberato Papa  Paulo  III.  di  fortificare  il  Borgo  di  Roma,  fu  dato  il 
carico  al  Capitan  lacomo  Furto  Cafiriotto  d'andare  fopra'l  luogo,  e 
difegnare  tuttala  fortificatione .  Nel  qual  negotio  nafceua  dubio, 
fé  fi  doueua  con  detta  fortificatione,e  co'lrecinto  tenerfi  all'alto ,  ò 
uero  al  balIo.Et  elfendofi  il  Caftriotto  rifoluto,  di  pigliare  e'iuoghi 
alti,  perle  molte  commodità,  che  s'hanno  dal  uantaggio  del  fito;  e  di  già  hauendo 
dato  il  principio,  parue  à  molti,  che  tal  cofa  fufifeper  acquiftare  à  Roma  poca  for- 
tezza :  de'quali  uno  fu  il  Capitan  Francefco  Montemellino,foldato  e  gentilhuomo 
di  molto  ualore,benc  fcientiato,&  all'hora  Capitano  della  guardia  di  Caftello  Sat* 
Angelo .  Per  la  qual  cofa  gli  cadde  nell'animo  di  fare  un  modello,  che  moftraf- 
febenifTìmo  tutto  il  fito,  e  quella  fortificatione,  chea  lui  pareuafi  dou  effe  fare.  Il 
qual  modello  prefentò  à  fua  Santità.  Dopo  perche  (  come  fuole  interuenire)  alcu- 
ni Signori  approuauano  il  difegno  del  Caftriotto,  e  diflentiuano  dal  fuo  parere  ;  e- 

gU 


Libro  Terzo. 

gU  fi  mofleà  fare  fopra  di  ciò  il  precedente  difcorfo,  emandolIoalDuca  Ortauio- 
li  che  intendendo  il  Caftfiotto>ne  fece  anch'egli  un  modelIo,&  un  ragguaglio  à  Tua 
Santità,quale  fi  legge  di  foprji  nell'opera  ncllib.3.  (otto il  capitolo  i2.rifpondendo 
il  meglio,  che  leppc,  alle  obicttioni  del  Montemellino .  Per  le  quai  cofe  facendofi 
il  dubio  molto  maggiore  di  quello,  ch'era  prima  ifua  Santità  per  eflere  la  cofa  ap- 
partenente alla  guerra, &  importantiHuna  per  Ja  faluczza  di  Roma,  uolfc  ado- 
perare il  configliodi  molti  ualorofiSignori,egiuditiofiffimi  maftri  di  guerra.  Co- 
sì il  tutto  rimefle  al  giuditio  de  gli  intrafcritti  illuitrifTimi  Signori,  cioè  del  fudetto 
Duca  Ottauio  Farncl^c,  Gonfalonicro  della  Chiefa: del  Signore  Sforza  Sforzi  Con 
te  di  Santa  Fiora,  Capitan  generale  della  Caualleria  ;  del  Signore  AlefTandro  Vi  - 
tello,  Generale  della  fanteria  ;del  Signore  SforzaPalauicino  ;  del  Sig.  Giulio  Or- 
lino; del  Signor  Mario  Sauorgnano,  e  d'altri  Signori,  quali  dopo  lunghe  diipute^ 
cconfultc,  maturamente  dccifero,  e  diterminarono  quello,  che  fi  doueuafarc. 
Donde  n'èfeguita  la  forti fìcatione,  chchoggiin  tal  luogo  fìuedeinefTere.  Della 
quale  non  occorre  qui  ragionare,  per  clTcr  quella  beniiìimo  intcfa,  di  maniera  che 
niente  fé  le  può  opporre . 

Hora  feguono  l'Ordinanze  del  Capitan  Giouacchino,  qual  fìi  Sergente  maggio 
re  de  gli  Italiani  nello  effercito  del  Re  d'Inghilterra,quando  guerreggiaua  centra  il 
Re  di  Francia  :  quali  tanto  più  uolentieri  io  I  ho  date  al  Borgominiero,che  le  faccia 
{lampare  ,  quanto  ch'io  ueggo,  che  fono  per  Io  piìi  fiate  pofte  ad  elfetto,  e  reca- 
no grandiilìma  luce  ad  una  parte  della  hifloria  di  quella  guerra  j  e  V.Sig.  UluflrifTi- 
ma  n'c  per  pigliare  non  poco  diletto. Voglia  la  Maiella  d'Io  d  1  o ,  che  mi  ucnghino 
alle  mani  gli  altri  fcritti  delle  cofe  militari  di  quello  Capitano,  à'quali  intendo  egli 
già  haueua  dato  fine,  con  animo  di  prefentarli  alla  buona  memoria  dello  Illuftrilli 
mo&Eccellentillìmo  Hercole  daEsTE  Duca  di  Ferrara  .-non  hauendo  po- 
tuto ciò  fare,  fopragiunto  daunagrauiflìma  infermità,  per  la  quale  pafsò  all'altra 
iiita,con  difpiacere  di  molti  Prencipi  e  Signori,  che  nella  guerra  haueuano  ueduto 
affai  chiari  fegni, e tellimonij  de'lfuo  preftantifllmo ingegno, e  molto ualore. 
Au uenghi  che,quando  quello  fia,  non  mancherò  di  donargli  alle  flampe,  per  com 
jnuncfodisfattione  Se  utilità  di  coloro,  che  fi  dilettano  di  queftc  cofe  militari. 


T  D  .'.: 


D  E  L  L  O  R  D  I  N  A  N  Z  E>    O    VERO 

BATTAGLIE,       DEL       CAPITAN 
GIOVACCHINO    DA    CONIANO. 


Ordinanza  prima. 


Vesto  è  il  primo  modo  di  batta 
glia,  che  io  mifi  àferuigi  delJa  Maie- 
ftà del  Rè  d'Intzhiltcìia.  Il  Conte  di 


Sorc Generale,  hauendo  lingua 


in 


Bologna,che'Francefi  ueniuano  -con 
un' eitercito  per  piantare  un  forte  di 
fopra Bologna  ucrfoDeura,  nella cinìa d'un  monte., 
difcofto  da  Bologna  un  miglio;  fubitamente  auuisò 
fua  Maieftà,e  quella  fece  uenire  molti  pedoni  dell'Ifo 
la,  quali  sbarcarono  à  Calcs  :  e  quando  fu  tempo  il 
Generale  auuisò  il  GouernatorediCales ,  che  man- 
daffe  una  parte  delle  fanterie  di  Cales,  e  di  Gines  in- 
fìeme  con  quelle  dell'lfola,  e  che  le  faceffe  marciare 
alla  uolta  di  Bologna  con  tutta  lacaualleria.  E  così 
ufcimmo  fuori  di  Bologna  con  tutte  le  fanterie  Italia- 
ne, &  una  parte  delle  Inglefi.  Mcdcfimamente  ufci- 
rono  e'Saluatici  di  Logomano,  e  quei  di  Paradifo  ;  e 
marciammo  tutti  inlìemecon  alquanti  pezzi  d'arti- 
gheria  i  &  andammo  à  pighare  quel  monte,nel  quale 
e'Francefi  erano  alloggiati  parecchi  dì  con  rcHercito, 
&  haueuano  fatto  buone  trincee  uerfo  Bologna .  E  co 
sì  piantammo  le  noftrebattaghecon  la  fronte  uerfo  il 
ponte  di  Bricco.  Qucfta  prima  battaglia  era  de  gli  In 
<?lefi  :  e  l'altra  che  è  di  fotto  era  de'noftri  Italiani  -,  am- 
bedue haueuano  le  fronti  pari, lontano  un  tiro  dima 
no  una  dall'altra .  L'artiglieria  noftra  era  alla  riua  del 
la  ualle,  doue  haueua  à  palTare  l'cffercito  de'Francelì, 
il  quale  ucniua  uerfo  Santo  Arreni,  e  piantò  l'artiglie 
ria,  e  cominciò  àfalurarci,e  noi  falutammo  loro.  E' 
Prancefi  cominciorono  à  calare  nella  ualle,  e  noi  fu  - 
bito  togliemmo  una  parte  de  gli  archibugieri  Italiani 
mefchiati  con  archibugicri,&  arcieri  Inglefi,  e  calam- 
mo infieme  con  una  parte  della  noftra  caualleria  fino 
al  guado,  doue  era  l'acqua  akafinoal  ginocchio  :& 
iui  s'attaccò  una  gran  fcaramuccia.  e  medefimamen- 
te  la  caualleria  fcaramucciò,  e  ne  furono  prefi  dell'u- 
na parte,  e  dell'altra,  e  morti,  e  feriti .  à  tal  che  e'Fran 
cefi,  uedendogU  Inglefi  forti  alla  campagna,  fi  ritira- 
rono, e  noi  medefimamente .  e  fpianammo  le  trincee, 
che  erano  à  quel  monte,  e  così  ogniuno  tornò  al  luo- 
go fuo.Con  le  lettere  o.io  ho  dimoftro  gli  archibugie 
ri, come  farò  fempre  in  tutta  l'opera .  con  le  lettere  a. 
gli  arcieri  :  con  gli  r.  le  acabie ,  ò  uero  ronche  :  co'  p. 
«'picche  ri . 


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tSas?'- 


Libro  Terzo. 
Ordinanza  feconda 


V  A  Macfìà  dilibcrò  al  tutto,  che  fi  deffc  uno  aflTalto  generale  al  forte  di  Monpia 
fcr  ;  e  così  il  Generale  fece  ucnire  una  gran  parte  delle  fanterie  di  Cales,e  di  gì- 
nes,  e  d'altri  luoghi  alla  uolta  di  Bologna  ;  e  così  fi  concertò  di  dare  gli  aflhiti  in 
tre  parti .  Quelle  di  uerfo  Cales,  e  Gincs,  erano  diputate  à  dar  l'afTalto  uerfo  la 
Quelle  di  Logomano,  e  quelle  di 

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vaa.iaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa 
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa 
iiaiuaaaaaaaaaoaaaaaaaaaa 


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ppppppj-pppppppppppppppppppppppppppp 

PPPPPPPPFPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP 
PPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP 
ppppppppppppppppppppppopppppppppppp 


manna 

Paradilo,  che  erano  fci  mila  Saluatici,  erano 
dipurare  per  il  dritto  uerfo  Bologna,  e  noi  al 
tri  Italiani  ciauamo  dcftinati  infieme  con 
mille  inglefi agir  uerfo  la  campagna, &ha- 
ucuamo  da  uoitare  la  fchiena  uerfo  Rodolot 
to.  Per Jaqualcofaiomifi  queftomododi 
battaglia.  Feci  un  corpo  d'acabie,  ò  uogliam 
dire  ronche,con  le  infegnealla  prima  fronte, 
poi  tirai  la  fronte  delle  picche  de  gli  Inglefi  à 
trouare  la  fronte  delle  ronche  alla  mano  drit 
ta,e  la  fronte  delle  picche  de  gli  Italiani  la  ti- 
rai alla  man  manca  delle  ronche .  Alla  fron- 
te di  qucfia  battaglia  erano  date  parecchi  fca 
le,  le  quali  erano  affcgnate  ad  alquanti Ingle 

fi,  che  haucuanoad  appogiarle  alle  mura  del    ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 
,-  ,■  £       -i  j  1  •         /i         ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 

forte  per  meglio  poter  fare  il  debito  noltro  .    rpppppppppppppppppppppppppppppppppp 

Poi  haucuo  fitto  quattro  manichetti, due d"    ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 

archibu-ieri  e  dnc  d'arcieri  oer  Icuare  le  di-    PPPPPPPPPt'P^^PPPPPPP^J'PPi'PPPPPPPPPPP 
arciiiuu^Kn,  t  une  u  arcicn,pcricuaic  ic  ui-    ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 

fefc  .ma cornea  Dio  piacque, la  gran  piog- 
gia ci  fi'urbò,che  io  fon  d'opinione, che  quan 
ti  entrauano  nelle  foOè,  tanti  uè  ne  reftaua- 
no.  perche  le  foffe  erano  tutte  piene  di  poz- 
zi,conciofiacola  che,  uenendole  botti  piene 
di  calcina  perlafabrica  ,  fubitocheell'erano 
uote,  il  Colonnello  Melone  le  hceua  ficcare 
in  terranei  fondo  delle  dette  foffe,  in  guifa , 
che  niuno  haurebbe  potuto  drizzarfi  in  pie- 
di .  Onde  per  rifpctto  della  pioggia  grande, 
come diffi, fummo  coftretti  à  ritirarci .  eten- 

ao  Dcr  fermo  che'nemiri  n'haueffero  hauu  -     PPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP 
go  per  icriJio,  tue  iiciiiici  n  iiduciicro  iiauu        pppppppprppppppppppprpppppppppppppp 

toauuifo,  perche  nella  cima  de'Balluardifi    ppppppppppppppppppfpppppppppppppppp 

iiedeiiano  Pran  fuochi   rofmel  nero  che  nò    PPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP 
ueaeuano  gian  luocni,  coia  nei  ucrojcne no    ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 

era  lolita  di  ucdcruifi  altre  uoltegiamai;    fpppppppppppppppppppppppppppppppppp 

ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 
ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 
ppppppppppppppppppppppppppppppppppp 

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Libro  Terzo. 
Ordinanza  terza . 


I20 


RTiiVANDO  in  Bologna  l'amara  lingua, che  al  certo  e'  Francefi  ucniuano 
per  uittuagliar  Monplafcr  fotte  Bologna,il  noftro  Generale  fubito  fece  ufcir  tuo 
ra  tutte  le  fanterie  Italiane,  e  con  ordine,  che  marciafferoalla  torre  di  Santo 
Arteni,  lontana  tre  miglia  da  Bologna .  e  non  fummo  fi  tofto  giunti ,  chcgiun-  •'^=^^^^''^^'' 


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fero  anche  lèi  infcgnc  d'Inglclì  con  fei  pezzi 
d'artiglieria:  &io  fubito  mifi  qucfta  batta- 
glia, à  cagione  che  gli  Inglefi  non  haucffero 
da  dolerli.  Prima  io  partij  in  due  parti  le 
Mcche  de'detti  IngÌL-fi,  &  in  due  parti  quelle 
degli  Italiani .  poi  feciquattro  parti  delle  a- 
cabie,con  l'infcgnein  mczo.  Dopo  incon- 
tanente tirai  una  parte  delle  picche  Inglefi 
per  fianco  à  man  dritta  delle  inlcgnc,  che  fa- 
ceuano  fronte  uerfo  Portetto. l'altra  parte  del 
le  picche  pure  Inglefi, la  tirai  perfchiena  del- 
le infcgnc, che  faceu ano  fronte  uerfo  detto 
Monplafer.  poi  una  parte  delle  picche  Italia- 
ne tirai  per  fronte  delle  infcgne ,  che  faceua- 
no  fronte  uerfo  Rodolotto,  didoue  ucniua- 
noe'Francefi.  L'altra  parte  delle  dette  pie-  -^i^^^J^— 
che  Italiane  la  tirai  alla  man  manca  pcrfian-  oaoaoao  pppppppppppppppppppp  oaoaoao 
co  delle  infcgne,  che  tàccuano  fronte  uerfo  il   "'°-'"^°  pppppppppppppppppppp  oaoaoao 

'.    j-ir   •  j-j  ri  1  I     °*°^°-''°  pppppppppppppppppppp  oaoaoao 

potè  di  bncco,di  douc  loleua  uenire  la  caual    oaoaoao  pppppppppppppppppppp  oaoaoao 
leriade'Fracefi .  poi  diuifi  gli  archibugieri  m    "•'"■'"■'"  pppppppppppppppppppp  oaoaoao 

-      o    •       !  1'         •      •  r  oaoaoao  pppppppjippppppiippppp  oaoaoao 

4.  parti ,  &  in  altretante  gli  arcieri,  e  mifi  una    oao.0.0  ppppppptfpppStZpp  oaoaoao 


fila  d'archibugieri ,  &  una  d'arcieri  à  tutte 

quattro  le  parti .  e  cosi  fiancheggiai  la  batta-    pppppp 

glia  di  maniera,  che  uenendo  il  nemico,  eflo    pppppp 

trouauabonifllma  fronte  da  tutte  le  bande.    I'^'pppp 

pppppp 
Poi  l'artiglieria  eraalla  man  manca  della  bat    pppppp 

taglia,  cheferiua  il  nemico  per  fronte,  e  per  pppppp 

fianco,  con  un  corpo  di  picche  ed'archibu-  pppppp 

gieri  per  guardia  della  detta  artiglieria,  poi  pppppp 

unftcndardodi  caualleria  perfchiena  della  pppppp 

battaglia ,  poi  un'altro  ftendardo  alla  man  pppppp 

dritta  della  battaelia,có  due  manichetti  d'ar  p^'I'I'^p 

PPPPPP 

cieri  à  cauallo ,  &  archibugieri .  ma  uero  è ,  pppppp 
che  in  quel  giorno  non  accadde  combattere, 
perche  e'Francefi,  hauendobona  fpia, man- 
darono la  monitionein  Rodolotto,  dal  qua 
le  noi  erauamo  lontani  con  lanoftra  batta- 
glia un  miglio .  Quefto Rodolotto ,  hauen  - 
dolo  fpianato  gli  Inglefi,  &  abbandonato,  fu 
occupato  da  uno  Spagnuolo,  chiamato  San 
cedo-àcoftuimandarono  e'Francefi  la  moni 
tione,  il  quale  à  poco  à  poco ,  quando  l'ac  - 
qua  era  in  colmo,  l'inuiaua  poi  di  notte  al  fu 
detto  M5plafcT,lontano  da  Rodolotto  quat- 
tro miglia. 


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Libro  Terzo . 
Ordinanza  quarta . 


^^s^  s  s  i;  N  DO  il  Priorc'di  Capuacon  le  Galee  fotto  Bologna,  non  potcuano  ueni- 
i'^fè'  ic  5^' P'ig^c  dcirifola,  faluo  perii  diitro  cammino  di  Calcs.  la  onde  il  Generale 
^^^^^?!  t'ecc  intendere  al  Goucrnatorc  di  Cales,  che  mandaflc  ledette  paghe  con  buo- 
^^^-^  na  fcorra,  e  noi  ufcimmo  la  notte  con  tutte  le  fanterie  Italiane  fcnza  infegne ,  in 


compagnia  degli  Inglefi  .  e  coiì  marciam 
nio  tuttala  notte  ucrfo  Cales,  &e'danari  fu- 
rono incontrati  da  noidiicoHo  lette  miglia 
da  Cales  predetto .  I  quali  erano  fu  le  carret- 
tc.lalcorta  di  Cales  ritornò  indictro,e  noi  uè 
niuamo  allegri,  come  fummo  giunti  ad  un 
ponte  tre  uìighalontano  da  Bologna,  fi  Ico- 
perfero  e'ncmici  prima ,  che  haucmmo  paffa 
to  il  ponte  antedetto  :  &  io  fubito  feci  fare  al 
to  ad  un  ftendardo  di  cauallcria ,  che  era  per 
noftra  fcorta.  e  lo  fpiniì  à  riconofcere  ;  &  in 
tanto  feci  paffxre  le  carrette,  &  una  partedel 
le  fanterie  appresole  carrette;  e  l'altra  parte 
tenni  al  ponte  per  rifpetto  della  noftra  caual- 
lcria; à  cagione,  che,  hauendo  la  carca  da'ne 
mici,eflaìì  potcffe  faluare.  Hauemmo  fa- 
tica grande  à  faluarci  fino  al  ponte,  e  fi  perfe- 
ro  alquanti  archibugieri  àcauallo,  che  erano 
infiemeconlanofìracaualleria.  H  Genera- 
le, che  haueua  hauuto  fpia,che  i  Francefi  era 
no  in  grodo ,  fubito  fpinfe  alla  uolta  noftra 
tutta  la  caualleria .  ucro  è  che  la  cauallcria 
de'Francefi  non  poteua  pafTare,  perche  noi 
haueaamo  prefo  il  ponte ,  ne  manco  ui  era 
guado.  Etiouedendouenircuerfo  di  Eolo 
gnagran  caualleria,  folpettai ,  non  fapendo 
che  fulTcro  amici,  peni  che  fubito  mifì  que- 
fìabattaglia.  Le  picche  dc'noftri  Italiani  fu- 
rono da  me  pofie  à  man  finiftra,  &  e'noftri  ar 
chibugierià  man  finiftra  delle  noftrepicche, 
con  una  ala  d'arcieri .  à  man  dritta .  gli  In- 
glefi con  un  manichetto  de'  noini  archibu  - 
^ieri,e  le  carrette  le  togliemmo  fra  la  marina 
e  la  noftra  battaglia  ,  &  alquanti  dc'noftri  ca- 
iialli  andarono  per  conofccre,fe  erano  amici, 
ò  nemici  ;  e  trouarono  che  era  tuttala  no- 
ftra caualleria . di  modo ,  che  se'  Francefi  ci 
trcuauanopiìilontanidal  ponte,  ci dauano 
da  fìuc  à  poter  faluare  le  noftre  paghe,  e  così 
ci  andammo  in  Bologna  tutti  à  falua  mento . 


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121 


Ordinanza  quinta . 


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PPPPPPPPFPPPPPPPPPPfPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP 

pppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp 


^^  VESTO  e  un  modo  di  battaglic,chcfoleuano  mettere  gli  Inglcfi  quando  glil- 

'  taliani  andarono àferuigi  dillia  Macftà.  io  Sergente  maggiore  delle  fanterie 

Italiane  mi  accodai  al  Sergente  maggiore  delle  fanterie  Inglcfì,  egli  dimandai 

perche  c"limettcuagliaicieri  nel  raezo  delle  picchete  delle  acabic.  egli  mi  ri- 

fpofe,  che  l'huomo  ar 

mato,  quando  anda - 

uà  à  ferire  ,  andaua 

bafiò, egli  arcieri  s"al- 

zauanoilpiùjChe  po- 

teuano  per  ferire  il  ne 

mico in  taccia.  Nien- 
te di  meno  io  mai  più 

non  uidi  nelle  Tue  bat 

taglie  gli  archi  di  den 

tro,  ma  fecondo  l'or- 
dine noftro .   Dopo 

procedendo  à  garal' 

uno  dell'altro,  faceua 

mo  il  profìtto  di  Tua 

Maeltà  &  il  debito  no 

ftro .  Ben  e  uero  che'l 

Generale  priuò  que- 

fto  Sergente  dclì'uffi 

cio,e  io  mandò  à  Ca- 

les .  e  quanto  gli  Ita^ 

liani  fletterò  à'Teruigi 

difuaMaeflà,iodic5 

tinuo  mifi  le  batta- 
glie i  benché  non  gli 

maneggiano  fenon  al 

la  campagna,  e  quan- 
do io  haueuo  meflb  la 

lor  battaglia,  io  non 

me  ne  trauagliaua  al- 
trimenti, ma  folo  ri- 

cordauo  loro  il  proce 

dere  del  nemico . 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  fefta. 


A  Caiiallcrialnglefe  prcfe  un  Monitioniero5cheforniuaMonplarer;qualefu  ef- 
faminaro,come  èfolito  difarfi  per  fapereil  fatto  del  nemico .  Egliconfefsò,co- 
mc  era  partito  di  Tapes,con  animo  d'entrare  in  Rodolotto,  per  cumulare  di  gra 
monitioni,  perche e'Francefidoueuano andare  con  uno cfiercico  àpiantareun 


forte  tra  Bologna  ,  e 
Cales,al  dritto  di  Do 
bra ,  in  luogo  di  fpi- 
aggia.  Intendendo  il 
Generale  tal  cofa,  fu- 
bito  auuisòfuaMac- 
ftà,c  fua  Macftà  Tubi- 
lo fece  paflar  dodici 
mila  fanti  deirifola,  e 
fei  mila  guaftatori,c 
fece  piantare  un  forte 
in  quel  mcdefimoluo 
go.  Hora  per  edere  il 
Prior  di  Capua  con  le 
Galee  à  Monplafer,le 
uittuaglie  madatc  dal 
Re,  non  s'allìcuraua- 
noàpaffare.  Il  Gene 
rale  uedendo  tal  cofa, 
fubito  fece  quefta  prò 
uifione.  Eglileuò  u- 
na  parte  delle  uittua- 
glie di  Bologna, per 
mandarla  al  campo,  e 
la  fece  accompagnare 
dalle  fanterie  Italiane 
con  fei  infegnc  d'In- 
glefijCÓ  tutta  la  caual 
leria  Italiana,e  quat- 
tro pezzi  d'artiglieria. 
Marciando,  ci  lòpra  - 
giunfe  unagroffiffima 
arme  per  il  diritto  no- 
flro camino.  Laonde 
io  fubito  mifi  qucfto 
modo  di  battaglia , 
per  poter  marciare ,  e 
combattere,  con  le 
uittuaglie  nel  mezo 
della  battaglia,  come 
quidimoftra  la  figu- 
ra. 


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Libro  1  erzo . 
Ordinanza  fettima . 


122 


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vES  TE  due  battaglie  dimoftrano  il  modo  dipotcr  condurre  uittuaglicaduna 
Città,  ò  caftello,  le  quali  fono  accompagnate  da  cauallcria,  da  artiglieria,  e  da 
carrette  con  mofchetti  di  lbpra,e  di  dentro, piene  di  picche,  acciochc  fopragiu 
gnendo  un  temporale  cattiuo  e  da  pioggia,  non  potendo  gli  archibugieri  ualerfi 

de  g!i  archibugi, cifi 

s'  habbiano  à  ualerc 

delle  dette  picchc,per 

poter  foftcntare  le  bat 

taalie.  Le  uittuadie 

fon  pofte  alla  fchiena 

della  primabattaglia, 

&  hanno  le  carrcteà 

man  dritra  per  fìancoi 

&  uno  ftédardo  di  ca 

ualleria  per  fchiena . 

L' artiglieria  è  nel  me 

zo   delle  due  batta  - 

glie,al  pari  della  fron- 
te della  feconda,  &al 

pari  della  fchiena  del- 
la prima.con  unoflen 

dardo  di  caualleria  à 

man  manca,  peraflì- 

curare  le  fronti ,  &  i 

fianchi  di  tutte  due  le 

dette  battaglie . 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  ottaua. 

VESTE  fono  due  ordinanze,  una  à  tre,  e  l'altra  à  cinque, che  dimoftrano  il  mo 
do  di  mettere  le  battaglie,  di  quefte  fi  compongono  tutte  le  forti  di  batta^^lie,  e 
uolendo  marciare,  fi  fìende  l'ordinanza  fecondo  la  quantità  delle  fanterie,  e  fé 
condo  il  fito,  fecondo  il  fofpetto,  e  fecondo  il  procedere  del  nemico .  E  fopra- 


giugncndo  il  nemico,  e  uolendo  met 
tere  la  battaglia,bifogna  fermatela  te 
fìa  de  gli  archibugieri, e  poi  partire  le 
picche  in  più  parti,  per  fare  alla  batta- 
glia maggior  fronte  con  le  infegne  nel 
mezo  delle  picche,  poi  tirare  la  fronte 
de  gli  archibugieri,  che  uadino  à  tro- 
uarela  tefta  delle  picche ,  e  cofi  prc- 
ftamente  fi  metteranno  in  battaglia , 
come  qui  moftra  l'ordinanza ,33.5-. 
7.  9.11. 13. 15. 17.  19.21:25.2^.27.29. 
3t-33-3  ^37-39-4i43-45-47-49-5i. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  nona. 


123 


do  preftamcnte 
fermerete  la  te- 
da de  gli  archi- 
bngieri,poi  par 
tiretc  le  picche 
di  mano  in  ma- 
no, etuttcque 
{[e  fronti  delle 
picche  11  man- 
deranno à  fare 
la  fronte  della 
battagliajcól'in 
fegne  nel  mezo 
alle  picche  :  e 
l'altra  parte  de 
gli  archibugieri 
anderanno  à  tro 
uare  la  tefta  del 
le  picche,  e  co- 
sì torto  fi  mette 
rala  battaglia. 


Vesta  è  una  ordinanza  à  fette  per  fila,  e  medefimamcntc  dimoftra  il  mo 
do  di  mettere  la  battaglia,&  il  modo  di  partire  le  picche  in  più  parti  per  far  mag 
c^ior  fronte  alla  battaglia .  perche  facendo  la  battaglia,  che  habbia  gran  fronte, 
combatteranno  più  foldati,  e  con|uantaggio .  Venendo  un'arme,  con  bel  ino- 


000000000000000 
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crcdciò  fcm 
pre  mai,  clic 
combattcra- 
no  più  y4  . 
che  54 .  e  di 
qucftohofat 
to  più  uoltc 
buono  effet- 
to. 


Libro  Tei-zo . 
Ordinanza  decima . 

Vesta  ordinanza  à  nouc  per  fila,  mcdefimamcnre  dimoftra  il  modo  ifpe 
dito  da  mettere  una  battaglia,  che  farà  per  fronte  $-4.  edi  lunghezza  17.I0  dico 
chefenzadubio  alcuno,  tutta  uolta,  che  haurò  una  battaglia  per  fronte  ài 
$■4.  che  io  abbatterò  una  battaglia  che  farà  per  fronte  36.  edilonghezza  34.10  = 


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r,T,1 


Libro  Terzo. 


124 


Ordì 


1 


manza  unaecima. 


p  Ve  ST  A  è  una  ordinanza.!  x  r.  per  fila,  che  medefimamentedimoftra  il  mo- 
do ifpedito  da  mettere  una  battaglia, che  farà  per  fronte  66.  e  di  lunghezza  1 9. 
Iodico  chefenzadubio  alcuno  romperò  imabattaglia,  che  dirà  per  fronte  44. 
edilughezza^S  pcrciochepiù  combatterano66.che44.  Per  la  qual  cofa  tcnen 
do  qucfti  modi  di  fare  alle  b;  t- 
taghe  le  fronti  grandi ,  come  è 
adire, fé  io  haurò  2000. fanti, 
io  ne  farò  combattere  yoo.  fa- 
cendo le  filaà  100.  per  fila, la 
battaglia  haurà per  fronte  100. 
&  per  lunghezza  20.  con  le  in- 
fegne  nel  mezo  della  batta|- 
glia.feio  anderò  con  qucfta 
battaglia  ad  affrontare  una  bat 
taglia  di  2000.  fanti  ,chefia  di 
50. per  fronte,&  di  40.per  lun- 
ghezza ,  io  dico  chela  batta- 
glia di  100. per  fronte  abbatte- 
rà quelladi  yo.come  più  uolte 
n'habbiamo  fiuto  l'ifperienza 
nelle  campagne  di  Bologna  à' 
fcruigi  della  Macftàdel  Red' 
Inghilterra. 


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:    Libro  Terzo. 
Ordinanza  duodecima. 


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L  Cenciaie  una  nortc  fece  imbarcare  <8o  .  archibugieri  ,€  231.  picche;  parte 
Italiani  ,epartclnglclì.-&haucuatnopcrcapoil  Luogotenente  del  Generale, 
ne  fapeuamo  doue  noi  haucflìmo  à  sbarcare ,  fc  non  che  iljLuogotenente  mi  ti- 
rò da  banda,c  mi  dimandò,  fé  io  conofceua  il  luogOj  doue  doueuamo  fmonta- 

re  :  io  gli  rifpolì,  che  nò  ,  per 

che  erano  tre  bore  inazi  "ior 

no:  e  che  io  non  potcuaper  ' 

qucfto  ricoDofcere  il  luogo  ; 

&  effo  mi  rifpofc,  che  quei  lu 

mi ,  che  noi  ucdeuamo ,  era- 
no nella  uilla  di  Tapcs ,  e  che 

erauamo  difcofto  dal  detto 

luogo  un  miglio  .  e  mi  dille* , 

cheiodouefTidireà  gli  Italia 

ni,  comehaucuamoà  sbarca 

re  à  TapeSj  e  cbc  egli  ci  lo  da- 

uaà  ficco, &  à  fuoco,  pre- 
gandoci ,  che  nel  ricordarci 

dell'antico  ualore  Italiano  , 

non  mancamo  del  debito  no 

fìro ,  e  che  bora  era  il  tempo , 

che  ci  ridorammo, però  ogni 

uno  di  noi  attcndcffeal  com- 
battere, e  poi  all'utilità .  Co- 
sì fmontamo  tutti  inf  cme,  & 

haueuamo  una  fola  infcgna, 

laqualeglilnglelì  haucuano 

portata  con  loro .    Di  prima 
giunta  noi  aOhltammo  una 
chiefa  molto  grande,  douee- 
ra  un  corpo  di  guardia, e  ci  ne 
impadronimmo  al  primo  af- 
falto,con  poca  perdita  de'  no 
ftri.  poi  tiramo  alla  uolta  del- 
le barche ,  che  erano  in  fciut- 
to,  de  iui  trouammo  una  tefta 
difoldati ,  e  di  barcaiuoli ,  co'  . 
quali  ftemmo  buon  pezzo  al- 
le mani.  &  alla  fine  gli  coftre- 
gnemmo,al  uoltarlefpallecó 
prcfta  biga.  Dopo  abbrufcia- 
mo  tutte  le  barche .  Quindi  ti 
rammo  alla  uolta  delle  cafe, 
doue  fi  fece  un  buon  bottino, 
col  quale  fubitamentcci  riti- 
rammo alla  uolta  di  Bologna, 
e  quando  fummo  difcofto  da 
Tapes  fette  miglia, ci  fopragiu 
fetuttalanoftracauallcna ,  e 
noi  credendo, che  tufferò  e'ne 
mici, facemmo  alto,  &  io  mifì 
quefto  modo  di  battaglia, co- 
me qui  moftra  la  figura  col 
bottino  nel  mezo.  e  tutti  lieti 
pi  ritornammo  in  Bologna  . 


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000000000000000000000000000000000000000000 
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Libro  Terzo.  ny 

Ordinanza  decimaterza . 


A  cauallcria  de  sii  Inglcfi  una  notte  prefe^lquanti  uillani ,  e  donne  inficme  ,  e 
gli  menò  in  Bologna.  Erano  tutti  qucfti  prigioni  con  le  gerle  ò  ccfte  alle  fpalle, 
piene  di  pane,  d'oua,  e  di  carne,che  andauano  per  entrare  in  Monplafer.  Quali 
pregioni  efTaminati,di(r-ro,chc  lì  preparauano  molte  carrette  ,  per  uoler  uittua 

gliareMóplalèr  predetto,  e  chq  ii:\ 

quattro  giorni  doueuano  ueniré.ll 

Generale fubitaméte  mife  giorno, 

enottefuora  la  cauallcria  alla  ue- 

dctta,  e  come  gli  parue  tempo,  fece 

iifcir  sispicchc,  e  252.archibugie 

ri, con  tre  infegnejC  Tei  pezzi  d'arti- 
glieria,e  tre  ftcndardi  di  caualleria. 

«marciammo  tutta  una  notte  alla 

uolradi  Dcura,cciimborcamodi- 

fcofto  da  Deura  predetta  tre  mi- 
glia, afpettando  il  nemico,  e  fìcmo 

fino  alle  due  bore  di  Sole .  Ritornò 

lanoflracaualleria,ediflrc,  dinóha 

uer  ueduto,  ne  manco  fentitQalcu 

no,  ecofici  neueniuamoalia  uolta 

di  Bologna  •  La  noftra  caualleria, 

hauédo  cacciato  fuoco  in  parecchi 

cafe,trouò  molti  uillani,edonnein 

un  poco  di  bofco.  e  quadoquefte 

donne  uiddero  la  caualleria,  tutte  fi 

mifero  à  piagere,à  gridarej&  àfug 

gire.Sentendofi  tal romore molto 

lontano,  enon  fi  potendo  ben  con 

l'orecchio  difcerncre  che  cofa  fofle, 

e  dubitandofi  del  nemico, io  fubita 

mente  per  efler  nel  mezzo  d'una 
gran  campagna,mifi  quefto  modo 
di  triangolo  per  poter  eombattere 
da  tre  facce ,  come  qui  dimoftra  la 
figura.  Ritornò  la  caualleria, e|di  co 
pagnia  entrammo  in  Bologna. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  decimaquarta . 

ìn  K  E  una  fpia  di  Monplafcr  in  Bologna,  e  diflc,  che  la  notte  doueuano  l'C- 
nircalPoitcttoi>.naui  cariche  di  monitioni.  11  Generale  lubiramente fece u- 
fcir  480.  picchc,&  i50.archil)ugicri, parte  Italiani,  e  parte  Inglefi,  con  treinfc- 
gnc,  due  Inglcfi,&  una  Italiana,  e  tre  flcndardi  di  caualleria.  e  marciammo  alla 

vioha  del  Portctto.  Qiiando 

fummo  prcflb  mezzo  miglio, 

f  iccmmo  alto  fu  la  flrada ,  che 

ucniua  dal  Portctto  à  Monpia 

Icr ,  e  ponémo  le  fentincllc  uer 

fo  detto  Monplaicr,e  uerlo  Ro 

dolotto ,  non  ci  fidando  della 

fpia,&  afpettammo  inlinoal 

giorno,  ne  mai  fi  uidc  alcuna 

coIa.Venne  un  fauorito  del  Gè 

ncrale  da  Tua  parte,  ad  intende 

re, le  ui  era  nuoua delle  naui,  e 

fé  fentiuano  remore  dentro  di 

Monplufcr ,  perche  gli  eraua- 

mopreflbà  mezzo  miglio.  Io 

gli  rifpofi,  come  non  fi  fentiua 

perrona,ma  che  ben  fi  uedeua- 

no  lanternoni  andare  in  uolta 

piìi  del  folito .  Et  iogli  diman- 
dai ,  fe'l  Generale  era  fuora  di 

Bologna,  perche  ogni  uolta, 

che  noi  ufciuamo  fuori,  fem- 

prc  ò  egli,ò  il  fuo  Luogotenen 

te  ufcuia  mcdefimamente  per 

noftraficurtà.  Intendendo  che 

fua  Eccellentia  era  fuora, io  mi 

fi  quefto  triangolo ,  perche  il 

in  aggior  piacere  non  le  poteua 

fare  che  mettere  qualche  mo- 
do di  battaglia,  e  quado  fua  Ec 

cellcntia  arriuò  doue  noi  era- 

uamo,  ella  ci  trouò  in  quefto 

modo  di  triangolo ,  e  le  piac- 
que molto  -  de  ci  ne  ritornamo 

in  Bologna. 


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Con  le  lettere  Q^Q.C^ìn  mez- 
zo à'manichetti  de  gli  archibu- 
gieri, fi  moftranoduc  ftendardi 
di  caualli. 


Libro  Terzo 


ìi6 


Ord 


manza  quin 


rad 


ecima. 


L  Generale  diliherò  di  dare  una  notte  una  groflì/Iìma  arme  al  forte  di  Mon- 
plafcr,  e  mi  fece  ufcir  di  Bologna  alle  cinque  hore  di  notte  con  due  infegne  d'I- 
taliani,e  due  d'lnglefi,che  erano  picche  747. &  archibugieri  3  2^.e  marciammo 
^  alla  uolta  del  Ponte  di  BriccOjperche  la  marina  era  groiriffima .  E  marciammo 


fenza  cauallcria.  e  paflciro  il  Ponte, 
uokammo  inuerfo  Monplafer .  Et  ar- 
riuati  ad  un  molino  da  ucnto,  facem- 
mo alto, e  per  più  licurtà  noftra,  io  mi 
il  queita  battaglia,  da  poter  combatte 
re  5  e  marciare  da  quattro  facce,  3c  iui 
afpetrammo  il  fegno ,  che  mi  haueua 
dato  il  Generale .  Quando  la  marina 
fu  tornata  ,  il  Generale  haueua  fatto 
duegroirilfimi  corpi  delle  fanterie  di 
Logomano,  e  di  quelle  di  Bologna:di 
maniera,  che  quado  gli  parue  tempo, 
egli  fpinfe  in  due  parti  alla  uolta  di 
Monplaler,  e  l'artiglierie  tutte  erano 
à  fegno ,  di  modo  che  fparate, furono 
Je  prime  àdar  l'arme,  e  tutti  ad  untc- 
po  andammo,  fecódo  che  l]  coftuma, 
co  gridi,  Scale,  fcale,  dentro,  dentro. 
Airhora  il  Forte  ci  cominciò  à  laluta 
re  di  bona  fortejC  guaftò  affai  degli  In 
glefi  ,  perche  uè  ne  furono  di  quelli, 
che  andarono  fino  alla  riua  delle  fofTe. 
EtqueftoJo  pronofticai  io,  perche  fa- 
pcuo,  comeftaua  il  detto  forte .  e  cofi 
ci  ne  ritornamo  à  Bologna  con  la  per- 
dita di  molti  de'  noftri ,  ne  mai  più  fi 
fentì  nuoua fra  gli  Inglcfi ,  d'andare  à 
dar  l'arme  àMonplaser.  Ben  diman- 
dai io  licentia  alcuna  uolta  di  tornat- 
ili, e  fua  Eccellentia  fcmpre  me  la  die- 
de, io  pigliaua  una  parte  d'Italiani  ,  & 
andauamo  fino  alle  fofTe  del  detto  for 
te ,  ne  mai  (  come  à  Dio  piacque)  fu 
guap;o  pur  un  foldato. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  feiladecima . 


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O  p  o,  chciohcbbimefTc  le  guardie,una  fera  tra  l'altre  me  rì'andai  al  palaz- 
zo dei  Generale,  fi  come  era  mio  coftumedifarrempre,  fblo  per  farmi  uede- 
re  da  Sua  Eccellentia,  accioche  ella ,  parendole ,  mi  potefTe  imporre  quanto  le 
piaceua .  e  mentre,  che  io  nella  fala  del  detto  palazzo  afpettauo ,  che  Sua  Ecccl 

lentia  ufciflc  fuori  della  camera, 

eccoti  che  ella  ufcl,  e  mi  uenne 

ridendo  all'incontro,  e  diffemi, 

e'  uoftri  Italiani  lliano  allegri , 

perche  dimane  haueranno  dana 

ri .  ui  ricordo  che  dobbiate  met- 
tere alcun  buon  modo  di  batta- 
glia, fi  come  èuoftra  ufanzadi 

fare .  AU'hora  io  à  fua  Eccellen- 
tia rifpofi,  che  di  niente  altro  mi 

curauo,  fé  nò  di  fare  cótinuamé 

te  cofa chele piacefle.e le diman 

dai  200.  picchieri  armati,  per  pò 

ter  mettere  modo  di  battaglia 

che  le  fodisfacefle.  Così  la  matti 

na  feguéte  io  ufcij  fuori  co  le  faa 

tene  Italiane ,  che  erano  fei  infe- 

gne,perfare  la  moftra.laqual  fat 

ta  che  ella  fìi,  fubitamentc  mi  fu 

rono  prefenrati  e'  200 .  picchieri 

armati:  &erauamo  in  tutto  pic- 
che 974 •& archibugieri  324. e 

mifi  quefto  modo  di  battaglia, 

come  qui  dimoftra  la  figura, con 

quattro  corni  d'archibugieri.  La 

qual  battaglia  può  camminare 

da  quattro  faccie.&  ella  piacque 

molto  à  fua  Eccell.  e  fornita  che 

ella  fìi ,  noi  toccammo  le  noftrc 

paghe . 


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Libro  Terzo. 
.  Ordinanza  decimafettima . 


127 


Enne  una  fpia  in  Bologna,  come  doueuano  arriuare  alquate  barche  carche 
Ji  monitioni  per  uittuagUare  Monplafcr .  e  queftc  barche  doueuano  sbarcare  al 
Portetto  .  Il  Generale  fubito fece  marciare  rreinfegne  d'Italiani ,  con  treinfe- 
gne  d'Inglefi,  con  fei  pezzi  d'artiglieria ,  e  due  ftendardi  di  caualleria,  alla  uol- 
ta  del  Portetto.  e  quando  noi  fum- 
mo preflb  al  Portetto ,  un  quarto 
d'un  miglio,  trouammo  due  imbo 
fcate  di  fanterie,cdi  caualleria,che 
erano  ufcitefuora  diMonplaferper 
fcorta  della  monitione .    Vna  im- 
bofcata  era  fotto  la  riua  della  mari- 
na, preflb  le  naui  :  e  la  cauallcria 
era  in  certe  cafe  roainate.  Quando 
quefta  caualleria  ci  uidc  in  groflb , 
ella  laltò  fuori ,  e  corfc  uerfo  le  bar 
che,  e  così  andoflene  ad  accompa- 
gnare con  le  fanterie,  e  fletterò  un 
pezzo  alle  mani  con  noi;  ma  co  me 
uidero,  che  noi  haueuamo  dell'ar- 
tiglieria ,  ellì  prefero  partito  di  riti- 
rarli uerfo  Monplafcr ,  e  prefero  il 
cammino  fra  la  riua  e  la  marina,  & 
abbandonarono  le  naui.  Il  Gene- 
rale fpinfè  gli  Inglefi  alla  uolta  del- 
le naui:  e  le  mifero  à  facco,  &  à  fuo 
co.  In  quel  tempo  fi  dette  una  grof 
iìflìmaarmedadue  parti,  perche 
quelli  di  Rodolotto  ialtarono  fuo- 
ri, e  quelli  di  |^Monplafer  :  per  ilche 
io  fubito  mifi  qucftedue  battaglie. 
La  battaglia  degli  Inglefi  haueua  la 
fronte  uerfo  Monplafcr,  e  la  noftra 
uerfo  Rodolotto ,  e  tre  pezzi  d'arti 
glieria  guardaua  uerfo  Monplafer , 
e  tre  altri  uerfo  Rodolotto .    I  due 
fìendardi  medefimamente  guarda 
uano  le  fronti  delle  battaglie . 


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Min 


Libro  Terzo . 
Ordinanza  decimaottaua . 

Entro  di  Monplafcr  erano  moItifTimi  bcftiamì,  i  quali  ogni  uolta ,  che  ri- 
tornaua  la  marina, erano  cacciati  fuori  al  dritto  di  Bologna,  àpafccre.  Laonde 
il  Generale  diliberò  di  far  opera  di  predargli,  onde  fece  ufcire  tutte  le  fanterie 
Italiane  con  legenti  Inglcfi.  erano  picche  93  6.&  archibugieri  324. e  fece  ufcire 


in  compagnia  loro  rutta  la  caual- 
leria  .  e  commife  che  fi  doueffe- 
ro  imbofcare  una  notte  fra  certi 
monti  di  fabbia,lontano  daMópla 
fer  un  miglio  uerfo  la  marina.Hora 
quei  di  Monplafer  ritornata  la  ma- 
rina,fi  come  era  lor  coftume,man- 
dorono  fuori  à  pafccre  i  detti  lor 
beftiami,  e  noi  reftammo  rinchiufi 
dalla  detta  marina  uerfo  Monpla- 
fer medefimo. Il  Generale  ueduto, 
che  hebbe  fuora  c'beftiami,fece  im 
barcare  300  .  Inglcfi,al  dritto  del 
luogo,  doue  pafccuano  :  e  quei  di 
Monplafcr  uedendo  coftoro  sbar- 
care,fubitamentes'auuiraronoche 
gii  uolelTcro  torre  i  lor  beftiami  :  e 
così  faltorono  fuora  per  faluargli.  e 
noi  fentendo  la  tromba ,  che  era  il 
fogno  datoci  da  fua  Ecccll .  ufcim- 
mo  fuori,e  ci  tenemmo  à  ma  dritta 
per  ferrar  il  nemico  nel  me7.o,cioè 
fra  la  marina  e  noi,  in  guifa  che  ne 
reftorno  una  gra  parte  di  loro  mor 
ti,e  prcfi.  11  che  fatto  noi  ci  ritiram- 
mo uerfo  la  marina,  afpettando  eh* 
ella  cala(fe,e  fra  tanto  per  noftra  fi- 
curezza  iomifi  quefta  battaglia, 
co' prigioni  nel  mezo. 


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Libro  Terzo.  128 

Ordinanza  decimanona. 


L  Generale  come  gencrofo  caualliero  concertò  una  fcaramuccia  à  modo  luo . 
cfTo  mi  ordinò  la  fcra,che  io  douelTi  ufcire  la  mattina  co  picche  3  00.  &  archibii 


gicri  1 50.  e  che  io  doucffi  diuiderele  picche  in  tre  parti ,  e  gli  archibugieri  in  al 
tretanre  parti ,  e  !e  tre  parti  de  gli  archibugieri  accumularle  con  le  tre  parti  del- 
le picche.  Vna  di  quefte  tre  parti  la 
■  -  Lafe- 

Colónello 


diede  al  Tuo  Luogotenente 


conda  parte  la  diede  a 
Giouanni  Salerno  :  La  terza  parte 
la  diede à  me,  che  io  fuflì  il  primo 
ad  attaccare  la  fcaramuccia  per  il 
dritto  di  Monplafer,  a  tal  che  fi  at- 
taccò una  fcaramuccia,  che  fu  per 
eflere  una  rreza  giornata .  La  not- 
te medefimasbarcoronoal  Portct- 
to  500.  fanti  difcoflo  da  Monplafer 
un  miglio,per  murare  le  guarnigio 
nidi  Monplafer.  11  Generale  non 
haueua  hau  u  to  lingua,che  le  fan  ce 
riedi  Monplafer  andaffcroad  im- 
barcarfi,  uedendoil  Gouernatore 
di  Monplafer,  che  noi  dauamo  la 
carca  fuor  di  modo  à'  fuoi,  fofpct- 
tò  ,  e  fece  fermare  quelle  fanterie, 
che  erano  treinfegne,  eie  fpinfeal 
lauoltanoftra.  Il  General  noftro 
uedendo  quefte  tre  infegne ,  fece  u 
fcire  le  fei  infegne  co  il  refto  de  gli 
Italiani,  e  gli  cacciammo  fin  fu  le 
fofl'e  di  Monplafer,e  ne  furono  fat- 
ti alquanti  di  lor  prigioni ,  e  fubita 
méte  prefentati  al  Generale,  il  qua 
le  gli  dimandò,  perche  erano  ufciti 
fuori  con  quelle  tre  infegne,che  no 
era  già  lor  folito  d'ufcirein  fcara- 
muccia con  le  mfegnc  E' prigioni 
rifpofero,che  mutauano  le  guarni- 
gioni di  Monplafer ,  e  che  andaua- 
no  ad  imbarcarfijper  tornarfene  al 
le  loro  cafe.  intendendo  quefto  il 
Generale ,  fubitamétcfece  ufcir  fei 
pezzi  d'  artiglieria  di  Bologna,  e 
due  ftendardi  di  caualleria,  e  mar- 
ciammo allauolta  del  Portetto  per 
tagliare  à  pezzi  quelle  tre  infegne. 


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Libro  Terzo . 
Ordinanza  uieefima. 

^L  Gouernatordi  Calcsauuisò  il  Generale,  comehaueua  intefo  da  unafpia, 
qualmentei  Franccfi  erano  ammaflàti  infieme  nella  uilla  di  Bremìi  per  uoler 
uenircad  abbrufciarc  il  molino,che  è  appreffb  di  Logomano,e  dipoi  calare  alle 
barche  per  abbrufciarle,&  indi  ritrarfi  inMonplafer.  II  Generale  rubitofpinfe 


due  infcgnc  d'Italiani,  e  due  d'Inglcfi 
alla  uolta  del  molino,  all'horaio  mi- 
fi  qucftc  due  battaglie  per  il  dritto 
del  molino  fopradctto,e  dopo  feci  u- 
na  fronte  di  picche  co  due  ale  d'archi 
bugieri .  e  c|ucfla  fronte  era  di  fopra 
del  molino,  doue  haucua  da  u  cnirc  il 
nemico  •  e  così  ftemmo  tutta  la  notte 
inbattaglia,ne  mai comparfc  alcuno. 
Il  Generale  haueua  fatto  ufcir  di  Lo- 
gomano  quattro ifcgne  diSaluatici, 
cioè  di  foidati  d'Hibernia,chc  noi 
noi  fapcmmo  fenon  la  mattina  nell'ai 
ba,quado  fi  fcoperfero  in  battaglialo 
m'accoftai  al  Colonnello ,  e  gli  didl , 
Certo  il  Generale  hauerà  fatto  mette 
re  quefta  battaglia  à  modo  iuo,  anda 
te  da  Sua  Ecccli.  e  diteli, fé  gli  piace , 
che  quefta  battaglia  marci  con  finta 
di  uoler  combattere,  perche  io  gli  uo 
glio  far  ucdere,  che  quella  battaglia  è 
perfa  :  &  ecco,  ch'io  uidi  ad  un  tempo 
marciar  la  battaglia  alla  uolta  noftra. 
hauuta  la  licentia,  fubito  fpinfi  la  pri- 
ma fronte  facendo  uifta  di  uòlerla  af- 
frontare con  la  lor  battaglia  :  e  le  due 
battaglie  iole  feci  allargare  l'una  dal- 
l'altra tanto ,  chccapiua  nel  mezola 
lor  battaglia .  e  quando  quefta  fronte 
fu  uicina alla  lor  battaglia,  un  tiro  di 
piede,fidiuife  in  due  parti;  di  modo, 
che  la  lor  battaglia  non  trouò  con  chi 
affrontarfi  ;  e  fé  ella  dipendeua  ad  una 
delle  due  battaglie ,  forza  era  che  uol 
taffeil  fianco  all'altra,  e  di  continuo 
le  due  parti  del  primo  fronte  la  flagel- 
laua.in  tal  maniera  gli  feci  uedere,che 
quella  battaglia  era  affaltata  da  quat- 
tro faccie.L'ordine  mio  affai  piacque, 
e  coli  ritornammo  à  gh  alloggiamen- 
ti. 


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Libro  Tei'zo. 
Ordinanza  uigefimaprima . 


12(5 


N  A  notte  uenncro  quel  di  Monplafer  à  darci  una  groflìflìme  arme,  e  tofto  fi  ri . 
tirarono, &  indi  à  poco  rirornaronocon  gridi,  Dentro,  dcntro.nientedimenoer 
fi  non  s'accoftauano  troppo  à'borghi .  II  Generale  fofpcttò,  e  difle,  Italiani  fta 
te  auuertiti,  che  coftoro  hanno  animo  di  darui  una  ftretta,  attefo  che  gli  Italia- 


ni ailoggiauano  ne'borghi,eque 
fìi  borghi  erano  deboli .  Io  gli  dif- 
fì ,  Eccellentiflìmo  Signore,  dopoi 
che  V.Eccell.c  di  quefta  opinione, 
dirò  il  parer  mio  .  e  difTì,  che  io 
credcua  per  cofa certa,  che  nel  far 
dell'alba  il  nemico  tornerebbe  con 
buon'ordine  per  dare  un' afTalto  à' 
borghi ,  ò  nero  per  brufciare  le  bar 
che,  e  che  il  parer  mio  era ,  che  fua 
Eccell.  milafciafTe  ufcir  fuora,  con 
tutte  le  fanterie  Italiane  al  diritto 
dc'borghi  preffo  à'móticelli  di  fab- 
bia ,  e  che  fua  Ecccll.  mettcffe  alle 
trincee  de  gli  Inglefi  ,  accioche  noi 
potemmolòftentareil  nemico  per 
il  diritto:  e  che  farei  quefto  effetto, 
quando  il  nemico  f  uile  attaccato  al 
le  trincee, ch'io  l'affai terei  per  fchie 
na,  in  guifa,  che  gli  daremmo  una 
buona  flretta.  Ilcheà  fua  Eccel'. 
piacque^  e  così  fi  fece .  Io  ufcii  fuo 
raaldirittode'Borghi,  emifique- 
flabattagliajCper  più  ficurtàno- 
flra  il  Generale  ci  mandò  due  ften 
dardi  di  caualleria,  eftemmoafpet 
tandocon  buona  fantafia,che  efii 
ritornafféro  j  per  dar  loro  al  cer- 
to una  buona  ftretta.  ma  effi  non 
uennero  altrimente.  ftemmo  per 
.fino  al  giorno  chiaro ,  e  dopo  ritor 
nammo  à'borghi . 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  uiaefimafeconda . 

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Ella  Torre  di  S.Artcni  er.ino  ij-.fanrijcheil  Goucrnatore  di  Monplaferlà 
entro  haueua  meflì  per  dar  fegno  quando  noi  ufciuamo  fuora.  perche  quefia 
torre  era  nel  mezodelcimminofraMonplafer,  eRodolotto.Laonde  noi  non 
potcuanio  ufcire,che  quefta  torre  non  deflc  fegno.  Il  Generale  una  notteandò 

in  pcrfona  con  le  fanterie  Italiane, 

dueftendardidiCaualleria,  e  cin- 
que bariglioni  di  poluere.e  nel  fpù 

tar  dell'alba  mandò  un  Tamburo 

à  dimandare,fe  fi  uoleuano  rende- 
re, quali  rirpofcro,che  fé  egli  ui  tor 

nana  più, gli  darebbono  dell'archi 

bugiate.  Et  io  in  qucfto  mifi  il  pre- 

fente  modo  di  battaglia,  quando 

fua  Eccell.  tornò, di  prima  uolta  di 

mandò  la  poluere;c  poi  ruttigli 

archibugieri,  e  mi  diflfe ,  andate  co 

tutti  gh  archibugieri  à  leuare  le  di- 

fcfe ,  &  ad  un  tempo  feceromp:re 

una  fineftrella,  e  dentro  fece  girare 

tutta  la  polucre ,  e  dopoi  darui  fuo 

co, per  il  clie  la  torre  s'apcrfe  c'a  baf 

fo  ad  alto,  &andò  inrouina,  egli 

infelici,  che  ui  erano  dentro, mifcra 

bilmente  reftarono  tutti  morti ,  e 

noi  fenz'eflerc  flati  punto  offefi  dal 

le  molte  archibugiate,  che  contra 

ci  furono  da  quelli  fparate,iitorna- 

niofalui  injiologna. 


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Libro  Terzo  ^ 


no 


Ordinanza  uigefimaterza . 


L  Generale  della  Cauallerìacaualcò  una  notte  co  [tutta  la  caualleriaalla  uol 
tadi  Tapes,  e  noi  marciamo  con  tutta  la  fanteria  Italiana  per  Tua  rcorta:c  quan 
do  haucmmo  pafiato  Rodolotto,ci  tenemmo  uerfo  la  marina,  e  caminammo  fi 
no  à  mezo  giorno,che  mai  nonfcntimmo  nouella  della  detta  caualleria .  lo  fe- 


ci fcendere  la  fanteria  fu  la  fabbia, 
chequiuì  haueuo  commiflìone  di 
fermarmi:  e fubitaracntc  mifi  que- 
ila  battaglia,  con  quelli  due  corni, 
ecosì  ftemmoin  battaglia  tanto, 
che  erano  24,hore.  &  in  quefta  bo- 
ra appuro  (  fi  come  à  Dio  piacque) 
ueniua  la  noftra  caualleria  à  tutta 
briglia  correndo  uerfo  noi,  caccia- 
ta da  Monfìgnor  di  Brifacco .  e  uen 
ne  morto  il  Generale  della  noftra 
caualleriajC  gli  fu  ftrappato  il  cuor 
del  corpo. Coftui  era  il  più  beftialc 
&il  più  crudele  huomo,  cheioue- 
deflì  giamaijC  più  uoicc  l'haucuo  io 
uedutocon  le  fue  mani  pigliare  e' 
fanciullini.e  gittargli  nel  fuoco  ar- 
dente. Oltra  di  ciò  era  nemico  capi 
tale  de  gli  Italiani,non  per  altrOjfe 
non  perche  noi  faluauam.o  la  uita  à 
quati  prigioni  faceuarno  ,ilchegli 
difpiaceua .  La  noftra  caualleria  (  fi 
come  Dio  uolfe)  fi  fuggì  uerfo  il  bo 
fco.  e  s'ella  fufle  fuggita  uerfo  noi, 
cioè  uerfo  la  marina,  facilmetenoi 
faremmo  flati  tagliati  à  pezzi,  per- 
cioche  Mófignor  di  Brifacco  prefa 
to  haueua  in  fua  compagnia  fei  in- 
fegne  di  Suizzeri,che  ucniuao  alla 
uoha  noftra,  le  quali  erano  da  noi 
con  lieto  animo  afpettate  .  e  di  cofi 
fare,cioc  d'afpcttare,haueuamo  c5 
miffione .  Hora  Giuar  Salerno,  il 
quale  era  noftro  Colonnello,  agra 
fatica uenne alla  noftra  battaglia, 
e  fubiramente  ci  fece  ritirare. Qua- 
do  noi  uoitammo  faccia ,  la  batta- 
glia delli  Suizzeri  ci  era  uicina  un  ti 
ro  di  baleftra.  nero  è,  che  per  elfer 
notte,  à  gran  fatica  gli  uedeuamo. 
E  così  ci  ritirammo  con  poco  hono 
re,  e  con  perdita  della  caualleria, 
perciochc  molti  ne  reftorno  mor- 
ti,cprefi. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  uigefimaquarta . 


'  Franccfi  ucniuano  ga- 
gliardi con  caualleria,e 
flinteria  per  uittuagliar 
Monplafcr  ;  perche  gli  In 
glefi  gli  haueano  tolto  tutte  leuie 
con  la  caualleria ,  di  maniera ,  che 
non  andaua  nel  detto  Monplafer 
pur  un  pane .  e  per  quello  che  fi  di 
ccua  fra  noi  Italiani ,  il  forte  ftaua 
male  di  monitione,  e  così  ueni- 
uano  ingroffo  per  uittuagUarlo  ad 
ogni  modo .    Il  Generale  noftro 
fi  diliberò  al  tutto ,  di  non  uolcr 
lafciarui  entrare  un  pane  ,  fé  ben 
fuffe  flato  certo  di  perdere  Bo- 
logna .  e  fece   ufcire  gli  Italia- 
ni prima  con  quattro  pezzi  d'arti- 
glieria, e  due  ftendardi  di  caualle- 
ria,e  mi  commife ,  che  io  andafìì  a 
cacciarmi  nelle  trincee  di  S.  Arte 
ni.  e  cofi  facemmo  :  e  colà  ftem  mo 
fin  che  uenne  fua  Eccell.  Da  indi  à 
pocofopragiufero  fei  milalnglcfi, 
con  noue  pezzi  d'artiglieria,  dall'ai 
tra  parte  fopragiunle  il  Gouerna- 
tordiCalescon  due  mila  fanti,  e 
tutta  la  fua  caualleria,  e  ci  mettem 
mo  tutti  m  campagna  fcparati  l'un 
dall'altro,  et  ogni  battaglia  haue- 
ua  artiglieria ,  e  caualleria,  &  io  mi 
fi  quefto  modo  di  battaglia,  come 
qui  dimoftra  la  figura .  Hora  e'Fra 
cefi,  fi  come  io  difTì ,  ueniuano  ga- 
gliardi ,  ma  quando  la  loro  caual- 
leria fcopcrfc  le  noflrc  batraglic,ef- 
fi  andarono  ritenuti .  In  quefto  me 
20  fi  fece  una  buona  fcaramuccia, 
■&  effi  folicitorno  di  rimetter  la  mo 
nition  dentro  di  Rodolotto ,  e  poi 
fi ritirorno le lor battaglie.  La  no- 
fira  caualleria  glifeguitò,  eprefe 
de'loro  caualli ,  Se  ogniuno  fi  ritor- 
nò al  fuo  luogo. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  uigefimaquinta . 


131 


R  A  fra  Bologna,  eCalesàmczo  cammino  una  torre  cinta  di  buone  trin- 
cee &  era  fopra  la  riua  della  marina,  dentro  delia  quale,  ui  erano  trecento  In- 
glefi  per  afficurare  la  ftrada .  II  Generale  hebbe  fpia ,  che  e'  Francefi  uoleuano 
andare  a  dargli  un'affalto,  per  poter  rompere  la  ftrada  à  coloro,  che  continua- 
mente andauano,  e  ueniuanoda 

Cales  à  Bologna ,  e  poi  per  uendi- 

carfì  della  torre  di  Santo  Arrheni  : 

efua  Eccellcntiami  fece  marciare 

per  tempo  di  notte  àquefta  torre, 

con  tuttala  fanteria  Italiana,  e  con 

tre  pezzi  d'artiglieria,  e  due  ften- 

dardidicaualleria*  Quando  fum- 
mo uicini  un  tiro  d'arco ,  io  fermai 
Je  fanterie, e  me  n'andai  con  un 
gentilhuomodel  Generale,  e  dif- 
fialCapodiquei  foldati,  che  fa- 
ceffe  buone  guardie ,  cheu'erafb- 
fpctto ,  ch'e'nemici  ueniflero  à  dar 
loro  uno  aflàlto ,  ma  che  non  fi  du- 
bitale ,  che  noi  erauamo  alla  cam- 
pagna per  difendergli;  echeatren 
deffero  ad  efler  huomini  da  bene, 
cofi  tornammo  alla  battaglia  .  E 
quando  fu  preftb  all'alba ,  la  noftra 
caualleria  trafcorfein  qua  &  in  li 
per  potere  hauer  lingua  del  nemi- 
co, e prefe alquanti  uillani,ne  al- 
tro fi  uide .  Io  haueua  pofto  que- 
fta  battaglia  ,  con  difegno ,  fc 
ueniua  il  nemico,  d'affalrarlo  per 
fianco  :  e  cofi  ci  ritornammo  à  Bo 
Jogna,  hauendo  hauuto  due  ma- 
le notti . 


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Libi'o  Terzo. 
Ordinanza  uiQ^efimafefta . 

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E  s  T  E  fono  due  battaglie  accompagnate  da  due  fìendardi  di  caualle- 
lia ,  e  da  fci  pezzi  d'artiglieria .  In  quefta  guifa  marciammo  per  andare  à 
rompere  la  monitione  al  nemico  con  fimil  tronte  di  picche,  e  d'archibugi, 
e  dicaualleria,che  cuopronolc  dette  due  battaglie  ,  e  l'artiglieriajin  mo- 
do, che  credcdofi  il 


sj^^?^^^=='  nemico  d'hauerfi  ad 
affrontare  con  la  detta  fronte,ciro  fi 
troua  à  fronte  con  le  già  dette  due 
battaglie ,  e  fi  ucde  l'artiglieria  per 
il  dritto  della  fua  battaglia.  Auuer- 
tifcafi,  che  quando  la  battaglia  del 
nemico  è  condotta  in  luogo,ch'el- 
la  non  può  fuggir  di  combattere, fu 
bitamente  hauete  da  fpingcre  la 
prima  fronte,  moftrandodi  uoler 
combattere  con  la  fua  battaglia ,  & 
hauete  ad  un  tratto  ù  tirare  l'arti- 
olieria  eguale  alle  due  battaglie  ,e 
dipoi  partire  la  prima  fronte  in  due 
parti,  &  à  tirare  l'in  legna  che  è  alla 
fronte,  nella  battaglia  alla  man  fini 
ftra,&  una  parte  della  fronte  à  tirar 
la  à  man  dritta,  l'altra  alla  man  fini 
ftra  infieme  con  li  due  ftcndardi  di 
caualleria,accioche  li  fcopra  la  fió- 
re delle  due  battaglie ,  e  l'artiglieria 
poffa  fare  l'ufficio  fuo.E  facciafi  che 
e"  due  cornijC  la  cauallcria  facciano 
quefio  effetto,  quando  il  nemico  fa 
rà  à  picca  per  picca  co  le  nofl;re  bat 
taglie ,  che  uadano  à  ferire  il  detto 
nemico  alli  due  fianchi,  di  maniera 
che  fi  troui  cficre  affali to  per  fronte 
dall'artighcria,  e  dalle  due  batta- 


glie; e  per  fianco  dalle  picche,dagli 
archibugieri,e  dalla  cauallcria.  Te- 
nendo qucfto  ordine, che  qui  fi  di-  «^^SS^^S^ 
moftra  per  la  figura,  facilmente  ró 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  uigefimafettima 


132 


:  ^;n%  rliimnp  noihaucremoquil'Amiraglio 

chequeftoAmiraglio  efolda- 
.uccchio,e  géti!  caualliero.  fi  che 
xómodate  una  battaglia,  di  mo- 
o,che  egli  pofla  portare  buona  re 
tione  degli  Italiani  ,  come  Tua 
iaeftà  hafempre  hauuto.lo  all'ho 
L  ringratiai  fua  Eccellentia  di  quc 
o  ricordo,e  le  rifpofi,  che  non  ma 
lerei  di  tarlehonore,ma  ch'io  pre 
auafuaEccell.  chelepiaceffe  di 
armi  quattro  ftcndardi  di  caualle 
a   de  otto  pezzi  d'artiglieria ,  che 
li'daua  l'animo  ,  di  far  uedcre 
n  modo  di  battaglia,  che  le  piace 

;bbe.  La  mattina  10  ufcu  fuora  di 
.ologna,e  fubito  mi  uenner  dietro 
uattro  ftendardi  di  caualli,  &  or- 
o  pezzi  d'artigUcria,e  marciai  infic 
ne  con  gli  Italiani  ucifo  Cales,per 
he   l'Amiraglio   s'afpettaua    da 
juellabada  che  ucnifle  à  Bologna. 
:  mifi  quefto  modo  di  battaglia, 
ome  qui  dimoftrala  figura.  Hora 
luandorAmiraghofu  uicino  alla 
>atta5lia,io  feci  fare  una  falua  al- 
■arch1bugeria,e  poi  alla  artiglie- 
ia,  e  tutto  ad  un  tempo  feci  abbai 
are  le  picche  dalle  quattro  fronti 
iella  battaglia,  e  l'Amiraglio  attor 
Viò  due  uoltela  detta  battaglia  ;  e 
xr  quanto  fu  riferito  da  più  gentil 
iiuomini,  ella  gli  piacque  fomma- 
mente.Tutti  ci  ritornammo  in  Bo- 
logna ,  &  andammo  à  bafciargli  la 
mano,  e  fummo  lietamente  racco! 
ti, e  ci  fu  fatto  fauor  grande, &  egli 
mi  falutò  da  parte  di  fua  Maefta,  e 
cliffe  che  porterebbe  buona  relatio 
ne  à  fua  Maeftà ,  e  che  l'Eccellen. 
del  Sig .  Henrico ,  Conte  di  Sore, 
filodaua  molto  di  noi  Italiani,  gh 
fu  rifpofto.che  crauamo  difpoftì  di 
uoler  morire  a'  leriutii  di  fua  Mae- 
fìà,&:eflbcirÌDgratiò-. 


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Libro  Terzo . 
Ordinanza  uiaefimaottaua. 


1 


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r.^.T     ''r  ^"^''^"f,^'-^'!  Colonnello  di  noi  Italiani,c  gli  difTe^che  egli  fa- 

rtTrv"   U  ^'r'^'ir  r  ^'P^^'"^'^  §''  "*^^^^i  ^  ^  <l"^ndo  fummo  di- 
ranz.  a  fua  Ecce]],  egli  CI  d.fle,  fé  alcuno  di  uoi  c,che  habbia  qualche  modo  da 

a^f  SlT^^"'^"'''"'"^""^"^^^^'^^'^-^  ch^gUfaremo  dare 


qnanto  farà  di  bifogno  per 
efTcquirlo.  Fu  rifpoilo,  che 
non  fi  mancherebbe  con  for 
za,  e  con  ingegno  d'offender 
lo.  Così  tutti  CI  partimmo ,  e 
chi  mife  una  co(a ,  e  clii  un'al 
tra.Io  mifi  à  capo  qucfto  mo 
do  di  carrette  con  due  mo- 
fchetti  dentro,  e  mancggieuo 
lijchc  un  caualio  ageuoimcn 
te  le  può  tirare  per  tutto,  e 
poi  che  io  l'hcbbi  in  effere,  al 
la  prima  moftra ,  che  fi  fece, 
lefecimarci.ire  con  lenoftre 
fanterie  prciTo  à  Logomano 
in  un  largo  iìio ,  &  iui  mifi  il 
modo  di  battaglia,  che  fi  di- 
moftra  per  la  figura.La  faccia 
di  qucfta  battaglia  tiraua  uer 
fo  BoIogna,pcr  doue  haueua 
da  ucnire  il  Generale,  &  il 
Theforiero .  già  gli  era  fiato 
detto  di  quefte  carrette.e  qua 
do  fu  uicinoallabatta;^lia,io 
eci  iparare  due  uoitce'  mo- 
fchctti ,  e  quando  Tua  Eccell. 
tu  giunta,  ella  uidcle  carret- 
te, e  le  piacquero  molto,  per 
il  che  ordinò  al  Caltcllano, 
che  ne  face  (fé  far  parecchi . 
Fatta  la  moftra  noi  ci  ritorna 
mo  a'noftri  alloggiamenti.ue 
ro  è, ch'io  mi  feci  accommo- 
dare  dal  caoallicr  Thomafo 
Bua  di  due  ftendardi  d' Alba- 
nefi ,  per  adornare  la  batta- 
glia ;  e  di  qucfti  due  ftendar- 
di un  guardaua  la  fronte  del- 
la battaglia,  l'altro  guardaua 
la  fdiiena . 


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Libro  Terzo. 


Ordinanza  uigefimanona . 

I  p  O  I,  clic  io  mifi  à  campo  le  due  carrette  co'  mofchetti  dentro, io  mi  dili- 
berai di  accommodarc  ancora  ,  fopra  e'  carri  de'  mofchetti.  e  dentro  delle  caf- 
fc,fopraJe  qualiftauanoe'  molchetti,  molte  picche,  perciochc  occorrendo  un 
temporale  cattiuo,fi  pofla  dare  una  picca  à  ciafcunoarchibugierOjpcr  foftenta 
re  le  battaglie .   Feci  ancora 
qucfto  modo  di  fteccato  con 
quefìi  mofchetti  difopra.  Ta 
le  fteccato  lì  ha  da  fare  que- 
fto  effetto,  Quando  la  batta- 
glia farà  à  picca  per  picca  col 
nemico  ,  debbefi   fpingerlo 
à  dar  per  fianco  alla  battaglia 
del  detto  nemico.  E  ancor 
buono  per  afiìcurare  la  batta- 
glia dalla  caualleria. 

Quando  il  Generale  ui- 
dequefto  modo  di  ffeccato, 
edi  carri  co' mofchetti  in  ci- 
ma, diffe,  Quefla  battaglia 
potrebbe  marciare  fenza  ca- 
ualleria .  io  ad  un  tempo  feci 
dare  una  picca  in  mano  à  tut 
ti  gli  archibugieri,che  fua  Ec 
cell.non  s'era  auueduta  delle 
picche ,  che  erano  fopra  que- 
lli carrii  e  l'inuentione  le  piac 
que  affai,  e  da all'hora  inanzi 
mai  non  lì  marciò  per  anda- 
re ad  alcuna  fattionciche  fem 
pre  noi  non   hauemmo  in 
noftra  compagnia  ò  due ,  ò 
quattro  di  quelli  carri  per  la 
commodità delle  picche.  E 
per  hauereio  ueduto  il  proce 
derc  delle  battaglie  delTur- 
co,dico,  che  quello  modo  di 
carri  e  di  fleccati,farebbe  uti- 
le molto  per  le  noflre  batta- 
glie, in  afficurarle  dalle  batta 
glie  della  caualleria  del  Tur- 
co,come  farebbe  à  dire  nella 
imprefa  d'Vngheria . 


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Libro  Terzo.. 
Ordinanza  triaefima. 


Veste    fono  tre 
battaglie  porte  per 
far  giornata  in  cam 
pagna,có  la  loro  ca 
ualleria  ,  &  artiglieria  ,  e  co' 
manichetti     d'archibugeria 
podi  alla  fronte  delle  batta- 
glie,à  cagione  chehabbiano 
àferuirfeneallc  fcaram  uccie, 
accioche  quando  le  battaglie 
anderano  ad  affrontarfi  ,  fia- 
no  fornite  di  monitione. 
Perche  più  uolte  ho  ueduto, 
al  primo    fpogliare  le  bat- 
taglie della  archibugeria  per 
feruirfene  alle  fcaramucce: 
di  modo ,  che  quando  il  ne- 
mico ueniua  ad    affronta- 
re le  noftre  battaglie  ,  effo  le 
trouaua  sfornite  di  monitio- 
nepercffe.-fi  feraite  della  ar- 
chibugeria alle  fcaramucce. 
La  onde  io  à  cagione,  che  nò 
s'habbia  à  sfornire  le  batta- 
glie, ho  pofto  qucfti  mani- 
chetti alle  fróti,  tenendo  que 
fto  ordine,  co  l'artigliarie  per 
ale  di  dette  battaglie ,  fecódo 
il  procedere  del  nemico.  Que 
fla  battaglia  d;  mezo,ha  ad  ef 
fere  la  prima  ad  affrontare  e 
dar  détro.tt  all'horadebbefi 
aliati  fpingere  ilmanichetto 
per  il  dritto  à  flagellare  la  bat 
ta^^lia  del  nemico ,  poi  paffo 
palfo,  faldo  e  forte  feguitare 
di  buono  animo  à  farfeli  incó 
tro.e  così  troueraflì  sfornito 
di  monitione  per  cagion  del 
noftro  manichetto.    L'altre 
due  battaglie  feguiranno  paf 
fo  paffojfccondo  il  procedere 
del  nemico . 


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Libro  Terzo.'  134 

Ordinanza  trigefimaprima . 


^^^|Ve  sta  c  una  inuentionc  di  mofl:ra,ò  per  meglio  dire,modo  di  eircrecufto 
dito  in  campagna ,  per  uolcr  fare  la  giornata  con  qucftc  quattro  battaglie ,  che 
fi  guardano  laYronterunal'altra,  con  la  loro  artiglieria,  e cauallcria .  Vnoue' 
quattro  ftendardi  è  nel  mczo  delle  quattro  battaglie,  che  guarda  tutte  le  fronti 


die  battaglie.  11  fé 
)ndo,&  il  terzo 
lardano  le  quat- 
0  battaglie  per 
hiena.  Il  quarto 
.Midardo  guarda 
edclimamcnte  la 
Dnte  delle  batta- 
le ,  in  guifa  che 
.lefte  battaglie  fo- 
)  guardate  dalla 
ualleria  per  fron- 
de per  fchiena;  co 
e  ottimamente  di 
oflra  la  figura. 


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Libro  Terzo. 
Ordinanza  triorefimafeconda . 

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SI  o  Spagnuolouennedinottcda  Rodolotto  alle  barche  di  Bologna  ,  cdiman 
dò  la  fentinclla,  e  difTc,  che  era  un  Spagnuolo ,  che  uoleua  parlare  al  Generale 
di  cofe  importanti.  11  che  fubito  fi  kce  intendere  al  Generale  ,  &  egli  mi  mandò 
à  direjchc  lo  conduceflì  da  lui,  e  non  lo  lafciaflì  parlare  con  alcuna  perfona.Con 
dotto, che  io  l'hcbbi  à  fua  Eccell.  elfo  le  parlò,ne  mai  fi  feppe  ciò  che  gli  dicefle,  fcnon  che 
gli  fece  un  tradimento  addofTo.  E  quando  parue  tempo,il  Generale,  fece  ufcire  una  notte 
tutte  le  fanterie  Italiane.e  due  mila  Inglefi,con  Tei  pezzi  d'artiglieria ,  e  due  ftendardi  di  ca 
ualleria.  E  così  marciammo  infieme  fino  appreflb  à  Rodolotto  un  mezo  miglio .  11  Genera 
le  mi  fece  fermare  la  noftrabattagliajet  e" fci  pezzi  d'artiglieria,&idueftendardidicaualle 
ria;  e  fece  marciare  le  fanterie  Ingleiì  con  alquante  fcale  alla  tefta  della  loro  battaglia,alla 
uolta  di  Rodolotto.  &  à  me  fu  commcfTo  da  fua  EcccU.che  io  non  moueffi  la  battaglia,  te- 
nendo un  capo  di  ftrada5doue  riferiua  la  ftrada  del  Portetto,e  quella  di  Tapes,  e  quella  di 
Rodolotto,  e  per  fchiena  quella  di  Monplafer.  così  io  mifi  la  battaglia  afpettando  il  nemico 
da  quattro  facce,come  qui  dimoftra  la  figura,con  tre  pezzi  d'artiglieria,e  con  unoftendar- 
do  di  caualleria  per  banda  della  fronte  della  battaglia .  Da  indi  à  poco  ritornò  il  Generale, 
e  mi  diflTcjChe  per  niente  io  non  mi  moucflì  di  qui, ne  per  arme, ne  per  ftrepito,  ò  altro  ro- 
more,cheiofenti(fi,fecgli  non  mifaccfleiltalfegnale.-ecofifipartidanoi.  Etun'hora  a- 
uanti  il  giorno,noi  lentimmo  una  groflìflìm'  arme,  &  un  gran  tirare  d'archibugi ,  di  manie 
ra,che  il  traditore  Spagnuolo  gabbò  gli  Inglcfi,e  ne  reftarono  morti  5oo.fenza  e'feriti.  &  e* 
prigioni.  E  cofi  gli  Inglefi  fecero  le  nozze  fenza  gli  Italiani,  e  fé  le  goderono  ;  ma  elleno  fé 
ctro  loro  il  mal  prò,  percioche  fé  ne  ritornorono  con  poco  honore ,  ne  mai  fi  feppe  di  que- 
fìa  imprefa,fenó  quando  fi  uidcro  tornare  à  dietro  con  la  tefta  rotta:  e  ciò  auuéne  per  dare 
à  loro  foli  quefta  imprefa.  Hora  io  dico, che  fé  gli  Italiani  fuffero  flati  in  loro  compagnia,ha 
ucndo  la  commodità  di  mettere  le  fcale  alle  mura,facilmente  fi  otteneua  Rodolotto  •  mae* 
buoni  Inglcfi,come  fi  uidero  gabbati,  fi  follecitorno  con  prefta  fuga  à  faluarfi .        * 


Girolamo  Maggi  à'  lettori. 

^^  V  I  mancala  figura  col  rimanente  dell'altre  ordinanze ,  e  di  tutta  l'opera,  nella 
Ww.  ^ualefi  contégono(comemidifregiàinVenetiailcortefiflìmoM.VincétioQui- 
^  '^'  ^.^^^o)uarij  modi  di  trincee,  per  aflìcurare  gli  eflerciti,  uarii  iftrumenti,  emo- 
di  d'adoprare  e'fuochi  artifitiati.-diuerfe  maniere  di  mine  coperte,e  difcoperte:  in 
gegni  da  difender  batterie:  difegni  di  ponti,  e  da  paffar  fiumi  rapidiffimi,  col  trattato  della 
fortificatione  delle  Città.  Lequaicofe  fpero,  che  prefto,  per  mezo  del  detto  Quiftello,mi 
uenghino  nellemani,  e  di  poterle  communicare  al  mondo.  Intanto  godeteui  il  poco  frag- 
incnto,&  hauetene  obligo  à  quello  gentilhuomo . 


DEL  CAPITAN  lACOMO 

CASTRIOTTO, 

SOPRA    LE    FORTEZZE 

FINO  AD  HORA  FATTE  NELLA  FRANCIA, 
ET  IN  MOLTI   ALTRI   LVOGHI; 

Nel  auale  fi  dimoftra  il  modo  da  farle  inefpu- 

^  crnabili,  &  ancora  da  riparare  alle  batterie. 

SIGNORI,  Capitani,  e  foldati  co'l  perpetuo  ufo  della  guer- 
ra fono  andati  cercando  Tempre  di  tempo  in  tempo  nuouc 
inucntioni,  coii  nell'armi  da  oiTefa,  come  dadifefa  ,ecosi 
nel  fortificare,  come  ncll'efpugnar  tortezze.  Et  al  noaro 
temno  l'earema  poflTanzadi  Carlo  Quinto,  e  di  F  e  r- 
BINANDO  I,  Iraperadori  fortifTimi ,  di  F  i  l  i  p  p  o  Re 

.^-     — ■    Catholico,ed'FlENRico   fecondo,  Redi  Francia    a 

hanno  moftrato,  quanto  debbano  elTere  auuertiti  coloro    che  a  lor  lodistat- 
tione    ed'  altri  operano  nello  effercitio  delle  fortificationi .     Di  che  io  poffo 
rende'rbuonteftimonio,e(rendomitrouato  nella  feruitu  dame  fatta  queftì  an- 
ni à  dietro  al  fopradetto  Re  di  Francia,  al  tempo  che  fu  disfatte) ,  eprefo  il  Du- 
ca diMontmemoransi,  gran  Conteftabile  di  Francia,  con  tanti  altri  gran  Signori, 
e  Cauallieri;  alla  prefa  di  San  Quintino,  di  An,  e  del  Cafte  letto,  luoghi  del  Regno 
di  detta  Francia  in  Piccardia,prefi  dal  prenominato  Re  Filippo .  E  poi  ali  incontro 
aÙa  pref.  di  Cales  in  terra  de  glilnglefi  ;  alla  prefa  di  Don  Carico  e  di  Borgo,terre 
di  Fiandra  prefe  dal  fudetto  Re  Henrico  diFrancia;  &  al  tempo  che  fu  rotto  e  pre- 
fo  il  Marifcial  diTermes  dal  Re  Fmppo;&  in  ultimo  poi  alla  prefa  di Tionuilleluo 
PO  diBorgogna,  acquiftato  dal  prefato  Re  Henrico,  piazze  fortifsime  •  Qiieftì  fuc- 
Sfsi  m'hLSo^oftrato^quantopoffa  farcia  forza,  onde  confiderandoio,chele 
fortezze  per  adietro  fatte,  prima  in  Italia ,  poi  per  Francia,  e  per  Lamagna,  tenute 
fino  ad  bora  in  tanta  confideratione,  non  fiano  per  refiftere  molto  ad  alcuna  del- 
le  fopradette  forze,  per  elTere  ftate  fatte  con  poca  fpalla,  e  (per  dirla  come  fi 
deue)  con  quelle  lor  piazze  da'fianchi  ampie ,  e  difcoperte ,  e  con  quelle  lor  can- 
noniere aperte  che  hanno  caufato  doppio  errore,  l'uno,  che  fanno  moftra  di  lora 
al  nemico  il  qiale  con  facilità  le  potrà  imboccare;  e  raltro,che  di  uantaggio  han- 
no  indebolito  le  poche  fpalle  per  tale  aperto;  il  che  à  mio  giuditio  e  più  d  altro  im 
portantifsimo  ;  ho  deiiderato  d'operare  in  modo,  che  la  ^l'''^ ^'^/^''y^.^^^^^^^^  rortezzed'lta^ 
qualche  profitto,  e  mafsimamente  alla  noftra  Italia  :  anchor  che,douendofi  difcor  Frtc:i^^dUa 
rer  fopra  le  fue  fortezze,  io  non  dirò  mai,  fé  non  che  fiano  fatte  con  ordine,c  mila-      • 


Libro  Terzo. 

ragrandiflima,  fecondo  che  ho  detto  inanzi.   E  quando  ui  fi  trouin  dentro  huo- 
mini  di  guerra,  e  lungamente  eflercitati  nell'armi,  fapranno  ad  ogni  bifogno  e  ne- 
cefsità  ualcrfì  delle  lor  gran  piazze ,  de'Balluardi ,  &  ancora  dc'lor  grofsi,  iargh  i , 
&  alti  terragli,  con  qucirileuati  cauallicri.  Di  più  foggi  ungo,  che  in  cflfa  Italia 
noti  fi  poifono  adoperare  le  forze  di  cofi  gran  Re,  poi  che  non  è  pofsibilc  condur- 
uele,ò  condotte  mantcniruele  ronde  fi  prcfumerebbc,chequefte  forze  fuffcro  ha 
ftanti,  e  conuencuoli  fecondo  la  qualità  del  paefc,  del  fuo  fito ,  e  delle  lue  forze . 
Nondimeno  ucncndo  poi  à  dif correr  per  ragion  di  guerra,  s'harà  da  confiderarc , 
che  ogni  fortezza,  poftain  qual  fi  uoglia  luogo,  debbceffer  fatta  con  tutte  !c  dili- 
gentic,  chcfia  poffibile  all'ingegno  humano;  acciò  c'habbia  forza  da  refidercà' 
maggiori  impeti,  che  fi  poifano  imaginare .  Quando  le  fortezze  fon  fatte  con  tale 
ordine,  hanno  una  perpetua  ficurezza,  che'l  nemico  non  ardifce  mai  d'andarle  ad 
affaltare  :  e  quando  fi  fortifican  bene,  il  danaio  fpefo,  non  èpunto  gettato  uia:  & 
elfcndo  ben  fornite  di  monitioni  pertinenti  à gli  a{redij,il Prencipe,  e'I  Re  chel'hà 
fatte  fabricare,  fi  ftà  con  l'animo  quieto  ;  ne  penfcrà  di  douere  cffcr  cofìretto  à  fare 
in  unfubitoeflercitoperandareafoccorrerle. 

Tutto  quefto  ch'io  dico  fopra  di  ciò,  e  fondato  nella  efpericnza  :  percioche  fen- 
domitrouato  nella  feruitù  predetta  gli  anni  paflati,  molte  uoltem'è  uenutoocca- 
fione  di  difcorrer  fopra  di  quefto  col  gran  Re,  e  gloriofo  al  mondo  Henrico  fuder- 
Duca  di  Guìfj. .    to,e parimente  co'l  gran  ConteftabiIe,co'lLuogotenente,cgranMaftroilDucaIi- 
ll  Sig.  dt  Sciati-    luftrilfimodiGuifaiCo'lSignor  di  Sciatiglione,  Ammiraglio  del  mare  Oceano, 
X'""'^'  tutti  ingegni  rariffimi  :i  quali  diceuano,  che  nelle  lor  piazze  di  guerra  non  conue 

niuano  all'occafioni  molte  gran  fortezze,attefo  che  il  Regno  e  tato  grade,  &  in  ran 
ti  luoghi  uè  da  fare  affai,  che  farebbe  impoffibile  attender  compiutamente à  tutti, 
e  che  erano  poffenti  per  foccorrcre  ad  ogni  neceflìtà  le  lor  fortezze .  Accadde  que 
fto  difcorfo,  oltra  l'altre  uoke,  l'anno  1556.  nella  terra  di  San  Quintino,foprala  iua 
fortihcatione.  Nel  qual  ragionamento  difll  prontamente,  cheàmcdifpiaceuano 
afsai  cofi  fatti  penficri,e  che  in  ciò  u'andaua  un'ufura  ben  grande  :  e  però  auuertif- 
fero,  percioche  più  fpendcuano  unafol  uolta  nel  mettere  infieme  quel  tale  efserci 
to,  che  non  harcbbon  fatto  in  quattro  fortezze  per  farle  buone,  di  uantaggioda 
quello,  che  all'hora  fpendcuano  in  farle  mediocri  :  e  che  quefti  bifogni  afsai  uolte 
nell'età  d'un  Re  poteuano  occorrere;  foggiugnendo  apprcfso,chc  quando  una  uol 
ta  uenifsc  fallito  un  tal  penfiero,  grande  intcrefse  ne  poteua  rifultare alla  Corona 
di  Francia.  A' quefto  propofito  uenneropoi  percfsempio  ifuccelTi  detti  di  San 
T{egM  di  Francia.  Quintino.  Benché  fé  ho  da  dire,  crederò  che  tal  Regno,  ò  fortezza,  ò  nonfortez- 
ortijjimo.  za,  fiacofaimpolfibile,  che  tutto  il  mondo  infieme  lo  pofsa  offendere:  del  che  ne 

dateftimonioilfuccefsodclgran  Conteftabile  predetto: dopo  il  quale  percon- 
trapefo  fuor  dell'opinion  di  tutti  gli  huomini,  fuccefse  laprefadi  Calcs.  faprail 
che  confiderò,  che'l  mondo  per  fino  ad  bora  credefse  tutto  quefto-  Per  le  quai  ca- 
gioni, tornando  al  mio  intento,  piglicrò  ardire  di  ftar  nella  m  ia  opinione,  tacen  - 
Torte-^  fino  à  ^q  auuertiti  prima  i  Prencipi, poiché  quefta  è  lor  cura  particolare;e  poi  gli  huomi- 
qm  fatte,  come  fi  ^j  (j^Ua  pi-ofeiHone:  e  dirò  che  le  fortezze  fino  ad  hoggi  fitte,  fi  debbono  confide- 
^j.^  rare  molto  bene,  uolcndo  ch'elle feruanoall'eifctto,  perii  quale  fon  fatte:  e  per 

Orecchioni  de' Bai  maggior  ficurezza  fi  debbono  accommodare  in  quefto  modo,  cioè,  facendogli 
luardi.  orecchioni  tondi,  ò quadri,  à  uolontàde'Prencipi,  e  commoditàdc'iui  :i  quali  o- 

recchioni  fiano  tenuti  larghi  tanto,  che  lo  fpatiolafciato  dalla  cortina  ad  effimui.) 
ni,  ò  orecchioni,  fiadi  milura  di  trenta  piedi  :nel  quale  fpatio  potranno  uenireìc 
cannoniere,  percioche  tal  piazza  e  capace  per  due  pezzi.  Con  quefti  mufoni  fi 
crefcerannole  fpalle,  fi  copriranno  le  cannoniere,  cii  terranno  i  pezzi  à  dierro  tan 
ro  di  più,  quanto  farà  la  metà  della  grofsezza  d'efso  mufonc  :  chc,confiderata  que 
•  •  •■  iia,  e  la  grofsezza  dcj  parapetto,  ò  merlone,  c'hora  hanno,  fi  troueranno  detti  pez 

zi 


Libro  Terzo.  J3(5 

aicfsercarsai  piedi  indietro.  Qucfta  prouifionc gli  leuerà  in  buona  parte  da  quel 
la  libera  ueduta,che  hoggi  hanno .  Ciò  fatto, confiderò,  che  tale  opera  hahbia  da 
far  fcruigio  alsai ,  non  reftando  però   di  dire  che  gli  orecchioni  ,  ò  mufoni 
iiibricati  di  torma  quadra,  fanno  una  certa  ucduta  moderna,  molto  fimilc  alfope- 
le  moderne  fatte  fenza  mufoni  :  i  c|uaii  £ibricati,  tengono  à  dietro  i  pezzi  da  quel 
la  libera  ueduta  :  ma  però  quelli  quadri  fon  poi  molto  atti  ad  efler  rouinati  dall'ar- 
tigherierperciochctrouandoil  colpo  quelli  angoli  retti,  con  facilità  rouina  quel- 
li fpigoli,  come  ho  detto  altroue .  Perche  io  per  mio  giudicio  lodo  affai  più  i  mu  -  Q^gcch'oni  tondi 
foni  tondi,  che  fanno  maggior  refi  (lenza  alle  percofsc,  non  potendo  le  palle  retta  rne?liorì  dtiqui- 
menteatfcrrargli:  e  fé  pur  gli  affcrrano,dando  la  palla  nella  rotondità,quella  lì  fìri-  àrL 
gncinfiemc,  e  fa  il  contrario, che'l  quadro  nelreiìftereremedefimamentcfarelfec 

to  in  far  quella  da  me  dcfiderata  coperta  à  quella  tanto  libera  ueduta;  perfuaden-  ' *■     ' 

domi,  di  ferrare  la  bocca  in  ciò  à  coloro,  che  mi  uoleflero  dire,  come  fi  fatti  mufo- 
ni non  iftanno  bene ,  tacendo,  chei  pezzi,  non  ueggono,  e  non  difendono  il  con  - 
trafoffo,  nelatlradacopcrta,  ncla  contraicarpa;non  s'accorgendo  eglino  di  noa 
u'hauer  dentro  più  che  due  pezzi,oltra  quei  due  di  fopra  chefanno  quattro  ;  e  che 
quelli  di  fuora,  all'incontro  di  quefli  quattro  ne  porranno  otto,  fedici,  e  di  uantag 
gio,e  tutti  alla  mira  loro.  E  quanto  quefli  quattro  potranno  refifl:ere,lo  iafciò  con 
lìderare  al  mondo.  Ma  per  più  certificargli, addurrò  pereflTempioMariamburg  Mariamburgper- 
tena  di  Fiandra,  e  piazza  da  guerra,  fabricata  e  fatta  pure  alla  moderna  dal  grar»  cheuiapreft. 
Ca  R  L  o  Quinto  Imperatore  d'eterna  memoria.  La  qual  fortezza  dal  gran  Conte 
flabil  di  Francia,  per  uia  d'imboccarle  le  cannoniere  de'fianchi,  giàfù  Ibggiogata. 
Soggiugnerà  con  tutto  ciò  il  foldato  animofo,  che  non  uede  modo  in  quefte  fi  fat- 
te fortezze,  ne  uigore  i  e  che  quefli  loro  belli  cauallieri,  e  forti,  e  pofTenti  terrapie- 
ni, con  le  loro  ampie  tagliate  di  fuora,  fanno  che'l  nemico  non  può  cofi  di  leggie- 
ro uenirfotto.  AI  che  rifpondo,  ch'io  oltra  Mariamburg,hò  ueduto  un  San  Quin-  5''*»  Quintino  c»- 
tinoco'fuoitcrraglialti,  groffi,  larghi,  e  pofTenti,  co'fuoi  cauallieri  eminentillimi,  *^'P>'^I<^.' 
€  co'lfuo  paefe  aU' intorno  fuora  nudo  e  difcoperto,afrai  à  propofito  per  piazza  da 
guerra;  e  nondimeno  la  forza  del  numero  delle  migliaia  de' guaflatori,  detti  in 
quelle  parti  Picconieri,in  fette  giorni  efTeruifi  condotca  fot:o,  &  hauerui  poflo  un' 
infinito  numero  di  cannoni,  che  fubito  leuarono  le  difefe  da  alto,  onde  e'nemici  s 
impatronirono  di  tutta  la  tagliata  fuora  ;  e  leuarono  in  pochiffimo  tempo  le  deboli 
difefe  da  bafTojC  s'impadronirono  de'foffwe  con  la  pala,e  zappa  poftifi  fotto  à'gran 
terrapieni,  zappandoui  con  flicilità,  la  terra  per  il  gran  pefo  fé  n'andaua  à  baffo  ;  & 
àluogoperluogofaceuacommodafalitadi  modo,  che  in  breuc  fpatio  per  forza 
V  s'impatronirono  della  terra.  Potrò  addurre  le  medefime  ragioni  d'un  Tion-  TiomuUle  perche 

^\  uille  ;la  cui  fortezza  confifleua  fimilmcnte  ne'fuoi  gran  terrapieni,  &  eminenti  ca-  i'arrtndejfe, 

uallieri  ;  e  nondimeno  per  effer  pouero  di  difefe  da  baffo ,  ancora  che  detta  fortez 
za  beniflìmo  foffe  munita  d'huomini,  d'artiglierie,e  di  monitione  abbondeuolmc 
te,  nondimeno  peflafudetta  cagione  de'guaftatori ,  e  delle  doppie  artiglierie  di 
fuori,  in  poco  tempo  con  morte,  e  rouina  di  molti  buon  foldati  di  dentro,  che  pur 
•  uoleuano  per  l'alto  mantenir  ferme  le  difefe  (il  che  hoggi  è  impoflìbile)  furono  for 

zati  ad  abbandonarfi,  e  con  lor  grandifsimo  danno  renderfi  al  nemico.  Per  effem 
pio  appreffo  potrei  addurre  la  prefa  di  Cales;  la  qual  terra  dal  mondo  era  tenuta  "^^'"  ^-'^r 
inefpugnabik:  e  perche  medefimamentcconfidauano  nelle  difefe  aperte,  &  alte,  ^"'"*  ^"^"^  /" 
uenuti  poi  alla  prona,  rimafero  ingannati  ;  percioche  perdute  da  alto  quefte  lor  di 
fefe,  perfero  l'animo,  eia  fperanza, e  così  s'arrefero  al  nemico.  Hora  uolendo 
uenire  al  fine  del  difcorfo  fatto  foprale  predette  fortezze  per  l'adietro  fabricate,  di 
co,  che  quando  fi  poffa  loro  aggiugner  forza,  non  fi  debbe  mancare  :  &  occorren- 
do ancora  di  ragionar  fopra  le  fortezze ,  che  s'habbiano  à  far  per  l'auuenire,  dico 
che'l  fabricatore  uencndo  à  far  forma  ordinaria  con  le  cortine  rette,  che  poffa  rcfi- 

O     a        Acre 


Libro  Terzo 


spalle  de' Bjllnar.  fìcrc  à  quclìi  impeti,  debbe  accrcfccre  le  fpalle  di  detti  Balluardi,  non  pure  un  ter- 
d,  ordinarti  ji  deb-  ^o  di  uantaggio,  mala  metà,  c'I  doppio  ancora:  e  non  farebbe  ibuerchio  con  le 
onocrejcere .       prouifioni  fudctte,  ò  con  altre ,  chc'l  fabricatore  hauefle,  ò  trouaffe  pure  chi  ben 
coprile  tutti  i  fianchi,  attefo  che  il  tutto  confitte  in  quefte  forme,  e  nel  faluarei 
due  fianchi  maeftri,  come  ho  detto  in  altri  luoghi .  Soggiugnerò  appreffo  in  quc 
fio  cofi  importante  ncgotio  un  mio  penfiero  uenutomi  in  mente  qucfti  annià  dic- 
tro,pcr  rcfiftere  alle  tcmpcftofc  batterie,di  formare  un  modo  d'opere.oltra  le  mol- 
te altre  forme,  che  ho  moftrate  nel  mio  libro,  chea  così  fatti  tempi,  faràdcgno 
■  diconfideratione,ed'auuertentiagrandifiìma;  ogni  uolta che  elleno  fanamen- 

te faranno  effaminatce  malfimamente  quelle,delle  quali  i  profili  fi  trouano  fegna 
ti  in  cffa  mia  opera.  La  qual  fattura  farà  di  fare  le  fuc  muraglie  ordinarie  in  altezza 
per  fino  à'ior  cordoni,  che  faran  porti  al  pari  de'contrafoffiò  delle  contrafcarpe,  e 
più  torto  due  piedi  di  uantaggio  in  baflezza  che  altrimenti  :  e  da  detti  cordoni  in 
lu  feguitare  i  contraforti,  come  ho  detto  àTuoi  luoghi  ad  altri  propofiti,  &  al  luogo: 
de'  cordoni  lafciare la  groifczza  della  muraglia,  &  ancora  due  piedi  di  uantaggio, 
come  t^ui  moltra  la  figiira. 


I^uouomodo  di 
ffrtijìcare . 


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Libro  Terzo.  137 


E  fi  farà  tutto  di  terra  ò  ui  matoni  crudi  il  rcftantc,  che  s'harà  da  moflrarc  al  ne- 
.tnico,c(rcndo  c'contraforti  ben  baftionati.  e  uo^Ho  che  tal  muraglia  di  quattro  pie 
-di,  n'habbiaunodifcarpa,  òdi  tallone,  come  fi  dice  in  Francia:  e  chc'lnìcdefimo 
n'habbiailbaftionedifopra.  11  qualmodo  cauferà  buoni  eftetti,  l'uno,  che  rende 
rà  più  fortezza  alle  muraglice  l'altro  chc'l  nemico  non  le  potrà  battere  non  le  uedé 
do,  fé  già  non  uiene  per  trincea  à  tagliare  la  contrafcarpa,c'l  contrafoffo.E  quando 
pure  ella  fia  battuta,  efscndo  fcniprc  l'effetto  della  batteria  di  ributtare,  cauando , 
tutta  la  materia  che  ella  rompe,  à  dietro:  il  uantaggio  della  fcarpa  terrà  più  àdic- 
tro  da  tal  moto  detta  materia,  e'I  medcfimo  farà  al  terrapieno,  che  quanto  più  farà 
■di  fcarpa, tanto  minore  effetto  uì  faranno  le  pcrcoire,pcr  la  fudctta  ragione. Lo  fpa 
tio  poi  della  muraglia,  &  i  due  piedi  di  uantaggio,  che  faranno  in  tutto  cinque  pie 
di,  farà  cagione,  die  tutta  la  materia  di  terra,  che  per  batteria ,  ò  per  lunghezza  ca- 
<3elfedadettibafiioni,uifi  fermerà  fopra,  e  non  riempirà  punto  il  folso:&:  àgior- 
no  per  giorno,  fecondo  rocc3fioni,con  quella  tcrra,che  quiui  farà  ferma,fi  potrà  ri  Muraglie  coperte. 
fare,  e  rifortiHcar  detti  baftioni:auucrtendofi  fopradi  ciò,  che  quanto  più  bafsc 
tenute  faranno  queff  opere,  e  fuor  della  ueduta  del  nemico,  tanto  piufaranno  fi- 
cure;  e  maffimamcnte  quelle,  che  andranno  fatte  al  fin  delle  cortine  dentro  à'Bal- 
iuardi,  incominciado  alla  bocca  delle  cannoniere  de'fianchi,c  tirando  à  dietro  alla 
rinculata.  Quefta  muraglia  non  uoglioio,  cheuadainaltoda  terra,  come  faltrc  ; 
jTiafolo  per  fino  al  piano  delle  cannoniere  da  bafso,  che  faràà  dieci  piedino  da  cannoniere. 
quella  in  fu ,  la  uoglio  tutta  di  terra  coTuoi  contraforti ,  come  ho  detto  di  fopra . 
E  quefio,  acciocheefsendo  battuta  quefta  parte,  non  ui  fia  materia  foda,  che  per 
tal  batteria  cadcdo,pofsa  offendere  le  cannoniere,&  impedire  che  dentro  d'efife  al 
bifogno  non  poisano  giocare  i  pezzi,  purché  i  lor  foffi  fiano  profondi, acciochc  ne' 
Balluardi  ui  pofsano  uenirei  fianchi,  come  ho  moftro  in  una  figura  in  detto  mio  li 
bro.  la  qual  opera  è  molto  lodata,  e  defidcrata  da  tutti  i  Prencipi  e  Cauallieri  di 
Francia  :e  uoglionochetaloperafia fatta  diforte, chele  cannoniere  da  bafso  non 
ifcopranofe  no  la  metà  della  faccia  del  Balluardo,  accioche  no  fiano  uedute  ne  im 
boccata  :  ne  uof;liono,che  ella  ferua  fé  non  in  cafo  di  necelfità  d'una  gran  batteria, 
confidcrandofi,  che  quanto  più  la  batteriafarà  effetto  in  quelle  punte  de'Balluar- 
<li,  tanto  maggior  lume  darà  à  dette  cannoniere  da  poterle  difendere.  Apprefso 
uoglio,  che  in  quefta  fabrica  dentro  alle  muraglie ,  lia  lo  fpatio  da  poterui  fare  de 
<;auallieri  di  terra,  i  quali  fiano  tutti  fatti  al  cótrario  di  dette  prime  muraglie:cioc, 
che  fé  io  intendo  quelle  baffe,  uoglio  che  i  cauallieri  fiano  altiirimi,accioche  ueg- 
gano  e  fegnino  bene  il  tutto .  Oltra  di  ciò  non  uoglio  reftare  d'accommod  are  an- 
che à  quefta  mia  opera  il  fuofoffoco'l  contrafoffo,  e  contrafcarpa,  fapendo  ogni 
perfona  quanto  importante  fia  quefta  cofa:c  però  uoglio,  che  queftotal  foffofia 
fatto  largo  dall'otto  alle  dieci  canne  ;  e  cupo  da'uenti  a  uenticinque  piedi ,  e  diuan  Fo/Jò  q«into  /or- 
taggio ancora .  Perche  ui  pofTin  uenire  ne'Balluardi  i  tre  ordini  di  cannoniere ,  e  S°  • 

di  fianchi  :  benché  fianchi  non  fi  debbono  domandar  fé  non  quelli,  che  fon  fatti         , .  „^„.„  ^, 
'II         11-        •.     .    V     ,  ,   ,,      ,  1    T^   11         1-  I  11  Fiuncln  quanto  ai 

ne  lor  luoghi  ordinari), cioè  al  mezo  delle  altezze  de'Balluardi,  con  quel  tanto  bel  j,- 

l'ordine  ;  i  quali  fon  alti  dal  fondo  del  foffo  diciotto  piedi  ;  e  da  indi  in  fu  altretan- 
to,  che  fanno  piedi  trentafei,  come  altre  uolte  ho  lcritto,e  moftrato  ne'profili .  Pe- 
rò dico  che  tutte  l'altre  difefe  fi  dimandano  cannoniere  accattate,  le  quali  però  fer- 
uonocofi  anch'elle.  Voglio  ancora,  quanto  fia  poffibile,  che  tutti  i  miei  fofTì  fia-  "jji  con  acqua. 
no  con  acqua ;anchor  che  fopra  diciòiofenta  affai  difpareri  di  molti,  che  dicono 
uolcrgli  afciutti ,  adducendo  per  ragione  la  commodità  delle  fortite,  &  apprelfo  1' 
operarui  dentro  de'fuochi,  tanto  per  le  fafcine,  quanto  per  l'adunation  de'foldati, 
che  ui  fuffero  condotti  dentro  ;  e  poi  ancora  gli  amano  per  la  fanità  dell'aria,  e  per 
la  falute  de'foldati.che  fuffero  ufciti  fuora,e  per  una  groffa  carica  tufferò  forzati  à  ri 
tirarfi  ;  dicendo,Che  condotti  ne'foffi  afciutti/on  faluii  e  ch'ci  foffi  con  racqua,fon 

O     3         tutti 


Libro  Terzo . 

tutti  à  qucfla  commodità  contrari] .  Alche  rir}-)ondo,ch*Io  fondi  contraria  opi- 
nione ;  perciochc  fc  bene  gli  afciutti  fanno  i  predetti  effetti,  non  lì  può  negar  però , 
che  per  un  groifo  impeto  di  batteria,  la  calca  dc'foldatideiìderofi  di  honore,do- 
uendofi  dar  l'aflalto,  e  calandoli  giù  per  lelorpicche,  non  u'cntrino  dentro,  e  che 
à  piedi  &  afciutti  non  fi  conducano  al  luogo  da  loro  delìderato.  Ilchenonauuer 
rebbe  a  folfi  pieni  d'acqua,  per  elfcr  (  come  fi  sa  )  cofa  impoffibile  à  farfi  fenza  gran 
prouifione.  R  doue  io  mi  fon  mai  trouato,  l'abbondanza  dell'acqua  m'ha  femprc 
Fo([<>conacqu.i,     impedito  alfai,  ù  nel  penlar  d'afciugarla,  come  nel  trouar  modo  da  poter  riempire 
maUmentejt  nem  ]]  folTo .  Quanto  all'afciugarla,  fi  trouano  molte  uolte  fiti,  ch'è  imponibile  à  farlo , 
fie.  come  ne  fimno  fede  i  foifi  della  Mirandola.  Qiianto  al  riempirli,trouanfi  parimen- 

te bene  fpeflb  luoghi,doue  è  careftia  ò  di  legname,ò  di  terra,in  modo,  che  mancan 
do  ò  l'uno  ò  l'altro,  ne  nafcc  grande  impedimento,  &  ò  fcorre  il  tempo,  ò  con  gran- 
dilfimo  danno  di  quei  di  fuora  fi  perde,  e  nella  fpefa,  e  nella  ulta  di  molti  ualorofi 
foldati,  i  quali  trauagliando  all'intorno,  di  giorno  in  giorno  ui  reftan  morti .  Ho- 
ra  uantas^iando  ifoìfi  con  acqua  di  fortezza  alfingrolfo  gli  afciutti,  cornee  chia- 
'P'^nte perle Jórti-  ^^  ^.j^^  J"^  trouar  modo  alla  commodità  delle  fortite,&  alla  falute  de'foldati  in  tem 
f'  pò  di  carica  j&appreflo  alla  conferuatione  dell'aria  :e'l  modocquefto.  Per  fare 

le  fortitefopra  l'acqua,  fi  farà  il  ponte  con  tante  barchette  picciole,  quanta  farà  la 
larghezza  del  folTo,  lafciandoui  fra  l'una  barca,  e  l'altra  lo  fpatio  di  cinque  piedi  ; 
■  d  orati  io.  nel  quale  fi  metteranno  ponti  lunghi  otto  piedi,  e  fatti  di  tauole  fottili,  e  leggieri. 
Tonfi^  oprai      Ya^\\2.\ì  uerranno  al  modo  flelfo,  che  quelli  ch'erano  ufati  già  dal  gran  Carlo 
Quinto  Imperatore,  mentre  conduceua  gli  efferciti  da  un  luogo  ad  un  altro.  Et  ac- 
cioche  fia  meglio  intefo,fi  debbe  fapere,ch'egli  faceua  portare  un  buon  numero  di 
barche  una  per  carro,infieme  co'l  fuo  póte,fatto  di  tanta  larghezza,che  fopra  ui  pò 
tcuano  palfare  i  canoni,  giunti  e'  foldati  alla  fiumana,  di  mano  in  mano  che  fi  Icari 
caua  una  barca  co'l  fuo  ponte,la  gittauano  in  acqua,una  dopo  raltra,eirendo  i  pon 
ti  in  cofi  fatta  guifa  accommodati,  che  ciafcuno  teneua  da  ogni  teda  la  metà  della 
barcane  poi  con  grofsi  canapi  erano  infieme  con  la  barca  tutti  l'uno  con  l'altro  in- 
catenati. In  cofi  fatta  maniera  intendo  che  fiano  fabricati  quelli  noftri  ponti, quali 
ad  cni  tempo  di  guerra  polli  infieme,&  attaccati  alle  muraglie  prelfo  le  porte  del 
Icfortite,  s'accommoderannoalle  bande  di  dette  muraglie:  douc  un  foldatofolo 
ad  ogni  octafione  ne  condurrà  uno  al  contrafolTose  come  farà  operato,quclfoldato 
mcdefimo  lo  tornerà  al  luogo  ficuro  nella  fua  piazza .  E  con  quefì  ordine  s'hauran 
no  tante  fortite,  di  quante  tara  bifogno . 
Contrafoffimoua-       Quanto  al  faluare  i  foldati  in  una  ritirata  perla  gran  carica,  che  uenilTe  loro  ad- 
mentepenfìti.       dolTOjUOglio  che  fi  facciano  le  muraglie  nel  fondo  cinque  piedi  digroffezza;  e  di 
diece  in  diecc  piedi  ui  fiano  contraforti  grofsi  due  piedi  e  mezo, elarghi  cinque: 
e  quell'opera  fi  fabricherà  alta  fino  à  quindici  piedi  ;  dandone  d'ogni  cinque  piedi 
uno  per  la  fcarpa,  che  à  tal  altezza  elfa  muraglia  torna  due  piedi  ;  fopra  i  quali  con 
tre  apprelfo  de'contraforti,ui  fi  farà  la  flrada  coperta  di  cinque  piedi  di  larghezza: 
e  fopra  i  due  piedi,  chereltano  de'detti  contraforti,  fi  pone  la  muraglia,  che  fa  pa- 
rapetto à  detta  llrada,come  à'fuoi  luoghi  mollrano  minutamente  nell'operaie  pia- 
te &i  profili.  Ma  bora    intendo  d'aggiugnereà  quefti  contrafofsi  ne'contrafor- 
ti  cinque  altri  piedi  di  lunghezza  :percioche  quando  faranno  condotti  come  gli 
altri,  ma  all'altezza  folo  di  quattordici  piedi  dal  fondo  del  folfo,  che  uerranno  ap- 
prelfo un  piede  di  detta  flrada  coperta  iuoglio  gittarui  fopra  dall'uno  all'altro  le 
uolte,fatte  di  cinque  piedi  di  fello,  ò  d'altezza,  che  crefceranno  quattro  piedi  fo- 
.    pra  detta  {lrada,&  un  piede  farà  la  groflezza  della  uolta,&  un'altro  ui  le  ne  porrà 
Strada  delle  forti'  ^jj  ^gj-j-a^  p^r  fcguitare  oltralacontrafcarpa.  E  perche  l'altezza  di  quefti  fei  piedi 
**  '  dalla  ftrada  in  sii,  farebbe  fouerchia,  perche  quel  parapetto  uerrebbe  troppo  alto , 

uoglio  che  fra  la  ftrada,  e  detti  archi,  fi  faccia  una  banca  nc'duc  picdi,che  ui  refta- 

no 


Libro  Terzo 


138 


ro  dc'dodici  :  la  quale  fia  fatta  tanto  alta  quanto  larga,  che  farà  quadra  di  due  pie- 
à'y,  con  la  quale  tal  parapetto refterà  quattro  piedi  in  altezza,  doue  potranno  ftare 
iibldati  co'loro  archibugi  à  ditendere  la  contrafcarpa.  Auuertcndofi^che  tutte  le 
iioltc  debbono  hauere  le  loro  entrate  in  quefte  banche  d'intorno  à  due  piedi  di 
larghezza  :  la  qual  opra  farà  più  d'uno  effetto.  Prima  feruiràal  paffcggiarde'fol- 
dati  perla  ftrada  benifsimo  coperta  ;  la  qual  con  eftctto  harà  il  fuo  nome  di  ftrada 
coperta  :  di  poi  la  banca  al  bifogno  darà  loro  la  ueduta  ;  &  apprcflb  qucfto  la  più 
importante  cofa  è  il  uano  delle  uoltc  ;  nel  quale  al  bifogno  fi  lalucranno  tutti  i  iol- 
dati,  e  dico  ogni  gran  copia,ch'occorifre  tener  fuora:  attefo  che  quando  faran  nella 
flrada,&occorrirà  lorofotto  quefte  uolte  ritirarfi,  tutti  faranno  ficurifsimi  cofi  di 
giorno,  comedi  notte,  cffendocofa^chiara,  che  dall'alto  non  poflbno  effereoffcfi; 
e  uolendo  il  nemico  andare  ad  offendergli  nelle  ftrade,  non  è  pofsibile  :  percioche 
un'huomofolo,  chelìa  dentro,  con  ogni  arme  d'afta  difenderà  la  fua  ritirata,  ola 
fua  uolta,  che  s'habbia  à  dire  :  e  tutti  coloro,  ch'entraffero  in  dette  ftrade,  farcbbo 
no  da  quelle  armi  d'afta  gittati  nelle  fofle,  come  ogni  giudiciofoconfìdererà  be- 
nifsimo :  &  queft'opera  di  uantaggio  con  quelle  fentinelle  fatte  fuora,  s'accommo- 
derà  benifsimo,in  guifa,  che  infìeme  faranno  cofa  rara  et  inefpugnabile .  La  figu- 
ra di  quanto  s'è  dettole  la  fottopofla . 


Libro  Terzo .  ^ 

fo([icn»ac(jH.i,  ro      ^^j.^  qy^nto  alla  fanità  dell'aria,  uoglio  che  nc'fofsi,  confìderaro  il  luogo^doue 
me jt inaili ì-int,     f^  oli  harà  da  dare  la  fua  acqua, s'iiabbia  d'auucrtire,  che'l  fìtofia  più  eminente  de 
lilialtri , e cauandofi  i fofsi,  fi  uada Tempre  abbaflando tanto, quanto  fi  confidere- 
rà,  che  fendo  efsi  pieni,  tutta  racqua,che  fi  defTeloro  di  uantaggichauefTe  Tempre 
il  Tuo  corfo  :  e  perciò  occorrendo,  ui  fi  faranno  le  chiuTe,  una  Tempre  più  alta  dell* 
altra  :  &  in  qucfta  guiTa  tenendouifi  del  peTcc  in  abbondanza,^  eflendo  l'acqua 
corrente ,  pura  e  netta,  l'aria  Tara  Tempre  nel  Tuo  eTsere . 
Tapiro  Me  bsttc-       Non  reiterò  anciio  di  Toggiugnere  dopo  cofi  lungo  mio  diTcorTo ,  il  modo,  che 
m.  fi  debba  tenere  per  riparare  ad  una  batteria  in  un  tempo  preTo  :il  quale  uoglio  che 

lìa  fatto  airimprouifo,  come  in  quei  tempi  occorre  di  fare  in  un  breuifsimo  corfo 
d'una  notte  fola .  Perche  uoglio  chefi  piglino  traui  d'ogni  forte,e  fi  ponghino  à  tra 
ucrfo  della  batteria,  tutti  con  le  tede  uolte  al  nemico  :  e  poi  fi  pigli  una  quantità  di 
tauolc  pur  d'ogni  Torte,  le  quali  fi  pongano  rittel'una  preffo  l'altra  alle  tefte  de'tra- 
ui,<?c  una  per  traucfia  conficcata  con  buoni,  e  forti  chiodi:  e  così  effendo  elle  in 
piedi,  con  una  buona  fcarpa,  facciafi  gittar  della  terra,  de'letami  e  d'ogni  altra  im- 
monditia.  Qu^efto  riparo  fi  farà  della  maggior  groflezza  chela  commoditàe'l  bifo 
i^no  apprefenteranno  :  &  all'altezza  di  quattro  piedi ,  facciafi  porre  un'altro  fuolo 
di  detti  traui  con  le  tauole  al  medefimo  modo  inchiodati,  feguendo  il  terrapieno, 
e  facendo  il  terzo  ordine,  poi  il  quarto,  e'I  quinto,fecondo  l'altezza  ch'occorriife. 
Quell'opera  tengo  che  potrà  refiftere  ad  un  grand'impero  d'artiglierie,  e  che  farà 
ancho  utile  in  una  fortificatione,  facendola  in  quella  guifa .  Voglio  che  fi  tolghi- 
no  detti  traui,  che  faranno  podi  à  baffo,  doue  non  fon  ueduti  ne  offefi  dall'artiglie 
rie.  Ma  dipoi  fcoperto  il  luogo  da  potere  effer  ueduti  e  battuti,uoglio  che  fi  pigli 
de'legnami  più  fotili  di  circa  un  mezo  piede  per  diametro,  quanto  poffono  foflen 
tare  il  chiodo,  appreffo  uoglio  buon  numero  di  tauole  fottili,  che  fiano  fatte  d'ol- 
mo, ò  di  quercia,  ò  di  caftagno  ;  e  co'l  medefimo  ordine  farò  il  baftione,  il  qual  fa- 
rà refiftibile  ad  ogni  grand'impero  d'artiglierie;  e  non  fi  gli  darà  di  fcarpà  meno, 
che  d'ogni  cinque  piedi  due:  la  quale  fcarpa  cauferà,  che  le  tauole  non  faranno 
fpinte  ne  difchiodate  dal  gonfio,  che  potefsero  caufarele  piogge,  ò  la  lunghezza 
del  tempo .  E  quefl'opera  m'è  uenutain  fantafia,  dopo  che  ho  ueduto  nella  efpu- 
enation  di  Calesun  paragone  in  una  porta  della  terra  fatta  d'afsai  fottili  tauole 
tutte  terrapienate:  nella  quale  ho  ueduto  gran  quantità  di  cannonate  quafi  di  pie 
de  in  piede,  c'hanno  fatto  i  loro  buchi  per  le  loro  entrate,e  fon  reftatc  fenza  punto 
difconciareilrefto.  Qucfto  penfiero  molte  uolte  potrebbe  uenireà  propofito,  ò 
trouandofi  in  terra,  doue  non  fufse  commodità  di  fafcine,  ne  di  piotte  per  efser  la 
terra  cattiua,òefsendorhuomo  in  tale  flrettezza,  ebreuità  di  tempo,  che  non  (t 
potcfsehaueruia  migliore  di  quefta;  la  quale  fi  fàpiùpreflo  afsai  di  tutte  l'altre. 
Non  uoglio  ancora,  per  utilcommune  di  coloro,  che  s'haueranno  à  difendere 
dentro  à' luoghi  battuti,  lafciare  di  metter  qui  quanto  è  flato  fcritto  dal  Capitano 
Giouambattifla  Bellucci  detto  il  San  Marino,  già  mio  amiciffimo,  nel  fine  del  fuo 
libro  delle  fortifica tioni;  e  quefloacciò  fi  rinoui  la  memoria  d'un  fi  ualorofo  &  in- 
gegnofo  Capitano,  quale  congrandifsimo  difpiaceredel  potentifsimo  Duca  di 
//  San  Marino  in  pjorenza  e  di  Siena,  tu  d'una  archibugiata  morto  lotto  la  fortezza  deU'Aiola  nel 
oe  iiogomoìto.  5enefe,  mentre  faceua  battere  tal  luogo,  e  cercaua  dopola  gabbionata,  moftrare 
à'Bombardieriilmodo   da  facilmente  rouinarela  muraglia.  Egli  adunque  nel 
detto  libro  lafciò  quefle  parole,  che  fanno  al  propofito  noflro . 

Poftocafo  che  bifogni  in  fretta  rimediare  ad  una  batteria,  fon  buoni  gabbioni 
da  poter  prefentare  nel  luogo,  e  di  quelli  debbefi  fare  una  figura  fecondo  il  fito  co 
porta,  cioè  ò  una  meza  luna,òmezoouato,  ò  fare  due  fianchi,  &  una  cortina  fra 
l'unOjel'altrOjdi  forma  quadrata,che  ciafcuna  di  quefle  è  buona  forma:òuer fare, 
f  ome  meglio  parrà  fecondo  il  fito .  Le  botti  da  uino ,  e  tini  fono  buoni;  carri ,  car- 
rette, 


Libro  Terzo.  139 


arette,  caffè,  arbori  intiauerfati^grofiì,  e  minuti, farcinc,lctti,  e  matarazzt,c  fimili  cofe,» 
con  le  quali  prcftamcntcfifòun  pocodi  riparo  perferrarrapcrta  della  batteria.  So- 
no buone  ancora  le  l-afdne,&  altri  legnami, balle  di  lana,& altre  cofe  (ìmili  :  alle  qua- 
li poi,haucdo  tempo,fi  mette  terra  e  s'acconciano  mcglio.e  quefte  cofe  fon  per  regge- 
re ad  una  buona  furia  ;  quando  però  le  genti,  che  fi  trouan  per  combattere ,  uogliono 
fare  il  debito  loro .  Gioucria  ancora  à  quefti  improuifi,fare  inanzi  alla  batteria  un  gra- 
fuoco  di  ftipa ,  legne ,  paglia ,  olio ,  fogne,  &  altre  cofe  da  brufciar  prcfto,  acciò  e'nc 
mici  ritardati,  non  potcffero  entrare.  Sono  ancora  buoni  cjuci  triboli, che  anticamcn 
te  s'ufauano  ;  cofi  tauole  per  piano  con  chiodi  conficcati  con  le  punte  in  su,  e  fimili 
materie,  che  in  un  fubito  fi  poifon  gittare.lcquai  cofe  pofte  in  ordine  nel  miglior  mo- 
dochefi  può,  la  gente  fta  à  canto  quelle  per  difendere  ;  &  ha  tempo  per  l'impe- 
<iimcnto,  che  quefte  cofe  danno  anemici ,  perche  il  nemico ,  quale  ui  uà  per  entrare, 
trouando  prima  gli  impedimenti,  gli  è  di  bifogno  tardare,  e  tardando  uicne  otitefo, 
■edàcommoditàd'aflettarfì  meglio,  benché  fopra  tutte  le  cofe  gioueràhauere  la  gen- 
te difciplinata  bene,  che  uoglia  combattere,  e  mantenire  il  fuo  luogo. perche  l'hauere  • 
il  falire  e  trouare  gli  impedimenti,  è  di  tanta  importanza,  che  feruandofì  gli  ordini ,  Ci  ■ 
ialueranno  fcmpre  quei  di  dentro .  Ma  quanto  alla  ritirata  ui  fia  tempo  da  poterla  ac- 
commodare,ò  uero  che  fi  prouegga  prima,ò  pure  cheì  riparo  fia  tale,che  non  pofsa  ca 
■dcreco^  alla  primajla  ritirata  fi  farà  piìi  fortce  più  fìcura.  Piglierafli  un  fodb  di  quà,e 
,<li  là  della  rottura  à  punto  (perche  non  laudo  di  fare  la  ritirata  maggiore  della  rottura)  i 

<  quel  folfofìfaràinarcato,ò  pure  diritto,©  di  figura  acuta,come  più  piaccrà(che  l'uno . 

<  l'altro  e  buono)hauuto  riipetto  al  fito.  E  quefto  fofso  farà  otto  br.diece,e  più,fecódo , 
il  tcmpo.cofì  la  terra  che  (ì  caucràjgitterafTì  dentro  alzandola,e  facendoui  baftione  co  . 
<fra,e  con  fafcine,  &  arbori  groffi,  pigliado  una  larghezza  cóuenientc  di  cinque  ò  lei . 
lir.  perche  fempre  fi  può  ingroffàre.Et  à  queflo  modo  fi  terrà  in  alto  al  più  che  fi  potrà, .; 
facendo  e'fuoi  fianchi  da'iati,c  poi  la  fua  fronte.  Dopo  a  fianchi  fi  farà  la  piazza  per  1'  ■ 
artiglieria,  e  luogo  per  gli  archibugieri  commodamcntc.fi  potrà  ancora  aiutarficon 
"botti  e  gabbioni,  per  far  più  prefto;ma  fi  auuertifca  di  fare  la  prima  cofa  e'fiachi,  e  fi  la 
fcino  l'entrate  nel  mezo,per  poter  sépre  ritirare  e'fuoi  al  ficuro.perchc  l'errata  uié  dife- 
fadafianchi,efi  può  con  un  punto  fcauezzo  fempre  ntirarfi;c  di  quefti  fi  può  tare  un', 
altra,e  più .  ma  fbpra  tutte  le  cofe  (fia  la  ritirata  con  tempo,  ò  fenza  tempo)  non  fi  deue, 
mai  perder  il  murorotto,ò  baftione,che  fia,  cioè  dallarottiira  infuori ,  ma  cercar  fem- 
pre matenir  dalle  bande  il  refto  delle  mura  al  più  che  fi  può.-perchc  fé  fi  abbandonaffs 
quefto,  &  il  nemico  fé  ne  prcualeffe,potria  offender  poi  la  ritirata  facilmcte.  per  il  che 
fi  faràjChele  trauerfe  della  ritirata  piglino  fino  almuro,  equiui  fi  faccia  forte,  ne  fila- 
fci  mai  cacciare.  E  quella  circolare  ò  ouata,farà  meglio,  che  non  può  effcr  fiancata  da 
nemici.  Fanfiancora,douee'nemicihauefler  da  paffare,ò  pur  nel foffo  proprio,  altri 
foffi  piccoli,ne'quali  fi  metto  fuochi  artifitiati  coperti, che  no  fi  uegghino,  come  haue 
nano  fatto  à  Caftel  nuouo  gli Spagnuoli  affediati  da'Turchi(benche  per  cagione  del- , 
la  pioggia  ciò  à loro  non  gioua(rc)à'quali  dadofi  fuocho,quado  e'nemici  ui  Ibn  fopra  ,r 
iì  offende  grofTamcte,  e  moke  uolte  s'è  fatto  grande  effetto,  doue  fi  mette  molta  mate-, 
ria  da  brulciar  prefto,come  poluerc,gomnia,olio,ftipa,&  altra  materie,  che  s'accende 
prefio.  e  quando  pure  il  nemico  ueniffe  gagliardo,e  che  fufte  padron  delle  batterie,  e  ; 
che  uolefle  alzai  fi  per  nuocere  alla  ritirata,  all'hora  in  quefto  cafo,  quelU  di  détto  deb 
bonoalzarfi  anche  loro,  e  cercar  fempre  di  ftarcalpari  del  nemico,  òfupcriori  pof-, 
fendo.  Sopra  tutte  le  cole  giouerà  hauer  buona  gente  oftinata  al  uoler  cóbatterc;  e  no 
perdere  il  luogo  delle  ritirate,  benché  in  cioè  molto  utile  l'ordine,  del  fcompartirele, 
genti,tanto  gli  archibugieri,  e  picchieri,quato  l'artiglierie  ancora.  Potendofi  uicino  à 
quefte  ritirate  hauer  cale,ò  chiefe  da  metterui  détto  un  corpo  d'archibugieri,  ò  terra- 
picnare,c  metterui  artiglierie,  quali  offédeffero  la  batteria,  farla  bene  ;  e  per  quefto  fi , 
auuertifca  alle  cafe,che"ibno  apprefso,  che  molte  uolte  potriano  feruire  terrapienan- 
<lok,òiacédoui  tauolati,  ò  uero  quado  fufser  danofe  gittarlc  à  terra.  Fin  qui  il  S.Ma. 
wHofa,;  per  compimento  della  mia  intentione,  mi  parnecefsario  di  difcorrere  al- 
quanto, che  modo  fi  hauerebbe  à  tenire ,  per  dare  ad  ogni  fortezza  la  fua  ucra  forma , 

epcc 


Libro  Terzo . 

e  per  fuggire  ogni  impcrfcttione:  perche  haucndo  io  tanto  perTltalia,  e  per  La-^- 
magna,  quanto  per  il  Regno  di  Francia,  ritrouato  in  quante  fortezze  ui  ho  ueduto, 
qualche.*  impcrfcttione,  ancora  che  elle  paiono  per  la  materia,  e  per  le  belle  e  ben  tira 
re  fabriche,  opere  reali,  non  è  fé  non  bene  ricercare  da  cl":e  cofa  quefte  imperfettioni 
nafcono:  acciò  che  conofciuta  la  loro  origine, ci  ne  polTìanuo  più  facilmente  guardare. 
Et  in  quanto  al  mio  giuditio,  trouo  che  non  nafcono  da  altro;,  che  dal  cominciare  utì 
Balluardoà  capriccio,  fenzahauere  prima  riguardo  dentro  eiliori  a  tutto  il  giro  del 
luo^o,chcfi  ha  da  fortificare:  perche,  ancora  che  un  Balluardo,  confideratolo  folo^ 
iìa  beninìmo  fatto,  non  fi  può  molte  uolte  accompagnare  con  gli  aJtri  che  fi  conucn-^' 
«ono  far  da  poi, fcnza  qualche  impcrfcttione  di  tutta  la  fabrica.  Perche  efsendo  già 
il  Balluardo  fatto,  &  immobile,non  può  uoltare  la  fua  punta  à  c]ucfta  pa.rte  ò  à  quella^ 
come  ricercherebbe  il  fico.ondc  l'Ingegniero  e  sforzato  à  fcguitare  il  re/lo,  non  come 
fi  conuerrcbbe,  macomcfi  può.  Hora  per  trouare  rimedio  a  quefto  inconueniente, 
prima  che  fi  cominci  à  fortificare,  fi  deue  cófiderarc  molto  bene  il  fito  den'rro,e  fuori, 
e  difegnare  in  carta  tutto  il  cótorno,&  eleggere  i  luoghi  doue  fi  hano  da  fo.ndare  i  cor 
pi  di  cfll  Balluardi,  e  porli  tutti  in  carta,  fecondo  la  figura  del  giro ,  e  fonda.r'J  in  luo  - 
go  chrmoftrinola  fronte  più  che  fi  può  a'iuoghi  delle  offefc.  Finito,cheè  ii  dcttodi 
fogno,  fi  deue  riuederc&efsaminarepiu  uolte  con  perfone  di  guerra,  e  ridurlo  alla 
perfettione,  prima  chefi  cominci  l'opera:  e  doue  fi  hanno  da  fare  fabriche  d'impor- 
tanza, e  che  non  ui  fiacareftia  di  tempo,  fi  harcbbono  à fare  modelli  dilegnaiDC-,òd' 
altra  materia  durabile,nc'quali  modelli  finiti  fi  uedrebbono,  e  confi-dererebbonotuc 
te  le  imperfettioni  ad  una  ad  una,  e  fi  potrcbbonocorregere,e  moderare,  e  detti  mo- 
delli ridotti  alla  perfettione,  fi  harebbonoà  porre  dentro  a  detta  fortificarione,  ac- 
cicche  tutti  quelli, che  operano,gli  potefsero  continuamente  uedere.  Da  quefto  na- 
fcerebbe,chc  de  gli  euidenti  errori, l'Ingegniero  non  potrebbe  dare  la  colpa  al  fabrica 
tore,  neilfabricatore  all'Ingegniero,  anzi  uerrebbono  in  ogni  parte  dette  fortezze 
pcrfettifTime  :  &  oltre  all'efser  forti,  farebbono  bellifìfime  à  riguardarc,c  darebbono  ne 
i tempi  àueniregrandiflimohonoreà  quei  Prencipi,che  le  hauefsero  fatte  fabricare» 
Ebenuerò,  che  tenuta  lafopradetta  regola  nelle  edificationi,  enelle  fortificationi , 
cheinunariparatione  fubita,  fi  può  fare  fcnza  modello,  &accommodarfi  allanecefTì 
tà  del  tempo .  ma  doue  il  tempo  concede,non  fi  hauerebbe  a  fare  altramente,  che  co  - 
me  di  fopra  fi  è  dctto,chi  uolefie  che  le  fue  fabriche  riufciiTcro  in  ogni  parte  perfette  v 
Et  accioche  niente  manchi  alla  cognitione  di  queft'arte,in  quato  per  me  fia  polTibilc, 
hauendo  parlato  di  quanto  mi  e  occorfo  nell'animo  intorno  alla  forma,non  uoglio  re 
ftarc  di  parlare  della  materia, della  quale  effe  fortificationi  fi  fabricano,e  con  qual  ma 
gif}erio,c  mifura  fi  debbono  porre  in  opra.la  qual  cofa  fé  farà  bé  confiderata,oltra  che 
rifparmieràgran  quantità  di  danari,renderàla  fortezza  in  ogni  parte  più  ficura.  Dico 
adunque  che  le  mura  groflc,  che  fi  ucggono  nelle  fortezze  fatte  perà  dietro  nella  Ló- 
bardia,&  in  altri  luoghi  piani,rcdono  eflfe  fortezze  più  deboli,e  dette  mura  s'harebbo 
no  à  fare  più  fottili,chc  foffc  poffibile;e  non  dourebbono  haucr  le  non  tatagroflezza , 
quanto  baftaffe  à  foftcnerc  il  pefo  della  loro  altezza.  La  ragione  è  quefta,che  la  groffa 
materia,cheèinfimiHluoghi,tà  moltarefifventiaà'colpideir  artigheria,  e  quanto  la 
refiftentia  è  maggiore, tanto  più  la  palla  introna,e  fa  rifentire,  non  lolamcnte  la  mura- 
glia,ma  il  terrapieno  infieme,et  al  fine  il  lugo  battere  sforza  e  rompe  la  cortina,  e  la  f^ 
cadere  nella  foflfa  con  tutto  il  terrapieno,già  per  la  fopradcrta  forza .  tu tto  cómofTo ,  & 
intronato;  e  cadendo  detta  groffa  materia  nella  foffa,  la  riempie,&  infieme  con  la  ter- 
ra fa  al  nemico  commoda  falita(come  già  altroue  ho  detto)e  per  quefto  rephco,  che  le 
mura  fertili  fatte  con  poca  materia,ma  bene  armate  dentro  di  contraforti fpeflì,  e  fotti 
liflìmi,come  fono  quelle  di  Pefaro,eftendo  battute,  la  palla  trouando  la  paffata  facile, 
cpocarcfiftenza,  le  paftaageuolmcte,  e  non  intronarne  commouc  ne  la  muraglia  nel 
terrapieno  :  ma  la  fottil  materia  battuta,dolcemente  à  poco  à  poco  cade,  &  eflcndo  la 
materia  poca,fà  poco  ricmpimento,e'l  terrapieno  rcfta  femprc  in  mezo  à'fuoi  contra- 
forti  faldo  e  buono.  E  per  quefto  conchiudo,chc  le  mura  d'ogni  fortezza  pofta  in  pia- 
no, e  maggiormente  doue  fi  troua  buona  terra,  fé  fi  potefTcro  fare  d'un  fottìi  uelo ^  fa/ 
rcbbonolodcuolilTime.  IL     FINE. 


REGISTRO^ 

t    ABCDEFGHIKLMNOP  Q^R  S  T  V  X  Y  Z 
Aa  Bb  Ce  Dd  Ec  Ff  Gg  Hh  li  KkLl  Mm  Nn  Oo. 

Tutti  fono  duerni,  eccetto  Ce  Dd  Ff  Gg,  fogli fcmplicì, 
&  O  o  j  quale  è  terno. 


IN      V  E  N  E  T  I  A, 

ApprefTo  Rutilio  Borgominiero .  M.  D.  LXllll. 


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